29 giugno 2013

MORTA A TRIESTE L’ASTROFISICA MARGHERITA HACK

Posted in donne, Friuli Venzia-Giulia, Trieste tagged , , , , , , , , a 11:30 am di marisamoles

hack margherita
Si è spenta a 91 anni appena compiuti l’astrofisica Margherita Hack. Da una settimana era ricoverata all’ospedale di Cattinara a Trieste, città di adozione in cui viveva dagli anni Sessanta, dopo aver lasciato la Toscana di cui era originaria.

Era nata a Firenze il 12 giugno 1922.
È stata professoressa ordinaria di astronomia all’Università di Trieste dal 1964 al 1º novembre 1992 anno nel quale fu collocata “fuori ruolo” per anzianità.
È stata la prima donna italiana a dirigere l’Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo a rinomanza internazionale.
Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche, Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997.
Era membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei (socio nazionale nella classe di scienze fisiche matematiche e naturali; categoria seconda: astronomia, geodesia, geofisica e applicazioni; sezione A: Astronomia e applicazioni).
Ha lavorato in numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell’Esa e della Nasa.
In Italia, con un’intensa opera di promozione ha ottenuto che la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell’utilizzo di vari satelliti giungendo ad un livello di rinomanza internazionale.
In segno di apprezzamento per il suo importante contributo, le è stato anche intitolato l’asteroide 8558 Hack. (notizie dal Messaggero Veneto)

IL MIO COMMENTO

L’ultima volta che ho visto Margherita è stata in occasione della presentazione del libro, scritto a quattro mani con don Pierluigi Di Piazza, Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete (ne ho parlato QUI). Sì, l’ultima volta, perché ho sempre sentito la Hack come una di famiglia (era molto amica di uno zio di mio marito, grande scienziato scomparso negli anni Novanta), oltre ad essere una mia concittadina.
Nel novembre scorso l’ho vista molto affaticata, fisicamente. La mente no, quella era sempre vivace, lucida, così come la sua favella. Uso apposta questa parola così inusuale per la sua derivazione dal verbo latino fabulare, “parlare”, e perché ricorda la parlata toscana che nei cinquant’anni trascorsi a Trieste non aveva mai abbandonato.
Ma il suo parlare non era semplicemente trasmettere pensieri a voce, emettere suoni, era soprattutto affascinare. Ecco, questa è la dote che nell’astrofisica ho sempre apprezzato. Anche il suo modo di trasmettere il sapere, quasi sempre strettamente legato alla sua scienza, era dote poco comune.

Al di fuori della veste ufficiale, tuttavia, era una donna particolare. Schietta fino a rasentare l’insulto, quando qualcosa o qualcuno non la convinceva, arrogante ogni qual volta la sua determinazione le faceva scordare il concetto di diplomazia nei rapporti interpersonali. Ecco, questo era il lato di Margherita che non ho mai apprezzato. Appena poco più di un anno fa avevo espresso il mio disappunto sulla sua gestione di una vicenda personale – il mancato rinnovo della patente – in cui non aveva lesinato schiettezza e arroganza.

Era una grande scienziata, è cosa nota, com’era nota la sua simpatia politica per la sinistra e il suo ateismo mai tenuto nascosto, anzi, com’era sua abitudine, urlato. Molti tendono a considerare queste caratteristiche come imprescindibili: se uno crede nella scienza non può credere in Dio e preferibilmente deve essere comunista.
Non sempre è così. Lo scienziato suo amico, ad esempio, era un fervente cattolico. Ricordo ancora l’entrata quasi trionfale in chiesa, attraverso la navata centrale, rigorosamente in ritardo, in occasione del funerale di mio zio. Sprezzante di tutto e di tutti ma allo stesso tempo alla ricerca del primo piano, dell’attenzione generale. Pensai che dovesse essere stato per lei uno sforzo quasi titanico presenziare alla funzione religiosa. Ma l’amicizia non ha confini di fede o di ideali politici.

Leggo basita alcuni commenti all’articolo che Il Corriere dedica alla scomparsa della Hack. Sembra che il cordoglio debba essere espresso solo da quelli di sinistra e dagli atei. I credenti, invece, devono esultare perché della morte di una che ha sempre disprezzato Dio loro non si curano, anzi, le augurano di bruciare nelle fiamme dell’inferno.
Eppure Margherita aveva una profonda spiritualità, molto meno ipocrita rispetto a tanti che si professano credenti e poi gioiscono della morte di una persona. Essere comunisti non è una colpa, essere atei non è un peccato. Se uno è ateo non crede al peccato e chi ha fede, se solo ricorda l’insegnamento di Gesù (scagli la prima pietra chi è senza peccato), non può e non deve giudicare. La morte annulla tutto ciò che siamo stati e come lo siamo stati. Il resto non conta.

In un’intervista concessa a Marinella Chirico (la giornalista del Tg regionale del Friuli – Venezia Giulia che ha curato l’edizione del libro Io credo), a proposito della morte, Margherita Hack aveva espresso la sua condivisione della logica epicurea che sostiene quanto sia infondata la paura della morte perché quando c’è lei, noi non ci siamo (Dalla Lettera a Meneceo di Epicuro).

Non solo il suo sguardo è stato per tutta la vita elevato al cielo (anche negli ultimi tempi in cui si era incurvata a tal punto da dover usare le stampelle per muoversi), LEI era davvero figlia delle Stelle:

«Tutta la materia di cui siamo fatti noi l’hanno costruita le stelle, tutti gli elementi dall’idrogeno all’uranio sono stati fatti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioè queste stelle molto più grosse del Sole che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio il risultano di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Per cui noi siamo veramente figli delle stelle».
Intervista su Cortocircuito

Dopo la scomparsa di Rita Levi Montalcini, la dipartita della Hack costituisce la perdita di un’altra grande scienziata che ha accompagnato l’umanità nel passaggio dal XX al XXI secolo.

Ovunque tu sia, Margherita, riposa in pace.

