12 gennaio 2018

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: SPELACCHIO DIVENTERÀ UNA CASETTA PER MAMME

Posted in La buona notizia del venerdì, Natale tagged , , , , , , , a 2:03 pm di marisamoles

PREMESSA: timidamente riprendo (sperando di poter onorare l’impegno) la pubblicazione delle “Buone notizie del Venerdì” che l’amica blogger Laurin42 ha continuato indefessamente a pubblicare sul suo blog.
BUONA LETTURA.

Il primato dell’albero più brutto (ma a modo suo bellissimo!) del Natale 2017 va attribuito a “Spelacchio” che fino a ieri ha troneggiato, pur con il suo rado fogliame, a Roma in Piazza Venezia.

Anche la storia del suo smantellamento è incredibile: gli operai della ditta addetta alla rimozione avevano già iniziato a togliere gingilli e luci, quando dal Campidoglio arriva un dictat: rimontare tutto. Infatti, la Giunta comunale vuole che Spelacchio “sopravviva” per qualche giorno ancora, quindi, per motivi di sicurezza tutto è stato rimesso al suo posto, compresa la stella che campeggiava in cima. Ma non è tutto. Il sindaco Virginia Raggi ha stabilito che all’abete debba essere concessa nuova vita: diventerà una casetta per mamme e neonati.

Il legname, dopo lo smantellamento, sarà trasportato in Trentino dove verrà trasformato in una casetta in legno, la “Baby little home”, munita di fasciatoio che consentirà alle mamme di accudire i propri bambini, allattandoli in tutta tranquillità e con discrezione. Una volta realizzata, questa casetta verrà donata all’amministrazione capitolina.

Così la Raggi giustifica la decisione:

“Con il passare dei giorni Spelacchio si è conquistato la simpatia e l’affetto della stragrande maggioranza delle persone. Ora avrà una nuova vita. Vogliamo fare di questa star internazionale un esempio concreto di riuso creativo, perché tutto può tornare a nuova vita. Un modo concreto per dimostrare al mondo che Roma vuole essere sostenibile e persegue con convinzione la strada del riuso, riciclo e recupero di materia”.

A testimonianza di tanto affetto, i numerosi selfie scattati con sullo sfondo l’albero più celebre d’Italia (anche se la fama ha valicato i confini nazionali) e che non si può smaltire come un alberello qualsiasi. E ai piedi del tronco sono stati lasciati, da grandi e piccini, tanti bigliettini con varie scritte come: “Se ti vedono brutto è solo invidia”, “ti voglio bene”, nuovo “Pasquino” romano.

Come nella fiaba del brutto anatroccolo, anche “Spelacchio” alla fine, a modo suo, diventerà un cigno.

[link della fonte; immagine da questo sito]

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8 marzo 2014

AMORE DI MAMMA

Posted in amore, bambini, figli tagged , , , , , a 5:01 pm di marisamoles

Ai bambini non so resistere, specie se si tratta di video in cui dimostrano tutto l’amore che nutrono per la mamma. Qualche tempo fa ho postato il video del bimbo che si commuove quando la mamma canta, questo di oggi ha appena visto la luce ma non ha accettato di buon grado il distacco.

A dimostrazione che la nascita rappresenta per i neonati un vero choc, guardate questo piccolino: non vuole proprio staccarsi da colei che l’ha appena messo al mondo. Non sa ancora chiamarla mamma, non conosce il significato della parola ma sa tutto sul legame che si crea, fin dal primo battito del cuore, con chi lo ha ospitato al caldo per nove mesi, gli ha parlato, l’ha coccolato accarezzandosi la pancia sempre più gonfia, gli ha cantato la ninna nanna e l’ha calmato durante gli attacchi di singhiozzo. Lui sa che lei gli appartiene e non vuole staccarsene. Dimostra con il pianto questo bisogno di lei, che le parole non saprebbero manifestare in modo più chiaro e inequivocabile.
Lui sa che lei non lo abbandonerà mai.

1 settembre 2013

PRIMI VAGITI ON LINE

Posted in bambini, donne, figli, vip, web tagged , , , , , , , , , , a 2:56 pm di marisamoles

nascitaLa gioia dei neogenitori alla vista del loro bambino è indescrivibile. La voglia di comunicare il lieto evento a parenti e amici, per condividere questa gioa, c’è sempre stata anche se i mezzi di comunicazione nel corso della storia sono cambiati.

