MAMME CINQUANTENNI: ADESSO E’ IL TURNO DI ALESSANDRA MARTINES

ATTENZIONE: ALESSANDRA MARTINES E’ DIVENTATA MAMMA DI HUGO IL 26 OTTOBRE SCORSO. LEGGI QUI.

Lei è bellissima, semplicemente. Di certo non dimostra gli anni che ha, non so se per merito suo o del chirurgo estetico. Ma a prima vista sembrerebbe solo opera di madre natura.

Cinquant’anni non li ha ancora, per la precisione ne ha solo quarantanove. Un matrimonio fallito alle spalle, niente popò di meno che con Claude Lelouch che di anni ne ha ben ventisei di più. Una figlia, Stella, che ora ha tredici anni ed è nata dall’unione con il regista. Ora, però, è arrivato per questa bellissima donna il momento del riscatto: un compagno che ha vent’anni di meno di lei e un figlio in arrivo.

Alessandra Martines, che ha esordito come ballerina ed ora è un’attrice piuttosto affermata sia al cinema che alla televisione, sia in Italia sia in Francia, sua patria d’adozione per matrimonio, diciamo così, mostra orgogliosa, sulla copertina di Vanity Fair (dallo stesso sito è tratta anche la foto di Alan Gelati) in edicola questa settimana, il suo pancione di cinque mesi. E giura che non ha fatto nulla per forzare la natura, solamente ha fatto tanto l’amore.

Lui, l’uomo fortunato, è un attore e si chiama Cyril Descours, ventinove anni appena compiuti. Immagino che per questa gravidanza, che entrambi hanno fortemente voluto, come testimonia l’attrice, non si sia sacrificato molto. Posso anche supporre che sia al settimo cielo, come ogni futuro papà, e che non pensi all’avvenire, ai suoi vent’anni in meno della compagna che, seppur bellissima, non può fare alcun patto con il diavolo né far invecchiare il suo ritratto al suo posto, come fece Dorian Gray. Insomma, i vent’anni che dividono la splendida Alessandra e l’aitante Cyril ci sono, ci saranno, rimarranno per sempre. La giovinezza, però, no.
Come sostiene la dottoressa Vegetti Finzi, è vero che la vita media si è allungata, è vero che si vive di più ma purtroppo si prolunga la vecchiaia piuttosto che la giovinezza.

Chi mi conosce sa che sono fermamente contraria a queste gravidanze oltre il tempo limite. Non mi sento, però, di unirmi al coro di chi, fra i lettori della rivista on line, non crede che Alessandra sia rimasta incinta in modo naturale. E perché no? Una volta le gravidanze in “tarda età” capitavano, con tutti i rischi connessi per la salute del feto. Quando nascevano, questi bimbi erano semplicemente chiamati “figli della menopausa“. E di certo l’epiteto non era motivo d’orgoglio per la madre.

Ora le cose sono cambiate e l’età media in cui si mette su famiglia si sta spostando sempre più in là. Non voglio ripetermi, quindi rimando alla lettura degli altri post in cui ho trattato l’argomento, riferendomi ad altre mamme attempate come la Parisi, la Nannini o la Bellucci, ma anche madri comuni che hanno avuto il coraggio di mettere al mondo dei figli più vicino ai sessant’anni che ai cinquanta. Ma questo caso almeno è un po’ diverso, per l’età del papà. Tra vent’anni questo bambino avrà una madre di quasi settant’anni ma un padre ancora decisamente giovane. insomma, un po’ di equilibrio c’è anche se la situazione, a pare mio, non è delle migliori.

La Martines non è stupida e sa bene di aver attirato molte critiche, come del resto le altre vip che l’hanno preceduta. La prima critica riguarda la differenza di età con il compagno, la seconda la decisione di diventare madre a quarantanove anni. Lei ribatte che, finché stava con l’ex marito, molto più grande di lei, nessuno aveva nulla da eccepire, E su questo le do ragione perché bisognerebbe superare il tabù dei toy boy. Ormai, specie nel mondo dei vip, è quasi la regola. Però, se ci pensiamo bene, molti anni fa qualcuna aveva osato, sposando un uomo molto più giovane di lei: Paola Borboni. Il destino volle che lei sopravvivesse al giovane marito. Quando si dice ironia della sorte …

Ora qualcuno potrebbe pensare (come è successo in occasione della pubblicazione dei post precedenti) che la mia sia tutta invidia. E perché mai dovrei essere invidiosa? Sono quasi coetanea della Martines, ho un figlio che ha solo cinque anni meno del bel Cyril e devo dire onestamente che non saprei che farmene di un ragazzo così giovane (tutt’al più di un quarantenne …). In secondo luogo, i miei figli li ho fortemente voluti prima dei trent’anni e sono felice di averli grandi e di essere giovane, di sentirmi giovane. Onestamente sto bene così. Solo l’idea di trovarmi catapultata tra pannolini e poppate, notti insonni e giretti in città con il passeggino, mi fa rabbrividire. Mia madre aveva più o meno la mia età quando è diventata nonna. A questo punto il prossimo poppante che terrò tra le braccia, che però non m’imporrà notti insonni, cambio pannolini e pappette, sarà mio nipote.

