5 novembre 2013

TRA ALLERGIE, BIOENERGIE E CALLANETICA, RICOMINCIO DA ME

Posted in affari miei, donne, salute tagged , , , , , , , , , , , , a 8:44 pm di marisamoles

Io_mi_voglio_beneIl corpo dà vari segnali d’allarme, quando la misura è colma. Quando sembra che tutto vada storto, che nulla prenda la piega che vorremmo, di chi è la colpa? Principalmente nostra ma siamo d’istinto portati a credere che, al contrario, il nostro malessere sia causato da altri. Chi sono questi altri? Spariamo a caso (ma anche no): il marito, i figli, i genitori (che, come nel mio caso, invecchiano e ci danno inevitabilmente dei pensieri), il lavoro, i colleghi … siamo scontenti perché guardiamo quel bicchiere mezzo vuoto e lo vorremmo pieno. Non ci concentriamo su come riempire quella metà vuota ma su quanto sia sgradito, a volte, il contenuto della metà piena.
E i segnali del corpo li ignoriamo, semplicemente. Non li consideriamo affatto campanelli d’allarme, come dovremmo. Pensiamo, invece, che il nostro malessere sia da attribuire a quegli agenti esterni su cui non abbiamo il controllo. Non totale, almeno.

occhiL’allergia.
Il primo segnale l’ho avuto la scorsa estate.
Come sa chi mi conosce, io d’estate posso rilassarmi, non dovendo andare a scuola e non avendo tutte quelle incombenze che mi fanno sentire sotto pressione per l’intero periodo scolastico. Eppure la scorsa estate, ad un certo punto, mi sono accorta che ogni mattina, al risveglio, un occhio era un po’ gonfio e arrossato. C’è da dire che d’estate, specie se vado al mare, non mi trucco, sicché ho subito pensato che il make-up non c’entrasse nulla.
Ma come spesso accade in casi come questo, un bel giorno, per l’esattezza il 15 agosto, giorno festivo, mi alzo con entrambi gli occhi gonfi, rossissimi, con la pelle delle palpebre squamosa … uno schifo. A parte il fastidio e un po’ di dolore, era il mio aspetto a spaventarmi. Ma guarda tu se una si deve ridurre in questo stato in piena estate!
Vado dal dermatologo ma ottengo solo monosillabi: mah … boh … e grandi sospiri. Esco dall’ambulatorio con la ricettina: antistaminico (che già avevo iniziato a prendere), pomata (costosissima!) e cortisone (all’occorrenza .. be’, mi dico che non servirà, ci manca solo il cortisone d’estate così non posso prendere il sole e mi gonfio come una palla, come faccio a mostrarmi in bikini in spiaggia?).
Dicono che non tutti i mali vengano per nuocere, e forse è vero. Ma quando te ne vengono due in un sol colpo, allora pensi che sia proprio sfiga.
Mi fa male il dente del giudizio. Vado dal dentista, mi dà una rapida occhiata, emette la sentenza (si toglie, non merita curarlo) e sembra preoccupato più per i miei occhi. Ora, del mio dentista ho già parlato, l’ho definito un tipo strano perché sembra che lui per hobby faccia l’odontoiatra ma la sua vera professione non si sa quale sia: fa il fisioterapista ma è più un chiropratico che altro, non prescrive l’antibiotico per l’estrazione (lo fanno i dentisti per pararsi il culo … sue testuali parole) e prescrive i granuli di arnica per fermare l’emorragia post estrazione. Insomma, è un naturopata.
“Si è chiesta perché proprio gli occhi? Perché non un braccio o una gamba oppure la schiena?”, domanda. Rispondo che se è una questione di trucchi, come penso, quelle parti del corpo non hanno bisogno di ombretto e mascara. Non gradisce l’ironia e serissimo sentenzia: “Gli occhi perché lei non vuol vedere qualcosa“.
Penso che della mia vita non vorrei vedere tante cose. Lui continua: “Cominciamo dai posti a tavola”. Non capisco ma gli faccio un disegnino: io sto a capotavola, davanti alla porta d’ingresso, alla mia destra siede mio marito, alla sinistra ho il figlio maggiore e di fronte quello minore. Guarda preoccupato il foglio di carta e scuote la testa. “Sbagliato. Lei non deve stare in quella posizione, non è lei che deve proteggere la famiglia e poi suo marito con di fronte il primogenito non va, troppi conflitti”. Stesso discorso per i posti occupati a letto: che ve lo dico a fare? io sto vicino alla porta …
Vado a casa afflitta più per i posti a tavola che per il dente che devo farmi togliere.
Lancio lì la proposta: che ne direste se cambiassimo i posti a tavola? Mi hanno consigliato un buon psichiatra. Naturalmente non ho affrontato l’argomento “posti a letto”.

