LA GRANDE FESTA PER I 150 ANNI DEL LICEO DANTE

Come anticipato nel precedente post, sabato ho rivisto i miei vecchi compagni di liceo.

Forse perché non ci abito da 28 anni o forse perché quando si è ragazzini non si apprezza ciò che si ha e si va in cerca d’altro (nel mio caso un’altra città in cui vivere), ogni volta che torno a Trieste mi batte forte il cuore.

Sabato pomeriggio ci sono arrivata con il treno e con un motivo in più per sentire battere forte il cuore nel petto: la grande festa per i 150 anni del Liceo Dante. Il mio liceo.
Dal finestrino mi sono goduta il paesaggio autunnale, con il tipico rosso del sommaco che colora il Carso triestino in questa stagione, ma il momento in cui ho avuto un vero e proprio sussulto, tanto da farmi sobbalzare sul sedile (e per fortuna non c’era nessuno accanto a me) è stato quando gli alberi hanno ceduto la scena al mare. Ecco, il mare è l’elemento naturale che mi manca di più, quello a cui sento di appartenere ed il distacco, che avviene alla fine dell’estate, è sempre molto triste. Come un amore che si deve lasciare senza il coraggio di dire addio.

In assoluto la cosa più bella di Trieste sono le cosiddette Rive. Cambiano nome a seconda dei tratti e gli ultimi due rievocano antichi imperatori romani (Ottaviano Augusto e Traiano). Non ho mai capito il perché, forse per la maestosità con cui la terraferma si impone sull’acqua.
Sulle rive triestine si affacciano stupendi palazzi, si apre in tutto il suo splendore la grande piazza, intitolata all’Unità d’Italia, ma non si possono trascurare i moli, quelli imponenti come l’Audace e quelli più piccoli che si allungano dalla terraferma al mare come braccia che tentano di attrarre a sé un po’ di Adriatico.

Uno degli edifici più belli situati sulle rive è la vecchia Stazione Marittima, ora trasformata in un centro congressi che, talvolta, ospita anche qualche evento mondano. Proprio in questo palazzo costruito nel 1930, che agli occhi del passante si erge in tutta la sua maestosità, adagiato sul Molo Bersaglieri, i “dantini” di ieri e di oggi si sono dati appuntamento per la grande festa. Più di 400 persone, varie generazioni che hanno mantenuto nel cuore il ricordo, più o meno gradito (la scuola, si sa, non per tutti è un’esperienza piacevole ma senz’altro memorabile, negli aspetti positivi e in quelli negativi), del liceo classico più prestigioso della città. Alcuni si sono incrociati nei corridoi nell’arco di pochi anni, preceduti da altri e lasciando il posto alle generazioni future. Qualcuno, più fortunato, ha potuto sedersi in cattedra e guardare la classe da un’altra prospettiva, rievocando i giorni in cui, dal proprio banco, aveva osservato con apprensione il professore o la professoressa mentre scorreva con il dito l’elenco alla ricerca della “vittima” di turno per l’interrogazione.

E noi della sezione C com’eravamo all’inizio dell’avventura quinquennale?

liceo Dante IVC

Un po’ timidi, molto spaesati ma certamente curiosi di iniziare l’esperienza di liceali. Qualcuno si conosceva già, aveva frequentato la stessa scuola media o addirittura la stessa scuola elementare. Magari erano stati compagni di banco.
In cinque anni di liceo si stringono amicizie oppure si rimane estranei per sempre. Qualcuno l’altra sera ha detto “non eravamo una gran classe”. Ma io mi chiedo, insegnando da così tanti anni, se davvero ci siano classi migliori, certamente ce ne sono molte di peggiori. Compagni di scuola non significa necessariamente amici. E magari non ci si vede per anni, tanti, troppi, per poi ritrovarsi un bel giorno a parlare del più e del meno, della vita di oggi, dimenticando quella di ieri. E forse quando la gioia del ritrovarsi è grande, ci si dimentica di quando non eravamo questo granché come classe. Senza rivangare, semplicemente continuando a guardare avanti, con l’esperienza di uomini e donne che danno il giusto valore a ciò che hanno, facendo passare in secondo piano ciò che non sono stati. Senza rancore e senza nostalgia, perché quella sì che uccide la gioia dell’incontro.

