27 luglio 2014

LA CONCORDIA A GENOVA: RITORNO A CASA

Posted in cronaca tagged , , , , , a 10:51 pm di marisamoles

concordia genova
E così la nave Concordia, orgoglio dell’armatore Costa (sarebbe meglio dire Carnival, ma quando si parla di orgoglio un po’ di sano campanilismo ci vuole), è ritornata a casa. La lunga operazione che ha portato alla rimozione del relitto dallo specchio di mare antistante Giglio Porto e alla sua messa in sicurezza al porto di Genova Voltri si è conclusa felicemente.

Insomma, si può dire che la Concordia sia tornata nella culla. A Genova, infatti, vide la luce il 2 settembre 2005, anche se il varo ufficiale avvenne il 7 luglio 2006 nel porto di Civitavecchia cui seguì, due giorni dopo, la crociera inaugurale.
Se una nave potesse provare dei sentimenti, sarebbe forse felice di avere nella stessa città la culla e la tomba. Certo, 9 anni sono pochi e non è come con i cani che si moltiplica per sette. E se ha potuto vivere una vita spensierata, fatta di navigazioni in mari tranquilli e con un carico di allegria, l’ombra del tragico naufragio, avvenuto nella notte del 13 gennaio 2012, rimarrà sempre legato al suo nome e la seguirà nel suo ultimo e definitivo riposo. Fra due anni, se tutto va bene.

“Non c’è nulla da festeggiare”: sono le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervistato oggi al suo arrivo a Genova per assistere all’ancoraggio della Concordia. Non sono d’accordo.
Questa impresa, che molti guardavano con scetticismo, deve essere motivo di gioia ed orgoglio. Non credo che ammettere di essere felici oggi per l’esito positivo della messa in sicurezza della nave Concordia possa essere considerato un comportamento non rispettoso nei confronti delle vittime del naufragio. Le 32 persone che quella notte morirono, cui si aggiunge Israel Franco Moreno, il sub spagnolo scomparso mentre stava lavorando sotto il relitto della nave per posizionare i cassoni che le hanno permesso di ritornare in asse, rimarranno sempre legate al ricordo della Concordia, nessuno le potrà mai scordare. Quella fredda notte di gennaio le vittime avrebbero potute essere molte di più, considerato che fra passeggeri e membri dell’equipaggio, sulla nave viaggiavano più di 4000 persone. Fu un miracolo allora e oggi se ne è compiuto un altro.

Un’impresa titanica che non a caso è opera della società americana Titan Salvage, appartenente al gruppo Crowley, leader mondiale nel settore del recupero di relitti, in collaborazione con l’italianissima Micoperi (alla faccia del giornalista Rai ignorante che in un servizio l’ha più volte chiamata Maicoperi, all’inglese), una ditta di Ravenna che vanta una lunga esperienza nella costruzione e ingegneria subacquea.

Perché non dovremmo essere felici per un recupero del relitto che è stato portato avanti in sicurezza e rispettando l’ambiente, grazie alle menti e alle braccia di tanti uomini e donne, per la maggior parte italiani, che hanno compiuto un’impresa considerata impossibile? Perché non dovremmo festeggiare l’arrivo del relitto nel porto di Genova per le operazioni di smaltimento, attraverso le quali ben l’80% dei materiali potrà essere recuperato e venduto e che darà lavoro a decine, forse centinaia, di persone per due anni?

E non dovremmo forse essere orgogliosi per la realizzazione dei cassoni adoperati per il rigalleggiamento e il trasporto della Concordia ad opera dell’italiana Fincantieri?
Da parte mia, sono orgogliosa perché, nel lontano marzo 2012, la task force “salva Concordia” si era riunita nella mia Trieste per cercare di capire in che modo riportare in linea di galleggiamento lo scafo lungo 290,2 metri, largo 35,5 e con un volume complessivo di 114.500 tonnellate di una nave progettata nel capoluogo giuliano, anche se poi realizzata nel cantiere di Genova Sestri.

Da qualche giorno l’isola del Giglio piange, orfana del relitto cui la gente del porto si era pure affezionata. Ma piange anche perché d’ora in poi dovrà vivere di turismo, esattamente come prima della tragedia, e non potrà più contare sul volume d’affari portato dalla “scomoda” presenza della Concordia, tristemente adagiata su un fianco, semisommersa, e poi rialzata a mostrare lo sconcio della ferita dovuta all’incuria umana.

