24 novembre 2011

ORTOGRAFIA E POLITICA: L’ESILARANTE REPLICA DELL’ONOREVOLE BIANCOFIORE AL GIORNALISTA STELLA

Posted in lingua, politica tagged , , , , , , a 4:28 pm di marisamoles

Non so quanti abbiano seguito, sulle pagine de Il Corriere, il match tra Gian Antonio Stella, giornalista, e Michaela Biancofiore, deputato della Repubblica. Il motivo del contendere? Gli errori, anzi, orrori ortografici che l’onorevole avrebbe commesso in uno scritto di natura non ben precisata.

Secondo il giornalista, una che scrive strafalcioni del genere dovrebbe rifare la seconda elementare. Gli errori-orrori segnalati nel pezzo sono così descritti:

Si è schiantata sugli accenti («dò», «stà», «pò»), ha detto che gli avversari la vogliono «distrutta, annientata, denigrata, scanzonata» (voce dello sconosciuto verbo michaeliano «scanzonare»), ha inventato «l’amantide religiosa». Creatura che, con l’apostrofo lì, è ignota in natura. Insomma: un disastro.

Senza contare la bizzarria con cui, in un altro testo, la Biancofiore avrebbe scritto (congiunzione copulativa negativa):

«senza sentire n’è i dirigenti del Pdl n’è verificare la sensibilità dei nostri elettori…». [LINK dell’articolo]

Be’, al di là della poco elegante presa in giro fatta da un giornalista, Stella, in nome di una categoria professionale che di errori ortografici e sintattici ne compie in abbondanza tutti i santi giorni (basta leggersi una qualsiasi testata giornalistica per trovarne almeno un paio quotidianamente), la replica, al cui sacrosanto diritto la Biancofiore si appella, pubblicata in una lettera al direttore sempre sulle pagine de Il Corriere, è a dir poco esilarante.

L’onorevole, mortificata a buon diritto per la costante persecuzione che sostiene di subire dal 2003 da parte del giornalista Gian Antonio Stella, con un livore giustificabile solamente con motivazioni personali, che peraltro l’onorevole dice di ignorare, in tal modo – e in nome della madre, ex insegnante, che ha seguito il suo percorso scolastico nonché in memoria del padre e degli insegnanti (tra cui un’allieva del grande poeta Ungaretti) che hanno contribuito alla sua formazione – si giustifica per gli errori commessi:

Di tutto ciò che riporta Stella nel suo pezzo patchwork pubblicato sul Corriere di mercoledì 23 novembre, la sola questione degli accenti merita una spiegazione, per i lettori, per i miei elettori e per i miei colleghi e amici. […] Ho scritto un po’ con l’accento sulla o, è vero, non come lo vedete ora, perché chiunque usi un computer sa che si trovano le lettere già accentate e che per mettere l’accento di lato devi fare tre mosse con la mano molto poco pratiche quando si scrive in velocità. E così è valso per altri casi. Sarei stata ignorante se avessi scritto «un apostrofo po’» non come era evidente a chiunque non fosse animato da pregiudizi faziosi, l’aver messo accenti certamente fuori posto ma dettati dalla comodità delle nuove tecnologie. Chiunque possieda un iPad può provare in questo istante a scrivere «ne» con l’accento e si troverà un «ne apostrofato». Il resto sono refusi di stampa dovuti ai programmi dei computer che tutti coloro che li usano regolarmente sanno che correggono automaticamente gli scritti facendoti incappare in facili errori.

Segue poi un excursus sui suoi successi scolastici che risparmio ai miei lettori.
Comprendo lo stato d’animo, posso anche capire che l’essere pubblicamente accusata di scrivere peggio di una scolaretta di seconda elementare non sia esattamente un complimento e possa far inca****e chiunque, ma io mi chiedo: si rende conto, l’onorevole Biancofiore, che quello che ha scritto per giustificare i suoi errori – attribuendoli alla videoscrittura e alla fretta, come se fosse una giusificazione plausibile – non ha alcun senso? Cosa significa: per mettere l’accento di lato devi fare tre mosse con la mano molto poco pratiche quando si scrive in velocità? L’accento di lato? Che bestia è? L’accento grafico da sempre sta sopra la vocale tonica. Di lato? Semmai l’apostrofo sta di lato – espressione che, in ogni caso, aborro – e per apporlo di seguito alla vocale o di po’ basta semplicemente digitare il tasto o e poi quello dell’apostrofo, senza fare alcuna particolare acrobazia.

