24 settembre 2012

TUTTI CON SALLUSTI!

Posted in attualità, Legge, politica tagged , , , , , , , , a 10:55 pm di marisamoles

[…] Combatto da oltre trent’anni su quel magnifico ed esaltante ring democratico che è l’infor­mazione. Ne ho più prese che da­te ma non mi lamento, mai ho ri­sposto con querele a insulti e mi­nacce. Ho lavorato al fianco di grandi giornalisti, da Indro Montanelli a Paolo Mieli, da Giu­lio Anselmi a Giuliano Ferrara. A ognuno ho rubato qualcosa. Uno di loro, Vittorio Feltri, da tredici anni è anche un fratello maggiore che mi aiuta e proteg­ge e di questo gli sarò per sem­pre grato. Ho combattuto anche con durezza le idee di tante per­sone potenti e famose, ma non ho alcun nemico personale. […]

Queste le parole di Alessandro Sallusti, attuale direttore de Il Giornale, che mercoledì rischia di vedersi aprire davanti le porte del carcere per poterle vedere riaperte solo dopo quattordici mesi. Questa la pena che dovrà scontare, a meno di un ripensamento in extremis della Corte di Cassazione, per un vecchio articolo pubblicato da Libero quando Sallusti, che non ha firmato il pezzo, ne era direttore.

In Italia, anche se può sembrare assurdo, si rischia la galera per il reato di opinione, retaggio del fascismo, reato che non è mai stato cancellato. Ciò che stupisce, in questo caso, e di cui si stupisce lo stesso Sallusti, è che la critica mossa ad un magistrato che aveva autorizzato una tredi­cenne ad abortire, sia approdata in un tribunale penale anziché risolversi in sede civile. Cosa che spesso accade ai giornalisti, senza molte eccezioni. Si sconta una pena pecuniaria e il caso è chiuso.

Il caso Sallusti, al di là dell’inquietudine che può aver procurato nel direttore che, tuttavia, si dichiara tranquillo, ha se non altro un merito: tutti stanno dalla sua parte e non perché è Sallusti, visto che si è schierato in prima linea anche uno dei suoi più acerrimi nemici: Antonio Di Pietro. Semplicemente tutti ritengono assurdo che si possa finire in prigione per un’opinione non condivisa. E’ una concreta minaccia alla libertà di informazione che, se non fermata, rischia di diventare un bavaglio per tutti, non solo i giornalisti. Anche per noi blogger, ad esempio, e anche se non esprimiamo direttamente dei pareri e riportiamo solo quelli degli altri perché, come si sa, la responsabilità penale è personale.

Proprio da questo principio prende avvio la riflessione di Giovanni Valentini per Repubblica:

Rispetto al principio fondamentale per cui la responsabilità penale è necessariamente personale, appare già di per sé mostruoso l’istituto della responsabilità oggettiva che incombe sul direttore di un giornale, per tutto ciò che viene scritto e pubblicato, anche indipendentemente dalla sua impossibilità fisica o materiale di controllarne il contenuto. È una presunzione giuridica ormai inaccettabile, un automatismo intimidatorio e vessatorio, che configura una forma indiretta di censura preventiva. E rappresenta perciò una grave limitazione – questa sì, davvero oggettiva – alla libertà di stampa.

Poi, ricordando che difficilmente i magistrati pagano per i loro errori, lamentandosi di una giustizia che è discriminante nel momento in cui i giudici, anche quando chiamati in causa, si servono di “corsie preferenziali”, grazie all’appoggio dei colleghi compiacenti, Valentini conclude:

Nel nostro sciagurato Paese, collocato non a caso agli ultimi posti nelle graduatorie mondiali della libertà d’informazione, sono già troppi i vincoli e i condizionamenti che gravano sulla stampa. Non c’è bisogno di mandare in galera i giornalisti per difendere l’onore e la reputazione di nessuno. E neppure di riservare trattamenti di favore ai magistrati, come se fossero una casta di intoccabili, per tutelare le prerogative di una categoria composta da tanti rispettabili servitori dello Stato.

Anche un ex magistrato, oggi uomo politico, sta dalla parte di Sallusti: il leader di Idv Antonio Di Pietro ha presentato un’interrogazione al governo per chiedere il varo di un provvedimento che abolisca la galera per i giornalisti. Ospite della Parodi a La7, Di Pietro ha dichiarato che la sua non è soltanto difesa del giornalista Sallusti, quanto piuttosto del diritto costituzionale all’informazione libera e plurale e del diritto ad essere informati.

Ci sono altre vie per salvare Sallusti dal carcere: IdV è pronta a presentare un ddl anche in commissione giustizia in sede legislativa, oppure, in extremis, il Capo dello Stato può concedere la grazia, come è successo in passato in casi simili. Di Pietro, poi, si è spinto oltre con un appello al magistrato che ha querelato Sallusti: “Ritiri la querela, ci passi sopra”.

Certo è che il direttore de Il Giornale ha detto no alle scorciatoie proposte dai suoi avvocati, come osserva nel suo editoriale, ed è convinto che una sentenza che lo condanni non farebbe onore né alla Giustizia italiana né ai vertici dello Stato né alla politica:

Vogliono fare con­cludere il settennato di Napoli­tano (l’ho aspramente criticato in passato, se sarà il caso lo rifa­rò ma lo rispetto e ringrazio per l’interessamento annunciato ie­ri) che dei magistrati è anche il capo, con una macchia indelebi­le per le libertà fondamentali? Vogliono mandare Monti in gi­ro per l’Europa come il premier del Paese più illiberale dell’Occi­dente? Lo facciano, se ne hanno il coraggio.

Non so se questo coraggio l’avranno, ma mi consola il fatto che sulla libertà di opinione almeno sono tutti d’accordo. Come scrive Pino Scaccia sul suo blog: ci si può scannare sulle idee ma con la libertà di stampa non si scherza.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 26 SETTEMBRE 2012

La Cassazione ha condannato a 14 mesi di reclusione il direttore del Giornale Alessandro Sallusti ritenendolo “colpevole” di diffamazione. Il pg aveva ribadito la necessità di “rivalutare la mancata concessione delle attenuanti”. La difesa di Sallusti: “Basta con il furore condannatorio”. Il ministro Severino: “Accelerare ddl che preveda solo pene pecuniarie”. (da Il Giornale)

Mi associo al titolo del quotidiano diretto da Sallusti:

V E R G O G N A !!!

LINK ALL’ARTICOLO INCRIMINATO

NUOVO AGGIORNAMENTO, 27 SETTEMBRE 2012

Dopo che ieri, a Porta a Porta, era stato accusato di essere un vigliacco, Renato Farina, deputato del PdL ed ex giornalista (già radiato dall’Ordine), ha pubblicamente ammesso di essere l’autore dell’articolo per cui Sallusti è stato condannato in via definitiva dalla Corte dei Cassazione.

