9 agosto 2014

LA CAMICIA TUTTA D’ORO E LO SCHIAFFO ALLA POVERTA’

Posted in attualità, bambini tagged , , , , , , , a 10:43 am di marisamoles

camicia d'oro
Proprio ieri ho pubblicato un post in cui si parlava dell’India. L’India povera, quella dei bambini di un villaggio costretti a sfidare coccodrilli e correnti per andare a scuola. Ma c’è un’altra India, quella dei ricchi (e dov’è la novità, vi chiederete), quella dei lussi sfrenati, quella degli agi a qualsiasi costo. Chi non ha nulla e chi ha troppo. La vita è così.

Protagonista di questo post è Pankaj Parakh, magnate indiano del settore tessile. Per il suo 45° compleanno si è voluto concedere un regalo speciale: una camicia tutta d’oro, del peso di quattro chili e dal valore di 170.000 euro. Un regalo che, oltre ad essere un po’ faticoso da portare, lo obbliga a girare con ben quattro guardie del corpo, una per chilo.

«Sono sempre stato affascinato dall’oro, fin dall’età di cinque anni» – spiega – «Nel corso del tempo, questo interesse è diventato una vera passione. Era logico che volessi qualcosa in oro per i miei 45 anni». Era logico? Be’, ognuno ha la sua logica.

Personalmente penso a questo capo di abbigliamento inutile e al suo costo. Non sono un’addetta ai lavori ma mi chiedo se quei 170mila euro sarebbero bastati per costruire quel ponte sul fiume, per il semplice agio di 125 bambini che sarebbero sollevati da un’impresa rischiosa e poco agevole, come il guadare a nuoto un fiume infestato da coccodrilli.

D’altronde è logico che ognuno pensi agli agi suoi.

[notizia e immagine dal Corriere.it]

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8 agosto 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: A NUOTO TRA I COCCODRILLI PER ANDARE A SCUOLA

Posted in attualità, bambini, cultura, famiglia, figli, La buona notizia del venerdì, libri, scuola tagged , , , , , , , , , , , a 5:31 pm di marisamoles

India bimbi nuotoNon so se quella di oggi possa essere considerata una buona notizia. Quanto meno lo è a metà e sarebbe davvero buona se avesse una fine lieta: la costruzione di un ponte lungo 600 metri. In ogni caso, come già altre notizie riportate in questo blog su argomenti simili, serve a far riflettere noi adulti ma anche i bambini e i ragazzi. Invito, pertanto, genitori e nonni a raccontare questa storia ai loro figli e nipoti.

La notizia è stata diffusa dal quotidiano The Indian Express: più di cento bambini che abitano nei sedici villaggi del povero distretto del Gujarat, lo Stato del premier Narendra Modi nell’India nord occidentale, per andare a scuola sono costretti a percorrere circa cinque chilometri a piedi, attraversando a nuoto un fiume infestato da coccodrilli per 600 metri. Eppure basterebbe solo un ponte per risolvere il problema.

Nonostante il progetto per costruire il ponte sia stato già approvato, da ben sette anni, i lavori non sono mai iniziati. Il Gujarat, tra le altre cose, è definito Stato modello per lo sviluppo industriale, ma ancora uno strato di popolazione poverissima vive per lo più in tribù. Ora un appello è stato lanciato al premier Narendra Modi, per aiutare questi bambini che quotidianamente rischiano la vita per andare a scuola.

Il viaggio è, infatti, avventuroso. I 125 bambini del distretto per guadare il fiume devono spogliarsi, mettere i vestiti dentro a delle anfore e utilizzare dei sacchetti di plastica per proteggere i libri che portano sulla testa durante la traversata.
Le bambine, più pudiche, restano con i vestiti addosso, bagnate fradicie per quasi tutta la durata delle lezioni. Ovviamente devono compiere questo tragitto all’andata e al ritorno, con notevoli disagi e rischi.

Il periodo più rischioso è quello dei monsoni. I bambini, che sono accompagnati da un genitore nella traversata del fiume che dura circa 30 minuti, rischiano non solo di essere aggrediti dai coccodrilli ma anche di essere trascinati via dalla corrente, cosa già avvenuta, come testimonia Nagin Baria, il padre di una bambina, che dice: “Per fortuna siamo sempre riusciti a recuperarli in tempo”.

Ora, io adesso vorrei che molti dei nostri bambini e ragazzi, che possono godere di ogni agio e che spesso vengono accompagnati a scuola dai padri o dalle madri in automobili dotate di ogni confort (riscaldamento d’inverno e aria condizionata negli ultimi mesi di scuola), che nuotano in superattrezzate piscine con esperti allenatori, in vista di qualche gara sportiva e che i libri quasi li schifano, tanto che sarebbero ben contenti se divenissero inutilizzabili a causa di un acquazzone, riflettessero non sulle comodità di cui godono ma sul valore che l’istruzione ha per i loro coetanei che non possiedono nulla, tranne una grande dignità e forza di volontà.

