20 novembre 2008

INFANZIA RUBATA: E LE STELLE STANNO A GUARDARE?

Posted in attualità, lavoro minorile, legalità, sfruttamento dei minori, società tagged , , , , , , , a 8:59 pm di marisamoles

Non so perché, ma quando mi è venuto in mente di scrivere questo post, ho ripensato allo sceneggiato televisivo (allora le fiction si chiamavano così) del 1971 tratto dal romanzo di Cronin: “E le stelle stanno a guardare”. Allora, bambina, lo seguii con interesse, forse un po’ spaventata dall’ambiente buio e opprimente della miniera in cui la storia per buona parte si svolgeva.
Il racconto è incentrato su più storie che coprono l’arco di una quindicina d’anni: quella di un minatore e suo figlio che cerca di diventare dottore, di un altro minatore che alla fine diviene un uomo d’affari e del figlio del padrone della miniera che entra in conflitto con il padre autoritario. Una storia, tutto sommato, che ha una fine lieta. Considerati i tempi, un messaggio di speranza.

Altrettanto non si può dire di molti bambini e ragazzi che, in tutto il mondo, vivono in modo tutt’altro che spensierato, senza futuro ma anche senza presente: la loro infanzia è rubata, costretti come sono da adulti senza scrupoli o semplicemente dalla povertà a lavorare per sopravvivere e per far guadagnare i loro sfruttatori. Come minatori, in un mondo senza luce, e quando escono dal loro rifugio di dolore, le stelle sono lì a guardare, impotenti come noi.

Quando osserviamo i nostri bambini e i nostri ragazzi, li vediamo felici, sorridenti, intenti a sperimentare la vita preparandosi al domani. Non ci rendiamo conto che la vita è molto più dura per tanti coetanei dei nostri figli. Loro non hanno la play-station, i videogiochi, il computer, lo zaino eastpack, il cellulare d’ultima generazione.
Eppure anche in Italia ci sono bambini costretti a lavorare, a rinunciare alla scuola e agli amici, per aiutare In Italia una parte della popolazione vive sotto la soglia della povertà; le risorse sociali, sempre più misere, non riescono a supportare le categorie più deboli e così la povertà si estende. I bambini considerati poveri arrivano al 17% della popolazione infantile, per svariati motivi: la disoccupazione o la sottoccupazione dei genitori, l’esistenza di famiglie numerose monoreddito, la presenza di minori in famiglie di immigrati che vivono una vita senza futuro nelle periferie e nei luoghi degradati delle grandi città, minori stranieri non accompagnati che vivono in una famiglia di appoggio di parenti o conoscenti o che non hanno affatto una famiglia … l’elenco potrebbe essere molto più lungo ma è meglio fermarsi.

Eppure oggi, 20 novembre 2008, si celebra l’anniversario della Convenzione Internazionale sui Diritti del Fanciullo, siglata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 20 novembre 1989 ed entrata in vigore, a livello internazionale, il 2 settembre 1990, dopo la ratifica di ben 191 Stati. Attualmente gli Stati firmatari sono 193 ma, clamorosamente, manca ancora l’adesione degli USA e della Somalia. Di quest’ultima non ci stupiamo, per quanto riguarda gli States, ricordiamo che non hanno mai firmato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, in quanto in alcuni Stati è ancora in vigore la pena di morte.

Proprio oggi, in Italia, si parla di istituire un garante per la tutela dei minori e, per una volta, pare che ci sia accordo pieno tra maggioranza e opposizione. Certo, c’è un perché: l’Italia è uno dei pochi Stati europei che non ha ancora questa figura auspicata e delineata nelle sue funzioni dalla Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, siglata a Strasburgo il 2 gennaio 1996, cui fa seguito la legge 20 marzo 2003, n. 77. La questione sta particolarmente a cuore al vicepresidente del Senato Vannino Chiti che, prendendo la parola alla celebrazione alla Camera della Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia e degli adolescenti ha toccato anche l’argomento che, di questi tempi, è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica: i figli degli immigrati.
Nel suo discorso Chiti ha sottolineato che ”l’investimento più giusto e più grande è quello verso i minori che sono in Italia senza essere cittadini italiani: sono i figli di immigrati. Sono qui con un permesso di soggiorno legale. Guai a pensare che questi bambini non abbiano gli stessi diritti degli altri. I diritti fondamentali, sanciti nella nostra Costituzione, sono di tutti i bambini che si trovano nel nostro Paese, senza eccezione alcuna. Comunque siano entrati in Italia, comunque siano entrati in Italia i loro genitori, i loro diritti sono gli stessi dei figli di italiani”.
Certo, questi bambini, almeno sono tutelati da una Legge che non fa distinzioni. Ma se diamo uno sguardo al mondo, vediamo che questi diritti sacrosanti e inalienabili non sono esercitati da tutti, anzi, si parla di nuove condizioni di schiavitù.

