ROBBIE WILLIAMS SPOSO: OTTO CANI PER TESTIMONI


Che fosse un po’ pazzerello già lo sapevamo. Robbie è da vent’anni sulla cresta dell’onda … anche se talvolta ha anche rischiato di affogare, sopraffatto dal successo e dalla sua vita spericolata. Droga e alcol i suoi vizi, accanto, naturalmente, alle belle donne. Ricco da paura, una casa decisamente stravagante a Los Angeles, più chissà quante altre sparse in giro per il mondo. Lui Inglese doc con la passione per l’America e per gli eccessi. Un binomio perfetto.

Oltre al successo discografico (60 milioni di dischi venduti, tra album e singoli), sia quando ancora faceva parte della band dei Take That, con i quali è annunciata una reunion, sia, e soprattutto, da solista, la fama del rubacuori l’ha da sempre contraddistinto. Eppure più volte, in passato, ha confessato di sentirsi solo, di non essere affatto appagato dalle avventure fugaci, basate solo sul sesso: cercava l’amore ma non lo trovava.

Ma anche i sogni che paiono irrealizzbili si avverano: la splendida Ayda Field gli ha definitivamente rubato il cuore e con lei Robbie è convolato, come si dice, a giuste nozze sabato scorso. Una cerimonia blindata di cui riporta qualche notizia, e l’escusiva delle foto, il magazine Hello! (LINK). Le nozze si sono tenute nella dimora statunitense, quella di Los Angeles che, diciamo la verità, sarà pure splendida ma rivela un gusto per l’eccesso che spesso male si coniuga con l’eleganza. Ma da uno come Robbie non ci si può aspettare nulla di modesto e nemmeno il rispetto delle tradizioni. E le nozze potevano essere tradizionali? Certo che no. A chi mai verrebbe l’idea di arruolare otto cani come testimoni? Solo a lui, evidentemente.

Anche se non c’era affatto bisogno di spiegazioni, il cantante ha tenuto a precisare: ”Non volevo niente di convenzionale. L’unica cosa tradizionale erano i nostri impegni nuziali’.
Che dire? Auguriamogli che l’impegno appena preso duri per sempre … anche se per uno come lui la parola “sempre” forse non ha lo stesso significato che per i comuni mortali.

[foto da Hellomagazine]

ADDIO A MICHAEL JACKSON E FARRAH FAWCETT

Michael JacksonÈ morto ieri sera a Los Angeles Michael Jackson, mito pop che con la sua musica ci ha accompagnati negli ultimi trent’anni almeno. Si è spento a soli cinquant’anni, nella migliore tradizione dei miti immortali. La sua è la storia di un cigno nero che voleva diventare bianco. Quella sua incapacità di accettare la pelle scura, di appartenere alla razza nera che con grande sofferenza ha dovuto, attraverso i secoli, abbattere i pregiudizi. Qualcuno aveva previsto una morte precoce, causata da un tumore alla pelle dovuto agli innumerevoli interventi chirurgici cui si è sottoposto negli anni, prima di tutto per sbiancare la carnagione, in secondo luogo per affinate i tratti tipici della popolazione di colore. Ma alla fine è il suo cuore che ha ceduto, quello stesso cuore che ha trasmesso, attraverso la sua voce, un grande amore a generazioni di fan. E anche chi, come me, non è mai stato un fan accanito di Jackson, ora non può rimanere impassibile di fronte alla scomparsa del mito dei giorni nostri.

Una vita maledetta, la sua, tipica del “genio e sregolatezza” che ha caratterizzato l’esistenza di altri che l’hanno preceduto: Elvis Presley, James Dean, Marylin Monroe, solo per citarne alcuni. “Genio e sregolatezza” che nelle migliori tradizioni accorciano la vita, quasi a voler lasciare indelebili nella memoria di milioni di persone la gioventù bruciata prima ancora che il corso della vita abbia cancellato la bellezza e l’energia degli anni migliori.

Farah FawcettL’America, ma il mondo intero, non piange solo la scomparsa del mito Jackson; il destino ha voluto che poche ore prima della morte di Michael un altro mito, certamente meno potente e prepotente, si sia spento: dopo una lunga malattia e una vita segnata da dolori e dispiaceri se n’è andato l’ “angelo biondo” Farrah Fawcett. Anche lei ha segnato una parte della nostra vita e ha rappresentato per molte ragazze degli anni Ottanta un mito, un modello da seguire, partendo dall’inconfondibile capigliatura che molte adolescenti di quegli anni, me compresa, hanno imitato. Si è addormentata anche lei lasciando un ricordo indelebile, pur non avendo mai raggiunto gli stessi livelli altissimi di notorietà di Jackson. Lei, infatti, al contrario del cantante pop, ha condotto una vita privata nell’assoluta discrezione, salvo annunciare al mondo, attraverso un documentario, la sua fine imminente. Per essere un esempio, forse, di grande coraggio, un esempio da seguire. È facile, infatti , proporsi al pubblico quando si è al massimo splendore, ai vertici della popolarità; più difficile, invece, è mostrare il declino, quel cammino sul viale del tramonto che Michael non ha potuto percorrere.

Due stelle hanno brillato nella costellazione dell’effimero mondo dello spettacolo. Ora quelle stelle si sono spente ma la loro luce continuerà a brillare per sempre nella memoria di chi le ha conosciute e ne ha apprezzato il talento.