Onestamente, con i tempi che corrono, spero il più tardi possibile.

La bella Alessandra faccia un po’ come vuole. Certo, con il suo reddito il discorso è molto diverso. E ora qualcuno certamente dirà che “ne faccio sempre una questione di soldi“. Sì, certo. I soldi non faranno la felicità ma aiutano molto. Chi può negarlo? Forse chi li ha.

FARE UN FIGLIO A CINQUANT’ANNI: GIUSTO O SBAGLIATO?


La giornalista Maria Luisa Agnese ritorna su un argomento che pare essere di grande attualità: la maternità over 40. Aveva già espresso la sua perplessità a proposito della gravidanza di Gianna Nannini, mamma a 54 anni, ed io l’avevo appoggiata scrivendo questo post. Ora la Agnese, sulle pagine de Il Corriere, riaffronta l’argomento, doloroso per molte donne, raccontando anche la sua personale esperienza:

Si srotola a ritroso davanti ai miei occhi il film della mia vita e vedo prima mesi di pillola, in attesa che arrivasse il momento “giusto” per pensare a fare il bambino, poi una volta smessa la pillola, quando (e io non lo sapevo) l’orologio biologico già cominciava a battere le ore grige, le prime attese palpitanti, i primi dubbi, i primi esami. E poi ancora, un mese dopo l’altro, anni di tentativi, di ecografie, di ormoni, di lunghe ore trepidanti in sale piene di donne dove la solitudine del dolore più inconfessabile incrociava solo di rado qualche imprevista solidarietà.

La domanda che si pone è questa: è giusto pensare alla maternità dopo i quarantacinque anni, ma talvolta anche vicino ai cinquanta, in modo naturale, se possibile, oppure facendo ricorso alla fecondazione assistita? La risposta non è semplice ma, secondo la giornalista, è doveroso discuterne e confrontarsi. Ha ragione/torto chi dice che ormai la società è cambiata, che la ricerca è andata avanti e che bisogna approfittarne, che male c’è a fare un figlio a 50 anni, in fin dei conti una nuova vita è sempre una benedizione?, si chiede, pur comprendendo che le difficoltà sono tante, spesso una maternità alla scadenza del tempo massimo crea illusioni e favorisce inevitabilmente le mamme privilegiate: E’ nel giusto chi difende la voglia legittima di maternità sbandierando i casi di Monica Bellucci, Julia Roberts, Nicole Kidman, Heather Parisi, Gianna Nannini, gloriosamente mamme a quaranta e a cinquant’anni? O chi invoca i diritti dei futuri nati a non avere dei nonni per genitori? Anche a questo quesito la Agnese trova sia difficile, anzi eticamente doloroso rispondere.

Allo stesso modo non può dare consigli in tal senso a chi li chiede, visto che lei stessa a 46 anni ha smesso di cercare quel figlio tanto desiderato e mai nato. Ad un’amica quarantottenne alle prese con l’ennesimo tentativo vorrebbe poter dare una risposta ma non possiede la sfrontata sicurezza di Gianna Nannini per dirle invece che sì, se se la sentiva, un figlio forse vale sempre la pena.
Nemmeno dopo essersi confrontata con l’amica scrittrice Camilla Baresani, secondo la quale se da una parte una completa deregulation potrebbe portare ad aberranti sperimentazioni/capriccio, a scenari dove si fa un figlio a qualsiasi età (16 o 60 anni, come status symbol o come surrogato), dall’altra sarebbe folle voler legiferare dettagliatamente in casi del genere, non riesce a trovare una risposta certa.

Ho più volte affrontato l’argomento e ho sempre ribadito la mia convinzione che i figli hanno bisogno di mamme giovani e le mamme necessitano di un’energia che a cinquant’anni spesso non si possiede, a meno che non si sia privilegiate. Però non è nemmeno giusto pensare che una gravidanza attempata debba essere prerogativa delle mamme vip, piene di soldi ed aiuti, per le quali fare un figlio a cinquant’anni e oltre non costituisce un onere. Non è giusto se non altro perché si legittimerebbe una scelta sulla base del solo ed esclusivo desiderio della donna, senza fare i conti con un nascituro che avrebbe diritto ad avere una mamma e non una nonna.

