23 aprile 2016

IL PRINCIPINO GEORGE E OBAMA

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epa05273056 A handout picture made available by Kensington Palace on shows US President Barack Obama (C) and US First Lady Michelle Obama (back-C) meeting Price George (R) while his father Prince William the Duke of Cambridge (L) looks on at Kensington Palace, London, Britain, 22 April 2016. Obama is currently on a four-day state visit to Britain.  EPA/PETE SOUZA / PRESS ASSOCIATION / KENSINGTON PALACE / HANDOUT UK AND IRELAND OUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Chi mi segue sa che sono una fan di William, Kate e famiglia. Da quando sono nati i due eredi, George e Charlotte, la coppia reale pubblica regolarmente le fotografie della felice famiglia, esattamente come qualsiasi mamma e papà, orgogliosi dei figlioletti che crescono e si fanno sempre più belli.

La fotografia che ritrae il principino George che allunga la mano, in segno di saluto, al presidente USA Barack Obama, in visita a Kensington Palace (residenza ufficiale di William e Kate), è davvero speciale. Non opera dei soddisfatti genitori ma dei fotografi presenti nel salone del palazzo, autorizzati ad immortalare lo storico evento. La cosa che salta subito all’occhio è la mise di George: vestaglia da camera e pigiamino color pastello, abbigliamento tipico di chi sta per andare a nanna. Non senza aver salutato, da perfetto padrone di casa, l’illustre ospite.

Ora ci sarà sicuramente chi obietterà che i bambini “normali” di certo non indossano una vestaglia. Forse non tutti, ma i miei figli sì. Quand’erano piccoli, più o meno dell’età di George, avevo acquistato due splendide vestaglie scozzesi – una blu e una rossa – per evitare che prendessero freddo, d’inverno, in quel lasso di tempo che inevitabilmente passava dacché erano pronti per la nanna e il momento preciso in cui si decidevano davvero ad andare a letto.

La vestaglia rossa del più piccolo tornò utile anche quando, all’età di tre anni e mezzo, fu ricoverato in ospedale per l’intervento di asportazione di un’ernia inguinale congenita.
Ricordo ancora quando, al momento del pranzo, il giorno stesso del ricovero, il mio piccolo indossò la vestaglia per sedersi a tavola. Il tutto senza che io gli dicessi nulla. Quando arrivò l’inserviente con il pasto, lanciò un’occhiata esterrefatta e, commentando l’abbigliamento del bimbo, esclamò: “E chi è questo, un lord inglese?”.

Come si dice? La classe non è acqua. E anch’io, umile plebea, ho avuto i miei piccoli principi… in vestaglia e pigiamino.

[immagine da questo sito]

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29 agosto 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: A LONDRA PANCHINE-LIBRO PER RILANCIARE LA LETTURA

Posted in attualità, cultura, La buona notizia del venerdì, libri, società tagged , , , , , , , , , a 5:10 pm di marisamoles

panchine letterarie londra
Non sono solo gli Italiani poco amanti della lettura, evidentemente. Gli Inglesi sembrano passarsela meglio, dato che secondo un sondaggio della National Literacy il 53% dei giovani londinesi si definisce lettore appassionato e anche i piccolissimi dichiarano di essere sempre alla ricerca di un buon libro e di una bella storia.
Ciononostante, a Londra, camminando per uno dei numerosi quartieri – da Notting Hill a Portobello Road, da Chelsea a Soho, da King’s Cross a Westminster – in questo periodo capita di ritrovarsi seduti su una panchina a forma di libro.

Le 50 «book benches» (panchine-libro) sono state decorate da cinquanta artisti, tra i quali molte giovani promesse, e realizzate a forma di libro aperto. Gli artisti si sono ispirati ad una serie di libri (tutti famosissimi) ambientati nella capitale del Regno Unito. Si tratta di un progetto, denominato «Books about Town» e promosso da The National Literacy e dalla Wild in Art, che ha lo scopo di ricordare a tutti i passanti quanto sia bello leggere ma ha anche un obiettivo umanitario: le panchine, infatti, saranno battute all’asta dal Southbank Centre di Londra il 7 ottobre per raccogliere fondi in favore della National Literacy Trust allo scopo di combattere l’analfabetismo nelle zone più povere della città.

La gamma di autori, libri e personaggi rappresentati nelle panchine va da Geoffrey Chaucer a Shakespeare, da Lewis Carroll ad alcune firme contemporanee, come Helene Fielding, autrice del Diario di Bridget Jones, da James Bond a Hercule Poirot, da Peter Pan all’orsetto Paddington.

L’orso Paddington è un personaggio della letteratura inglese ma non autoctono, in quanto immigrato dal Perù, amatissimo dai bambini e protagonista di diverse storie. La panchina a lui dedicata si trova naturalmente alla Paddington Station ed è firmata dalla matita di Michelle Heron.

Un altro personaggio, diventato un cult e amato da generazioni di piccoli e grandi lettori, è Mowgli, protagonista de “Il libro della giungla”, ritratto, assieme ai suoi amici – Shere Khan, Bagheera e Baloo e Kaa – nella panchina a lui dedicata e firmata da Ruth Green.

Non poteva mancare, per i più grandi, la Book Bench dedicata ad Agatha Christie che, cosa forse ignota a molti, scrisse anche romanzi rosa con lo pseudonimo di Mary Westmacott.
I due artisti che hanno ideato e pensato la panchina alla famosa giallista, Tom Adams e Mandii Pope, hanno scelto tra tutte le creazioni di Agatha Christie «Hercule Poirot and the Greenshore Folly».

