CERVIGNANO DEL FRIULI: PARROCO CELEBRA MESSA IN RUMENO E I FRIULANI SI LAMENTANO

Ho spesso detto, con cognizione di causa, che i friulani sono gente con un cuore grande. Avendo poi vissuto sulla propria pelle, decine di anni fa, l’esperienza dell’emigrazione, ho sempre pensato che il friulano sia un popolo particolarmente accogliente nei confronti degli immigrati. E ne sono convinta tuttora ma una notizia riportata dal quotidiano locale, il Messaggero Veneto, mi porta a pensare che le cose possano cambiare quando si tratta dei “diritti di lingua”. In altre parole, vi saranno amici a patto che non tocchiate loro la marilenghe.

Il fatto è questo: la parrocchia di Cervignano del Friuli ha deciso di celebrare, in una chiesa del comune, una messa domenicale in rumeno, data l’alta presenza di immigrati che provengono da quella terra dell’Est Europa. La realizzazione di tale progetto è resa possibile anche dal fatto che don Michele Roca, da poco nominato vicario della parrocchia di Cervignano, è rumeno egli stesso e ciò permette si superare agevolmente il problema linguistico.

Così il parroco don Dario spiega il progetto: «È un modo per far vivere meglio la liturgia ai rumeni che abitano nella nostra diocesi; è un’attenzione in più verso chi è cattolico e si trova a vivere in un Paese straniero.» Ma le proteste non si sono fatte attendere: come si osa celebrare una messa in rumeno quando non lo si fa nell’idioma locale, ovvero il friulano? Sembra quasi una sorta di razzismo al contrario.

Da parte sua il parroco dichiara che, almeno per il momento, non si ravvisa la necessità di dire messa in friulano, anche perché la zona è molto eterogenea, ma che non avrebbe nulla in contrario nel farne celebrare una anche nella lingua locale qualora pervenisse alla sua parrocchia una richiesta in tal senso.

Al di là dell’articolo, leggere i commenti è davvero deprimente.

Se le vie del Signore sono infinite, è ovvio che arrivino anche in Friuli. Però è necessario che qualcuno lo avverta che deve imparare il friulano, onde evitare qualsiasi problema diplomatico.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 20 SETTEMBRE 2012

Com’era facilmente intuibile, al coro di voci polemiche dei lettori del Messaggero Veneto (alcuni dei commenti sono davvero deprimenti), si è aggiunta quella della Lega Nord per bocca di Matteo Piasente, segretario regionale del Carroccio.

Secondo Piasente, l’idea di celebrare una messa in rumeno per gli immigrati non è felice, anzi, è proprio ghettizzante. Non si arriverà mai all’integrazione perché così si scava un baratro tra immigrati e cervignanesi. Osservazione alquanto discutibile visto che si tratta di un’ora la settimana, di un evento che non implica la partecipazione in massa di tutti gli emigrati di lingua rumena, così come nemmeno tutti gli Italiani, oppure tutti i friulani, partecipano al rito domenicale.

Arrampicandosi sugli specchi, a parer mio, Piasente aggiunge: «Dubito che assisteremo mai a Bucarest o in Transilvania ad una messa in friulano.», facendo leva sullo scambio interculturale che in questo modo sarebbe rispettato, mentre la decisione del vicario don Michele Roca a suo dire si risolve in un’iniziativa destinata ad erigere un muro tra friulani e rumeni.

Ma la vera chicca arriva ultima, alla fine dell’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto: «Celebrare la messa in friulano sarebbe un grande segnale per la nostra comunità. L’identità culturale del popolo friulano non può prescindere dalle radici cattoliche. E tutti i fedeli, stranieri compresi, avrebbero una nuova, preziosa, chiave di lettura per interpretare la terra che li ospita».

Ma di quale chiave di lettura parla se per gli stranieri è già complesso imparare la lingua italiana? Io vivo in Friuli da ventisette anni e non so articolare una frase completa e a stento riesco a capire il 50% di quello che mi dicono quando parlano in friulano. E dire che sono portata per le lingue …

E poi, a dirla tutta, difendere a oltranza la lingua friulana, a scapito della stessa lingua nazionale, in una terra che ospita non solo molti immigrati stranieri ma anche gente che arriva dalle varie regioni d’Italia, specie del sud, non è un modo per erigere un muro fra i friulani e il resto del mondo?