24 agosto 2012

ROMENO NECESSITA DI UN TRAPIANTO DI CUORE: PADOVA LO RESPINGE, UDINE LO SALVA

Posted in cronaca, Friuli Venzia-Giulia, salute tagged , , , , , , , , , , , , , , a 12:32 pm di marisamoles

Faccio una premessa: ho letto la notizia su Il Corriere e, spinta dall’incredulità, ho consultato altre fonti tra cui Il Messaggero Veneto, Il Gazzettino e net1news. Siccome do per scontato che le notizie che i quotidiani, o altri mezzi di informazione, diffondono siano vere, nonostante abbia riscontrato alcune difformità, la mia riflessione si basa su ciò che ho letto considerandolo degno di fiducia.

Dunque, il fatto riguarda un trapianto di cuore. Un marinaio romeno di 53 anni, che lavora per un armatore italiano, ha avuto un infarto, definito “devastante” dai bollettini medici. Si rende, quindi, necessario un trapianto. L’uomo è degente all’ospedale di Mestre e deve essere trasferito al centro trapianti di Padova, dove, però, l’intervento viene negato. Perché? Semplice: il cittadino romeno non ha diritto ad un cuore italiano, deve essere trasferito nel suo Paese d’origine e lì operato. Come dire: moglie e cuore dei paesi tuoi.

Naturalmente la questione è molto più complessa. Da Padova fanno sapere che la decisione di non intervenire è stata dettata dalla prassi che, secondo le indicazioni del “Nord Italia Transplant“, organismo nato nel 1976 che lavora in un territorio che comprende diciannove milioni di abitanti, i cuori italiani vanno ai pazienti italiani e non agli stranieri. Così viene giustificata tale “prassi”: «Data la tragica scarsità di organi, quando un ammalato, che non è nelle nostre liste d’attesa nazionali, può essere trasportato nel suo Paese di provenienza, perché anche lì esiste un centro trapianti, lo si deve fare. E in questo caso era possibile farlo». Così si esprime il direttore sanitario dell’ospedale di Padova, Giampietro Rupolo, chiarendo che la decisione è stata presa di comune accordo con la ASL di Mestre. Naturalmente da Mestre negano il fatto.

A parte il quadro clinico del paziente che appare confuso, stando alle dichiarazioni contraddittorie dei due ospedali veneti, la Prefettura di Mestre nega l’utilizzo di un aereo per il trasferimento del rumeno in Romania dal momento che era possibile operarlo in Italia . Allora è lecito chiedersi: ma il paziente poteva essere trasferito o no? Se i bollettini parlano di un “quadro devastante” pare di no. Nel frattempo il romeno rimane in balia dei medici che si rimpallano le responsabilità e la corretta interpretazione della “prassi” sottoscritta da “Nord Italia Transplant”.

In breve: l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine accoglie l’Sos dell’ospedale dell’Angelo di Mestre dove l’uomo è ricoverato dall’8 agosto, dichiarandosi disponibile a operare. E così martedì l’equipe di Cardiochirurgia diretta dal professor Ugolino Livi, effettua, con successo, l’intervento. Spiega il primario di cardiochirurgia di Udine: «A parte la polemica con Padova devo dire invece che a Mestre il caso è stato ottimamente gestito, nella fase di emergenza, e affrontato poi nella maniera giusta. Noi abbiamo operato al meglio grazie all’assistenza che l’uomo ha ricevuto proprio all’ospedale dell’Angelo.»

Insomma un elogio allo stesso ospedale che, però, aveva rifiutato il trapianto di un cuore italiano ad un romeno. Ma c’è un altro punto su cui rimango perplessa: stando alle parole di Livi, l’uomo si trovava in una situazione di emergenza tale da dover essere operato nel più breve tempo possibile in Italia perché non era trasportabile nel suo Paese. Allora per quale motivo Padova si è rifiutata di operare? Neppure il Santo ha potuto fare un miracolo e infondere un po’ di saggezza nei medici dell’Angelo. Come dire: non c’è né Dio né Santi che tengano.