Ma non si può pensare al “giallo” senza tenere nel debito conto l’agente segreto di Sua Maestà più famoso al mondo: James Bond, agente 007. Anche il personaggio creato da Ian Lancaster Fleming, giornalista, militare e scrittore inglese, ha la sua Book Bench disegnata da Freyja Dean.

E se Agatha Christie è l’autrice più tradotta, più dello stesso Shakespeare, anche il più famoso drammaturgo inglese ha la sua panchina a forma di libro. La creatrice, Lucy Dalzell, vi ha riprodotto di fronte e sul retro – tutte le panchine sono completamente decorate – riferimenti alle opere più importanti di Shakespeare, da “Sogno di una notte di mezza estate” all’indimenticabile storia d’amore di “Romeo e Giulietta”.

Sono tutte bellissime queste panchine letterarie. Vi invito a scoprirle, in buona parte, a questo LINK da cui ho tratto anche l’immagine postata sotto il titolo e che ha ispirato l’intero post.

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San Francisco mette al bando le bottiglie di plastica di laurin42

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22 novembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: GUARIRE DALL’ANORESSIA GRAZIE ALL’AMORE

Posted in donne, La buona notizia del venerdì, salute tagged , , , , , , , a 9:18 pm di marisamoles

anoressia
Siamo a Londra. Jo Thompson è una bella ragazza di 21 anni con alle spalle un passato terribile. Sembra incredibile – anzi, vero scherzo del destino – che sia guarita dall’anoressia grazie al suo lavoro che, quando era 17enne, aveva trovato da McDonald’s.

Da quando aveva 11 anni Jo soffriva di attacchi di panico e crisi nervose che l’hanno portata all’anoressia. Si nutriva di acqua e piselli, però un giorno decise di reagire e si convinse che sarebbe guarita. Assunta dal fast food più noto nel mondo, non ha iniziato, come si potrebbe credere, a rimpinzarsi di hamburger e nuggets. Si è semplicemente innamorata del suo capo. «Zoheb mi ha aiutato a curare il mio disturbo, mi ha seguito e aiutato e pranzavamo quasi sempre insieme», ha detto in un’intervista al Daily Mail.

L’essere uscita dal tunnel della malattia e aver incontrato l’amore della sua vita hanno portato la ragazza a guardare con serenità al futuro. I medici le avevano anticipato che, a causa della malattia, sarebbe stato difficile per lei rimanere incinta. Jo ha vinto anche su questo infausto pronostico: ora è madre felice di due bambini.

Un esempio e una speranza per tutte le ragazze che si ammalano di anoressia, una malattia terribile che però si può vincere con la forza di volontà e tanto amore.

ALTRE BUONE NOTIZIE

L’Eden in Cornovaglia di laurin42

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[notizia e foto da questo sito]

22 luglio 2013

WELCOME ROYAL BABY! FIOCCO AZZURRO A BUCKINGHAM PALACE

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william e kate
La duchessa di Cambridge, Kate Middleton, ha dato alla luce oggi, 22 luglio 2013, un maschietto che ha il titolo di Principe, essendo figlio del principe William. E’ il terzo erede al trono in linea di successione, dopo il nonno Carlo e il papà.

Il parto è avvenuto nello stesso ospedale in cui trentun’anni fa la principessa Diana Spencer diede alla luce William: il St Mary’s Hospital di Londra. Per Kate è stata messa a disposizione una suite nella Lindo Wing.
La nascita dell’erede al trono britannico è avvenuta alle 16.24 del pomeriggio (17.24 in Italia), ma l’annuncio – dato dalla Bbc – è arrivato in serata. Il bimbo pesa 3,798 chili. Clarence House ha annunciato: «Mamma e piccolo stanno bene».

La coppia regale si è dimostrata particolarmente “moderna” e anticonvenzionale, nonostante il protocollo di corte sia parecchio rigido. Anche a rischio di soffocare le giovani spose, com’è accaduto in passato per Lady Diana Spencer. Ma Kate, fin da subito, ha dimostrato carattere e determinazione, e l’amore di William è una certezza che forse la suocera mai conosciuta non ha mai provato da parte del consorte.

La novità, nel caso della nascita del royal baby, è questa: William in persona ha dato la lieta notizia, con una semplice telefonata, alla nonna, la regina Elisabetta, a parenti e amici e perfino al premier Cameron. In passato, un messaggero aveva portato alla regina l’annuncio della nascita dei nipoti.
La tradizione verrà comunque rispettata: l’annuncio ufficiale, per mezzo di un foglio firmato dallo staff medico, verrà incorniciato ed esposto su un cavalletto di legno e oro davanti a Buckingham Palace.

Per l’occasione i neonati inglesi che hanno visto la luce nello stesso giorno del Royal Baby riceveranno un regalo speciale: il Royal Mint, la Zecca di Stato, ha coniato 2.013 penny d’argento da donare loro. Secondo una tradizione, molto seguita in Gran Breatagna, regalare un penny d’argento è di buon auspicio per salute e fortuna.

Per quanto riguarda il primo periodo post partum, Kate sarà ospite della sua famiglia di origine, nel Berkshire, per sei settimane, come una mamma qualsiasi che ha bisogno dei consigli e dell’esperienza della propria madre. Il principe William prenderà un periodo di licenza per stare accanto alla moglie e all’erede.
La coppia ha già annunciato un Royal Baby Tour per la primavera del 2014, come racconta Us Weekly. Le mete saranno Australia e Nuova Zelanda. Una fonte di Palazzo ha così commentato la decisione: ««Anche se è un evento personale e privato, il duca e la duchessa di Cambridge capiscono che questo è anche un momento di festa nazionale e che ci sarà un enorme interesse per il bambino. Sanno che le persone vogliono condividere la loro gioia».

