20 febbraio 2010

ANTONELLA CLERICI LA VERA REGINA DI SANREMO?

Posted in Festival di Sanremo, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , a 12:07 pm di marisamoles


Quarta serata con il boom di ascolti per Antonella Clerici e il “suo” Festival di Sanremo: sfiorato il 50% di share, meglio di Bonolis. A qualcuno sembrerà incredibile, specie ai maschilisti convinti che non condividono la scelta di mettere al timone di cotanto spettacolo una donna. Prima di lei hanno tentato l’avventura solo Simona Ventura e Raffaella Carrà. Considerando che la seconda è in assoluto la “regina” del varietà televisivo di tutti i tempi, anche se ultimamente sembra essere in esilio, nulla hanno a che spartire con lei le altre due. Simona Ventura, con quel suo modo di fare da esagitata, è lontana mille anni luce dal cliché della presentatrice ideale di una kermesse musicale che tutto il mondo ci invidia, o perlomeno ci invidiava; Antonella Clerici presenta tutte le trasmissioni allo stesso modo: che si chiamino “Il treno dei desideri”, “Ti lascio una canzone”, “La prova del cuoco” o il “Festival della Canzone Italiana”, è lo stesso. Però dobbiamo ammettere che stare tra i fornelli non è la stessa cosa che stare tra i fiori di Sanremo, metaforicamente parlando visto che fiori sul palco non ne ho visti.

Qual è il criterio secondo il quale la Rai affida la conduzione del festival ad uno o all’altro presentatore? Credo di aver capito che, almeno negli ultimi anni, la scelta cada sull’ anchorman o anchorwoman del momento. L’anno scorso, ad esempio, Bonolis fu scelto perché è considerato il taumaturgo in grado di risollevare le sorti dei programmi in crisi e, conseguentemente, alzare il livello dell’audience. Non parliamo di Pippo Baudo e dell’indimenticabile Mike Bongiorno: la scelta ricadeva su di loro semplicemente perché si tratta di mostri sacri della TV sulla cui professionalità non si deve né si può discutere. Ma siccome sempre di “mostri” si tratta (o si trattava, nel caso di Mike), meglio affiancarli da belle e giovani donne, modelle e/o attrici promettenti per le quali il palco dell’Ariston si trasforma in un trampolino di lancio o rilancio, a seconda dei casi.
Ma quando si tratta di affidare la conduzione del festival ad una donna, la fortunata deve dimostrare una professionalità che per gli uomini è decisamente scontata. Loro non hanno quasi mai nulla da dimostrare e se Sanremo risulta fallimentare, è sempre colpa delle contingenze sfavorevoli.

Insomma, Raffaella Carrà è un po’ come Baudo e Bongiorno: su di lei non si discute. Ma la Ventura, ad esempio, fu scelta sull’onda del successo della sua trasmissione “Quelli che …”, così come ora la prescelta Antonella Clerici può vantare il successo di “Ti lascio una canzone”, trasmissione sui talenti canori giovanili che l’ha in qualche modo riscattata dall’usurpazione de “La prova del cuoco” affidata alla Isoardi come sostituta per il periodo della maternità ma mai restituita alla legittima conduttrice.

Io ammetto di non essere una estimatrice di Antonella Clerici. Mai viste le sue trasmissioni se non qualche frammento qua e là. Sul palco dell’Ariston mi è sembrata impacciata, ripetitiva, spiritosa solo nei momenti in cui l’imbarazzo era davvero notevole, sorridente e spontanea sì, ma anche troppo esplicita. Ieri, ad esempio, quando si è presentata sul palco strizzata in un completo top e pantaloni (cui mancava solo il giubbotto per ricordare la meravigliosa Olivia Newton-John, interprete di Grease, decisamente oversize, però) per calarsi nell’atmosfera dance creata dal bravo Bob Sinclair, poteva fare a meno di dire che doveva cambiarsi l’abito perché non riusciva a respirare. Mi è venuta in mente una sua dichiarazione di un mese fa: “Mi rivedrete a Sanremo magrissima”. Mai commettere l’errore di promettere o anticipare cose impossibili da realizzare. Io che con la bilancia ho un contrastato rapporto quotidiano so bene che, indipendentemente dalla buona volontà, spesso si dimagrisce quando, pur moderandosi a tavola, alla dieta non ci si pensa per nulla. Poi, quando ci si mette in testa di buttar giù quattro chili in un mese (ammesso che alla Clerici sarebbero bastati per diventare “magrissima”!), spesso ci si affida ad integratori alimentari, come le famose “buste” che pare anche la De Rossi abbia assunto, con risultati migliori, si rischia di finire all’ospedale. Un messaggio sbagliato specie per le più giovani. Hanno escluso Morgan dal festival per le sue dichiarazioni sull’uso di droghe, a rigor di logica avrebbero dovuto sostituire la Clerici alla conduzione. Sempre di modello sbagliato si tratta.