E così sabato sera eravamo solo in sette.

gruppo ritoccata nic

Incontrasi nuovamente è stato molto bello, l’attesa non ha visto deluse le aspettative. Ci siamo chiesti se sarebbe stato facile riconoscersi, oppure no. Abbiamo pensato a quali discorsi fare, se ne avremmo avuti da fare oppure sarebbe stato difficile riprendere quel filo spezzato dalla lontananza.
Fin dal momento in cui ho incontrato O. sotto casa (che poi è praticamente dietro il liceo in cui ho mosso i passi incerti di quattordicenne per uscirne donna con un sacco di sogni e molte certezze in più), non ho avuto dubbi sull’esito della serata. Ho avuto l’impressione che ci fossimo date appuntamento come molte volte facevamo, stanche dei pomeriggi passati sui libri, in quella piazza dove, in qualsiasi momento scendessi, sapevo di trovare sempre qualcuno. Come fanno ancora i giovani d’oggi.

Nella passeggiata fatta per raggiungere le rive e la Stazione Marittima (passeggiata che, tra l’altro, mi ha massacrato i piedi a causa della malsana idea di indossare un paio di decolleté comprate poche ore prima), abbiamo chiacchierato come se ci fossimo viste il pomeriggio precedente, facendo altri discorsi, non frivoli come all’epoca dei nostri quindici anni, ma sempre confidenziali, ora coma allora.
E poi abbiamo ritrovato gli altri, sempre uguali (a parte F. che, sul momento, non ho riconosciuto, eppure, fin dai tempi delle medie era un mio grande amico), qualche anno in più, qualche chilo in più (specie i maschi … ma non tutti!), solo dettagli privi di significato. Eravamo e siamo noi, quelli della sezione C, degli anni ’70. Al nostro tavolo si sono aggiunti altri ex compagni, quelli dell’anno avanti al nostro, che è stato un piacere ritrovare. E poi, tra tanta gente, molti volti noti, alcuni diventati personaggi importanti ma uniti a noi dal semplice fatto di essere “dantini”.

Forse per troppi anni l’abbiamo dimenticato. L’università, le nuove amicizie, gli amori, i matrimoni, i figli, le gioie e i dolori di una nuova vita, uguale a quella sognata o forse assai diversa, ci hanno fatto scordare l’importanza degli anni del liceo, dell’identificarsi come appartenenti ad una scuola prestigiosa che, assieme alla cultura, ai tanti contenuti appresi, che ancora ricordiamo o che abbiamo ben presto dimenticato (io di certo la matematica!), ci ha formato come cittadini e ha fatto di noi gli uomini e le donne che siamo, non migliori non peggiori rispetto a quanto potessimo immaginare, semplicemente noi, come siamo e come saremo in futuro.

Se la cena non è stata un granché, anche perché effettivamente credo che a nessuno interessasse il cibo in sé, piuttosto l’esperienza di condividere i ricordi e le emozioni, la torta è stata un tripudio di colesterolo ma molto graziosa e buonissima.

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E se le scarpe nuove mi hanno impedito di fare quattro salti sull’improvvisata pista da ballo, una chiacchierata con i compagni ritrovati sulla terrazza della Stazione Marittima è stata un’alternativa assai gradita. Per di più davanti ad un panorama mozzafiato che da troppi anni non mi fermavo ad osservare, tutta presa dai viaggi domenicali veloci dedicati alle famiglie, facendo la spola tra una casa e l’altra.

foto panorama ste3

In ultimo, non poteva mancare la foto ricordo delle “tre Grazie”: io, O. e N.
Come eravamo a diciassette anni

liceo dante IIC ritaglio (3 Grazie)

e come siamo ora

3 grazie nic

Ci siamo salutati con la promessa di non perderci più, di ritrovarci per festeggiare un evento importante il prossimo anno. Sperando di essere un po’ più numerosi, augurandoci che qualcuno possa rompere gli indugi e accogliere l’invito per il prossimo incontro. E se ci ritroveremo ancora in sette, andrà bene ugualmente.
Io ci sarò.