Farina dichiara di assumersi ogni responsabilità e si definisce unico colpevole e, come tale, unica persona a dover pagare.

«Chiedo umilmente scusa al magistrato Cocilovo – ha detto Farina alla Camera rivolgendosi al giudice che ha querelato Sallusti – le notizie su cui si basa quel mio commento sono sbagliate. Egli non aveva invitato nessuna ragazza ad abortire: l’ha autorizzata, ma non è la stessa cosa. Chiedo umilmente per Sallusti la grazia al Capo dello Stato o che si dia spazio alla revisione del processo. Se qualcuno deve pagare per quell’articolo, quel qualcuno sono io», ha concluso. (LINK della fonte)

Mi permetto di osservare che un giornalista degno di questo nome ha il dovere di accertare la verità prima di pubblicare qualsiasi commento. Farlo, poi, con uno pseudonimo, rivela quanto meno la coda di paglia.

In ogni caso, la condanna di Sallusti rimane una vergogna perché lede la libertà di esprimere il proprio pensiero e, quindi, un diritto costituzionale. Tuttavia, qualora vengano ravvisati gli estremi per una denuncia, volta a salvaguardare l’onorabilità della parte lesa, ritengo indispensabile la pubblica smentita e le pubbliche scuse affiancate eventualmente da una pena pecuniaria in risarcimento dei danni morali subiti dalla persona offesa.

Questo, almeno, è il mio modestissimo parere.

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23 novembre 2011

DA “SUPER MARIO” AL “MONTI PHYTON”: IL WEB SI SCATENA

Posted in politica, Satyricon, web tagged , , , a 7:47 pm di marisamoles


Imperversa il “Monti Phyton”: dalle banche al privato, SuperMario oggetto di freddure irriverenti. Alla faccia della sua compostezza.

di Vittorio Macioce per Il Giornale

L’ultima è questa. «Monti è talmente istituzionale che quando è nato si è congratulato con la madre». Oppure questa. «Nella squadra di governo Di Paola, Cancellieri, Severino, Terzi, Fornero, Balduzzi, Clini, Milanesi, Giarda. L’unico precedente simile è il Foggia di Zeman». Eccolo. Il premier bocconiano, con la sua truppa di professoroni, si sta lentamente guadagnando le attenzioni della satira. È il segno che ormai è davvero uno che conta. Che ci vai a fare a Palazzo Chigi se nessuno racconta barzellette su di te? Neppure una battuta, uno straccio d’aforisma. È come un giapponese che viene in Italia senza macchina fotografica. Non ha visto nulla.

Mario Monti è il vicino di casa che spunta inaspettato da chissà quale quartiere lontano. Nessuno lo conosce davvero bene, ma intanto lo salutano, sorridono, è un signore tanto distinto, davvero a modo, sembra una così brava persona. Intanto lo studiano,s’incuriosiscono, chiedono che fa. E’ un professore, anzi di più un rettore, scrive sul giornale, va tutti i giorni a messa e la domenica lavora. Ma in tv? No, no, in televisione non tanto. Ecco così che piano piano in Italia si va sviluppando la «monteide», la narrazione del meraviglioso mondo del professor Monti, pardon rettore, e si inseguono gli aforismi, le battute di spirito, gli aneddoti, le curiosità, le manie, i caratteri del personaggio. Il nuovo vicino di casa è ormai uno di noi. Sappiamo già quasi tutto quello che c’è da sapere. Non l’essenziale, ma i contorni gustosi. Il rettore è un loden verde. È british, parla english,legge economist, passa in Goldman, sente Obama, vede Merkel, saluta Sarkò. Il rettore è austero e serio, ma con la freddura in tasca quando serve. È europeo, tanto europeo, molto europeo, solo la macchina è italiana perché fa rappresentanza. Monti consulta, Monti provvede, Monti stravede. Monti ha un biglietto d’ingresso pronto per il Quirinale. E intanto nei bar, negli uffici del quartiere, sul web, sui social network cominciano a raccontarlo così, un po’ sfottendolo, come si fa con le vecchie conoscenze. Il professore, pardon rettore, ovverosia il premier, è ormai uno di noi, quasi un amico. Si scherza sull’età. Dicono. «Monti ha cancellato il ministero della gioventù. E ora al suo posto che c’è? Il ministero del “Ai miei tempi!”». Mario Monti è un predestinato. Arriva lui e i mercati scappano. Questo ci hanno raccontato e all’inizio gli italiani ci stanno credendo. Si sforzano. È un parafulmine. Subito arriva la battuta, questa davvero bella e sottile. «La crisi del ’29 fu risolta annunciando che nel ’43 sarebbe nato Monti». Micidiale.

La popolarità dei ministri non è certo quella di uno Scilipoti. Così qualche sferzata sul «chi è chi» dei vari professori è quasi scontata. Malignità. «La lista dei nuovi ministri dà un nuovo significato alla frase “ Lei non sa chi sono io”». Su Facebook un ragazzo scrive: «Mercati ancora incerti dopo la presentazione del nuovo governo. Certo, ci vuole un po’ di tempo a cercare su Wikipedia tutti quei nomi».

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[immagine da questo sito]

30 luglio 2011

E SE TRASFERISSIMO IL TROTA NEI MARI DEL SUD? by MARCELLO VENEZIANI

Posted in attualità, figli, lavoro, politica tagged , , , , , , , a 2:01 pm di marisamoles

In seguito alle polemiche sul trasfe­rimento dei ministeri al Nord e all’inchiesta sui presunti illeciti per favo­rire la carriera politica di Renzo Bossi, avrei una controproposta per la Lega: il trasferimento del Trota al Sud.

Per mimetizzarsi nel suo nuovo am­biente, il Trota dovrebbe ribattezzarsi con un nome scelto fra un trittico di pe­sci terroni: sgombro, pezzogna o spi­gola, che ha il vantaggio del doppio passaporto perché al Nord si chiama branzino e dunque lui conserverebbe un legame con la Padania.

Sedi indicate per il trasferimento: Napoli, Caserta provincia, Calabria saudita, grandi scuole di vita e malavi­ta.

Il decentramento della famiglia Bos­si avrebbe le seguenti utilità: modica quantità dei Bossi distribuita in varie zone d’Italia, come esige il federali­smo; accoglimento della richiesta dei sudisti secessionisti per i quali ci vor­rebbe un Bossi al Sud; sradicamento del Trota dall’habitat mefitico che lo ha inguaiato e gli impedisce di mostra­re il suo talento; possibilità di proseguire i suoi studi di stregoneria, fattu­re e malocchio presso università di me­gere, vajasse e veggenti assai più quali­ficate; possibilità di conoscere meglio l’illegalità studiandone la pianta, ov­vero laddove nasce e fiorisce; liberar­lo dall’ingombrante protezione del Pa­dre Boss e metterlo nelle stesse condi­zioni dei suoi coetanei, i ragazzi di 23 anni, provando giù al Sud quanto è du­ro trovarsi un lavoro.

