16 aprile 2010

VENDITA DI MMS HARD: A SCUOLA SI SAPEVA DA TEMPO

Posted in adolescenti, adolescenza, cronaca, figli, Friuli Venzia-Giulia, scuola tagged , , , , , , , a 3:36 pm di marisamoles


Sulla vicenda della tredicenne che vendeva video hard ai compagni di classe in cambio di ricariche telefoniche e doni vari ho già scritto un post. (LINK). Ora, però, la notizia ha avuto un seguito: la “denuncia” di una madre, apparsa sulle pagine del quotidiano friulano Messaggero Veneto, secondo la quale la vicenda era nota da tempo e lei stessa, genitrice di una compagna di classe della studentessa intraprendente, aveva informato il preside di questo commercio atipico, visto che si svolgeva nei corridoi, nelle aule e nei bagni della scuola.

La signora era stata informata dalla figlia del commercio di video hard (al vaglio degli inquirenti ci sono più di mille foto e video!) e dell’atteggiamento orgoglioso con cui la ragazzina non si poneva alcun problema a descrivere ciò che faceva girando i video –cose che imbarazzerebbero anche un adulto, a detta della signora- e a farli vedere ai compagni durante la ricreazione. Quando, però, aveva denunciato il fatto, ad inizio dell’anno scolastico, il preside aveva commentato la rivelazione sostenendo che bisognava aver pazienza perché la ragazza aveva grossi problemi in famiglia, assicurando, tuttavia, che avrebbe preso dei provvedimenti. Ma nulla accadde, a parte qualche nota sul libretto. Nemmeno quando la tredicenne fu ritrovata da alcuni compagni mentre in bagno baciava un’altra studentessa furono presi provvedimenti. L’insegnante che era stata messa al corrente del fatto aveva osservato che bisogna rispettare le abitudini sessuali di tutti.
A questo punto, prima di proseguire con la cronaca, mi permetto un’osservazione: la stessa insegnante, se trovasse due allievi mentre consumano un rapporto sessuale protetto nel bagno della scuola, farebbe passare sotto silenzio l’episodio e lascerebbe impuniti i protagonisti lodando il fatto che abbiano usato il preservativo?

Quello che lascia sconcertati, leggendo il seguito di una notizia che già di per sé è sconcertante, è l’incuranza con cui la scuola ha lasciato che tutti sapessero senza provvedere né ad una sospensione né ad un tempestivo supporto all’alunna a livello psicologico. Tanto più che, a detta del preside stesso, si tratta di una ragazzina che ha seri problemi a casa. Tacere e non intervenire significa ignorare un fatto gravissimo e far passare un messaggio certamente scorretto nei confronti dei coetanei: se hai dei problemi, allora puoi anche fare la puttana che sei giustificata, poverina. Ma che discorso è?
Non dico che una punizione possa essere lo strumento migliore per convincerla a smetterla, anzi. Credo, però, che assecondare il suo, diciamo così, “talento” sia altamente diseducativo. Come testimonia la madre intervistata dal Messaggero Veneto, non solo non c’è stato nessun provvedimento disciplinare nei suoi confronti, ma alla tredicenne è anche stato concesso di partecipare alla gita scolastica, proprio negli stessi giorni in cui la vicenda appare su tutti i giornali, nazionali e locali. A questo punto non vorrei essere una delle insegnanti preposte alla sorveglianza: se cose del genere sono successe, e in modo ripetitivo, a scuola, non riesco nemmeno a immaginare cosa possa accadere al di fuori dell’edificio scolastico.

[fonte: Il Messaggero Veneto. L’immagine è tratta da questo sito]

AGGIORNAMENTO del 25 APRILE 2010:
GENITORI ALL’ATTACCO

Sul Messaggero Veneto si rende noto che è stata inviata una lettera aperta alle istituzioni scolastiche e comunali del paese, a firma Sidef, sindacato delle famigli che prende le difese dei molti minorenni invischiati in questa vicenda di filmini a luci rosse.

La lettera inizia con queste parole: Questo nostro intervento ci è stato chiesto da tanti ed è finalizzato a rompere la situazione di immobilismo che perdura nonostante la vicenda sia grave e non certo la più eclatante tra le varie criticità della scuola, media in particolare. L’obiettivo di queste famiglie è quello di evitare che il fenomeno dilaghi sempre più, coinvolgendo altri giovanissimi. Per questo motivo secondo il gruppo Sidef è necessario che la scuola, in tutte le sue componenti, agisca e non tergiversi come è accaduto nei mesi scorsi, nonostante le segnalazioni di diversi genitori: Chi ha responsabilità educative non può attendere che le vicende assumano rilevanza penale affinché se ne interessino quelli che si limitano alla sola azione repressiva, per loro gratificante risultato mass-mediatico, ma spesso inefficace socialmente.

Nella lettera si precisa che non c’è alcuna intenzione di accusare nessuno ma che è necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità perché è sbagliato il far finta di nulla, il semplice aspettare che passi la buriana e che se la vedano soli i coinvolti: è interesse dell’intera comunità una sana e corretta crescita dei ragazzi, un’educazione basata su valori condivisi, una scuola in linea con questi».

