25 febbraio 2009

FOTO DI ELUANA: INDAGATO IL PROFESSOR AMATO DE MONTE

Posted in Cassazione, cronaca, Eluana Englaro, eutanasia, Friuli Venzia-Giulia, intervista TG3, Legge tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 3:55 pm di marisamoles

Sulla triste vicenda di Eluana Englaro non è ancora calato il silenzio. Mai avremmo pensato che ora, dopo che tutto è finito, dopo che il suo cuore ha smesso per sempre di battere, si parlasse ancora di lei, della sua vita e della sua morte.

Elauna, morta lunedì 9 febbraio alle 19 e 45 presso la struttura di assistenza per anziani “La Quiete” di Udine, ha trascorso i suoi ultimi giorni assistita dal professor Amato De Monte, primario di Anestesia dell’Ospedale del capoluogo friulano. A lui era stato affidato il compito di portare Eluana da Lecco a Udine e di applicare il protocollo per la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione della giovane, nel rispetto della sentenza della Corte di Cassazione che, dando ragione al padre di Eluana, Beppino Englaro, aveva accolto l’istanza più volte rigettata da altri tribunali.

Chi non ricorda le parole del professor Amato, a commento della sua esperienza; lui, medico, abituato a confrontarsi ogni giorno con la vita e la morte, si era definito “devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino. Tutta la società civile – aveva aggiunto – dovrebbe riflettere sullo scollamento tra il sentire sociale e la posizione della politica e della chiesa sul tema della vita vegetale.”

Subito dopo la morte di Eluana, De Monte era stato convocato presso l’Ordine dei Medici di Udine per essere “interrogato”; un atto dovuto, avevano detto. Tant’è che nessun capo d’imputazione era emerso, né per la Procura né per l’Ordine. Caso chiuso, dunque. Almeno così credevamo.
Oggi, tuttavia, il nome del professor De Monte è ricomparso sulle pagine della stampa: autorizzato dalla famiglia, il medico avrebbe scattato delle foto definite “cliniche” al povero corpo di Eluana, a testimonianza di quanto stesse accadendo nel segreto della camera che ha ospitato la ragazza negli ultimi giorni di vita. Un segreto violato, a quanto pare, visto che la Procura di Udine, dopo aver ascoltato dei testimoni, persone che a quella camera avevano libero accesso – l’equipe, fra medici e paramedici, era costituita da circa quindici persone – ha emesso un avviso di garanzia nei confronti del medico. Il reato ipotizzato sarebbe, secondo i carabinieri che indagano sul caso, la violazione del articolo 650 del Codice Penale che concerne l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Vale a dire che scattare quelle fotografie significa violare il protocollo legale – lo stesso voluto da Beppino Englaro – che imponeva, tra l’altro, il rispetto della privacy. Fra i vari divieti c’era anche quello di scattare fotografiche o video per mezzo di fotocamere o telefonini. Bisogna precisare, tuttavia, che tali regole erano state determinate dalla famiglia, assieme ai suoi legali, con preciso riferimento a terzi e per tutelare la ragazza dalla curiosità morbosa che avrebbe potuto manifestarsi nei suoi confronti nonché da occhi indiscreti.

Gli inquirenti, però, sono del parere che il divieto valesse anche per i familiari e per tutte le persone che hanno assistito Eluana nei suoi ultimi giorni a “La Quiete”. Di parere opposto è l’avvocato udinese Giuseppe Campeis, uno dei legali di Beppino, che conferma la validità delle regole sulla privacy solo in riferimento a terze persone; ribadisce, inoltre, che la decisione di far scattare le fotografie è stata presa per testimoniare quanto stesse effettivamente avvenendo all’interno della stanza di Eluna nel periodo compreso tra il suo arrivo, la notte del 2 febbraio, e il suo decesso, la sera del 9.

Insomma, pare che un provvedimento preso per tutelare gli ultimi giorni di Eluana si ritorca contro chi l’ha voluto. Per ora si sa che il rullino non è stato sviluppato e che è possibile che la Procura chieda il sequestro della macchina fotografica. Le indagini nel frattempo proseguono: in queste ore, a Udine, sono state infatti sentite alcune persone, dal servizio d’ordine che ha fatto la guardia sulla porta della casa di riposo 24 ore al giorno nel periodo della permanenza di Eluana nella struttura udinese, fino a chi ha avuto accesso, su specifica autorizzazione, alla stanza della donna in stato vegetativo persistente durante i giorni di sospensione dell’alimentazione e idratazione che ha protratto la sua vita fin dal 18 gennaio 1992, giorno in cui un incidente d’auto le aveva impedito per sempre il ritorno a casa.

