8 marzo 2011

I DOCENTI PROTESTANO: NIENTE TEST INVALSI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , , , , a 11:12 am di marisamoles

Ho già avuto modo di esprimere il mio parere sull’utilità o meno dei test InValsi. Tuttavia, la mia contrarietà era rivolta, in particolare, alla proposta avanzata dal ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, di utilizzate i risultati dei test InValsi per la promozione del merito degli istituti scolastici.

Allora mi ero allineata all’opinione espressa dal professor Giorgio Israel, secondo il quale l’Invalsi deve restare rigorosamente fuori dalla valutazione dei docenti e anche l’ipotesi di fare degli utenti, cioè studenti e famiglie, i principali attori della valutazione della scuola e dei docenti, è una “scorciatoia illusoria” anche perché esposta a gravi errori. (LEGGI L’ARTICOLO)

Ora vengo a sapere che i Cobas propongono una specie di sciopero bianco, invitando i Collegi dei Docenti delle varie scuole a rifiutare la somministrazione dei test in questione. (QUI IL FAC SIMILE DELLA DELIBERA)
Fra le motivazioni si legge:

I test sono uno strumento solo apparentemente oggettivo (se decontestualizzati non possono che rilevare parzialità inficianti);
•veicolano una cultura frantumata e nozionistica (tutto il contrario di quanto si è andato affermando nella scuola: approfondimento, collaborazione, progettazione, verifiche mirate e articolate);
provocano ansia e agevolano solo alcuni, tagliando fuori i più abituati a contestualizzare, chiarire e approfondire;
•non tengono conto delle varie e diverse intelligenze;
•risultano avulsi rispetto alle progettazioni interne alle varie scuole (il modello uguale per tutto il territorio nazionale non può prevedere percorsi particolari);
•sono del tutto estranei alla nostra cultura e vengono, senza alcuna mediazione né contesto, importati dai paesi anglosassoni (che stanno cercando di liberarsene) e implementati forzosamente;
•diventano motivo discriminante tra classi e insegnanti;
•rischiano di fornire un quadro distorto della realtà “scuola”, nel momento in cui vanno ad influire sulla carriera e sulla dignità professionale degli insegnanti e mirano a valutare il merito degli studenti;
•il sistema nazionale di valutazione spinge a standardizzare l’insegnamento, uniformando le scelte didattiche alle richieste dei test, senza più tener conto delle caratteristiche del territorio, delle singole classi e dei singoli alunni, riducendo drasticamente il pluralismo nella scuola;
•Spingono i docenti a modificare la propria programmazione, elaborata sulla realtà concreta della classe, piegandola invece all’addestramento ai quiz

Ho già evidenziato in grassetto le parti sulle quali mi sento di concordare. Tuttavia, al di là della validità delle motivazioni che spingerebbero al rifiuto di questo tipo di strumento di valutazione, che certamente ha i suoi limiti, non mi sento di esprimere la condivisione del rifiuto della somministrazione dei test. Questo perché, a parte il fatto che non hanno mai fatto male a nessuno, la presa di posizione dei Cobas assume dei contorni che possono venir letti, specie da chi non ha delle specifiche competenze sul mondo della scuola, come l’ennesimo rifiuto dei docenti di farsi valutare. Perché, è innegabile, dai risultati del test InValsi si è sempre letta, tra le righe, l’efficacia o meno della didattica. Fatto questo che parte da presupposti errati in quanto, come già sottolineato nelle motivazioni espresse dai Cobas contro la somministrazione dei test, non è possibile prestar fede ai risultati scarsamente oggettivi e, soprattutto, difficilmente adattabili alle molteplicita dei contesti.

Detto questo, anche a costo di sottoporre i nostri studenti all’ansia da prestazione, di costringere i docenti ad allenare i discenti a superare i test, perdendo di vista le peculiarità dei singoli programmi e delle diverse azioni didattiche, sempre adattate ai singoli contesti, manifesto la mia decisa contrarietà alla mozione dei Cobas proprio perché non si pensi che la scuola italiana, e i docenti in particolare, ha il terrore di essere valutata.

Piuttosto, mi auspico che vengano elaborate, prima o poi, delle prove nazionali che si adattino alla specifica realtà della scuola italiana, anche se sarebbe in ogni caso assai difficile trovare uno strumento di valutazione che sia adattabile ad ogni singola scuola e regione.

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28 febbraio 2011

GELMINI-BRAMBILLA: 6 EURO A TESTA AGLI STUDENTI PER LE GITE DELL’UNITÀ D’ITALIA

Posted in 150 anni unità d'Italia, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, viaggio d'istruzione tagged , , , , , , , , a 9:38 am di marisamoles

Come credo sia noto, quest’anno la maggior parte dei docenti delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado ha aderito ad una specie di “sciopero bianco” rinunciando ad accompagnare gli allievi nei viaggi d’istruzione (leggi “gite”). QUI ne ho spiegato le motivazioni.
Visto che tale decisione ha comportato un notevole danno alle agenzie turistiche che ogni anno incassano, proprio grazie alle “gite”, circa 650 milioni di euro, il ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, e quello del Turismo, Michela Brambilla, hanno reso noto che, per sostenere il progetto “Dai Mille a un milione di studenti alla scoperta dell’unità d’Italia”, verranno stanziati 6 milioni di euro a favore delle scuole che vorranno visitare i luoghi storici del Risorgimento italiano.

Le proposte da parte delle scuole interessate al progetto dovranno essere presentate dall’11 marzo al 15 aprile, mentre le gite potranno essere realizzate per tutto il 2011.
Secondo il ministro Gelmini tale finanziamento consentirà di ridurre la spesa che le famiglie dovranno sostenere per i viaggi; aver recuperato questi soldi in un momento di tagli e di difficoltà economiche è un fatto estremamente positivo.

Il problema, tuttavia, pare essere sempre quello: chi accompagnerà le classi sui luoghi del Risorgimento? Il progetto Gelmini-Brambilla basterà per indurre i docenti, che hanno già manifestato l’intenzione di bloccare le gite, a fare dietro front? Io ne dubito molto, nonostante ritenga che lo sforzo dei ministri sia lodevole. Tuttavia, a conti fatti, considerando che gli studenti italiani sono circa un milione e lo stanziamento è di appena 6 milioni, posto che tutte le scuole aderiscano al progetto portando tutti gli studenti nei luoghi che hanno contrassegnato l’impegno dei nostri avi nel fare dell’Italia un Paese unito, la cifra pro capite sarebbe di appena 6 euro. Troppo poco per essere un contributo a favore delle famiglie che risparmierebbero una miseria, più o meno il costo di un pranzo al sacco.

Andare in gita, però, implica pagare i trasporti (sia il treno che il pullman hanno dei costi eccessivi), gli ingressi ai musei o alle mostre nonché le guide, visto che recentemente degli insegnanti, rei di illustrare agli allievi la storia dei posti visitati, sono stati zittiti dai custodi (LINK). Insomma, lo sforzo in apparenza appare lodevole ma, come sempre, ha tutta l’aria di essere propagandistico e per nulla conveniente a livello economico.

[fonte Tuttoscuola.com; foto Brambilla-Gelmini da Infosannio.com]

10 febbraio 2011

150 DELL’ITALIA: FESTA SÌ, FESTA NO

Posted in attualità, lavoro, Mariastella Gelmini, politica, scuola, vacanze tagged , , , , , , , , , a 6:32 pm di marisamoles

“Italia sì, Italia no …” cantava Elio con le sue Storie Tese. Oggi, mentre si discute sulla festa nazionale che pareva già indetta per il 17 marzo, in ricordo dell’unificazione dell’Italia, la questione è un’altra: festa sì? festa no? Per il momento non è chiaro se sarà festa oppure no.

Il 20 gennaio scorso pareva che il Consiglio dei Ministri avesse deliberato per la proclamazione della festa nazionale, una tantum. In occasione del 150esimo anniversario e poi per altri cinquant’anni ci si può tranquillamente dimenticare di quest’evento. Mi chiedo, quindi, come mai altre feste civili continuino ad essere celebrate: il 25 aprile, per esempio, o il 2 giugno.

