1 marzo 2013

I GIARDINI DI MARZO

Posted in affari miei, canzoni tagged , , , , , , , , a 10:33 pm di marisamoles

Il carretto passava e quell’uomo
gridava gelati
al ventuno del mese i nostri soldi
erano già finiti
io pensavo a mia madre
e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori
non ancora appassiti
all’uscita di scuola i ragazzi
vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando
il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar
con la mente e i suoi tarli
e la sera al telefono tu mi chiedevi
perché non parli uh uh
che anno è
che giorno è
questo e’ il tempo
di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell’anima
in fondo all’anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime
le mie malinconie
l’universo
trova spazio
dentro me
ma il coraggio di vivere quello
ancora non c’è
i giardini di marzo si vestono
di nuovi colori
e le giovani donne in quel mese vivono
nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto
dicesti tu muori
se mi aiuti son certa che io
ne verrò fuori
ma non una parola chiarì
i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti
attrice di ieri uh uh
che anno è
che giorno è
questo è il tempo
di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell’anima
in fondo all’anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore
amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime
le mie malinconie
l’universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello
ancora non c’è.

I giardini di marzo si vestono di nuovi colori

Non so, sarà che oggi è solo il 1° marzo ma io questi nuovi colori non li vedo. L’erba è un po’ più verde, sì, ma gli alberi portano ancora la tristezza dell’inverno. Qua e là si vede qualche primula ma non nei giardini, davanti ai negozi dei fiorai.

Io questi nuovi colori non li vedo. Sarà che la mia vita da un po’ di tempo è in bianco e nero, nero come il cappottino che volevo comprare oggi ma un incontro mi ha fatto passare la voglia. Parlammo a lungo ma non una parola chiarì i miei pensieri continuai a camminare lasciandoti attore di ieri. E dire che quella persona di cui parlammo a lungo dovrei conoscerla bene. Credevo di conoscerla, ne ero convinta, anzi. Un attore di ieri, di oggi, di domani. Quando smetterà di fingere? Forse mai.

questo è il tempo di vivere con te

Con te, senza te, che differenza fa? e poi ancora ancora amore amor per te ma a questo punto io di fare l’attrice non ho proprio voglia. Casomai mi sento una comparsa nella tua vita, io che credevo di avere la parte della protagonista. Quale regista malvagio mi ha tolto la parte? Perché? Non andavo più bene?

ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è

Certo, per vivere adesso ci vuole coraggio e non so se lo troverò. Lo cercherò nelle tasche dei vecchi jeans abbandonati in chissà quale scatola. O forse è rimasto impigliato nella trama di quella maglia color rosa pesco che ti piaceva un sacco, quella che indossavo il giorno in cui ti accorgesti di me. Fiori rosa fiori di pesco c’eri tu … c’eri ma ora dove sei? Voglio dire, sei davanti a me ma non ti vedo perché tu non mi vedi. Noi non ci vediamo. Le mie mani come vedi non tremano più e ho nell’anima in fondo all’anima cieli immensi e immenso amore ma forse sta troppo in fondo all’anima e si nasconde nei cieli immensi così tu non lo vedi.
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori. Il fatto è che son certa che non mi vuoi aiutare.

i giardini di marzo si vestono di nuovi colori e le giovani donne in quel mese vivono nuovi amori

Io giovane donna non sono, non più. Ai nuovi amori non penso, sarà per questo che di nuovi colori non ne vedo proprio. E nemmeno il carretto passava e quell’uomo gridava gelati, ché fa ancora troppo freddo per mangiare i gelati. Anche le gelaterie sono in letargo, qualcuna ha chiuso definitivamente perché il gelato comincia ad essere un lusso.