Sempre che Napolitano non ritenga incostituzionale mutare una trota d’acqua dolce in pesce d’acqua salata.

PUBBLICATO SU IL GIORNALE.IT.

8 maggio 2011

IN QUESTO MONDO DI MASCHI: IL MORALISMO DI SINISTRA E IL PARERE DI VITTORIO SGARBI

Posted in attualità, donne, politica, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 11:25 am di marisamoles

Non sono una fan accanita di Vittorio Sgarbi, anzi. Diciamo, però, che quando scrive (e lo fa spesso sul quotidiano Il Giornale) è meno irruente e più riflessivo di quando parla. Nella comunicazione orale, infatti, si lascia andare troppo, per i miei gusti, al turpiloquio e manca completamente di rispetto nei confronti di chi non la pensa come lui.

Leggo su Il Giornale di oggi un articolo in cui Sgarbi commenta la battuta infelice di Ignazio La Russa, circa la bruttezza delle deputate di sinistra, contrapposta all’avvenenza della meggior parte delle elette nell’ambito della maggioranza. Una battuta, nulla di più. Infelice fin che si vuole, ma certamente nemmeno degna di considerazione. E invece ne è scaturita, com’era prevedibile, una polemica che occupa le pagine di tutti i quotidiani. Una polemica inutile, esattamente come la battuta del ministro della Difesa. Sarebbe meglio tacere eppure anch’io ne ho parlato ieri (nel post linkato) e oggi sono stata attratta dall’articolo di Vittorio Sgarbi.

Sgarbi, nella sua riflessione, parte da un presupposto perfettamente condivisibile: le donne, se belle, sono guardate con sospetto quando ottengono un posto di prestigio, in politica ma non solo. Spesso la bellezza passa in primo piano e i maschi (soprattutto loro ma anche non poche donne invidiose) pensano che una donna avvenente non possa essere anche intelligente. L’opinione comune è, infatti, quella che tali bellezze abbiano ottenuto il successo andando a letto con qualche uomo potente.
Il problema è, secondo Sgarbi che mi trova d’accordo, che si continua, evidentemente, a ritenere che la bellezza sia un requisito essenziale, e comunque non trascurabile per le femmine e non per i maschi. Il che non sarebbe una novità, effettivamente, ma nel mondo antico la bellezza e la bravura erano considerati doti esclusive, e perfettamente coesistenti, degli uomini.

Nell’antica civiltà greca, infatti, vigeva il concetto del kalòs kai agathòs (bello e bravo), per cui un uomo bello doveva per forza dimostrare di essere anche bravo. Nel caso contrario, sarebbe stato disprezzato e deriso dalla comunità. Un esempio proviene dall’epica omerica in cui un uomo come Paride, tutt’altro che coraggioso e per giunta uno che combina un sacco di guai per colpa della bella Elena, era il modello da non seguire, al contrario di altri eroi come Achille o Ettore.

I modelli antichi, ribaditi nel Rinascimento e in età neo-classica, da Michelangelo a Canova, e le rivendicazioni moderne non riescono a travalicare il luogo comune dell’obbligatorietà della bellezza femminile che resta invece facoltativa e non necessaria per l’uomo la cui attrazione si riconduce piuttosto al fascino e al potere, osserva Sgarbi. A maggior ragione dovremmo essere autorizzati a pensare che le donne non bellissime, come la Bindi o la Concia (faccio i loro nomi solo perché sono intervenute nella polemica seguita alla battuta di la Russa), siano bravissime proprio perché nella loro carriera non hanno potuto utilizzare il fascino che non hanno (spero non si offendano) per dimostrare di essere all’altezza degli uomini nell’acquisizione del potere.

Ma se nel mondo antico il concetto del kalòs kai agathòs era considerato inconfutabile, anche se solo relativamente all’ambito maschile, nella società contemporanea non è preso minimamente in considerazione, anzi. Sgarbi, inoltre, osserva che la convinzione che solo le donne usino la bellezza e il proprio corpo per ottenere il successo, è del tutto errata.

Si continua infatti a pensar male della donna, nel perpetrarsi dei luoghi comuni sull’uso del corpo, che ci ha portato alla legittimazione della prostituzione in una memorabile uscita di Stracquadanio. Per lo spregiudicato deputato qualunque mezzo è lecito per ottenere un risultato. E anche il prostituirsi è contemplato. D’altra parte ci sono diversi modi di prostituirsi, con diverse parti del corpo, e in molteplici settori, dal mondo universitario al mondo del cinema. E ci sono il servilismo, la prostituzione intellettuale; e, proprio oggi, anche quella sessuale non è soltanto femminile. Un importante capopartito gay potrà, come mille volte è capitato nel mondo del cinema e del teatro, favorire la carriera, non di una donna ma di un giovane compiacente. Il metodo è sempre lo stesso. E però le riserve e le allusioni investono sempre il campo femminile. Si tratta, di evidenza di contrapposizioni insensate benché suggestive. Nessuno penserebbe, infatti, di contrapporre bellezza e intelligenza, in modo così schematico nell’ambito del mondo maschile, contrapponendo uno studioso a un calciatore.
Quando si parla di «scorciatoie» si pensa a l’utilizzo del fascino femminile per ottenere migliori risultati in politica o in televisione. Nessuno farebbe le stesse considerazioni per un conduttore televisivo o per un deputato. Allo stesso modo nessuno metterebbe in contrapposizione i risultati ottenuti da un uomo con la testa con quelli ottenuti da un altro con i piedi
.

Il ragionamento di Sgarbi, secondo me, è condivisibile. Perché, in questo mondo di maschi, si continua a fare i moralisti solo quando c’è di mezzo una bella donna? Perché non si riconosce alla bellezza solo un valore estetico, quale in effetti è, che non deve far passare in secondo piano l’intelligenza? Perché si continua erroneamente a pensare che le scorciatoie, come le chiama Sgarbi, siano appannaggio delle giovani avvenenti e non anche dei maschi dotati di un certo fascino?

Chi non ricorda un’altra battuta infelice, quella di Berlusconi nei confronti della bellezza di Rosy Bindi? Ora Sgarbi le restituisce l’intelligenza che il premier le voleva togliere osservando: l’intelligenza di Rosy Bindi è proprio del non sottrarsi, se non per opportunismo politico, alle battutacce, alle espressioni vernacolari di spirito toscano, senza filtri e ipocrisie.