Mi immagino, ad esempio, un parto avvenuto nel vecchio West, in una delle tante fattorie sperdute con il nulla attorno. Immagino qualcuno – di certo né la puerpera né il papà – prendere il cavallo e sfidare pure le intemperie per portare la notizia alle persone care, almeno quelle raggiungibili.

Il servizio postale, poi, semplificò le cose e il telegrafo dovette sembrare una sorta di miracolo. E pensare che fino a poco tempo prima c’era chi mandava messaggi con i segnali di fumo.

E poi arrivò lui, il telefono. Certo, finché esisteva solo quello fisso bisognava andare nella cabina telefonica più vicina, se proprio la voglia di dare tempestivamente la notizia era incontenibile e il percorso per arrivare a casa troppo lungo.
La telefonia mobile ha certamente segnato un svolta nelle comunicazioni post partum: la telefonata o il messaggino arrivavano in tempo reale, magari non dalla sala parto perché suppongo che lì l’uso del cellulare sia vietato. In più, con i telefonini si può inviare anche la foto del/della fortunato/a bimbo/a. L’unico neo: i costi, non proprio bassi all’inizio, che scoraggiavano i neogenitori, con il pensiero fisso sui prezzi di pannolini e abbigliamento da neonato, a farne largo uso. Giusto il minimo indispensabile.

Ma con Internet, cari miei, tutto è cambiato. Ora, attraverso i social network la foto del bebè è postata in tempi brevissimi e condivisa da decine, centinaia o migliaia di “amici”.

E sapete entro quanto tempo dal parto, in media, tutto ciò accade? Entro 57,9 minuti. (LINK)

E nei mesi e anni seguenti, tutti pronti a sciropparsi le foto della prima poppata, del primo bagnetto, del primo sorriso, della prima pappetta, del primo dentino, dei primi passi, della prima caduta con relativo ginocchio sbucciato, della prima cacca nel vasino … e così via. Sai che felicità!

E non parliamo delle mamme. Se la fortunata in questione si chiama Belen Rodriguez e a cinque giorni dal parto sfoggia una pancia ultrapiatta, potrebbe causare guai seri alle comuni mortali. Quelle che a cinque giorni dal parto sembrano tenere ancora in pancia il gemello del primo nato che non si decide ad uscire. Altro che felicità! Potrebbe essere l’inizio della depressione post partum.

[immagine da wikipedia]

10 gennaio 2013

ALESSANDRA MARTINES MAMMA A (QUASI) 50 ANNI … MA HUGO E’ NATO IN OTTOBRE!

Posted in attualità, bambini, donne, figli, vip tagged , , , , , , , , , a 7:23 pm di marisamoles

martines mamma
Le voci sul parto della quasi cinquantenne Alessandra Martines si rincorrono sul web da settimane. La notizia, smentita dalla diretta interessata, più quotata è che la ballerina e attrice italiana avrebbe dato alla luce il piccolo Hugo la notte di Natale. Invece, come lei stessa dichiara (almeno secondo quanto riportato da Vanity Fair, cui la Martines aveva concesso un’intervista annunciando il prossimo arrivo del piccolo), il figlio, che è nato dalla relazione con il 29enne Cyril Descours, attore francese, è stato partorito il 26 ottobre scorso.

Sul parto, avvenuto a Parigi, nella stessa clinica in cui Carla Bruni ha dato alla luce la secondogenita Giulia, avuta dall’ex Presidente Nicolas Sarkozy, è stato tenuto il segreto per timore dell’assalto da parte dei paparazzi.

Mamma e papà sono al settimo cielo. La Martines, che avrebbe dovuto partecipare come giurata alla versione francese di Ballando con le stelle, spiega che la falsa data del parto nasce da un equivoco legato proprio alla trasmissione cui, a causa della gravidanza, aveva dato forfait: «L’equivoco si è creato perché durante lo speciale natalizio di Danse avec les stars su TF1, il presentatore Vincent Cerutti mi ha fatto in diretta le congratulazioni per la nascita del bambino. Mi è molto affezionato perché l’anno scorso io stessa ero nella giuria del programma e quest’anno ho dovuto rinunciare proprio a causa della gravidanza».