E fa ancora troppo freddo per le gite fuori porta, fiumi azzurri e colline e praterie dove corrono dolcissime le mie malinconie devono aspettare momenti migliori. Le malinconie, quelle no, non aspettano, per loro ogni momento è buono. Marzo o aprile, non fa differenza. Anche settembre va bene. E i giardini si vestono di nuovi colori. Va anche meglio ai ragazzi.

all’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli

A marzo no, non li vendono i libri, troppo presto, c’è quasi tutto un quadrimestre ancora. A settembre, casomai. I più fortunati a giugno, quelli che non rischiano nulla. Io non rischiavo mai eppure il coraggio di imitarli non lo trovavo. Nemmeno lo cercavo. Solo una volta un’amica mi supplicò di venderle i libri dell’ultimo anno di liceo. Il primo che le diedi – volevo proprio regalarglielo! – fu quello di letteratura italiana, ironia della sorte. Il Pazzaglia, ancora me lo ricordo, lo odiavo. Ironia della sorte.

al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti

Questo vale per marzo, aprile, maggio … per fortuna io prendo lo stipendio il 23. Ma in fondo che sono mai i soldi quando l’universo trova spazio dentro me? Lo spazio, il tempo, la vita … che vita è? Vorrei dirlo ma non posso. Sarei volgare e non lo sono. L’importante è farsi capire … ma quando mai mi hai capita tu?

che anno è che giorno è questo e’ il tempo di vivere con te

Io vorrei, non vorrei ma se vuoi … a tale proposito ho le idee confuse e Battisti che mi frulla per la testa. E ricordo la mia amica Irene con cui passavamo pomeriggi interi ad ascoltare La canzone del sole e Motocicletta 10 HP. Non ho mai capito come si possa essere così scemi da viaggiare a fari spenti nella notte ma non avevo ancora la patente, sicché …
E poi ricordo anche Federico, mio compagno di scuola e amico, volevo fosse anche il mio ragazzo ma lui no. Andavo da lui e ascoltavamo Battisti a tutto volume. Mi chiedevo perché credevo di volare e non volo credevo che l’azzurro dei tuoi occhi per me fosse sempre cielo, non è. L’ho capito quando, anni dopo, durante l’intervallo, mi hai messo le mani addosso e ti volevo mollare un ceffone. Non l’ho fatto ma i tempi erano diversi per noi, io volevo e tu no tu volevi e io no. Troppo diversi noi, il tempo ci ha dato ragione.

che anno è che giorno è?

Oggi è il 1° marzo 2013. Penso a ventitré anni fa e mi rendo conto che la mia vita non è proprio inutile. l’universo trova spazio dentro me e il coraggio di vivere quello ancora ce l’ho.

30 agosto 2011

NOI CHE … CI REGALAVANO I 45 GIRI

Posted in affari miei, canzoni, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , , , , , , a 5:08 pm di marisamoles


Da settimane su Rai 1 sta passando lo spot che annuncia la prossima messa in onda dell’ennesima edizione della fortunata trasmissione, condotta da Carlo Conti, I migliori anni. La formula vincente è molto semplice: una gara tra canzoni famose che hanno segnato un’epoca. Risentire i vecchi successi dagli anni Sessanta ai Novanta (il più delle volte interpretati dagli stessi cantanti o complessi che li hanno lanciati, qualche volta vere e proprie meteore) fa sempre piacere perché in fondo costituiscono la colonna sonora della nostra vita, almeno di chi ha su per giù la mia età. Ricordare, poi, qualche canzone davvero mai dimenticata, legata a momenti particolari come il primo amore e quelli che seguirono, è un’emozione che non lascia indifferenti.

La trasmissione di Conti ha lanciato, inoltre, quella specie di tormentone del “Noi che”, da cui è difficile non rimanere contagiati. Anche se, a dirla tutta, quei “Noi che”, sms raccolti e pubblicati in più volumi, contengono delle sgrammaticature orrende, contagiose pure quelle, tanto che ne ho commessa anch’io una nel titolo di questo post, nonostante abbia messo, per pudore, i puntini di sospensione.

I migliori anni non è, comunque, l’unica trasmissione nata sull’onda della vintage-mania. D’estate, ad esempio, in fascia preserale viene trasmessa Dadada, una specie di Blob versione vacanze.
La mattina mi sveglio molto presto e facendo colazione guardo, sempre su Rai 1, degli spezzoni di Dadada-Speciale musica, in cui viene trasmessa una specie di carrellata di cantanti dei tempi che furono nelle loro apparizioni televisive, molte delle quali in bianco e nero. Qualche giorno fa, di fronte alla tazza di caffè fumante, mi son trovata a ripensare ai 45 giri. I più giovani credo non sappiano nemmeno cosa siano, ma per quelli della mia generazione i 45 giri rappresentano un pezzo di vita.