La proposta ha subito suscitato delle polemiche: la prima ad espirmere la propria contrarietà fu Emma Marcegaglia. Il Paese è in crisi, non è proprio il caso di far festa con il rischio, poi, che si faccia anche il ponte, considerato che il 17 marzo cade di giovedì. In Italia, si sa, i ponti si fanno con facilità, eccetto quello sullo Stretto di Messina di cui si parla da decenni.

A ruota segue la disapprovazione della Lega: Calderoli, infatti, sostiene che in un periodo di crisi come quello attuale appare paradossale caricarsi dei costi di una giornata festiva, un evento significativo quale il 150esimo dell’Unità d’Italia può essere celebrato degnamente lavorando e non restando a casa. Ma che tale obiezione provenga proprio dalla Lega non stupisce nessuno: come ben dice il mio amico frz40 in un commento ad un suo post, se si trattasse dell’anniversario dell’indipendenza della Padania, una settimana di festa, per Calderoli, sarebbe andata benissimo.

Ora ci si mette anche il ministro del MIUR Mariastella Gelmini, contraria alla chiusura delle scuole: «Il miglior modo di celebrare il 17 marzo e’ quello di dedicare questa giornata alla riflessione sui valori dell’Unita’ d’Italia. Io credo che, nella scuola, questo obiettivo non si raggiunga stando a casa. Non si deve equiparare l’anniversario a una qualsiasi giornata di vacanza. E’ giusto invece dedicare le ore di lezione all’approfondimento e alla conoscenza della nostra storia unitaria. In questo modo la scuola potra’ svolgere un ruolo da protagonista nelle celebrazioni».

Mi chiedo, quindi, come mai si rifletta così bene stando a casa sul significato della Liberazione, del giorno dedicato ai lavoratori o quello in cui si ricorda la nascita della Repubblica Italiana. E si riflette standosene tra le quattro mura domestiche – sempre che non lo si faccia durante un’allegra scampagnata fra amici, cosa ben più probabile – tutti gli anni, badate bene. Il 17 marzo, invece, si festeggerebbe solo quest’anno.

Lo stesso tipo di riflessione l’ha fatta anche Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, secondo il quale «non si possono fare guerre di principio su una celebrazione così importante» e aggiunge: «poiché la ricorrenza si può celebrare solo in quell’occasione, se ne dovrà sicuramente parlare in classe, ma non è detto che si debba fare necessariamente il 17 marzo: si può anche creare un dibattito e un confronto sull’Unità d’Italia il giorno prima o il giorno dopo». E se qualcuno ha qualcosa da obiettare sul mancato rispetto dei 200 giorni di lezione, «le scuole potranno rimanere chiuse, per poi recuperare le lezioni non svolte quel giorno attraverso l’eliminazione di una delle vacanze meno rilevanti». Poiché il 25 aprile quest’anno coincide con il Lunedì dell’Angelo e il Primo Maggio cade di domenica, si potrebbe eliminare proprio quel 2 giugno che, a pochi giorni dalla fine delle lezioni, appare pure un po’ scomodo, proprio quando si devono concludere i programmi e terminare le verifiche per la salvezza dei soliti ritardatari.

Senza contare il caos che, proprio nelle scuole, si è venuto a creare. Dopo che a palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, solo pochi giorni fa, ha annunciato la festa nazionale per il 17 marzo, in molti istituti è già stato deliberato il giorno di vacanza e in alcuni casi, su richiesta dei genitori, è stato già concordato il fatidico ponte.
Ora i presidi chiedono chiarimenti e lamentano che questo clima polemico abbia contribuito a rovinare la festa.

Insomma, che si faccia o meno festa a scuola, poco importa, sinceramente. Ma è una questione di principio: la Gelmini ha, infatti, caldamente incoraggiato le attività rivolte all’educazione dei fanciulli, delle scuole di ogni ordine e grado, nell’ambito della Cittadinanza e Costituzione. Va da sé che fare un giorno di vacanza in questa occasione per gli studenti rimane sempre un’opportunità in più per dormire fino a tardi ed evitare compiti in classe ed interrogazioni. Ma quel che conta è il messaggio che si lancia: una “festa” è sentita come “vacanza” (a chi mai salterebbe in mente di andare a scuola il giorno di Natale o a Capodanno?); recarsi al lavoro o andare a scuola significherebbe non attribuire ad una “festa” il significato che le è dovuto.

La questione, secondo me, è un’altra ed è politica. Già la Lega ha mostrato la sua contrarietà, dimostrando come questa unità l’Italia ce l’abbia solo sulla carta. Poi ci sono anche le rimostranze che provengono da regioni, diciamo così, separatiste: «Non mi sembra il caso di festeggiare e posso dire che non è una questione etnica e non vogliamo offendere nessuno. I 150 anni per noi non rappresentano soltanto Garibaldi e i moti di fine Ottocento ma ci ricordano la separazione dalla nostra madrepatria austriaca. Noi non abbiamo fatto iniziative per favorire l’Unità d’Italia come altre regioni. Non volevamo nel 1919 e non volevamo nel 1945. Successivamente abbiamo accettato il compromesso dell’autonomia amministrativa. Se gli italiani vorranno parteciparvi lo possono fare, certamente noi non ci opporremo», così si esprime il presidente della giunta provinciale altoatesina, Luis Durnwalder. E noi Italiani lo ringraziamo, naturalmente.

C’è qualcos’altro da aggiungere?

Io una cosa l’avrei: VIVA L’ITALIA!

[Fonti: LINK 1, LINK 2, LINK 3 e LINK 4]

ARTICOLO CORRELATO: Friuli – Venezia Giulia: per celebrare l’unità d’Italia la bandiera asburgica al posto del tricolore?

31 gennaio 2011

MATURITÀ 2011: USCITE LE MATERIE DELLA SECONDA PROVA E I COMMISSARI ESTERNI

Posted in Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola tagged , , , , , , , , , a 12:33 pm di marisamoles

ATTENZIONE: LE COMMISSIONI SONO STATE PUBBLICATE SUL SITO DEL MIUR, OGGI 31 MAGGIO 2011. CLICCA QUI PER ULTERIORI INFORMAZIONI.

QUI potete trovare le tracce d’Italiano uscite oggi.

Come lo scorso anno, il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha comunicato tramite il suo canale You Tube le materie della seconda prova dell’Esame di Stato, distinte per ciascuna tipologia d’istituto di Istruzione Secondaria di II grado.

Ecco le materie per i Licei: per il Liceo Classico avremo il latino; allo Scientifico matematica; il Liceo Linguistico avrà invece lingua straniera; per il Liceo Pedagogico ci sarà pedagogia; al Liceo Artistico disegno geometrico, prospettiva e architettura.

Ecco, ora, quelle degli istituti tecnici e professionali: l’istituto tecnico commerciale avrà economia aziendale, quello per geometri avrà costruzioni e l’istituto tecnico per il turismo avrà tecnica turistica; all’istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione la seconda prova verterà su alimenti e alimentazione, per l’istituto professionale per i servizi sociali ci sarà tecnica amministrativa e all’istituto professionale per tecnico delle industrie meccaniche la prova sarà su macchine a fluido.

Contestualmente alle materie della seconda prova scritta, il MIUR ha comunicato l’elenco delle materie che verranno affidate ai commissari esterni (clicca per vedere l’elenco completo) che si affiancheranno a quelli interni (ovvero i docenti della classe) nella commissione dell’Esame di Stato.

