LA FINANZIARIA NON CANCELLA TUTTI I PATRONI: SAN GENNARO SALVO PER MIRACOLO

La manovra finanziaria di Ferragosto, come si sa, ha stabilito che le festività religiose non tutelate dal Concordato, quindi tutte quelle relative ai santi patroni eccetto Pietro e Paolo (29 giugno), protettori della capitale, debbano essere accorpate alla domenica successiva (ne ho parlato QUI).
La decisione è stata accolta fin da subito con molto malumore, soprattutto da parte dei cattolici che si sono visti togliere una festa molto significativa. Ma si sono sollevate proteste anche da parte di chi, cattolico o no, ritiene discriminante mantenere la festa dei patroni di Roma a scapito degli altri santi. Senza contare che in alcune città d’Italia la festività del santo patrono è legata a tradizioni alle quali la cittadinanza non intende rinunciare.

Oggi è il 19 settembre e a Napoli si festeggia San Gennaro. Questo santo per i napoletani è un santo speciale, soprattutto perché ogni anno i fedeli aspettano con trepidazione il Miracolo: la liquefazione del sangue del vescovo e martire, custodito in un ampolla nella cattedrale cittadina. Un rito che si ripete da secoli (secondo la tradizione, il sangue di san Gennaro si sarebbe sciolto per la prima volta ai tempi di Costantino I, nel IV secolo) da cui dipende anche la sorte futura della popolazione. Pare, infatti, che dalla riuscita o meno del Miracolo dipenda la buona o la cattiva sorte dei napoletani per i successivi dodici mesi.

Alla fine, nella manovra approvata dal Senato ai primi di settembre si stabilisce che le feste religiose saranno accorpate alla domenica, per quanto riguarda gli effetti civili, solo a partire dal prossimo anno.
Si salvano, quindi, non solo San Gennaro ma anche San Francesco (4 ottobre) che, oltre a proteggere la cittadinanza di molti paesi e città è anche il patrono d’Italia, e Sant’Ambrogio (7 dicembre) la cui festa permette ai milanesi di riposarsi per due giorni, visto che l’8 si celebra l’Immacolata Concezione.

Per quest’anno, quindi, San Gennaro e tutti gli altri patroni sono salvi. Per il prossimo non resta che sperare in un miracolo ovvero in un ripensamento da parte dei politici. In fondo, in questi tempi di crisi, ci vorrebbe proprio una mano santa

A PROPOSITO DELLA PATRIMONIALE: CARI CALCIATORI, SE MI E’ CONCESSO, VERGOGNATEVI!


Di solito non sono così esplicita, tanto meno nei titoli dei post. Ma in questa circostanza non riesco a trattenermi, specialmente se penso che, essendo statale, su di me potrebbero gravare degli oneri non da poco in seguito alla manovra finanziaria del 13 agosto scorso.

Se è vero ciò che scrivono i giornali, mi chiedo con quale coraggio i calciatori osino protestare sulla patrimoniale che colpisce i redditi alti (oltre i 90mila e i 150mila euro lordi), minacciando scioperi, e conseguente slittamento dell’inizio del campionato (tanto a me che me frega!), e chiedendo che la famosa tassa venga pagata dalle società di calcio, per non sborsare di tasca loro. Poverini, quale indegna richiesta proviene dallo Stato italiano!

Di fronte a queste esternazioni (sempre che siano vere e correttamente interpretate) le reazioni sono diverse. C’è ad esempio il ministro Calderoli che propone di far pagare il doppio della patrimoniale ai calciatori, visto che protestano. Ora, io raramente condivido le proposte leghiste, non per partito preso, ovvio, ma perché quelli della Lega hanno una particolare fantasia e le sparano proprio grosse, a volte. Ma almeno ‘stavolta il ministro Calderoli lo abbraccerei, nonostante non sia affatto il mio tipo, e lo bacerei dal momento che ha definito i calciatori “la casta dei viziati“.

Se poi pensiamo che la “casta” sia protetta da chi la rappresenta, sbagliamo di grosso … è proprio il caso di dirlo. Leo Grosso, vicepresidente dell’Aic, l’Associazione italiana calciatori, ai microfoni di Sky Sport 24 ha dichiarato: «La situazione è semplice e chiara, i giocatori sono lavoratori subordinati e in quanto tali rispettano le stesse regole, pagando regolarmente le tasse». Ma c’è un ma: «Sui contratti fatti sulla base dell’accordo vecchio che è scaduto è indicata una cifra lorda e una cifra netta e società e calciatori possono aver stabilito a quale cifra fare riferimento. Se l’accordo fa riferimento al lordo, la tassa è carico del calciatore, se fa riferimento al netto è a carico della società. Se non è previsto nulla, l’inasprimento dell’aliquota grava sul calciatore». Già, ma non sia mai che quando verrà siglato l’accordo nuovo, si cambino le carte in tavola proprio per evitare questo enorme disagio per i poveri calciatori che lo stipendio se lo sudano letteralmente. Peccato, però, che nel tempo libero se la spassino alla grande e si possano permettere tutte gli sfizi che noi comuni mortali nemmeno riusciamo a vedere in sogno.

