2 novembre 2011

TATUAGGI IN ORO: LA MODA DELL’AUTUNNO 2011. IO SO CHI LI HA INVENTATI …

Posted in attualità, Friuli Venzia-Giulia, lavoro, moda, Trieste, Università tagged , , , , , , , , , , , a 6:40 pm di marisamoles

ATTENZIONE: questo post era stato scritto all’inizio di settembre e pubblicato in forma privata in attesa dell’ok da parte dell’intervistato, ovvero l’inventore dei tatuaggi in oro. Visto che da allora ho atteso invano un suo cenno di assenso, ho deciso di pubblicarlo ugualmente, assumendomi la responsabiltà di ciò che ho scritto (specie nella parte dedicata all’intervista).
Buona lettura
!


In una nota canzone, tra i brani inseriti nella colonna sonora di un’altrettanto famosa pellicola cinematografica, la divina Marilyn cantava: Diamonds are a girl best friends. Senza aver l’ardire di contraddirla, un gioiello d’oro può anche bastare. Ancora meglio se lo si può cambiare anche tutti i giorni, o almeno una volta alla settimana. Sono impazzita? Assolutamente no. E per poter sfoggiare gioielli diversi con tale frequenza non è necessario essere delle ereditiere o aver sposato un uomo ricco, magari brutto e vecchio (bleah) come sognava Marilyn. Da oggi è sufficiente un tatuaggio in oro zecchino.

Già da un po’ nelle varie reti televisive imperversa un nuovo spot di una nota catena di gioiellerie. La testimonial è la bellissima Ilary Blasi che, detto fra noi, non avrebbe alcuna difficoltà nel cambiare un gioiello d’oro o di platino al giorno e potrebbe pure permettersi una cascata di diamanti da fare invidia a Marlilyn. Eppure lei, con voce sensuale ed estremamente convincente, al termine dello spot, mormora: “Puoi permetterti di tutto, anche l’oro sulla pelle”, sfoggiando uno skin jewel (questo il vero nome dei tatuaggi) sul braccio abbronzato.

È la novità dell’autunno e sembra che il clima sia favorevole al lancio dei tattoo in oro 24 carati o in argento che hanno una durata variabile fino quattro giorni, a seconda della pelle; le applicazioni sono monouso e totalmente anallergiche e atossiche. Sul decolleté, sul braccio, sulla schiena, sulla caviglia … non c’è che l’imbarazzo della scelta e a prezzi davvero modici: il bellissimo tattoo che sfoggia Ilary Blasy nella foto, Flower Instinct, vi costerebbe 29,90 Euro in oro 24 carati, e 19,90 in argento. Ma ce n’è per tutti i gusti e tutte le tasche.

Fin qui questo post può sembrare uno dei tanti scritti sull’argomento, con l’intento di fare pubblicità ad un prodotto innovativo e di sicuro impatto. E invece io sono in grado di fare uno scoop … oddio, proprio scoop no, ma comunque posso svelarvi chi c’è dietro questa invenzione, quale mente (anzi, menti) ha partorito un’idea davvero geniale. E soprattutto quanto conti lo studio di giovani ricercatori universitari, a volte così bistrattati e additati come i “cocchi” dei loro docenti, e quale ruolo attivo abbia l’università nel nuovo mondo imprenditoriale fatto da giovani scienziati che non ingrossano le file dei cervelli in fuga, anche se di tanto in tanto un periodo all’estero lo devono passare. Ma poi ritornano ed è quello che importa.

Il tatuaggio in oro (ma può essere realizzato anche in argento e altri materiali preziosi) nasce in una piccola azienda universitaria triestina: la Genefinity S.r.l. Fondata nel 2006 da un gruppo di ingegneri dei materiali, con lo scopo di integrare i diversi tipi di competenze necessarie alla realizzazione di processi industriali basati sull’impiego di film sottili, ha ormai al suo attivo numerosi premi, l’ultimo dei quali ricevuto a Roma, dalle mani del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, lo scorso 14 giugno. Si tratta del “Premio dei Premi” per la categoria “Innovazione nel settore dell’Università e della Ricerca Pubblica”, istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, il secondo vinto in soli due anni. La Genefinity, inoltre, come azienda spin-off dell’Università di Trieste ha ricevuto, nel 2010, il Premio Start Up dell’anno, risultando la migliore esperienza aziendale tra tutte le start-up avviate nel 2006 per fatturato e numero di brevetti. Da non sottovalutare, poi, l’età dei giovani imprenditori, tra i trenta e i quarant’anni, che li ha spinti ad “osare” e investire la somma vinta, 15mila euro, in uno stage di ricerca negli Stati Uniti, culminato con la costituzione di una propria controllata americana, Alloro Inc. A Silicon Valley, dove si concentra un terzo degli investitori nel settore dei biosensori, i giovani ingegneri hanno potuto perfezionare l’idea dei tatuaggi in oro, impiegando una tecnologia speciale che consente la realizzazione di film sottili, inizialmente utilizzata per un kit di analisi genetica, in ambito cardiologico. Dalla salvaguardia della salute la Genefinity è passata all’esaltazione della bellezza femminile attraverso i Gold Sin, Skin Jewels.