bioenergieLe bioenergie.
Penso ai miei occhi. Vabbè, buttiamo via i trucchi e compriamone altri, in erboristeria. Dopo l’acquisto forzato, e oltremodo costoso, di ombretti anallergici completamente naturali, mascara altrettanto anallergico e naturale, e matita … stesse caratteristiche, l’erborista, che conosco da poco ma mi trasmette sensazioni positive, mi consiglia il test delle bioenergie. Lo fa una dottoressa naturopata lì da lei. Prendo l’appuntamento senza nemmeno sapere bene di che si tratta, ma sono una che in certe cose ci crede. La dottoressa mi spiega che il corpo emette un insieme di onde che creano campi elettromagnetici: la bioenergia. Se questa fluisce con regolarità, i campi magnetici assumono una forma e una dimensione regolari e indicano il benessere della persona. Al contrario, quando la forza energetica non è regolare la bioenergia emessa segnala uno o più malesseri, in base alla provenienza.
Alla fine del test, la naturopata mi spiega che:
1. c’è qualcosa a livello di epifisi, la ghiandola che regolamenta il sonno (infatti, da anni dormo poco ma negli ultimi mesi pochissimo e male)
2. c’è qualcosa a livello di pelle (l’allegria alle palpebre, naturalmente)
3. la parte del mio corpo che sta peggio è di sicuro l’intestino (ma va? il colon irritabile ce l’ho da più di quindici anni ma in questo periodo è molto più che irritabile … di conseguenza anch’io).
Mentre sto per uscire dall’erboristeria con i prodotti consigliati (ovviamente il test è gratis ma, anche se non costretti, si finisce per acquistare la cura), la dottoressa mi dice che avrei bisogno di una distrazione. Oddio, si riferirà mica all’amante? Fortunatamente no, dice solo che devo fare qualcosa che mi piace ma nello stesso tempo che non rientri nella solita routine.
Penso a qualcosa e non mi viene in mente nulla. Fatalità vuole che passi davanti ad una palestra, quella frequentata da una carissima amica. Io odio le palestre, non ci vado da anni perché nell’ultimo periodo di frequentazione avevo l’istinto della fuga ogni volta che vi mettevo piede. Però è vero che la ginnastica fa bene e so che dovrei farla.

Young girls practicing modern dance. Shallow DOF.

La callanetica.
Vado alla reception della palestra e faccio una premessa: vorrei frequentare un corso, massimo due volte alla settimana, non voglio sudare, non voglio faticare, possibilmente vorrei rimodellare un po’ il corpo che, con l’età, non ha più le misure dei vent’anni. Penso che la receptionist mi mandi a quel paese e invece sorridente mi risponde: “La callanetica fa per lei“. E mi illustra tutte le caratteristiche e i benefici, che non ascolto nemmeno perché sono rimasta spiazzata. Ero convinta che non ci fosse speranza e invece … mentre penso a come fuggire da lì, capto casualmente un nome: “Madonna, sa la cantante? Ecco lei fa la callanetica“. Mi ha convinta. Perché ci vuole così poco? Insomma, prenoto la lezione prova, tanto quella non è impegnativa.
E’ quasi un mese che frequento il corso di callanetica. Ci vado volentieri, anche se gli esercizi sono ripetitivi e mi annoio un po’. Ma mi distraggo, faccio qualcosa che non avrei mai immaginato mi potesse piacere, per un’ora mi rilasso, cammino per raggiungere la palestra, mezzora fra andata e ritorno. In tutto un’ora e mezza di movimento.
Mi sento bene. Ricomincio da qui, ricomincio da me. Soprattutto ricomincio a volermi bene anche se non ho mai smesso davvero. A prendermi cura di me, del mio corpo ma anche della mia mente e della mia psiche. In fondo ci vuole poco. Un’allergia, la scoperta delle bioenergie e la ginnastica che piace a Madonna. Mi piacerebbe di più il suo conto in banca però è anche vero che la felicità sta nell’accontentarsi di ciò che si ha e, soprattutto, di ciò che non è impossibile da realizzare.

