30 ottobre 2013

VIDEO TENERISSIMO: LA MAMMA CANTA E IL BIMBO PIANGE EMOZIONATO

Posted in bambini, figli, web tagged , , , , , a 4:43 pm di marisamoles

E’ il video attualmente più cliccato su You Tube.
Protagonisti un bimbo di dieci mesi e la sua dolcissima (e intonatissima) mamma. Lei canta il brano “My Heart Can’t Tell You No” di Rod Stewart e il figlioletto si emoziona così tanto da piangere sommessamente, con tanto di lacrimoni.

Non si può dire che il bimbo pianga per la disperazione perché la mamma canta davvero bene.
Tenerissimi!

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10 settembre 2012

IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA: VOI VE LO RICORDATE?

Posted in bambini, famiglia, figli, scuola, Trieste tagged , , , , , , , a 3:40 pm di marisamoles


Ricordo ancora il mio primo giorno di scuola. Intendo il primo giorno in cui ho varcato il cancello della scuola elementare (oggi detta primaria), perché non ho avuto la fortuna di frequentare l’asilo (ovvero la scuola materna, oggi detta “dell’infanzia”).

Ricordo l’atrio dell’edificio, enorme ai miei occhi di bimba seienne. Con quel busto di bronzo raffigurante un uomo a me sconosciuto (e che comunque è rimasto tale per tutti i cinque anni di frequenza), cui era intitolata la scuola. Ferruccio Dardi. Sì, perché allora le scuole avevano un nome, ciascuna il proprio. Ora ci sono gli istituti comprensivi e di norma le scuole vengono identificate con il nome della via o della piazza in cui è ubicata quella da cui dipendono tutte le altre. Se fosse stata in vigore questa consuetudine anche allora, la mia scuola si sarebbe chiamata “di via Giotto“, il che mi sarebbe parso vantaggioso perché almeno di Giotto avevo sentito parlare. Non che conoscessi le sue opere, intendiamoci, ma conoscevo benissimo i “suoi” pastelli.

Ricordo tutti i bambini, femmine a destra e maschi a sinistra (le classi erano rigorosamente formate in base al sesso, i maestri avevano solo maschi, le maestre solo femmine), ciascuno accompagnato dalla mamma. I papà a quei tempi tenevano altro cheffà. Davanti al busto del Dardi più conosciuto (il meno conosciuto era il mio pediatra che, però, non aveva intitolata alcuna scuola e poi a me stava sinceramente antipatico, non che quel busto bronzeo mi stesse più simpatico, intendiamoci), in piedi, con atteggiamento militaresco, stava il direttore, che allora si chiamava così, non dirigente scolastico come ora. Eppure aveva il potere di zittire tutti. Oggi, invece, i dirigenti scolastici non hanno il potere di zittire gli allievi, figuriamoci i genitori. Zittiscono, però, molto bene i docenti. Da ciò si intuiscono i rapporti di forza nella scuola italiana moderna.

Non ricordo il discorso del direttore. Ero troppo intenta a guardare le altre mamme. La mia era indubbiamente bellissima ma a me sembrava decisamente troppo vecchia. Aveva allora 35 anni, 36 da compiere a dicembre, ma le altre erano tutte più giovani, la maggior parte non arrivava a 30 anni. Altri tempi, decisamente.

Non ricordo nemmeno il passaggio dall’atrio enorme all’aula. Ho un vuoto di memoria. Immagino fossi sotto scorta della maestra, so solo che in quell’aula alle mamme non fu permessa l’entrata. Io non me ne curai, nel senso che non vedevo l’ora di iniziare la scuola ed ero sicura che non avrei minimamente sentito la mancanza della mamma. Volevo essere indipendente. Purtroppo compresi ben presto che continuavo a dipendere da qualcuno: la maestra era severa, dettava legge e soprattutto disegnava circonferenze minacciose con la sua bacchetta mentre ci spiegava per bene tutti i doveri che frequentare la scuola elementare comportava. Di diritti nemmeno se ne parlava, ovviamente. Nemmeno quello di fare la pipì quando scappava perché bisognava attendere la bidella (ora collaboratrice scolastica) in quanto da sole al bagno non ci potevamo andare. Erano i tempi in cui tutti conoscevano la barzelletta di Pierino che, avuto il divieto di andare ai servizi e interrogato dalla maestra su dove si trovasse il lago di Garda, rispose: “Sotto il mio banco, signora maestra”. Chi almeno una volta aveva avuto il divieto di andare a fare la pipì quando c’era la necessità impellente non rideva mai.

