GRAN BRETAGNA: LA LOTTERIA PER AVERE UN BAMBINO

Dopo la macchina per celebrare matrimoni self service (ne ho parlato QUI), ecco che dalla Gran Bretagna arriva un’altra trovata di cattivo gusto: la lotteria per avere un figlio.

Il nuovo gioco, la «IVF lottery», è stato inventato per venire incontro alle coppie che hanno problemi di fertilità, sempre numerose, a quanto pare. I biglietti, venti sterline l’uno, saranno disponibili online oppure nelle rivendite di giornali, i newsagent. All’inizio l’estrazione sarà mensile poi, a seconda del successo riscosso, potrà diventare bisettimanale.

Ma che cosa si vince effettivamente? Centrando il jackpot si otterrà il diritto a un pacchetto del valore di 25 mila sterline comprensivo di soggiorno in un hotel di lusso, di cure per la fertilità in una delle cliniche specializzate e convenzionate con «To Hatch» (l’Associazione britannica che aiuta le aspiranti mamme e gli aspiranti papà ad avere un figlio) e di autista per il tragitto dall’albergo al centro medico.

La lotteria, ovviamente, è aperta a tutti, compresi omosessuali, single e anziani, ma, nel caso di vincita, queste categorie dovranno “regalare” il premio alle coppie di loro conoscenza che desiderano avere un bambino. Immagino già che gli aspiranti genitori, magari un po’ sfortunati al gioco, arruoleranno parenti e amici più fortunati a cui, giustamente, rimborseranno il costo del biglietto.

La lotteria non ha ancora preso il via (partirà infatti il 30 luglio) ma l’iniziativa fa già discutere. Ci si chiede, infatti, se sia eticamente accettabile che la genitorialità venga affidata ad un gioco a premi. I responsabili della «To Hatch» spiegano che coi tagli imposti dall’austerità la sanità pubblica britannica non è più in grado di garantire il suo sostegno, la «IVF lottery» è dunque un modo di tenere viva la speranza di aspiranti mamme e papà che non hanno la possibilità economica di ricorrere alle cure private.

Sarò ripetitiva, ma anche in questo caso il mio commento è: che squallore!

[Fonte: Il Corriere]

DONNE OVER 50, NIENTE BIKINI NÉ MINIGONNE NÉ CAPELLI LUNGHI

Recentemente, prendendo anche ad esempio le donne over 50 neomamme, come Gianna Nannini, non si fa altro che discutere sull’età delle donne: sono ancora giovani e piene di vita a 50 anni, sempre attente alla dieta e al look, con la voglia di rimandare il più possibile l’odiosa terza età. Quelle più fortunate chiedono un aiutino al chirurgo estetico, le altre si affidano ad un’alimentazione sana e alle creme antirughe, rassodanti, anticellulite … insomma, tutti quei prodotti che promettono miracoli e che, negli ultimi tempi, stanno focalizzando l’attenzione su un periodo della vita delle donne in cui ogni equilibrio, sempre più precario a partire dai 40 anni, sembra andar perduto per sempre: la menopausa.

Lo starsystem ci mette di fronte l’immagine di over 40 e 50 bellissime, icone di eleganza e grazia, donne che, nella migliore delle ipotesi, sembra abbiano fatto un patto con il diavolo, nella peggiore abbiano contribuito all’arricchimento dei chirurghi plastici. Da Madonna a Sharon Stone, passando per Naomi Campbell e Demi Moore, sembra che per loro il tempo non passi e possono permettersi anche dei toy-boy che contribuiscono non poco a procastinare il più possibile il momento in cui, giocoforza, si dovrà fare i conti con l’età.

Lo scorrere del tempo ha ispirato poeti di ogni epoca: Carpe diem, invitava il poeta latino Orazio, La vita fugge, et non s’arresta una hora, cantava, rassegnato, il vate Petrarca; Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!, constatava saggiamente il Magnifico Lorenzo de’ Medici. Senza contare il Panta rei del filosofo Eraclito: tutto scorre e nessuna esperienza si può vivere due volte nello stesso modo.

Eppure abbiamo di fronte agli occhi ogni giorno esempi di donne, anche non note, che del Panta rei se ne fanno un baffo e rincorrono l’eterna giovinezza, talvolta scontrandosi con la vecchietta imbellettata, esempio classico dell’umorismo pirandelliano. E in effetti il rischio di apparire ridicole c’è, eccome.

Sarà per questo che in un sondaggio inglese, assai discusso in questi giorni, si pongono dei limiti al look delle over 40-50. Ad esempio, il bikini può essere esibito dalle donne fino ai 47 ❓ anni, non un giorno di più né uno di meno. La minigonna? mai dopo i 35, mentre i tacchi alti sono permessi fino ai 51. Be’, tiriamo un sospiro di sollievo.

Dall’indagine condotta su 2000 donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni, per conto di Diet Chief, è emerso che il 44 % delle interpellate si preoccupa dell’abbigliamento esibito, temendo di mettersi addosso qualcosa che non è più adatto alla sua età. Ma, si sa, le Inglesi non sono affatto eleganti e, anzi, sono spesso molto sciatte, almeno le donne comuni, quelle che non devono presentarsi al lavoro con tailleur e tacchi a spillo perché rivestono un ruolo manageriale. Da noi, invece, l’eleganza è spesso esibita in ambienti insospettabili: c’è qualche italiana che si fa scrupolo di entrare in un supermercato per fare la spesa se non indossa la tuta da ginnastica e le scarpe di tela? Oppure rinuncia ai gioielli (o alla assai meno costosa bigiotteria!) se deve portare al parco i bambini?

Per le donne Inglesi, invece, ogni età ha il suo look: niente jeans e canotta (nemmeno con 35°) se si supera i 40, banditi gli Ugg e i leggins dopo i 45. E i capelli? Dopo i 53 anni vietato tenerli lunghi come la dolcissima Kate Middleton. Be’, visto che mi piacciono lunghi e con i capelli corti non mi ci vedo per niente, mi consola il fatto di avere ancora un po’ di tempo per pensarci. 🙂

Per il resto, temo proprio di essere off limits. Che faccio, mi metto un saio? Magari un burqa? Insomma, per le Inglesi dovrei essere già una nonna … in effetti, adesso che ci penso, loro i figli li fanno da giovani, quindi alla mia età, se fossi britannica, sarei già una nonna.
Chissà che ne pensano di Gianna Nannini, dei suoi jeans, dell’ombelico di fuori, delle sue t-shirt e, soprattutto, della sua Penelope.

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