L’equipe è attualmente costituita da quattro ingegneri dei materiali.
Uno dei soci fondatori è Stefano Maggiolino che io conosco bene in quanto da piccolo lo tenevo sulle ginocchia e quando è cresciuto lo stressavo con le lezioni estive di latino: lui è il mio nipotino, anzi, nipotone visto che nel frattempo è cresciuto non poco. A lui vorrei rivolgere qualche domanda su quest’idea geniale dei tatuaggi in oro.

M. La vostra azienda è costituita da un team: l’idea è venuta ad uno di voi o l’avete “partorita” tutti assieme?

S. La storia è molto interessante. Un anno e qualche mese fa eravamo in viaggio di lavoro in giornata a Torino e insieme al mio collega, il dott. Ing. Nicola Scuor che è anche presidente della nostra società, abbiamo iniziato a pensare ad eventuali applicazioni della nostra tecnologia per realizzare biosensori in altri ambiti e ci è venuta l’idea dei tatuaggi. Senza perdere tempo, il giorno dopo abbiamo iniziato a svilupparli fino al punto da scrivere un brevetto.

M. Quanto è contato lo studio, in questa invenzione, e quanto l’intuizione geniale, quel guizzo che a volte capita ma a volte no, nemmeno dopo anni e anni di studio?

S. In realtà tutto è connesso, studi, guizzo geniale, scelte di vita eccetera. Spiegando un po’ meglio, se il nostro gruppo non avesse fatto l’università, studiato e lavorato nei film sottili, se non ci fosse stata l’opportunità di partecipare ad una Start cup (competizione di business plan), non ci sarebbe nulla né idea né esperienze per svilupparla. Per fare un paragone, al ristorante non basta avere una cucina ben arredata, gli ingredienti di qualità, l’idea del gestore della pietanza, bisogna avere anche il cuoco che sa cucinare, così succede anche nel nostro mondo, non basta avere l’idea, bisogna avere le persone che la sanno sviluppare, i macchinari per realizzarla e le materie prime per produrla. Solo un buon mix di tutto questo può trasformare un’idea in qualcosa di concreto.

M. Il vostro viaggio negli States è risultato fondamentale nella messa a punto di questa tecnologia, già sperimentata in ambito medico, applicata ai tattoo?

S. Il viaggio in California è stato utile per comprendere meglio il modo di fare business negli USA, metodo completamente differente rispetto a quello radicato in Italia. Alla fine dei quasi sei mesi di permanenza abbiamo fondato una società che ora si occupa di vendere la tecnologia per i biosensori alle aziende leader nella produzione dei circuiti flessibili.

M. Siccome sono una prof e mi interessa molto l’ambito-educazione e il modo in cui vengono spese le risorse dello Stato in quest’ambito, ti chiedo: il MIUR finanzia la vostra impresa?

S. Lo Stato e il MIUR non ci hanno finanziato nulla ma, grazie alla presenza dell’Università di Trieste nella compagine sociale, possiamo definirci uno spin off universitario e abbiamo avuto delle agevolazioni per insediarci all’interno dei laboratori. Chiaramente abbiamo avuto dei vantaggi di tipo economico che, con quote di affitto molto contenute, ci hanno permesso di sviluppare per i primi anni le varie tecnologie. D’altra parte nel nostro piccolo abbiamo restituito la cortesia all’Università, finanziando due dottorati di ricerca, facendo da correlatori a diverse tesi permettendo agli studenti di comprendere da vicino come funziona il mondo industriale ecc.

M. Come nasce un’azienda all’interno dell’Università (ho letto che sono quasi quattrocento le aziende come la vostra in Italia) e quali sono le prospettive future?