In ogni caso, è indubbio che Antonella abbia i suoi estimatori. Leggo su Il Corriere questo commento di Mario Luzzato Fegiz:

E’ talmente leggera da rimanere sempre in superficie…e in superficie i problemi non si vedono. Brava Antonella, il nulla è molto meglio del pieno e del consistente, perché si vive meglio. Non addentriamoci!
Per la serie: aridatece gli isterismi di Ventura e Carrà. E per l’altra serie: io preferisco il difetto, piuttosto che una qualità solo apparente.

E quest’altro commento riportato da Il Giornale :

C’è chi si lancia in analisi complicate sulla situazione socio-politica italiana e sulle capacità di Antonella di rasserenare gli italiani e chi la battezza la Forrest Gump in gonnella (genio inconsapevole). Lei risponde che, semplicemente, «la gente mi apprezza perché capisce che io sono così vera, spontanea». Tanto spontanea da non provare alcun imbarazzo a parlare del suo seno strabordante: «Io ci provo in tutte le maniere a non farlo scappar fuori, ma che ci posso fare se è fatto così? Mi sono dovuta persino far cucire il reggiseno all’abito…».

Per me rimane, comunque, la signora della porta accanto a cui chiedere un Grand Soleil, niente di più.

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26 settembre 2009

FIORELLO E GLI SPOT POSTUMI DI MIKE BONGIORNO

Posted in attualità, pubblicità, televisione tagged , , , , , a 8:24 pm di marisamoles

Da quando, il 20 settembre, è iniziata la messa in onda degli spot di un noto gestore di telefonia girati da Mike Bongiorno prima della scomparsa, sul web impazzano articoli pro e contro quella che viene a volte definita una pubblicità di cattivo gusto, macabra e dettata esclusivamente da interessi economici.

Da parte mia, non ritengo che questa sia stata una scelta di cattivo gusto ed è risaputo che è stata condivisa dalla famiglia. Ho già espresso il mio parere commentando un post dell’amico frz40 cui vi rimando. (Link)
Dello stesso parere sembra essere anche Fiorello che, in virtù dell’amicizia che lo lega alla famiglia Bongiorno, si è sentito in obbligo di scrivere una lettera al Corriere della Sera.
Lo showman afferma di aver preso questa iniziativa per lui inusuale per proteggere, in memoria del mio amico Mike, la sua famiglia da sospetti maliziosi che serpeggiano in alcuni commenti letti in questi ultimi giorni sui giornali. Una polemica che sembra non placarsi e che mette in discussione il fatto che la famiglia di Mike fosse d’accordo sulla scelta fatta dal gestore di telefonia. Alle malelingue Fiorello risponde con un tono deciso: La famiglia Bongiorno non trae alcun vantaggio ulteriore, oggi, dalla messa in onda di quegli spot, se non la serenità di aver interpretato la volontà di Mike. Poi c’è persino chi ha voluto leggere in questa decisione un tentativo di sfruttare un’occasione per una presunta carriera di Leonardo nello spettacolo, altra insinuazione banale e priva di fondamento.

Di una cosa Fiorello è convinto, come me del resto: gli spot postumi non possono far altro che destare in chi ha amato il popolare presentatore un affettuoso rimpianto che va ben al di là delle polemiche, a volte gratuite, che si scatenano per ogni cosa, specie se c’è di mezzo qualche presunto interesse economico. Le parole dell’amico di Mike, nonché compagno di spot, toccano il cuore, nel momento in cui esprime il suo parere e si augura che sia rispettato. Quello che non è rispettabile –conclude Fiorello- sono le ricostruzioni infondate e maliziose che, comunque, non riusciranno a sporcare l’emozione autentica che ci regala vedere Mike ancora una volta in tv.