Ecco i principali:

Liceo Classico
1) Latino
2) Scienze naturali
3) Filosofia

Liceo Linguistico
1) Lingua/e straniera/e
2) Scienze naturali

Liceo Scientifico
1) Matematica
2) Scienze naturali
3) Disegno e storia dell’arte

Tecnico dell’edilizia
1) Tecnologie edilizie ed elaborazioni grafiche
2) Costruzioni e gestione di cantiere
3) Matematica

Istituto tecnico per ragionieri
1) Economia aziendale
2) Geografia economica
3) Scienza delle finanze

Istituto tecnico per programmatori
1) Informatica generale e applicazioni gestionali
2) Ragioneria ed economia aziendale
3) Matematica, calcolo delle probabilità e statistica

Istituto tecnico industriale – indirizzo chimico
1) Tecnologie chimiche industriali, principi di automazione e di organizzazione industriale
2) Economia industriale ed elementi di diritto
3) Matematica

Istituto tecnico perito agrario
1) Agronomia e coltivazioni
2) Elementi di costruzioni rurali e disegno relativo
3) industrie agrarie

[ fonti della notizia: haisentito.it e skuola.tiscali.it. IL TESTO DEL POST E’ STATO AGGIORNATO ALLE ORE 15:55]

ATTENZIONE: LE MATERIE DELLA SECONDA PROVA SCRITTA DELL’ESAME DI STATO 2012 SONO VISIBILI SU QUESTO SITO.

21 gennaio 2011

NO ALLE CLASSI POLLAIO: CLASS ACTION CONTRO LA GELMINI

Posted in adolescenti, bambini, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola tagged , , , , , , , , a 6:47 pm di marisamoles


Dopo quella dei precari, è pronta un’altra class action contro il ministro Gelmini. Il Codacons è, infatti, ricorso al Tar del Lazio per far sì che le classi non si trasformino in pollai accogliendo un numero esagerato di allievi – si parla di 35-40, anche se a me personalmente pare molto strano – rispetto alla capienza della aule.
Il Tar ha dato ragione al Codacons e ha concesso ai ministri della Pubblica Istruzione e dell’Economia, Giulio Tremonti, 120 giorni di tempo per emanare il Piano Generale di Edilizia Scolastica rimasto, fino ad ora, solo una promessa.

La sentenza, emessa dalla III sezione bis presieduta da Evasio Speranza, ha dichiarato ammissibile la richiesta del Codacons in quanto il Piano generale di riqualificazione dell’edilizia scolastica (previsto dall’art. 3 del Decreto 81/09) non è stato ancora adottato, nonostante i tempi previsti fossero fissari prima dell’anno scolastico 2009-2010. Per i giudici, quindi, «è evidente che l’inerzia si sia già protratta ampiamente oltre il limite di legge».

Per Mariastella Gelmini il ricorso è infondato perché «le classi con un numero di alunni pari o superiore a 30 sono appena lo 0,4% del totale», specificando che «il sovraffollamento riguarda prevalentemente la scuola secondaria di II grado e si lega soprattutto alle scelte e alle preferenze delle famiglie per alcuni istituti e sezioni». Inoltre chiarisce che «è già stato stanziato infatti un miliardo di euro e assegnata una prima tranche di 358 milioni per avviare gli interventi più urgenti».

Di tutt’altro avviso l’associazione di consumatori che ha preso l’iniziativa di ricorrere al Tar. Il presidente Carlo Rienzi annuncia che, qualora il ministro non provveda a pubblicare il Piano per l’edilizia scolastica, «saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro ed ottemperi a quanto disposto dal Tar. Grazie a questa sentenza, inoltre, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito».

Risarcimento a parte, bisogna sottolineare che il sovraffollamento delle aule, oltre a disattendere la Legge sulla Sicurezza, influisce sulla qualità della didattica. I limiti massimi di legge sono, a prescindere dall’ampiezza delle aule a disposizione degli alunni, decisamente anti-didattici: per la Scuola infanzia 26 alunni (elevabili in casi eccezionali a 29); per la Scuola primaria 26 alunni (elevabili in casi eccezionali a 27); per la Secondaria di primo grado 27 alunni (elevabili in casi eccezionali a 30) e per la Secondaria di secondo grado 27 alunni (elevabili in casi eccezionali a 30). Ancora peggiore, se possibile, la situazione che si viene a creare nel caso una classe ospiti un allievo disabile: il massimo di legge è di 20 alunni, ma sappiamo che ci sono le deroghe e raramente il limite viene rispettato. Senza contare che in taluni casi si verificano delle situazioni gravemente problematiche in cui, agli alunni con regolare certificazione di disabilità, si aggiungono elementi non certificati ma con evidenti problemi, specie a livello di comportamento, che rendono oltremodo difficile l’insegnamento.

Insomma, il problema non è solo il pollaio, ovvero il sovraffollamento in spazi non adeguati e, quindi, a rischio nel caso di evacuazione. Il problema è che non si può concepire la scuola solo come un parcheggio dove, anche se si sta un po’ stretti, ci si sta comunque. La qualità dell’insegnamento è a rischio, tanto quanto l’incolumità delle persone -allievi ed insegnanti- nel caso di un’emergenza.

[fonte: leggo.it]

15 gennaio 2011

PRECARI: UNA CLASS ACTION CONTRO LA GELMINI

Posted in attualità, lavoro, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola tagged , , , , , , , , a 2:19 pm di marisamoles


Dopo che, nell’ottobre scorso, la Corte d’appello di Brescia ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione a risarcire con oltre 13 mila euro una professoressa bresciana per gli anni di sevizio prestati da precaria, senza percepire lo stipendio nei mesi estivi (ne ho scritto QUI), contro il ministro è pronta una vera e propria class action. I docenti precari, supportati da Codacons e CGIL, protestano contro i contratti atipici e chiedono l’immissione in ruolo.

Già a settembre un collega precario, da nove anni in graduatoria per le supplenze, aveva ottenuto, da un giudice senese, l’immissione in ruolo e il conteggio degli anni da precario per l’anzianità di servizio. Ora l’esercito di insegnanti senza posto fisso (secondo le stime 232mila docenti sono iscritti nelle graduatoria ad esaurimento e quasi 100mila sono gli ATA) è pronto a combattere una vera e propria guerra, considerando il fatto che i posti ci sono, eccome.

Secondo Pippo Frisone, responsabile vertenze della Flc Cgil, i posti vacanti sarebbero migliaia. E saranno sempre di più, – spiega il sindacalista – dal momento che si stimano almeno 70mila pensionamenti nel prossimo triennio. Lo Stato avrebbe molto da guadagnare nello stabilizzare i precari. Con la nostra iniziativa, dunque, facciamo anche gli interessi della Pubblica Amministrazione.

Il termine per aderire all’iniziativa è fissato per il 22 gennaio e le richieste giunte, da parte di docenti e ATA, sono già 14.886. C’è da scommetterci che il numero aumenterà di molto nei prossimi giorni. Ma ci sarà davvero posto per tutti? E il famigerato art. 64 della Legge 133?

Mah. Auguro di cuore buona fortuna a tutti questi speranzosi, non più baldi giovani, tra l’altro. Ma mi chiedo come mai i sindacati si muovano per dare lavoro ai precari e non per far ragionare il ministro Gelmini sull’inconsistenza del progetto sperimentale per il merito.

Io mi sono laureata con alle spalle già delle esperienze nell’ambito della scuola, come supplente. A diciotto mesi esatti dalla laurea sono stata nominata in ruolo, dopo aver vinto, a meno di un anno dalla discussione della tesi, un regolare pubblico concorso ordinario a cattedre.
Altri tempi! Mi sa che ora i concorsi si fanno alla CGIL.

[fonte Il Corriere; l’immagine è tratta da questo sito]

10 gennaio 2011

NOVITA’ SCUOLA 2011: ALBI REGIONALI PER I DOCENTI E TEST D’ACCESSO

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, scuola tagged , , , , , a 5:10 pm di marisamoles

Come aveva promesso a pochi giorni dalla nascita di Emma, nell’aprile scorso (LEGGI QUI la notizia), il ministro Mariastella Gelmini ha accolto la proposta della Lega per la sostituzione delle graduatorie dei docenti precari con albi regionali che richiedono un test d’accesso e la permanenza di cinque anni nella scuola dove si prende servizio in seguito alla nomina in ruolo.