Auguri, dunque, anche se in ritardo, alla bella mamma e al fortunato papà. Non è il momento delle polemiche quindi mi astengo dal commentare il lieto evento. D’altra parte l’ho già fatto in questo post alla cui lettura rimando chi fosse interessato a conoscere il mio punto di vista su queste mamme attempate … seppur splendide, come effettivamente è Alessandra Martines.

[notizia e foto da Vanity Fair]

25 agosto 2009

UMANITÀ SOTTO L’OMBRELLONE

Posted in affari miei, bambini, famiglia, figli, Friuli Venzia-Giulia, vacanze tagged , , , , , , , , , , , , , , a 8:37 pm di marisamoles

OmbrelloniDiciamolo chiaramente: in spiaggia, sotto l’ombrellone, in pace non si può stare. A meno che non si scelga qualche spiaggia semideserta, sconosciuta ai più. Ma se ci si trova in una località turistica nota, meta ogni anno, specie in agosto, di migliaia di turisti, allora in pace non si può proprio stare. Ma, tant’è, alla fine un po’ di chiasso ce lo andiamo pure a cercare.

Mancavo da Lignano da dodici anni (l’ho già detto ) e sotto l’ombrellone non ho notato tante novità. Contrariamente agli anni passati, però, non ho letto nemmeno due righe del romanzo che mi portavo quotidianamente in spiaggia e non mi sono dedicata neppure alle parole crociate che, dopo molti anni, quest’estate ho riscoperto come passatempo rilassante. Mi sono dedicata, invece, all’osservazione dell’umanità che mi stava attorno e mi piace rendere partecipi anche i miei lettori di queste mie osservazioni balneari.

Conversazioni. Le chiacchiere da spiaggia, si sa, sono sempre state il passatempo preferito dei bagnanti. Tuttavia quest’anno ho notato una maggiore indifferenza nei confronti del vicino d’ombrellone. Sarà che l’individualismo sta sempre più prendendo piede –in altre parole, ognuno si fa i fatti suoi- ma ho potuto notare che spesso i nemici delle chiacchiere da spiaggia sono principalmente due: il cellulare e l’i-pod.
Nell’ombrellone di fronte al mio una signora piuttosto petulante ha speso metà del suo tempo a parlare al cellulare. Così ho potuto sapere che in famiglia ci sono degli ammalati, anche piuttosto gravi –che dispiacere!- e che è in corso una lite con il fratello a causa di un’eredità, cosa di cui si occuperà un notaio che, per giunta, pretende un onorario piuttosto costoso.
Nell’ombrellone a fianco, una coppia di fidanzati si sono scambiati pochissime parole, forse a tutela della propria privacy, ma in compenso, muniti di i-Pod e cuffie, si sono goduti della buona musica, scelta ognuno secondo i propri gusti. A parte l’azzeramento della comunicazione interpersonale, sono grata ai ragazzi per aver risparmiato alle mie orecchie la musica a tutto volume che fino a qualche anno fa mi faceva temere il rischio di una sordità precoce.

Giochi di bimbi. Giocare con la sabbia è stato per generazioni la cosa più straordinaria e deliziosa da fare sotto l’ombrellone. In questo i bambini d’oggi non sono per nulla diversi da quelli di un tempo. Armati di palette e secchielli, creano i loro giochi divertendosi un mondo e lasciando in pace, almeno per un po’, i genitori.
Fin qui nulla da dire, a parte il fatto che la sabbia smossa dai bambini dell’ombrellone a fianco ti arriva nel naso, negli occhi e nelle orecchie. Solo che una volta i genitori, sempre presenti, sorvegliavano i giochi, pronti a richiamare i figli qualora creassero disturbo agli altri bagnanti. I miei vicini, però, lasciavano costantemente soli i bambini, propri e degli amici, quindi non ho potuto fare a meno, mio malgrado, della razione quotidiana di sabbia.
Quello che mi ha stupita realmente è stata la varietà di giochi che i bimbi moderni sanno inventarsi, influenzati, purtroppo, anche da ciò che vedono in TV. All’inizio tutto sembrava rientrare nella consuetudine: chi, giocando con la sabbia, non ha mai preparato minestre, polpette e caffè da offrire ai compagni di gioco? Tutti noi abbiamo sfogato in questo modo la creatività balneare. I miei vicini d’ombrellone, tuttavia, dopo un inizio per così dire canonico, si sono lasciati andare a giochi meno tradizionali: ecco che con la sabbia potevano plasmare esseri umani, secondo la loro fantasia, ovviamente, a cui amputare un braccio per fare chissà quale esperimento, o prelevare il sangue per avere un campione da cui isolare il DNA, o sezionare un cadavere alla ricerca della causa della morte, ritenuta evidentemente non naturale. Insomma, mi sembrava un misto tra ER, RIS e CSI, con qualche divagazione verso Cold Case, visto che in un’occasione ho sentito parlare di riesumazione di cadaveri brulicanti di vermi.
Certo, i bimbi sono cambiati, ma che orrore i loro giochi!