S. Nel nostro caso tutto è nato da una idea di un nostro collega in cui altri come me hanno creduto, aggregandosi al progetto. Molte volte, sentendo anche le esperienze di altri gruppi, gli spin off nascono in questa maniera, ma moltissime volte non decollano poiché i ricercatori hanno già un buon posto, i professori pure, venendo a mancare, quindi, una buona motivazione. Nel nostro caso abbiamo voluto crederci fino in fondo e abbiamo iniziato a lavorare sia sul progetto ma soprattutto sull’azienda cercando di darle lustro con competizioni nazionali ed internazionali di business plain, vincendo anche qualche bel premio e procurandoci alcune soddisfazioni come il riconoscimento, ritirato per ben due volte, dalle mani del Presidente della Repubblica. Secondo me, le aziende nate nella culla dell’Università hanno ottime possibilità industriali dal punto di vista tecnico, ma poche possibilità dal punto di vista gestionale poiché spesso, o quasi sempre, chi amministra è l’inventore, ricercatore, professore e non è sempre detto che questi abbiano una visione industriale delle aziende. Per noi non è stato molto differente, abbiamo avuto la fortuna che all’interno della compagine sociale e degli amministratori ci fossero delle figure che hanno avuto esperienza lavorativa extra università e che hanno potuto acquisire delle competenze imprenditoriali precedentemente alla fondazione della società.

M. Ho letto che state esportando all’estero i vostri prodotti: quali sono gli Stati più interessati?

S. Ora abbiamo un distributore in Egitto che cura il Medio Oriente e abbiamo dei buoni contatti in corso con India e Canada.

M. Ho visto sul vostro sito che i tatuaggi hanno diversa foggia ed esistono fin da prima dell’uscita sul mercato italiano. Chi ne ha curato il design e qual è il ruolo della catena di gioiellerie? Un semplice distributore con esclusiva? Sai, perché ho letto “la creazione da parte di S.O. dei tattoo in oro ….”

S. I tatuaggi sono nati prima dell’accordo con Stroili, ma abbiamo avuto diverse difficoltà per poter dar credibilità al prodotto e anche per questo motivo in parallelo stavamo cercando dei distributori. Stroili Oro è il nostro distributore in esclusiva per l’Italia, l’azienda usa un suo marchio per la vendita e noi siamo i produttori OEM (Original Equipment Manufacturer). Stroili crede molto al prodotto e sta finanziando una campagna di pubblicità molto importante: questa a noi fa molto piacere poiché abbiamo trovato in loro un giusto partner che crede nel prodotto e si occupa solo della parte di distribuzione e noi della parte tecnica e di produzione. Comunque negli altri Paesi vendiamo con il nostro marchio.

M. Infine, quale futuro per la Genefinity?

S. Bella domanda. Ti dico qual è il mio sogno per Genefinity. A me piacerebbe che la nostra società si sviluppasse e crescesse sempre di più potendo così offrire posti di lavoro a molte persone. Questo fatto mi inorgoglisce molto, in particolar modo quando posso dire che con il nostro lavoro siamo in grado di dare un salario a X persone e quindi mantenere in parte X famiglie. Genefinity è una azienda che si occupa di sviluppo industriale e mi piacerebbe che continuasse in questa direzione, realizzando nuovi prodotti per commercializzarli direttamente o per trovare delle partnership con altre aziende o vendendo i brevetti studiati e sviluppati a terzi. Per ora guardiamo alle strette contingenze giornaliere senza però perdere di vista il domani e il dopo domani.

Bene, io ringrazio Stefano per la sua disponibilità. So che in questo momento, quando il lancio sul mercato dei tatuaggi in oro è imminente, è davvero molto occupato. Lui è uno stakanovista e non si risparmia ma credo che i sacrifici fatti finora saranno ricompensati da un sicuro successo. Auguro a lui e ai suoi colleghi grandi soddisfazioni e un brillante (con i tattoo ma anche con altre invenzioni) futuro.

Per concludere, posto anche il video dell’intervista che Stefano ha rilasciato, lo scorso maggio, a “La meglio gioventù”.

[siti di riferimento: universita.it, pourfemme.it, controcampus.it, goldsinjewels.com]

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7 giugno 2011

VORREI CHE UN UOMO MI SPIEGASSE …

Posted in dieta, donne, moda tagged , , , , , , , , , a 4:34 pm di marisamoles

Due giorni fa ho dedicato un articolo alla cover di Vogue Italia di giugno, dedicata a tre modelle curvy … insomma, taglia 46, per intenderci. E anche oltre, a giudicare dal sederotto e dalle cosciotte ostentate da almeno due delle belle fanciulle in carne immortalate da Steven Meisel.

Insomma, era ora che venisse concesso un po’ di spazio anche a delle modelle non regular. A maggior ragione se tanta attenzione è stata rivolta alle curve da parte di una delle riviste cult della moda nel mondo. Anche se, come ho scritto nell’articolo precedente, ho trovato il servizio un po’ volgare. Certamente avrebbero potuto scegliere per le tre grazie abbondanti delle pose sexy ma non volgari, anche per dimostrare che la sensualità non è un appannaggio delle magre.