Non solo: sarà obbligatorio eleggere il proprio domicilio professionale, ovvero la regione in cui si vuole insegnare. Chi ci ripensa, dovrà rifare il test d’ammissione per un altro albo regionale. Questo per convincere con validi argomenti i docenti a rimanere nel luogo in cui prestano servizio, evitando quello che il ministro più volte ha definito “il balletto degli insegnanti”.

All’inizio gli albi avranno un doppio canale: in uno confluiranno automaticamente i precari (230.000) inseriti nelle graduatorie. Nell’altro saranno messi i nuovi abilitati. Solo essendo iscritti all’albo di una regione si potrà partecipare ai concorsi indetti su quel territorio. Chi sarà assunto dovrà restare nella stessa scuola per un numero di anni minimo, almeno cinque. Con la doppia «blindatura» (concorsi locali per aspiranti locali, numero di anni minimo in una scuola) si eviteranno le migrazioni da una regione all’altra per ottenere assunzioni e supplenze (tema caro alla Lega) e i cambiamenti annuali di scuola a scapito della continuità didattica.

Per notizie più dettagliate invio alla lettura dell’articolo originale del Messaggero.

7 gennaio 2011

PER LA SPERIMENTAZIONE DEL MERITO SI ALLARGA LA ROSA DELLE SCUOLE: AMMESSE MILANO E CAGLIARI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , a 2:08 pm di marisamoles


Sull’argomento ho già scritto molti post (leggi QUI e QUI), alla fine dello scorso anno, per esprimere il mio parere sulla sperimentazione del merito proposta dal ministro Gelmini e, soprattutto, per segnalare il rischio concreto che la proposta si rivelasse un clamoroso flop, viste anche le rinunce di numerose scuole nelle province prescelte.

Il nuovo anno (solare, naturalmente) non inizia sotto i migliori auspici: dopo aver tentato, inutilmente, di ampliare la proposta alle province di Torino e Napoli (in origine erano state interpellate solo le scuole cittadine), il ministro, decisa a non arrendersi, ha ampliato l’offerta, ammettendo anche Milano e Cagliari. In realtà tali offerte erano state formulate già prima delle vacanze natalizie: con la nota del 20 dicembre scorso il Miur ha ammesso al progetto per la premialità degli insegnanti anche Milano e provincia che si aggiungono (nota bene: non sostituiscono) alle province di Napoli e di Torino, dove si sono registrate in dicembre le rinunce di vari collegi.

La stessa nota ministeriale ha esteso alle scuole secondarie di I grado della provincia di Cagliari la possibilità di partecipare a quella sperimentazione per la premialità degli istituti a cui, in un primo momento, erano già state ammesse le scuole di Pisa e di Siracusa.

Ma per avere ulteriori notizie, o sorprese, bisognerà attendere il 7 febbraio: il termine per l’accoglimento (o il rifiuto) delle proposte, già fissato per il 10 gennaio, è, infatti, stato prorogato, forse nella speranza che qualche scuola delle nuove province sia disposta a sottoporsi alla sperimentazione del merito che, fin dall’inizio, ha suscitato molte polemiche ma ha, soprattutto, generato troppe perplessità. In particolare rimando i miei lettori, sempre che non l’abbiano già fatto, alla lettura di questo interessante contributo di Giorgio Israel che spiega, punto per punto, le debolezze del progetto esposto dal ministero.

Il MIUR informa che le sperimentazioni saranno seguite anche con specifici monitoraggi da soggetti esterni, Fondazione Agnelli, Fondazione S. Paolo, Treellle, incaricati di redigere sui progetti una relazione di ricerca finale.

Critici i sindacati, molti dei quali avevano caldamente suggerito ai docenti delle scuole interessate di declinare l’offerta. Nei giorni scorsi, la Cisl-scuola ha pubblicato una dettagliata informativa su questa integrazione della sperimentazione; in merito alla decisione ministeriale si legge che «non è estranea la scarsa disponibilità finora manifestata dalle scuole a candidarsi per l’attuazione delle sperimentazioni, su cui certamente influisce anche il livello troppo scarno delle informazioni fin qui rese alle istituzioni scolastiche; è, dunque, un rinvio opportuno, che l’Amministrazione dovrà assolutamente utilizzare per recuperare un più soddisfacente livello di comunicazione come presupposto indispensabile, se intende favorire una fattiva adesione, da parte delle scuole, alle iniziative proposte».

Che il nuovo anno porti un po’ di saggezza? Si spera di sì, ma non ai docenti, piuttosto agli esperti che hanno suggerito alla Gelmini questo progetto per la premialità assai fumoso e del tutto inadeguato a far emergere i meriti reali di scuole e insegnanti.

[Fonte della notizia: Tuttoscuola.com; immagine da questo sito]

AGGIORNAMENTO DEL POST,
8 GENNAIO 2011

Il professor Israel, nel suo blog che riporta un articolo (dal titolo molto provocatorio) da lui stesso scritto e pubblicato sul quotidiano Il Giornale il 27 dicembre scorso, dopo aver messo in discussione la validità delle statistiche elaborate dall’Ocse-Pisa, in quanto i risultati sarebbero addirittura in contraddizione rispetto alla realtà delle scuole pubbliche italiane, osserva che l’unica cosa sensata e utile non sono queste statistiche, bensì una valutazione capillare dei singoli istituti scolastici e anche dei singoli insegnanti. Il problema è però come fare questa valutazione. Uno dei metodi suggeriti da coloro che inseguono l’“oggettività” è di far ricorso ai test. Ma i test, come detto più volte, non sono lo strumento più adatto a misurare la qualità della scuola –e, quindi, attribuire il merito- in quanto questo metodo ha due difetti. In primo luogo, i test servono a stimare il miglioramento degli apprendimenti in ambiti molto ristretti, come l’ortografia o la grammatica, ma già in matematica non rispondono affatto allo scopo di valutare le capacità di ragionare matematicamente, di formulare e risolvere un problema, bensì non vanno oltre il dar conto dell’esattezza della risposta, che è poca cosa. Non parliamo poi di materie come la storia o la letteratura. Vi è inoltre il rischio di indurre le scuole a limitarsi alla funzione di addestramento a superare i test, riducendo gli studenti a risolutori di quiz, magari abili allo scopo specifico pur essendo autentici ignoranti e incapaci. Il secondo limite, sempre secondo Israel, è che i test non piovono dal cielo: sono formulati da persone con una specifica preparazione e vedute personali, talvolta persino da ditte di dubbia competenza. In definitiva, essi non danno alcuna garanzia di serietà ma servono soltanto a creare un’aria di rigore “scientifico”, nascondendo la “spazzatura” della soggettività sotto il tappeto».

Questo per quanto riguarda la valutazione delle scuole. Ma anche gli strumenti proposti per valutare il lavoro dei singoli docenti appaiono inadeguati: È sconcertante l’idea che coloro che debbono essere valutati eleggano i loro valutatori. Ancor di più che a presiedere tale nucleo sia il dirigente scolastico. Non dubitiamo che la maggior parte dei presidi siano persone rigorose. Ma coloro che non lo sono, e certamente esistono, e che hanno la tendenza a creare cordate e “camarille” di docenti “amici”, troveranno un’opportunità per favorirle e per penalizzare le “pecore nere” che potrebbero anche essere i docenti più validi, confermando le stesse obiezioni che, a suo tempo, avevo mosso io nei confronti della proposta del MIUR. (vedi i testi dei post linkati e i miei commenti in replica a quelli dei lettori).