Se dico questo, sono troppo severa?

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

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LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

21 luglio 2013

STUPRI E CONDANNE

Posted in donne, Legge, violenza sessuale tagged , , , , , , , , , , a 9:11 pm di marisamoles

Giustizia BilanciaUn Paese si può definire civile quando le leggi salvaguardano le persone e garantiscono la giusta punizione di ciascun reato, a seconda della gravità dello stesso.
Non è un caso che l’aggettivo civile sia legato alla parola civis latina che significa cittadino. Infatti proprio la nascita delle città (siamo, ovviamente, nel Neolitico), che avviene con il progressivo passaggio dai villaggi agli insediamenti cittadini, in cui gli abitanti vengono gerarchizzati, porta a stabilire delle leggi che regolamentino la convivenza le tra persone.
Dapprima le leggi venivano trasmesse oralmente e ciò comportava spesso la libera interpretazione, nonché la libera applicazione, delle stesse. Insomma, la garanzia della legge uguale per tutti era ancora un lontano miraggio.

Il primo codice scritto risale al secondo millennio a.C. ed è il famoso Codice di Hammurabi, re babilonese. Non possiamo essere certi che si tratti del primo esempio di Legge scritta in assoluto, ma è il primo ad essere pervenuto. Siamo, tuttavia, ancora molto lontani dalla civiltà come la intendiamo noi oggi, dal momento che il testo comprende la legge del taglione e il famoso occhio per occhio.
Saranno i Greci, in seguito, a dettar legge, nel vero senso dell’espressione, ma il concetto di civiltà è ancora legato allo status di cittadino che per i Greci era alquanto restrittivo. Il cammino verso la democrazia era ancora lontano, seppur nella civiltà greca ne possiamo intravedere una qualche parvenza.

Con i Romani siamo, invece, di fronte ai Padri del Diritto moderno. Ma anche in questo caso il cammino è lungo per arrivare all’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla Legge. E non parliamo solo di status sociale, parliamo anche di considerevoli differenze nell’ambito dei sessi.

Dopo questo preambolo, che non ha certo la pretesa di essere esaustivo (d’altra parte, la mia prolissità è nota e non da tutti gradita, quindi cerco di stringere…) arriviamo al dunque.
Due fatti di cronaca, molo simili nella sostanza, sono stato resi noti dai media in questi giorni. Entrambi trattano di violenza sessuale, con vittime delle donne, ed entrambi sono accaduti all’estero e non vedono protagoniste donne italiane.

Il primo fatto ha come protagonista una cittadina norvegese, Marte Dalelv, che si trovava a Dubai per lavoro. L’episodio risale al 6 marzo: la ventiquattrenne era uscita la sera con dei colleghi di lavoro ed aveva subito violenza. Dopo la denuncia, la poveretta non solo perde il lavoro, in quanto la filiale di Dubai della società per la quale lavorava la licenzia, ma si ritrova sul banco degli imputati: il 17 luglio viene emessa la sentenza di condanna a 16 mesi di prigione con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali extraconiugali (oltre al consumo di alcol che, a questo punto, mi sembra un dettaglio poco significativo).
Il suo aggressore, invece, è stato condannato a 13 mesi di carcere. (LINK)

E veniamo al secondo fatto occorso in India ad una cittadina svizzera. Lo scorso 15 marzo la donna, che era accompagnata dal partner, a sua volta aggredito, è stata stuprata da sei uomini. A quanto riporta l’edizione online del Times of India, i sei giovani, di età compresa tra i 19 e i 25 anni, contadini analfabeti, sono stati condannati all’ergastolo e a una pena pecuniaria. (LINK)

Ora, sarebbe banale chiedere quale delle due condanne sia più civile, in quanto la risposta sarebbe scontata, non fosse altro per il fatto che la cittadina norvegese a Dubai è stata addirittura condannata, nonostante la violenza subita. Ma nel secondo caso, quello accaduto in India, a me personalmente pare esagerato l’ergastolo, considerato che qui in Italia nemmeno gli assassini ormai vengono condannati al carcere a vita.

Insomma, ci vorrebbe la giusta via di mezzo. In Italia la legge attuale prevede, in caso di stupro, una condanna da 6 a 12 anni di carcere, ma se in conseguenza della violenza la vittima muore, è previsto l’ergastolo. Però facilmente il carcere a vita viene tramutato in 30 anni, poi ci sono gli sconti di pena per buona condotta, poi magari c’è la libertà vigilata per favorire il reinserimento sociale del reo, insomma dalle parole ai fatti …

L’unica cosa veramente civile che personalmente noto nei due fatti accaduti a Dubai e in India è l’efficienza della giustizia. Noi processi così veloci ce li sogniamo … con le dovute e note eccezioni.

Consiglio la lettura di questi articoli:
La dura strada per ottenere leggi in difesa delle donne

Convenzione di Istanbul, sì della Camera all’accordo contro la violenza sulle donne

La violenza sessuale da Hammurabi a Istanbul

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