Massì, continua per la tua strada, Rosy: non ti curar di lor ma guarda e passa, come cantava il Sommo Vate. La bellezza sfiorisce mentre l’intelligenza, se c’è, rimane per sempre.

1 agosto 2010

IMPRENDITORE VENETO, EX “TAGLIATORE DI TESTE”, SI RAVVEDE E ASSUME SOLO DETENUTI

Posted in lavoro tagged , , , , , , , a 12:46 pm di marisamoles


La notizia è riportata dal quotidiano Il Giornale: Giuseppe Ongaro, veronese, è a capo di un’azienda, la Lavoro & futuro Srl, in cui non solo lavorano esclusivamente dei detenuti, ma ha anche la sede nel carcere stesso. Perché un imprenditore 68enne ha deciso di assumere solo carcerati? Perché, afferma Ongaro, sono convinto che si debba lavorare per il bene della società. Tu vivi in funzione degli altri. Una volta rinchiusi, ai detenuti nessuno ci pensa più, la galera diventa una pattumiera. Quindi dal punto di vista egoistico la scommessa era molto interessante.

Una scommessa con se stesso e con le sue capacità imprenditoriali, ma non solo. Diciamo che per quest’uomo così intraprendente si tratta anche di una sorta di redenzione: fino a qualche anno fa, infatti, di mestiere faceva il cosiddetto “tagliatore di teste”: proprio come George Clooney nel film “Tra le nuvole”, aveva l’incarico di licenziare il personale delle aziende in crisi. Nel suo passato anche dei veri e propri record: Il massimo lo toccai in un’industria elettronica del Friuli: 480 licenziati in un colpo solo. Un record di cui, però, non va fiero, dato che, nell’affermare ciò, al giornalista curatore dell’intervista pubblicata sul quotidiano, Stefano Lorenzetto, Ongaro precisa: non mi descriva come un santo, mi raccomando. Non lo sono, non lo sono mai stato. Anche se poi, in quella occasione, si adoperò per risistemare tutti quei poveretti rimasti senza lavoro, tranne due. E per questo, non si diede pace.

Santo no, ma un gran lavoratore sì: Io a 12 già ero nei campi a tirar giù mele, pere e uva e a 16, prima d’andare al liceo scientifico salesiano, all’alba scaricavo i sacchi di farina nei panifici, reclutato dalla cooperativa facchini, racconta così i suoi inizi. Una vita difficile, da figlio orfano di padre che, nonostante tutto, è riuscito a laurearsi in Scienze Statistiche all’università di Padova. Poi, quel lavoro di cui oggi non va fiero ma che era molto redditizio: per ogni “testa tagliata” Ongaro guadagnava una percentuale fino al 10% calcolata sull’aumento del margine lordo che l’azienda realizzava dopo la ristrutturazione. Una cifra che, fatti due conti, poteva arrivare anche a 7.500 euro mensili. Ma se qualcuno dubita che i soldi non facciano la felicità, quest’uomo ne è la testimonianza perché, ad un certo punto, si rende conto che quel lavoro non fa per lui: Mi sono chiesto se quello che facevo rispecchiava lo scopo per cui mi alzavo la mattina. Non lo rispecchiava. Così mi sono concesso 14 mesi sabbatici per riorganizzare la mia, di vita. Una ricerca di nuovi equilibri per giungere a una forma di armonia personale.

Attualmente nella sua ditta lavorano 68 dipendenti, ma la crisi si è insinuata anche dietro le sbarre: Ongaro e il suo socio, Edgardo Somma, da gennaio saranno costretti a turnare gli operai perché non c’è lavoro per tutti. Di buono c’è, invece, che i dipendenti non possono essere licenziati e, una volta scontata la pena, hanno la prospettiva di essere assunti da una cooperativa esterna, sempre su interessamento dell’ex datore di lavoro.
Pare che l’iniziativa sia particolarmente gradita agli ospiti del penitenziario veronese, visto che le domande di assunzione, che per ora giacciono sul tavolo di Ongaro, sono ben 350, nonostante lo stipendio sia abbastanza misero: dai 380 ai 540 euro netti per 6 ore al giorno. Ma è pur sempre un modo per “evadere” dal grigiore delle celle e per sperare in un futuro migliore una volta usciti da lì.

Ma che cosa produce quest’azienda così particolare? Di tutto: 16 milioni di pezzi l’anno. Magliette e gadget pubblicitari. Articoli promozionali per aziende, fiere ed eventi. Parti meccaniche e schede elettriche. Filtri per i forni delle autocarrozzerie. Siamo il secondo produttore europeo di profumatori per la casa, deodoranti per auto e antitarme, 1,3 milioni di pezzi l’anno. Sono nostre le rastrelliere portabiciclette che vede nei centri storici: ce le ha comprate persino il Comune di Catania. Una famosa azienda del Modenese ci ha affidato le mattonelle a mosaico, una lavorazione di grande precisione, 72 diverse composizioni di colore con tesserine in pietra o in vetro. Dall’officina meccanica, diretta da due maestri carpentieri, escono anche box per cavalli, cancelli, gazebo. Abbiamo un laboratorio d’informatica dotato di linea Adsl, una concessione assai difficile da ottenere nei penitenziari, dov’è vietata qualsiasi comunicazione con l’esterno: 12 operatori inseriscono col computer i dati per società terze, spiega Ongaro. Un’attività molto varia che non conosce crisi: se solo fiuta l’odore del fallimento, l’imprenditore si inventa qualcosa:Ora ho avviato la produzione delle bat box, le casette per i pipistrelli che mangiano le zanzare. Piuttosto complesse, devo dire. Fra meno di un mese partiremo con i pannelli solari a marchio “Casa circondariale”, racconta, rivelando delle capacità di adattamento alle richieste che non sono facili da accontentare, considerando anche che i detenuti non sempre hanno delle specifiche professionalità. Ma per loro questo lavoro rappresenta, come ho già detto, un’ancora di salvezza. Perché, se è vero che in carcere non ci vanno i santi, qualsiasi reato uno abbia commesso, l’importante è che riesca a comprendere l’errore e a ricostruirsi una vita, prima in carcere, e poi fuori dalla cella.

Così Ongaro racconta l’esperienza di un detenuto tornato in libertà: Se non ha scelto di fare il delinquente abituale, cerca un lavoro. Che non troverà. Il momento peggiore è l’uscita dal carcere. Nessuno gli comunica il giorno. Un pomeriggio, all’improvviso, le guardie gli dicono: “Te ne vai”. Fuori non trova nessuno ad attenderlo. D’inverno alle 17 c’è già buio. Si trova nella nebbia, al freddo, senza sapere dove andare. Con l’associazione Redium, acronimo di Recupero dignità umana, mi sono sentito in dovere di mettergli in mano un kit: pochi euro per mangiare, una scheda per telefonare dall’ultima cabina sopravvissuta vicino alla casa circondariale, gli indirizzi dove passare la notte, i biglietti per l’autobus.