AGGIORNAMENTO DEL POST. 26 febbraio 2009

L’indagine sulle foto scattate ad Eluana si allarga. Altre tre persone risultano indagate: la giornalista Marinella Chirico che domenica 1 febbraio era stata invitata da Beppino Englaro a trascorrere qualche ora nella stanza della figlia, il fotogiornalista Francesco Bruni e l’infermiera Cinzia Gori, compagna del dottor Amato De Monte.

Bruni avrebbe già consegnato spontaneamente le foto ai carabinieri, mentre per le foto scattate da De Monte è stata chiesta l’acquisizione alla Procura della Repubblica di Udine. «Le foto sono state consegnate dal medico alla famiglia Englaro – spiega l’avvocato di Englaro, Giuseppe Campeis – e sono ora custodite da Beppino Englaro che non ha alcuna nessuna intenzione di consegnarle senza un atto di sequestro». E su questo il Procuratore Antonio Biancardi dovrebbe decidere nei prossimi giorni.

Una battaglia legale, dunque, si profila da parte degli avvocati di Englaro, convinti che non vi sia stata alcuna violazione della legge in quanto, ribadiscono, si tratterebbe di “fotografie cliniche” che sarebbero state scattate proprio su richiesta del papà di Eluana. A confermare ciò è lo stesso professor Vittorino Angiolini, legale della famiglia e collega dell’avvocato udinese Campeis; ora si teme, sempre secondo i legali, che a seguito delle iniziative intraprese dalle forze dell’ordine le foto possano essere rese pubbliche. In tal caso, la famiglia «si riserva ogni azione giudiziaria a tutela della privacy di Eluana».

Intanto nemmeno le polemiche si placano. Il neurologo Gianluigi Gigli, ordinario di Neurologia all’Università di Udine e operante presso la locale Azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia, si dice sconcertato dagli avvenimenti delle ultime ore. «Solo in una piccola città come Udine ed in una piccola regione come il Friuli, – afferma – avrebbe potuto determinarsi una concentrazione di poteri tanto compatta da essere impermeabile a ricorsi, ispezioni ministeriali, Nas e polizia». Non dimentichiamo che il medico in questione si era fatto promotore del Coordinamento friulano “Per Eluana e per tutti noi” e che sia prima della morte della donna, sia dopo la sua scomparsa aveva sparato a zero contro tutti coloro che si erano prodigati affinché la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, come previsto dalla Corte di Cassazione, fosse applicata.

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9 febbraio 2009

ELUANA HA RAGGIUNTO LA SUA “QUIETE”

Posted in cronaca, Eluana Englaro, eutanasia tagged , , , , , a 9:13 pm di marisamoles

Pochi minuti fa, circa alle 20 e 30 di oggi, 9 febbraio 2009, alla casa di cura “La quiete” di Udine è morta Eluana Englaro. Lei che ha scatenato, involontariamente, una serie di reazioni da parte di laici e cattolici, di politici e magistrati, ha raggiunto la sua quiete proprio a poche centinaia di metri da casa mia.

Questo pomeriggio, passando davanti alla casa di riposo, sono rimasta bloccata per qualche minuto con la mia auto: c’erano molte persone che manifestavano ma questa volta non solo contro quella che è stata definita una condanna a morte crudele; alcuni hanno espresso, finalmente, la solidarietà nei confronti di papà Englaro. Quest’uomo che per tanti anni ha lottato per ottenere la fine delle sofferenze sue e di Eluana, ora può cantare vittoria. Ma non lo farà. Perché se da un lato la sentenza della Cassazione e la sua applicazione hanno dimostrato che, nonostante le polemiche e le voci di dissenso che si sono alzate, viviamo in uno stato di diritto, dall’altro questa vittoria ha un sapore amaro. La fine di una vita, anche di una “non vita”, rappresenta un dolore e se soffriamo noi, che nemmeno la conoscevamo, il dolore della sua famiglia è inimmaginabile. Ora lui, Beppino, dovrà fare i conti con la sua coscienza ma non gli sarà difficile autoassolversi. Se avesse avuto dei dubbi, dei rimorsi, avrebbe fatto marcia indietro. E invece no, è andato avanti per la sua strada, senza ascoltare gli appelli rivolti da tante persone che hanno vissuto o vivono tuttora un’esperienza analoga. Non ha ascoltato la voce del Vaticano o quella di Palazzo Chigi. Ha ascoltato la voce del suo cuore e nessuno può dire che forse è stata una voce stonata, fuori dal coro.