E come spiega l’errata grafia del ? Chiunque possieda un iPad può provare in questo istante a scrivere «ne» con l’accento e si troverà un «ne apostrofato». Io non possiedo un iPad ma sulla tastiera del pc per scrivere correttamente non devo far altro che digitare la n quindi, tenuto premuto il ditino sul tasto della maiuscola, digitare la é. Molto più complicato – e per nulla attribuibile a quel cattivaccio dell’iPad che corregge automaticamente come gli pare – è scrivere, come evidenziato da Stella, “n’è” perché implica che si debba digitare la n poi premere il tasto dell’apostrofo seguito da quello della è. In nessun caso, credo, se si digita viene fuori l’obbrobrio scritto dalla Biancofiore.

A questo punto, non mi resta che consigliare all’onorevole la lettura della Pagina “Come si scrive?” sul mio blog laprofonline. Senza offesa, naturalmente.

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21 ottobre 2011

SEI IN CONGEDO E VUOI INDOSSARE L’UNIFORME? L’ESERCITO DEVE ESSERE AVVISATO

Posted in cronaca, Milano tagged , , , , a 9:29 pm di marisamoles

Leggendo una notizia di cronaca, nonostante si tratti di un omicidio, la parte finale dell’articolo, pubblicato su Il Corriere, mi ha fatto sorridere.

Il fatto è questo: un uomo di 53 anni, Mauro Pastorello, ex ufficiale dell’esercito, ha ucciso il regista trentanovenne Mauro Curreri, mentre egli si trovava in un teatro in zona Navigli a Milano. Il movente pare sia di tipo economico: sembra, infatti, che il regista avesse il vizio di non pagare i collaboratori e per questo Striscia la notizia tempo fa gli aveva dedicato un servizio.

L’omicida si è presentato nel teatro in cui lavorava il regista, armato di pistola risalente al dopoguerra e con addosso la divisa di capitano dell’esercito. Ora, la cosa che il pover’uomo evidentemente ignorava, è che «non era autorizzato a nessun titolo» ad indossare l’uniforme che portava al momento dell’omicidio. Secondo le fonti dell’Esercito, infatti, i militari in congedo possono vestire con l’uniforme per andare a cerimonie, ma per farlo debbono prima chiedere un’autorizzazione speciale ai comandi dell’Esercito, cosa che non è stata fatta in questo caso.

Così si chiude l’articolo. Una conclusione piuttosto esilarante, a parer mio, che stride con la tragicità del fatto riportato.
Ma io mi chiedo: che cosa avrebbe dovuto fare Mauro Pastorello? Scrivere una lettera di questo tipo al comando militare: “Io sottoscritto … , capitano dell’Esercito in congedo, chiedo l’autorizzazione ad indossare la divisa perché devo uccidere un uomo in quel di Milano e lo voglio fare in uniforme“?

“ADOTTA UNA PAROLA” … PER SALVARE L’ITALIANO

Posted in lingua, televisione tagged , , , , , , a 5:49 pm di marisamoles

Interessante un’iniziativa del settimanale IoDonna e del Corriere.it: i lettori possono “adottare una parola“, scegliendola sui dizionari d’italiano Devoto Oli, Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli. Una specie di gioco on line per salvare l’italiano e, soprattutto, per rispolverare parole ormai considerate obsolete e destinate all’estinzione.

L’iniziativa è partita dalla Società Dante Alighieri, che dal 1889 si propone diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, e ha ottenuto il supporto delle due testate citate. Sul sito de Il Corriere è possibile, inoltre, giocare con delle parole difficili, poco usate al giorno d’oggi, creando dei testi che le contengano. Le migliori frasi verranno poi pubblicate ogni settimana da IoDonna.