Diciamolo chiaramente: questo brutto affare ha mosso l’economia, anche se locale, e continuerà a farlo cambiando regione. Una studentessa dell’Università di Udine, Martina Rossi, che si è laureata tre giorni fa, ci ha pure scritto la tesi in Economia, accostando l’infelice esito della crociera Costa ad un altro evento tragico che riguardò l’Andrea Doria: “NAVIGARE NECESSE EST, VIVERE NON NECESSE: LE IMPLICAZIONI ECONOMICHE DEI NAUFRAGI DELL’ANDREA DORIA E DELLA COSTA CONCORDIA” (relatore prof. Andrea Cafarelli, correlatore prof. Andrea Garlatti).

Oggi, dunque, abbiamo l’obbligo di essere felici. E non illudiamoci che la Concordia, nell’attesa di trovare l’eterno riposo, non farà più parlare di sé. C’è ancora un processo in corso, a carico dell’unico indagato, come se ogni responsabilità fosse esclusivamente sua: l’ex comandante Francesco Schettino. C’è ancora un corpo da ritrovare, quello dell’indiano Russel Terence Rebello, 32 anni, indiano, cameriere di bordo. (QUI le foto di tutte le vittime)

Ne sentiremo parlare ancora per molto, finché sarà cronaca. Poi diventerà una pagina di storia, ne ricorderemo, forse, l’anniversario.

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13 gennaio 2013

UN ANNO FA IL NAUFRAGIO DELLA CONCORDIA. IL MISTERO DI DIMITRI CHRISTIDIS

Posted in attualità, cronaca tagged , , , , , , , , , , , , a 3:11 pm di marisamoles

naufragio concordia
Un anno fa la bella addormentata dell’Argentario subì un brusco risveglio. Non fu opera di un bacio quanto di uno schiaffo di cui il Giglio porta ancora i segni: di fronte alle sue rive, al suo incantevole ed intimo porto, non un principe s’inchinò ma un mostro marino che la stringe ancora a sé in un sinistro abbraccio.

Dodici mesi dopo l’isola è meta di una sorta di pellegrinaggio commemorativo. Il ricordo di quella notte, dei pianti di disperazione o di quelli di felicità, delle lacrime e dei sorrisi, delle urla e dei gemiti ha invaso le nostre case provenendo da uno schermo televisivo che, se non altro, ha il merito di conservarne la memoria.

Oggi al Giglio sono ritornati i naufraghi che si sono salvati, i parenti di quelle 32 vittime che sono state meno fortunate delle oltre quattromila persone che ora di quella notte serbano un triste ricordo ma possono raccontare quello che hanno visto, fatto, sentito, detto.

Il naufragio della nave da crociera Costa Concordia fu un evento che fece in breve tempo il giro del mondo. E non semplicemente perché si trattò di un dramma che ha pochi precedenti. A molti ritornò alla mente l’infausto viaggio inaugurale del Titanic il cui centesimo anniversario sinistramente stava per essere ricordato. Allora, però, le vittime furono 1518, su un totale di 2223 passeggeri imbarcati, compresi gli 800 uomini dell’equipaggio. Certo, erano altri tempi ma ora …

Quella notte, più che il numero delle vittime – che veniva aggiornato di ora in ora – portò allo sdegno il comportamento del comandante della nave da crociera: Francesco Schettino. Oltre ad aver cozzato contro uno scoglio delle Scole – parte del quale, andatosi a conficcare sul fianco della nave, ora è stato restituito al mare del Giglio -, sembrò incapace di gestire l’emergenza, perdendo tempo al telefono con i responsabili della Costa, tardando a dare l’allarme, minimizzando l’accaduto anche con la Capitaneria di Porto di Livorno. Infine, abbandonò la nave, volontariamente come sembra, in modo del tutto fortuito come continua a ripetere lui, mentre le operazioni di sbarco dei naufraghi non erano ancora concluse.

Chi ha dimenticato la famosa telefonata che gli fece il Comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio De Falco, una volta resosi conto dell’immane tragedia? Nessuno. Non foss’altro perché anche in occasione dell’anniversario del triste e luttuoso evento, i telegiornali non fanno che riproporcene la registrazione.