Io credo che, nonostante il passato di questo imprenditore non sia “esemplare” (nel senso che il suo precedente, per quanto redditizio, lavoro non sia uno di quelli di cui andar fieri), Ongaro sia una persona meravigliosa che, negli ultimi anni, ha fatto tanto per molte persone in difficoltà che, altrimenti, sarebbero rimaste completamente emarginate. Ha fatto tanto soprattutto per se stesso: guadagna 6mila euro di meno rispetto al “vecchio” lavoro, ma può essere fiero di ciò che ha realizzato con i suoi sforzi e può guardarsi nello specchio ogni mattina senza senso di colpa alcuno.
Grazie a lui, una mano tesa non rimane tesa inutilmente.

L’articolo è molto lungo: io ne ho fatto una sintesi, ma merita davvero di essere letto per intero. Non sono tante, infatti, le buone notizie che, di questi tempi, si possono leggere sui giornali. Questo è il LINK.

[l’immagine è tratta da questo sito]

11 dicembre 2009

A SCUOLA CON IL VELO? SI’, MA NON LE SUORE

Posted in attualità, religione, scuola tagged , , , , , a 4:14 pm di marisamoles

Su Il Giornale leggo una notizia sconcertante: una suora, docente di Italiano, in una scuola primaria pubblica, non è gradita ai genitori. Siamo a Roma, nella scuola Jean Piaget dove un gruppo di genitori, capitanati da una “cassaintegrata dell’Alitalia”, ha chiesto l’allontanamento dell’insegnante, perfettamente in regola quanto a titoli e posizione in graduatoria, perché il suo velo, evidentemente, non è gradito.

Suor Annalisa Falasco, padovana, 61 anni, della congregazione di Maria Consolatrice, è stata mandata dal provveditorato di Roma a sostituire l’insegnante di ruolo, che ha appena vinto una borsa di studio e se ne è andata altrove. Tutto regolare, quindi. Ma le mamme non ci stanno: quel velo è una minaccia alla laicità della scuola, la suora se ne deve andare.
L’autore dell’articolo, Renato Farina, fa una riflessione che non posso non condividere:

C’è bisogno di spiegare perché tutto questo è razzismo, convinto per di più di essere progressista? I razzisti sono quelli che dividono gli esseri umani in due categorie: le persone degne di godere dei diritti umani, e quelle meno, molto meno. Qui si nega a una persona il diritto di meritarsi un posto di lavoro sulla base dell’appartenenza a una religione. Se ci fosse una magistratura seria interverrebbe aprendo un fascicolo sulla vicenda intestandolo alla Legge Mancino, là dove si punisce «… con la reclusione sino a tre anni chi (…) incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» (art. 1).

Che dire? Dopo il crocifisso, ci mancava anche la questione del velo. Ma se il povero Cristo in croce, che alle persecuzioni c’era pure abituato, si può anche togliere dalle pareti delle aule scolastiche, il velo alla suora non lo possono di certo strappare. Considerato che è tollerato quello che sta sulla testa delle musulmane, stiamo andando decisamente controtendenza. Se tolleriamo, anche in virtù dell’insegnamento cristiano che impone il rispetto per il prossimo e la fratellanza universale, che agli islamici venga riconosciuto il diritto di osservare, ovunque si trovino, le loro tradizioni, l’atteggiamento delle mamme che si schierano contro la suora, rea di essere religiosa ma a cui non viene riconosciuta la preparazione per insegnare la sua materia, allora siamo di fronte ad una vera e propria cristianofobia. Nell’articolo, Farina prosegue, con quel pizzico di ironia per sdrammatizzare:

Si chiama cristianofobia questa malattia europea, si è espressa nella sentenza contro i crocifissi sulle pareti delle scuole, e in Italia ha questi epigoni. Il risultato? È molto più difficile trovare comprensione se sei una suora che se sei un imam. O un propagandista dello yoga . Fare il presepio è intolleranza, invece introdurre, ad esempio, il buddismo è ritenuto molto laico, in perfetta armonia con la laicità della scuola. La preside Filippini, che è donna di buon senso, dichiara: «L’insegnante che c’era prima della suora impartiva ai bambini dei corsi di benessere yoga: li faceva sdraiare in cerchio, disegnava dei mandala e recitavano insieme dei mantra… ». Om, Om, Om. Quello andava benissimo alla signora dell’Alitalia. Invece nominare Gesù a Natale è un delitto.

Bene, non resta che chiederci: fare gli auguri di Natale, quest’anno, è proibito? Anche se fosse, a me piace trasgredire!

2 dicembre 2009

LITE SGARBI – MUSSOLINI A “POMERIGGIO5”

Posted in attualità, televisione tagged , , , , , , , a 6:23 pm di marisamoles

Vista l’impennata del numero di visite sul mio post “Alessandra Mussolini osé: il ‘Giornale’ parla di ricatto“, da parte di utenti che cercano notizie sull’ultimo scontro Sgarbi – Mussolini a “Pomeriggio5”, invito i miei lettori (anche quelli capitati qui per sbaglio!) a leggere l’ottimo resoconto che ne fa TVBlog.
In merito all’editoriale di Vittorio Sgarbi sulla Mussolini, pubblicato oggi dal quotidiano Il Giornale, avviso che il testo non è ancora disponibile on-line.

Spero di aver fatto un servizio utile e ringrazio quanti mi hanno letto, invitandoli a tornare sul mio blog. 🙂

AGGIORNAMENTO del 3 DICEMBRE 2009

Per leggere l’articolo di Sgarbi, pubblicato ieri su Il Giornale, in cui commenta la vicenda della Mussolini, CLICCA QUI

27 novembre 2009

ALESSANDRA MUSSOLINI OSÉ: IL “GIORNALE” PARLA DI RICATTO

Posted in attualità, cronaca, politica, televisione tagged , , , , , , , , , a 4:51 pm di marisamoles

E poi dicono che in Italia non c’è più libertà di stampa. Dicono che non si è più liberi di esprimere pareri senza il benestare del governo. Dicono che Berlusconi e co. fanno di tutto per imbavagliare i giornalisti e, se non ci riescono, partono querele su querele. Dicono.

