MARIO MONTI E IL NIPOTINO SOPRANNOMINATO “SPREAD”

montiIeri il Presidente del Consiglio prof. Mario Monti ci ha deliziato, si fa per dire, con un’intervista nello studio di Uno Mattina. Purtroppo, sempre si fa per dire, me la sono persa visto che al mattino sono a scuola, ma ho potuto vederne una parte trasmessa e ritrasmessa dal Tg1 a tutte le ore.

Non entro nel merito “tecnico” dell’intervista (lui è un tecnico, io no) ma vorrei soffermarmi a riflettere sulla parte in cui ha reso edotti i telespettatori su un fatto privato. Dice, nonno Monti, che il suo nipotino, sentendo parlare di “spread” in tv, ha esclamato, rivolto alla mamma: “Ma “spread” sono io!”. Vale a dire che il grazioso nipotino, per merito del famoso nonno, si è guadagnato, all’asilo, il soprannome di “spread”.

La cosa che più mi ha fatto orrore è che nonno Monti ha raccontato il familiare aneddoto ridendo. Si divertiva come un matto, pensate un po’. Cioè, lui ha un nipotino che frequenta l’asilo (vale a dire la scuola dell’infanzia), presumibilmente il bimbo ha un’età compresa tra i tre e i cinque anni, viene preso in giro con un soprannome che richiama la parola che più di ogni altra sta sulla bocca del nonno ad ogni ora del giorno e della notte … e in nonno che fa? Ride.

Ora, io non vorrei sembrare esagerata, ma questo fatto mi porta a pensare che:

1. il povero piccolo sia vittima di un vero e proprio bullismo infantile (cominciano da piccoli, a quanto pare)

2. in giro ci siano dei genitori veramente deficienti (visto che pare alquanto improbabile che i compagni d’asilo del piccolo Monti abbiano inventato il soprannome da soli perché neanche la fantasia più sfrenata li avrebbe portati a tanto).

Scusate ma a me ‘sta cosa non fa ridere neanche un po’.

I GIOVANI SECONDO I POLITICI: DA BAMBOCCIONI A CHOOSY, PASSANDO PER SFIGATI

In tempi meno sospetti dell’attuale, la prima critica nei confronti dei giovani fu lanciata dall’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa nel 2007: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa», proponendo agevolazioni sugli affitti con detrazioni sul reddito. Non se n’è saputo più niente e, a quanto pare, i bamboccioni sono ancora saldamente ancorati alla gonna di mammà e la portafoglio di papà, visto che sono perlopiù disoccupati.

Ritorna a parlar di bamboccioni l’allora ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta nel 2010: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa a diciotto anni per legge!», confessando che pure lui ha convissuto con i genitori fino all’età di trent’anni. (ne ho parlato QUI) Una provocazione, nulla di più.

Ma veniamo a tempi più recenti. Nel gennaio di quest’anno il viceministro dell’Economia Michele Martone se la prende con gli studenti universitari: «Bisogna dare messaggi chiari ai nostri giovani. Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato». Messaggio ricevuto .. segue una valanga di insulti via web.

Rincara la dose il presidente del Consiglio Mario Monti quando, in un’intervista alla trasmissione tv Matrix nel febbraio di quest’anno, critica quella noiosa aspirazione, tutta italiana, al posto fisso: «I giovani devono abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia! E’ bello cambiare e accettare delle sfide». Segue altra valanga di polemiche e insulti via web. Intanto, sfide o non sfide, la disoccupazione giovanile sfiora il 50%, specie al sud.

Sempre nel febbraio di quest’anno, rimanendo sullo stesso argomento e appoggiando il concetto di giovani bamboccioni convalidato dai suoi predecessori, il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri pontifica: «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà». Be’, certo, con gli stipendi cui possono aspirare i giovani d’oggi, non è facile pagarsi un affitto e le spese fuori casa.

Da ultima, per ora, la signora Elsa Fornero sceglie un termine Very English, ma a quanto pare molto offensivo, per catalogare i nostri ragazzi: «I giovani non siano choosy (schizzinosi) nella scelta del loro primo lavoro». Ne ho parlato QUI E QUI.

Se aggiungiamo che per la maggior parte della gente i giovani sono ignoranti, perché la scuola non insegna nulla, e maleducati, perché i genitori non sanno educarli, mi chiedo: in che mani stiamo consegnando il futuroincerto grazie ai nostri abilissimi, espertissimi, onniscienti e onnipotenti ministri?

[Fonte: Panorama]

MARIO MONTI NEGLI USA: CAN THIS MAN SAVE EUROPE?


Mario Monti, presidente del consiglio italiano, è attualmente in viaggio negli USA. Time Magazine gli dedica addirittura la copertina intitolando: “Può quest’uomo salvare l’Europa?”

Sì, avete capito bene: salvare l’Europa, non l’Italia. Ma per farlo, evidentemente, il premier Monti deve, prima di tutto, cambiare il modo di vivere degli Italiani. Naturalmente lo fa partendo dalle politiche del lavoro suggerendo ai giovani di non fossilizzarsi su un unico impiego perché cambiare è molto più stimolante. Magari lo sarebbe se l’impiego fosse così facile trovarlo.
Ovviamente, Monti accoglie anche i suggerimenti dei suoi “colleghi”: non pretendere di stare vicini a mammà e laurearsi in tempo, possibilmente entro i 28 anni per non apparire degli sfigati agli occhi del mondo.