Per conoscere il nome del neonato bisognerà pazientare ancora qualche giorno. Per il nome del fortunato papà, il principe William, primogenito di Diana e Carlo, si aspettò una settimana prima dell’annuncio. Quando invece nacque Carlo, il nome rimase un mistero per un mese intero e fu rivelato solo a ridosso del suo battesimo nella Music Room di Buckingham Palace, nel dicembre 1948.

E quando si potrà vedere il Royal Baby? Probabilmente farà il suo debutto già all’uscita dall’ospedale, anche se sarà sicuramente infagottato e protetto da obiettivi indiscreti. Nelle sue prime settimane di vita, però, poserà per le foto ufficiali che saranno rilasciate al pubblico.

[fonti: vari articoli di Vanity Fair]

AGGIORNAMENTO, 23 LUGLIO 2013

royal baby
Ecco le prime foto del royal baby. Nella serata il piccolo ha fatto la sua prima uscita dal St Mary’s Hospital di Londra in braccio alla raggiante neomamma che ha poi passato il figlioletto ad un emozionato principe William. La coppia si è quindi diretta in automobile a Kensington Palace, dove trascorrerà le prossime due settimane (William ha chiesto il congedo dalla Raf). Sembra smentita, quindi, la notizia che Kate avrebbe passato le prime sei settimane dopo il parto a casa dei suoi genitori nel Berkshire.

Foto dal Corriere. PER VEDERE LE ALTRE FOTO CLICCA QUI.

7 settembre 2012

LIBRI: “UN REGALO DA TIFFANY” di MELISSA HILL

Posted in libri tagged , , , , , , , , , , , , a 7:29 pm di marisamoles

PREMESSA
Quest’estate ho voluto dedicarmi alle letture leggere. A prima vista questo romanzo sembra uno dei tanti scritti per “femmine stupide”, che, secondo me, è il reale significato che normalmente si attribuisce all’aggettivo “rosa”. Dopo averlo letto, però, credo che annoverarlo nella disprezzata categoria sia ingiusto.
Perché ho deciso di leggerlo dopo aver rotto le riserve che mi hanno trattenuto dall’acquisto per qualche settimana? Fondamentalmente perché il titolo mi ha fatto tornare in mente un episodio del mio passato prossimo: la visita allo show room di Tiffany all’Harrods di Londra (ne ho parlato qui). Si tratta di un posto incantevole anche se davvero piccino rispetto alla “casa madre” di New York. Credo proprio non si possano fare confronti, anche se la magia di quel luogo, con le vetrine scintillanti, le commesse elegantissime e gentilissime, tutte sorrisi e gesti aggraziati, è decisamente indimenticabile. Così come indimenticabile è quel braccialetto d’argento, una semplice catena con un piccolo ciondolo a forma di cuore, che avrei voluto tanto comperare. Mi ha trattenuta il costo che, seppur contenuto per essere un gioiello di Tiffany, era più o meno la cifra che avrei voluto sborsare a Natale per acquistare un pc portatile. Alla fine, ho rinunciato al gioiello e pure al computer. Chissà, forse il prossimo Natale …

L’AUTRICE
Melissa Hill è irlandese, sposata, ha una figlia e vive a Dublino. Assieme al marito Kevin scrive anche legal-thriller con lo pseudonimo Casey Hill.
Approda nel mondo dell’editoria relativamente tardi, nel 2003, ma i suoi romanzi diventano subito dei best sellers. L’appellativo che la Hill si è presto meritata è “la regina della trame dagli esiti imprevisti”; nei suoi romanzi “rosa”, infatti, l’autrice riesce a combinare l’emozione e l’umorismo della narrativa femminile con intrecci che non hanno nulla da invidiare ai romanzi gialli.
Un regalo da Tiffany (Newton Comton Editori, 2011) ha subito conquistato le lettrici britanniche e solo in Italia è rimasto al top della classifica dei libri più letti per otto settimane, vendendo in poco tempo più di 250mila copie.
Recentemente la Newton Comton (che si distingue, tra l’altro, per il prezzo estremamente conveniente dei suoi libri) ha pubblicato Innamorarsi a New York, l’ultimo grande successo della scrittrice irlandese. (alcune informazioni sono tratte dal risvolto di copertina del romanzo)

IL ROMANZO
Siamo alla vigilia di Natale, a New York. Due uomini si recano sulla Fifth Avenue nella gioielleria più famosa del mondo: Ethan Greene, professore di Letteratura Inglese a Londra, accompagnato dalla figlioletta Daisy, acquista uno splendido diamante da 20mila dollari con l’intenzione di chiedere alla fidanzata Vanessa, un’irlandese di famiglia modesta ma arricchita e piuttosto snob, di sposarlo; Gary Knowles, impresario edile di Dublino, compera per la sua ragazza Rachel Conti, italo-irlandese, un’imprenditrice di successo nel campo della ristorazione, un braccialetto d’argento portafortuna.