Plurilinguismo. Fin da piccola a Lignano mi sono abituata a sentir parlare lingue diverse, soprattutto il tedesco, anche se non sono mai riuscita a distinguere tra il tedesco che si parla in Germania e l’austriaco. Poi, dovendo comunicare con gli stranieri, era d’obbligo l’uso dell’inglese che, però, non si parlava mai con i britannici anche perché a quel tempo migravano verso altri lidi.
Accanto alle lingue nazionali, la spiaggia risuonava delle più svariate parlate locali: il più gettonato era il veneto, anche se non ho mai capito perché tanti veneti dovessero venire in Friuli nonostante le loro bellissime spiagge, il lombardo e, naturalmente, il friulano. Pochi erano e sono tuttora i triestini che preferiscono Grado a Lignano.
Ora la situazione è un po’ cambiata: accanto alle lingue e i dialetti che ho già menzionato, ho potuto sentire anche svariate lingue dell’est, che non saprei distinguere ma che ho potuto ricondurre a orecchio al ceppo slavo, e il romeno. Ciò mi fa supporre che ci siano degli immigrati, meno sfortunati di tanti altri, che si sono ben inseriti nel contesto italiano e si possono permettere le vacanze a Lignano che, specie in agosto, sono tutt’altro che a buon mercato.
Sotto l’ombrellone due file più avanti del mio stazionava, però, una famigliola un po’ speciale: mamma italiana, anzi triestina, papà americano e figli piccoli perfettamente bilingui. Per me stare ad ascoltarli, senza sentirmi impicciona come potrebbe sembrare, è stato un passatempo delizioso. Ero affascinata da quel menage particolare che si era creato tra i componenti del gruppo familiare: marito e moglie parlavano a tratti in inglese a tratti in italiano, anzi era lei che parlava entrambe le lingue perché il marito usava sempre e solo l’inglese, mentre i figli, che tra loro comunicavano in inglese, usavano quest’idioma per rivolgersi al padre e l’italiano quando dovevano dire qualcosa alla madre. La comunicazione linguistica è stata resa ancora più variegata dall’arrivo della zia materna: con lei i bimbi parlavano in italiano, tra l’altro perfetto a parte qualche lieve inflessione americaneggiante, la sorella le si rivolgeva metà in italiano e metà in triestino, mentre con il cognato la nuova arrivata tentava di comunicare in inglese ma essendo, a suo dire, arrugginita, ha accettato ben volentieri qualche lezione veloce d’inglese in cambio di un corso accelerato di triestino per stranieri.
Per una volta, sentire i fatti altrui non mi è per nulla dispiaciuto.

Bikini e linea. Nelle due file successive alla mia, sdraiate sul lettino decisamente deformato c’erano due ragazze, ognuna sotto il proprio ombrellone, un po’ sovrappeso, diciamo così. Per una volta ho potuto consolarmi e considerare la mia una silouette niente male, nonostante le due fanciulle in questione avessero qualche decina d’anni in meno di me.
Il diritto di indossare il bikini è, indubbiamente, sacrosanto ma dovrebbe, secondo me, sottostare al buonsenso dell’interessata. Insomma, pazienza la cellulite che, grazie al cielo, ho potuto notare anche sulle ragazze giovani e per nulla grasse (è evidentemente un problema diffuso e moderno), pazienza la sesta di reggiseno che faceva sembrare, nella fantasia del tessuto, un timido e minuto fiore una specie di girasole dai colori innaturali, ma ciò che secondo me ha contribuito a creare una nota quasi disgustosa nel già sconcertante spettacolo era il perizoma. di cui entrambe facevano uso. Per un istante mi è apparso come un flash il fondoschiena della Senicar, nuova testimonial dell’Intimo Roberta. Ho pensato che forse qualche ragazza non capisce che il perizoma non è di per sé uno strumento magico che, indossato da chiunque, fa apparire qualsiasi sedere perfetto come quello della Senicar. E poi mi chiedo: a cosa serve abbronzarsi le chiappe quando nessuno poi esce con il sedere di fuori?
Osservando una delle due leggiadre fanciulle, ho notato che mentre camminava le due cosce strusciavano tra loro e ho immaginato il fastidioso arrossamento che lo sfregamento deve creare, specie dopo aver fatto il bagno. Allora mi è venuta in mente un’altra pubblicità, quella di una crema che dovrebbe evitare gli arrossamenti, formando una sorta di pellicola. Ecco, quella era la reclame certamente più adatta alle mie “vicine” d’ombrellone.