So che per me parlare in questi termini non è difficile, visto che ho fatto due figli entro i trent’anni come desideravo. So che qualcuno potrebbe obiettare che, se non li avessi avuti nei tempi stabiliti, me ne sarei infischiata delle mie convinzioni e avrei tentato il possibile e l’impossibile per realizzare il mio desiderio. Quindi, esprimo solo un parere senza avere la pretesa di giudicare.

Premesso che non si dovrebbe chiedere un consiglio del genere nemmeno all’amica più cara, proprio per non metterla in difficoltà, a me è successa una cosa un po’ diversa, anche se altrettanto dolorosa: mi è stato chiesto un parere da un’amica incerta se tenere o meno un bambino concepito a quarantasei anni. Un incidente di percorso? pare di no. Una gravidanza desiderata da entrambi i coniugi? pare di no. Quello che ho potuto capire è che quel bambino era stato desiderato solo da lei, in totale disaccordo con il marito. E allora, se è vero che una donna può decidere, al di là delle convenzioni sociali, degli stupidi pregiudizi, dell’assenso del proprio uomo (della serie: l’utero è mio me lo gestisco io, slogan di sessantottina memoria), è anche vero che, a conti fatti, tutta questa libertà è solo un’idea cui ci si aggrappa nei momenti di sconforto, pronte a farne a meno per paura di non essere adeguate o di sentirsi giudicate. In fin dei conti il dubbio viene ed è legittimo. Allora bisogna saper rinunciare ad un sogno, fermarsi prima che sia troppo tardi, per non pentirsene per sempre.

[nell’immagine: “Mother and child” di Gustav Klimt, da questo sito]

GIANNA NANNINI: DOPO PENELOPE MAGARI ARRIVA UN MASCHIO

Non smetterà mai di stupire Gianna Nannini, neomamma cinquantaquattrenne di Penelope. In un’intervista pubblicata su TV Sorrisi e Canzoni (n° 3/2011, pagg. 12-17) racconta la sua esperienza di genitrice attempata, mettendo anche in preventivo di avere, in futuro, un maschio.

Alla domanda “Quando immaginava di diventare madre si vedeva con un maschio o una femmina?”, la cantante senese risponde: Un maschio. Fino alle analisi ne ero convinta. Poi è arrivata Penelope e in un momento quell’immaginazione è svanita. Magari il prossimo sarà maschio .
Così si conclude l’articolo, per certi versi emozionante, in cui racconta l’attesa e la grande gioia di poter abbracciare la bimba a lungo desiderata. Un racconto simile a quello di tante altre mamme felici, se non fosse per l’età della donna, un’età in cui la maggior parte delle sue coetanee fanno i conti con vampate di calore e chili di troppo. In un certo senso l’esperienza della Nannini potrebbe fare invidia. Ma quando poi si pensa all’impegno che un bimbo richiede per molti anni, prima di conquistare una certa autonomia, cinquantaquattro anni sembrano davvero troppi. Non c’è nulla da invidiare ad una sessantenne alle prese con una bimba in prima elementare.

Sull’età, inevitabilmente, si sono scatenate molte polemiche, tutte affrontate dalla cantante con estrema indifferenza: Fondamentalmente è un problema loro: io mi sono meravigliata di tanto clamore. – afferma nell’intervista – Mi sembrava di essere tornata ai tempi in cui stavo a Siena e giravo con il maxicappotto: tutti a criticare. Me ne sono andata dalla provincia perché non sopportavo i giudizi e i pettegolezzi, e invece … io non sono pettegola, ognuno per me deve fare quello che gli pare. Certo è che Gianna le critiche se le va un po’ a cercare e un maxicappotto – in un’ “epoca” in cui presumibilmente andava di moda – non è proprio paragonabile ad una gravidanza a cinquantaquattro anni. Ma tant’è …

L’età, tuttavia, non è il solo fatto strano nella vicenda di questa maternità tardiva. Penelope, infatti, non solo dovrà fare i conti con una madre attempata, ma non avrà nemmeno un padre. Non credo sia necessario avere per forza una famiglia “normale”, i ruoli padre-madre non sono così vincolanti: è necessario che nella famiglia ci sia molto amore. […] la famiglia è importante indipendentemente da come è composta, del resto i problemi ci sono in tutte le famiglie, anche in quelle “normali”, osserva la cantante.

Ecco, è quel normale virgolettato che mi lascia interdetta. Eh sì, perché nel momento in cui ammette l’anormalità della sua esperienza, non mi pare che sia stata sincera affermando che le polemiche sulla sua maternità l’hanno stupita. E, certamente, non dovrà stupirsi se qualche strascico ci sarà, sulla sua storia, soprattutto nel momento in cui non ha escluso che il prossimo potrebbe essere maschio. Chissà se aspetterà i 60 anni o si deciderà prima?