Questa iniziativa un po’ mi ricorda la mia infanzia, quando a casa arrivava puntualmente ogni mese Selezione dal Reader’s Digest ed io mi divertivo, prima ancora di sfogliare e leggere la rivista, a mettere alla prova il mio italiano (già allora, evidentemente, la lingua italiana era scritta nel mio destino!) nella rubrica “Arricchite il vostro vocabolario”. Un giochino senza troppe pretese che si faceva semplicemente con la penna, altro che giochi on line! Venivano elencate delle parole difficili con delle definizioni diverse (una specie di test a scelte multiple, insomma) fra cui scegliere quella corretta. Veniva, inoltre, fornita una sorta di “profilo” sulla base della quantità di significati azzeccati. Se non ricordo male, me la cavavo sempre abbastanza bene anche perché, grazie alla mia maestra, avevo soprattutto imparato a riflettere sulle parole, cercando di ricondurle alla corretta etimologia.

Io non ho ancora deciso quale parola adottare (chi opera la scelta, diventa per un anno custode della parola preferita ed ottiene anche un certificato elettronico che attesta l’adozione), e voi? Se l’idea vi piace, cliccate QUI.

Se invece volete mettervi alla prova con le parole difficili e inventare una frase che ne contenga alcune, cliccate QUI.

Buon divertimento!

P.S. Invece di propinarci le trasmissioni sceme che troviamo, ahimè, su tutti i canali, la tv non potrebbe riproporre “Paroliamo“? Era così divertente …

3 ottobre 2011

IL SABATO SERA TRA CANTI E LACRIME … QUELLE DEL TELESPETTATORE

Posted in bambini, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , a 2:01 pm di marisamoles


Non ci sono più gli show di una volta. Con rammarico devo dirlo. Ormai la febbre del sabato sera non è ambientata in discoteca ma negli studi televisivi ed il termometro è quello che misura lo share.

Ancora una volta la Clerici e i suoi bimbi canterini di “Ti lascio una canzone” e la De Filippi, con le sue buste da aprire o chiudere, si contendono il titolo di regine del sabato sera. Una battaglia che sembra persa dalla Rai contro Mediaset. Tanto che ormai nemmeno la Lotteria Italia è omaggiata, come una volta, attraverso lo show del sabato sera ma è relegata tra i fornelli, inevitabilmente quelli della Clerici, all’ora di pranzo. La nuova Cenerentola della Tv di Stato.

Io, onestamente, rimpiango i tempi di Canzonissima e di Fantastico, trasmissioni di qualità che, suppongo, non costavano cifre da capogiro alla produzione. Era un piacere stare davanti alla tv il sabato sera e si attendeva con ansia l’arrivo del 6 gennaio per l’ultima puntata e l’estrazione dei premi della Lotteria che allora si chiamava di Capodanno (perché poi si chiamasse così nonostante l’estrazione fosse il giorno dell’Epifania non l’ho mai capito).

Oggigiorno le reti televisive combattono battaglie – fiction contro fiction, talk show contro talk show, varietà contro varietà – per aggiudicarsi il maggior numero di sponsor e far pagare salati gli spot pubblicitari alle aziende. Ma in questa continua lotta chi ci rimette è il telespettatore che spesso non si orienta nel palinsesto ballerino che cambia la programmazione a seconda dei dati auditel.

A me non piacciono né le trasmissioni con i bambini canterini (ne ho parlato QUI) né quelle strappalacrime alla De Filippi che con “C’è posta per te“, programma inossidabile che non sente il peso degli anni, ha il merito di non far rimpiangere i programmi della Carrà che, eccezion fatta per il revival di “A far l’amore comincia tu”, remixata dal dj Bob Sinclair, e qualche spot pubblicitario contro gli acciacchi della terza età, è praticamente sparita dal video, pubblico o privato che sia.

Per questo motivo non posso esprimere un giudizio sui programmi del sabato sera, ma trovo interessante un contributo di Aldo Grasso su Il Corriere di oggi. Ve lo riporto per intero.