Allora io presi le difese di Schettino perché quella telefonata fu, a parer mio vergognosa. De Falco, dipinto dall’opinione pubblica come un eroe (tanto da essersi guadagnato una medaglia concessa dal Capo dello Stato), si rivolse al comandante della Concordia con un’arroganza, una prepotenza, un tono di biasimo, di rimprovero e di minaccia che non si possono accettare. Dall’altra parte del telefono, un comandante in stato confusionale, comprensibilmente scosso per l’accaduto e certamente conscio dell’immane tragedia che quell’inchino malriuscito (operazione che, tuttavia, Costa non aveva mai sanzionato, lasciando che fosse tacita e innocua pratica abituale) aveva causato, nonché delle conseguenze che avrebbe avuto sulla sua carriera, sulla sua famiglia, sulla sua vita futura.

Chi dipinge Schettino come unico responsabile del naufragio secondo me trascura il fatto che a decretare la sua colpa, senza possibilità di appello, è stata fin da subito la gogna mediatica cui il comandante è stato sottoposto. Certo, lui è il responsabile numero uno ma non l’unico. Prova ne sia che l’inchiesta, ormai conclusa, ha rinviato a giudizio tredici persone. Anche quelli della Costa che, sebbene a scoppio ritardato, hanno scaricato sul comandante ogni responsabilità, negandogli persino la tutela legale e, alla fine, l’hanno licenziato.

A distanza di un anno io non ho cambiato idea. Non ritengo innocente Schettino – e ci mancherebbe! –ma continuo a pensare che le colpe non siano tutte sue e che abbia pure qualche merito nell’aver scongiurato il peggio, salvando la vita forse a decine di persone. Se avesse dichiarato l’abbandono nave in mare aperto, l’approdo per le scialuppe sarebbe stato molto più lento e difficile. Ma non voglio entrare nel merito di questioni che non conosco, di cui non sono esperta. Esprimo solo una mia ipotesi che, tuttavia, un anno fa fu sostenuta e rafforzata dal parere che il Contrammiraglio della CP Salvatore Schiano Lomoriello aveva pubblicamente espresso, condannando energicamente il contenuto e soprattutto il tono assunto da De Falco durante quella telefonata.

Proprio un dettaglio di quella telefonata forse ai più è sfuggito. Non a me. Infatti, ci penso da dodici mesi senza ottenere risposte. Ho atteso pazientemente la conclusione delle indagini e la pubblicazione dei nomi dei rinviati a giudizio e quel nome non c’è. Ne parlarono allora assai poco anche le cronache, eppure si scrissero fiumi di parole, tonnellate di carta furono impiegate per condannare Schettino assai prima che le operazioni degli inquirenti iniziassero, chissà quanti multipli di byte furono impegnati per far girare quella telefonata a livello globale.

De Falco trova Schettino su uno scoglio, apparentemente spettatore incredulo e passivo di una tragedia senza precedenti. Lui salvo, mentre ancora centinaia di persone erano in attesa di lasciare il relitto maledetto, mentre trentadue naufraghi trovavano la morte, imprigionati senza scampo da un mostro marino senza più un comandante. Schettino, però, su quello scoglio non era solo. Lo dice nella telefonata a De Falco: con lui c’era anche il comandante in seconda Dimitri Christidis. Altri ufficiali erano con lui su quello scoglio maledetto, ancor più delle stesse Scole contro cui il gigante del mare aveva cozzato un paio di ore prima. Di certo il comandante era in compagnia anche del suo terzo: Silvia Coronica. L’ufficiale di origine triestina era con Schettino in plancia alle 21 e 45 di quel venerdì funesto. Ed era con lui su quello scoglio. Entrambi in compagnia di Christidis.

La Coronica compare nell’elenco dei rinviati a giudizio, assieme al suo comandante. Dimitri no, eppure anche lui si era dato alla fuga, anche lui pare fosse in plancia al momento dell’impatto con lo scoglio. Ma di Dimitri Christidis si perdono subito le tracce. Ho letto e riletto le cronache di quei frenetici giorni, successivi al 13 gennaio 2012: il suo nome, se escludiamo i primi articoli in cui si descriveva nei dettagli la tragedia della Concordia, è sparito. Non si sa dove, ma certamente non compare nell’elenco dei “colpevoli” (lo virgoletto perché la legge italiana riconosce la presunta innocenza degli imputati).

Misteri a parte, ora io semplicemente mi chiedo come mai Dimirti non sia fra le persone rinviate a giudizio e, soprattutto, perché, visto il suo ruolo ai vertici di comando della nave, nessuno ha pensato di biasimare il suo comportamento mentre tutti hanno condannato Schettino senza pensarci su nemmeno un secondo. Perché?