I genitori, quindi, concludono che un intervento è doveroso anche a costo di togliere le mele bacate dal cesto, per curarle prima che marciscano, ma evitando che rovinino le altre.

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14 aprile 2010

BULLI E PUPE: I NOSTRI RAGAZZI, NELL’ERA DEL WEB E DELLA TELEFONIA MOBILE

Posted in adolescenti, cronaca, famiglia, figli, Friuli Venzia-Giulia tagged , , , , , , , , , a 3:42 pm di marisamoles

Oggi i giornali e i notiziari televisivi riportano due notizie sconcertanti che riguardano i nostri giovani: in provincia di Udine una tredicenne offriva filmati hard, girati con il telefonino, in cambio di qualche regalo, meglio se una ricarica telefonica; a Lucca dei bulli hanno pensato bene di filmare un loro degno amico mentre con un furgone, naturalmente non suo, si divertiva a fare l’autoscontro in un piazzale privato.

Ma andiamo con ordine. La prima notizia è relativa ad un’indagine, iniziata meno di un anno fa e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Tolmezzo e del Comando Provinciale di Udine, che ha portato alla perquisizione nelle case di 34 persone, ventinove delle quali minorenni. Tutti ora sono indagati per produzione e detenzione di materiale pedopornografico.
A dare il via a questo giro vizioso, è il caso di dirlo, è stata un’intraprendente ragazzina che ha pensato bene di vendere degli mms ai compagni di classe, poi agli amici, quindi agli amici degli amici e così via. Un mercato del sesso ben avviato, iniziato con una semplice battuta fatta ad un compagno di seconda media (e questo è il dato più sconcertante): “Vuoi vedermi nuda? Chiedimelo e sarai accontentato con un mms. In cambio? Qualche regalo, magari una ricarica telefonica”. Sembra il testo di uno spot pubblicitario.

Di fronte ai decreti di perquisizione firmati dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Trieste, Dario Grohmann, i genitori degli indagati sono caduti dalle nuvole. Eppure dalla casa della ragazzina friulana, che vive in un paesino della zona collinare, partivano filmati hard che gli inquirenti definiscono “molto spinti”. In poco tempo la “rete” si è allargata, grazie al passaparola tra amici e parenti, a tutta la provincia di Udine fino a valicare i confini regionali e ad approdare a Padova.

Ci spostiamo a Lucca. L’episodio, oggetto d’indagine da parte dei Carabinieri della Compagnia della città toscana, è avvenuto il pomeriggio della vigilia di Pasqua nel piazzale di una ditta di rettifiche motori.. Cinque ragazzi, fra cui tre minorenni, indicati dai militari come giovani di buona famiglia, dopo essersi introdotti all’interno della ditta, hanno pensato ad una bravata degna di essere ripresa con il telefonino e scaricata su You Tube. Uno di essi si è messo alla guida di un furgone e si è scaraventato a forte velocità contro le autovetture parcheggiate nel piazzale, causando ingenti danni. Non solo, essendo il furgone alimentato a metano, l’improvvisato demolitore d’automobili ha rischiato di far esplodere il mezzo.
Probabilmente l’avrebbero fatta franca se non avessero ceduto alla tentazione di riprovare l’esperienza dell’autoscontro la sera stessa: l’amara sorpresa è stata quella di trovare i Carabinieri ad attenderli. La denuncia è scattata all’istante e ora i cinque, che non hanno precedenti né segnalazioni di sorta, se la dovranno vedere con un giudice invece che con gli internauti.

Fin qui le notizie. Ora, però, c’è da chiedersi cosa spinga dei ragazzi così giovani e appartenenti a delle famiglie “normali” ad improvvisarsi “bulli e pupe”. Scommetto che alla domanda “Perché l’hai/avete fatto?”, la risposta sarà “Per noia”. Eh sì, perché pare che i nostri giovani si annoino parecchio. E poi, vogliamo prendere in considerazione l’ebbrezza della celebrità? Essere al centro dell’attenzione, di fronte ad una videocamera pronta ad immortalare la bravata del giorno o un corpo acerbo che si muove imitando le movenze di una ballerina da night club e si spoglia come una navigata spogliarellista? Consideriamo magari anche il fatto che, almeno nel caso della tredicenne, l’attività ammazzanoia era pure ben retribuita. In una società in cui l’apparire è preferibile all’essere, senza retorica, diventare protagonisti di un video può costituire un buon motivo per dimenticare di essere delle persone non degli oggetti o dei criminali in erba.
Al di là di tutto questo, prima di addossare ogni colpa ai genitori assenti, incapaci di trasmettere dei valori, dovremmo considerare un fatto fondamentale: i nostri giovani hanno smesso di volersi bene.
Come fare per insegnare loro ad amarsi di più?

[fonti: Il Messaggero Veneto e Il Corriere della Sera.
Nell’immagine Kim Basinger nel film “9 settimane e 1/2”]

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