L’infinita battaglia dei varietà. Infinita non solamente perché ricorrente («la sfida del sabato sera»), ma, oggi, soprattutto perché indefinitamente estesa nella durata. Siamo arrivati al terzo scontro tra «Ti lascio una canzone», lo show dei bimbi canterini di Antonella Clerici, e «C’è posta per te», consueto lacrimatorio officiato da Maria De Filippi. Siccome si sa che quest’ultima ci tiene particolarmente, diciamolo: Maria la Sanguinaria ha vinto sia l’ultima battaglia (con un buon 23,4% di share), sia la «guerra» complessiva, almeno per ora. La sfidante Antonella de’ Fornelli s’è dovuta accontentare del 19,8% di share sabato scorso. Sono entrambi buoni risultati, raccolti fra un pubblico molto femminile e molto anziano, nel caso della Clerici, o molto femminile e piuttosto trasversale, ma con una grossa sproporzione fra Nord (sotto il 20%) e Sud (sopra il 30%), per la De Filippi. Ma in realtà non è questo il punto interessante. Quel che colpisce è che, se misurati sulla sola fascia prime time Auditel, i due programmi raccolgono curiosamente lo stesso share: 19,16%. Si tratta della prima ora e mezzo scarsa di programma: nulla di significativo, si dirà, per programmi che durano più 3 ore.
Ecco il punto. Per ragioni di economia produttiva, non esistono più fasce orarie. Maria De Filippi apre buste e scioglie lacrime dalle 21.11 a mezzanotte e mezzo. Se lei ne guadagna in share (più di 4 punti), la Clerici resta poco sotto il 20% di share, nonostante l’allungamento del brodo.
Una volta i programmi si facevano con delle idee, e queste delimitavano dei tempi. Ora, un uso un po’ distorto dei dati di consumo e la necessità di tagliare i costi spingono alla dilatazione infinita.
E la qualità della tv di certo non ne guadagna.
(In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel.)

Aldo Grasso

11 settembre 2011

IL MIO 11 SETTEMBRE

Posted in attualità, storia tagged , , , , , a 6:04 pm di marisamoles

Ho notato che su diversi siti e blog si raccolgono testimonianze sul “proprio” 11 settembre. Ho pensato, quindi, di riportare qui la mia, che è molto particolare, invitando chi legge a lasciare la propria nello spazio commenti.
Grazie
.

L’11 settembre di dieci anni fa ero appena uscita dall’ospedale. Avevo subito un intervento chirurgico che mi aveva lasciato piuttosto sofferente e debilitata e che, in un certo senso, ha costituito uno spartiacque nel corso della mia vita tra il prima e il dopo quell’evento.

A quell’ora mi trovavo in cucina con mia mamma. Lei era intenta a fare i cruciverba, una delle sue passioni, ed io me ne stavo seduta sulla sedia, tranquilla, con lo sguardo fisso nel vuoto, tutta intenta a pensare alla mia sofferenza e a quando sarebbe passata. Mi avevano detto.: vedrai, non è niente, una passeggiata. Ma io stavo male, malissimo e detestavo, in cuor mio, chi aveva cercato di rassicurarmi mentendo spudoratamente. O forse, molto più semplicemente, ero io che non avevo preso con il giusto spirito quell’intervento. Oppure, cosa molto probabile, il mio stato d’animo era stato condizionato dal comportamento del tutto indifferente del chirurgo che mi aveva operata. Nonostante avessimo concordato l’operazione e io mi fossi affidata con completa fiducia alle sue mani esperte, inspiegabilmente lui, nella settimana di degenza, non si era mai fatto vedere, mai si era degnato di venirmi a chiedere come stessi.

Verso le tre del pomeriggio, se non ricordo male, venne di corsa in cucina mio figlio più piccolo (allora aveva undici anni) gridando: “Un aereo ha colpito una delle due torri gemelle a New York”. Mia madre non alzò neppure lo sguardo dalla parole crociate ed io, con voce piuttosto seccata, gli dissi “sì, sì, come no” e lo liquidai senza tanti problemi. Lui, sconsolato, tornò nel salottino dove, presumibilmente, stava guardando la tv.
Una reazione del genere ha una spiegazione. Mio figlio è un burlone, lo è sempre stato. Con i suoi “al lupo! al lupo!” ha fatto in modo che non gli si credesse mai, nemmeno in casi come questo. Certo, avrebbe dovuto avere una fantasia smisurata per inventarsi una balla come quella, ma in quel momento né io né mia mamma ci facemmo caso. Tornai, quindi, ai miei pensieri.
Poco più tardi, il piccolo ritornò, sempre di corsa, in cucina per annunciarci che anche la seconda torre era stata colpita. Da parte nostra, la stessa reazione. Il televisore che i miei guardano durante i pasti era proprio alle mie spalle. Sarebbe bastato prendere il telecomando e verificare ma l’idea non mi sfiorò neppure.