GRAZIE MIKE E GRAZIE FIORELLO!

9 settembre 2009

CIAO MISTER ALLEGRIA. UN RICORDO DI MIKE BONGIORNO

Posted in affari miei, attualità, televisione tagged , , , , , , , , , , , , , a 3:53 pm di marisamoles

Mikebongiorno_allegria

Ho riflettuto a lungo prima di scrivere questo post. Mi sono chiesta: c’è posto per Mike nel mio blog? In questo blog che parla tanto di scuola ma s’interessa anche di attualità, di spettacolo e di politica, magari in modo un po’ soft, puntando un po’ sull’ironia, che spazio potrebbe occupare un post sulla scomparsa di un mito della TV? Pensandoci, però, mi sono detta sì, scriviamolo questo post, in fondo il ricordo di Mike Bongiorno è nella mia mente e copre qualche decennio della mia vita; allora è un po’ come se lui facesse parte della memoria e altre volte ho scritto qualcosa sui miei ricordi, sulle mie esperienze. La categoria in cui posso collocare questo post è, dunque, quella che riguarda gli “affari miei”. E allora lo scrivo, questo post, senza essere celebrativa, anche perché ora sono tutti capaci di dire “quant’era buono, quant’era bravo …”. Un po’ di compassione ci vuole, come quella che gli abitanti del borgo esprimevano nei confronti della “Quercia caduta” di Pascoli, salvo poi andarsene via ognuno con il suo fascio di rami. Allo stesso modo, nelle tante interviste TV che si sono susseguite nelle 24 ore che ci dividono dall’ultimo istante di vita del celebre presentatore, Confalonieri, Pier Silvio Berlusconi, il premier stesso hanno speso parole di elogio, di rimpianto, di dolore. Eppure lui, Mike, si era sentito tradito, messo in pensione senza nemmeno due righe di spiegazione, costretto ad approdare su altri lidi, quelli delle pay TV, le televisioni del domani che è già oggi. Un progetto rimasto nella mente e nel cuore di un ottantacinquenne instancabile che della pensione non voleva nemmeno sentir parlare.

La notizia della scomparsa di Mike Bongiorno ci ha raggiunti a tavola, mentre intenti ad arrotolare gli spaghetti sulla forchetta, con un’abilità tutta italiana, stavamo dando un’occhiata alle immagini del TG. La notizia ci ha lasciati impietriti, con la forchetta sospesa a mezz’aria e il boccone in gola che non andava né su né giù.
Nessuno è immortale, lo si sa. Ma chissà perché vedendo Mike Bongiorno c’eravamo quasi convinti che lui e la televisione fossero una cosa sola e che lui, il re dei quiz, avrebbe smesso di esistere con la TV. Ma così non è stato. Se n’è andato in silenzio, proprio all’inizio di una vacanza a Montecarlo dove si sarebbe rilassato prima di intraprendere una nuova avventura televisiva che non è mai iniziata e che forse nessuno realizzerà. Perché Mike era Mike. Ineguagliabile. Se ci guardiamo attorno e cerchiamo nel panorama televisivo odierno l’erede di Bongiorno, non lo troviamo. Nemmeno Gerry Scotti, che ha espresso la sua commozione nel sentirsi nominare come il suo erede, nemmeno Enrico Papi che ha riportato sui canali mediaset la “Ruota della Fortuna” senza riuscire, tuttavia, a bissare il successo del celebre predecessore.