Per quanto concerne, poi, il giudizio di studenti e famiglie, il professor Israel scarta questa ipotesi, come già fatto nel precedente contributo del 20 novembre (vedi QUI). Quindi non resta che affidare questo compito agli ispettori. Come? Secondo l’esperto l’unico sistema che appare appropriato è quello in uso in diverse università straniere: farle eseguire da commissioni composte da insegnanti provenienti da scuole di diverse città, da un ispettore ministeriale, e anche da insegnanti in pensione. La commissione ispettiva si installa in un istituto scolastico per un periodo di una decina di giorni rivoltandolo come un calzino, assistendo alle lezioni, esaminando libri di testo, registri, interrogando docenti, studenti e famiglie, e raccogliendo il suo giudizio finale in un rapporto di valutazione concernente sia l’istituto nel suo complesso che i singoli insegnanti, il quale verrà sottoposto agli Uffici scolastici regionali e al ministero.
La cosa importante è che la valutazione non deve essere concepita come una tecnica gestionale bensì come un processo culturale. I rapporti di valutazione saranno inevitabilmente oggetto di commenti incrociati, a differenza del sistema dei test che nasconde dietro una falsa oggettività scelte operate da soggetti incontrollati. Ma questo è altamente positivo poiché avvia nell’insieme delle scuole e nella comunità degli insegnanti un vasto processo di controllo interno alla dinamica dell’istituzione scolastica, rigoroso, indipendente e alla luce del sole, che è l’unico modo per produrre un’autentica crescita culturale e della qualità dell’insegnamento e per favorire l’emergere delle scuole e degli insegnanti migliori.

Io continuo a stupirmi del fatto che queste cose le avessi sostenute più di un mese fa, senza guardare siti scolastici vari o testate giornalistiche, più o meno specializzate. Tra l’altro, non conoscevo nemmeno l’esistenza del blog del professor Israel. Avevo mosso, nei confronti del progetto sperimentale proposto dalla Gelmini, le sue stesse obiezioni, fornendo quasi identiche motivazioni, semplicemente perché, pur non essendo formalmente un’esperta, vivo la scuola in modo partecipe, osservando le dinamiche che ho di fronte agli occhi, ascoltando studenti, famiglie e colleghi, confrontandomi con tutte le componenti, anche e soprattutto con il Dirigente Scolastico. Il lavoro sul campo, come si suol dire, è di certo il miglior strumento che permette a tutti i docenti di diventare “esperti”: se non altro questo è un “merito” che, indipendentemente dal fatto che sia o meno riconosciuto a livello ministeriale, tutti noi abbiamo. La differenza sta nella volontà di imparare qualcosa da queste osservazioni, senza far sì che diventino un alibi per alzare le braccia e dire: “che ci posso fare io se ‘sta scuola fa schifo?“.

2 gennaio 2011

SCUOLA 2011: “BASTA CON LA CULTURA DEL LAMENTO” by LUISA RIBOLZI

Posted in adolescenti, bambini, cultura, famiglia, Mariastella Gelmini, scuola tagged , , , , , , , a 6:48 pm di marisamoles


Pubblico un articolo apparso il 31 dicembre su Il Sussidiario.net, a cura di Luisa Ribolzi, docente di Sociologia dell’educazione presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’università di Genova e, tra le altre cose, membro del Consiglio Direttivo dell’OCSE CERI in rappresentanza dell’Italia.

È un’analisi attenta e lucida del complesso mondo della scuola, elaborata prendendo in considerazione tutti i punti di vista: quello dei docenti, degli studenti, delle famiglie, dei dirigenti e del ministero della Pubblica Istruzione. Concordo con la professoressa sul fatto che sia inutile piangere e lamentarsi, tuttavia dissento nel momento in cui la Ribolzi ritiene che tutti possano fare molto per migliorare la scuola, anche senza soldi. Sia che si parli degli stipendi assai miseri dei docenti, sia che si parli dei miserevoli fondi di cui la scuola italiana può disporre. Io non credo che si possa raggiungere la qualità senza investire del denaro. La scuola italiana è campata a lungo senza risorse e i risultati sono davanti agli occhi di tutti. Se si vuole migliorare la situazione, è completamente errato pensare che i soldi, il vile denaro, non siano indispensabile solo perché ci sono stati, in passato, e sempre ci saranno dei bravi e volenterosi insegnanti che non badano allo stipendio e si impegnano molto più di altri, specie nella pubblica amministrazione, che percepiscono stipendi assai più dignitosi.

Stesso discorso vale per i fondi: una scuola senza risorse non può offrire un “prodotto” di qualità ai suoi “utenti” (è con estrema riluttanza che uso dei termini tanto estranei al mondo dell’istruzione ma, tuttavia, così utilizzati nel tentativo di far apparire la scuola come un’azienda), senza richiedere agli stessi un contributo in denaro e agli operatori dei grossi sacrifici.

Per il resto, sono d’accordo con la professoressa Ribolzi, anche se temo che senza delle adeguate risorse, i suoi siano destinati a rimanere solo sogni.

Ogni anno faccio per il sussidiario l’esercizio di formulare dei buoni propositi. Esso mi consente di prendere le distanze dalle urgenze contingenti e di indirizzare uno sguardo meno miope ai mesi che verranno. E allora, via, lasciamoci trascinare dall’ottimismo della volontà (del buon funzionamento del pessimismo della ragione ne abbiamo avuto fin troppe prove) e proviamo a sognare.

I have a dream…”
che gli insegnanti la smettano con la cultura del lamento, e recuperino loro per primi il prestigio che pensano di avere perduto, che non dipende (solo) dallo stipendio, ma dalla capacità di riappropriarsi della loro professionalità, rinunciando alla difesa dello scambio tra sicurezza del posto e mediocrità delle prestazioni. Quelli, non pochi, che già lo fanno, abbiano il coraggio di rivendicare il loro diritto ad essere valutati;

che le famiglie la smettano con la cultura del lamento e la difesa ad oltranza dei loro rampolli, e incomincino a partecipare in modo costruttivo alla crescita di quelle “comunità di pratica” che dovrebbero essere le scuole, in cui la collaborazione fra insegnanti e famiglie porta risultati positivi anche agli apprendimenti dei ragazzi, oltre che alla loro crescita umana e civile;

che gli studenti la smettano con la cultura del lamento, e capiscano che andare a scuola è un lavoro, serio come qualsiasi altro lavoro, e le cui conseguenze durano per tutta la vita, ma che può essere appassionante se si vive come un momento di costruzione della propria identità;

che i dirigenti la smettano con la cultura del lamento e si chiedano seriamente che cosa possono fare per trasformare le loro scuole e le reti di scuole in soggetti sociali attivi, in centri di costruzione della cultura e della partecipazione per tutta la comunità;

che i giornalisti che si occupano di scuola la smettano con la cultura del lamento, e cerchino – oltre a denunciare giustamente limiti ed errori – di valorizzare il tanto di buono che esiste, e soprattutto si documentino su quello che affermano. I dati riferiti alla scuola parrebbero appartenere in massa a quelli che un amico pubblicitario chiamava DFI (dati falsi inventati) per distinguerli da quelli che erano solo DI (dati inventati)…

che il ministero dell’Istruzione la smetta con la cultura del lamento e realizzi, anche se con dispiacere, che l’autonomia è legge dal 1997, la riforma del titolo V della Costituzione risale all’ottobre del 2001, e quindi il tentativo di scuole e reti di scuole, e di qualche Regione, di operare con una qualche indipendenza dal centro non va considerato come la ribellione delle tribù barbare al Sacro Romano Impero, ma come l’esercizio di un legittimo diritto;

che la cultura del lamento e del “non ci sono abbastanza soldi”, specialità in cui l’Italia potrebbe vincere tutti i titoli disponibili (cinque come l’Inter: Nobel, Oscar, Olimpiadi estive e invernali e campionati del mondo), venga messa in disparte in favore di un approccio più costruttivo in cui, posto che ebbene sì, ci sono meno soldi, si cerchi di trovarne degli altri e perlomeno quelli che ci sono vengano spesi bene.

Ma soprattutto…
Sogno che gli esponenti dei diversi partiti, con inconsueta ma non ammirevole unanimità, la smettano di lustrarsi la bocca con la centralità dell’educazione e di accapigliarsi sugli emendamenti per dimostrare che esistono, e facciano, o almeno tentino di fare, un progetto di lungo periodo basato sull’idea che la formazione è un bene comune, su cui si gioca il futuro delle persone e della nazione (alla faccia della retorica!) e su cui vale la pena di investire in risorse umane, finanziarie e soprattutto in politiche educative rigorose che sappiano individuare i principali problemi, stabilire delle priorità e controllare gli esiti.
Buon anno.

