LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: SI LAUREA A 82 ANNI PER AMORE DELLA MOGLIE SCOMPARSA


Italo Spinelli è una figura molto popolare a Finale Emilia, dove ha vissuto 52 anni assieme alla moglie Angela. Poi un giorno, rimasto vedovo, ha pensato che una risposta sulla sopravvivenza dell’anima dopo la morte ci debba essere da qualche parte. Così, dopo una vita passata a fare il meccanico nello stabilimento Fiat di Modena, oggi chiuso, che fabbricava macchine agricole, quasi ottantenne ha pensato di dedicarsi allo studio iscrivendosi all’università di Macerata.

A 82 anni da pochi giorni Italo è diventato il dott. Spinelli. Ha discusso una tesi su Tommaso Moro alla Facoltà di Filosofia. La scelta non è casuale. Infatti l’arzillo ottantenne così spiega la sua decisione:

«Nel 2014 è venuta a mancare mia moglie Angela. Un tumore al polmone, dei più cattivi, se l’è portata via in pochi mesi dopo 52 anni trascorsi assieme. Lei è stata quella che mi ha sempre sostenuto, con l’amore e in senso materiale, anche nei momenti difficili, che ci sono stati. Da quel giorno ho cominciato a chiedermi: “La rivedrò?”, “Dove è finita?”. O ancora: ”Ce l’abbiamo davvero un’anima?”. Insomma, dovevo trovare una risposta alla morte di mia moglie».

Nell’articolo apparso sul Corriere Spinelli spiega di aver scelto l’università di Macerata, al posto della più vicina Ferrara, perché non c’era l’obbligo di frequenza. Ha seguito, quindi, le lezioni on line («Te le scaricavi sul computer e te le seguivi una, due, tre volte se necessario.», spiega), imparando a usare internet e studiano due o tre ore al giorno.

Alla fine, l’ambito “pezzo di carta” è arrivato, con tanto di festeggiamenti da parte dei suoi concittadini, sindaco in testa.

Questa, secondo me, è una buona notizia perché insegna che quando c’è una buona motivazione, l’impegno porta al traguardo finale. Soprattutto penso ai tanti giovani che vorrebbero ottenere tutto senza tanta fatica e spesso ci mettono il doppio degli anni per laurearsi, senza nemmeno dare troppo valore a ciò che apprendono.

Per Italo sarebbe stato certamente più semplice andare in chiesa e parlare con il parroco che avrebbe saputo dare una risposta alla sua domanda. Ma gli studi di filosofia che l’hanno tenuto impegnato per cinque anni gli hanno poi chiarito i suoi dubbi?

«Mi ha aiutato la lettura del filosofo Pascal e della sua scommessa. Conviene avere fede, perché in quel caso almeno ci saremo garantiti la beatitudine. E alla fine credo che sì, una volta chiusi gli occhi per sempre, rivedrò la mia Angela».

Evidentemente sì.

[immagine da questo sito; © foto Calavita]

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

NEOLAUREATA LAVAVETRI … ALTRO CHE CHOOSY!

Oggi è stata la giornata delle lauree. Non so altrove, ma qui hanno un’usanza alquanto rozza di far sfilare i neo dottori per la città, abbigliati in modo vario quasi carnascialesco, e li obbligano a fare di tutto: spogliarelli improvvisati, chiedere l’elemosina, suonare e cantare, fare scherzi ai passanti … insomma, una tristezza assoluta. Senza contare che i cortei, che in giornate come queste si incrociano nel centro cittadino che è, se confrontato con altre città ben più grandi, una manciata di metri quadri, hanno tutti un’unica colonna sonora: il canto goliardico (orribile, in verità) che fa “Dottore, dottore, dottore del buso del cu*, vaffa***, vaffa***”.

Ora ditemi se uno, dopo aver studiato anni ed essersi impegnato per migliorare il suo livello culturale prendendosi una laurea, debba subire dal corteo di parenti e amici trogloditi una tale umiliazione. Ogni volta che vedo spettacoli del genere mi indigno e ringrazio il cielo di essermi laureata senza avvisar nessuno, anche perché reduce dalla parotite ( 😦 ) e di aver festeggiato qualche giorno dopo in modo civile e nell’intimità della casa paterna.

Verso mezzogiorno, ho assistito ad uno spettacolo mai visto prima. All’altezza di un semaforo c’era il solito gruppetto di persone che attorniavano la sfigata di turno, con la sua bella corona d’alloro ma vestita con un orribile miniabito fucsia, parrucca color ciclamino, tutta imbrattata e con una spugna in mano. Ferma ad attendere il verde, ho lanciato uno sguardo fulminante ai simpatici personaggi che attorniavano la neo dottoressa e a lei, che già stava dirigendosi verso la mia auto, ne ho lanciato un altro a metà tra la commiserazione e la rabbia. Lei ha cambiato subito rotta e si è avvicinata all’automobile vicina alla mia, guidata da un uomo, ha lavato il parabrezza e si è presa pure la mancia.

Ho abbassato il finestrino e ho gridato: e dopo la Fornero dice che siete choosy! Se non fosse scattato il verde l’avrei immortalata e avrei mandato la foto alla signora ministro.