Ero bambina ai tempi di “Rischiatutto”. Erano i tempi in cui i più piccoli dopo Carosello dovevano andare a nanna. Forse per questo si sperava che il susseguirsi delle reclame non finisse più. Per Mike e per il suo quiz c’era una specie di deroga e si stava alzati per vedere i campioni di allora vincere cifre impensabili per la gente comune. Mica come adesso che a parlar di quiz o di lotterie i milioni di euro ci sembrano noccioline. Anche se le nostre tasche sono vuote.
Io ero fortunata perché avevo la Tv in casa, quello scatolone rosso con lo schermo in bianco e nero che i miei genitori ancora non possedevano ai tempi di “Lascia e Raddoppia” e di “Campanile sera”. Già allora il giovedì era la giornata del quiz televisivo e Mike non ha mai voluto cambiare, dalle prime trasmissioni ai quiz più recenti come Super Flash o Genius.
Ai tempi di “Lascia e Raddoppia” non si parlava ancora di audience e di “guerre” tra reti televisive, ma attaccati all’ “apparecchio televisivo” erano in 20 milioni. Non si sa su quali dati si basino le stime, anche perché pochi avevano la TV e la gente affollava i locali pubblici. Ma a quella cifra ci crediamo, considerando il fatto che esisteva solo Mamma RAI e un’unica rete.

Di Mike ricorderò sempre il saluto “Allegria” che l’ha contraddistinto da sempre. Me lo immagino negli ultimi attimi con il sorriso stampato sulle labbra e il braccio alzato. Voleva e sapeva trasmettere allegria davvero, anche quando s’impegnava negli spot –chi ha dimenticato quello della famosa grappa? O gli ultimi con Fiorello?- o nelle imprese estreme come quella che l’ha portato a Capo Nord ad un’età non più giovanissima.
L’altro motto che ricordo con nostalgia è quel suo “fiato alle trombe Turchetti” che non capivo ma mi piaceva un sacco pensare che ci fosse qualcuno che soffiasse nelle trombe di chissà quale orchestra. E poi adoravo Sabina. La Ciufffini è stata di certo la più amata tra le vallette di Mike, quella che l’ha sfidato trasgredendo alla prassi che voleva le vallette mute. Nessun’altra ha superato Sabina in notorietà e simpatia: mi vengono in mente Paola Manfrin, Patricia Buffon, Antonella Elia, brave, spigliate, ammiccanti ma Mike e Sabina Ciuffini rimarrà il binomio più famoso nella storia dei quiz televisivi.

E che dire dei concorrenti? Quelli dei quiz moderni ce li dimentichiamo presto, non ricordiamo nemmeno i loro nomi. Ma chi ha dimenticato Andrea Fabbricatore, farmacista fiorentino, o Massimo Inardi parapsicologo bolognese o ancora la signora Giuliana Longari che aveva sbagliato una risposta ed era stata apostrofata così dal presentatore: “Ahi, ahi, che peccato, mi è caduta sull’uccello”? Gaffe vera o presunta, che rientrava perfettamente nello stile di Mike, perché lui era esattamente così: spontaneo, diretto, sincero, anche a costo di risultare involontariamente offensivo. Quante volte ci siamo chiesti: Ma Mike ci è o ci fa? Inutile rispondere ora. Adesso lo ricordiamo per quel che era: un fenomeno. Ed è per questo che, dopo aver trascritto queste “povere cose”, forse anche un po’ imprecise, dal libro della mia memoria, lascio la parola ad un grande, Umberto Eco, che nel 1961 scrisse Fenomenologia di Mike Bongiorno.

[…]
Il caso più vistoso di riduzione del superman all’every¬man lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l’unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, dove, si intende, con questo nome è indicato non l’uomo, ma il personaggio.
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all’ambiente. L’amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intrav¬vedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l’uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l’esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L’ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L’uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore (“Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!”).
Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: “Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?”.
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: “Scusi, signora guardia…”) usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: “signor spazzino, signor contadino”.
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d’Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).
Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l’unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-positivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all’occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.
Non accetta l’idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.
Mike Bongiorno è privo di senso dell’umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l’interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa… “Mi dica un po’, si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos’è di preciso questo futurismo?”). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l’opinione dell’altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: “Cosa vuol rappresentare quel quadro?” “Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?” “Com’è che viene in mente di occuparsi di filosofia?”.
[…]
la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell’ambito di una etichetta omologata dall’ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortafo sull’esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti
.

[Umberto Eco, Diaio Minimo, 1961; per leggere l’intero testo cliccate qui.]

NB. Ho riportato parzialmente questo testo perché è un’analisi attenta e, per certi versi, condivisibile. Se in alcune parti Umberto Eco risulta “offensivo” nel suo ritratto di Mike Bongiorno, lo fa con una nota ironica che, a pare mio, non ne offende la memoria.

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