[nella foto la copertina del CD Io e te da questo sito]

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GIANNA NANNINI MAMMA: E’ NATA PENELOPE

Stamattina, alla Clinica Mangiagalli di Milano, è nata Penelope, la figlia primogenita di Gianna Nannini. A rivelare la notizia, confermata dal sito della cantante, il sito di Tv Sorrisi e Canzoni.

Così la cantante ha realizzato, a cinquantaquattro anni suonati, il suo sogno di maternità. Dieci giorni fa aveva scritto una lettera alla sua Penelope, pubblicata da Vanity Fair. Le aveva scritto: Ti chiamerò Penelope perché mi hai aspettato tanto prima di nascere. Hai aspettato che fossi pronta. Per tre volte non lo sono stata, ma oggi lo sono. Tu, il più grande amore della mia vita.

La prima gravidanza si era interrotta, dopo appena un mese, nel 2001, dopo i 25 chilometri della marcia Perugia-Assisi che le furono fatali. Un anno dopo, il secondo aborto: la gestazione, interrotta forse a causa di un viaggio in Svizzera, era arrivata solo a tre mesi e mezzo. «Dopo due aborti consecutivi, non ho più voluto riprovare» dichiarò la Nannini allora.
Quest’anno, ad agosto, lo scoop: a cinquantaquattro anni sarebbe finalmente diventata mamma. Una decisione che ha lasciato perplesse molte persone, fra cui la sottoscritta. Ma ora, di fronte alla felicità di una madre che quasi non sperava più di realizzare il suo sogno, le voci si placano.

Nulla si sa della nascita di Penelope, ma la contrada dell’Oca, a Siena, città natale di Gianna che appartiene ad una delle famiglie più note, ha esposto la bandiera con il fiocco rosa fuori dalla propria sede. L’Oca ha mandato a Gianna una coccarda della contrada e gli auguri, a nome della Società delle Donne e del Gruppo Anatroccoli, che riunisce i bambini. «Auguri da parte di tutti, la aspettiamo a Siena prima possibile», è stato il commento di Elena Pilli, presidente della Società delle Donne dell’Oca.

Auguri, Gianna, e tanta felicità accompagni il tuo cammino con la piccola Penelope. Oggi non mi va di dire nulla di più.

[link della fonte]

GIANNA NANNINI SCRIVE ALLA SUA PENELOPE

Ha suscitato molte polemiche e perplessità la gravidanza dl Gianna Nannini che diventerà madre a breve, a cinquantaquattro anni (c’è chi insinua anche cinquantasei). Dopo mesi di silenzio e foto rubate, compare sulla copertina di Vanity Fair mostrando orgogliosa il pancione coperto da una maximaglia grigia in cui si legge “God is a woman“, ovvero Dio è donna. Questo non lo so, ma di sicuro nel grembo di Gianna sta crescendo una bimba: si chiamerà Penelope. E a lei la mamma dedica una delicata e appassionata lettera in cui esprime tutta la gioia di poter, fra poco, stringere tra le braccia quell’amore tanto desiderato, a lungo atteso e finalmente in procinto di vedere il mondo.

«Ti chiamerò Penelope perché mi hai aspettato tanto prima di nascere. Hai aspettato che fossi pronta. Per tre volte non lo sono stata, ma oggi lo sono. Tu, il più grande amore della mia vita, arrivi dopo il dolore profondo e lo shock. Ma ci ho creduto pienamente, e ho sentito la forza per riuscirci, e ti ho desiderata così tanto che oggi, mentre ti scrivo, ti ho dentro di me».

Già, Penelope, la donna che è l’attesa per antonomasia. Una donna che, se non è una dea, di certo ha qualcosa di divino, un dono incommensurabile: la pazienza. Non lo so se Dio sia davvero donna ma la Nannini alla figlia dice che lo è e che lei lo capirà presto, lo capiranno insieme. E aggiunge: «Mi piace pensare che Io e te possa rimanere il mio inno all’amore, un amore grande che rivendichi il desiderio della donna e la sua libera scelta».

Io e te è l’album che la cantante ha inciso durante la gravidanza, in cui è compresa anche una canzone, Ogni tanto, che è dedicata a Penelope.
«Ogni tanto penso a te, sposti tutti i miei confini. Amor, che bello darti al mondo», sono le parole di una donna che ha a lungo atteso di diventare madre. Sono parole, insieme a quelle della lettera pubblicata su Vanity Fair, che fanno passare in secondo piano anche il fatto che questa mamma è un po’ attempata e che, forse, il suo è un gesto semplicemente egoistico. L’ho pensato, lo penso ancora ma ora posso dire solo: che il mondo sia bello per entrambe.

[notizia e foto da questo sito]