UDINE: MAMMA E NEONATA SALVATE IN EXTREMIS


In queste ultime settimane la cronaca ci ha riportato degli episodi di malasanità riguardanti il parto che appaiono impossibili ai nostri giorni. Morire di parto non si può, non si deve. Per una mamma che si salva, d’altra parte, non esiste nessuna consolazione al fatto che il bimbo che portava in grembo non ce l’ha fatta. Per un padre che perde il suo bambino e un marito che perde la sua compagna non c’è nulla di più triste che sentirsi abbandonati e dover dire addio al progetto di vita che il destino ha voluto irrealizzabile.

Talvolta, però, i miracoli accadono. Ovvero, ci sono delle strutture sanitarie in grado di affrontare le emergenze da sala parto senza sacrificare la vita di nessuno e senza provocare in un padre o marito una ferita profonda che difficilmente potrà mai rimarginarsi.
Il miracolo o forse sola la dimostrazione che non è sempre necessario affidarsi a Dio, ma semplicemente a dei bravi medici, è accaduto a Udine, nella clinica di Ostetricia diretta dal professor Diego Marchesoni.

Una giovane donna, 27 anni d’età, all’ottavo mese di gravidanza, è stata salvata in extremis da un’emorragia che, in una situazione già compromessa dalla fuoriuscita della placenta dall’utero, poteva costituire un serio rischio per la vita della gestante. Il parto cesareo era stato programmato per oggi, ma domenica scorsa era stato fatto ricorso ad un ricovero urgente per salvare la vita alla madre e alla piccola. L’emergenza è scattata poco prima delle 14 quando il professor Marchesoni era in spiaggia a Lignano. Raggiunto da una telefonata, il direttore della clinica si è precipitato in sala operatoria: è entrato alle 14.30 ed è uscito alle 20.

Così il professor Marchesoni racconta l’intervento: «Quando è nata la bambina abbiamo iniettato le sostanze coagulanti per limitare l’emorragia, ma nonostante tutto la signora, alla quale è stato asportato l’utero e parte della vescica, ha perso molto sangue. A un certo punto aveva la pressione a 40». Ma l’equipe del professore, composta da quattro chirurghi, due urologi, tre anestesisti, due radiologi internisti e altrettanti neonatologi, con la collaborazione di diversi infermieri, ha portato al felice esito della vicenda.
Marchesoni, nell’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto, si lamenta del fatto che tutti sono pronti a puntare il dito contro la malasanità, mentre della buonasanità non si parla per nulla. Per lo stesso motivo sto scrivendo queste righe, perché è giusto che di ciò che funziona veramente, in quest’Italia sempre più “traballante”, si parli, anche per dare una speranza a chi, purtroppo, leggendo le cronache rischia di perderla del tutto.

L’unico rammarico: la giovane donna non potrà avere altri figli. Sarà sufficiente il sorriso della sua bambina per superare questo dolore?