Ovviamente della vicenda si stanno occupando non solo i media, nazionali e locali, ma anche i politici. L’accusa più gettonata è quella di “razzismo sanitario“. La direzione sanitaria dell’ospedale di Udine commenta il fatto con parole appropriate: «la “Nord Italia Transplant” ha come priorità la salute delle persone, non la loro provenienza e la loro cultura.»

L’ho scritto proprio recentemente in un altro post: i friulani hanno un cuore grande così. Anche quando c’è la necessità di trapiantarne uno.

[foto ANSA]

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9 ottobre 2010

PADOVA: DOCENTE ESASPERATO DÀ UN MORSO SUL COLLO ALL’ALLIEVO DISUBBIDIENTE. DENUNCIATO DAI GENITORI

Posted in adolescenti, cronaca, famiglia, figli, Mariastella Gelmini, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , , , , , , a 2:17 pm di marisamoles

A leggere la notizia c’è da non crederci: uno studente dell’Istituto tecnico Cardano di Piove di Sacco (Padova), di fronte all’invito del prof a togliersi le cuffie dell’IPod, sarebbe rimasto indifferente, tanto da scatenare l’ira dell’insegnante. Quest’ultimo, evidentemente esasperato, avrebbe prima schiaffeggiato e poi morso sul collo l’allievo indisciplinato che sarebbe ricorso alle cure dei sanitari: venti giorni di prognosi e una bella denuncia per il docente che avrebbe abusato dei mezzi di correzione e causato lesioni al ragazzo, al culmine di una furibonda lite. Pare siano addirittura volate sedie e banchi.

Fin qui la notizia. Ora, però, vorrei riflettere sull’episodio e dimostrare che nessuno, in questa penosa vicenda, ha completamente torto e nessuno ha completamente ragione.

Iniziamo dall’allievo: se ascoltava la musica con le cuffie durante la lezione, è evidente che qualcuno glielo lascia fare. Non so che materia insegni il prof denunciato, tuttavia so che qualche collega, specie quelli che insegnano delle discipline che implicano un lavoro manuale (disegno, plastica ecc) permettono l’ascolto della musica che, in alcuni casi, favorirebbe anche la creatività.
È evidente che il ragazzo ha sbagliato, anche se, ripeto, forse qualche insegnante glielo permette altrimenti non capisco l’iniziativa e non credo sia isolata. Ha sbagliato soprattutto a non ubbidire; per prima cosa le regole si rispettano, anche quelle dettate dal singolo insegnante che deve dire ai ragazzi quello che devono e non devono fare, quello che possono fare e quello che è assolutamente vietato. Deve, inoltre, essere chiaro sulle eventuali punizioni, in modo che ogni studente sappia esattamente a cosa va incontro nel momento in cui trasgredisce. In parole povere, si chiama “patto formativo“.

Analizziamo ora l’atteggiamento dell’insegnante. Ha fatto bene a chiedere allo studente di togliersi le cuffie e a pretendere che ubbidisca immediatamente. Il mancato rispetto da parte del ragazzo nei confronti del docente porta quest’ultimo a perdere credibilità se non pretende che le regole vengano osservate. Di fronte al rifiuto dell’allievo, presumibilmente, ha perso la pazienza. Se si è arrivati ad una lite, con conseguenze simili a quelle di un alterco scoppiato in qualche saloon del far west, è evidente che ha agito d’impulso, esasperato dall’atteggiamento del ragazzo che forse non era nuovo a questo tipo di insubordinazione. Altrimenti non mi spiego come si possa arrivare a quel punto. Tuttavia, un docente è prima di tutto un esempio da seguire: cosa ha trasmesso alla sua classe, schiaffeggiando e mordendo sul collo l’allievo? Un atteggiamento lesivo, a livello fisico e psicologico, che assomiglia più ad una reazione istintiva animalesca piuttosto che umana.
Cosa avrebbe dovuto fare, quindi, il professore? Al rifiuto, sollecitare il ragazzo ad eseguire l’ordine. Poi, di fronte all’impassibilità dello studente, mettere una nota sul registro, affidare la classe alla sorveglianza del personale ausiliario e portare il reo dal Dirigente Scolastico. Quest’ultimo avrebbe redarguito il ragazzo, avvertito la famiglia e, probabilmente, riunito il Consiglio di Classe per eventuali provvedimenti disciplinari.