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RIPRENDERE I CONTATTI

targa danteRiprendere i contatti con chi si è perso di vista, oggi come oggi, non è difficile. Facebook e il web in generale hanno facilitato le comunicazioni e ciò che una volta poteva sembrare un’impresa disperata (anche perché, a parte l’elenco telefonico, non c’era nulla che potesse agevolare la ricerca di una persona) ora come ora è alla portata di tutti, o quasi.

Io sono facilmente rintracciabile. Avendo un blog, con tanto di nome e cognome e indirizzo e-mail, difficilmente chi mi cerca può rimanere deluso. Anche perché ho solo un’omonima che sta in California. Certo, potrei essere emigrata lì ma è molto più probabile che abbia un blog e che scriva dall’Italia.

Ed ecco che, grazie al web, qualcuno che non sentivo da molto molto tempo mi ha contattata per e-mail. Una “vecchia” compagna di scuola si è data un gran daffare per avvisare tutti i suoi ex compagni che sabato prossimo ci sarà una grande festa in occasione del 150° anniversario della fondazione del nostro liceo.

In questi giorni è stato tutto uno scambiarsi mail, alla caccia dei pochi numeri telefonici o indirizzi di posta elettronica che ancora mancavano all’appello. Ma che fare quando un appello fatto su facebook non funziona? Be’, partendo dal presupposto che non tutti quelli che possiedono un account sul social network più famoso di fatto lo frequentino, ho rispolverato vecchie conoscenze e alla fine qualcuno l’ho trovato. Il vecchio e buon telefono ha fatto la sua brava funzione, come ai vecchi tempi!

Eccoci dunque pronti per la grande festa. Qualcuno ha accolto l’invito con gioia, qualcun altro ha nicchiato un po’ facendosi desiderare, non sono mancati i no decisi, senza ripensamenti. Alla fine saremo meno di metà classe però dobbiamo anche essere onesti e ammettere che in tutti questi anni – e sono molti, qualche decina! – non ci siamo quasi mai rivisti e nemmeno quando frequentavamo il liceo la nostra classe era unita. C’erano i soliti gruppetti e, a parte quei compagni che poi hanno frequentato la stessa facoltà (ma non è nemmeno detto che i rapporti siano rimasti così stretti), gli altri si sono praticamente volatilizzati e pare che nessuno abbia sentito la mancanza dei vecchi compagni.

Detto questo, può sembrare strana l’insospettabile gioia che io provo – ma anche altri, a quanto pare – nell’imminenza dell’evento. Proprio ieri, in uno scambio di sms con la “promotrice” della reunion, le ho scritto: “Sono emozionata come una scolaretta al primo giorno di scuola”.

E oggi, parlando al telefono con un’altra compagna ho avuto la sensazione che gli anni non fossero passati, come se l’avessi sentita proprio ieri. Abbiamo rievocato vecchi ricordi (alcuni tristi, purtroppo), compresa l’avventura passata insieme un’estate quando, con grande coraggio, siamo partite alla volta di Cesenatico per fare le assistenti a delle bambine scatenate in una colonia.

Insomma, è da qualche giorno che sento una grande emozione, il batticuore come quando ai tempi del liceo il famigerato e severissimo professore di Latino e Greco scorreva l’elenco con il dito e noi stavamo sospesi, quasi tra la vita e la morte, trattenendo il fiato. E quando uscivano i due nomi delle vittime di turno, facevamo un gran sospiro. L’avevamo scampata. Almeno per quel giorno.