VASCO SI CONFIDA CON FEGIZ AL TELEFONO: “HO UNA MACCHIA NERA MA NON SANNO COS’È”


Vasco Rossi, assieme a Zucchero, è uno dei miei cantanti preferiti. Non a caso due trasgressivi che più di così non si può. Ma non sono stati gli idoli della mia adolescenza. Allora i miei miti erano Baglioni, Venditti e l’irrinunciabile Battisti. Poi sono cresciuta e sono rimasta folgorata da questi due colossi della musica italiana, due che stanno decisamente sopra le righe, due personaggi discutibili, finché volete, ma quando ascolto le loro canzoni mi vengono i brividi, i peli alti così, come nemmeno riuscireste ad immaginare.

Nelle ultime settimane Vasco Rossi è stato al centro delle cronache per il ricovero in una clinica del bolognese. Lui stesso, pur dolorante, ha sempre comunicato con i suoi fan attraverso il suo account di FB. Un modo per sentirsi vicino a chi lo ama e lo fa sentire vivo. Perché, nonostante l’ammissione di fare uso di antidepressivi (dopo aver smesso con la droga nel 1986), per un cantante di successo come lui non solo è importante avere qualcosa da trasmettere, è infinitamente più importante quel che gli ammiratori gli trasmettono. Al di là dell’affare commerciale che la vendita dei dischi procura, non solo alle case discografiche, l’affetto dei fan è ciò che ripaga un cantante come Vasco delle fatiche che deve affrontare per scrivere i pezzi, incidere gli album, affrontare le tournée …

Aveva annunciato il ritiro da rockstar, Vasco. Ma tutti hanno fraiteso le sue parole. Non un ritiro dalle scene ma un nuovo stile di vita, alla ricerca della libertà.
Sono passate le 23 di ieri, quando squilla il telefono del giornalista Mario Luzzato Fegiz: «Caro Fegiz, sono Vasco». Una sorpresa anche per un giornalista come Fezic. Ancora di più se si considera che a quell’ora solitamente il cantante dialoga con i fan su FB.
Ha forse bisogno di sfogarsi e poco importa se le sue sono solo confidenze con un “vecchio” amico. Fegiz non le considera tali e, mentre parla al telefono, batte sulla tastiera qualche appunto. Vasco non dice nulla. Chi tace, acconsente.

Non un ritiro dalle scene, dunque, quello annunciato. Nemmeno un doloroso ma implicito sfogo di chi sa di star male e vede davanti a sé un futuro incerto. Prima di affrontare l’argomento “malattia”, Rossi spiega al suo interlocutore: «Sono cambiati i modi i tempi. Voglio mettere canzoni in Rete quando ne ho voglia, provocare, creare. Sparigliare. Eccomi qua, prigioniero di una struttura di spettacolo talmente grande che entra solo in pochissimi stadi italiani. Che bella soddisfazione! Quanto ai dischi, sono quattro anni che litigo con quelli della Emi per fare ogni tanto un brano da mettere in rete senza essere obbligato a fare un album con tutti i riti pagani della presentazione ».

Non è solo stanchezza la sua, e neppure voglia di novità. La salute c’entra, eccome: «Da 15 giorni mi stanno rivoltando come un calzino, ma nessuno mi sa dire che cosa ho. Solo una macchia nera che non pare un tumore. Dolori terribili fra le scapole. E mentre me ne sto tranquillo un po’ sdraiato e un po’ no, voglio cambiare le regole del gioco nel mondo del rock: voglio essere libero di parlare di cantare di suonare di volare. Chiudere una carriera. Aprirne un’altra.», racconta. E poi ribadisce che gli antidepressivi gli hanno salvato la vita e precisa “da quando, nel 1986, ho smesso con le droghe”. Di certo quasta notizia non ha colto nessuno di sopresa. Sempre meglio che l’elogio della cocaina, come antidepressivo, fatto da Morgan qualche tempo fa.

«Ma perché mettere tutto in piazza, così, all’improvviso?», gli chiede Fegiz. «La gente deve capire che anch’io ho dei problemi. Io pensavo di morire tanto tempo fa. Che senso aveva vivere svegliandosi ogni mattina (o pomeriggio) e dire: cosa ci sto a fare in questo mondo? Ecco anche adesso io mi sveglio la mattina e mi devo ricostruire ogni volta. E mi ripeto che è il prezzo da pagare per la mia creatività e che lo devo pagare volentieri. Forse la mia non è depressione, ma solo mal di vivere. Che però mi fa venire ispirazioni ottime. Come un nuovo brano intitolato “I soliti”», gli risponde Vasco.

Allora speriamo che nella natia Zocca, l’unico luogo in cui il cantante sta bene, come lui stesso ammette, guarisca da quel male di vivere di cui molti artisti soffrono e noi comuni mortali ci chiediamo perché. Pensiamo, infatti, che chi ha tutto – successo, soldi, affetti, fan adoranti … – non possa non essere felice. Ma speriamo anche, anzi, soprattutto, che i medici capiscano una buona volta che cosa sia quella macchia nera e individuino la causa del dolori lancinanti che lo assillano da un bel po’. Anche questo a noi comuni mortali sembra decisamente incredibile: chissà perché siamo portati a pensare che i medici, quando devono curare un personaggio noto, facciano subito la diagnosi e guariscano in me che non si dica il malcapitato famoso.

Grazie Vasco per aver messo a nudo te stesso e per averci fatto capire che, a volte, fingere che tutto vada bene non serve a nulla.

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