LIBRI: “FOSSE ‘A MADONNA!” di LUCIANO DE CRESCENZO

Fosse ‘a Madonna (Mondadori, 2012) è l’ultima fatica letteraria dell’ingegnere-filosofo-scrittore-regista,, insomma di quella figura poliedrica che di nome fa Luciano e di cognome De Crescenzo. Chi mi segue sa che è uno dei miei preferiti e che ho letto quasi tutti i suoi libri. Ciò che mi ha sempre affascinata dello scrittore napoletano è il suo amore per i miti greci e per i personaggi omerici cui ha dedicato tanti libri. Fosse ‘a Madonna, anticipato da Tutti i santi me compreso, uscito lo scorso anno, segna una svolta nell’attività letteraria di De Crescenzo che, come già avvenne per altri titoli a carattere autobiografico in cui esprime al massimo il suo legame con la città natale, Napoli, lasciata molti anni fa, ma solo come luogo di residenza, per Roma (uno dei più noti è Così parlò Bellavista, che è anche il suo primo romanzo, oppure Sembra ieri o quello più propriamente autobiografico Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo, citato anche in Fosse ‘a Madonna), mette da parte le antiche leggende pagane per immergersi nel mondo reale, benché animato da santi e personaggi cristiani.

Si potrebbe pensare che i due ultimi titoli segnino il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, come atto di fede dell’autore, quasi una conversione da terza età. E invece no. De Crescenzo non si definisce credente ma “sperante”. Ecco come descrive la propria posizione nei confronti della fede:

[…] in generale io penso che sono presuntuosi quelli che dicono di avere fede o di non averne. Come si può affermare, senza alcun dubbio, di credere nell’esistenza di Dio, oppure di essere assolutamente certi che non esista? Io preferisco praticare il Dubbio Positivo. Positivo perché ho sostituito il verbo credere col verbo sperare. Io spero che Dio ci sia e ho paura che non ci sia. Dubitando, chiedendomi così spesso se Lui c’è veramente oppure se non c’è nulla, alla fine è come se stessi continuamente in sua compagnia. Più di chi crede fermamente nella sua esistenza e non ci pensa più. (pag. 90)

Ma perché oggetto della sua riflessione è proprio la Madonna, la madre di Gesù? Be’, l’occasione gliela offrono proprio la sua terra, la sua città e i suoi concittadini, con i loro modi di dire che spesso hanno come oggetto proprio i santi (San Gennaro, in primis) e tutti i personaggi della Sacra Famiglia (un’esclamazione tipicamente napoletana, quando si vuole esprimere in un certo senso apprensione o incredulità, è “Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria”). Già, perché a Napoli dire “Fosse ‘a Madonna!” (con la dizione all’italiana, come sottolinea lo stesso De Crescenzo, anziché quella più comune in Campania, interessata dal rotacismo, Maronna) è come dire “Lo volesse il cielo!”. Ecco come ce lo spiega l’autore:

Quando un napoletano spera in qualcosa d’importante, ma di molto importante, dice sempre “Fosse ‘a Madonna!”, ovvero: “Lo volesse il cielo!”. Se poi le cose gli andranno davvero bene, il pensiero successivo non potrà che essere un “Lassa fa ‘a Madonna!”, ovvero un ringraziamento inviato direttamente alla madre di Gesù. (pag. 121)