10 luglio 2012

SCHETTINO ATTACCATO DALLA “RETE” PER L’INTERVISTA A “QUINTA COLONNA”.

Posted in attualità, cronaca, televisione tagged , , , , , a 9:26 pm di marisamoles

Stasera il comandante della nave da crociera Costa Concordia, naufragata a pochi passi dal porto dell’isola del Giglio, nell’arcipelago toscano, il 13 gennaio scorso, causando la morte di 32 persone, sarà intervistato in esclusiva all’interno della trasmissione di attualità “Quinta Colonna, su canale 5.

Già la scorsa settimana, durante la prima puntata, al comandante della Concordia, appena liberato dagli arresti domiciliari, era stata data la possibilità di diffondere un memoriale. Ora, però, l’annuncio della sua esclusiva a Mediaset ha provocato una sorta di insurrezione in rete (leggi QUA). Si parla, infatti, di un compenso di 50mila euro offerto all’ex comandante Schettino, notizia smentita dallo stesso Salvo Sottile, il conduttore della trasmissione. Addirittura pare che l’Ascom abbia chiesto la confisca preventiva della somma pattuita.

Ora, il mio parere sulla vicenda l’ho espresso più volte e non voglio ripetermi. Quel che mi preme è ricordare ai “signori della rete” che la nostra Costituzione recita: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” (comma 2, articolo 27). Anche se la responsabilità di Schettino su quanto accaduto è fuori da ogni ragionevole dubbio, non capisco l’accanimento dei media su una persona che, a quanto pare, non ha nemmeno diritto di difendersi e di dire la sua. E non si obietti, ora, che le indagini hanno appurato la sua incontrovertibile colpevolezza, perché, fino a prova contraria, non è ancora iniziato un processo (anzi, Schettino non è nemmeno stato rinviato a giudizio) e, comunque, i gradi di Giudizio in Italia sono tre e ci vorranno anni prima di poter definire Schettino davvero colpevole e, nel caso, in relazione a quali reati.

Che poi abbia o non abbia ricevuto un compenso per me è del tutto indifferente. Se i media hanno veicolato l’attenzione dell’opinione pubblica sul caso non vedo con quale diritto abbiano il coraggio di obiettare in tal senso. Sono loro ad aver creato il “fenomeno Schettino”, fin dalla pubblicazione e divulgazione della famosa telefonata con il Comandante De Falco.

QUI potete leggere il testo dell’intervista … a proposito di esclusive! [dallo stesso sito è tratta l’immagine]

5 luglio 2012

IL MEMORIALE DEL COMANDANTE SCHETTINO: “ATTACCARE ME E IL MIO COMPORTAMENTO È STATA LA COSA PIÙ FACILE FIN DALL’INIZIO”

Posted in cronaca tagged , , , , , a 1:48 pm di marisamoles

Il gip di Grosseto ha revocato gli arresti domiciliari all’ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, che dovrà osservare solo un obbligo di dimora a Meta di Sorrento, dove risiede. Lo ha reso noto il suo difensore, l’avvocato Bruno Leporatti.

Al suo legale Schettino ha indirizzato un memoriale che stasera verrà discusso a “Quinta colonna”, la trasmissione di approfondimento curata e condotta dal giornalista Mediaset Salvo Sottile. Lo scritto, in forma integrale, è pubblicato da Il Corriere.

«Egregio avvocato, come da Lei suggerito le scrivo per mettere meglio a fuoco le mie emozioni e per approfondire le mie emozioni e sensazioni nella notte del naufragio. Ripercorrere interamente quegli istanti, per me, non è cosa semplice, ma mi rendo conto che è necessario farlo…

Subito dopo l’urto ho disposto tre ordini in successione che sono stati vitali per evitare ciò che definisco l’inimmaginabile, ovvero la catastrofe 1) Chiudere le porte stagne a poppa, ordine dato a prescindere dal fatto che dovevano essere già mantenute chiuse… 2) Il timone tutto a dritta, perchè era evidente che altrimenti, mantenendo il timone a sinistra e con la spinta (ndr la sostituisco alla parola abbrivio) ci saremmo schiantati con la prora contro l’isola.. 3) Il nostromo a prora, pronto a dare fondo all’ancora, per fermare la nave in caso iniziasse lo scarroccio incontrollato verso terra Hanno chiamato esperti dall’estero per farsi spiegare la mia manovra dopo l’urto, ma – mi chiedo – cosa c’era da capire?