Per uno strano scherzo del destino i due pacchetti, le inconfondibili scatoline blu di Tiffany, vengono scambiati, provocando un bel po’ di apprensione e imbarazzo in Ethan e incredulità in Gary. Da parte loro, le due donne accolgono i regali con enorme sorpresa l’una, Rachel, che non si aspettava alcuna proposta di matrimonio, e forse con un po’ di delusione vanessa che certamente si augurava di ricevere in dono qualcosa di più di un braccialetto d’argento portafortuna.

Naturalmente le cose non sono affatto semplici: Ethan dovrà penare un bel po’ per riottenere il prezioso solitario, mentre Gary non viene nemmeno sfiorato dall’idea che quell’anello appartenga a qualcun altro – né ipotizza chi – e possa venire reclamato dal legittimo proprietario.

AVVISO:

la parte che segue, anche se in realtà non rivela molto della trama, potrebbe infastidire qualcuno che ha intenzione di leggere il libro e che ne vuole sapere di più. Quindi, potrebbe contenere SPOILER.

Taccio sulle vicissitudini che dovrà affrontare Ethan ma posso dire che la trama è ricca di colpi di scena. Una commedia degli equivoci che mette in risalto molto bene il carattere dei protagonisti. È per questo che vorrei dire alcune cose sui personaggi che animano questo racconto.

Ethan è un classico gentiluomo inglese. Vedovo da qualche anno, ha una figlia di otto anni, Daisy, che adora e una fidanzata, Vanessa, che considera la donna ideale per fare da madre alla piccola. Più o meno inconsciamente nella proposta di matrimonio, che per ovvie ragioni sfuma, si cela l’intenzione di dare stabilità alla famiglia piuttosto che designare Vanessa quale sostituta della dolce Jane, la madre di Daisy. Ma le parole della moglie, con le quali gli raccomandava di rifarsi una vita, ritornano di prepotenza in mente all’uomo: trovati una donna che sappia prepararti il pane.
Da parte sua Vanessa è un’arrivista, vede in Ethan un buon partito ma non è per nulla trasparente, ha i suoi segreti e quando essi verranno a galla per lui non sarà affatto piacevole conoscerli.

Daisy è, nel racconto, una specie di grillo parlante. È evidente che accetti Vanessa solo perché suo padre l’ha scelta ma considera lo scambio dei pacchetti non uno scherzo ma un segnale ben preciso del destino: l’anello destinato alla fidanzata del padre calza a pennello sul dito di Rachel, quindi è lei la predestinata? Se poi consideriamo che la specialità della ragazza di Gary è fare il pane … Inutile dire che la vocina di Daisy condiziona i pensieri di Ethan.

Rachel Conti è una ragazza semplice ma sa il fatto suo. Sembra quasi impossibile che stia per sposare Gary, così diverso da lei, così rude, un sempliciotto cui pare interessare solo la passione per le moto. Da parte sua sembra non vivere con la stessa intensità emotiva i preparativi del matrimonio. Con la ditta sull’orlo del fallimento, l’unica cosa che realmente gli interessa è che i costi non gravino su di lui. D’altra parte, con l’anello di Tiffany che ha regalato alla futura moglie, nessuno si può aspettare che sborsi altri soldi …

Personaggi secondari, ma non del tutto, sono la socia di Rachel, Terri, e il cuoco del bistrò che le due donne gestiscono, Justin, un omosessuale. Nessuno dei due è convinto che Gary sia l’uomo giusto per la collega, anzi, lo detestano perché non sa far altro che mangiare e bere a scrocco nel loro locale. Forse quest’ultimo è sicuro che, dopo aver fatto la sua bella figura con quel solitario da sogno, tutti possano capire la sua esigenza di risparmiare. Ma è proprio quel regalo che insospettisce i due. In particolare Terri che in qualche modo troverà la soluzione all’intricata vicenda. Grazie a lei, infatti, l’anello con diamante troverà la sua giusta collocazione. Ma quale sarà? Il dito di Vanessa, cui era designato, o quello di Rachel, dove per sbaglio è finito? O forse c’è un altro dito che lo reclamerà? Magari proprio quello di una donna che sappia preparare il pane per Ethan …

Lo stile della Hill è gradevole, a volte frizzante, coinvolgente. La sua scrittura non ha grandi pretese letterarie però devo dire che il libro è scritto bene, la traduzione, in particolare, è molto accurata. Insomma, la lettura procede spedita, a volte quasi “di corsa”, spinta dalla curiosità di sapere come andranno a finire le varie vicende che si intrecciano nella narrazione.
Una lettura piacevole e intrigante, dopo tutto.