Come si può descrivere questo libro? Non è un romanzo, non è nemmeno un saggio, è più che altro il risultato di una ricerca fatta dall’autore sulla madre di Gesù, partendo dalla tradizione evangelica, passando attraverso l’iconografia e approdando nel bel golfo di Napoli dove il nome di Maria si sente spesso intercalato nella parlata popolare. Ecco che De Crescenzo ci racconta quanto si apprende sulla vita di Maria dai vangeli apocrifi, essendo quelli canonici così scarni di notizie riguardo la Madonna, specie per quanto concerne il mistero della sua verginità. Poi ci accompagna alla scoperta, o riscoperta, naturalmente, delle immagini sacre con annessi miracoli più o meno noti, come ad esempio le Madonne che piangono o che appaiono. E grazie a De Crescenzo scopriamo, almeno io ne ero all’oscuro, che esiste anche una Madonna della ‘ndrangheta, oppure che l‘incantevole cittadina di Positano, che si affaccia su uno dei più bei golfi del meridione, quello di Amalfi, deve il suo nome proprio ad un’immagine “parlante” della Vergine che, trasportata su una nave, invitò i marinai ad approdare e a farla sbarcare su quelle incantevoli coste, con un’insistente invocazione: “Posa, posa”.

In conclusione, un libro che può sembrare insolito, specie se lo si considera scritto da un non credente (ma sperante!), caratterizzato, però, dallo stile ironico di sempre. Un misto tra ricerca storica e tradizioni popolari, arricchito dalla propria esperienza personale e dai ricordi d’infanzia che lo rendono certamente unico.

Confesso che non è tra i migliori testi di De Crescenzo, almeno tra quelli letti. Una lettura gradevole comunque, in grado di soddisfare anche qualche curiosità … ai credenti o ai non credenti, ma anche a quelli che, come De Crescenzo, possono definirsi speranti.

LE MIE (ALTRE) LETTURE

CASO MARRAZZO: BERLUSCONI SAPEVA MA HA TACIUTO

marrazzoSul caso Marrazzo le notizie si sono susseguite ad un ritmo frenetico in questi giorni. Dal 21 ottobre, giorno in cui è scoppiato lo scandalo che riguarda l’ormai ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, abbiamo assistito a smentite, conferme, fermezza nel voler rimanere al comando della Regione con Roma capitale, ripensamenti, autosospensione, lacrime e disperazione per quella che è una vicenda privata ma che tale non è potuta rimanere.

Le polemiche politiche non mancano: Marrazzo si deve dimettere, l’autosospensione è illegittima, grida la maggioranza al governo. Dalla parte opposta, al di là dell’umana comprensione, il giudizio rimane severo. Marrazzo ha sbagliato ma deve rimanere al suo posto. La questione è privata e, anche se la vicenda giudiziaria ha varcato le mura del Palazzo di Giustizia per essere data in pasto ai giornalisti, l’autosospensione è la cosa giusta da farsi. Così si arriva a dicembre e si evitano le elezioni anticipate. Ma se al posto di Marrazzo ci fosse stato Berlusconi?

Ieri, Maurizio Gasparri, presidente dei Senatori del Pdl, ha lanciato un monito: l’autosospensione presuppone l’esistenza di gravi impedimenti all’espletamento delle funzioni del governatore, come ad esempio i motivi di salute, ma se Marrazzo presenterà il certificato medico, seguirà una denuncia alla magistratura.
Io non so come si senta Marrazzo ora, ma posso immaginarlo. La moglie, la giornalista di Rai 3 Roberta Sardoz, ha avuto l’ingrato compito di occuparsi della rassegna stampa la notte stessa in cui la notizia del video in cui Marrazzo è in compagnia di un trans, del ricatto operato da quattro carabinieri e dell’indagine avviata dal Gip di Roma ha occupato di prepotenza le prime pagine di tutti i quotidiani. Da quella sera, la signora Marrazzo pare non abbia fatto ritorno a casa, nonostante le parole pronunciate ai microfoni della stampa televisiva dal marito: l’attenzione primaria in quel momento doveva essere rivolta alla sua famiglia, la cosa per lui più cara al mondo.