Veniamo ora alla reazione dei genitori. Indubbiamente hanno un figlio maleducato e ne devono essere coscienti. Chi si comporta così con degli adulti che esercitano una legittima autorità, normalmente fa di peggio entro le mura domestiche. Diciamo che la gioventù d’oggi è restia a rispettare le regole e in famiglia l’educazione è assai difficile da impartire. Tuttavia, di fronte all’episodio descritto, avrebbero dovuto prima pretendere un chiarimento e poi punire il figlio (forse l’hanno fatto, non è dato saperlo).
Da genitore, avrei accettato uno schiaffo ma il morso non l’avrei tollerato. Credo, quindi, che la denuncia l’avrei fatta, senza colpevolizzare il solo insegnante, però.

In sintesi, secondo il mio parere gli unici che hanno agito in modo legittimo sono i genitori. Per quanto possano essere indulgenti nei confronti del figlio e forse un po’ carenti dal punto di vista educativo, non hanno sbagliato ad agire per vie legali.

Infine, un docente può ben arrivare all’esasperazione, ma deve, in quanto essere razionale, agire trattenendo gli istinti.
Leggendo i commenti sul Gazzettino (il quotidiano che riporta la notizia) ho potuto constatare che la maggior parte si dimostra solidale con il docente e condanna, senza nemmeno conoscerli, i genitori definendoli incapaci di educare il figlio. C’è pure qualcuno che difende il prof adducendo come motivo di tale esasperazione la riforma Gelmini. È vero, a scuola quest’anno il clima non è dei migliori e si percepisce molto malumore. Tuttavia, considerare il ministro Mariastella Gelmini corresponsabile di quanto è accaduto nell’istituto di Piove di Sacco mi sembra quantomeno azzardato.

[l’immagine è tratta da questo sito]

19 maggio 2010

MANIFESTI GAY A UDINE: NON SI PLACANO LE POLEMICHE

Posted in attualità, Friuli Venzia-Giulia, pubblicità tagged , , , , , , , , , , a 3:59 pm di marisamoles


Dal 17 maggio scorso, giorno in cui si è celebrata la giornata mondiale contro l’omofobia, nelle strade del centro cittadino di Udine e di Pordenone sono stati affissi centinaia di manifesti con le immagini di due coppie di omosessuali, due maschi e due femmine, riprese nell’atto di baciarsi. Ne ho già parlato in questo post.
Le reazioni di protesta, soprattutto da parte del PdL e della Chiesa non si sono fatte attendere. Ma il sindaco di Udine, Furio Honsell, già rettore dell’ateneo friulano e noto al grande pubblico per le sue numerose ospitate, avvenute qualche tempo fa, nella trasmissione “Che tempo che fa”, condotta su Rai 3 da Fabio Fazio, è irremovibile. La campagna pubblicitaria, voluta e sponsorizzata a spese dell’amministrazione comunale, conferma, secondo il primo cittadino, che di questo tipo di pubblicità ce n’è davvero bisogno: l’omofobia è una realtà.

In effetti sembra che Honsell abbia ragione: non appena affissi i manifesti, nottetempo sono stati oscurati: in pratica qualcuno, probabilmente più persone e ben organizzate, visto che hanno girato tutta la città, ha nascosto i manifesti gay coprendoli con altri completamente bianchi. Non solo, in diverse parti della città sono comparsi degli adesivi con delle scritte ingiuriose contro gli omosessuali.
Da parte dell’Arcigay il commento è questo: il nostro obiettivo non è lo scontro ma generare un franco dibattito su un problema di stretta attualità qual è l’omofobia, un problema che ha sancito una giornata di carattere mondiale. Resta il fatto che questi adesivi confermano che l’omofobia è un problema reale, vero, e non un’invenzione delle nostre associazioni. E che dunque chi ha voluto dedicare il 17 maggio a questo problema lo ha fatto sicuramente a ragion veduta.