Topless per neonati. Una volta la spiaggia di Lignano pullulava di topless, ora non più. A parte qualche ragazza che prendeva il sole sul bagnasciuga e qualche donna in età un po’ esibizionista, tutte le donne usavano il bikini. Unica eccezione: il topless momentaneo di due mamme che avevano l’ombrellone dall’altra parte della passerella. Una di fronte all’altra, come se i due neonati si mettessero d’accordo per strillare affamati in un perfetto sincronismo, si scoprivano il seno e allattavano i loro bimbi continuando a conversare tra loro, mentre i mariti facevano una partita a carte. Quello di una mamma che allatta è lo spettacolo più tenero del mondo e se penso a quella povera turista che è stata allontanata dalla sala da pranzo dell’hotel perché infastidiva i clienti, mi rendo conto che c’è gente sciocca che non capisce nulla della bellezza della natura, tanto meno di quella umana.

Carrozzine e carrozzelle. Mai visti a Lignano tanti bambini, soprattutto mai viste tante famiglie numerose: genitori, per di più giovani, con tre o quattro figli, sono ormai cosa rara. Ma c’è da scommetterci che la maggior parte di queste coppie così prolifiche sia straniera. Altrimenti non si spiegherebbe come mai in Italia la natalità sia a quota 0.
Andare in spiaggia con carrozzine e passeggini è un’impresa ardua. Chi ha fortuna, però, riesce a guadagnarsi l’ombrellone a fianco della passerella, non importa in quale fila tanto sul bagnasciuga il bimbo lo si può portare pure in braccio. I meno fortunati, invece, devono trascinare le quattro ruote (talvolta anche tre, vista la nuova tipologia di passeggini) sulla sabbia, formando le classiche scie che dalla passerella arrivano esattamente all’ombrellone, segnando una sorta di corsia preferenziale.
Fin qui, tutto normale. Quello che sinceramente mi ha stupito maggiormente è stata la gran quantità di carrozzelle per disabili, spesso molto giovani. Su una cosa ho riflettuto in particolare: gli invalidi ci sono sempre stati, solo che non si facevano vedere, anche perché vivere su una carrozzella non era considerata vita vera, con tanto di sacrosanto diritto di vedere il mondo. Ora le carrozzelle sono aumentate e, purtroppo, l’età media dei loro possessori si è abbassata. Questo la dice lunga sul rischio sempre in agguato di incidenti automobilistici che se non sono letali, riducono molte giovani vite sulle quattro ruote, ma non più quelle dell’auto.
Una scena fra tutte mi ha particolarmente impressionata: nell’ombrellone dietro a quello di una delle mamme che allattavano i loro bimbi, un’altra mamma, con infinta pazienza e un sorriso sempre stampato sulla bocca, dedicava tutto il suo tempo, ogni gesto e tutte le parole che fluivano dolcemente dalle sue labbra ad un figlio un po’ speciale: non piccolissimo, forse sui cinque – sei anni d’età, lo portava tutti i giorni in spiaggia su un passeggino diverso da tutti gli altri, se non altro per le dimensioni, e da qui lo spostava sul lettino da mare, adagiandolo con delicatezza. Un bambino diverso, senza dubbio, quasi immobile, con gli occhi sbarrati e le braccine rattrappite, così come le gambette. La sua mamma lo coccolava, lo accarezzava, lo spostava dall’ombra al sole, non prima di avergli spalmato su tutto il corpo la crema protettiva, lo portava in braccio sul bagnasciuga e gli faceva fare il bagno, sotto lo sguardo a volte disgustato delle mammine che sorvegliavano i giochi dei loro bimbi in riva al mare. Certo, quello spettacolo strideva se paragonato a quello dei bimbetti con i costumini colorati e berrettini in testa, intenti a scavare buche e a costruire castelli. Strideva pure in confronto ai ragazzini sgambettanti che rincorrevano la palla o che si tuffavano nell’acqua troppo bassa, impantanandosi nella sabbia melmosa.
Ma per me quella mamma è stata lo spettacolo più bello che potessi godermi sotto l’ombrellone, soprattutto perché mi ha fatto comprendere come l’amore materno non abbia confini né limiti né ostacoli. Ho pensato anche che tante volte noi mamme, sempre pronte a rimproverare e criticare, mai contente dei nostri figli “normali”, non siamo capaci di amarli così tanto. O perlomeno non lo facciamo vedere così bene.