Man mano che i giorni passavano, la vicenda assumeva contorni sempre più chiari e allo stesso tempo più tragici. Due giorni fa, Marrazzo ha rilasciato un’intervista a Repubblica; le parole d’esordio tradiscono lo stato d’animo di un uomo distrutto: ho sbagliato. In questa storia ne esco a pezzi, maciullato, messo alla gogna, per colpa di chi si è infilato nella mia vita privata in una mattina di luglio. Un incubo, lo ricordo come un incubo.
Anche se a Gasparri sembrerà un falso, il certificato medico che dovrebbe giustificare l’autosospensione di Marrazzo sta per arrivare. Questa mattina, infatti, l’ex giornalista Rai si è sottoposto ad una visita di controllo al Policlinico Gemelli di Roma. Il referto medico parla di un accertato stato di stress psicofisico. Credo che umanamente sia il minimo che potesse accadergli. Per ora non sembrano avviate le azioni legali già minacciate da Gasparri. Le dichiarazioni del Pdl, come riporta Il Giornale, sono tuttavia esplicite: I gruppi parlamentari del Popolo della Libertà non hanno chiesto le dimissioni del presidente della giunta regionale del Lazio. Abbiamo sempre sostenuto che egli, se ritiene che ne sussistano le condizioni, può e deve andare avanti nel suo mandato. Se invece non ritiene che tali condizioni vi siano, deve dimettersi e consentire lo svolgimento delle elezioni il prima possibile. Non esistono terze vie, né si può ricorrere all’articolo 45 comma 2 dello Statuto della Regione Lazio, che in tal caso verrebbe attivato al solo scopo di rinviare la data delle elezioni, paventando impedimenti temporanei che qualcuno (un medico?) dovrebbe certificare anche in contrasto con l’evidenza dei fatti. Se si perseverasse su questa strada saremmo di fronte a un evidente abuso che non necessita di raffinati giuristi per essere ravvisato e denunciato come tale.

Autosospensione o dimissioni: questo non è il problema. Il problema, quello vero, è che ancora una volta il gossip pronto a massacrare un uomo politico, per di più una persona che, grazie alla sua conduzione della popolare trasmissione “Mi manda Rai3”, è sempre stata considerata integerrima, una sorta di paladino della giustizia. E ora il suo nome è infangato per colpa di ciò che egli stesso definisce una debolezza, ma allo stesso tempo un fatto privato. E tale avrebbe dovuto rimanere.

A me, sinceramente, viene da chiedere: un uomo politico dev’essere giudicato per come svolge il proprio lavoro o sulla base di “vizietti privati” che tutti sono pronti a condannare in nome di quelle “pubbliche virtù” attualmente assai scarse? Le vicende che hanno interessato mesi fa il premier Silvio Berlusconi hanno fatto gridare allo scandalo e hanno creato, se così si può dire, uno scomodo precedente. Allora il premier aveva accusato la stampa di sinistra di diffondere delle notizie private nel tentativo di danneggiarlo politicamente. Ma il maggior danno, a parer mio, Berlusconi l’ha avuto in famiglia, visto che Veronica Lario ha chiesto il divorzio. E anche in quel contesto tutti, da parte dell’opposizione, si sono sentiti autorizzati a dire la propria, anche a giudicare il premier nella veste di marito e di padre di famiglia.
Manco a dirlo, anche nella circostanza che ha visto Marrazzo colpito nel privato, qualcuno ha insinuato un complotto della destra; uno dei carabinieri interrogati, che oltretutto avrebbe dichiarato di non essere sicuro che l’uomo ripreso nel video scandalo fosse Marrazzo, ha parlato di una trama ordita molto in alto. Ok, i sospetti possono essere anche legittimi, per carità. Quello che non approvo è il fatto che molti di quelli che scrivono sul web si stanno chiedendo come mai Marrazzo abbia lasciato l’incarico e il premier sia ancora al suo posto. Beh, forse le vicende che hanno coinvolto i due personaggi sono un po’ diverse e poi, come hanno dichiarato Gasparri e Quagliarella nella nota congiunta sopra riportata, Marrazzo ha preso autonomamente la sua decisione sentendosi lui stesso inadeguato a rivestire quel ruolo con tutti gli occhi puntati addosso. Se Berlusconi è rimasto impassibile di fronte alle vicende, vere o presunte, che l’hanno coinvolto, deve essere sottoposto al giudizio popolare per questo?