VORREI CREPARE SENZA AMMALARMI“. L’INTERVISTA DEL VIDEO CORRIERE PER I 90 ANNI DELLA HACK

MARGHERITA RACCONTA LA SUA VITA. VIDEO CORRIERE

margherita hack don di piazza marinella chirico

IL RICORDO DI DON PIERLUIGI DI PIAZZA

Ho conosciuto personalmente Margherita Hack il 23 giugno 1993 quando l’ho invitata nella chiesa di Zugliano per una riflessione sul rapporto possibile fra fede e ateismo, piú direttamente fra persone che si considerano credenti e altre non credenti.
La motivazione che mi sollecitava partiva dalla percezione che, contrariamente a situazioni considerate definitive e congelate, le storie delle persone sono in movimento e che certo fideismo e certo ateismo specularmente si contrappongono nell’immobilità; che invece dalle due dichiarazioni il discorso, il dialogo, il confronto possono iniziare, approfondirsi, riscontrare differenze e convergenze.
CONTINUA A LEGGERE >>> [articolo del Messaggero Veneto]

L’ULTIMA INTERVISTA AL “PICCOLO”: «Urania Carsica va riaperta, è patrimonio della scienza» LINK

«Ti amo». Così all’alba Aldo, il compagno di una vita, ha salutato la sua Margherita. Articolo di Paola Bolis per Il Piccolo

«Il Credo di Margherita Hack: la vita, la morte, la malattia, il rifiuto delle cure», articolo di MARINELLA CHIRICO per il blog del Corriere la 27esima Ora

[la giornalista del Tg regione Friuli – Venezia Giulia, grande amica dell’astrofisica Margherita Hack, era al suo capezzale al momento della morte. Sulle pagine de Il Piccolo, quotidiano di Trieste, ha scritto un bell’articolo sull’amica scomparsa, non ancora leggibile on line. Nel necrologio la Chirico ha salutato Margherita chiamandola semplicemente Marga, soprannome che usava sempre nelle presentazioni del libro Io credo]

[ULTIMO AGGIORNAMENTO: 2 LUGLIO 2013; foto dal Messaggero Veneto]

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7 marzo 2010

SCUOLA: FESTA IN AULA, FANNO UBRIACARE IL COMPAGNO E ABUSANO DI LUI

Posted in adolescenti, cronaca, Friuli Venzia-Giulia, scuola, società, Trieste, violenza sessuale tagged , , , , , , , , a 9:03 pm di marisamoles

Ci sono notizie che non si vorrebbe mai leggere. Specialmente qui, in questo tranquillo angolo del nord-est in cui la cronaca nera, specie se interessa i minori, non è sempre così nera.
Quando varco il portone di scuola la mattina e guardo gli studenti arrivare a frotte, mi sento quasi fortunata: mi tengono la porta, mi chiedono scusa se involontariamente mi urtano, salutano quasi sempre … la maggior parte di essi è davvero educata. Poi ci sono sempre le eccezioni, non c’è da stupirsene. Ci sono quelli che tentano di fregarti l’ascensore sotto il naso (loro non possono usarlo, se non per giustificati motivi e con regolare autorizzazione firmata dal Dirigente Scolastico) o, appena mi vedono arrivare, fanno finta di zoppicare per salire con me. Qualcuno non saluta, è vero, anche degli ex allievi che, non si sa perché, ma non appena si smette di essere una loro insegnante, hanno chiuso qualsiasi rapporto. Ma è anche vero che ci sono colleghi non salutano mai, quindi non mi stupisco dei ragazzi che seguono l’esempio di certi adulti.

A scuola, in tutte le scuole, ci sono molti divieti: non si fuma all’interno dell’edifico scolastico, non si sporcano le aule e i corridoi, non si urla quando ci si trasferisce dalla propria aula in un laboratorio, non si fa chiasso aspettando che arrivi l’insegnante e si chiede sempre il permesso di uscire durante le ore. Quando non ci si comporta a dovere, scatta la nota e, nei casi più gravi, c’è la sospensione talvolta integrata dalle cosiddette “attività socialmente utili”. Nella mia scuola non c’è stato nessun cinque in condotta e dire che gli allievi sono quasi 1400. Non ci si può lamentare, dunque.

Quando si ha l’impressione di stare in un piccolo paradiso e si leggono fatti di cronaca raccapriccianti che accadono nelle altre scuole, allora ci si convince di essere fortunati. Ma a pochi chilometri da qua, a Trieste, è successo qualcosa che, almeno a me, sembra del tutto inconcepibile in questo piccolo angolo di mondo. Leggo sul quotidiano Il Piccolo che in un istituto superiore di Trieste un quindicenne, durante una festa in aula (!), è stato fatto ubriacare da quattro compagni suoi coetanei che poi hanno abusato di lui sessualmente.
Scuola e protagonisti sono top secret, com’è giusto che sia. E il fatto sarebbe passato sotto silenzio –pare, infatti, che nessuno si sia accorto dell’accaduto- se due dei ragazzini non si fossero pentiti e non avessero raccontato l’episodio alla Preside.

Quello che stupisce, però, è leggere che il fatto è accaduto nel corso di una festa svoltasi nell’aula al termine delle lezioni e pare che l’episodio si sia trasformato in un vero e proprio atto criminale per colpa anche di una cassa di birra entrata non si sa come nell’istituto scolastico.
A questo punto mi chiedo: come hanno fatto questi quattro delinquenti (mi si perdoni, ma è l’unico vocabolo che riesco ad usare per definirli) a portare addirittura una cassa di birra a scuola? E chi ha dato l’autorizzazione di fare una festa in aula al termine delle lezioni? Credo nessuno perché sarebbe davvero inconcepibile. Vale la pena di ricordare che gli allievi, a maggior ragione se minorenni, dovrebbero essere accompagnati fino all’uscita di scuola o quanto meno l’insegnante dovrebbe controllare che l’aula rimanga vuota prima di allontanarsi. E poi, i bidelli (ops, collaboratori scolastici!) dov’erano? Non si usa, forse, in quella scuola pulire e riordinare le aule al termine delle lezioni? E nessuno ha visto che nei locali veniva introdotta addirittura una cassa di birra?