Il parere dell’esperto, poi, non chiarisce un bel nulla: il noto fiscalista Victor Uckmar afferma che «bisogna vedere come sarà formulata la legge. Se si trattasse di un tributo autonomo non sarebbe coperto dal contratto stipulato tra calciatore è società. Se, invece, si trattasse di un’aggiunta di aliquota all’Irpef, saremmo nel regime dell’Irpef». Quindi l’onere graverebbe sul club. Al di là del parere tecnico, che lascia comunque dei dubbi, Ukmar di suo afferma che «sarebbe un segnale positivo se i calciatori contribuissero a prescindere, visti gli ingaggi che percepiscono».

Ecco, appunto. Accordi o non accordi, leggi o non leggi, sarebbe davvero il caso che contribuissero … a prescindere e la smettessero di protestare. E noi, forse, c’incazzeremmo di meno.

Io propongo una cosa: nel caso i calciatori fossero esonerati dal pagamento della patrimoniale, stadi deserti e tv spenta in occasione delle partite, per la durata dell’intero campionato. Sto vaneggiando?

[fonte: Il Corriere; foto da questo sito]

LE FESTE DEL 2012: 29 APRILE, 6 MAGGIO E 3 GIUGNO


Nella manovra finanziaria appena varata dal governo è stato deciso di “abolire” le festività laiche spostandole alla domenica successiva. Salve, almeno per ora, le festività religiose concordatarie, definite in un trattato internazionale col Vaticano, mentre nel mirino del governo ci sono finiti anche i santi patroni delle città, pure loro spostati. Praticamente si salveranno solo i patroni della capitale, i santi Pietro e Paolo, la cui festività cade il 29 giugno, che, come, il Natale e l’Assunzione (ovvero, Ferragosto), è indicata in un accordo con la Santa Sede.

Calendario alla mano, festeggeremo la “liberazione” il 29 aprile, la festa dei lavoratori il 6 maggio e quella della repubblica il 3 giugno, posticipata di un solo giorno. Sono feste che personalmente avrei abolito anche senza manovre finanziarie ma tant’è …

Ora i più giovani sgraneranno gli occhi: quand’ero studentessa si festeggiava anche l’11 febbraio, data significativa in quanto ricorre l’anniversario dell’apparizione di Nostra Signora di Lourdes, in ricordo della Conciliazione, ovvero la firma dei cosiddetti Patti lateranensi (1929), tra papa Pio XI e Mussolini, con cui si concludeva l’annosa Questione Romana, sorta all’indomani della breccia di Porta Pia (20 settembre 1870). Non solo: c’era anche un’altra festa laica, 1l 4 novembre, che ricordava l’anniversario della vittoria nella Prima Guerra Mondiale e in cui si celebrava anche la festa delle Forze Armate.

Ma nemmeno le feste religiose, in passato, erano considerate intoccabili: per un periodo, credo negli anni ’80, le vacanze natalizie duravano di meno: si ritornava sui banchi di scuola il 2 gennaio in quanto la festa dell’Epifania era stata spostata alla domenica successiva. L’esperimento durò poco per le proteste degli studenti e delle famiglie. Noi docenti ci siamo sempre distinti per lo spirito di adattamento.

Ora, il problema non è festeggiare o meno un evento del passato. Quello vero è che, spostando la data, la festa perde ogni significato. Che senso ha festeggiare il 25 aprile al 29, il 1° maggio al 6 e il 2 giugno al 3? E poi io avrei una domanda per il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini: come la mettiamo con il calendario scolastico già fissato, sia a livello nazionale sia regionale?

LEGGI ANCHE L’ARTICOLO CORRELATO: LA MANOVRA DI FERRAGOSTO E LA SCUOLA: I PENSIONAMENTI SLITTANO DI UN ANNO

AGGIORNAMENTO DEL POST, 16 AGOSTO 2011

Scusate, dicono che il 2 giugno forse rimane dov’è (visto che cade di sabato e disturba poco) e che le altre feste potrebbero essere anticipate: il 25 aprile al 23 e il 1. maggio al 30 aprile (LINK). A parte il fatto che a casa mia mi hanno insegnato che le feste si posticipano e non si anticipano (per questioni di superstizione, credo), ma anche fosse, che differenza fa? M’immagino già un bel ponte di fine aprile! 🙂

NUOVO ARTICOLO CORRELATO: 2 GIUGNO: PARATA SI’ PARATA NO … EPPURE NEL 1976