I CESARONI BATTONO SANTORO E IL SUO ANNOZERO: QUANDO LA FICTION PREVALE SULLA POLITICA


Proprio ieri ho dedicato un post alla fiction più amata dagli Italiani: I Cesaroni. Oggi leggo su Affari Italiani.it che la famiglia della Garbatella, con i suoi problemi di relazione e le sue avventure al limite del paradosso, piace ancora agli Italiani, piace anche più della politica. La puntata di ieri ha, infatti, battuto in termini di audience il debutto della nuova edizione di Annozero, che pareva fosse destinata a non andare mai in onda dopo le “incomprensioni” intercorse tra la Rai e il conduttore Michele Santoro.

I Cesaroni hanno battuto pure Fini, protagonista negli ultimi mesi di una querelle infinita circa la proprietà della famosa casa a Montecarlo. Un dibattito che, stando alle premesse, sembrava destinato ad appassionare i fan di Santoro. E invece, evidentemente quelli de I Cesaroni sono di più.
Che la gente sia un po’ stufa dei dibattiti televisivi è possibilissimo. Quello che, invece, a molti sembra inverosimile è che ci si possa appassionare a delle fiction che, secondo alcuni, non rappresentano per nulla lo specchio della realtà e trasmettono un’idea falsata della vita quotidiana delle famiglie italiane.

Per cercare di capire meglio questo vero e proprio fenomeno televisivo, Affari Italiani. It ha rivolto alcune domande alla professoressa Maria Bettetini, docente di Estetica e Filosofia della Comunicazione all’università IULM di Milano.
Ad esempio, le è stato chiesto: «La televisione, il mondo dello spettacolo e dell’arte in generale, cosa rappresentano o per lo meno dovrebbero rappresentare?»
Rappresentano un mondo parallelo. – osserva la Bettetini – Non necessariamente falso, ma un mondo ‘altro’, in cui la realtà viene letta e proposta in base a scelte che di volta in volta possono essere di diversa natura: politica, tecnica, dettata dalle leggi dell’auditel. Come ogni rapporto estetico dovrebbe sempre presupporre un tacito accordo tra emittente e pubblico: questo sa, conosce e accetta di assistere e partecipare a quella ‘finzione’ che ne costituisce l’elemento caratterizzante.

Non sempre, però, finzione vuol dire “menzogna” e la Bettetini spiega che si può parlare di ‘immagini menzognere’ solo quando quelle immagini e il mondo artistico parallelo vogliono esser fatte passare per la realtà. Sta poi allo spettatore decifrare il messaggio che la fiction vuole trasmettere, senza considerarlo vero ma almeno verosimile. Quindi, conclude la professoressa, Una finzione nell’estetica è necessaria e non assume una connotazione morale, al contrario la menzogna esiste solo quando c’è inganno.
Questo concetto di tv ingannevole risale agli anni ’50 in cui si riteneva che la televisione fosse una finestra sul mondo. Ora, però, la questione è affrontata diversamente perché si è capito che la tv racconta una parte di mondo e la racconta in un certo modo. Dall’onestà di chi decide come raccontare dipende se essa possa aiutare o meno a capire il mondo reale.

La famiglia Cesaroni è, quindi, una sorta di paradigma della famiglia allargata, che non si può negare esista davvero e sia ormai molto diffusa. Le situazioni in cui i protagonisti sono calati, le dinamiche che si instaurano tra di loro, il modo in cui affrontano le problematiche della vita quotidiana sono, se non reali, almeno verosimili e certamente non ingannevoli. Anche Alessandro Manzoni, nella stesura dei Promessi Sposi, ha costruito una storia fittizia ma calata in un contesto storico reale, basandosi sul presupposto che la rappresentazione non reale ma verosimile possa evitare di trarre in inganno il lettore.

Insomma, quando guardiamo I Cesaroni sappiamo di assistere a delle avventure televisive e non ad una cronaca, intesa come rappresentazione reale e oggettiva di un fatto. E grazie alla bravura degli attori abbiamo l’impressione di essere lì con loro, di ridere, piangere, scherzare insieme a loro. Qualche volta rivediamo nella loro storia una parte della nostra storia personale ma questa immedesimazione è, ovviamente, temporanea, sappiamo che alla fine della puntata la finzione termina e rimane davanti agli occhi di tutti noi la nostra realtà che, forse, ci fa piangere di più e ridere di meno. Nessun inganno, nessun tentativo di influenzare la nostra mente, come accade, invece, quando si assiste ai dibattiti televisivi, specie quelli di Annozero.

Santoro è un grande affabulatore. Io preferisco la spontaneità un po’ rozza dei Cesaroni da cui mi sento meno ingannata.

BRUNO VESPA REPLICA A SANTORO: NESSUNA LEZIONE DA CERTO GIORNALISMO

Nell’anteprima di “Porta a Porta” in onda ieri sera, Bruno Vespa ha commentato a modo suo gli attacchi ricevuti da Michele Santoro durante l’ultima puntata di “Annozero”:

Mi perdonerete se vi rubo un minuto per rispondere a Michele Santoro che giovedì sera mi ha gratificato di un attacco in prima serata. Nonostante l’ora sempre più tarda in cui viene trasmessa e la nascita come funghi di programmi concorrenti, “Porta a Porta” resta di gran lunga la trasmissione leader di seconda serata e rende in pubblicità almeno quattro volte del pochissimo che costa. Santoro non ha gradito che nel dire a chi me lo aveva chiesto che sono contento della sua permanenza in Rai abbia osservato che lui ha fatto di quelle che definisce “persecuzioni politiche” un eccellente investimento finanziario. Lo dico e lo ripeto. Lo fece nel ’96 quando per tre anni andò a lavorare al più alto livello nelle televisioni dell’odiato Berlusconi. Lo ha fatto adesso restando in Rai con un nuovo ruolo e garantendosi dopo otto anni una liquidazione sedici volte superiore a quella che ebbi io nel 2001 dopo 39 anni di lavoro da dipendente Rai. La settimana scorsa all’aeroporto di Milano mi si affiancò un signore che non conoscevo: “Caro Vespa – mi disse – perché non comincia anche lei ad attaccare Berlusconi? Pensi a come miglior sarebbe la sua vita. Guardi Santoro…Mai martire fu trattato meglio”. Parole sante.

Ma non è tutto: liquidato Santoro, l’attenzione di Vespa è rivolta ad altri due “grandi nomi” del giornalismo:

E visto che ormai alla Rai c’è l’uso di delegittimare i conduttori di altri programmi, due parole per concludere su quelle due anime belle di Fabio Fazio e di Massimo Gramellini. Sabato scorso Gramellini, con Fazio che gli faceva da spalla, ha ripreso qualche riga di un articolo di Vittorio Feltri che mi accusava di aver gestito in maniera colpevolista il processo contro Alberto Stasi, poi assolto per il delitto di Garlasco. Ha trascurato, tuttavia, rispettando il tradizionale pluralismo della trasmissione che lo ospitava, di dar conto della mia replica al “Giornale” in cui dicevo che il professor Giarda, il difensore che ha fatto assolvere Stasi, ha riconosciuto a “Porta a porta” una assoluta correttezza. Questi sono le trasmissioni e i giornalisti che ci fanno lezione.

Beh, come dire che Vespa le spara … a zero su tutti.
Che possiamo fare, noi poveri spettatori che paghiamo il canone, quindi anche il maxi compenso promesso a Santoro? Imparare da Vespa l’onestà, la trasparenza, la parsimonia …?
No, forse possiamo solo cambiare canale … anzi, spegnere la Tv e leggere un buon libro.

[fonte: Il Messaggero]