Nell’articolo firmato da Claudio Ernè si legge che i quattro studenti autori delle violenze sono già stati cautelativamente allontanati dalla scuola, mentre il ragazzino che è stato coinvolto in questa vicenda ha bisogno di una assidua e prolungata assistenza psicologica. Deve superare l’incubo in cui incolpevolmente è stato sprofondato da ragazzi della sua stessa età.
Ora, senza voler risultare troppo critica, mi chiedo: forse qualche punizione, e magari un supporto psicologico, non farebbe bene anche agli insegnanti e al personale della scuola?

[foto da Repubblica.it]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 8 MARZO: SARA’ APERTA UN’INCHIESTA

Sulla Homepage del Il Piccolo di oggi, vengono resi noti i risvolti di questa sconcertante vicenda:

Presenteremo in Procura una denuncia per far aprire l’inchiesta sulle violenze sessuali esercitate su un ragazzo di 15 anni da quattro compagni di classe”. Lo ha affermato l’avvocato che assiste la famiglia della vittima. La vicenda che Il Piccolo ha reso nota risale a due settimane fa e nessuno finora aveva attivato né il sistema scolastico, né gli inquirenti. [LINK]

Nelle pagine interne, inoltre, si legge:

Deciso a rompere il muro d’omertà l’avvocato del ragazzo che ha subito violenze. Lunedì sarà aperta un’inchiesta. [LINK]

Io credo che sia il minimo pretendere di far chiarezza sul fatto. Ma, evidentemente, le scuole non si vogliono esporre: questa mattina a Buongiornoregione del Friuli-Venezia Giulia, la giornalista Marinella Chirico ha reso noto che, fatto il giro degli istituti superiori cittadini, la Polizia che sta indagando si è trovata di fronte ad una totale chiusura: pare che in nessuna scuola il fatto sia successo. A questo punto, quando la verità verrà a galla, le sanzioni non si faranno attendere. Trovo assolutamente disdicevole mettere a tacere un fatto così grave per coprire quelle persone -docenti e ATA- che hanno dimostrato uno scarso senso di responsabilità. Vale la pena di ricordare che la responsabilità penale è personale, come gia detto altrove. [LINK]

AGGIORNAMENTO ORE 20.44
Al Tg3 del Friuli-Venezia Giulia hanno smentito che il fatto sia accaduto in una scuola, tanto meno in una classe. Pare, infatti, che i protagonisti di questa sconvolgente vicenda frequentino una scuola professionale per l’edilizia e che l’atto di bullismo sia avvenuto in un cantiere dove gli studenti stavano facendo pratica, al termine di una giornata di lavoro.
Ora la faccenda sembra più credibile: si spiega, quindi, il motivo per cui alla polizia i Dirigenti delle scuole ispezionate avevano negato che il fatto fosse avvenuto nelle loro aule. D’altra parte, io stessa avevo espresso nel post il mio stupore in quanto non credo possa accadere qualcosa del genere nei locali scolastici al termine delle lezioni.
Ciò dimostra che alla stampa è meglio non dar credito, soprattutto quando mettono in prima pagina una notizia che attira l’attenzione dei lettori, senza prima aver appurato la corretta ricostruzione dei fatti riportati.
Mi scuso con i miei lettori e aggiungo che, indipendentemente dal luogo in cui si è attuato l’abuso nei confronti del giovane studente, il fatto in sé rimane gravissimo, specie per il coinvolgimento di ragazzi così giovani.

PER LEGGERE L’AGGIORNAMENTO DE IL PICCOLO (9 MARZO) CLICCA QUI.

8 febbraio 2010

ELUANA ENGLARO, UN ANNO DOPO

Posted in Cassazione, Eluana Englaro, eutanasia, Friuli Venzia-Giulia, intervista TG3, televisione tagged , , , , , , , , , a 4:56 pm di marisamoles

Il 9 febbraio 2009, alle ore 19 e 45, presso la struttura di assistenza per anziani “La Quiete” di Udine, il cuore di Eluana Englaro ha cessato di battere. Sulla città friulana, sconvolta per l’attenzione mediatica sul caso di Eluana, è calato il silenzio. Un silenzio rispettoso, dopo una settimana di chiasso, alimentato da chi, su opposti fronti, difendeva il suo diritto di morire o si scagliava contro il padre, Beppino Englaro, che aveva deciso di porre fine all’esistenza della figlia, immobile in un letto da ben diciassette anni.

Il caso Englaro ha scosso l’opinione pubblica e ha posto all’attenzione di tutti il problema della fine vita, la possibilità di scegliere se continuare un’esistenza nello stato vegetativo o propendere per la morte, sospendendo le cure e l’alimentazione forzata. In altre parole, si è discusso sulla necessità di un testamento biologico che in Italia manca, sull’autodeterminazione dell’individuo che ha il diritto di scegliere. Ma, come sappiamo, subito dopo la scomparsa di Eluana il dibattito sul testamento biologico è passato al silenzio, mentre per Beppino Englaro e l’equipe medica che aveva assistito Eluana nell’ultimo viaggio si apriva un iter legale, dovuto, secondo i giudici, ma assolutamente inutile secondo chi aveva appoggiato il padre aiutandolo nell’applicazione della sentenza della Corte di Cassazione.

L’accusa di omicidio volontario ha impegnato la Procura di Udine per alcuni mesi. La perizia medico-legale eseguita sul corpo di Eluana ha posto fine ad ogni dubbio: Eluana non si sarebbe mai ripresa dal come. Alla fine, l’archiviazione della denuncia e il proscioglimento di Beppino, De Monte e gli altri indagati.