Signora maestra, certo. La mia era nubile quindi dovevamo rivolgerci a lei con “signorina maestra”, ché l’età non contava, contava il fatto che non avesse conosciuto uomo. E le davamo del lei, non come i bambini di oggi che si prendono delle confidenze con gli adulti a partire dal primo giorno di scuola materna.

Ricordo anche un enorme albero di cachi che si ergeva quasi fino al terzo piano dell’edificio. Quando nel passaggio dal pianerottolo fra il secondo e il terzo la sua chioma iniziava a scomparire, togliendoci alla vista i suoi meravigliosi frutti arancione, significava che eravamo arrivati quasi all’aula, per iniziare la nostra giornata di lezione. Non so perché ma non sopporto i cachi, eppure la scuola mi è sempre piaciuta.

Ricordo anche il grembiulino (certo, allora era obbligatorio mentre ora sembra quasi dittatoriale la proposta di farlo indossare ai bambini, roba da fascisti, insomma), bianco con il fiocco a quadretti bianchi e blu. Ogni sezione aveva il suo fiocchetto, così ci distinguevamo tutti/e e se qualcuno combinava qualche guaio, si sapeva subito almeno a quale sezione apparteneva. Roba che i Ris ci facevano un baffo.

E voi, come ve lo ricordate il primo giorno di scuola? Avete voglia di raccontarmelo?

[nell’immagine: un angolo del cortile della mia vecchia scuola da questo sito]

24 giugno 2012

MADRI

Posted in adolescenti, bambini, cronaca, donne tagged , , , , a 4:13 pm di marisamoles

Tre fatti di cronaca oggi impongono una riflessione. Protagoniste tre madri, molto diverse tra loro, rappresentanti di quel variegato universo in cui essere madri non è mai semplice e mai scontato che si faccia la cosa giusta per i propri figli, o perché non si può o perché non si vuole. A volte perché non si è proprio in grado di intendere e volere.

La prima madre è Sonia, giovane indiana che, impotente, ha assistito alla morte della sua bambina. La piccola Mahi aveva solo quattro anni e, proprio nel giorno del suo compleanno, mentre giocava spensierata, è precipitata in un pozzo profondo 25 metri. Da lì il suo corpicino è stato estratto esanime dopo ottantatré ore, troppe. La vicenda ha riportato alla mente quella analoga accaduta nel lontano 1981 ad Alfredino Rampi. Il caso aveva inaugurato, purtroppo, la “diretta televisiva sulla morte”. Della madre di Alfredino ricordiamo tutti il dolore, la partecipazione a quella lotta contro il tempo, confortata dall’abbraccio di molti, persone conosciute o mai incontrate prima, tutte unite dal dolore. Persino il vecchio presidente Pertini era andato a seguire da vicino la vicenda.
La madre di Mahia, invece, a conclusione della tragica vicenda ha denunciato di «essere stata chiusa in una stanza» e di «non avere ricevuto informazioni reali sulla salute della figlia».

La seconda madre non ha un nome, solo due iniziali: J. P. Ha tre figlie: due bambine di 2 e 8 anni, ben tenute e nutrite, con cui esce spesso. Poi c’è quell’altra, quella di cui si vergogna, con cui non si fa vedere in giro. Dice che lei sta con il padre o con una zia. E invece la bimba, dieci anni, vive rinchiusa in un armadio, come un relitto umano. Ha dieci anni e solo 15 chili, appena tre in più rispetto all’ultima visita medica fatta sei anni fa. Dice che la mamma non la porta con sé, mentre con le sorelle va a fare la colazione fuori, perché “si sporca sempre e si fa la pipì addosso”. Di una cosa è certa: non vuole tornare a casa.
La madre ventinovenne è stata arrestata. Vive a Kansas City, nella civilissima America.

La terza madre si chiama Mistie Rebecca, ha trentadue anni ed è americana. Da quindici anni non vedeva suo figlio sedicenne che vive con il papà. Poi lo ritrova grazie a Facebook. Non è un “incontro” casuale, lei sa che si tratta di suo figlio, sangue del suo sangue. Eppure lo adesca, gli invia delle foto hard e intrattiene con lui una relazione amorosa.
Mistie Rebecca viene scoperta, arrestata e condannata per incesto dalla Alta Corte della Contea di Napa, California. Quattro anni e otto mesi.
Lei commenta così la decisione dei giudici: «Non credo che dovrei essere accusata di incesto perché c’è qualcosa chiamata attrazione genetica che è un fenomeno molto potente e accade al 50% delle persone imparentate che si ricongiungono dopo un lungo periodo di lontananza».