L’iniziale curva a destra per evitare l’ostruzione, poi la curva a sinistra per rallentare la scodata della poppa e poi la virata a dritta che porta la nave a disimpegnarsi dall’isola… Il successivo scarroccio (cioè l’avvicinamento verso terra) non è stato interrotto gettando l’ancora ed è lì, in quel momento, che ho compiuto la scelta definitiva che oserei definire “solenne”. La scelta di effettuare la valutazione dei danni e di guadagnare nel frattempo la costa, portando la nave su un basso fondale, per evitare che affondasse. Ho creato così le condizioni ottimali per salvare tutti, indipendentemente da come si sviluppavano gli eventi. La nave è infatti la miglior scialuppa di salvataggio che possa esistere. Il comandante può prendersi il tempo che serve per valutare l’emergenza senza creare panico: il responsabile è solo lui, prima davanti a Dio e poi davanti agli uomini. C’è chi, a verbale, ha dichiarato che l’impatto con la poppa è stato causato da una mia allucinazione, un’allucinazione che mi avrebbe fatto virare a destra provocando la scodata verso sinistra… Altro che allucinazione! Piuttosto è stato il mio fiuto, il mestiere, il saper riconoscere il mare a farmi fare quella sterzata repentina a dritta.

Nessuno, fino a quel momento, mi aveva avvisato che avevamo superato il punto di accostata fissato sulla rotta. Per fortuna ho visto della schiumetta bianca sulla mia sinistra. E’ stato un segno che mi ha fatto dare ordine di virare a dritta, per puro istinto. In quel momento una mano divina si è sicuramente posata sulla mia testa. Se avessi continuato su quella rotta, avremmo colpito lo scoglio con la prua. Sarebbe stata un’ecatombe. Altro che conta dei compartimenti per stabilirne la galleggiabilità! Si sarebbero trovati tutti scaraventati in aria per l’impatto. Dopo qualche minuto saremmo finiti tutti in acqua, probabilmente a testa in giù. Altro che emergenza generale in ritardo! Altro che abbandono della nave: ragionamenti di questo tipo non si sarebbero neanche potuti ipotizzare… Oggi mi fa rabbia e tristezza ascoltare il contenuto della scatola nera, osservare il radar degli attimi prima dell’incidente. Ma ogni mia pena e rammarico è in minima parte alleviato dalla consapevolezza di avere evitato, virando, una strage.

Non è mio costume biasimare gli altri, voglio solo precisare che fino all’ultimo – e anche dopo l’incidente – è stato negato che stavamo percorrendo una rotta che ci avrebbe portato direttamente sugli scogli. Subito dopo l’incidente, avrei potuto affermare: “Ma dove mi avete fatto sbattere? Cosa mi avete fatto combinare?” … ma non sono un codardo, in quel momento bisognava essere lucidi, la pirorità non era individuare i colpevoli, ma agire, senza perdere la calma. Il dilemma era: evacuare o non evacuare la nave? Evacuare oltre 4000 persone con una nave in movimento ha i sui rischi. Disporlo sarebbe stato quasi una liberazione per me, ma la coscienza non mi ha concesso di farlo a cuor leggero… Il rischio che le vittime fossero maggiori nessuno lo ha messo in conto, nessuno ne ha parlato ma era una concreta possibilità. A causa del black out, non ho potuto utilizzare il computer dedicato al calcolo dei parametri nautici in caso di falla. Non averlo, ha reso ogni scelta più gravosa e difficile. Soltanto quando mi hanno riferito la situazione di allagamento dei tre compartimenti e quando ho capito cosa realmente stava accadendo sotto i miei piedi, ho ordinato l’abbandono e, nel contempo, ho lasciato scarrocciare la nave su un fondale più basso… Se avessimo sbarcato più al largo, su un fondale più alto, il rischio era di un affondamento totale.