29 Mag 2009

IL MESE DELLE BELLE DONNE

Posted in donne tagged , , , a 5:00 pm di marisamoles

makeup3Ho ricevuto oggi da una cara amica questa e-mail. Si tratta di una specie di “catena di sant’Antonio” solo che io, invece che inviarla alle amiche, con il rischio di far loro credere che le stia prendendo in giro, ho deciso di pubblicarla qui. Spero almeno che leggano il contenuto di questo post più di cinque donne … avrò così aumentato l’autostima di un numero più consistente di donne che, magari sono già belle, ma non lo sanno.

Buona lettura.

Lo sapevi che questo è il Mese delle Belle Donne?

Beh, lo è e questo riguarda anche te. Si aspettano che io invii questa e-mail a CINQUE BELLE DONNE, E tu sei UNA di queste!!!

Fatti sui Numeri:
Lo sai che esistono 3 miliardi di donne che non assomigliano a super modelle?

E solo otto lo sono.
Lo sapevi che Marilyn Monroe indossava la taglia46?

Se Barbie fosse una donna vera, sarebbe costretta a camminare a quattro zampe per via delle sue proporzioni!

La donna “media” pesa 66 kg . ed indossa una taglia compresa tra la 44 e la 46.

Una donna su quattro fra i 20 e i 25 anni soffre di disordini dell’alimentazione.

Le modelle sulle riviste sono PETTINATE – NON Perfette!!

Uno studio psicologico del 1995 ha dimostrato che 3 minuti trascorsi a guardare una rivista di moda provoca nel 70%delle donne una sensazione di depressione, colpa e di VERGOGNA!

Le modelle di 20 anni pesavano l’ 8% in meno della donna “media”.

Oggi pesano il 23% in meno……

~~ Bellezza di una Donna ~~
La bellezza di una donna non si basa sugli abiti che indossa, la figura che porta o il modo in cui porta i capelli.
La bellezza di una donna si vede dai suoi occhi perché questa è la porta del suo cuore, il luogo dove l’amore risiede.
La bellezza di una donna non è un neo sul viso, ma la vera bellezza in una donna si riflette sulla sua anima.
Sono le cure che lei dona amorevolmente, la passione che dimostra.
La bellezza di una donna con il tempo può solo crescere…

L’immagine di una mamma

ALL’ETA DI 4 ANNI: mia mamma sa fare tutto!
8 ANNI: mia mamma sa tutto! Proprio tutto!
12 ANNI: mia mamma non sa veramente proprio tutto.
14 ANNI: naturalmente, mamma non lo sa, neppure questo!
16 ANNI: mamma? E’ una fuori moda senza speranza.
18 ANNI: quella vecchia donna? É fuori tempo!
25 ANNI: beh, potrebbe sapere qualcosina al riguardo.
35 ANNI: prima di decidere, sentiamo l’opinione di mamma.
45 ANNI: mi chiedo che cosa ne avrebbe pensato mamma al riguardo?
65 ANNI: vorrei poterne parlare con mamma…

***Per piacere invia questa email a tutte le donne eccezionali che conosci oggi per festeggiare il Mese della Storia delle Donne.

Se lo fai, succederà qualcosa di buono…
TU aumenterai l’autostima di un’altra donna

ANNA SCRIGNI

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