Non era al capezzale della figlia, Beppino Englaro. Non l’ha vista esalare l’ultimo respiro. Forse pensava che vivesse più a lungo ma l’ottusità di chi ci governa ha accelerato i tempi della fine di Eluana. Ma che importa? Per il padre era già morta da diciassette anni; una morte senza una tomba, senza un funerale. Ma ora Eluana avrà il suo funerale, avrà la sua tomba su cui la famiglia potrà piangere, se c’è ancora qualche lacrima da versare, se le lacrime non si sono esaurite in tutti questi anni di dolore. O forse i suoi cari andranno a portare i fiori al cimitero sorridendo, con la consapevolezza che il destino di Eluana si è compiuto, come lei voleva. Con un ritardo di diciassette anni.

Addio, Eluana. Una preghiera e una lacrima per la tua pace.

3 febbraio 2009

L’ULTIMO VIAGGIO DI ELUANA ENGLARO VERSO LA “QUIETE”

Posted in attualità, Cassazione, Eluana Englaro, eutanasia, Legge, religione, televisione tagged , , , , , a 9:43 pm di marisamoles

C’è a Udine, da sempre, una casa di riposo che sarebbe rimasta sconosciuta ai più se non fosse balzata, suo malgrado, agli onori della cronaca per la vicenda di Eluana Englaro. È quella che fino a qualche tempo fa si chiamava “ospizio”, che ora in gergo viene denominata “istituto geriatrico assistenziale”, è un luogo di assistenza, quindi, ma non è una casa di cura. Mai nome sarebbe stato più appropriato: “La quiete”. Se associamo il nome alla definizione più classica, cioè casa di riposo, comprendiamo che la struttura fa proprio al caso di Eluana. Questa povera donna, infatti, ha bisogno sia di quiete sia di riposo, quello eterno. Non è cinismo, intendiamoci, è la conclusione di una lunga riflessione determinata dai fatti.

La casa di riposo dove, in una camera al piano terra, piantonata da una guardia giurata, giace il corpo inerme di Eluana, ha assunto da questa notte un aspetto strano. Ci passo ogni giorno per andare a scuola e per tornare a casa; stamattina l’atmosfera, però, era diversa. Un giornalista de ilgiornaledelfriuli.net ha intitolato un suo articolo così: “VILE ORGIA MEDIATICA PER ELUANA ENGLARO ALLA QUIETE DI UDINE”. Ed è vero. Davanti alla casa di riposo stazionano i furgoni delle varie emittenti televisive, i giornalisti sono assembrati sulle aiuole vicine, discutono allegramente, fumano le loro sigarette tranquilli, come in una normale giornata di lavoro. Traffico in tilt alle ore di punta e tutto perché? Perché c’è stata da subito una curiosità quasi morbosa nei confronti di questa vicenda, perché il “pubblico” evidentemente non solo deve sapere, ma vuole anche vedere dove sta Eluana. Già, Eluana. Ma chi è davvero Eluana, o per meglio dire cos’è realmente Eluana? Siamo abituati a vedere le sue foto su tutti i giornali, le sue immagini trasmesse nei vari servizi televisivi; ma quella che ci sorride nello splendore dei suoi vent’anni, in cui non possiamo fare a meno di leggere la speranza di un futuro felice, quella non è Eluana Englaro. Mi è bastato sentire le parole del primario anestesista dell’Ospedale Civile di Udine, dott. Amato De Monte, per convincermi che la donna che “vive” in stato vegetativo da diciassette anni, non ha niente a che vedere con quello sguardo, con quel sorriso. Intervistato dalla giornalista di Rai Regione, alla richiesta di esprimere le sue impressioni, il dottor De Monte ha detto: “Sono profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino. Tutta la società civile dovrebbe riflettere sullo scollamento tra il sentire sociale e la posizione della politica e della chiesa sul tema della vita vegetale.”. Ê l’aggettivo “devastato” che mi fa riflettere, soprattutto se così si autodefinisce un medico. Un uomo che è abituato a vedere di tutto, che con la vita e la morte ha a che fare ogni giorno, che dovrebbe essere in grado di conoscere la sofferenza altrui senza lasciarsi contaminare; eppure quest’uomo si è definito “devastato”. Soprattutto perché lui, come tutti noi, era abituato a vedere solo le foto di Eluana prima dell’incidente e con quelle immagini, dice, la vera Eluana non ha nulla a che fare.