Ricordo ancora quei “dischetti” (il diminutivo serve a distinguerli dai 33 giri, gli LP) in vinile, neri, con l’etichetta rotonda che correva intorno al foro centrale, le copertine colorate da cui facevo scivolare, con estrema cautela, il disco sul palmo della mano per poi afferrarlo tra il dito indice, nel foro, e il pollice, appoggiato sul bordo, che lo sorreggeva per sistemarlo sul giradischi. E ricordo ancora il mio giradischi Philips, che i miei mi regalarono quando avevo 11 o 12 anni. Di quelli che si usavano allora, quelli che da chiusi sembravano una valigetta, con le casse che formavano il coperchio ed erano facilmente trasportabili. E il braccio che avviava il disco, facendolo girare, sempre che ci si ricordasse di muoverlo delicatamente verso l’esterno, e la puntina che spesso doveva essere cambiata, consumata da ore e ore di ascolto. Di fronte a quella meraviglia della tecnologia, rapita dalla musica, stringendo in mano la copertina del 45 giri preferito, quasi consumata dal continuo maneggiare, passavo molto del mio tempo libero, ai tempi in cui il computer o il telefonino erano lontani mille anni luce dalle nostre menti di adolescenti che, in fondo, si accontentavano di poco.

Come sa bene chi è vissuto all’epoca dei 45 giri, di solito erano dei “singoli” (come si usa dire ora) estrapolati dai Long Playing, ovvero i 33 giri, e servivano a lanciarli. Due soli brani: la canzone su cui l’etichetta discografica contava maggiormente e il lato B (espressione oggi usata per intendere ben altro), cioè il pezzo inciso sul “retro” del disco. Spesso accadeva che il lato B avesse un enorme successo, proprio come il lato A. Ricordo, ad esempio, Porta Portese che costituiva il lato B della canzone che lanciò definitivamente Claudio Baglioni, allora giovane dalle buone speranze, sul mercato discografico: Questo piccolo grande amore (1972). Forse non tutti sanno che in origine il lato B di questo 45 giri era Caro padrone (pezzo molto meno noto) ma in breve tempo il disco fu ritirato e sostituito, nel lato B, dal pezzo più noto che fece conoscere all’Italia intera il caratteristico mercato delle pulci romano.
Per non parlare del successo di Poster, lato B del “singolo” Sabato Pomeriggio (1975), un altro pezzo intramontabile di Baglioni. La mia canzone preferita del cantautore romano è, però, E tu (1974), uscita con il lato B Chissà se mi pensi, pezzo destinato a rimanere nella memoria di tanti adolescenti, ormai uomini e donne di mezza età (bruttissima espressione ma reale, purtroppo), ma amata anche dai più giovani perché Baglioni ancora la canta (o almeno la cantava fino a poco tempo fa) durante i concerti. Perché, siamo onesti, i cantautori come lui, che conobbero la celebrità negli anni Settanta, vivono di rendita … nel senso che gli album successivi non ottennero uguale fama.

I 45 giri costituivano, allora, il regalo tipo per i compleanni. Si organizzavano i festini in casa, per la felicità di mamma e papà che, molto spesso, venivano sbattuti fuori di casa senza pietà, e gli invitati si presentavano regolarmente alla porta con l’inconfondibile pacchetto quadrato e piatto. Il problema erano i doppioni … non mancavano mai, però c’è da dire che i cambi nei negozi erano semplici: nessuno chiedeva lo scontrino fiscale!

Talvolta gli amici, quelli della “compagnia”, facevano la colletta e comperavano il 33 giri. Regalo sempre gradito, per carità, ma non è che andassi matta per gli LP, a meno che non fossero quelli di Lucio Battisti che adoravo. Solo un album (come si dice ora) non mi è piaciuto più che tanto: America Latina. L’ho apprezzato qualche anno dopo e lo dovetti ricomprare perché, nel frattempo, l’avevo scambiato con Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd.

Una sola volta capitò che un solo invitato mi portasse come regalo un 33 giri. Era un mio compagno di liceo, parecchio snob, figlio di un avvocato molto noto in città. Doveva per forza distinguersi dagli altri e farmi un dono costoso che mi facesse chiaramente capire quanto lo studio legale del padre (che lui ha, ovviamente, ereditato) fosse importante. Ricordo che mi regalò l’LP di Sandro Giacobbe, Signora mia. Non so quanti ne abbiano ricordo, so che la canzone ora, per la tematica che affronta, potrebbe riportare un episodio comune, ma allora era decisamente scandaloso: un ragazzo giovane che si innamora perdutamente della madre della sua ragazza.
Argomento a parte, la canzone non era male, almeno a me piaceva.