LE MIE (ALTRE) LETTURE

20 agosto 2012

LIBRI: “UN GIORNO” di DAVID NICHOLLS

Posted in libri tagged , , , , , , , , , , a 1:46 pm di marisamoles

PREMESSA:
Il mio incontro con questo romanzo non è stato casuale. Ero in libreria e avevo già fatto i miei acquisti, ovvero la scorta di libri da leggere in queste settimane d’estate. Cercavo “La settima onda” di Glattauer ma, come capita spesso nelle librerie, giro dopo giro, pur guardando attentamente in ogni scaffale, la ricerca fu inutile. Allora mi rivolsi al banchetto informazioni e l’addetta mi trovò il romanzo in me che non si dica. Le dissi quanto mi fosse piaciuto il primo romanzo di Glattauer e di quanto temessi che il seguito non fosse all’altezza, come a volte succede quando si hanno determinate aspettative. Lei, d’un tratto, sparì, lasciandomi come una scema, per ricomparire dopo qualche secondo con in mano un romanzo. “Se le è piaciuto il romanzo di Glattauer non le può non piacere questo”. Guardai la copertina, lessi il titolo, “Un giorno”, feci mente locale e capii che l’autore non rientrava tra le mie conoscenze, diedi un veloce sguardo alla quarta, senza in verità leggere quello che sul libro veniva rivelato. Il tutto mentre un’esaltata commessa mi diceva: “L’ho letto tutto d’un fiato durante il volo per New York”. Mi lasciai sfuggire un “Be’, già quella situazione ha il potere di rendere gradevole qualsiasi cosa …”, guardando perplessa la pila di libri che già tenevo a stento tra le braccia. Mi disse che potevo anche non comperarlo, almeno non in quel momento. Pensai che la Master Card mi permetteva di realizzare almeno quel desiderio, se non proprio un viaggio a New York.
Avrei potuto intitolare questa premessa “In libreria qualsiasi consiglio non è un consiglio qualsiasi”, prendendo a prestito il celebre motto riferito alle farmacie. Avrei voluto iniziare la “recensione” con un entusiastico “Fa – vo – lo – so!!!” e invece …
Alla fine la lettura non mi è dispiaciuta. Tuttavia devo essere onesta: per le prime cento pagine (il romanzo è piuttosto corposo, ne ha 487) le parole della libraia mi martellavano in testa e non facevo altro che ripetermi quanto fossi stata scema a fidarmi del suo giudizio. Insomma, un libro per me è come un profumo: i gusti sono gusti, non a tutti piacciono le stesse fragranze, non siamo tutti portati per le stesse letture e non siamo per forza obbligati a farci piacere un libro – o un profumo – che altri esaltano. Poi, se vogliamo, questi “altri” sono milioni di lettori in tutto il mondo. Ma best seller, in fondo, significa “più venduto” mica più apprezzato. Tuttavia devo ammettere che le recensioni che ho letto sono quasi tutte positive.
Per farla breve: questo romanzo mi ha delusa all’inizio, ha iniziato ad essere interessante verso la metà per conquistarmi nell’ultimo terzo. A questo punto credo che forse dovrei rileggere la prima metà … senza pensare alla libraia e al suo entusiastico giudizio.

L’AUTORE.
David Nicholls, inglese, classe 1966, prima di dedicarsi alla scrittura ha studiato da attore ed è autore televisivo nonché sceneggiatore per il cinema. Il suo primo romanzo, Starter For Ten (2004), è diventato un film, Il quiz dell’amore, e il secondo, The Understudy, è in attesa di trasposizione cinematografica. Un giorno, uscito nel giugno 2009, è stato per dieci settimane nella classifica dei bestseller. Venduto in tutto il mondo, è diventato un clamoroso successo in Germania, il primo paese che lo ha pubblicato dopo la Gran Bretagna. (informazioni dal risvolto di copertina)

IL ROMANZO.
Un giorno (Neri Pozza, Bloom, 2009) narra la storia di un’amicizia che dura quasi vent’anni, tra alti e bassi. Lei è Emma Morley, una ragazza di modeste origini proveniente dallo Yorkshire, di cui mantiene un leggero accento, fatto che le viene più volte rimproverato. Lui è Dexter Mayhew, di buona famiglia, diciamo pure ricca, viziatissimo rampollo londinese, abituato ad ottenere tutto ciò che vuole. Una coppia che più diversa non si può, due giovani che s’incontrano, anche se si conoscono da anni, alla fine dell’università, ad Edimburgo. Una storia apparentemente scontata: un’amicizia fra un uomo e una donna che ha inizio da una notte di sesso che però nessuno dei due vuole diventi una relazione amorosa. Almeno, così pare.

La particolarità di questo romanzo è l’impostazione narrativa: ad ogni capitolo corrisponde un giorno di un anno (l’unica eccezione riguarda il 1993, suddiviso in due capitoli autonomi). La data è sempre la stessa: il 15 luglio, giorno in cui Emma e Dexter, dopo la notte di sesso, si ripromettono di mantenersi in contatto, di restare buoni amici: correva l’anno 1988. In ogni capitolo, dunque, li ritroviamo dodici mesi dopo, con le loro storie a volte parallele a volte distanti, tra alti e bassi, litigi e riconciliazioni, avventure amorose che immancabilmente non sono gradite all’altro/a. Due persone così diverse che non possono essere altro che amiche e che continuano a costituire l’uno il punto di riferimento per l’altra, e viceversa, per molti anni, a volte in modo del tutto inconsapevole, senza il sospetto che quel legame possa diventare qualcos’altro, un qualcos’altro che si chiama amore.

Emma, laureata in Letteratura, ha due sogni: fare l’insegnante e diventare una scrittrice famosa. Spesso impacciata, insoddisfatta della sua persona che ritiene essere tutt’altro che attraente, non è sicura di sé né delle sue capacità, tant’è che accetta un lavoro che Dexter considera degradante: la cameriera in un ristorante messicano. Anche quando farà “carriera” diventando direttrice del locale, secondo l’amico è uno spreco di talento e di intelligenza. Dex, invece, è sicuro di sé e sa esattamente ciò che vuole: diventare famoso e ricco nell’ambito dei media. Bello, affascinante, sfoggia abiti firmati, belle donne al suo fianco, un bell’appartamento nella Londra che conta, un’automobile da fare invidia. Dopo aver preso la laurea in antropologia, senza troppa convinzione e senza ammazzarsi di studio, inizia una brillante carriera in tv, conducendo trasmissioni televisive che Em considera inutili. È talmente travolto dal successo che inizia un viaggio di perdizione, tipico dei “belli e maledetti”, tra droga, alcol e sesso. Nessun rapporto amoroso lo soddisfa, anche quando dura abbastanza a lungo. Seppure Emma non rientri nell’ideale di donna che Dexter ha in mente, non può fare a meno di pensare a lei.