A me sembra che tutto questo sia irreale. I giornalisti parlano anche troppo, il più delle volte senza pensare alle conseguenze che ciò che affermano può avere sulle persone interessate, specie a livello psicologico. Per amor di cronaca, per amor di verità dicono di tutto ma farebbero meglio a tacere, qualche volta.
Questa mattina guardando la rassegna stampa di Canale 5, mentre sorseggiavo il mio caffè in attesa di iniziare la giornata, sono rimasta interdetta alla notizia di prima pagina de Il Giornale: sulla gigantografia di Alessandra Mussolini campeggiava il titolo a caratteri cubitali: RICATTO HARD ALLA MUSSOLINI. Non sapevo, però, che altrettanto interdetta, forse alla medesima ora, era rimasta anche la diretta interessata che, probabilmente, stava facendo colazione come me.

In breve, la vicenda sarebbe questa: al noto quotidiano sarebbe stato offerto un video che ritrarrebbe, in atteggiamenti inequivocabili, o come si legge sul quotidiano “di sesso esplicito”, la presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia in compagnia di Roberto Fiore leader di Forza Nuova. Le immagini sarebbero state riprese da una telecamera di sorveglianza all’interno della sede romana di Forza Nuova. Sembra che già ieri le voci di un ricatto ai danni della Mussolini girassero a Montecitorio.
L’esistenza di quest’atto ricattatorio in fieri sarebbe stata diffusa da un sito di “controinformazione”, Indymedia, che chiama in causa Il Giornale affermando che dalla testata sarebbe già stato acquistato il video bollente. A tale illazione ha fatto seguito l’articolo pubblicato dal quotidiano in prima pagina sul numero odierno.

Da parte sua, Alessandra Mussolini, rintracciata al telefono dalla trasmissione di Rai2 “Il fatto del giorno”, alla richiesta della conduttrice Monica Setta di esprimere il parere sulla vicenda che la riguarda, ha ostentato un atteggiamento incredulo e meravigliato. Dopo aver spiegato che nulla a lei era noto prima di stamattina, quando dalla rassegna stampa televisiva ha appreso questa notizia, ha dichiarato di essere rimasta sconcertata tanto da averne discusso con il marito che ha sollecitato ad uscire per acquistare il giornale. Ovviamente ha affermato con tono deciso la falsità della notizia, relativamente all’incontro hard con il Fiore che pur conosce bene, ma ha aggiunto che in un periodo in cui su e-bay sono messi in vendita pezzetti di cervello del nonno o arriva la denuncia di Gino Paoli che pare non aver gradito le sue affermazioni sulla canzone Il Pettirosso (secondo la Mussolini tratta di pedofilia), non c’è più nulla di cui si possa stupire. D’altra parte ci sono ancora giornali che pubblicano sue vecchie foto un po’ osé, risalenti ai tempi in cui, a vent’anni, aveva tentato di sfondare nel mondo del cinema e della tv … Alla fine, dice la Mussolini, non merita nemmeno incazzarsi; meglio prenderla con filosofia e farsi una sana risata.

Mi piace, particolarmente, il preambolo che ha ideato il giornalista Gianni Pennacchi all’articolo sulla Mussolini. Infatti si legge questo esordio: Vedi che ad innescare il ventilatore, gli schizzi giungono dappertutto e senza fine? Andrebbe ricordato a quanti hanno acceso il caso Noemi e poi il rosario (laico e progressista, s’intende) delle escort e dei festini. Quando si stappa l’ampolla dei veleni si spalancano voragini di miasmi, il vaso di Pandora diventa un soprammobile inoffensivo, e la politica più che imbarbarirsi si fa nauseante. Vi sembrava che col caso Marrazzo si fosse toccato il fondo di questa malapolitica fatta di ricatti, misteri, vergogna e violenza all’anima delle persone? Che le faide a colpi di rivelazioni intime fossero giunte finalmente al termine? Niente da fare, ora il ricatto hard tenta di colpire a destra e getta fango su Alessandra Mussolini.
Certo, in tutto questo fango non poteva mancare la Mussolini; ma qualche schizzo è arrivato pure a Il Giornale e per questo, afferma Pennacchi, “siamo costretti a parlarne”. Io, però, mi chiedo: costretti da chi? Dai lettori? No di certo. E anche se dicono di avere una reputazione da difendere, era necessario sbattere in prima pagina la malcapitata di turno? Specialmente senza averle anticipato nulla. Tant’è che la stessa Mussolini si è detta stupita non dal contenuto dell’articolo, quanto dal fatto che fosse pubblicato proprio da quel giornale “amico”, non dalla stampa d’opposizione.

Insomma a me pare che Il Giornale abbia contribuito ad innalzare il livello di fango che ormai sommerge i quotidiani nazionali. Un pietoso silenzio su questa altrettanto pietosa notizia forse sarebbe stato un atto distintivo. Peccato che il quotidiano in questione abbia perso l’occasione per non mischiarsi alla melma nazionale. Per cosa, poi? Per vendere qualche copia di più? Alla fine bisogna battere la concorrenza, costi quel che costi.

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO DEL CORRIERE TV

AGGIORNAMENTO DEL POST, 1 DICEMBRE 2009

Nuovi risvolti nella vicenda Mussolini –Fiore. Pare, infatti, che il video hard incriminato, oggetto del ricatto, sia stato ripreso con un telefonino e non dalle telecamere di sorveglianza. Se ciò fosse vero, dovremmo pensare che qualcuno si sia intrufolato nella sede di Forza Nuova, in un luogo appartato, presumibilmente, e abbia ripreso da vicino i due in atteggiamenti inequivocabili. A me, sinceramente, pare una stupidaggine.
In effetti, Alessandra Mussolini è convinta che il video non esista proprio –solo lei può sapere se è possibile che qualcuno l’abbia ripresa! – e che sia tutta una montatura costruita per perseguitare lei e il suo collega. Anche Fiore, in effetti, dichiara che da un bel po’ il clima è avvelenato attorno a sé e alla Mussolini.

Quanto al ricatto, quello c’è stato, secondo gli inquirenti. Attualmente le indagini si sono indirizzate verso un “vecchio amico” di Fabrizio Corona, tal Andrea Cacciotti, sedicente produttore cinematografico con precedenti per truffa. Corona, però, dice di non conoscerlo; peccato che questo tale in primavera avesse annunciato la candidatura di Corona alle europee, poi smentita dal paparazzo attuale compagno di Belen Rodgriguez. Comunque sia, la Procura sta indagando e sia Mussolini che Fiore hanno annunciato una denuncia per diffamazione.