A proposito di magre, sono rimasta decisamente inorridita nel leggere alcuni commenti pubblicati sul sito di Vogue Italia. La scelta della rivista, d’altra parte, voleva essere soprattutto una provocazione. Oggigiorno, infatti, i grandi stilisti fanno sfilare solo le taglia 38: ragazze magrissime, spesso insignificanti, senza forme e con uno sguardo infinitamente triste, quasi imbronciato. Sembrano il ritratto dell’infelicità, quella che probabilmente è dettata da una vita (almeno una breve parte di essa, dato che la professione di modella ha i suoi tempi ben definiti) di rinunce. E non sono per nulla attraenti né sensuali.

Io non sono una che pensa solo alla buona tavola e che non è capace di trattenersi alla vista di torte al cioccolato o manicaretti vari. Non sono nemmeno una che dà all’aspetto fisico più importanza di quella che in realtà dovrebbe avere. Insomma, è giusto curarsi, tenere alla linea nel limite del possibile, cercare di muoversi piuttosto che poltrire su un divano, mangiare cibi sani e variare molto nella scelta degli alimenti. Un po’ di tutto, evitando certamente i cibi nemici della linea, pur facendo qualche strappo, ma non tanto di tutto. Insomma, basta regolarsi un po’ …

Ma qualche volta, effettivamente, non basta. Conosco donne magrissime che mangiano tre volte me, anche se a vederle sembrerebbe che facciano la fame. Insomma, madre natura ci mette lo zampino: in altri termini, si chiama “costituzione” ed è una questione genetica. Quando, però, si esprimono giudizi senza nemmeno conoscere le persone (ciò vale anche per chi è convinto dell’equivalenza “magra = anoressica”), la cosa mi fa andare in bestia.

È il caso di una lettrice che ha lasciato più commenti sul sito di Vogue Italia e che ho già riportato nello spazio discussione del precedente post.
Questa tale M.B., modella regular, sostiene che le modelle riprese da Meisel siano grasse da far schifo. Cosa che a me non pare: anche se le foto sono state sicuramente ritoccate, non vedo pance prominenti e rotoli strabordanti, né braccia flaccide o cosce tipo prosciutti di San Daniele. Complice anche il gioco delle luci e l’abbigliamento studiato per queste forme generose, le modelle (che per la “nostra” M.B. non sono nemmeno degne di questo nome) a me personalmente non sembrano assolutamente grasse da far schifo o come quelle che “si abbuffano di dolci e di cibo, senza contegno e senza pudore…”. Ma che ne sa lei se queste sono un po’ in carne perché si abbuffano o semplicemente perché non riescono a mantenere il peso forma per la loro costituzione?

Quello che decisamente non sopporto è il fatto di trarre facili conclusioni e di pensare di essere nel giusto mentre il resto del mondo la pensa diversamente. M.B., infatti, sostiene che «Magro è bello,magro è bello! Certo,non tutte le magre sono belle..ma le grasse belle non esistono».
Intanto, le magre magre (e devono essere tali visto che la commentatrice sostiene che quelle che indossano una taglia maggiore della 42 sono grasse) non sono affatto belle: cosa c’è di affascinante in due gambe e due braccia a stecchino o in un seno da prima o seconda misura? Se tutte pensassero che il seno ideale sia quello che sta nella coppa da champagne allora i chirurghi estetici potrebbero cambiar lavoro. Non dico quei seni da esibizioniste (intendo le quinte o seste non naturali), ma una terza-quarta ci sta bene, anche su un fisico asciutto. La tabula rasa non è per nulla attraente, coppa di champagne a parte. E poi i fianchi, da che mondo è mondo, sono sempre stati associati alla maternità, all’accoglienza di una creatura che cresce dentro la donna, un luogo caldo e accogliente. Altro che quella specie di tronco di pioppo cui assomiglia il corpo delle magre magre. Non è un caso se madre natura, quando una donna in età fertile è sottopeso, sospende il ciclo. Come potrebbe una che non nutre nemmeno se stessa nutrire un feto?

Passiamo all’abbigliamento. Quando vado a fare shopping, specie nel periodo dei saldi, sono felice di trovare perlopiù le taglie small ed extrasmall. Significa che le taglie dalla 42 in giù rimangono negli scaffali, capi appesi sulle grucce negli stand, in attesa di una magra che possa indossarli. Le altre taglie, invece, vanno via come il pane. Perché? Perché le forme hanno ancora un valore e, diciamolo, vestono meglio. Quando osservo le sfilate, a parte il fatto che nessuna donna normale se ne andrebbe per strada con certi capi, mi sembra che gli abiti sfilino addosso a delle grucce. Anche in questo caso il ragionamento della “nostra” M.B. è del tutto errato: «se una è magra come un chiodo certi abiti al massimo la fanno sembrare un po’ formosa..ma se una è già formosa,la fanno sembrare obesa». Ma non è vero! Io non vedo sfilare in passerella delle modelle rese formose dagli abiti, ci vorrebbe un’imbottitura creata ad hoc. Mentre una donna un po’ in carne, con l’abbigliamento giusto, fa la sua bella figura ed è elegante, altro che manici di scopa!