La Convenzione 138 dell’OIL (ILO, in italiano; è un’agenzia dell’ONU che si occupa del lavoro), datata 26/06/1973, stabilisce la tutela dei minori dai nuovi tipi di schiavitù. In Italia c’è la Legge 977 del 1967 a salvaguardia del lavoro minorile, in aggiunta all’adesione alle varie convenzioni internazionali e alle direttive europee. Non si può lavorare fino ai 15 anni; ci sono delle deroghe per quanto riguarda l’ambito artistico, dello sport, dello spettacolo, garantendo sempre, però, il diritto allo studio e l’obbligo scolastico. Il minore non può, comunque, lavorare per più di 6 ore al giorno, non può fare straordinari, non può essere impiegato in attività lavorative serali e solo nelle situazioni che rispettano lo sviluppo.

Tuttavia, nel resto del mondo, l’infanzia rubata è un male diffuso e pare inarrestabile. L’OIL afferma che nel mondo ci sono 2 miliardi di bambini (il 75% vive nel Sud del mondo) e di questi almeno 250 milioni (ma è una sottostima perché, essendo una pratica illegale, i dati non sono precisi), tra i 5 e i 15 anni, lavorano. Per fare un confronto, secondo l’ISTAT in Italia lavorano 145.000 bambini, ma il dato è contestato dalla CGL che parla di 300.000 unità.
Il lavoro minorile si risolve in una sorta di schiavitù, perché i bambini vengono sottopagati, costretti a lavorare anche per quattordici ore al giorno, per lo più senza ribellarsi agli aguzzini perché consapevoli che la famiglia ha bisogno anche del loro contributo. Anzi, spesso lavorano i bambini proprio perché i genitori sono disoccupati. Sembra un paradosso, ma in realtà è solo una questione di comodo: i bambini sono più adatti per certi mestieri e vengono pagati meno di un adulto.

I lavori più “gettonati” (ma aggiungerei tristemente) sono: manodopera in varie fabbriche tessili, di articoli sportivi, di fuochi d’artificio, lavori in miniera o nei campi. A queste attività lavorative si aggiunge l’impiego dei minori in attività illegali di puro sfruttamento: prostituzione, pedofilia, arruolamento in qualità di soldati, contrabbando, spaccio di droga. A ciò si aggiunge, come se non bastasse, il rapimento dei bambini o il loro acquisto da famiglie consenzienti (aggiungerei pure incoscienti) per il traffico d’organi.
Un orrore, certo, e non pensiamo che questi bimbi siano i soli sfortunati. Ci sono anche situazioni più disumane. Ad esempio, nel 1997 è stata fatta una retata a La Mecca e sono stati trovati dei bambini, costretti a chiedere l’elemosina, dopo essere stati resi storpi per impietosire di più la gente.
Oppure pensiamo che nelle Filippine ci sono i cosiddetti “bambini dalle porte chiuse”, impiegati nei lavori domestici, senza mai poter uscire. Adesso, forse, capiremo perché i filippini sono dei domestici molto quotati dalle famiglie altolocate.
Ma non basta: in Asia i minori vengono anche venduti a scopo di matrimonio, senza contare il commercio delle adozioni. In Brasile ci sono i bambini di strada (ninos de rua), così come in India, a Calcutta. Dopo la colonizzazione c’è stato un boom demografico, nelle città si sono formate le “baraccopoli” dove i piccoli sono costretti a svolgere lavori umili come la confezione di sacchetti di carta, usando materiali di scarto, e ne devono vendere almeno 50 al giorno per guadagnarsi un pasto.
Nel Golfo Persico i bambini sono usati nelle “gare di cammello”; i migliori fantini sono appunto i piccoli tra gli 8 e i 10 anni, spesso rapiti alle famiglie a questo scopo, alimentando la pratica delle scommesse illegali.
Anche nello sport i minori vengono o sfruttati o non rispettati; ad esempio alle ginnaste russe, negli anni 70, venivano somministrati dei farmaci inibitori della crescita, così mantenevano il corpo da fanciulle, più adatto alla ginnastica. Chi non ricorda la mitica Nadia Comanenci? I miei coetanei di sicuro non l’hanno dimenticata.

Che dire ancora? Forse piuttosto che ricordare questo giorno una volta l’anno, sarebbe buona cosa ricordarsi di quest’infanzia rubata ogni giorno dell’anno. Alle istituzioni un appello: meno buoni propositi per tenersi la coscienza pulita e più determinazione per far sì che i diritti siano davvero uguali per tutti.

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