2010: UN ANNO DI SCUOLA, MESE PER MESE

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, riforma università, scuola tagged , , , , , , a 4:22 pm di marisamoles

Ecco, in riepilogo, i principali avvenimenti che hanno caratterizzato, nel 2010 appena trascorso, il mondo della scuola. (I LINK rimandano agli articoli che trattano gli argomenti in questione pubblicati in questo blog).

GENNAIO
Il ministro Gelmini introduce per via amministrativa il tetto del 30% per la quantità massima di alunni stranieri per classe (cioè per scuola). Severe critiche vengono mosse, da destra e da sinistra, soprattutto in considerazione del fatto che da questo calcolo dovrebbero essere esclusi gli stranieri nati in Italia (seconda generazione).
Alcuni esponenti del mondo giudiziario avanzano dei dubbi sulla costituzionalità del provvedimento e chiamano in causa pure la Convenzione dell’Onu sui diritti dei fanciulli. Inoltre, si sottolinea l’impossibilità di rispettare il “tetto” in alcune realtà geografiche (specie del nord) dove gli immigrati sono numerosi e molto più prolifici degli Italiani stessi. Tuttavia, secondo i dati del ministero, gli sforamenti del “tetto” risultano esigui.

Nello stesso tempo, un’indagine di Bankitalia insinua che la scuola pubblica stia scadendo a causa del massiccio numero di immigrati presenti nelle nostre aule scolastiche. Ciò potrebbe portare ad un rilancio della scuola privata con conseguente riduzione dei finanziamenti elargiti dallo Stato per la scuola statale a vantaggio degli istituti privati. (LINK)

Vengono resi noti i risultati di un’indagine condotta dall’InValsi che ha incaricato dei docenti esperti di visionare 6000 temi svolti all’Esame di Stato di due anni fa. Ebbene, parrebbe che errori di ortografia, uso inappropriato della punteggiatura, periodi senza senso: sono sbagli che ricorrono con preoccupante frequenza. Le polemiche non mancano. (LINK)

Alla mezzanotte del 23 gennaio, il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini ha detto sì al fidanzato, l’imprenditore Giorgio Patelli. Il rito civile è stato celebrato nell’incantevole Sirmione, sul lago di Garda, dal sindaco Alessandro Mattinsoli, alla presenza dei fratelli e testimoni Cinzia e Giuseppe e di alcuni parenti dello sposo. È la prima volta, nella storia della Repubblica, che un ministro in carica si sposa. (LINK )
Il matrimonio della Gelmini, che è già in attesa della figlia primogenita, con un divorziato suscita inutili polemiche. (LINK )

FEBBRAIO
Il 4 febbraio, il Consiglio dei Ministri approva i Regolamenti presentati dal MIUR nel giugno del 2009, già oggetto di discussione nelle Commissioni Cultura della Camera dei Deputati e del Senato, su cui anche il Consiglio di Stato ha dato parere favorevole, seppur richiedendo degli aggiustamenti.
La riforma della Secondaria di Secondo grado partirà, come previsto, dall’anno scolastico 20010/2011, per le sole classi prime e non, come annunciato in precedenza, dall’intero biennio. Per la Gelmini si tratta di una svolta epocale: la scuola secondaria di II grado, infatti, non era mai stata riformata dalla legge Gentile del 1923. Il ministro non si prende, tuttavia, ogni merito, precisando che per elaborarla abbiamo attinto sia dalla riforma messa a punto a suo tempo dal ministro Moratti sia per l’istruzione tecnica e professionale da quanto realizzato dal precedente Governo. (LINK)

La Fondazione Agnelli presenta un rapporto in merito allo stato di salute della scuola italiana. L’indagine si basa sui dati Ocse-Pisa che si riferiscono ai quindicenni italiani: al sud sono “indietro”, mediamente, di un anno e mezzo rispetto agli studenti del nord Italia. Un dato poco confortante, considerato che “rovinano” la media nazionale, anche se certamente non per colpa loro. (LINK)

MARZO
Il crocifisso rimane in aula (per ora): la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo accoglie il ricorso presentato dall’Italia contro il parere favorevole espresso dalla stessa Corte nei riguardi della richiesta inoltrata dalla signora Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. (LINK)

A seguito della pubblicazione di una lettera riservata, inviata dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, Marcello Limina, a tutti i dirigenti scolastici della regione Emilia-Romagna, con la quale si invita il personale scolastico ad evitare critiche a mezzo stampa nei confronti del Ministero, infuriano le polemiche. Il ministero si difende invocando l’obbligo di lealtà, cui sono tenuti gli insegnanti, verso lo Stato e l’Amministrazione da cui dipendono, come, del resto, tutti i pubblici dipendenti. È un problema delicato che, con riferimento alla Costituzione, chiama in causa contemporaneamente i principi di libertà di opinione del cittadino (art. 3) e gli obblighi di servizio esclusivo verso la Nazione dei dipendenti pubblici (art. 98).

Aumentano i 5 in condotta: in un Comunicato Stampa il MIUR rende noti gli esiti degli scrutini del I quadrimestre nelle scuole secondarie italiane. I dati riguardano l’80% delle scuole di I e II grado e non sono per nulla confortanti: 63.525 allievi (su un totale di scrutinati pari a 3.875.987) hanno riportato l’insufficienza nel comportamento, 11.181 in più rispetto allo scorso anno. (LINK)

I Regolamenti per la Riforma della scuola secondaria superiore vengono firmati dal Capo dello Stato, sotto forma di DpR, al termine di una lunga e travagliata procedura consultiva durata circa dieci mesi.
Dopo la firma di Napolitano, il Miur provvede, comunque, a emanare alcuni provvedimenti necessari all’avvio della riforma, come, ad esempio, l’ordinanza degli organici, senza attendere la pubblicazione dei Regolamenti in Gazzetta Ufficiale (e la conseguente entrata in vigore), provocando la reazione di alcuni sindacati che impugnano alcuni atti amministrativi davanti al Tar.

APRILE
Il 10 aprile alle 10:53 a Brescia nasce Emma, la primogenita del ministro del MIUR Mariastella Gelmini. La bambina, nata con il parto cesareo, pesa 2,9 chilogrammi e gode di buona salute, come la mamma. (LINK) Il ministro ritorna presto all’ordinaria attività politica, confermando i propositi di comportarsi come qualsiasi mamma che lavora. Le dichiarazioni avevano a suo tempo sollevato un coro di polemiche. (LINK)

Ad una settimana dal parto, la Gelmini partecipa ai lavori del tavolo delle Infrastrutture per l’Expo al Pirellone e incontra il presidente Formigoni per parlare delle novità in materia di istruzione. Si dimostra favorevole alle graduatorie regionali per il reclutamento degli insegnanti, proposta avanzata, con insistenza, dalla Lega. Il ministro dichiara di voler porre fine al “balletto degli insegnanti” che, nominati “fuori sede”, fanno di tutto per essere trasferiti più vicino al luogo di residenza l’anno successivo. (LINK)

MAGGIO
Il trattamento di fine servizio (TFS), meglio noto come liquidazione o indennità di buonuscita per i dipendenti pubblici, non esisterà più e verrà sostituito dal TFR, trattamento di fine rapporto.
Lo prevede la manovra finanziaria del decreto legge 78/2010, poi convertito in legge, che estende a tutti i dipendenti statali il TFR (già applicato dal 2000 ai nuovi assunti e al personale a tempo determinato) e, come è noto, in vigore da sempre per i dipendenti del settore privato.
Nel cambio il dipendente non ci guadagna, soprattutto se durante la carriera ha cambiato profilo professionale, come nel caso dei docenti diventati per concorso dirigenti scolastici (per quelli più anziani e di recente nomina lo svantaggio economico può essere pari ad un terzo e più).