E ora, dulcis in fundo, un’altra affermazione della modella magra che disprezza le colleghe in carne: «se fossi un uomo non mi ecciterei con tutto sto grasso».

Ecco, io ora VORREI CHE UN UOMO MI SPIEGASSE CHE GUSTO C’E’ A TOCCARE SOLO PELLE E OSSA.

5 giugno 2011

VOGUE ITALIA “SCOPRE” LE MODELLE TAGLIA 46 … E OLTRE

Posted in donne, moda tagged , , , , a 5:39 pm di marisamoles


Nel numero di giugno di Vogue Italia, la cover, firmata da Steven Meisel, ha come protagoniste Tara Lynn, Candice Huffine e Robyn Lawley. Cos’hanno di speciale queste semisconosciute (almeno per la maggior parte di noi)? Be’, il servizio si intitola So Curvy!, e lascia ben poco alla fantasia, a dire il vero.

Modelle taglia 46 e oltre, oserei dire … non proprio taglie forti, ma quasi. Era ora! Il servizio fotografico, onestamente, non è il massimo e tende più a volgarizzare queste belle fanciulle in carne, piuttosto che valorizzarle. Ma tant’è … si chiama arte, dicono.

Tra le foto ho scelto quella meno volgare. Ma potete vedere le altre cliccando QUI.

27 maggio 2011

RAGAZZI IN BERMUDA A SCUOLA? A TRIESTE UN PRESIDE DICE NO

Posted in adolescenti, Friuli Venzia-Giulia, moda, scuola, Trieste tagged , , , , , , a 12:54 am di marisamoles


Io l’ho detto ai miei studenti, non lo mando a dire, l’ho detto e lo ripeto: anche se fa caldo, presentarsi in classe in bermuda non è bello. Siamo a scuola, non in spiaggia e se fa caldo, si sopporta. Stesso discorso vale per le ragazze: ne ho viste alcune in canotta e shorts. Ma stiamo scherzando?

“Perché non si può?”mi ha chiesto Giovanni, che da tempo arriva a scuola in bermuda. “Perché io, sinceramente, trovo quei pelacci antiestetici”. Ci ha pensato un attimo e poi ha replicato: “E se ci depiliamo?”. “Ancora peggio … come le femmine.”. E già, i peli sono i nemici delle donne e quasi quasi ritengo siano più fortunati gli uomini proprio perché non hanno bisogno di rasoi, ceretta e crema depilatoria. E si vogliono sottoporre a questa tortura anche loro?

Certo io sono solo un’insegnante e non posso vietare che i ragazzi si presentino in classe in bermuda e le ragazze mezze nude. Però un preside ha la possibilità di dire no.
E’ quello che ha fatto Raffaele Marchione, dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Nautico di Trieste. Ha fatto uscire una circolare in cui si legge: “Con l’approssimarsi della bella stagione si invitano allieve ed allievi dell’istituto ad indossare un abbigliamento adeguato durante le lezioni. Non saranno accolti studenti con abbigliamento da spiaggia (spalle scoperte, pantaloni corti o a mezza gamba)”.

Ma i ragazzi non ci stanno: Trieste è una città di mare, la scuola in questione è a due passi dagli stabilimenti balneari, nella zona del porto, fa caldo quindi … della serie Ecchissene … eccoli in bermuda, come se niente fosse. Ma il collaboratore scolastico, su invito del preside, alza la paletta rossa: “Così conciati non vi faccio entrare”.

Be’, c’era la circolare, erano stati avvertiti, affari loro. Niente affatto: il gruppo cui era stato vietato di varcare il portone dell’Istituto nautico, che ha fatto? ha chiamato la polizia e informato il Provveditorato.
Gli agenti arrivati all’istituto superiore “Tommaso di Savoia Duca di Genova” hanno raggiunto un compromesso con il dirigente dell’istituto: «Sono andati a parlare con il vicepreside e poi ci hanno riferito che per entrare avremmo dovuto lasciare le nostre generalità al bidello – riferiscono i ragazzi – rassicurandoci del fatto che non avremmo subito ripercussioni. Perché allora dovevamo lasciare il nostro nome e cognome?» Solo otto studenti, però, hanno accolto l’invito, ma solo perché dovevano affrontare la prova pre-esame per la qualifica della terza classe iniziata, con parecchio ritardo visto il contrattempo.