Ritornando ai 45 giri, c’è un ricordo che mi lega ad una persona in particolare, un’amica speciale: Emy. In realtà io la chiamavo la “signorina Emy” (per inciso, zitella) e le davo del Lei. Perché avevo ricevuto una buona educazione e non è che dessi del tu a chiunque, come usano fare i bambini d’oggi. Un’amicizia straordinaria che mi ha accompagnato dall’infanzia all’adolescenza ed è continuata, seppur meno assidua, durante l’età adulta.
Credo si sia capito che, mentre io la conobbi che ero una bambina, la signorina Emy era già una donna attempata, più o meno sessantenne, anche se a me, piccina com’ero, sembrava proprio vecchia vecchia. La incontrai al caffè di una piazza triestina, dove mamma e nonna mi portavano nella bella stagione. Io ero una bambina molto timida e solitaria; il fatto di avere un fratello più grande e una mamma più attenta alle esigenze di sua madre che non a quelle della figlia, ha acuito questa mia caratteristica di bimba sognatrice, spesso autoriflessiva ma poco espansiva.
Emy mi colpì perché faceva le parole crociate, seduta al tavolino del caffè, sotto la tenda che riparava dal sole. Non fu un caso, credo. Anche mia mamma viveva in simbiosi con la Settimana Enigmistica, anche se quasi esclusivamente nei periodi di vacanza.
Piano piano riuscii a conquistare il cuore di una donna che a me sembrava una vecchietta, per nulla bella (le “mie” donne erano talmente belle che nessuna poteva reggere il confronto!), con il volto un po’ equino e i baffi che le spuntavano radi sotto il naso, seguiti da qualche accenno di barbetta sul mento, i capelli mezzi bianchi mezzi neri perennemente in disordine e le unghie mordicchiate, almeno quanto l’estremità della matita che usava per i cruciverba e che stringeva tra i denti nell’atto di chi cerca ispirazione. Ora, probabilmente questa immagine è condizionata dall’età che avevo allora, fatto sta che Emy era più intelligente che bella. Molto di più.

Io e lei, da maggio a settembre, giocavamo assieme ed eravamo inseparabili. Se per un motivo o un altro mia mamma non poteva andare al caffè, io piangevo disperata e so che Emy, se non mi vedeva, si dispiaceva moltissimo. La sorella era un’insegnante elementare e fu la mia amica a consigliare a mia mamma la scuola elementare da farmi frequentare e le indicò il nome della maestra migliore. Sempre lei suggerì la sezione in cui iscrivermi alla scuola media e consigliò quella del ginnasio perché conosceva l’insegnante di Lettere (allora al ginnasio aveva tutte le materie, una quindicina di ore alla settimana), donna molto brava e buonissima.

Ma perché mai, il ricordo di quest’amica speciale è legato ai 45 giri? Perché la signorina Emy, ad ogni compleanno, mi lasciava il suo regalo nel negozio di dischi che allora si trovava in Viale XX settembre, il più vicino a casa sua. Ovviamente, non essendo un’esperta di musica giovanile, si lasciava consigliare dalla commessa che la indirizzava immancabilmente verso il successo del momento. Io, puntuale, ogni anno, il giorno in cui compivo gli anni (sempre che non cadesse di domenica o lunedì … allora i negozi non erano sempre aperti) mi presentavo al negozio e ritiravo il mio bel pacchetto. Bastava dicessi il mio nome e da sotto il bancone saltava fuori il mio 45 giri.
Quello che ricordo con maggior piacere è “Gioco di bimba”, suonata dal complesso delle Orme. Una canzone stupenda, anche se allora, era il 1972, non comprendevo bene il senso del testo. Ma la musica è meravigliosa e ricordo anche benissimo la copertina del disco: un dipinto strano (che era poi lo stesso della copertina dell’ LP “Uomo di pezza”), opera del pittore Walter Mac Mazzieri.