Ma nella triste vicenda di Piero Marrazzo una parte ce l’ha anche il premier. Ai primi di ottobre, infatti, il direttore Alfonso Signorini informa la Presidente Marina Berlusconi e l’Amministratore Delegato della Mondadori Maurizio Costa dell’offerta di un video che riguarda Piero Marrazzo, il cui contenuto ormai è arcinoto. L’offerta viene rifiutata e Marina avvisa il padre. Lo stesso Berlusconi, dopo aver visionato il video e averne colto la scabrosità del contenuto, contatta personalmente Marrazzo. Lo mette in guardia, assicurandogli che il video rimarrà in Mondadori e che non vi è alcuna intenzione di rendere pubbliche quelle immagini. Non solo, il premier fornisce all’ex governatore del Lazio i dati dell’agenzia fotografica in modo che l’interessato valuti la possibilità di accordarsi direttamente con l’agenzia, bloccandone l’eventuale diffusione. Cosa, tra l’altro, improbabile visto che anche altri direttori, come lo stesso Belpietro di Libero, avevano giudicato quelle immagini “non pubblicabili”.

Insomma, Berlusconi avrebbe potuto mettere in atto la sua vendetta ma non l’ha fatto. Probabilmente perché se i suoi giornali avessero dato notizia del video e pubblicato le immagini, avrebbe avuto la disapprovazione di tutta l’opinione pubblica, da destra o da sinistra o dal centro, senza distinzione alcuna. A me, tuttavia, piace pensare al gesto di un gentiluomo, di una persona che sa cosa significhi essere colpiti nella vita privata, con accuse montate ad arte o vere che siano, quando la veste pubblica poi viene giudicata sulla base di ciò che fa l’uomo, e umanamente può anche sbagliare, e non il personaggio pubblico. Di errori se ne fanno tanti e anche chi giudica quelli degli altri è ben consapevole dei propri. Perché mai si deve fare un processo ad un uomo politico a causa di vicende private? Solo perché si parte dal presupposto che chi sta al “comando” non può sbagliare? In casi come questi bisognerebbe ricordare le parole che Gesù pronunciò in difesa dell’adultera che stava per essere lapidata: Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

Nessuno è perfetto ma quando si tratta di personaggi pubblici tutti vorrebbero che almeno loro lo fossero.

[altra fonte, oltre a quelle linkate: Il Corriere]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 27 OTTOBRE 2009: MARRAZZO ANNUNCIA LE DIMISSIONI

Riporto la nota dell’agenzia ANSA:

(ANSA) – ROMA, 27 OTT – Si dimettera’ oggi. Piero Marrazzo vuole accelerare la sua uscita dalla Regione Lazio. Non vuole piu’ sostenere il peso della situazione.’Basta, voglio chiudere, non avere piu’ nessun contatto con la mia vita politica’ avrebbe detto Marrazzo ai suoi collaboratori annunciando la decisione di dimettersi. Dalle dimissioni al voto passeranno 135 giorni, 90 per i decreti di indizione dei comizi elettorali e 45 per indire i comizi. Dunque se Marrazzo si dimettera’ oggi si votera’ il 9 marzo.
27 Ott 16:27

Con queste parole Piero Marrazzo giustifica la sua decisione:

Le mie condizioni personali di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione. Comunico con la presente le mie dimissioni definitive e irrevocabili dalla carica di presidente. A tutti coloro che mi hanno sostenuto e a quanti mi hanno lealmente avversato voglio dire che, finché mi è stato possibile, ho operato per il bene della comunità del Lazio. Mi auguro che al di là dei miei errori personali questo mi venga riconosciuto.
[fonte: Il Corriere ]