Il 22 maggio, all’Assemblea Nazionale del Pd, Per Luigi Bersani esterna le proprie impressioni in maniera piuttosto esplicita, e nello stesso tempo offensiva, sul ministro Gelmini. Il leader del Pd, rivolto parlando degli insegnanti osserva: “Io sono per fare uscire da questa assemblea una figura eroica, i veri eroi moderni, gli insegnanti che inseguono il disagio sociale in periferia, lottano contro la dispersione”, peccato, però, che subito dopo dia una sua interpretazione personalissima, sulle relazioni che intercorrono tra il ministro e gli insegnanti asserendo che “la Gelmini gli rompe i coglioni”. (LINK)

Il 26 maggio viene reso noto il testo definitivo delle Indicazioni nazionali per il riordino dei percorsi liceali. (LINK)

GIUGNO
Con decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali del 15 giugno, vengono individuati percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) per il conseguimento di qualifica professionale regionale (ne sono previste 21).
Con l’Intesa tra Stato e Regioni del 16 dicembre 2010 si prevede che presso gli istituti professionali statali, a cominciare dal 2011-12, i ragazzi iscritti ai normali corsi quinquennali per il conseguimento del diploma possano chiedere anche di conseguire la qualifica professionale regionale al termine del triennio.

LUGLIO
Il 15 luglio l’Ufficio stampa del MIUR rende nota la collaborazione di Roger Abravanel al PQM (Piano Nazonale di Qualità e Merito), un progetto attraverso il quale il ministro Mariastella Gelmini si propone di migliorare la qualità della scuola italiana, estendendo l’esperienza dei test predisposti dall’INValSi a 50 mila alunni, contro i 17.600 che hanno partecipato all’esperienza nello scorso anno scolastico. (LINK)

Dal quotidiano La Stampa viene pubblicata una lettera aperta al ministro Gelmini scritta da una studentessa la cui iscrizione è rifiutata, per mancanza di posti, dal liceo cui l’aveva inoltrata. La ragazza attribuisce la responsabilità dell’accaduto ai “tagli” operati dal ministro con la Riforma. (LINK).
Sulle pagine del medesimo quotidiano la Gelmini replica alla ragazza: “I miei tagli non c’entrano” (LINK)

La carriera dei docenti si arresterà per i prossimi tre anni. Secondo il comma 23 dell’art. 9 del decreto legge 78/2010, confermato nella legge di conversione, la progressione di carriera del personale scolastico in servizio, d’ora in poi, sarà ritardata di tre anni fino al momento della pensione e il personale incasserà gli aumenti per il passaggio di gradone sempre tre anni dopo, perdendo, quindi, altrettanti anni di aumento fino al termine della carriera.
I ritardi di riscossione costeranno complessivamente per i più giovani fino a 29 mila euro, secondo i valori contrattuali attuali.
Quegli anni “congelati” saranno, però, utili per l’anzianità pensionistica (i contributi continueranno, infatti, ad essere versati regolarmente), tutti i futuri scatti di gradone saranno ritardati di tre anni.
Per il 2011, utilizzando in buona parte i risparmi dedicati al merito, gli scatti sono assicurati da un intervento del ministro Gelmini con il benestare del ministro Tremonti.

AGOSTO
All’inizio del mese, Il MIUR, in un comunicato, rende note alcune novità per quanto riguarda la scuola. Ecco, in sintesi, di cosa si tratta: promozioni del merito e nuove assunzioni (immissioni in ruolo per 10.000 insegnanti, 6.500 unità di personale ATA e 170 Dirigenti scolastici).
Sarà bandito entro l’anno 2010 un nuovo concorso per Dirigente scolastico. I posti saranno 2.800. (LINK)

Verso metà mese il MIUR comunica i dati definitivi sugli esiti dell’Esame di Stato 2010. I non ammessi nel 2009 erano stati 17 mila (5,1%), quest’anno (con l’introduzione della norma che prevede tutte sufficienze) sono stati oltre 23 mila (cioè il 6,6%). Accanto a questo dato, si mette in evidenza una leggera flessione della percentuale del numero degli studenti che non hanno ottenuto il diploma: dal 2,15 % dello scorso anno al 2,05 del 2010. Un dato preoccupante è quello relativo ai non ammessi all’esame a causa del 5 in condotta: lo scorso anno erano poco più di 5mila, quest’anno sono stati 8.403. (LINK)

Sempre a proposito degli Esami di Stato, il ministro critica l’alta percentuale di 100 e lode al sud, in netta contraddizione rispetto ai risultati dell’InValsi che vedono gli studenti del meridione meno preparati dei compagni settentrionali. (LINK)

SETTEMBRE
I nuovi regolamenti per gli Istituti di Istruzione Secondaria di II Grado portano delle novità per chi si appresta a iniziare il prossimo anno scolastico. In primis, viene finalmente messa in primo piano la questione delle assenze: chi non frequenterà almeno i tre quarti dell’orario annuale, ovvero supera il limite dei 50 giorni, rischia la bocciatura. Con l’avvio della riforma delle superiori, dunque, la vita degli “assenteisti” abituali senza motivi validi si farà più dura. Ovviamente, però, in casi eccezionali sono previste deroghe, in quanto è possibile che le assenze frequenti o prolungate siano giustificate da patologie particolari che possano essere oggettivamente dimostrate. Ma, in generale, chi non rispetta il limite minimo, come si legge nel regolamento ministeriale, viene escluso dallo scrutinio finale, quindi costretto a ripetere l’anno.

Novità anche per il calcolo del credito scolastico che concorre al punteggio finale dell’Esame di Stato: sarà di 25 punti, cioè il massimo, solo per gli allievi che avranno una media compresa tra il 9 e il 10, non più fra l’8 e il 10, come avveniva in passato.
Per ora la nuova disposizione si applica ai ragazzi del terzo e quarto anno, nel 2011 si andrà a regime anche in quinta. (LINK anche per la precedente notizia)

In occasione dell’avvio dell’anno scolastico 2010/11, la Gelmini torna ad affrontare il problema del precariato osservando che nessun governo sarebbe in grado di assorbire 200mila precari e attribuendo la gravità della situazione attuale ai passati governi che, per ottenere consensi, avrebbe elargito incarichi annuali ai supplenti senza che ce ne fosse una reale necessità.

Da un’inchiesta condotta da ItaliaOggi, risulta che, considerando il numero dei precari, cioè 240mila, e l’assunzione prevista di 10mila all’anno, in ventiquattro anni tutti possano avere la speranza di essere nominati in ruolo. (LINK anche per la precedente notizia)

Anche il ministro Renato Brunetta si sente di dire la sua sulla situazione critica dei precari della scuola: considerando l’età media piuttosto elevata e il fatto che una buona fetta di precari non sono stati immessi in ruolo negli ultimi quindici anni, il ministro li invita a cambiar mestiere. Poi, esterna anche il suo punto di vista sullo stipendio degli insegnanti italiani che è sì più basso di quello dei colleghi europei, ma lavorano molto meno, in termini di orario. Inoltre, sempre secondo Brunetta, il sistema scolastico italiano costa tanto e rende poco, non c’è meritocrazia e altissimo è il livello di assenteismo degli insegnanti che implica legioni di supplenti. (LINK)

In risposta agli esiti dell’indagine condotta da Italiaoggi, il MIUR rassicura che ci vorrà molto meno tempo per assorbire i precari: sette anni. Questo perché i “tagli” effettivi sono stati minori rispetto al previsto: in un comunicato di Palazzo Chigi si rende noto che «nel 2009 i tagli effettuati nella scuola ammontavano a 42 mila unità ma con 30 mila pensionamenti sono scesi in realtà a 12 mila. Quest’anno il taglio previsto era di 25 mila posti ma sono scesi a duemila considerando le uscite per pensione. Dunque in totale si tratta 14 mila persone senza posto. Abbiamo motivo di credere che a queste 14 mila persone sarà trovato un lavoro.»
Viene, inoltre, resa nota la modalità di reclutamento dei docenti e l’obbligo del Tirocinio Formativo Attivo. (LINK anche per la precedente notizia)