Nel frattempo, però, Englaro non è stato a guardare inattivo questo accanimento nei suoi confronti: i suoi legali, in particolare l’avvocato Massimiliano Campeis, hanno indagato a loro volta, cercato su migliaia di siti internet chi, commentando o scrivendo nei blog, aveva chiamato “assassino” il padre di Eluana. Alla fine, una trentina di persone sono state individuate e denunciate ed è stato dato il via, per la prima volta in Italia, ad una civil action sullo stile americano che, qualora avesse successo, potrebbe fruttare parecchi milioni di euro di risarcimento. Con quei soldi, ha promesso Beppino, verrebbe finanziata l’attività dell’Associazione “Per Eluana” (questo il SITO). In attesa dei riscontri legali, l’associazione è già una realtà: è stata, infatti, presentata oggi stesso a Udine. Sul sito si legge che è presieduta da Beppino Englaro, fondatore insieme ad Amato De Monte, Massimiliano Campeis, Ferruccio Saro, Gabriele Renzulli. Soci onorari sono tutti gli infermieri che hanno contribuito ad esaudire la volontà di Eluana. Come finalità, si propone di tutelare il diritto individuale a una scelta libera e consapevole riguardo l’accettazione od il rifiuto dei trattamenti sanitari; garantire il rispetto della libertà e dignità personale, così come previsto dalla nostra Costituzione; educare ed informare sulle possibilità di cura offerte dalla medicina, ma anche sui suoi limiti; sostenere il riconoscimento e la validità delle dichiarazioni anticipate di trattamento; promuovere la conoscenza delle cure palliative e del loro ruolo nel migliorare la qualità di vita dei pazienti, favorendo in tal modo la concreta attuazione del principio di autodeterminazione.

Domani, giorno del primo anniversario della scomparsa di Eluana, a Paluzza, paesino della Carnia di cui è originaria la famiglia e nel cui cimitero riposa la ragazza, sarà celebrata una messa di suffragio, alle 8 e 30. Beppino non ci sarà, così come non è stato presente alle esequie un anno fa. Giustifica così la sua assenza: Quando ci vado [sulla tomba di Eluana, Ndr] voglio essere sempre e solo con lei, per me questa è una condizione sacra. Solo così riesco ad avere un po’ di intimità con lei.

Questa mattina, ospite a Buongiornoregione (tg3 del Friuli Venezia-Giulia), intervistato da Marinella Chirico, la stessa giornalista che il giorno prima della morte era stata ammessa al capezzale di Eluana, Englaro ha detto di essere a posto con la sua coscienza. Ha tenuto a precisare: Rifarei tutto quanto fatto, senza cambiare una virgola. Perché nella trasparenza e nella legalità in cui abbiamo deciso di muoverci, non c’erano altre strade percorribili.
Quando Marinella Chirico gli ha chiesto come fosse Eluana, il padre ha risposto: La creatura più straordinaria mai incontrata nella mia vita.

[fonte: Messaggero Veneto]

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16 aprile 2009

PROTOCOLLO RISPETTATO PER LA MORTE DI ELUANA ENGLARO

Posted in Cassazione, cronaca, Eluana Englaro, intervista TG3, Legge, testamento biologico tagged , , , , , , , , , a 4:10 pm di marisamoles

La perizia medico-legale, riguardante gli accertamenti sulle modalità con cui si è proceduto alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione ad Eluana, depositata alla Procura di Udine , non contiene né sorprese né novità di rilievo: la giovane donna, morta a Udine il 9 febbraio 2009 dopo aver vissuto per diciassette anni in uno stato di coma persistente, è stata accompagnata alla fine dei suoi giorni in modo regolare. In altre parole, il protocollo che il padre, Bebbino Englaro, aveva elaborato attraverso i suoi legali, avvocati Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis, è stato rigorosamente seguito dall’equipe medica, diretta dl professor Amato De Monte, che ha assistito fino all’ultimo la giovane ricoverata presso la casa di riposo “La quiete” di Udine.

Vale la pena ricordare che il comportamento professionale di De Monte era stato fin da subito oggetto d’indagine da parte dell’Ordine di Medici di Udine che, tuttavia, non aveva rilevato alcuna scorrettezza. In seguito, sempre il professor De Monte, la sua equipe e lo stesso Beppino Englaro erano stati indagati – e lo sono tuttora, in quanto le indagini non sono concluse – dalla Procura del capoluogo friulano per “omicidio volontario”. Ciò, a detta della Procura stessa, si configurerebbe come atto dovuto a seguito dei numerosi esposti giunti al magistrato competente da parte di singoli cittadini o associazioni che hanno interpretato il gesto dell’Englaro, quello di procurare la morte alla figlia in stato vegetativo, come un vero e proprio omicidio. Tutto ciò, nonostante la Corte d’Appello di Milano, in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione depositata nell’ottobre 2008, abbia dato piena facoltà al papà di Eluana di procedere alla sospensione dell’alimentazione e idratazione alla giovane figlia.

La controrisposta di Englaro è stata la minaccia di querele nei confronti di quanti l’hanno ingiuriato attraverso tutti i mezzi informativi, web compreso. Una sorta di civil action, come l’hanno chiamata i legali della famiglia, sul modello americano che, se dovesse andare a buon fine, frutterebbe un bel po’ di milioni di euro da utilizzare per l’associazione “Per Eluana”, nel frattempo fondata da Beppino, e per finanziare la battaglia sul testamento biologico. Viste le proposte fatte a questo riguardo dal Parlamento, che escluderebbe la possibilità di interrompere la nutrizione al malato grave, la battaglia in effetti si prospetta alquanto dura.

Tornando alla perizia medico-legale, affidata dal procuratore di Udine Antonio Biancardi al dottor Gastone Zanette, ricercatore di Anestesiologia e Rianimazione dell’università di Padova e al professor Enrico Facco, essa non mette in dubbio la regolarità delle procedure attuate dall’equipe di De Monte ed esclude che la morte di Eluana sia stata in qualche modo accelerata. D’altra parte, le condizioni della giovane erano peggiorate già nella giornata di domenica 8 febbraio, lo stesso giorno in cui al suo capezzale era stata ammessa la giornalista del TG3 del Friuli Venezia – Giulia, Marinella Chirico, che aveva testimoniato quanto fossero penose le condizioni della paziente ormai in fin di vita.
Nella perizia si legge, inoltre, che la “somministrazione degli attuali farmaci sedativi non può essere ritenuta causa o concausa della incapacità di alimentazione naturale di Eluana Englaro”, come sostenuto in alcuni esposti. Al contrario, il trattamento farmacologico “rientra nei compiti del personale che assiste la paziente durante l’attuazione del processo di interruzione”. È stata, inoltre, fatta una prova sulla capacità di Eluana di deglutire, somministrando alla giovane mezzo cucchiaino di acqua naturale; la reazione, un forte accesso di tosse, ha confermato che la ragazza non era in grado di alimentarsi in modo naturale cosa che, tra l’altro, avrebbe evitato l’utilizzo del sondino nasogastrico.