Il tempo passa e verso i trent’anni arriva il momento dei bilanci. Emma, che inizia ad assistere ai matrimoni delle vecchie compagne di studi e ai battesimi dei loro figli, è insoddisfatta della vita che conduce, passata tra relazioni di poco conto e la poca disponibilità ad investire in amore, anche di fronte ad un uomo sinceramente innamorato, Ian, che la chiede in moglie con l’unico risultato di essere lasciato. Dexter, vedendosi precipitare sempre più nel tunnel e rendendosi conto di quanto la fama sia effimera, decide di cambiare vita e lo fa affidandosi ad una donna che gli sembra l’ancora di salvezza, così dotata di quella vocazione di salvatrice che le deriva dal suo sentirsi superiore e dalla voglia di sottolineare la sua superiorità in confronto alla pochezza di Dexter. Questa donna diventerà sua moglie e la madre della sua unica figlia ma non lo salverà.

È il 15 luglio 2001. Sono passati tredici anni da quella notte di sesso a Edimburgo. La location cambia, non più Londra ma Parigi. Emma, che nel frattempo è diventata un’insegnante apprezzata, sta rincorrendo il suo secondo sogno: fare la scrittrice. Nella sua mansardina della Ville Lumière qualcosa cambierà. È solo l’inizio di un cambiamento e la fine della ricerca. Em&Dex, Dex&Em for ever.

Nell’ultima parte della narrazione fabula e intreccio non coincidono più. È come se si chiudesse un cerchio: negli ultimi capitoli ai fatti del presente si intrecciano ricordi del passato, dei flashback che ci riportano a quel giorno da cui tutto ha avuto inizio: il 15 luglio 1988.

Lo stile di Nicholls è scorrevole, per nulla noioso visto che in certe pagine Emma non rinuncia all’ironia e i dialoghi tra i due protagonisti si riducono a un botta e riposta particolarmente carino. Ciò vale anche per le relazioni che si instaurano tra gli altri personaggi. Non ci sono molte descrizioni dei luoghi che appesantirebbero la lettura, ma l’autore non rinuncia all’introspezione psicologica rendendo particolarmente “vivi” i protagonisti.

In conclusione, non posso definire questo romanzo un’opera letteraria di grande spessore e, ripeto, mi sembra molto strano che abbia riscosso un così grande successo in tutta Europa. Però è anche vero che, pur trattandosi in fin dei conti di una storia d’amore, non lo si può considerare a livello dei romanzetti rosa, alla Harmony o Liala, per intenderci. Nel complesso merita di essere letto.

Dal romanzo di Nicholls è nato, nel 2010, il film “One day”, per la regia di Lone Scherfig che ha già firmato l’incantevole An education. Lo stesso Nicholls ne ha curato la sceneggiatura, operazione non troppo difficile visto che l’impianto narrativo si presta perfettamente alla trasposizione cinematografica.
Nel video sotto potete vedere il trailer italiano del film. ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER.

A mio avviso, infatti, rivela un po’ troppo della trama del romanzo per chi volesse leggerlo e non ha ancora visto la pellicola.

LE MIE (ALTRE) LETTURE

12 ottobre 2011

SAVIANO: SCORTA NEGATA, NIENTE PREMIO A LONDRA

Posted in vip tagged , , , , a 6:51 pm di marisamoles

La Metropolitan police non ha ritenuto opportuno assegnare la scorta a Roberto Saviano, da anni minacciato di morte dalla mafia e scortato, in Italia, 24 ore su 24,in occasione del ritiro del premio internazionale Pinter a Londra. Per la polizia inglese non era giustificata da motivi di sicurezza.

La decisione della MET Police ha suscitato molte polemiche:
è stata accusata, infatti, di non sostenere la libertà di parola (il che a me, onestamente, sembra eccessivo) e di lanciare un messaggio negativo. Secondo me, invece, il messaggio è più che positivo: in questi tempi di crisi è giusto risparmiare i soldi dei contribuenti.

Patetico, poi, mi sembra il dispiacere con cui l’organizzazione del premio ha spiegato di non aver potuto pagare una protezione privata, dal momento che la loro organizzazione non ha finanziamenti ed è senza scopo di lucro.
Alla fine, Saviano ha mandato un’amica a ritirare il premio (1000 sterline).

Ma io mi chiedo: con tutti i soldi che ha, derivati dalle vendite di libri, dai diritti dei film, dalle ospitate televisive ecc. ecc., non poteva pagarsi di tasca sua la scorta, anche a costo di spendere tutti i soldi del premio? Avrebbe certamente lanciato un messaggio positivo, visti i tempi di crisi.
Oppure la sua non era una motivazione sufficiente per recarsi a Londra facendosi carico delle spese per la sua sicurezza che qui in Italia gli paghiamo noi?

[fonte della notizia: Il Corriere]

15 maggio 2011

KATE E PIPPA MIDDLETON SEMPRE PIÙ AMMIRATE E IMITATE: LE INGLESI VOGLIONO LA LORO ABBRONZATURA

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Al matrimonio reale tra la commoner Middleton e William d’Inghilterra, figlio di Carlo, principe del Galles, e della compianta Lady Diana Spencer, le due sorelle Kate e Philippa (detta Pippa, poveretta!) sono state ammirate non poco: l’una per l’eleganza e la grazia degna di una vera principessa, l’altra per il lato B che non è sfuggito all’occhio degli spettatori e all’obiettivo dei fotografi e cineoperatori di tutto il mondo.