Anche il sindaco Honsell esprime il suo disappunto: È con profondo rammarico che abbiamo assistito a questa azione di inciviltà. Un’azione che condanniamo in tutti i sensi. Per quanto riguarda la copertura dei manifesti avvenuta nella notte (tra il 17 e il 18 maggio, NdR) ci attiveremo in base a quanto previsto dal regolamento comunale, che prevede il ripristino dei manifesti del committente. È chiaro comunque che sporgeremo denuncia contro ignoti e condanniamo questa azione così come tutte le espressioni di intolleranza. Come ho già avuto modo di rilevare da tutto questo emerge il fatto che di giornate contro l’omofobia c’ è davvero bisogno.

Direttamente chiamato in causa, il movimento La Destra del Friuli Venezia Giulia, attraverso il responsabile regionale Ernesto Pezzetta, ha rivendicato di aver “oscurato” a Udine i manifesti con il bacio omosessuale realizzati da Arcigay e Arcilesbica. Lo rivendico – ha dichiarato Pezzetta – assumendone la piena responsabilità. Si tratta di un’iniziativa prettamente politica, in contrapposizione alla scelta fatta dai Comuni di Udine e di Pordenone di patrocinare i manifesti.

Ma la gente comune che dice? Nelle interviste trasmesse sui vari Tg le reazioni sono state diverse: si va dall’indifferenza all’indignazione, ma da parte dei genitori si manifesta una certa preoccupazione per l’impatto che i manifesti potrebbero avere sui bambini: è difficile, infatti, spiegare loro il messaggio che si vuole trasmettere. A questo proposito, Eduard Ballaman , in veste di Tutore dei minori, definisce la campagna dell’Arcigay «aggressiva e mal congegnata». Mentre un dirigente scolastico ha protestato per l’affissione dei manifesti in prossimità dell’edifico scolastico e ne ha chiesto la rimozione.

Insomma, il problema è complesso e non saranno certo i manifesti con i baci tra gay a risolverlo. Tanto meno le polemiche che ne sono scaturite. Forse i tempi non sono ancora maturi per affrontare una tematica che pone in primo piano ancora molti pregiudizi e discriminazioni. Ma è anche vero che, nel momento stesso in cui da parte delle associazioni pro-gay si sente l’esigenza di una campagna pubblicitaria del genere, si ammette che una diversità, nel senso buono del termine, c’è: perché, infatti, non si tappezzano le strade di manifesti che ritraggono delle coppie eterosessuali o delle allegre famiglie con prole? Perché ciò che è “normale” non ha bisogno di pubblicità: ha già di suo un valore intrinseco su cui è difficile dubitare, se non altro perché fa parte della storia dell’uomo.

[fonti: Messaggero Veneto e Gazzettino; LINK per la foto]

15 maggio 2010

A UDINE OMOSEX È UN PRODOTTO TIPICO … DI CIVILTÀ

Posted in attualità, Friuli Venzia-Giulia, pubblicità tagged , , , , , , , a 10:20 pm di marisamoles

Ha suscitato polemiche a non finire l’affissione in città di manifesti che ritraggono degli omosessuali nell’atto di baciarsi. In occasione della giornata mondiale contro l’omofobia, che si celebrerà il 17 maggio, l’amministrazione comunale ha pensato di accompagnare i manifesti con una scritta che propaganda la civiltà, e quindi implicitamente la tolleranza nei confronti delle coppie omosex, come “prodotto tipico friulano” accanto ai prosciutti, al vino e ai formaggi per cui questa regione è nota.