Ecco, questi sono i miei ricordi legati ai 45 giri (che, tra l’altro, custodisco gelosamente in cantina). Spero, con il mio racconto, di aver suscitato anche in voi, che leggete, delle emozioni. Almeno una piccola parte di quelle che ho provato io scrivendo queste righe e riascoltando i brani attraverso il “mago” You Tube. La bacchetta magica delle fate protagoniste delle fiabe ora è un semplicissimo mouse e la formula magica è un banale click.

I tempi cambiano … le emozioni restano.

11 gennaio 2010

“PIOGGIA E FUOCO”: I TORMENTI D’AMORE DI VALERIO SCANU

Posted in Amici, Festival di Sanremo, spettacolo, talenti, Valerio Scanu tagged , , , , , , , a 5:45 pm di marisamoles


Valerio Scanu non è di certo uno dei miei cantanti preferiti. Per dire la verità, durante la sua partecipazione ad “Amici8“, mi era pure antipatico. Bravo, sì, ma la bravura non è tutto. A volte avevo l’impressione che si lasciasse prendere da un tecnicismo esaperato, rincorrendo la perfezione a scapito del … sentimento. E dire che una delle sue canzoni più famose ha proprio questo titolo. A me è sempre sembrato un paradosso.
Dicevo, quando frequentava la “scuola” di Maria De Filippi, il ragazzino mi stata un po’ antipatico. Con quella sua aria di supponenza, con quelle faccine che riservava a chi, fra gli insegnanti, non dimostrava di apprezzarlo. Magari gli voleva dare dei consigli, ma lui i consigli li seguiva solo se arrivavano dal suo Maestro Luca Jurman. Anche lui a me sinceramente non è mai stato simpatico. Ma, ovviamente, è solo il mio parere. So bene, infatti, che sia l’allievo sia il maestro hanno un gruppo nutrito di fan. Buon per loro. De gustibus non est disputandum.

Un altro ex amiciano, Marco Carta, ai tempi della “scuola” non mi paceva e nemmeno dopo, quando ha vinto il Festival di Sanremo, ho cambiato idea. Poi, però, ho avuto una specie di folgorazione mentre, andando a scuola in macchina, ho sentito la sua Dentro ad ogni brivido alla radio. Ne ho scritto un post e mi sono pubblicamente scusata per non aver saputo apprezzare il talento di Mr Carta prima di allora. Più o meno la stessa cosa mi è accaduta sentendo Pioggia e fuoco di Mr Scanu, uno dei due nuovi inediti inseriti nella Valerio Scanu Christmas Edition, la versione natalizia del suo ultimo album, pubblicata il 4 dicembre scorso.

Poco prima che giungesse la conferma della sua partecipazione al prossimo Sanremo, Valerio Scanu esce con questo inedito davvero bello, profondo, toccante. Un bel tempismo, non c’è che dire. Ascoltando il pezzo mi sono venuti i brividi. E dire che ogni volta che si esibiva ad “Amici” non mi faceva nessun effetto, “non mi arrivava”, come ha spesso sottolineato una delle insegnanti. Ma, senza nulla togliere alla bravura del cantante, credo di aver capito che cosa mi ha fatto apprezzare questa canzone: l’ho ascoltata senza vedere lui. Non vorrei sembrare offensiva -so quanti fan accaniti seguano il “piccolo” Valerio fin dal suo esordio in TV- ma è proprio la sua faccia, la sua presenza, a rovinare tutto. Non dico che il giornalista De Luca, che alla finale di “Amici” gli ha detto in faccia che è antipatico, avesse ragione. In quel contesto, infatti, è stato indelicato. Però un fondo di verità c’è nell’osservazione di De Luca: Valerio è poco comunicativo, poco espressivo, forse per timidezza e non è raro che una persona timida sia scambiata per antipatica. In quelle poche interviste che ho seguito, mi è sembrato persino scostante, come se volesse sottrarsi al più presto a quel supplizio, come se qualsiasi domanda fosse o stupida o scontata o troppo personale. Evidentemente per lo Scanu la cosa più importante è comunicare attraverso il canto e su questo potrebbe aver ragione. Ricordo Claudio Baglioni agli inizi: nelle interviste spiccicava qualche parola in mezzo a tanti silenzi. Ora è una persona aperta, simpatica, disponibile. Un po’ con il tempo si cambia, per fortuna.