6 aprile 2011

FARE UN FIGLIO A CINQUANT’ANNI: GIUSTO O SBAGLIATO?

Posted in donne, figli tagged , , , , , , , a 4:00 pm di marisamoles


La giornalista Maria Luisa Agnese ritorna su un argomento che pare essere di grande attualità: la maternità over 40. Aveva già espresso la sua perplessità a proposito della gravidanza di Gianna Nannini, mamma a 54 anni, ed io l’avevo appoggiata scrivendo questo post. Ora la Agnese, sulle pagine de Il Corriere, riaffronta l’argomento, doloroso per molte donne, raccontando anche la sua personale esperienza:

Si srotola a ritroso davanti ai miei occhi il film della mia vita e vedo prima mesi di pillola, in attesa che arrivasse il momento “giusto” per pensare a fare il bambino, poi una volta smessa la pillola, quando (e io non lo sapevo) l’orologio biologico già cominciava a battere le ore grige, le prime attese palpitanti, i primi dubbi, i primi esami. E poi ancora, un mese dopo l’altro, anni di tentativi, di ecografie, di ormoni, di lunghe ore trepidanti in sale piene di donne dove la solitudine del dolore più inconfessabile incrociava solo di rado qualche imprevista solidarietà.

La domanda che si pone è questa: è giusto pensare alla maternità dopo i quarantacinque anni, ma talvolta anche vicino ai cinquanta, in modo naturale, se possibile, oppure facendo ricorso alla fecondazione assistita? La risposta non è semplice ma, secondo la giornalista, è doveroso discuterne e confrontarsi. Ha ragione/torto chi dice che ormai la società è cambiata, che la ricerca è andata avanti e che bisogna approfittarne, che male c’è a fare un figlio a 50 anni, in fin dei conti una nuova vita è sempre una benedizione?, si chiede, pur comprendendo che le difficoltà sono tante, spesso una maternità alla scadenza del tempo massimo crea illusioni e favorisce inevitabilmente le mamme privilegiate: E’ nel giusto chi difende la voglia legittima di maternità sbandierando i casi di Monica Bellucci, Julia Roberts, Nicole Kidman, Heather Parisi, Gianna Nannini, gloriosamente mamme a quaranta e a cinquant’anni? O chi invoca i diritti dei futuri nati a non avere dei nonni per genitori? Anche a questo quesito la Agnese trova sia difficile, anzi eticamente doloroso rispondere.

Allo stesso modo non può dare consigli in tal senso a chi li chiede, visto che lei stessa a 46 anni ha smesso di cercare quel figlio tanto desiderato e mai nato. Ad un’amica quarantottenne alle prese con l’ennesimo tentativo vorrebbe poter dare una risposta ma non possiede la sfrontata sicurezza di Gianna Nannini per dirle invece che sì, se se la sentiva, un figlio forse vale sempre la pena.
Nemmeno dopo essersi confrontata con l’amica scrittrice Camilla Baresani, secondo la quale se da una parte una completa deregulation potrebbe portare ad aberranti sperimentazioni/capriccio, a scenari dove si fa un figlio a qualsiasi età (16 o 60 anni, come status symbol o come surrogato), dall’altra sarebbe folle voler legiferare dettagliatamente in casi del genere, non riesce a trovare una risposta certa.

Ho più volte affrontato l’argomento e ho sempre ribadito la mia convinzione che i figli hanno bisogno di mamme giovani e le mamme necessitano di un’energia che a cinquant’anni spesso non si possiede, a meno che non si sia privilegiate. Però non è nemmeno giusto pensare che una gravidanza attempata debba essere prerogativa delle mamme vip, piene di soldi ed aiuti, per le quali fare un figlio a cinquant’anni e oltre non costituisce un onere. Non è giusto se non altro perché si legittimerebbe una scelta sulla base del solo ed esclusivo desiderio della donna, senza fare i conti con un nascituro che avrebbe diritto ad avere una mamma e non una nonna.

So che per me parlare in questi termini non è difficile, visto che ho fatto due figli entro i trent’anni come desideravo. So che qualcuno potrebbe obiettare che, se non li avessi avuti nei tempi stabiliti, me ne sarei infischiata delle mie convinzioni e avrei tentato il possibile e l’impossibile per realizzare il mio desiderio. Quindi, esprimo solo un parere senza avere la pretesa di giudicare.