Mi rincuora vedere che i dati emersi dall’analisi della scatola nera confermano le mie dichiarazioni rese quando sono stato interrogato. Come Le ho sempre detto, ho applicato un piano che man mano si disegnava nella mia mente. Altrimenti non avrei potuto nè riferirlo nè ricordarlo. Attaccare me e il mio comportamento è stata la cosa più facile fin dall’inizio. Questa vicenda ha responsabilità e dinamiche molto più complesse. Io sono stato sempre sicuro delle mie dichiarazioni, tanto che ho sperato fino all’ultimo che fossero salvati i dati della scatola nera La nave si è ribaltata di colpo. Ha fatto mancare il terreno sotto i piedi a me e a tutti coloro che erano con me sul lato destro. E’ triste per un comandante dover ricorrere alle testimonianze di altri per essere creduto. Il mio cordoglio va alle famiglie colpite negli affetti più forti. Il loro dolore è anche il mio e mi sento di ribadirlo con forza, con sincera ed affranta partecipazione. La nave sarà ricostruita, le assicurazioni ci sono per questo. La Concordia è già oggetto di disputa per la ricaduta economica che crea il suo smantellamento, ma le persone non potranno purtroppo ritornare in vita e le ferite più profonde rimarranno a poche persone. E per tutta la vita. Francesco Schettino»

05 luglio 2012

QUI POTETE LEGGERE GLI ARTICOLI CORRELATI.

28 gennaio 2012

NAUFRAGIO CONCORDIA: LE PRECISAZIONI DELL’AMMIRAGLIO SALVATORE SCHIANO LOMORIELLO

Posted in cronaca tagged , , , , , , , a 4:23 pm di marisamoles


Dopo la pubblicazione del precedente post, sono stata contattata via e-mail dall’Ammiraglio Salvatore Schiano Lomoriello che, ringraziandomi per aver prestato attenzione al suo commento e condiviso il suo punto di vista sulla vicenda (relativamente alle telefonate intercorse tra i due Comandanti – Schettino e De Falco –) mi ha fatto notare che il suo intervento era stato riportato solo parzialmente dai media, in quanto egli aveva avuto cura di prendere in esame l’accaduto non solo in relazione alle conversazioni telefoniche, argomento principale del mio post.
Precisamente, aveva espresso, nell’immediatezza dei fatti, il suo parere in una lettera indirizzata al Collegio Capitani

“per stigmatizzare in ogni suo aspetto la vicenda che ha coinvolto la nave Costa Concordia, il suo Comandante ed altri soggetti attori nella vicenda stessa.”

È opinione dell’Ammiraglio Schiano Lomoriello che, per amore di verità, sia indispensabile analizzare la vicenda basandosi su

“tre fatti concreti che sono da ricondurre a tre momenti precisi: la collisione con lo scoglio, l’incaglio e la telefonata intercorsa tra la C.P. di Livorno e il Com.te Francesco Schettino.”

Riguardo la collisione con lo scoglio, secondo l’Ammiraglio Schiano è fuor di dubbio che

“la nave ha condotto una navigazione che si pone al di là di ogni norma di sicurezza in mare”.

Tuttavia ritiene che spetti alla Magistratura appurare

“perché la nave si trovava sottocosta in maniera maldestra”

e non a chi non ha esperienza di navigazione, tantomeno ai media che hanno travisato i fatti con il solo scopo di condannare il Com.te Schettino e santificare altri (De Falco)

“che procura sdegno in coloro che vivono sul mare e in chi ha speso una vita al servizio del mare (come lo stesso Schiano) e su di esso lavora”.

Il secondo fatto concreto su cui si sofferma a riflettere l’Ammiraglio Schiano, è quello che riguarda l’incaglio. Da esperto di mare egli suppone, icto oculi, che

“il Comandante Schettino abbia fatto ricorso all’istituto della ‘Avarie comuni’, che prevede a tutela della nave, dell’equipaggio, dei passeggeri e del carico, in presenza di un concreto pericolo di affondamento della nave, di condurre la stessa a piaggiarsi”.

Nel caso la supposizione sia corretta, escludendo che la nave da sola si sia incagliata dove ancora oggi si trova, il Com.te avrebbe in questo modo evitato un numero maggiore di vittime, facilitando, infatti, i soccorsi. Nel contempo l’Ammiraglio osserva che il Com.te è stato iellato

“perché se la nave si fosse incagliata in una soglia sabbiosa o fangosa, presumibilmente staremmo a parlare di una situazione meno drammatica, perché, forse, la nave sarebbe stata attanagliata da entrambe le fiancate dalla sabbia e, forse, poteva rimanere nella sua posizione senza abbattersi su una fiancata nel modo come adesso giace.”

Sulle telefonate tra De falco e il Comandante della Concordia non mi soffermo oltre. Invito, pertanto, i miei lettori, qualora non l’avessero già fatto, a prendere visione del precedente post, linkato all’inizio del presente articolo.