Solo quando mio figlio, che non demorde mai, si riaffacciò alla porta della cucina per aggiornarci dicendo che una delle due torri era caduta, un piccolo dubbio ci venne ma nemmeno allora accendemmo la tv. Anche perché quasi simultaneamente arrivò la telefonata di un’amica di mia mamma che le riferì quanto accaduto a New York. Solo allora accendemmo il televisore e le immagini che ci si presentarono di fronte agli occhi furono davvero allucinanti.
Ricordo che osservai le riprese della CNN in diretta quasi trattenendo il fiato. Rivendendo, poi, le riprese del primo attacco, fui stupita nell’osservare il cielo terso, quasi turchino, in cui si stagliavano i due grattacieli. E quella palla di fuoco che ruppe l’incanto di una bella giornata di sole in seguito al primo attacco. E poi ancora il fumo, grigio, denso, che iniziò ad alzarsi dalle torri in fiamme e progressivamente abbassarsi fino a coprire quasi del tutto la parte estrema della penisola di Manhattan. Ancora, il terrore che si poteva leggere negli sguardi degli astanti che avevano iniziato ad allontanarsi di corsa temendo il peggio. Fui sollevata nel vedere la gente tutta coperta di cenere, con i volti grigiastri e gli occhi quasi chiusi, che iniziava ad affluire dal World Trade Center, finalmente salva, e pensai a quante migliaia di persone erano ancora prigioniere di quei mostri semidevastati, alla disperata ricerca della salvezza. Rimasi sconcertata di fronte all’immagine di quanti, ormai intrappolati senza speranza il quell’inferno di cristallo e cemento, si gettavano dalle finestre, con la certezza di trovare la morte che non avrebbero comunque potuto evitare.
All’improvviso dal mio piccolo-grande dramma (piccolo se paragonato all’immensità di quello che si stava consumando in diretta di fronte ai miei occhi, ma grande perché la sofferenza rende egoisti e fa credere che solo quello che si prova con i propri sensi sia davvero un dramma) fui catapultata in una tragedia immane ma la sensazione fu, onestamente, quella di essere di fronte alle immagini di una fiction, di un film. Una cosa del genere non era immaginabile, era qualcosa che nemmeno il più bravo sceneggiatore di film fantascientifici avrebbe mai potuto scrivere. Mi trovavo di fronte ad una delle più orrende pagine della storia di un XXI secolo appena iniziato eppure non me ne rendevo conto del tutto.
Fu così che ritornai presto ai miei pensieri, tutta concentrata com’ero sulla mia “tragedia” personale.

Solo dopo mesi lessi La rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci e mi interessai a tutti gli altri contributi che scrittori e giornalisti di tutto il mondo avevano dedicato alla strage dell’11 settembre.
A dieci anni di distanza, posso dire che l’aver rivisto le terribili immagini di quell’attentato ha suscitato in me delle emozioni forti, molto di più rispetto a quelle che mi avevano invasa quel giorno di settembre del 2001. Un giorno che fino a quel momento avevo collegato all’anniversario di matrimonio di mio fratello e al compleanno di un’amica che ormai da molti anni non è più con noi. Ma da quell’11 settembre tutto è cambiato, anche se i ricordi personali restano. Quella data rappresenta lo spartiacque non solo nel corso della mia vita ma di quella dell’intera umanità.

Per concludere, riporto la parte finale di un articolo firmato da Claudio Magris, pubblicato su Il Corriere di oggi:

Dopo l’11 Settembre il mondo traballa ancor più di prima e traballa pure la logica che lo ha regolato; si alterano equilibri politici, si confondono i rapporti di forza, vacillano le gerarchie —giuste o inique— che dominano la nostra esistenza, diventano più incerti o scompaiono i progetti del futuro, del futuro di tutti noi. In questo senso l’11 Settembre è un giro di boa della storia, dopo il quale sappiamo ancor meno di prima cosa ci attende. Chi, morto o sopravvissuto, ha patito direttamente, sulla sua pelle, quell’11 Settembre è stato anche la cavia di un orribile esperimento di un nuovo ordine ossia disordine del mondo.

DU IU NNO PADANIA?