Come non condividere, dunque, la scelta di questo “papà coraggio”, Beppino Englaro, che certamente non ha cercato la notorietà mediatica e, pur volendola evitare, l’ha trovata. Quando si è reso conto che la sua storia, e quella di sua figlia, aveva suscitato interesse, non ha voluto divulgare le immagini dell’Eluana attuale, come aveva fatto, ad esempio, il marito di Terry Schiavo. Se avesse voluto suscitare pietà, l’avrebbe fatto di certo. Ma lui voleva soltanto comprensione per la sua sofferenza, quella che leggiamo sulla sua faccia ogni volta che qualche giornale o telegiornale ce la propongono. Da anni quei solchi sul viso rappresentano il peso che lo opprime, quegli occhi senza più luce e senza più lacrime sono lo specchio della sofferenza di chi ha perso la speranza da lungo tempo e vuole soltanto porre fine al suo calvario. Eluana non sente nulla, non prova nulla. Non solo De Monte lo afferma, anche il dott. Marco Riccio, l’anestesista che a suo tempo aveva tolto la spina a Pier Giorgio Welby, lo conferma: “Eluana Englaro non può sentire fame, sete o dolore. Gli stimoli dipendono infatti dalla corteccia cerebrale che nella donna non funziona più”. Allora, porre fine alla sofferenza di papà Englaro e di tutti i familiari a me sembra un atto di umana pietà, al di là delle sentenze di qualsiasi tribunale. Questo è un diritto che non si può negare a Beppino che in diciassette anni ha forse aspettato un miracolo che non è arrivato. E nel rispetto dell’altrui volontà, chi siamo noi per giudicare se una cosa è giusta o sbagliata? Non è legittimo giudicare una situazione senza sperimentarla. Ma mettersi nei panni degli altri è scomodo; molto più comodo è, invece, scagliare anatemi, fare degli esposti – ne sono arrivati una decina alla Procura di Udine – per fermare la “macchina di morte”, definire “assassino” il padre di Eluana, scagliarsi contro una “sentenza di morte” chiamandola eutanasia. Così la definisce monsignor Pietro Brollo che “si è raccolto in preghiera ed ha poi sollecitato un soprassalto di coscienza a chi può ancora decidere di aiutare Eluana a continuare a vivere.”. Perché, anche lui come molti, è ancora convinto che portare Eluana alla morte sia una liberazione, non dal dolore, certo, ma dalla schiavitù di un corpo inerme e deformato, ma da una vita che non è più vita da diciassette anni. Monsignor Brollo è convinto che si possa aiutare la donna prolungando la sua inutile esistenza. Questione di punti di vista. Ma allora perché non c’è un accanimento di tal genere anche contro le migliaia di donne che abortiscono? Negare la vita a chi non è ancora nato a me sembra un atto ben più spregevole. Perché non scagliare anatemi contro quei popoli che ancora uccidono le donne con la lapidazione? Questo di certo è un omicidio, anche se legalizzato. Ma la morte di Eluana a me pare un atto legittimo e se vogliamo proprio parlare di etica, di morale, allora l’unica persona che deve fare i conti con la sua coscienza è papà Englaro. Nessun altro.

I medici dicono che la permanenza di Eluana nella struttura “La quiete” non sarà brevissima. C’è un protocollo da seguire: per tre giorni verrà alimentata come sempre, poi il sostentamento per mezzo del sondino sarà diminuito fino ad essere dimezzato nell’arco di una decina di giorni, quindi si arriverà alla sospensione del trattamento. Dai quindici giorni alle tre settimane: tanto è il tempo che, presumibilmente, ad Eluana resta ancora da “vivere”. Tanto lunga è l’attesa che quell’involucro del nulla, che è il corpo della donna, si consumi per sempre. Forse allora troverà la pace che le è stata negata dal momento in cui ha smesso di “vivere” davvero.

Spero che, nel frattempo, sulla vicenda cali il silenzio. Così ha fatto Beppino Englaro che non ha più voluto rilasciare dichiarazioni, anche se la stampa, anzi i fotoreporter e i cameramen non l’hanno mai lasciato in pace. Spero che altri seguano l’esempio del ‘TgLA7‘ che ha deciso di staccare la spina dell’informazione e di mettere fine all’accanimento mediatico. “Dopo il coma, la battaglia del padre, gli interventi della Chiesa, le prese di posizione di ministri, politici, teologi e giornalisti, il TgLA7 spegne telecamere e microfoni, imboccando la faticosa strada del silenzio”. Una strada faticosa, sì, ma dovuta per rispetto a tutta la famiglia Englaro.

Domani mattina, passando davanti a “La quiete” probabilmente troverò ancora il “circo” delle emittenti. Andrò avanti, senza pensarci più, senza indignarmi più, pensando che alla povera Eluana non importa che attorno alla sua vicenda sia scaturito tutto questo interesse, quasi morboso, si siano scatenate battaglie legali, siano sorti dibattiti, botta e risposta da parte dei laici e dei cattolici, dello Stato e della Chiesa. Me ne andrò in classe a fare la mia lezione, come tutte le mattine. Ma sarò a cinquanta metri da lei e non potrò non pensarla, pregando che la sua anima voli presto libera da quella prigione che per anni è stato il suo corpo.

ANNA SCRIGNI

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