A DIETA CON ALLEGRIA

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non si è messo a dieta! Credo che la linea sia un po’ la fissazione di tutti. Forse ne sono un po’ più sensibili le donne che gli uomini, ma i chili di troppo, confessiamolo, non fanno piacere a nessuno. Ovviamente sto parlando di quelle persone che non si piacciono se in sovrappeso. Ciò non esclude che ce ne siano molte che convivono benissimo con un po’ di ciccia e se la portano appresso con gran disinvoltura. Tuttavia, non si possono ignorare i rischi per la salute che il sovrappeso e l’obesità comportano. Quindi, avessi un serio problema di peso, e non solo la maniacale voglia di perfezione che si scatena ogni qualvolta si vedono donne magre e belle che dichiarano di non rinunciare alla buona tavola –ma chi ci crede?- sentirei la dieta come un’esigenza e avrei ben pochi motivi per stare allegra.

Ma poi, “dieta” che vuol dire? Etimologicamente parlando, deriva dal latino e significa semplicemente “regime di vita”. Ma il vocabolo è usato quasi esclusivamente per indicare un “regime alimentare controllato”, mentre, a rigore, dovrebbe rimandare alla scelta oculata di un corretto ed equilibrato regime alimentare.
Quante volte in un anno si decide di mettersi a dieta? Tantissime, pare. E tutte le volte si pensa che per smaltire i chili si debba soffrire, fare sacrifici enormi, tali da rendere la vita anche un po’ più triste. E già, perché se si è a dieta, basta uscire con un’amica per bere un caffè, rigorosamente senza zucchero, per diventare tristi vedendo quanta gente si strafoga di cioccolata densa con panna e fette di torta. Ma la tristezza deriva solo dal confronto con gli altri? Pare di no.
Sul Corriere online oggi è stata pubblicata una videointervista ad Andrea Ghiselli, nutrizionista dell’INRAN (Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione) di Roma. L’intervistatore, Luigi Ripamonti, chiede al dott. Ghiselli cosa provochi tanta tristezza nelle persone a dieta. La risposta è che spesso la dieta viene vista come punitiva e soprattutto non ci si affida a degli specialisti, come andrebbe fatto, che sanno consigliare un regime alimentare controllato ma senza troppe rinunce.

I punti focali, riguardo alla tristezza provocata dalla dieta sono:
1. la dieta “fai da te” rischia di essere monotona e povera
2. uno dei maggior ostacoli al successo è l’abbandono per scoraggiamento
3. la dieta non deve essere una punizione ma uno stile di vita
4. la varietà della dieta e la personalizzazione sono gli antidoti alla tristezza alimentare

Ma a qualsiasi dieta si deve abbinare un po’ di esercizio fisico che, come sottolinea l’intervistatore, producendo endorfine provoca allegria. Questo in teoria, perché in pratica a me l’esercizio fisico, specie se fatto in palestra, produce un’infinita stanchezza e una fame esagerata, tanto vale mangiare di meno, accontentarsi dell’umore medio –né euforico né triste- e fare a meno della palestra. Ovviamente sto parlando di me, perché so perfettamente che ad alcuni la palestra piace, mentre io quando ci entro, sono assalita immediatamente dall’istinto alla fuga. Tuttavia, ricordiamo che “attività fisica” non significa solo palestra: una passeggiata di mezzora al giorno a passo veloce fa ugualmente bene e rende, almeno a parer mio, meno tristi.

Quindi, in vista delle festività natalizie, conviene mettersi a dieta subito. Rimandando a gennaio ogni proposito di ridurre le calorie giornaliere, più che dalla tristezza saremmo assaliti dalla rabbia per non averci pensato prima. Va be’ che in quel caso avremmo passato in santa pace le feste, senza pensare che il sacrificio di metter giù un paio di chili prima avrebbe imposto una dieta meno rigida poi. Insomma, in ogni caso motivi per essere tristi ce ne sarebbero abbastanza. Per me la dieta e l’allegria sono incompatibili: ma avete mai visto quanto sono tristi le modelle scheletriche che sfilano nelle passerelle dell’alta moda? Meglio un bel sorriso su una faccia un po’ paffuta. O no?

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