Posted in attualità tagged , , , , , , a 1:40 pm di marisamoles

Su segnalazione di Pino Scaccia, posto un divertentissimo video pubblicato dal Corriere on line. Si tratta di un’inchiesta, curata dal movimento giovanile del PdL guidato da Giorgia Meloni; i giovani hanno chiesto a un campione di intervistati stranieri in giro per il mondo se conoscessero o meno la Padania.

Mentre dimostrano di conoscere l’Italia, Roma, il Colosseo, Giulio Cesare, Berlusconi e la pizza, gli intervistati non sanno cosa sia la PadaniaBossi né Alberto da Giussano né la cassuela.

Be’, nessuno è perfetto. 🙂

5 settembre 2011

DIMMI QUANDO SEI NATO E TI DIRÒ CHI SEI

Posted in attualità, Uomini e donne tagged , , a 2:07 pm di marisamoles

I ricercatori dell’«Office for National Statistics» hanno analizzato i mesi di nascita delle persone che svolgono 19 professioni diverse, stilando una sorta di vademecum mese/lavoro.
La tabella sopra è stata pubblicata da Il Corriere di oggi .

Una riflessione personale: io sono nata in ottobre, mio marito a marzo: che dite, starà facendo gli scongiuri?

P.S. Lui non è né pilota né musicista …

23 luglio 2011

MINORENNI A SCUOLA: A UDINE SESSO IN AULA E VIDEO IN VENDITA SUL WEB

Posted in adolescenti, cronaca, Friuli Venzia-Giulia, scuola, web tagged , , , , , , , , a 10:47 am di marisamoles


Già in altre occasioni (LINK) ho parlato della consuetudine, ormai fin troppo diffusa, degli adolescenti italiani di filmare le ragazzine, compagne di classe, in atteggiamenti hard, spesso riprese in aula, per poi vendere i filmati sul web. Quando non sono le ragazzine stesse a scambiare video hard di cui sono protagoniste con regali costosi e ricariche telefoniche.

La notizia è di nuovo da prima pagina. Il Corriere riporta una esclusiva testimonianza, correlata da un video:

Abbiamo incontrato Andrea, 16 anni, studente di un liceo scientifico del nord Italia [nel video il giornalista parla di uno studente udinese, NdR]. Mostra alle nostre telecamere tutti i suoi video con un certo orgoglio. Ci spiega che alcuni li gira lui stesso e poi li usa come merce di scambio con i coetanei. Una volta erano le figurine Panini ora sono i video hard delle compagne di classe. In uno di questi è protagonista una ragazzina di 14 anni. In aula il prof non c’è ancora e Maria, nome di fantasia, accetta la sfida dei suoi compagni: «Facci vedere se il tuo seno è rifatto». In pochi istanti la classe la circonda, tutti con il telefonino in mano pronti a immortalare lo strip tease che la ragazza ripete due, tre , quattro volte, tra le risate compiaciute dei suoi amici. Lei stessa ride e fa saluti da vera star. Per Andrea sembra tutto normale anche quando ci mostra una ragazza che, seduta dietro al suo banco, simula – ma neanche tanto – sesso orale con il compagno di scuola. Nel video seguente si vede il prof presente in classe mentre fa lezione ma all’ultimo banco la mano di una studentessa è intenta in tutt’altra cosa che sfogliare libri.

Un altro episodio riguarda una sedicenne, Marina, che già da due anni si spoglia su skype in cambio di ricariche telefoniche. La prima volta rispose ad un annuncio su Facebook dal titolo eloquente: «Ragazze in vendita cercasi. Lavori sul web senza impegno.

Dell’esclusiva parla anche Il Quotidiano del Friuli – Venzia Giulia, nella cronaca di Udine. Nell’articolo si ricorda anche un analogo episodio accaduto, nella città friulana, nel 2005. Allora era scoppiato un vero e proprio caso, come è facile immaginare in una piccola città di provincia dove si pensa che i nostri adolescenti siano lontani da questo mondo amorale e che fatti di cronaca analoghi non ci sfiorino nemmeno.
Eppure il fenomeno è diffuso anche in Friuli – Venezia Giulia. Episodi come quelli raccontati nel servizio giornlistico devono far rilfettere. Al di là della questione etica e morale, che non può essere considerata universale in quanto ognuno è libero di credere in certi valori oppure no, il problema è che queste minorenni non pensano al futuro, non si rendono conto che questi filmati, un domani, potrebbero rivelarsi un’arma a doppio taglio: oggi permettono loro di “guadagnare”, domani teoricamente potrebbero impedire loro di trovare un lavoro “onesto” oppure un fidanzato serio.