Ogni dubbio, dunque, è stato fugato: la perizia scagiona De Monte poiché, come si legge nel documento, «non esiste alcun elemento che possa dare adito a dubbi relativi a ipotetiche inottemperanze nella condotta del personale che ha assistito Eluana Englaro negli ultimi giorni della vita, che si è spenta in modo silenzioso e senza apparenti segni di sofferenza».

Un capitolo chiuso, per ora. Rimane da attendere i risultati della lunga e minuziosa indagine che la Procura di Udine sta effettuando su Englaro e l’equipe medica, indagine che potrebbe concludersi con l’archiviazione del caso, visti anche gli esiti della perizia medico – legale. Almeno, questa è la speranza che personalmente nutro perché, qualunque sia il giudizio che su Englaro ognuno di noi possa avere, rimane il fatto che sia un uomo che ha sofferto e continua a soffrire e, soprattutto, dalla Legge ha sempre qualcosa da aspettarsi, visti gli anni di iter legale già passati per “rendere giustizia” alla sua Eluana.

[fonte principale: messaggeroveneto.it, articolo non firmato del 16 aprile 2009]

27 febbraio 2009

CASO ENGLARO: INDAGATO PER OMICIDIO VOLONTARIO IL PAPÀ DI ELUANA

Posted in Cassazione, cronaca, Eluana Englaro, Friuli Venzia-Giulia tagged , , , , , , a 10:17 am di marisamoles

Dopo le notizie poco confortanti dei giorni scorsi, che vedevano un’indagine in corso, da parte della Procura di Udine, per violazione dell’articolo 650 del Codice Penale che concerne l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria, in relazione alle fotografie scattate ad Eluana nei giorni di ricovero a “La quiete” di Udine, è di questa mattina la notizia che anche Beppino sarebbe indagato. L’ipotesi di reato, tuttavia, che non ha nulla a che fare con le foto, sarebbe addirittura di omicidio volontario.
Ne dà notizia il Messaggero Veneto, quotidiano friulano, che in merito alla vicenda afferma che altri sarebbero sotto inchiesta per lo stesso motivo: 14 persone, a partire dal primario anestesista Amato De Monte e, a seguire, tutti gli infermieri che hanno seguito Eluana durante la sospensione dell’alimentazione e idratazione.

Rimane da chiarire, però, il fatto che se l’iter legale, nell’applicazione della sentenza della Corte di Cassazione, è stato rispettato, come mai la vicenda dal punto di vista giudiziario sia appena iniziata, esattamente quando tutto sembrava tranquillo. All’indomani dell’autopsia, infatti, lo stesso procuratore generale di Trieste aveva dichiarato che non si erano riscontrate anomalie di sorta e che il protocollo previsto dall’applicazione della sentenza era stato rispettato.

Pare, comunque, che non vi siano collegamenti tra quest’inchiesta e le indagini volte ad appurare che gli scatti fotografici, voluti dallo stesso Beppino a corredo della cartella clinica della figlia, non violassero l’articolo del Codice Penale succitato. Nella serata di ieri, infatti, la Procura Generale di Trieste ha dato disposizione agli inquirenti di restituire le fotografie scattate dal reporter Francesco Bruni, a sua volta indagato per la stessa ipotesi di reato, insieme alla giornalista Marinella Chirico, un’infermiera e il professor De Monte. Il sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste, Federico Frezza, non ha convalidato il sequestro delle foto scattate confermando quanto già sottolineato dal legale della famiglia Englaro, avvocato Giuseppe Campeis e dallo stesso Beppino Englaro, ovvero la possibilità per il padre di Eluana, in qualità di tutore, di poter decidere per la tutela della privacy della figlia anche in deroga ai divieti previsti nel protocollo.

A questo punto è ipotizzabile che le indagini, nelle settimane successive la morte di Eluana, abbiano silenziosamente e discretamente continuato il loro corso, fino alla notizia di due giorni fa, relativa alla violazione della privacy. D’altra parte, il procuratore di Udine Antonio Biancardi aveva detto all’indomani della morte di Eluana: “Valuterò personalmente tutti gli esposti che sono stati presentati e cercherò prove a conferma dei reati ipotizzati in essi”. Lo stesso avvocato Giuseppe Campeis, che difende De Monte, subito dopo il decesso della Englaro aveva affermato: “Adesso comincia la vera inchiesta giudiziaria”. Come precisa il Messaggero Veneto, “finora nessuno è stato raggiunto da informazioni di garanzia perché al momento per l’inchiesta non si sono resi necessari atti ‘esterni’ che comportassero le garanzie difensive”.

Se gli esposti di cui parla Biancardi non sono serviti a fermare la “macchina di morte” che ha portato Eluana alla fine della sua esistenza terrena, possono ora infamare ulteriormente il nome di Beppino e di molti professionisti che hanno avuto il coraggio di dire sì e di compiere quell’atto di pietà che il padre di Eluana chiedeva per la figlia. Ora che la giovane donna riposa in pace, la pace stessa non è dono che possa essere attribuito a chi ha lottato per lei fino a scontrarsi con l’opinione pubblica e la politica. Un atto coraggioso, certo, ma per la Legge anche il coraggio può diventare reato.

25 febbraio 2009

FOTO DI ELUANA: INDAGATO IL PROFESSOR AMATO DE MONTE

Posted in Cassazione, cronaca, Eluana Englaro, eutanasia, Friuli Venzia-Giulia, intervista TG3, Legge tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 3:55 pm di marisamoles

Sulla triste vicenda di Eluana Englaro non è ancora calato il silenzio. Mai avremmo pensato che ora, dopo che tutto è finito, dopo che il suo cuore ha smesso per sempre di battere, si parlasse ancora di lei, della sua vita e della sua morte.