Di contro, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, osserva che l’Italia a razzo, con Monti sarà fuori da bufera. Meno male! Sarà contento il sindaco di Roma, Alemanno, che non sa mai come affrontare le emergenze meteo. 🙂

La Torre di Babele

Vabbè che sono professori, ma adesso con tutte queste lezioni cominciano a stufare. Il premier Monti accusa la monotonia del posto fisso, il ministro dell’interno Cancellieri rimbrotta i mammoni, quello del welfare Fornero (la signora dalla lacrima facile) rincara la dose mentre il suo vice Martone  parla di sfigati. Questi poveri giovani che sono disoccupati uno su tre insomma oltre al danno devono subire anche gli sberleffi. Intanto non è vero che ambiscono al posto fisso perchè il massimo oggi come oggi è di accedere a un impiego precario (forse non sa il super professore che la monotonia è la disoccupazione: provi a chiederlo ai suoi amici banchieri).  Poi scopri nello specifico che Martone non digerisce gli sfigati perchè uno con lo stellone come lui è più unico che raro, ma soprattutto che la Fornero ha una figlia, Silvia, che ha addirittura due posti fissi, mica uno. E dove? Nell’università…

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DA “SUPER MARIO” AL “MONTI PHYTON”: IL WEB SI SCATENA


Imperversa il “Monti Phyton”: dalle banche al privato, SuperMario oggetto di freddure irriverenti. Alla faccia della sua compostezza.

di Vittorio Macioce per Il Giornale

L’ultima è questa. «Monti è talmente istituzionale che quando è nato si è congratulato con la madre». Oppure questa. «Nella squadra di governo Di Paola, Cancellieri, Severino, Terzi, Fornero, Balduzzi, Clini, Milanesi, Giarda. L’unico precedente simile è il Foggia di Zeman». Eccolo. Il premier bocconiano, con la sua truppa di professoroni, si sta lentamente guadagnando le attenzioni della satira. È il segno che ormai è davvero uno che conta. Che ci vai a fare a Palazzo Chigi se nessuno racconta barzellette su di te? Neppure una battuta, uno straccio d’aforisma. È come un giapponese che viene in Italia senza macchina fotografica. Non ha visto nulla.

Mario Monti è il vicino di casa che spunta inaspettato da chissà quale quartiere lontano. Nessuno lo conosce davvero bene, ma intanto lo salutano, sorridono, è un signore tanto distinto, davvero a modo, sembra una così brava persona. Intanto lo studiano,s’incuriosiscono, chiedono che fa. E’ un professore, anzi di più un rettore, scrive sul giornale, va tutti i giorni a messa e la domenica lavora. Ma in tv? No, no, in televisione non tanto. Ecco così che piano piano in Italia si va sviluppando la «monteide», la narrazione del meraviglioso mondo del professor Monti, pardon rettore, e si inseguono gli aforismi, le battute di spirito, gli aneddoti, le curiosità, le manie, i caratteri del personaggio. Il nuovo vicino di casa è ormai uno di noi. Sappiamo già quasi tutto quello che c’è da sapere. Non l’essenziale, ma i contorni gustosi. Il rettore è un loden verde. È british, parla english,legge economist, passa in Goldman, sente Obama, vede Merkel, saluta Sarkò. Il rettore è austero e serio, ma con la freddura in tasca quando serve. È europeo, tanto europeo, molto europeo, solo la macchina è italiana perché fa rappresentanza. Monti consulta, Monti provvede, Monti stravede. Monti ha un biglietto d’ingresso pronto per il Quirinale. E intanto nei bar, negli uffici del quartiere, sul web, sui social network cominciano a raccontarlo così, un po’ sfottendolo, come si fa con le vecchie conoscenze. Il professore, pardon rettore, ovverosia il premier, è ormai uno di noi, quasi un amico. Si scherza sull’età. Dicono. «Monti ha cancellato il ministero della gioventù. E ora al suo posto che c’è? Il ministero del “Ai miei tempi!”». Mario Monti è un predestinato. Arriva lui e i mercati scappano. Questo ci hanno raccontato e all’inizio gli italiani ci stanno credendo. Si sforzano. È un parafulmine. Subito arriva la battuta, questa davvero bella e sottile. «La crisi del ’29 fu risolta annunciando che nel ’43 sarebbe nato Monti». Micidiale.

La popolarità dei ministri non è certo quella di uno Scilipoti. Così qualche sferzata sul «chi è chi» dei vari professori è quasi scontata. Malignità. «La lista dei nuovi ministri dà un nuovo significato alla frase “ Lei non sa chi sono io”». Su Facebook un ragazzo scrive: «Mercati ancora incerti dopo la presentazione del nuovo governo. Certo, ci vuole un po’ di tempo a cercare su Wikipedia tutti quei nomi».

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