Venendo alla canzone Pioggia e fuoco , sono rimasta colpita, soprattutto, dal testo:

Quante cose avrei da dirti
quante cose da gridarti
ora che ci siamo persi
forse lui saprà capirti
come non ho fatto mai
lui forse ti saprà
dare la felicità
magari sa ascoltarti

Brucia ogni verità
ora che sono qua
confuso senza te
è tutto inutile
quel che mi resta ormai
son briciole di noi

Pioggia e fuoco dentro me
tracce che io non so
distinguere e capire
non è un gioco e solo adesso
io lo scopro solo adesso
hai portato via con te
parte di me

Per una volta ancora
vorrei vederti ancora
capire come stai
se davvero sei felice
se stai bene insieme a lui
davvero è quel che vuoi
magari un attimo
a noi ci pensi mai
oppure no
se a noi ci pensi mai
se a noi ci pensi mai

Una storia finita. A chi non è capitato? Una storia finita perché un altro, o un’altra, si è insinuato/a tra due persone un tempo innamorate. È una delle situazioni più tipiche che si presentano alla fine di un amore. E nel 90% delle volte è la ragazza che trova un altro uomo. C’è quasi una vena di sadismo nelle donne che le porta a sbandierarlo ai quattro venti che hanno rimpiazzato il vecchio amore, che con lui non sono state mai veramente felici. E l’ex che fa? Soffre come un cane e si chiede dove sarà lei, se ora sarà felice con l’altro, ma se nel contempo a lui, irrimediabilmente abbandonato, penserà di tanto in tanto. Ma sarà davvero sicura della sua scelta? Quest’altro saprà capirla, ascoltarla? Magari lei ci ripensa, chissà. Situazioni in cui, chi più chi meno, ci siamo trovati tutti. Io, ad esempio, ero riuscita a diventare amica della nuova fiamma del mio ex. Mica tanto amica, poi; una finta amica, per l’esattezza. Tutto calcolato, con la subdola intenzione di insinuarmi tra loro, rendendo ai due amanti la vita decisamente impossibile. Eh, già, succede che anche la persona più mite, quale fondamentalmente ero io, diventi perfida. Odi et amo, scriveva Catullo, tormentandosi perché non riusciva a dimenticare l’amata che l’aveva tradito più volte. Io, però, amavo ancora il mio ex ed odiavo la sua nuova conquista.

Situazioni non nuove nella vita e nelle canzoni. Ricordo, ad esempio, quando Patty Pravo cantava: Pazza idea di far l’amore con lui pensando di stare ancora insieme a tePazza idea, io che sorrido a lui sognando di stare a piangere con te. Ma in assoluto il maestro dei tormenti amorosi in note è l’indimenticato Lucio Battisti. Basta leggere il testo di Fiori rosa fiori di pesco:

Fiori rosa fiori di pesco
c’eri tu
fiori nuovi ‘stasera esco
ho un anno di piu’
stessa strada, stessa porta.
Scusa
se son venuto qui questa sera
da solo non riuscivo a dormire perche’
di notte ho ancor bisogno di te

fammi entrare per favore
solo
credevo di volare e non volo
credevo che l’azzurro di due occhi per me
fosse sempre cielo, non e’
fosse sempre cielo, non e’
posso stringerti le mani
come sono fredde tu tremi
no, non sto sbagliando mi ami
dimmi che e’ vero
dimmi che e’ vero
dimmi che e’ vero
dimmi che e’ vero
dimmi che noi non siamo stati mai lontani
dimmi che e’ vero
ieri era oggi, oggi e’ gia’ domani
dimmi che e’ vero
dimmi che e’ ve…
Scusa credevo proprio tu fossi sola
credevo non ci fosse nessuno con te
oh scusami tanto se puoi
signore chiedo scusa anche a lei
ma io ero proprio fuori di me
io ero proprio fuori di me quando dicevo:
posso stringerti le mani

come sono fredde tu tremi
non, non sto sbagliando mi ami
dimmi che e’ vero
dimmi che e’ vero
dimmi che e’ vero…

Chissà, forse il tema, trito e ritrito, dei tormenti d’amore farà la fortuna di Scanu! La bella voce c’è, il bell’aspetto anche; un po’ più di simpatia non guasterebbe … per Sanremo c’è ancora un po’ di tempo, forse rimedierà.

ANNA SCRIGNI

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