6 agosto 2013

SENZA FIGLI È MEGLIO?

Posted in bambini, donne, figli tagged , , , , , , , , , , a 2:26 pm di marisamoles

cullaProprio stamattina parlavo con una mia amica che, alla soglia dei cinquant’anni, non si è pentita della sua scelta: non ha voluto figli. Mai un ripensamento né la corsa alla maternità attempata solo perché va di moda. Eppure lei adora i bambini.

Quand’era adolescente impazziva per i suoi nipoti. La sorella, infatti, al contrario di lei, di figli ne ha messi al mondo due, la prima a 19 anni. La mia amica ha un attaccamento a questi nipoti che raramente ho riscontrato in donne con figli. Sarà un caso?

La nipote, ormai giovane donna, ha seguito le orme della madre, si è sposata giovanissima e ora, non ancora trentenne, è in attesa del suo terzo figlio. La mia amica impazzisce per i bambini di sua nipote. Mi ha raccontato che la primogenita, cinque anni, ha passato domenica notte con lei e tutta la giornata del lunedì. Seguivo il suo racconto guardandola negli occhi: sprizzavano di felicità. Eppure mi ha sempre detto di non avere mai sentito l’istinto materno.

Non c’è stato nemmeno bisogno di dire nulla, lei mi ha letto nel pensiero e ha detto, a proposito dei suoi pronipoti: li coccolo, li vizio, non sai quanti regali gli faccio, poi me le sento dalla madre ma per lei, quand’era piccola, ho fatto anche peggio. Però alla fine della giornata ritornano a casa loro. Sono nata per fare la zia non la mamma, mi dice sorridendo.

Io non giudico le scelte degli altri, anzi, in questo caso apprezzo moltissimo la coerenza. Mi dà fastidio, sinceramente, chi accampa mille scuse, nel frattempo fa carriera e, dopo la realizzazione di sé, sente che manca qualcosa. Così nascono i figli delle madri attempate. Ma un figlio non deve far parte delle realizzazioni personali, non deve riempire un vuoto, non può essere programmato quando è il momento, perché quel momento può non arrivare mai e poi queste donne vanno fuori di testa o si affidano alla scienza nella speranza di generare un figlio a tutti i costi.

Io, nella mia esperienza di madre, ho capito che se ci mettiamo a pensare quale sia il momento giusto per mettere al mondo un figlio, allora probabilmente quel figlio non nascerà mai. Un po’ perché più tempo passa e meno feconda è la donna, un po’ perché, quando ci si gode la vita di coppia a lungo, è difficile accettare l’arrivo di una specie di intruso che assorbe energie e tempo. In questo caso, è probabile che il figlio arrivi, ma è anche concreto il rischio che poi lo si consideri un vero e proprio tiranno.

Non dico di aver fatto le cose senza pensare, ma per me diventare madre è stata la cosa più naturale del mondo e, soprattutto, la realizzazione di un sogno. Aver deciso di dare un fratellino al primogenito senza aspettare anni, con l’idea di offrire al piccolo un compagno di giochi non mi è sembrato né un azzardo né tanto meno un gesto eroico. Per me è stata la più naturale delle cose, pur rendendomi conto delle spese che sarebbero gravate sul bilancio familiare e delle rinunce che i figli mi avrebbero imposto.

Ora leggo sul blog La 27esima Ora del Corriere, un articolo firmato da Maria Serena Natale la quale, citando la giornalista americana Lauren Sandler, asserisce che possiamo essere pienamente noi stesse anche mettendo da parte la responsabilità e la fatica della procreazione. E aggiunge che la decisione di non avere figli è già un orizzonte naturale per milioni di donne soddisfatte di una sessualità consapevole, armonicamente inserita in una vita non «childless» ma «childfree», non «senza figli» ma «libera».

Io invito i lettori a leggere l’intero articolo della Natale e mi permetto un’osservazione: sostituire il termine chldless con childfree mi sembra accettabile dal punto di vista semantico ma non condivido che si consideri un figlio come una catena che toglie la libertà. Insomma, libera dai figli non è sinonimo di libertà assoluta, semmai di una libera scelta.
E poi ‘sto childfree mi fa pensare alle caramelle: come le vuoi, con lo zucchero o sugarfree? E la tua vita come la vuoi? Senza zucchero, grazie.

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3 agosto 2011

BURQA FUORILEGGE: APPROVATO IL PROVVEDIMENTO CHE NE PROPONE IL DIVIETO

Posted in donne, Legge, politica, religione tagged , , , , , , , , , a 4:22 pm di marisamoles

A lungo si è discusso sull’utilizzo del burqa da parte delle donne islamiche che vivono in Italia. In altri Paesi, come ad esempio la Francia, una legge che vieta il burqa in pubblico c’è già. In Italia, a tutt’oggi, è in vigore una Legge, la n. 152 del 22 maggio 1975 (in materia di Tutela ordine pubblico), il cui articolo 5 recita:

È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.
Il contravventore è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro.
Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l’arresto in flagranza.