Sempre nell’articolo riportato da Il Corriere, firmato da Antonio Crispino, il Garante della Privacy Francesco Pizzetti commenta così questo mercato del sesso on line: Questi ragazzi non conoscono i rischi rilevanti di un comportamento del genere. Devono essere consapevoli che un domani questi video potrebbero essere conosciuti dal datore di lavoro, dal padre del ragazzo con cui vorrebbero fidanzarsi o il fidanzato stesso. Dalla rete è difficile se non impossibile eliminare un documento. Ma ci sono anche problemi di carattere giuridico perché la pubblicazione sul web del video della compagna di classe può integrare reati di pornografia, di corruzione di minore eccetera dei quali si va a rispondere in Procura.

Una volta l’adolescenza era considerata l’età dell’innocenza, ora la possiamo considerare l’età della spregiudicatezza. Fino a che punto si spingeranno questi minorenni senza valori e senza coscienza?

[immagine da questo sito]

20 luglio 2011

LE GEMELLINE SIAMESI: UN CASO ETICO E UN DRAMMA UMANO

Posted in bambini, cronaca, famiglia, figli tagged , , , , , , , a 11:52 am di marisamoles


Fa discutere il caso delle gemelline siamesi venute alla luce venti giorni fa all’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna. Le bambine, unite per il torace e per l’addome, con un unico cuore e due fegati fusi, pesano complessivamente 3,5 chilogrammi e i medici, in attesa di intervenire chirurgicamente per separarle, stanno cercando di farle aumentare di peso, accrescendo le speranze di riuscire a salvare la vita ad una delle due. E già, perché su questo non si discute: nel caso in cui le si separerà, una delle due sorelline dovrà essere sacrificata.

Un caso che fa riflettere, un caso etico. Ma, secondo me, soprattutto un dramma umano perché per i genitori non è una scelta facile. D’altra parte lasciare le gemelline unite significherebbe comunque non permettere loro di vivere una vita normale, anzi, credo che le speranze di vita sarebbero ridotte al minimo. Tuttavia, anche l’intervento chirurgico è un’incognita: i casi del passato, più o meno recente, testimoniano che, nel tentativo di separare le gemelle siamesi (i casi, almeno quelli noti e pubblicizzati, riguardano per lo più femmine) pur sacrificandone una, in realtà si sono conclusi con la morte di entrambe.

Ero una bambina quando, in Italia, furono separate le gemelle Giuseppina e Santina Foglia. Erano gli anni Sessanta e l’intervento fu considerato una specie di miracolo. Ma la situazione delle gemelline Foglia era un po’ diversa dal caso di attualità: innanzitutto avevano sette anni, quando sono state separate, e poi erano unite su un fianco, con organi vitali indipendenti. Ma comunque quell’operazione chirurgica attuata con successo fu consierata un evento storico.

Tornando alle gemelline nate al Sant’Orsola, il dramma umano, che implica la decisione dei genitori di sacrificare una delle due figlie (decisone che, comunque, deve essere presa anche sentendo il parere del comitato etico del policlinico) forse poteva essere evitato. Pare, infatti, che dagli esami ecografici la situazione fosse già ben delineata nelle prime settimane di gravidanza. Allora mi chiedo: perché mai non procedere all’interruzione? E me lo chiedo con un peso sul cuore in quanto fermamente contraria all’aborto. Ma in questo caso, almeno, sarebbe stato la soluzione più indolore.

Su questa vicenda si sono espressi i medici che si occupano delle gemelline, primo fra tutti Mario Lima, direttore del dipartimento Salute della donna e del bambino al Sant’Orsola, che ha in cura le sorelline. Anche il mondo politico non tace.
Di parere contrario all’intervento di separazione il dott. Ignazio Marino, presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. «Il caso delle gemelline siamesi è estremamente complesso e naturalmente coinvolge questioni non solo di ordine medico ma di ordine di etico. Personalmente credo che non me la sentirei ad intervenire chirurgicamente, già sapendo che una bambina sarebbe sacrificata», spiega e aggiunge, riferendosi alla propria esperienza: «Questo caso è drammaticamente simile a quello che ho dovuto vivere nel 2000 quando dirigevo il centro Trapianti di Palermo e quando all’ospedale Civico nacquero due gemelline siamesi del Sudamerica con un solo cuore e un solo fegato». Allora, aggiunge il senatore del Pd, «la linea medica che passò fu di intervenire chirurgicamente per separare le gemelline e sacrificarne una per provare a salvare l’altra, ma io scelsi secondo coscienza e mi rifiutai di partecipare all’intervento». Le due sorelline non raggiunsero il terzo mese di vita.