Ieri pomeriggio a La vita in diretta, su Rai1, c’è stato un incontro- scontro tra l’onorevole e il giornalista Pennacchi, “reo” di aver diffuso in prima pagina de Il Giornale la notizia la cui fondatezza è ancora tutta da verificare. In particolare la Mussolini ha ripetuto di essere sconcertata specie per il fatto di non essere stata avvertita dell’uscita dell’articolo. La redazione, però, nega: l’avrebbe cercata e lei si sarebbe rifiutata di commentare il fatto. Ora, tuttavia, la parlamentare chiede a Feltri, direttore del Il Giornale, di consegnarle la differenza dell’incasso dovuta alla maggior vendita del quotidiano, vista la notizia in prima pagina, perché sia devoluta in beneficenza. Beh, almeno qualcosa di utile, fra tanta spazzatura.

[Leggi l’articolo completo qui ]

4 novembre 2009

A PROPOSITO DI CROCIFISSI … E MADONNE

Posted in attualità, religione, scuola, società tagged , , , , , , , , , a 9:55 pm di marisamoles

edicola madonna
Ho letto su Il Giornale, un’interessante riflessione dell’antropologa Ida Magli dal titolo L’inutile Europa ci toglie pure il crocifisso. Rimando alla lettura del pezzo attraverso il LINK e mi limito a trascriverne un brano che, a parer mio, è molto significativo e non ha bisogno di essere commentato.

I politici che hanno progettato l’Unione europea hanno affermato che ci univamo perché eravamo uguali; ma nelle religioni non si è, non si può essere uguali, perché appunto, come le lingue, esse si differenziano in funzione della diversità dei popoli. Adesso, dunque, è giunto per l’Ue il momento più difficile: vivere l’unione senza isterilirci, senza morire. Questo significa per prima cosa salvaguardare i segni visibili dell’appartenenza religiosa. In Italia l’architettura, le rappresentazioni pittoriche, i crocifissi, le innumerevoli Madonne, fanno parte della storia, dell’arte, delle tradizioni di un paese che si è talmente alimentato, lungo lo scorrere dei secoli, della bellezza del Vangelo che sarebbe impossibile immaginare un S. Francesco senza il dolce paesaggio dell’Umbria, un S. Benedetto senza l’ordinata gravità del lavoro romano, un Raffaello senza l’innamorata contemplazione della Vergine Maria. Oggi si vogliono togliere i crocifissi dalle aule nelle scuole pubbliche; per proteggere, come si afferma, la libertà degli studenti. Ma anche le migliaia di edicole della Madonna, che proteggono i viandanti agli incroci delle strade, sono «pubbliche»; presto qualcuno, giustamente, vorrà che vengano eliminate. Guardiamo bene in faccia il prossimo futuro: se nell’Ue per essere liberi bisogna che in pubblico vengano cancellati tutti i segni che indicano un’appartenenza, questo significa che nessun popolo sarà più un popolo, salvo che si ritenga che possa farci sentire «Popolo» l’esposizione nelle scuole e agli angoli delle strade della faccia di Barroso. Il «privato» non crea un popolo, ed è questo che succederà: tutte le differenze saranno costrette a vivere, o a sopravvivere, nell’ambito del privato e l’Europa sarà debolissima perché saranno a poco a poco cancellati, anche nella memoria, i tratti distintivi che legano fra loro i popoli che la compongono.

26 ottobre 2009

CASO MARRAZZO: BERLUSCONI SAPEVA MA HA TACIUTO

Posted in attualità, cronaca, politica, Silvio Berlusconi, televisione tagged , , , , , , , , , , , a 4:49 pm di marisamoles

marrazzoSul caso Marrazzo le notizie si sono susseguite ad un ritmo frenetico in questi giorni. Dal 21 ottobre, giorno in cui è scoppiato lo scandalo che riguarda l’ormai ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, abbiamo assistito a smentite, conferme, fermezza nel voler rimanere al comando della Regione con Roma capitale, ripensamenti, autosospensione, lacrime e disperazione per quella che è una vicenda privata ma che tale non è potuta rimanere.

Le polemiche politiche non mancano: Marrazzo si deve dimettere, l’autosospensione è illegittima, grida la maggioranza al governo. Dalla parte opposta, al di là dell’umana comprensione, il giudizio rimane severo. Marrazzo ha sbagliato ma deve rimanere al suo posto. La questione è privata e, anche se la vicenda giudiziaria ha varcato le mura del Palazzo di Giustizia per essere data in pasto ai giornalisti, l’autosospensione è la cosa giusta da farsi. Così si arriva a dicembre e si evitano le elezioni anticipate. Ma se al posto di Marrazzo ci fosse stato Berlusconi?

Ieri, Maurizio Gasparri, presidente dei Senatori del Pdl, ha lanciato un monito: l’autosospensione presuppone l’esistenza di gravi impedimenti all’espletamento delle funzioni del governatore, come ad esempio i motivi di salute, ma se Marrazzo presenterà il certificato medico, seguirà una denuncia alla magistratura.
Io non so come si senta Marrazzo ora, ma posso immaginarlo. La moglie, la giornalista di Rai 3 Roberta Sardoz, ha avuto l’ingrato compito di occuparsi della rassegna stampa la notte stessa in cui la notizia del video in cui Marrazzo è in compagnia di un trans, del ricatto operato da quattro carabinieri e dell’indagine avviata dal Gip di Roma ha occupato di prepotenza le prime pagine di tutti i quotidiani. Da quella sera, la signora Marrazzo pare non abbia fatto ritorno a casa, nonostante le parole pronunciate ai microfoni della stampa televisiva dal marito: l’attenzione primaria in quel momento doveva essere rivolta alla sua famiglia, la cosa per lui più cara al mondo.

Man mano che i giorni passavano, la vicenda assumeva contorni sempre più chiari e allo stesso tempo più tragici. Due giorni fa, Marrazzo ha rilasciato un’intervista a Repubblica; le parole d’esordio tradiscono lo stato d’animo di un uomo distrutto: ho sbagliato. In questa storia ne esco a pezzi, maciullato, messo alla gogna, per colpa di chi si è infilato nella mia vita privata in una mattina di luglio. Un incubo, lo ricordo come un incubo.
Anche se a Gasparri sembrerà un falso, il certificato medico che dovrebbe giustificare l’autosospensione di Marrazzo sta per arrivare. Questa mattina, infatti, l’ex giornalista Rai si è sottoposto ad una visita di controllo al Policlinico Gemelli di Roma. Il referto medico parla di un accertato stato di stress psicofisico. Credo che umanamente sia il minimo che potesse accadergli. Per ora non sembrano avviate le azioni legali già minacciate da Gasparri. Le dichiarazioni del Pdl, come riporta Il Giornale, sono tuttavia esplicite: I gruppi parlamentari del Popolo della Libertà non hanno chiesto le dimissioni del presidente della giunta regionale del Lazio. Abbiamo sempre sostenuto che egli, se ritiene che ne sussistano le condizioni, può e deve andare avanti nel suo mandato. Se invece non ritiene che tali condizioni vi siano, deve dimettersi e consentire lo svolgimento delle elezioni il prima possibile. Non esistono terze vie, né si può ricorrere all’articolo 45 comma 2 dello Statuto della Regione Lazio, che in tal caso verrebbe attivato al solo scopo di rinviare la data delle elezioni, paventando impedimenti temporanei che qualcuno (un medico?) dovrebbe certificare anche in contrasto con l’evidenza dei fatti. Se si perseverasse su questa strada saremmo di fronte a un evidente abuso che non necessita di raffinati giuristi per essere ravvisato e denunciato come tale.