Cosa potrei aggiungere? Nulla, in quanto è come se l’Ammiraglio avesse letto nei miei pensieri, dati tecnici a parte. Essendo io nata sul mare, pur non capendo nulla di navigazione e soffrendo pure il mal di mare (fatto che esclude a priori che io programmi una crociera e, tuttavia, nel caso contrario non mi farei certo influenzare da questa disgrazia perché sono perfettamente consapevole del fatto che in Italia ci sono moltissimi validi Comandanti e che da una vicenda, seppur tragica, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio), aggiungendo che sono nipote di un Comandante (anche se mio nonno, purtroppo, non l’ho mai conosciuto), si vede che in me c’è qualcosa di innato che mi riconduce, inconsapevolmente, alle mie origine “marinare”.

Infine, mi associo alla preghiera che l’Ammiraglio rivolge alle vittime di questo sciagurato naufragio (poco fa salito a 17):

occorre ricordare le vittime che essa ha causato. Io sono credente, talché non posso se non concludere questa mia interlocuzione con Lei, affidando alla Misericordia del Signore le vittime in questione, nel fondato convincimento che essa e’infinita e Eterna.

PER CHI VOLESSE LEGGERE L’INTERO CONTRIBUTO, PUBBLICO DI SEGUITO LE SCANSIONI DELLA LETTERA. PER INGRANDIRLE BASTA CLICCARE SOPRA LE IMMAGINI. (mi scuso per la maldestra operazione fatta per nascondere i dati privati di terze persone che non ho ritenuto opportuno pubblicare)

25 gennaio 2012

NAUFRAGIO CONCORDIA: PERCHÉ PER ME DE FALCO NON È UN EROE E SCHETTINO NON È UN CRIMINALE

Posted in cronaca, Legge, televisione tagged , , , , , , , , , a 9:55 pm di marisamoles


A poche ore dal tragico naufragio della nave Costa Concordia, di fronte al porto dell’isola del Giglio, le conversazioni telefoniche intercorse tra il comandante della nave da crociera, Francesco Schettino, e il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno (che aveva assunto l’incarico di coordinare le operazioni di salvataggio dei 4200 naufraghi), Gregorio De Falco, hanno fatto il giro del mondo. Tradotte in tutte le lingue (compreso quel “cazzo” che, onestamente, non è stato per niente apprezzabile né tantomeno giustificabile, seguito da un poco opportuno “Cristo”, ma forse De Falco ignora il secondo Comandamento …), hanno esposto al pubblico ludibrio una persona che, avrà pure sbagliato, essendo pur sempre un essere umano, ma si trovava in un chiaro stato confusionale. Come un bambino colto in fallo, comprendendo di averla fatta proprio grossa, cercava di arrampicarsi sugli specchi e, se vogliamo, negare pure l’evidenza. Non è necessario essere degli psicologi per capire che quelle telefonate hanno messo in luce tanto la debolezza di Schettino quanto il potere esercitato da De Falco su un uomo in evidente stato di choc. Fra i due i rapporti di forza erano simili a quelli instaurati tra il curato manzoniano don Abbondio e i Bravi di don Rodrigo. E mi pare proprio il caso di supporre che il comandante della Concordia, non solo in quei concitati momenti ma anche e soprattutto dopo, possa aver pensato di essere un vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro e che il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare.

Così, mentre il mondo intero stava sospeso tra l’indignazione e la derisione, io ero letteralmente basita. Ho ascoltato molte volte quelle telefonate, letto le trascrizioni fedeli, e ogni volta lo stupore cresceva. Mentre le voci di condanna si levavano sempre più forti, io per quell’uomo, il comandante Schettino, superficiale, ingenuo e, se vogliamo, sciagurato (secondo l’etimologia, non nel senso di “scellerato” ma di “sventurato”) riuscivo a provare solo una grande pietà.