Gli altri studenti, invece, le ripercussioni le temono, eccome. Sul voto di condotta che, come si sa, fa media, quindi è sempre meglio meritarsi un nove che un sei.
A far da spalla al gruppetto indisciplinato, un professore che ha passato un po’ di tempo con loro, libri e quaderni aperti, seduto su una panchina della piazza Hortis su cui si affaccia l’istituto.
«Non rilascio dichiarazioni- ha riferito il professore – stiamo chiacchierando e non sto facendo lezione…» Ma gli altri studenti lasciati fuori da scuola non hanno dubbi: «Stanno ripassando con un loro insegnante».

Gli studenti hanno avuto il loro momento di celebrità. E il professore? Non ho parole.

[fonte e foto: Il Piccolo]

15 maggio 2011

KATE E PIPPA MIDDLETON SEMPRE PIÙ AMMIRATE E IMITATE: LE INGLESI VOGLIONO LA LORO ABBRONZATURA

Posted in donne, matrimonio, moda, salute, stampa estera, vip tagged , , , , , , , , , , , a 10:36 am di marisamoles

Al matrimonio reale tra la commoner Middleton e William d’Inghilterra, figlio di Carlo, principe del Galles, e della compianta Lady Diana Spencer, le due sorelle Kate e Philippa (detta Pippa, poveretta!) sono state ammirate non poco: l’una per l’eleganza e la grazia degna di una vera principessa, l’altra per il lato B che non è sfuggito all’occhio degli spettatori e all’obiettivo dei fotografi e cineoperatori di tutto il mondo.

Subito dopo le nozze della fortunata Catherine, le sorelle Middleton hanno continuato ad essere ammirate soprattutto per la semplicità del loro abbigliamento: sono state, infatti, immortale entrambe mentre indossavano con disinvoltura degli abiti very cheap, acquistati nello store Zara, marchio spagnolo molto famoso in tutta l’Europa che, però, non può essere considerato il massimo dell’eleganza. Eppure su Kate e Pippa pare che qualsiasi straccetto faccia la sua bella figura. Quando si dice stile e signorilità …

E che dire della perfetta linea esibita dalla sposa, nonché dalla sorella, nel giorno delle nozze? Scoperto il segreto, ovvero la dieta Dukan che, però, non è assolutamente equilibrata, tutte a smanettare sul web alla ricerca della dieta attualmente più famosa nel mondo, visto che sta spopolando anche negli USA.

Poi, qualche giorno dopo il matrimonio, la bella sposa è stata immortalata mentre faceva la spesa ad un supermercato di Anglesey, come una casalinga qualsiasi, in attesa di partire per il viaggio di nozze con il bel principe. E mentre i due sposi si godono la sospirata luna di miele in una segretissima (o almeno questo è quel che si pensa) isola delle Seichelles (alla modica cifra di 4500 sterline a notte!), la Pippa fa parlare di sé per il suo topless (CLICCA QUI per vedere IL VIDEO), esibito mentre si trovava sullo yacht di amici (forse quello dello stesso William) e immancabilmente immortalato dai fotografi. Anche se le foto, pubblicate da un giornale di gossip britannico, sono state ritirate, girano ancora sul web e tutti possono vedere, ma molto di sfuggita, Pippa Middleton con il seno al vento.

Ora pare sia scoppiata un’altra middletonmania: quella dell’abbronzatura. Come scrive The Sun, le sorelle Middleton hanno provocato un boom di acquisti di creme auto-abbronzanti e si sono aggiudicate l’epiteto di «Middletan» («tan» sta per abbronzatura in inglese) da parte dei tabloid britannici.
Subito dopo le nozze di William e Kate, secondo i dati rilevati dai grandi magazzini Debenhams su High Street a Londra, le vendite di prodotti abbronzanti a fine aprile sono salite del 219% rispetto allo scorso anno.

Da fine aprile le profumerie e i grandi store sono stati presi d’assalto da orde di aspiranti principesse. Molte donne addirittura hanno telefonato ai negozi, chiedendo come ottenere il bel colorito della celebre sposa e della sua damigella d’onore.

La cosa bizzarra è che né la Famiglia reale né i Middleton hanno confermato se le due ammirate fanciulle abbiano utilizzato una crema colorante o se l’abbronzatura fosse autentica. Avrebbe potuto essere anche frutto di qualche seduta nel lettino a raggi UVA, ma la direttrice del reparto di cosmetica di Debenhams sostiene che se applicata «in modo professionale» la crema auto-abbronzante è «la soluzione più probabile».