Elauna, morta lunedì 9 febbraio alle 19 e 45 presso la struttura di assistenza per anziani “La Quiete” di Udine, ha trascorso i suoi ultimi giorni assistita dal professor Amato De Monte, primario di Anestesia dell’Ospedale del capoluogo friulano. A lui era stato affidato il compito di portare Eluana da Lecco a Udine e di applicare il protocollo per la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione della giovane, nel rispetto della sentenza della Corte di Cassazione che, dando ragione al padre di Eluana, Beppino Englaro, aveva accolto l’istanza più volte rigettata da altri tribunali.

Chi non ricorda le parole del professor Amato, a commento della sua esperienza; lui, medico, abituato a confrontarsi ogni giorno con la vita e la morte, si era definito “devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino. Tutta la società civile – aveva aggiunto – dovrebbe riflettere sullo scollamento tra il sentire sociale e la posizione della politica e della chiesa sul tema della vita vegetale.”

Subito dopo la morte di Eluana, De Monte era stato convocato presso l’Ordine dei Medici di Udine per essere “interrogato”; un atto dovuto, avevano detto. Tant’è che nessun capo d’imputazione era emerso, né per la Procura né per l’Ordine. Caso chiuso, dunque. Almeno così credevamo.
Oggi, tuttavia, il nome del professor De Monte è ricomparso sulle pagine della stampa: autorizzato dalla famiglia, il medico avrebbe scattato delle foto definite “cliniche” al povero corpo di Eluana, a testimonianza di quanto stesse accadendo nel segreto della camera che ha ospitato la ragazza negli ultimi giorni di vita. Un segreto violato, a quanto pare, visto che la Procura di Udine, dopo aver ascoltato dei testimoni, persone che a quella camera avevano libero accesso – l’equipe, fra medici e paramedici, era costituita da circa quindici persone – ha emesso un avviso di garanzia nei confronti del medico. Il reato ipotizzato sarebbe, secondo i carabinieri che indagano sul caso, la violazione del articolo 650 del Codice Penale che concerne l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Vale a dire che scattare quelle fotografie significa violare il protocollo legale – lo stesso voluto da Beppino Englaro – che imponeva, tra l’altro, il rispetto della privacy. Fra i vari divieti c’era anche quello di scattare fotografiche o video per mezzo di fotocamere o telefonini. Bisogna precisare, tuttavia, che tali regole erano state determinate dalla famiglia, assieme ai suoi legali, con preciso riferimento a terzi e per tutelare la ragazza dalla curiosità morbosa che avrebbe potuto manifestarsi nei suoi confronti nonché da occhi indiscreti.

Gli inquirenti, però, sono del parere che il divieto valesse anche per i familiari e per tutte le persone che hanno assistito Eluana nei suoi ultimi giorni a “La Quiete”. Di parere opposto è l’avvocato udinese Giuseppe Campeis, uno dei legali di Beppino, che conferma la validità delle regole sulla privacy solo in riferimento a terze persone; ribadisce, inoltre, che la decisione di far scattare le fotografie è stata presa per testimoniare quanto stesse effettivamente avvenendo all’interno della stanza di Eluna nel periodo compreso tra il suo arrivo, la notte del 2 febbraio, e il suo decesso, la sera del 9.

Insomma, pare che un provvedimento preso per tutelare gli ultimi giorni di Eluana si ritorca contro chi l’ha voluto. Per ora si sa che il rullino non è stato sviluppato e che è possibile che la Procura chieda il sequestro della macchina fotografica. Le indagini nel frattempo proseguono: in queste ore, a Udine, sono state infatti sentite alcune persone, dal servizio d’ordine che ha fatto la guardia sulla porta della casa di riposo 24 ore al giorno nel periodo della permanenza di Eluana nella struttura udinese, fino a chi ha avuto accesso, su specifica autorizzazione, alla stanza della donna in stato vegetativo persistente durante i giorni di sospensione dell’alimentazione e idratazione che ha protratto la sua vita fin dal 18 gennaio 1992, giorno in cui un incidente d’auto le aveva impedito per sempre il ritorno a casa.

AGGIORNAMENTO DEL POST. 26 febbraio 2009

L’indagine sulle foto scattate ad Eluana si allarga. Altre tre persone risultano indagate: la giornalista Marinella Chirico che domenica 1 febbraio era stata invitata da Beppino Englaro a trascorrere qualche ora nella stanza della figlia, il fotogiornalista Francesco Bruni e l’infermiera Cinzia Gori, compagna del dottor Amato De Monte.

Bruni avrebbe già consegnato spontaneamente le foto ai carabinieri, mentre per le foto scattate da De Monte è stata chiesta l’acquisizione alla Procura della Repubblica di Udine. «Le foto sono state consegnate dal medico alla famiglia Englaro – spiega l’avvocato di Englaro, Giuseppe Campeis – e sono ora custodite da Beppino Englaro che non ha alcuna nessuna intenzione di consegnarle senza un atto di sequestro». E su questo il Procuratore Antonio Biancardi dovrebbe decidere nei prossimi giorni.

Una battaglia legale, dunque, si profila da parte degli avvocati di Englaro, convinti che non vi sia stata alcuna violazione della legge in quanto, ribadiscono, si tratterebbe di “fotografie cliniche” che sarebbero state scattate proprio su richiesta del papà di Eluana. A confermare ciò è lo stesso professor Vittorino Angiolini, legale della famiglia e collega dell’avvocato udinese Campeis; ora si teme, sempre secondo i legali, che a seguito delle iniziative intraprese dalle forze dell’ordine le foto possano essere rese pubbliche. In tal caso, la famiglia «si riserva ogni azione giudiziaria a tutela della privacy di Eluana».