Niente da obiettare sul fatto che la civiltà sia un dovere di tutti i cittadini; ma in questo ritengo che non debbano primeggiare per forza i friulani. Se poi vogliamo essere sinceri, chi vive in Friuli-Venezia Giulia non può ignorare che siano esistite, e purtroppo non ancora sopite, diatribe tra i friulani e i giuliani. Quindi, a parer mio, un chiaro sintomo di civiltà dovrebbe essere rinunciare alle antiche e ingiustificate rivalità tra i friulani e i triestini. E lo dico con cognizione di causa, essendo io una triestina che vive da quasi venticinque anni in Friuli e che ha visto spesso degli atteggiamenti di insofferenza e sospetto da parte degli “autoctoni” non appena dichiaravo la mia origine.

Per molti anni ho dovuto fare i conti con i pregiudizi; ho rinunciato per lungo tempo alla mia identità, cercando di mascherare la mia origine per non essere emarginata, per essere considerata per quello che sono e non per la mia provenienza. Non è stato facile perché, sembra incredibile, ma l’intolleranza nei confronti dei triestini è sempre viva, si trasmette per via ereditaria. Il popolo friulano, popolo di emigranti, che ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza dell’emarginazione, non è ancora riuscito a mandar giù il “boccone amaro”. Più volte ho cercato di capire la ragione di questo atteggiamento, senza risultato. Ovviamente non mi è capitato spesso di sentirmi a disagio rivelando la mia origine, ma so che alla classica e scherzosa domanda “Chi vuoi buttar giù dalla torre: un extracomunitario o un triestino?”, molti sceglierebbero la seconda opzione.

Ma a parte questa mia esperienza personale, gli stessi pregiudizi sono ancora nutriti nei confronti dei meridionali: un paio di mesi fa aveva fatto notizia il licenziamento di un docente napoletano nel pordenonese. Ne avevo scritto questo post e i commenti che avevo ricevuto da due friulani doc avevano un tono molto diverso da quella “civiltà prodotto tipico friulano” che ora si vuol propagandare per combattere contro l’intolleranza nei confronti degli omosessuali.

Insomma, a me pare che ci siano molti modi per dire no ai pregiudizi e all’intolleranza, anche agendo in modo meno plateale, rischiando di urtare la sensibilità di chi, pur rispettando le scelte degli altri, non ha piacere di vedersi di fronte i manifesti descritti. Ad esempio, il presidente della Provincia di Pordenone, altra città in cui è stata diffusa questa campagna, Alessandro Ciriani, ha osservato: «È un’ostentazione pubblica fuori luogo di orientamenti sessuali privati e non è neanche trasgressiva, perché, considerate le immagini con le quali i media ci bombardano ogni giorno, ormai sarebbe più trasgressivo mostrare una famiglia normale».
Da parte sua, il direttore dell’Ufficio di pastorale della famiglia della Diocesi di Udine, don Giuseppe Faccin, ha definito “indecente” il patrocinio dato dal Comune di Udine alla campagna in questione.

A questo punto mi aspetto che prima o poi per la propaganda della “civiltà prodotto tipico friulano” siano affissi dei manifesti in cui un udinese (o pordenonese) baci un triestino. Anche omosex va bene.

[fonte della notizia e foto da Il Gazzettino]

POTETE LEGGERE ALTRI COMMENTI SULL’INIZIATIVA A QUESTO LINK DEL MESSAGGERO VENETO DEL 17/05/2010

27 gennaio 2010

ERRARE HUMANUM EST … ANCHE SUGLI STEMMI DEI VIGILI DEL FUOCO

Posted in attualità, latino, lingua, Satyricon tagged , , , , , , a 3:58 pm di marisamoles

Quando si dice “deformazione professionale”: un docente di Latino e Greco al liceo classico “Tito Livio” di Padova ha trovato un errore nel motto, fresco di conio, inciso sullo stemma del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco.
Potrebbe sembrare che noi docenti cerchiamo apposta gli errori, sempre intenti a sgamare gli ignoranti. Tuttavia, questa volta si tratta di un errore madornale per chi conosce la lingua latina nelle sue regole essenziali, un errore che anche uno studentello avrebbe potuto facilmente notare. Il motto, in cui è pure evidente una figura retorica, il chiasmo, che ricondurrebbe ad una certa cura prestata da parte dell’ideatore, recita: “Flammas domamus, donamus cordem” che, anche nella traduzione “Domiamo le fiamme, doniamo il cuore”, si basa sull’assonanza dei due verbi.