Dal mondo cattolico si alza la voce di don Giovanni Nicolini, che ha battezzato le piccole appaena nate: «In genere in questi casi emerge fin da subito che uno dei due gemelli è più debole dell’altro. La particolarità di questo caso è che al momento le due neonate sono nella stessa situazione. Credo che dal punto di vista etico la via praticabile sia di mantenere la situazione così com’è, aspettando l’evoluzione naturale che al momento è in equilibrio. In genere la natura decide da sola».
Lasciare decidere, dunque, alla Natura che, almeno in questo caso, più che madre è matrigna. Ma don Nicolini non chiude di fronte alla possibilità di intervenire sacrificando una delle due piccole: «Si può pensare, sperare, in termini suggestivi anche per la fede, che la morte dell’una consenta la vita dell’altra. […] Non penso che ci siano passaggi incompatibili non solo con la fede ma con il senso più profondo dell’umanità. Oggi però si esige che si continui a perseverare nel tenere in vita entrambi. È delicatissimo, ma è così». Insomma, una posizione quasi più aperta rispetto a quella presa da un laico, Ignazio Marino, per di più convinto sostenitore della necessità di un Testamento Biologico, che apra alla possibilità di scegliere tra una vita-non vita e la morte, schierato dalla parte di Beppino Englaro negli ultimi giorni terreni di Eluana.

In conclusione, qualunque sia la decisione che verrà presa, il destino delle gemelline, considerata la situazione delicata e difficile, dal punto di vista medico, non solo etico, a me pare già segnato. Un dramma umano che, come ho già detto e sempre secondo il mio modestissimo parere, forse poteva essere evitato.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 30 LUGLIO 2011

Sono peggiorate le condizioni delle due gemelline, Rebecca e Lucia, ricoverate al Sant’Orsola di Bologna. L’aggravamento interessa in particolare la funzione ventilatoria. Allo stato attuale i medici escludono la possibilità di intervenire chirurgicamente per separare le sorelline.

LEGGI LA NOTIZIA dal Corriere di Bologna >>>

11 luglio 2011

KATE MIDDLETON E IL VENTO BIRICHINO CHE LE SCOPRE IL LATO B

Posted in donne, viaggi, vip tagged , , , , , , a 3:08 pm di marisamoles


La foto (cliccare sopra per ingrandirla) sta facendo il giro del mondo, accompagnata dalla didascalia: Kate come Marilyn?

Kate è la principessa Mountbatten-Windsor, nonché duchessa di Cambridge, la fresca sposa di William d’Inghilterra. Marilyn è la Monroe, interprete del film “Quando la moglie è in vacanza”, immortalata e resa immortale (scusate il bisticcio) dall’abito bianco con ampia gonna in plissé che si alza con il getto d’aria che proviene da una griglia nel marciapiede. La scena, riuscitissima, fu poi riproposta in studio e la foto rese ancor più celebre l’affascinante e sfortunata Marilyn.

Ma cos’è successo a Kate Middleton? In visita in Canada, il vento birichino le solleva l’abito giallo pallido, scoprendo le belle gambe affusolate e parte del lato B. Proprio quest’ultimo ha inevitabilmente riportato alla memoria di tutti l’ormai celebre lato B della sorella di Kate, Philippa (detta Pippa) Middleton, damigella d’onore alle nozze principesche.

La domanda è d’obbligo: quale delle due fancilulle ha il lato B migliore? Sono una donna, quindi non spetterebbe a me giudicare. Tuttavia, un’osservazione mi sento di farla: quella dieta Dukan che Kate ha seguito prima del matrimonio non le ha fatto perdere un po’ troppi chili … anche lì?

[foto da Il Corriere]

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