Oscar Danilo Lancini, sindaco di Adro (Brescia), leghista, inaugura il nuovo polo scolastico dell’istituto comprensivo locale, disseminandolo di 700 “soli delle Alpi”, il simbolo che la Lega ha adottato da anni e che sventola nelle bandiere bianco verdi nelle manifestazioni del Carroccio.
Il sindaco si ostina a difendere quel simbolo come rappresentazione della cultura locale (un “sole” è inciso sul muro esterno del duomo di Adro), ignorando il fatto che “il sole” è presente in tante altre località italiane (anche al sud) e mediterranee (si trova anche in alcuni antichi templi egizi).
Il ministro Gelmini non condivide la presenza dei “soli” e incarica il direttore generale dell’Ufficio scolastico della Lombardia di disporne la rimozione. Il sindaco resiste e minaccia querele. La Lega non lo critica apertamente ma nemmeno lo difende. (la vicenda sembra una telenovela: ne ho scritto QUI e QUI)

OTTOBRE
L’inizio dell’anno porta lo scontento nelle scuola italiane. Contrari ai “tagli” della Gelmini e alle conseguenze dell’introduzione della Riforma della Secondaria di II grado, in gran parte delle scuole i professori decidono di non accompagnare gli studenti nel cosiddetto “viaggio di istruzione”, meglio noto con il termine “gita”. (LINK). Questa decisione porterà ad una crisi nel settore turismo e le agenzie di viaggio ne faranno le spese. Per ovviare alla situazione critica, alcune regioni propongono delle superofferte per le classi in gita. (LINK)

Brutte notizie per il ministro del MIUR: la Corte d’appello di Brescia condanna il Ministero della Pubblica Istruzione a risarcire con oltre 13 mila euro una professoressa bresciana per gli anni di sevizio prestati da precaria, senza percepire lo stipendio nei mesi estivi. La docente si è rivolta al Tribunale contro un’abitudine vietata da una Direttiva della Corte di giustizia europea, recepita anche dalla legislazione italiana ma finora mai applicata. Ora avrà gli stipendi estivi degli ultimi 5 anni, con gli interessi. (LINK)

Un disegno di legge presentato al Senato dalla Lega nord propone la non ammissione ai Giochi della Gioventù agli allievi che non hanno un profitto sufficiente in tutte le discipline. Ovviamente la proposta fa discutere. (LINK)

Il Parlamento approva definitivamente la legge del “collegato al lavoro” che mesi prima il Presidente della Repubblica aveva rinviato alle Camere.
Tra le diverse disposizioni ve n’è una sull’apprendistato che viene considerato come attività formativa valida ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione dal 15° anno di età. La disposizione, che affonda le sue radici normative nella legge Biagi del 2003, modifica la legge sull’innalzamento dell’obbligo di istruzione (Finanziaria 2007) che aveva disposto il limite minimo di età per l’accesso al lavoro a 16 anni, un limite che la nuova legge abbassa nuovamente a 15.

NOVEMBRE
Il 4 e 5 novembre a Parigi si riuniscono i ministri dell’educazione dei 33 Paesi attualmente membri dell’OCSE, cui si sono aggiunti anche i rappresentanti di altri Stati (tra cui la Russia) candidati a far parte della prestigiosa organizzazione intergovernativa creata nel 1947 per promuovere la cooperazione e lo sviluppo economico tra le nazioni industrialmente più avanzate.
L’incontro ha come tema Investing in Human and Social Capital: New Challenges. Al termine dei lavori, viene pubblicato un breve documento riassuntivo elaborato dalla presidenza a tre (Austria, Messico e Nuova Zelanda) ma condiviso da tutte le rappresentanze nazionali.
Quattro sono le priorità individuate:
1. fronteggiare gli effetti della crisi sui sistemi educativi;
2. adeguare le competenze lavorative ai nuovi bisogni;
3. formare insegnanti preparati per il XXI secolo;
4. rafforzare le positive ricadute sociali dello sviluppo dei sistemi educativi. (LINK )

Nel 2008 l’articolo 64 della legge 133 aveva previsto di destinare il 30% dei risparmi derivanti dai tagli di organico alla valorizzazione professionale del personale scolastico. Alla verifica del 2010 la quota destinata al 30% risulta però quasi dimezzata, ma soprattutto, dopo la nuova manovra finanziaria che ha congelato scatti di anzianità e contratto, il Governo la dirotta in buona parte ad assicurare per il 2011 proprio al progressione economica di carriera, lasciando una esigua quota per la premialità.
Il ministro Gelmini affianca al recupero degli scatti di anzianità la sperimentazione di due progetti di valutazione, con finalità premiali, riferiti il primo alla qualità delle prestazioni dei docenti e il secondo alla qualità dell’azione svolta dalle scuole. (ne ho scritto in più post: QUI e QUI)

DICEMBRE
Viene presentato a Parigi il quarto Rapporto Ocse-Pisa relativo ai livelli di competenza dei quindicenni rilevati nel 2009, con riferimento a tre discipline di base: lingua, matematica e scienze. L’Italia ne esce un po’ meglio del passato. Si tratta di miglioramenti rispetto alle due precedenti edizioni del Rapporto che avevano evidenziato bassissimi livelli di competenza dei nostri quindicenni.
Il confronto sulla competenza di lettura evidenzia un sostanziale recupero rispetto alle indagini 2003 e 2006, quando si era registrato un preoccupante abbassamento dei livelli di competenza dei nostri quindicenni rispetto alla prima indagine comparativa Pisa, quella del 2000. Recupero che riguarda in particolare le quattro regioni meridionali beneficiarie degli interventi comunitari dell’Obiettivo Convergenza, Campania, Calabria, Sicilia, Puglia.
In classifica gli studenti italiani risultano 29esimi su 74; nel 2006 erano stati 33esimi su 57.

Se gli studenti possono tirare un sospiro di sollievo, i docenti hanno poco di cui rallegrarsi, almeno in termini economici. L’annuale Budget dello Stato che il dipartimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica a fine anno conferma anche per il 2011 la previsione che il personale della scuola sarà fanalino di coda nelle retribuzioni dei dipendenti pubblici, come era già successo per il 2010.
La media generale del costo annuo medio persona, che corrisponde sostanzialmente alla retribuzione media percepita, è di 42.511 euro per dipendente pubblico.
Il costo annuo medio persona per i dipendenti del ministero dell’istruzione è invece pari a 39.640 euro, ed il più basso in assoluto tra i dipendenti di tutti i comparti pubblici. (LINK)

La sperimentazione del merito, proposta con grande entusiasmo dal ministro Gelmini, rischia un clamoroso flop. La maggior parte delle scuole interessate al progetto sperimentale per premiare il merito rifiuta, infatti, l’adesione. (ne ho scritto QUI e QUI)

Ma dopo una cocente delusione, è subito in arrivo per il ministro una grandissima soddisfazione: in pieno periodo pre-natalizio il Senato approva la riforma dell’Università, dopo mesi di accesa polemica e di valutazioni contrastanti, culminati nelle manifestazioni di protesta, anche violenta degli studenti.
L’approvazione comporta il superamento dei quasi 500 emendamenti presentati dall’opposizione. A fine anno il presidente della Repubblica promulga la legge di riforma, accompagnandola con alcune osservazioni per superare talune criticità rilevate. (LINK)

Infine, per il sindaco di Adro, Lancini, dei doni speciali da parte di ben due Babbi Natale: un ottimo cous cous preparato da una famiglia marocchina del luogo, al posto del panettone, album da disegno, pennarelli, goniometro e righello per far sì che sindaco e consiglieri possano consolarsi dipingendo tanti Soli delle Alpi sugli album, e un “pennello grande” per cancellare l’enorme simbolo padano dal tetto del polo scolastico, unico Sole delle Alpi rimasto. (LINK)

[alcune informazioni sono tratte da Tuttoscuola.com; le immagini sono tratte da questo sito]

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Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e eterodidatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

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"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

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