Insomma, naturale o no l’abbronzatura da sola non fa miracoli. E per essere belle come Kate e seducenti come Pippa secondo me ci vuole soprattutto un buon contributo da parte di Madre Natura. Bastasse una crema …

[fonte Il Corriere]

14 maggio 2011

DONNE OVER 50, NIENTE BIKINI NÉ MINIGONNE NÉ CAPELLI LUNGHI

Posted in attualità, donne, moda, vip tagged , , , , , , , , , a 3:06 pm di marisamoles

Recentemente, prendendo anche ad esempio le donne over 50 neomamme, come Gianna Nannini, non si fa altro che discutere sull’età delle donne: sono ancora giovani e piene di vita a 50 anni, sempre attente alla dieta e al look, con la voglia di rimandare il più possibile l’odiosa terza età. Quelle più fortunate chiedono un aiutino al chirurgo estetico, le altre si affidano ad un’alimentazione sana e alle creme antirughe, rassodanti, anticellulite … insomma, tutti quei prodotti che promettono miracoli e che, negli ultimi tempi, stanno focalizzando l’attenzione su un periodo della vita delle donne in cui ogni equilibrio, sempre più precario a partire dai 40 anni, sembra andar perduto per sempre: la menopausa.

Lo starsystem ci mette di fronte l’immagine di over 40 e 50 bellissime, icone di eleganza e grazia, donne che, nella migliore delle ipotesi, sembra abbiano fatto un patto con il diavolo, nella peggiore abbiano contribuito all’arricchimento dei chirurghi plastici. Da Madonna a Sharon Stone, passando per Naomi Campbell e Demi Moore, sembra che per loro il tempo non passi e possono permettersi anche dei toy-boy che contribuiscono non poco a procastinare il più possibile il momento in cui, giocoforza, si dovrà fare i conti con l’età.

Lo scorrere del tempo ha ispirato poeti di ogni epoca: Carpe diem, invitava il poeta latino Orazio, La vita fugge, et non s’arresta una hora, cantava, rassegnato, il vate Petrarca; Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!, constatava saggiamente il Magnifico Lorenzo de’ Medici. Senza contare il Panta rei del filosofo Eraclito: tutto scorre e nessuna esperienza si può vivere due volte nello stesso modo.

Eppure abbiamo di fronte agli occhi ogni giorno esempi di donne, anche non note, che del Panta rei se ne fanno un baffo e rincorrono l’eterna giovinezza, talvolta scontrandosi con la vecchietta imbellettata, esempio classico dell’umorismo pirandelliano. E in effetti il rischio di apparire ridicole c’è, eccome.

Sarà per questo che in un sondaggio inglese, assai discusso in questi giorni, si pongono dei limiti al look delle over 40-50. Ad esempio, il bikini può essere esibito dalle donne fino ai 47 ❓ anni, non un giorno di più né uno di meno. La minigonna? mai dopo i 35, mentre i tacchi alti sono permessi fino ai 51. Be’, tiriamo un sospiro di sollievo.

Dall’indagine condotta su 2000 donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni, per conto di Diet Chief, è emerso che il 44 % delle interpellate si preoccupa dell’abbigliamento esibito, temendo di mettersi addosso qualcosa che non è più adatto alla sua età. Ma, si sa, le Inglesi non sono affatto eleganti e, anzi, sono spesso molto sciatte, almeno le donne comuni, quelle che non devono presentarsi al lavoro con tailleur e tacchi a spillo perché rivestono un ruolo manageriale. Da noi, invece, l’eleganza è spesso esibita in ambienti insospettabili: c’è qualche italiana che si fa scrupolo di entrare in un supermercato per fare la spesa se non indossa la tuta da ginnastica e le scarpe di tela? Oppure rinuncia ai gioielli (o alla assai meno costosa bigiotteria!) se deve portare al parco i bambini?

Per le donne Inglesi, invece, ogni età ha il suo look: niente jeans e canotta (nemmeno con 35°) se si supera i 40, banditi gli Ugg e i leggins dopo i 45. E i capelli? Dopo i 53 anni vietato tenerli lunghi come la dolcissima Kate Middleton. Be’, visto che mi piacciono lunghi e con i capelli corti non mi ci vedo per niente, mi consola il fatto di avere ancora un po’ di tempo per pensarci. 🙂

Per il resto, temo proprio di essere off limits. Che faccio, mi metto un saio? Magari un burqa? Insomma, per le Inglesi dovrei essere già una nonna … in effetti, adesso che ci penso, loro i figli li fanno da giovani, quindi alla mia età, se fossi britannica, sarei già una nonna.
Chissà che ne pensano di Gianna Nannini, dei suoi jeans, dell’ombelico di fuori, delle sue t-shirt e, soprattutto, della sua Penelope.

CLICCA QUI per vedere il servizio del Tg2 sull’argomento.