Subito dopo le nozze della fortunata Catherine, le sorelle Middleton hanno continuato ad essere ammirate soprattutto per la semplicità del loro abbigliamento: sono state, infatti, immortale entrambe mentre indossavano con disinvoltura degli abiti very cheap, acquistati nello store Zara, marchio spagnolo molto famoso in tutta l’Europa che, però, non può essere considerato il massimo dell’eleganza. Eppure su Kate e Pippa pare che qualsiasi straccetto faccia la sua bella figura. Quando si dice stile e signorilità …

E che dire della perfetta linea esibita dalla sposa, nonché dalla sorella, nel giorno delle nozze? Scoperto il segreto, ovvero la dieta Dukan che, però, non è assolutamente equilibrata, tutte a smanettare sul web alla ricerca della dieta attualmente più famosa nel mondo, visto che sta spopolando anche negli USA.

Poi, qualche giorno dopo il matrimonio, la bella sposa è stata immortalata mentre faceva la spesa ad un supermercato di Anglesey, come una casalinga qualsiasi, in attesa di partire per il viaggio di nozze con il bel principe. E mentre i due sposi si godono la sospirata luna di miele in una segretissima (o almeno questo è quel che si pensa) isola delle Seichelles (alla modica cifra di 4500 sterline a notte!), la Pippa fa parlare di sé per il suo topless (CLICCA QUI per vedere IL VIDEO), esibito mentre si trovava sullo yacht di amici (forse quello dello stesso William) e immancabilmente immortalato dai fotografi. Anche se le foto, pubblicate da un giornale di gossip britannico, sono state ritirate, girano ancora sul web e tutti possono vedere, ma molto di sfuggita, Pippa Middleton con il seno al vento.

Ora pare sia scoppiata un’altra middletonmania: quella dell’abbronzatura. Come scrive The Sun, le sorelle Middleton hanno provocato un boom di acquisti di creme auto-abbronzanti e si sono aggiudicate l’epiteto di «Middletan» («tan» sta per abbronzatura in inglese) da parte dei tabloid britannici.
Subito dopo le nozze di William e Kate, secondo i dati rilevati dai grandi magazzini Debenhams su High Street a Londra, le vendite di prodotti abbronzanti a fine aprile sono salite del 219% rispetto allo scorso anno.

Da fine aprile le profumerie e i grandi store sono stati presi d’assalto da orde di aspiranti principesse. Molte donne addirittura hanno telefonato ai negozi, chiedendo come ottenere il bel colorito della celebre sposa e della sua damigella d’onore.

La cosa bizzarra è che né la Famiglia reale né i Middleton hanno confermato se le due ammirate fanciulle abbiano utilizzato una crema colorante o se l’abbronzatura fosse autentica. Avrebbe potuto essere anche frutto di qualche seduta nel lettino a raggi UVA, ma la direttrice del reparto di cosmetica di Debenhams sostiene che se applicata «in modo professionale» la crema auto-abbronzante è «la soluzione più probabile».

Insomma, naturale o no l’abbronzatura da sola non fa miracoli. E per essere belle come Kate e seducenti come Pippa secondo me ci vuole soprattutto un buon contributo da parte di Madre Natura. Bastasse una crema …

[fonte Il Corriere]

24 novembre 2010

WILLIAM E KATE SPOSI: L’ANELLO DI LADY D E LE NOZZE DI VENERDÌ

Posted in attualità, matrimonio tagged , , , , , a 12:31 am di marisamoles


Fin da quando ero piccola a casa mi hanno spesso ripetuto il detto “di venere e di marte né ci si sposa né si parte“. Non è questione di superstizione, è che, a volte, i detti popolari, in quanto perle di saggezza, bisognerebbe proprio ascoltarli. Evidentemente nel Regno Unito delle superstizioni e dei detti se ne infischiano.

Oggi è stato annunciato, a distanza di pochi giorni dal fidanzamento ufficiale, il prossimo matrimonio del principe William, figlio primogenito della compianta Lady Diana Spencer e del Principe del Galles Charles, della dinastia dei Windsor. La data scelta è il 29 aprile e il primo ministro David Cameron ha già proclamato la giornata festa nazionale. Qualcuno sospetta che si sia optato per questa data onde permettere agli Inglesi di fare il ponte con il 1 maggio. E non ci sarebbe nulla di male, se il 29 non cadesse di venerdì. Ma, come ho detto, i britannici, popolo nordico, non sono superstiziosi come noi mediterranei.

I sudditi di Sua Maestà la Regina Elisabetta II, c’è da scommetterci, sono in fermento e nemmeno la Corte sembra immune dall’ansia per l’attesa del felice evento. La più frastornata sarà di certo la povera Kate Middleton e la futura e regale nonna acquisita è già corsa ai ripari: le ha imposto uno psicologo, soprattutto per farle superare lo stress del confronto con la mancata suocera, Lady D. Inutile negarlo: negli otto anni di frequentazione, Kate e William sono stati al centro dell’attenzione mediatica in tutta l’Europa. Già il fatto che nelle vene della futura regina d’Inghilterra non scorra il sangue blu ha causato delle perplessità. Il primo confronto con Lady Diana è inevitabile: la famiglia Spencer è una delle più ricche della nobiltà inglese e persino più antica degli stessi Windsor.
Carlo era stato ben oculato nella scelta: giovane, carina, nobile e … illibata. Recentemente, sulle nozze del figlio con Kate si è espresso in questi termini: “Hanno già praticato”. Due a zero per Diana.