Ma l’errore dov’è? Ahi ahi ahi, sta proprio in quel cordem che in latino proprio non esiste. Il sostantivo cor, cordis, infatti, è neutro, quindi l’accusativo singolare, come del resto il plurale, è identico alla forma del nominativo. Va da sé che la forma corretta è cor, non cordem.

Il professor Giuliano Pisani, accortosi dell’errore, l’ha segnalato ma non tanto per puntare il dito sull’ignoranza dell’artefice del motto, quanto per intervenire prima che si facciano i gonfaloni e quanto altro.

Mi sembra il caso di dire: sursum corda! che non significa “un sorso di corda”, naturalmente. Giusto per sdrammatizzare, il detto latino, che deriva dalla liturgia cristiana, vuol essere un incoraggiamento per chi dovrà rifare gli stemmi e “quanto altro”! Preghiamo, è il caso di dirlo, che non commettano altri errori.

[fonte: Il Gazzettino]

1 ottobre 2009

ADOTTA UN NONNO? NO, “VENDE” LA SUA NONNINA BRONTOLONA

Posted in bambini, famiglia, stampa estera tagged , , , , , a 4:31 pm di marisamoles

nonnaSembra uno scherzo e invece la notizia è vera: in Inghilterra una nipotina un po’ insofferente, stanca del continuo brontolare della nonna, si è affidata alla moderna tecnologia per … sbarazzarsene. L’intraprendente ragazzina, di soli dieci anni, ha messo in vendita la nonna su eBay. E poi non si osi dire che sul web non sia possibile vendere di tutto!

La piccola Zoe, che vive nell’Essex, ha giustificato il gesto dicendo che la nonna si lamentava troppo e questa sua particolarità è stata sottolineata anche nel testo preparato per la vendita all’asta. La dolce bimba descrive la nonnina in questo modo: non comune e seccatrice e che si lamenta in continuazione, ma anche molto coccolona e amante dell’enigmistica. Beh, almeno qualche virtù l’ha trovata nella signora Marion, sessantaduenne, amante del tè e del caffè. Il bello è che la signora ha assistito alla stesura del testo e ha obiettato che in cucina non ama il curry, come sostenuto dalla nipote, ma le piace il cibo cinese.
Il padre di Zoe, da parte sua, non ha fatto una piega e ha tenuto a precisare che la bambina ha fatto tutto da sola e che sulle osservazioni fatte riguardo la nonna era anche lui perfettamente d’accordo .

L’asta, comunque, incredibilmente è partita prima che gli amministratori di eBay si accorgessero che la merce era in realtà una nonna. Sono arrivate ben 27 offerte e la cifra più alta è stata di 2000 sterline. Ma certamente sarebbe salita se eBay non avessero rimosso l’annuncio giustificandosi con queste parole: eBay non consente la vendita di esseri umani.

Però una soddisfazione devono averla avuta tutte e due le protagoniste: la bimba per l’attenzione che ha attirato su di sé (è stata intervistata anche dal Daily Mail) e la nonnina per aver trovato degli acquirenti, nonostante quel fastidioso vizio di brontolare.

Chi ricorda la campagna di sensibilizzazione di alcuni anni fa che invitava all’adozione dei “nonni”? Altro che “adotta un nonno”, questa si voleva vendere la sua! Credo che in Inghilterra si debbano ancora sensibilizzare le nuove generazioni sul “tesoro” che rappresenta l’avere dei nonni. Se non intervengono, gli English children i nonni se li mangiano!

[FONTE: Il Gazzettino]

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