20 febbraio 2011

SANREMO 2011: VITTORIA MANCATA PER EMMA MARRONE

Posted in Amici, canzoni, Festival di Sanremo, Marco Carta, Valerio Scanu tagged , , , , , , , a 11:53 am di marisamoles


La vincitrice di Amici 9, Emma Marrone, si è unita alla rock band milanese, i Modà in occasione di Sanremo 2011. Per la ragazza è la prima esperienza su un palco così importante, mentre i Modà avevano partecipato a Sanremo Giovani nel 2005. Entrambi sono stati protagonisti delle hit parade dell’estate e dell’autunno e il brano Arriverà si è rivelato un successo di pubblico fin dalla prima serata. Eppure non ha avuto la meglio sul brano Chiamami ancora amore, magistralmente interpretato dal veterano della canzone d’autore italiana Roberto Vecchioni.

Quest’anno, dunque, a Sanremo ha vinto la poesia in musica. Avesse ottenuto la vittoria, per la terza consecutiva dopo le vittorie di Marco Carta e Valerio Scanu, un’altra cantante ex di “Amici” di Maria De Filippi, sarebbe stato decisamente troppo. A dispetto di chi dice che i cantanti usciti dai Talent Show non sono cantanti veri, loro possono contare su migliaia di fan e fanno lievitare i proventi delle case discografiche. Il secondo posto guadagnato da Emma e i Modà conferma questi presupposti, anche se i giovani, almeno questa volta, hanno dovuto chinare il capo di fronte ad un maestro della canzone italiana che, pur non avendo fan avezzi al televoto come gli ex amici di Maria, ha avuto la meglio.

Il posto d’onore, comunque, se lo sono meritati. La canzone è gradevole, la voce di Francesco Silvestre, leader dei Modà, è davvero possente e in certi punti sovrasta quella di Emma. Lei in ogni caso si difende, anche se a me non è mai particolarmente piaciuta.
Molto bella, inoltre, la versione presentata, nella serata dei duetti, con il contributo della splendida voce di Francesco Renga che ha indubbiamente valorizzato il pezzo.

Un’unica cosa: ma a quale sarta si è rivolta Emma? Un abbigliamento terribile e poi … la pettinatura della seconda serata (vedi video sotto) era inguardabile: sembrava avesse in testa una verza ossigenata. Poveretta.

Piangerai come pioggia tu piangerai e
Piangerai come pioggia tu piangerai
te ne andrai come le foglie col vento d’autunno triste tu
Te ne andrai … certa che mai ti perdonerai
Ma si sveglierà … il tuo cuore in un giorno
[d’estate rovente in cui sole sarà
E Cambierai … la tristezza dei pianti in
sorrisi lucenti tu sorriderai
E arriverà … il sapore del bacio più dolce
e un abbraccio ti scalderà…
Arriverà … una frase e una luna di quelle
che poi ti sorprenderà
Arriverà … la mia pelle a curar le tue
voglie … la magia delle stelle
Penserai … che la vita è ingiusta e
piangerai … e ripenserai alla volta in
cui ti ho detto no…
Non ti lascerò mai…
Poi di colpo il buio intorno a noi…
Ma si sveglierà … il tuo cuore in un giorno
d’estate rovente in cui sole sarà
E cambierai … la tristezza dei pianti in
sorrisi lucenti tu sorriderai
E arriverà … il sapore del bacio più dolce
e un abbraccio che ti scalderà
Arriverà … una frase e una luna di quelle
che poi ti sorprenderà
Arriverà … la mia pelle a curar le tue
voglie … la magia delle stelle …
La poesia della neve che cade e rumore non fa…
La mia pelle a curar le tue voglie …
La poesia della neve che cade e rumore non fa
te ne andrai come le foglie col vento d’autunno triste tu
Te ne andrai … certa che mai ti perdonerai
Ma si sveglierà … il tuo cuore in un giorno
d’estate rovente in cui sole sarà
E Cambierai … la tristezza dei pianti in
sorrisi lucenti tu sorriderai
E arriverà il sapore del bacio più dolce
e un abbraccio ti scalderà
Arriverà una frase e una luna di quelle
che poi ti sorprenderà
Arriverà … la mia pelle a curar le tue
voglie … la magia delle stelle
Penserai … che la vita è ingiusta e
piangerai … e ripenserai … alla volta in
cui ti ho detto no…
Non ti lascerò mai…
Poi di colpo il buio intorno a noi
Ma si sveglierà … il tuo cuore in un giorno
[d’estate rovente in cui sole sarà
E cambierai … la tristezza dei pianti in
[sorrisi lucenti tu sorriderai
E arriverà … il sapore del bacio più dolce
[e un abbraccio che ti scalderà
Arriverà … una frase e una luna di quelle
che poi ti sorprenderà
Arriverà … la mia pelle a curar le tue
[voglie … la magia delle stelle
La poesia della neve che cade e rumore non fa
La mia pelle a curar le tue voglie
La poesia della neve che cade e rumore non fa

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