COMPITI PER LE VACANZE? UN MALE NECESSARIO

Ultimo giorno di scuola: stamattina tenere fermi i ragazzi in classe è stata una vera impresa. Al suono dell’ultima campanella, per quest’anno scolastico, in perfetto sincronismo un urlo ha percorso i corridoi di tutti i piani dell’intero edificio scolastico. Mi aspettavo un lancio di libri e invece hanno preferito lanciare i soliti palloncini pieni d’acqua che, stando alle disposizioni del Dirigente Scolastico, dovrebbero essere banditi. Ma va be’, siamo alla fine, e poi i libri servono ancora … per cosa? Per i compiti delle vacanze, è ovvio.

Poteva mancare, nei Tg, il solito servizio sul tema? No, non poteva. Ed ecco che “Studio Aperto” ha intervistato il solito avvocato Roberto Arnoldi che, a quanto pare, da qualche anno sta più in televisione che nel suo studio professionale. Lui, paladino a difesa dei diritti dei consumatori, non si stanca mai, ogni estate, di ricordare che gli studenti hanno diritto al riposo e, quindi, non devono essere riempiti di compiti da svolgere durante le vacanze.

Da bravo avvocato, motiva questa sua convinzione scomodando la Legge, quella con la elle maiuscola. Prima di tutto, la Convenzione ONU dei Diritti dell’Infanzia che, all’articolo 31, recita:

Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.

Tale diritto è direttamente riconducibile, a detta dell’avvocato, all’ articolo 4 della Costituzione italiana, in cui si legge:

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società
.

E chi concorre, sempre secondo Arnoldi, per eccellenza al progresso della Nazione? Lo studente serio, quello che si è sempre impegnato e ha ottenuto la meritata promozione. Ergo: tale studente rientra a pieno diritto nella categoria dei lavoratori. E allora, come tutti i lavoratori lo studente serio ha diritto al riposo. Infatti, secondo l’articolo 36 (anche se Arnoldi ha preso un abbaglio citando l’articolo 39 che, però, riguarda le organizzazioni sindacali) della nostra Costituzione, il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”. Peccato, però, che si parli di retribuzione, che per gli studenti non è contemplata (vi immaginate la Gelmini che, dopo aver tagliato un bel po’ di posti di lavoro per il personale della scuola, propone lo stipendio per gli studenti?). Quindi, il “lavoro” degli studenti rientra nei “doveri” tipici del lavoratore ma senza avere alcun “diritto” alla retribuzione.

Detto questo, mi pare che Arnoldi abbia le idee confuse. Non che i ragazzi, dopo nove mesi di scuola, non abbiano diritto al riposo; ma è innegabile che non possano rivendicare alcun diritto legalmente riconosciuto ai lavoratori.
La proposta dell’avvocato, tuttavia, potrebbe apparire anche saggia: il docente serio deve assegnare agli studenti seri la giusta mole di compiti che essi possano svolgere negli ultimi quindici giorni di vacanza. È giusto, infatti, che dimentichino l’ambiente ludico delle vacanze e rientrino gradualmente in quello più faticoso della scuola.
Ok, la proposta potrebbe essere accettabile. Ma c’è un ma: vi pare che io, assegnando i compiti per le mie materie, abbia consultato tutti gli altri docenti per accertarmi di aver dato un numero equo di attività da svolgere? Prima di tutto i colleghi avrebbero probabilmente interpretato la mia come un’intrusione nella loro libertà didattica che è generalmente difesa, anche in nome della privacy, più dello stesso segreto istruttorio; ma anche supponendo che nessuno si sarebbe infastidito più di tanto, come avremmo potuto valutare se la complessiva mole di compiti assegnati possa essere equa e tale da essere svolta nei quindici giorni che precedono la ripresa delle lezioni? Avremmo dovuto, in teoria, ipotizzare i tempi di svolgimento dei compiti per ciascuna materia. E come? Supponendo che in media si stia tot tempo per ogni esercizio o lettura o traduzione? Ma ogni media non tiene conto dei tempi che occorrono a ciascuno studente: ad esempio, c’è chi una versione di latino la fa in un’ora e chi la fa in tre; quindi, i compiti sarebbero stati pochi per qualcuno ed inevitabilmente troppi per altri.

Insomma, io credo che l’avvocato dovrebbe fare il suo mestiere, senza parlare a vanvera, e lasciarci fare il nostro. Nessuno, dotato di un normale raziocinio, riempie di compiti gli studenti ma se parlate con loro, le attività sono sempre eccessive. Senza contare che di solito quelli che possono rientrare nella categoria “studenti seri che concorrono al progresso della Nazione” non si lamentano mai. E gli altri? Probabilmente dovranno fare molti compiti perché “rimandati a settembre”, quindi per loro i compiti sono un male necessario che, nonostante tutto, li impegnerà comunque per non più di quindici giorni … quelli che precedono gli “esami”. Per gli “studenti seri” sarà un modo per tenersi in allenamento senza per questo sentirsi frustrati a causa dell’insensibilità dei docenti che, a detta di Arnoldi, violano la Convenzione ONU e la Costituzione Italiana.

Come osserva Quintiliano che, nell’ambito dell’educazione, fu un vero maestro: I momenti di riposo tuttavia debbono avere una certa misura, per evitare che, se negati, suscitino avversione per lo studio oppure, se concessi in modo eccessivo, provochino una abitudine all’ozio.
Mi sembra che tre mesi di vacanza siano un po’ troppi come giusto riposo; quindici giorni, un po’ pochi. Come sempre e come i Romani ci hanno insegnato, est modus in rebus.

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