Intanto nemmeno le polemiche si placano. Il neurologo Gianluigi Gigli, ordinario di Neurologia all’Università di Udine e operante presso la locale Azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia, si dice sconcertato dagli avvenimenti delle ultime ore. «Solo in una piccola città come Udine ed in una piccola regione come il Friuli, – afferma – avrebbe potuto determinarsi una concentrazione di poteri tanto compatta da essere impermeabile a ricorsi, ispezioni ministeriali, Nas e polizia». Non dimentichiamo che il medico in questione si era fatto promotore del Coordinamento friulano “Per Eluana e per tutti noi” e che sia prima della morte della donna, sia dopo la sua scomparsa aveva sparato a zero contro tutti coloro che si erano prodigati affinché la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, come previsto dalla Corte di Cassazione, fosse applicata.

11 febbraio 2009

MESSA IN DUBBIO DALLE PAROLE DELLE SUORE DI LECCO LA TESTIMONIANZA DI MARINELLA CHIRICO SU ELUANA

Posted in cronaca, Eluana Englaro, intervista TG3 tagged , , , , , a 10:17 pm di marisamoles

Mi ero ripromessa di non scrivere più su Eluana. Sdegnata dal circo mediatico che si è venuto a creare sulla sua triste vicenda, avevo invocato il silenzio, quello stesso silenzio che con un filo di voce papà Beppino aveva implorato. Lui ora tace, non ha più la forza di parlare, rinuncia perfino ad assistere al funerale della figlia per sottrarsi all’assalto dei giornalisti. Nemmeno un po’ di rispetto per un uomo che soffre, per una famiglia trincerata nel suo dolore. Nemmeno i commenti cattivi si smorzano. Qualcuno ha ancora fiato per gridare il proprio disprezzo. Ancora malignità: su Beppino, sui medici che hanno accompagnato Eluana al traguardo finale di una vita già spenta da diciassette anni, sulla casa di riposo ove l’inaudito “assassinio” si è compiuto, sulla Procura di Udine che non ha saputo o voluto trovare qualche appiglio per fermare la “macchina di morte” allestita nella camera della donna, sui laici che difendono la legge e chiamano “giusta” la sentenza della Cassazione … Perfino un politico di riguardo, niente meno che il Presidente del Senato Alfano, ha provocatoriamente detto che “Eluana è morta di sentenza”. Non sa, Alfano, che al di là del tono polemico, ha affermato l’unica verità accettabile. Per quella sentenza papà Englaro si è battuto, fino allo stremo delle forze. Sì, una sentenza ha “condannato a morte Eluana”, se volete, ma un incidente diciassette anni fa l’aveva “condannata a vivere”.

Ieri ho pubblicato un articolo sulla testimonianza di Marinella Chirico, l’unica giornalista del TG3 Regionale che ha potuto vedere Eluana un giorno prima della sua fine. L’esperienza “devastante” della giornalista è stata raccontata con voce commossa, con uno sguardo triste che, per chi conosce Marinella e la vede quasi quotidianamente dietro alle telecamere del TG, non rientra nel suo aspetto naturale. È quasi sempre sorridente, Marinella Chirico, l’aspetto è sereno e lo sguardo è luminoso. L’aver visto Eluana ha completamente trasformato i tratti del suo viso.

Englaro aveva fermamente voluto che la giornalista vedesse Eluana per smentire, finalmente, le male voci, per porre un freno alle inaudite malignità che per giorni sono state dette sul suo conto. Eppure oggi c’è qualcuno che smentisce le parole di Marinella Chirico, che insinua il sospetto che tutto sia stato pilotato, che la testimonianza sia falsa, inventata.

Oggi sul quotidiano “Avvenire” è comparso un articolo che mette in dubbio la sincerità di Marinella. Il titolo è: «Deturpata? Era bella, sette giorni fa». Sembra che questo sia stato il commento delle suore di Lecco che a lungo hanno accudito Eluana. Secondo Suor Angela : «Non è possibile che Beppino abbia detto questo, forse si riferiva a questi ultimi giorni, dall’arrivo a Udine, ma come può essere cambiata così. […] Da qui è andata via che era bella del resto verranno pur fuori le cartelle cliniche, basterà andare a leggere l’ultimo bollettino di Defanti prima della partenza da Lecco. È scritta ogni cosa, qui in collaborazione con lui si seguiva un percorso ben preciso e dettagliato, risulterà tutto».

Ma poi la giornalista di “Avvenire” va oltre e insinua un altro sospetto, facendo finta di credere alle parole di Marinella. Verso la fine dell’articolo si legge: “A questo punto, però, di «ferocissimo e crudele» c’è solo un terribile sospetto: se davvero una settimana nella casa di riposo di Udine è bastata, come dice la Chirico, a fare di Eluana un corpo la cui vista era ‘devastante’, che cosa le hanno fatto? Come si distrugge in sette giorni un equilibrio stabile da quindici anni? Per Eluana ormai non c’è più nulla da fare, ma a chi di dovere ora almeno l’obbligo di far emergere tutta la verità. “

Già, la verità. Ma qual è la verità? A questo punto mi rammarico che Beppino Englaro non abbia voluto che le telecamere entrassero insieme a Marinella Chirico in quella camera e riprendessero il corpo immobile di Eluana. Nulla a che vedere, evidentemente, con la descrizione che sempre il quotidiano “Avvenire” pubblicò il 3 febbraio. “E intorno al suo corpo si davano da fare a turno quattro fisioterapisti: non stava mai ‘ferma’, Eluana, grazie a loro, e così braccia e gambe erano tornite, non avvizzite e magre, il viso era paffuto, la pelle morbida come un velluto. Ogni giorno le suore la spalmavano di creme e pettinavano i suoi capelli ancora nerissimi… anche Eluana come tutti noi quando era sera chiudeva i grandi occhi neri e si addormentava. Notte e giorno, veglia e sonno, senza confondersi mai, e al calare del buio anche il suo corpo chiedeva riposo alla fine di una giornata come tante. Un sonno tranquillo, senza incubi …”.

Ormai si è addormentata per sempre, Eluana. Forse la “verità” non interessa più a nessuno perché l’opinione pubblica sarà sempre divisa, ci sarà sempre chi griderà a gran voce che è stata “uccisa” e chi sussurrerà, per rispetto del dolore di chi è rimasto, che finalmente ha raggiunto la pace. Un sonno tranquillo, ora sì, senza incubi.