Premesso che non si dovrebbe chiedere un consiglio del genere nemmeno all’amica più cara, proprio per non metterla in difficoltà, a me è successa una cosa un po’ diversa, anche se altrettanto dolorosa: mi è stato chiesto un parere da un’amica incerta se tenere o meno un bambino concepito a quarantasei anni. Un incidente di percorso? pare di no. Una gravidanza desiderata da entrambi i coniugi? pare di no. Quello che ho potuto capire è che quel bambino era stato desiderato solo da lei, in totale disaccordo con il marito. E allora, se è vero che una donna può decidere, al di là delle convenzioni sociali, degli stupidi pregiudizi, dell’assenso del proprio uomo (della serie: l’utero è mio me lo gestisco io, slogan di sessantottina memoria), è anche vero che, a conti fatti, tutta questa libertà è solo un’idea cui ci si aggrappa nei momenti di sconforto, pronte a farne a meno per paura di non essere adeguate o di sentirsi giudicate. In fin dei conti il dubbio viene ed è legittimo. Allora bisogna saper rinunciare ad un sogno, fermarsi prima che sia troppo tardi, per non pentirsene per sempre.

[nell’immagine: “Mother and child” di Gustav Klimt, da questo sito]

26 novembre 2010

GIANNA NANNINI MAMMA: E’ NATA PENELOPE

Posted in bambini, donne, figli, vip tagged , , , a 6:56 pm di marisamoles

Stamattina, alla Clinica Mangiagalli di Milano, è nata Penelope, la figlia primogenita di Gianna Nannini. A rivelare la notizia, confermata dal sito della cantante, il sito di Tv Sorrisi e Canzoni.

Così la cantante ha realizzato, a cinquantaquattro anni suonati, il suo sogno di maternità. Dieci giorni fa aveva scritto una lettera alla sua Penelope, pubblicata da Vanity Fair. Le aveva scritto: Ti chiamerò Penelope perché mi hai aspettato tanto prima di nascere. Hai aspettato che fossi pronta. Per tre volte non lo sono stata, ma oggi lo sono. Tu, il più grande amore della mia vita.

La prima gravidanza si era interrotta, dopo appena un mese, nel 2001, dopo i 25 chilometri della marcia Perugia-Assisi che le furono fatali. Un anno dopo, il secondo aborto: la gestazione, interrotta forse a causa di un viaggio in Svizzera, era arrivata solo a tre mesi e mezzo. «Dopo due aborti consecutivi, non ho più voluto riprovare» dichiarò la Nannini allora.
Quest’anno, ad agosto, lo scoop: a cinquantaquattro anni sarebbe finalmente diventata mamma. Una decisione che ha lasciato perplesse molte persone, fra cui la sottoscritta. Ma ora, di fronte alla felicità di una madre che quasi non sperava più di realizzare il suo sogno, le voci si placano.

Nulla si sa della nascita di Penelope, ma la contrada dell’Oca, a Siena, città natale di Gianna che appartiene ad una delle famiglie più note, ha esposto la bandiera con il fiocco rosa fuori dalla propria sede. L’Oca ha mandato a Gianna una coccarda della contrada e gli auguri, a nome della Società delle Donne e del Gruppo Anatroccoli, che riunisce i bambini. «Auguri da parte di tutti, la aspettiamo a Siena prima possibile», è stato il commento di Elena Pilli, presidente della Società delle Donne dell’Oca.

Auguri, Gianna, e tanta felicità accompagni il tuo cammino con la piccola Penelope. Oggi non mi va di dire nulla di più.

[link della fonte]

9 maggio 2010

AUGURI A TUTTE LE MAMME

Posted in famiglia, Letteratura Italiana, poesia tagged , , , a 3:22 pm di marisamoles


La Festa della mamma, lo so, è commerciale, una delle tante. Per ciascuno di noi figli, la festa della propria madre dovrebbe essere ogni giorno: non dobbiamo mai dimenticare che è lei che ci ha dato la vita, ci ha cullato deolcemente sul suo seno, ci ha nutriti, amati, portati per mano e guidati verso il bene. La mamma è la stella polare che ci indica, anche nei momenti bui, anche quando non c’è più o semplicemente è lontana, la giusta direzione.

GRAZIE A TUTTE LE MAMME! E per tutte voi, che siete spesso figlie ma anche madri, un augurio di essere festeggiate davvero ogni giorno.

A mia madre

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni:
mia madre ha sessant’anni,
e più la guardo e più mi sembra bella.
Non ha un accenno, un guardo, un riso, un atto
che non mi tocchi dolcemente il core;
ah, se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!
Vorrei ritrarla quando china il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso
Pur, se fosse il mio prego in ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;
vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita

(Edmondo De Amicis)

[foto da questo sito]

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