Ma fino ad oggi le donne islamiche hanno potuto indossare il burqa o altri copricapi che nascondono in parte o tutto il volto perché le credenze religiose sono considerate un giustificato motivo. Rimane il fatto che, specialmente in tempi in cui l’ombra del terrorismo si fa inquietante, una legge che ponga il veto sull’utilizzo del burqa sembra urgente.

La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha, quindi, approvato il provvedimento che propone il divieto, da parte delle donne islamiche, di indossare burqa e niqab e a settembre il ddl sarà esaminato in Parlamento.
La relatrice Souad Sbai del Pdl ha definito questa proposta di legge Un provvedimento necessario per raggiungere quanto prima un livello di civiltà e libertà che adesso manca per molte donne, segregate e totalmente senza diritti. Questa legge è per loro e vuole allo stesso tempo rappresentare un messaggio per tutti coloro che le vorrebbero sottomesse per la vita intera”.

Nel caso in cui il provvedimento passasse, le multe sarebbero salatissime: fino a 30mila euro di ammenda, che possono in alcuni casi anche trasformarsi in 12 mesi di reclusione per chi costringesse terze persone ad nascondere il proprio volto.

Contario a questa legge il Pd. Ritiene, infatti, questa proposta contraria alla libertà che le donne hanno di scegliere se coprirsi il volto o meno. Ma chi sostiene invece il provvedimento è convinto che le islamiche con il burqa (poche, tuttavia, in Italia) siano costrette ad indossarlo, altro che libera scelta.

Ne è convinta anche Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità: Il velo integrale non è mai una libera scelta delle donne, ma un segno di oppressione culturale o fisica: vietarlo nei luoghi pubblici vuol dire restituire la libertà alle donne immigrate, aiutarle ad uscire dai ghetti culturali nei quali tentano di rinchiuderle e, quindi, lavorare per la loro integrazione.

Anche un uomo, un giornalista ex musulmano ed ora cristiano, Magdi Cristiano Allam, approva questa proposta di legge ed è convinto che solo le donne di sinistra difendano il burqua. Lo indossino pure loro, è il suo invito.

A DIFENDERE IL BURQA RESTA SOLO LA SINISTRA

La messa al bando della “gabbia di stoffa” che imprigiona il corpo della donna è in perfetta sintonia con la nostra concezione dei diritti fondamentali della persona

È una vittoria delle donne e una sconfitta del multiculturalismo. L’affermazione del valore non negoziabile della dignità della persona e la rinuncia all’ideologia che ci priva della certezza di chi siamo, imponendoci di azzerare la nostra civiltà per mettere sullo stesso piano tutte le religioni, le culture, i valori e le identità.

Il voto favorevole alla Commissione Affari Costituzionali della Camera alla messa al bando della «gabbia di stoffa» che avvolge imprigionando il corpo della donna dalla testa ai piedi, denominato burqa in Afghanistan e niqab in Medio Oriente, è in perfetta sintonia con la nostra concezione dei diritti fondamentali della persona, tra cui primeggia la pari dignità tra uomo e donna. Al pari della fede nella sacralità della vita e del rispetto della libertà di scelta, è un valore non negoziabile alla base della civiltà laica e liberale dell’Europa che si rifà, piaccia o meno, alle nostre radici giudaico-cristiane.
Sia che si parta da un percorso laico sia che si sia sorretti dalla fede cristiana, non possiamo che trovarci d’accordo sulla denuncia di una flagrante violazione della dignità della donna.

Se, oltretutto, sono gli stessi islamici che ci dicono che questa «gabbia di stoffa» non ha un fondamento coranico né è stata istituita da Maometto, come possono i nostri politici di sinistra arrivare ad essere più islamici degli islamici, difendendo il burqa nel nome della sottomissione all’ideologia del multiculturalismo? Ancor più scandaloso è il fatto che ci siano delle donne di sinistra che difendono un presunto diritto delle donne islamiche a vestirsi come pare loro. Per coerenza, in segno di solidarietà, queste onorevoli ideologizzate e femministe «à la carte» se lo indossino loro il burqa! Noi continueremo a batterci per la dignità di tutte le donne, a prescindere dalla loro fede, etnia e cultura.

ARTICOLO FIRMATO DA MAGDI CRISTIANO ALLAM, PUBBLICATO SU IL GIORNALE.IT

[fonti (oltre a quella già citata): mondonews24.com e quotidiano.net]

LEGGI ANCHE L’ARTICOLO CORRELATO: Mamma in burqa spaventa i bambini di un asilo a Latina. Ed è subito polemica

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