Ora le mie impressioni hanno avuto conferma dalle parole del Contrammiraglio CP Salvatore Schiano Lomoriello, residente a Manfredonia, ufficiale delle Capitanerie di Porto che, analizzando le telefonate di De falco e Schettino, ha messo in luce, una dopo l’altra, le mancanze del Comandante della Capitaneria di Livorno:

Forma: di una virulenza verbale inaudita, minacciosa, blasfema, volgare che, mi si creda in coscienza, mi ha fatto VERGOGNARE di essere un Ufficiale delle Capitanerie di Porto. Istituzione quest’ultima che essendo palestra di contatti umani, ci ha insegnato di essere sempre rispettosi con TUTTI, mai saccenti, mai protagoniosti ma al servizio della Gente di Mare fermo restando tutte quelle prorogative di Polizia Giudiziaria che la legge ci affida e che vanno esercitate sempre senza alcuna forma di indugio ma con pacatezza e fermezza. Non mi pare he tutto ciò sia ricontrabile nel contesto della telefonata in questione che ha esposto una persona già vinta dalla vita a ludibrio planetario senza alcuna forma di umanità che mi avvilisce e mortifica.

Sostanza: qualcuno mi dovrà pur spiegare in quale trattato di Diritto Marittimo o altra fonte normativa in merito al Soccorso e Salvataggio in mare sia scritto che il Comandante della Nave perde la Titolarietà del Comando quando è stato dichiarato l’ordine di “abbandono nave ” e che in tal caso detta prerogativa passa all’Organo soccorritore. L’Ufficiale Capo della Sezione Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno in merito afferma : “Comandante, rivolgendosi al Com.te Schettino, lei ha dicharato l’abbandono della nave, ORA COMANDO IO ” (sic) e dopo tanti irriverenti bla bla bla “LE ORDINO DI” etc etc. In tutta questa vicenda, in ipotesi, non sarà mica stato consumato il reato di usurpazione di Comando? E’stato legittimo l’ordine dato? Trova quantomeno fondamento nella legge quanto con violenza verbale inaudita è stato fatto segno il Comandante Schettino, persona in quel momento , come ho già vuto modo di dire, VINTO DALLA VITA? A me e’ parso come sparare sulla CROCE ROSSA senza un briciolo di umanità ma con della forza verbale la cui genesi non mi va di stigmatizzare ma che lascio all’analisi di chi legge.

Eppure, le TV, gli organi di stampa hanno eletto De Falco a livello di “Eroe”, un insigne critico del Corriere della sera cosi scrive :”Grazie Capitano…… ” Ma di che vorrei chiedergli, di cosa, che cosa ha prodotto in positivo quella “sparata telefonica” se non irridere, minacciare, esporre il Comandante Schettino a ludibrio pubblico. E noi viviamo in un paese civile? Nella culla del diritto? In un paese dove la stampa sta spingendo perché quell’Ufficiale sia fatto segno di un “solenne encomio ”. Sarebbe, in tal caso, un’offesa al Diritto un’offesa a tutti quegli Ufficiali che in silenzio e con dedizione massima hanno fatto il proprio dovere senza mai salire sul palcoscenico del protagonismo ma stando sempre lontanissimi dallo stesso.

[LINK della fonte]

Sia ben chiaro: io non assolvo il comandante Schettino e riconosco le sue colpe che immagino gravino sulla sua coscienza come il macigno sradicato dalla potenza della Concordia sulla scogliera “non segnalata sulle mappe” e rimasto incastonato, come la gemma più orribile, sul fianco della nave. Non lo assolvo ma non riesco a condannarlo, almeno non riesco a condannare solo lui. Non lo faccio perché penso che questo sia il compito della Magistratura e perché trovo che i processi sommari fatti dalle televisioni, dai giornali, dalla gente comune negli uffici nei bar o sugli autobus siano poco rispettosi non del comandante – lo si può anche odiare e insultare, se si pensa che egli davvero meriti odio e insulti – ma di una famiglia che sta soffrendo, di una moglie che forse sta difendendo l’indifendibile, di una figlia esposta come il padre al pubblico ludibrio. Con la differenza che un adulto ha le spalle forti, un’adolescente no. E si sa quanto possano essere cattivi i coetanei, specie se influenzati dalle voci degli adulti.

Per me De Falco non è un eroe ma solo un uomo, un militare, che ha esercitato le sue funzioni con troppa autorità e poco rispetto.
Per me Schettino è un uomo che ha sbagliato, non sarà mai più un comandante, sarà forse un criminale – preferisco però aspettare la formale condanna da parte di un tribunale – ma non è nemmeno l’unico responsabile di ciò che è accaduto. Sulla codardia dimostrata nell’abbandono della nave preferisco non esprimermi. Forse la Costa Crociere dovrebbe selezionare meglio il personale, specie quello a cui affida posizioni di comando.

ANNA SCRIGNI

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