[scritta “io mi voglio bene” da questo sito; immagine occhio da questo sito; immagine “bioenergie” da questo sito; immagine “callanetica” da questo sito]

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22 luglio 2012

LIBRI: “FOSSE ‘A MADONNA!” di LUCIANO DE CRESCENZO

Posted in libri tagged , , , , , , , , , , a 5:12 pm di marisamoles

Fosse ‘a Madonna (Mondadori, 2012) è l’ultima fatica letteraria dell’ingegnere-filosofo-scrittore-regista,, insomma di quella figura poliedrica che di nome fa Luciano e di cognome De Crescenzo. Chi mi segue sa che è uno dei miei preferiti e che ho letto quasi tutti i suoi libri. Ciò che mi ha sempre affascinata dello scrittore napoletano è il suo amore per i miti greci e per i personaggi omerici cui ha dedicato tanti libri. Fosse ‘a Madonna, anticipato da Tutti i santi me compreso, uscito lo scorso anno, segna una svolta nell’attività letteraria di De Crescenzo che, come già avvenne per altri titoli a carattere autobiografico in cui esprime al massimo il suo legame con la città natale, Napoli, lasciata molti anni fa, ma solo come luogo di residenza, per Roma (uno dei più noti è Così parlò Bellavista, che è anche il suo primo romanzo, oppure Sembra ieri o quello più propriamente autobiografico Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo, citato anche in Fosse ‘a Madonna), mette da parte le antiche leggende pagane per immergersi nel mondo reale, benché animato da santi e personaggi cristiani.

Si potrebbe pensare che i due ultimi titoli segnino il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, come atto di fede dell’autore, quasi una conversione da terza età. E invece no. De Crescenzo non si definisce credente ma “sperante”. Ecco come descrive la propria posizione nei confronti della fede:

[…] in generale io penso che sono presuntuosi quelli che dicono di avere fede o di non averne. Come si può affermare, senza alcun dubbio, di credere nell’esistenza di Dio, oppure di essere assolutamente certi che non esista? Io preferisco praticare il Dubbio Positivo. Positivo perché ho sostituito il verbo credere col verbo sperare. Io spero che Dio ci sia e ho paura che non ci sia. Dubitando, chiedendomi così spesso se Lui c’è veramente oppure se non c’è nulla, alla fine è come se stessi continuamente in sua compagnia. Più di chi crede fermamente nella sua esistenza e non ci pensa più. (pag. 90)

Ma perché oggetto della sua riflessione è proprio la Madonna, la madre di Gesù? Be’, l’occasione gliela offrono proprio la sua terra, la sua città e i suoi concittadini, con i loro modi di dire che spesso hanno come oggetto proprio i santi (San Gennaro, in primis) e tutti i personaggi della Sacra Famiglia (un’esclamazione tipicamente napoletana, quando si vuole esprimere in un certo senso apprensione o incredulità, è “Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria”). Già, perché a Napoli dire “Fosse ‘a Madonna!” (con la dizione all’italiana, come sottolinea lo stesso De Crescenzo, anziché quella più comune in Campania, interessata dal rotacismo, Maronna) è come dire “Lo volesse il cielo!”. Ecco come ce lo spiega l’autore:

Quando un napoletano spera in qualcosa d’importante, ma di molto importante, dice sempre “Fosse ‘a Madonna!”, ovvero: “Lo volesse il cielo!”. Se poi le cose gli andranno davvero bene, il pensiero successivo non potrà che essere un “Lassa fa ‘a Madonna!”, ovvero un ringraziamento inviato direttamente alla madre di Gesù. (pag. 121)

Come si può descrivere questo libro? Non è un romanzo, non è nemmeno un saggio, è più che altro il risultato di una ricerca fatta dall’autore sulla madre di Gesù, partendo dalla tradizione evangelica, passando attraverso l’iconografia e approdando nel bel golfo di Napoli dove il nome di Maria si sente spesso intercalato nella parlata popolare. Ecco che De Crescenzo ci racconta quanto si apprende sulla vita di Maria dai vangeli apocrifi, essendo quelli canonici così scarni di notizie riguardo la Madonna, specie per quanto concerne il mistero della sua verginità. Poi ci accompagna alla scoperta, o riscoperta, naturalmente, delle immagini sacre con annessi miracoli più o meno noti, come ad esempio le Madonne che piangono o che appaiono. E grazie a De Crescenzo scopriamo, almeno io ne ero all’oscuro, che esiste anche una Madonna della ‘ndrangheta, oppure che l‘incantevole cittadina di Positano, che si affaccia su uno dei più bei golfi del meridione, quello di Amalfi, deve il suo nome proprio ad un’immagine “parlante” della Vergine che, trasportata su una nave, invitò i marinai ad approdare e a farla sbarcare su quelle incantevoli coste, con un’insistente invocazione: “Posa, posa”.

In conclusione, un libro che può sembrare insolito, specie se lo si considera scritto da un non credente (ma sperante!), caratterizzato, però, dallo stile ironico di sempre. Un misto tra ricerca storica e tradizioni popolari, arricchito dalla propria esperienza personale e dai ricordi d’infanzia che lo rendono certamente unico.

Confesso che non è tra i migliori testi di De Crescenzo, almeno tra quelli letti. Una lettura gradevole comunque, in grado di soddisfare anche qualche curiosità … ai credenti o ai non credenti, ma anche a quelli che, come De Crescenzo, possono definirsi speranti.

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