Autosospensione o dimissioni: questo non è il problema. Il problema, quello vero, è che ancora una volta il gossip pronto a massacrare un uomo politico, per di più una persona che, grazie alla sua conduzione della popolare trasmissione “Mi manda Rai3”, è sempre stata considerata integerrima, una sorta di paladino della giustizia. E ora il suo nome è infangato per colpa di ciò che egli stesso definisce una debolezza, ma allo stesso tempo un fatto privato. E tale avrebbe dovuto rimanere.

A me, sinceramente, viene da chiedere: un uomo politico dev’essere giudicato per come svolge il proprio lavoro o sulla base di “vizietti privati” che tutti sono pronti a condannare in nome di quelle “pubbliche virtù” attualmente assai scarse? Le vicende che hanno interessato mesi fa il premier Silvio Berlusconi hanno fatto gridare allo scandalo e hanno creato, se così si può dire, uno scomodo precedente. Allora il premier aveva accusato la stampa di sinistra di diffondere delle notizie private nel tentativo di danneggiarlo politicamente. Ma il maggior danno, a parer mio, Berlusconi l’ha avuto in famiglia, visto che Veronica Lario ha chiesto il divorzio. E anche in quel contesto tutti, da parte dell’opposizione, si sono sentiti autorizzati a dire la propria, anche a giudicare il premier nella veste di marito e di padre di famiglia.
Manco a dirlo, anche nella circostanza che ha visto Marrazzo colpito nel privato, qualcuno ha insinuato un complotto della destra; uno dei carabinieri interrogati, che oltretutto avrebbe dichiarato di non essere sicuro che l’uomo ripreso nel video scandalo fosse Marrazzo, ha parlato di una trama ordita molto in alto. Ok, i sospetti possono essere anche legittimi, per carità. Quello che non approvo è il fatto che molti di quelli che scrivono sul web si stanno chiedendo come mai Marrazzo abbia lasciato l’incarico e il premier sia ancora al suo posto. Beh, forse le vicende che hanno coinvolto i due personaggi sono un po’ diverse e poi, come hanno dichiarato Gasparri e Quagliarella nella nota congiunta sopra riportata, Marrazzo ha preso autonomamente la sua decisione sentendosi lui stesso inadeguato a rivestire quel ruolo con tutti gli occhi puntati addosso. Se Berlusconi è rimasto impassibile di fronte alle vicende, vere o presunte, che l’hanno coinvolto, deve essere sottoposto al giudizio popolare per questo?

Ma nella triste vicenda di Piero Marrazzo una parte ce l’ha anche il premier. Ai primi di ottobre, infatti, il direttore Alfonso Signorini informa la Presidente Marina Berlusconi e l’Amministratore Delegato della Mondadori Maurizio Costa dell’offerta di un video che riguarda Piero Marrazzo, il cui contenuto ormai è arcinoto. L’offerta viene rifiutata e Marina avvisa il padre. Lo stesso Berlusconi, dopo aver visionato il video e averne colto la scabrosità del contenuto, contatta personalmente Marrazzo. Lo mette in guardia, assicurandogli che il video rimarrà in Mondadori e che non vi è alcuna intenzione di rendere pubbliche quelle immagini. Non solo, il premier fornisce all’ex governatore del Lazio i dati dell’agenzia fotografica in modo che l’interessato valuti la possibilità di accordarsi direttamente con l’agenzia, bloccandone l’eventuale diffusione. Cosa, tra l’altro, improbabile visto che anche altri direttori, come lo stesso Belpietro di Libero, avevano giudicato quelle immagini “non pubblicabili”.

Insomma, Berlusconi avrebbe potuto mettere in atto la sua vendetta ma non l’ha fatto. Probabilmente perché se i suoi giornali avessero dato notizia del video e pubblicato le immagini, avrebbe avuto la disapprovazione di tutta l’opinione pubblica, da destra o da sinistra o dal centro, senza distinzione alcuna. A me, tuttavia, piace pensare al gesto di un gentiluomo, di una persona che sa cosa significhi essere colpiti nella vita privata, con accuse montate ad arte o vere che siano, quando la veste pubblica poi viene giudicata sulla base di ciò che fa l’uomo, e umanamente può anche sbagliare, e non il personaggio pubblico. Di errori se ne fanno tanti e anche chi giudica quelli degli altri è ben consapevole dei propri. Perché mai si deve fare un processo ad un uomo politico a causa di vicende private? Solo perché si parte dal presupposto che chi sta al “comando” non può sbagliare? In casi come questi bisognerebbe ricordare le parole che Gesù pronunciò in difesa dell’adultera che stava per essere lapidata: Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

Nessuno è perfetto ma quando si tratta di personaggi pubblici tutti vorrebbero che almeno loro lo fossero.

[altra fonte, oltre a quelle linkate: Il Corriere]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 27 OTTOBRE 2009: MARRAZZO ANNUNCIA LE DIMISSIONI

Riporto la nota dell’agenzia ANSA:

(ANSA) – ROMA, 27 OTT – Si dimettera’ oggi. Piero Marrazzo vuole accelerare la sua uscita dalla Regione Lazio. Non vuole piu’ sostenere il peso della situazione.’Basta, voglio chiudere, non avere piu’ nessun contatto con la mia vita politica’ avrebbe detto Marrazzo ai suoi collaboratori annunciando la decisione di dimettersi. Dalle dimissioni al voto passeranno 135 giorni, 90 per i decreti di indizione dei comizi elettorali e 45 per indire i comizi. Dunque se Marrazzo si dimettera’ oggi si votera’ il 9 marzo.
27 Ott 16:27

Con queste parole Piero Marrazzo giustifica la sua decisione:

Le mie condizioni personali di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione. Comunico con la presente le mie dimissioni definitive e irrevocabili dalla carica di presidente. A tutti coloro che mi hanno sostenuto e a quanti mi hanno lealmente avversato voglio dire che, finché mi è stato possibile, ho operato per il bene della comunità del Lazio. Mi auguro che al di là dei miei errori personali questo mi venga riconosciuto.
[fonte: Il Corriere ]

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