10 febbraio 2009

ELUANA NON ERA PIÙ QUELLA: LA TESTIMONIANZA DELL’UNICA GIORNALISTA CHE L’HA VISTA

Posted in cronaca, Eluana Englaro, intervista TG3 tagged , , , , , , , , a 9:58 pm di marisamoles

Marinella Chirico, giornalista della sede Rai di Trieste, anche grazie alla conoscenza che la lega alla famiglia Englaro, ha potuto vedere Eluana domenica pomeriggio. «Mi era stato chiesto di vedere Eluana – ha raccontato Marinella Chirico – anche perché si erano accese delle critiche ferocissime sul vero e reale stato di Eluana e questa polemica continuava a crescere e di ciò Beppino era profondamente ferito e angosciato per non essere creduto. E quindi mi hanno chiesto – come professionista dell’informazione, ma anche come persona di fiducia – che entrassi nella stanza dove c’era Eluana».
Visibilmente commossa, ai microfoni del TG3 (ma l’intervista è stata trasmessa anche dagli altri telegiornali), ha raccontato la sua esperienza. Ha passato tre ore circa nella camera di Eluana, alla casa di riposo “La quiete” di Udine, in compagnia dello zio della donna, Armando. Quando le è stato chiesto di descrivere ciò che ha visto, Marinella Chirico ha detto: “L’impatto è stato fortissimo e posso dire che Eluana è esattamente come si può immaginare possa essere una donna in stato vegetativo da 17 anni: irriconoscibile, assolutamente irriconoscibile rispetto alle foto che si vedono, una donna completamente immobile che gli infermieri e i sanitari erano costretti a spostare ogni due ore per evitare che il corpo si piagasse. Le orecchie però avevano delle lesioni in quanto unica parte che non si poteva tutelare.”
Quando alla giornalista è stato chiesto cosa ha provato, la risposta è stata: “Un’esperienza devastante, emotivamente molto forte”. Le stesse parole con cui si era espresso anche il dott. Amato De Monte, l’anestesista che ha seguito Eluana fino alla morte, che prima di quella sera piovosa del 2 febbraio, prima che il corpo di Eluana fosse caricato sull’ambulanza a Lecco, non aveva mai visto. Di lei, come tutti noi, aveva visto solo le foto che il padre aveva autorizzato a divulgare, quelle stesse foto che in un numero infinito di servizi tele giornalistici abbiamo viso sistemate nei portaritratti ben allineati su un mobile di casa Englaro. Quella stessa casa da cui Eluana era uscita il 17 gennaio 1992, per non tornare mai più.

Le uniche parole papà Beppino ha voluto dirle alla stessa giornalista. Ma non al microfono; ha preteso che l’intervista fosse ripresa lasciando le voci in sottofondo e che Marinella Chirico riferisse le sue parole montando il servizio successivamente. Un Beppino stanco, solo. Le uniche parole che si percepiscono nettamente sono: “Non parlo più non voglio più parlare. L’ho fatto per tutti questi anni per Eluana che era e resta il primo pensiero mio e di mia moglie.” Poi si è recato all’obitorio dove dalle 16 di questo pomeriggio si trova Eluana. Eluana, sì, non il suo corpo. Ho invertito apposta le due parole: finché ho parlato di lei viva, ho usato la parola “corpo”, perché quello e solo quello era Eluana; ora posso chiamarla per nome perché solo adesso, libera da quella immobile prigione, lei è viva. Non so dove, non so con chi, ma so che da qualche parte c’é.
Pochi minuti soltanto Beppino ha passato nella stanza in cui si trovava la figlia, in attesa dell’autopsia. Un atto dovuto, dicono. Intanto il dott. Amato De Monte è convocato dall’Ordine dei medici per giovedì mattina. Anche questo, dicono, è un atto dovuto. È la prassi. Ma c’è chi mormora, e anche chi lo dice a voce alta, che la morte di Eluana, arrivata così in fretta, così inattesa, proprio il giorno prima che si dibattesse il Disegno di Legge al Senato, è sospetta. Addirittura un frate della chiesa vicina alla casa di cura “La quiete”, un frate dico, ha insinuato che qualcuno forse ha accelerato la fine di Eluana, volutamente. C’è forse chi pensa ad un’iniezione letale, come quelle che si fanno ai condannati a morte in America. Per questo, precisano, bisogna fare anche gli esami tossicologici.

Sospetti, maldicenze, tutto come prima, tutto come quando Eluana era ancora ferma immobile nel letto, anche se respirava autonomamente, apriva e chiudeva gli occhi. Già, perché un cuore che batte fa di un corpo immobile un corpo vivo.
Dalla Procura di Trieste rassicurano che non c’è alcun procedimento in corso, tutto regolare. Anche le ispezioni volute dal Presidente della Regione Tondo pare abbiano avuto esito negativo. Nulla da nascondere, quindi. Anche la Presidente de “La Quiete” appare tranquilla. In un’intervista del TG3 Regione ha affermato che non si è pentita di aver ospitato Eluana, perché aveva bisogno di essere liberata dal suo stato. Quando le è stato chiesto dalla giornalista come avesse trovato Eluana, ha risposto: “Non l’ho mai vista, non l’ho voluta vedere” e la voce sembrava lì lì per spezzarsi dalla commozione.

Non ci sarà un funerale per Eluana, solo una benedizione. La salma sarà cremata e tumulata nel piccolo cimitero di Paluzza, paese carnico di cui è originario Beppino. Riposerà accanto al nonno Giobatta che l’adorava.

Concludo con la preghiera che Monsignor Pietro Brollo, arcivescovo di Udine, ha rivolto alla donna non appena saputo della sua morte:

«Ora la tua mano è diventata fredda, ma il Signore della vita la sta stringendo ancora con amore di Padre per condurti nella sua casa, perché tu possa godere la pienezza della vita. Vita che è suo dono di pace, di serenità, di felicità eterna. Lo stesso Signore conceda a noi un cuore capace di amare sempre la vita, di perdonare e di ritrovare la forza di vivere da fratelli».

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