Proprio l’anello che Carlo aveva donato alla sua Diana, uno zaffiro contornato da diamanti, ora brilla all’anulare della fidanzata di William. Le tradizioni, si sa, vanno rispettate, ma io mi chiedo: come si fa ad affibbiare alla povera Kate lo stesso anello di fidanzamento che alla compianta Diana non ha proprio portato fortuna? Non stento a credere che, nonostante il sorriso smagliante esibito per le foto e i filmati di rito, la futura moglie di William non sia così felice dell’anello regale. Non lo vedo un gran bell’auspicio. Sarà un caso che Kate abbia scelto, per il fidanzamento, un abito blu zaffiro come Lady Diana?
Per il solo fatto di portare questo peso, alla poveretta darei un punto in più, giusto per accorciare le distanze nel confronto con Diana.

La cerimonia sarà celebrata nell’Abbazia di Westminster, la stessa in cui hanno avuto luogo, nel lontano 1947, le nozze tra Elisabetta II e Filippo di Edimburgo e la stessa in cui si sono svolti i funerali della povera Lady Diana, nel 1997. Il matrimonio dei genitori di William è stato, invece, celebrato nella Cattedrale di St. Paul perché, come pare, Carlo l’avrebbe preferita per l’acustica migliore rispetto a Westminster.
Ora, va be’ che William e Kate non si diranno I will nella stessa chiesa in cui si sono sposati Carlo e Diana, ma sposarsi nello stesso luogo in cui è stato dato l’estremo saluto alla “principessa triste” non sembra augurare nulla di buono.
Anche questo è un fardello non da poco: darei a Kate un altro punticino così da azzerare la distanza con la mancata suocera.

Il matrimonio di Carlo e Diana e il funerale della principessa sono stati trasmessi in mondovisione e visti rispettivamente da 750 milioni e da circa un miliardo di telespettatori, in assoluto lo “spettacolo” televisivo più visto nella storia della Tv. Ha battuto pure il funerale dell’amato papa Giovanni Paolo II.
Riuscirà l’evento più atteso dell’anno 2011 a battere il record? Non lo so, ma probabilmente la futura principessa sta già facendo gli scongiuri. Una volta, in un’intervista, le era stato chiesto se si considerasse fortunata ad essere la fidanzata di William; aveva risposto, con la flemma tipicamente inglese: “è lui fortunato ad avere incontrato me”. Non so se sia ancora dello stesso parere e non so quanto fortunata potrà essere la sua unione con l’erede al trono, visti gli auspici. Ecco, questo basterebbe per darsela a gambe, finché è in tempo … alla faccia della Royal Crown.

AGGIORNAMENTO, 29 APRILE 2011

LEGGI ANCHE L’ARTICOLO SULLE NOZZE: WONDERFUL KATE

12 agosto 2010

ROBBIE WILLIAMS SPOSO: OTTO CANI PER TESTIMONI

Posted in attualità, canzoni, spettacolo, vip tagged , , , , , , a 10:47 am di marisamoles


Che fosse un po’ pazzerello già lo sapevamo. Robbie è da vent’anni sulla cresta dell’onda … anche se talvolta ha anche rischiato di affogare, sopraffatto dal successo e dalla sua vita spericolata. Droga e alcol i suoi vizi, accanto, naturalmente, alle belle donne. Ricco da paura, una casa decisamente stravagante a Los Angeles, più chissà quante altre sparse in giro per il mondo. Lui Inglese doc con la passione per l’America e per gli eccessi. Un binomio perfetto.

Oltre al successo discografico (60 milioni di dischi venduti, tra album e singoli), sia quando ancora faceva parte della band dei Take That, con i quali è annunciata una reunion, sia, e soprattutto, da solista, la fama del rubacuori l’ha da sempre contraddistinto. Eppure più volte, in passato, ha confessato di sentirsi solo, di non essere affatto appagato dalle avventure fugaci, basate solo sul sesso: cercava l’amore ma non lo trovava.

Ma anche i sogni che paiono irrealizzbili si avverano: la splendida Ayda Field gli ha definitivamente rubato il cuore e con lei Robbie è convolato, come si dice, a giuste nozze sabato scorso. Una cerimonia blindata di cui riporta qualche notizia, e l’escusiva delle foto, il magazine Hello! (LINK). Le nozze si sono tenute nella dimora statunitense, quella di Los Angeles che, diciamo la verità, sarà pure splendida ma rivela un gusto per l’eccesso che spesso male si coniuga con l’eleganza. Ma da uno come Robbie non ci si può aspettare nulla di modesto e nemmeno il rispetto delle tradizioni. E le nozze potevano essere tradizionali? Certo che no. A chi mai verrebbe l’idea di arruolare otto cani come testimoni? Solo a lui, evidentemente.

Anche se non c’era affatto bisogno di spiegazioni, il cantante ha tenuto a precisare: ”Non volevo niente di convenzionale. L’unica cosa tradizionale erano i nostri impegni nuziali’.
Che dire? Auguriamogli che l’impegno appena preso duri per sempre … anche se per uno come lui la parola “sempre” forse non ha lo stesso significato che per i comuni mortali.

[foto da Hellomagazine]

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