5 dicembre 2011

DELITTO NOVI LIGURE: ESCE DAL CARCERE ERIKA DE NARDO

Posted in cronaca, famiglia, figli tagged , , , , , , , , , a 11:46 pm di marisamoles


Avrebbe dovuto uscire oggi, Erika De Nardo. Non dal carcere, in quanto sta scontando gli ultimi mesi di pena presso la comunità Exodus di don Mazzi nel bresciano. Esce domani, non oggi, e ad attenderla ci sarà il papà, come sempre ha fatto negli ultimi dieci anni, senza abbandonarla mai. Eppure Erika, sua figlia, gli ha ucciso un figlio e la moglie. Aveva sedici anni, Erika De Nardo, e il suo complice, Omar Favaro, l’ex fidanzatino, un anno di più. Due assassini spietati che non hanno avuto alcun indugio a massacrare i due familiari di Erika, per poi inventare la rapina ad opera degli extracomunitari. Solo grazie alle intercettazioni gli inquirenti hanno potuto scoprire la verità: i due fidanzantini, in attesa di essere interrogati, nella caserma dei carabinieri di Novi Ligure, rievocarono nei loro discorsi i momenti salienti del feroce delitto. Allucinante.

Omar, condannato a 14 anni di carcere, è già libero da qualche tempo, grazie all’indulto e alla buona condotta. Erika, condannata a 16 anni di pena detentiva, ha scontato solo dieci anni tra il carcere minorile e una casa di reclusione di Brescia. Da oggi è una donna libera, con una laurea in Filosofia conseguita durante la detenzione. Che uso ne farà? La troveremo in cattedra, fra qualche anno, ad insegnare come il discusso prof Scattone?

Non è un caso che io abbia operato questo parallelo. Non è un caso, soprattutto perché di recente ho trattato l’argomento “Scattone” in due post. Difendevo il suo diritto di insegnare e non riuscivo a comprendere le rimostranze della famiglia Russo alla notizia che l’omicida della figlia, il professor Scattone, appunto, avesse ottenuto una cattedra orario nel liceo in cui aveva studiato Marta. In quei post si è parlato molto di perdono, anzi, dell’incapacità di perdonare un uomo che ha sbagliato ma che ha dimostrato di essere cambiato. Un’incapacità su cui non è possibile discutere, visto che, come ha commentato l’amica Mistral, il perdono non è un optional che si toglie e si mette quando uno ne ha la voglia o ne ha motivo.

Certo, nessuno può essere indotto da alcunché a perdonare. Ma quando penso – anzi, ho pensato in questi dieci lunghi anni – al signor De Nardo e al perdono che ha fin da subito e così generosamente concesso alla figlia, una ragazza che appena sedicenne lo ha privato degli affetti più cari, non posso fare a meno di pensare a tutte le persone che non perdonano. Perché, secondo me, chi non perdona è incapace di amare.

Domani De Nardo riabbraccerà Erika e la porterà con sé. L’ha protetta in tutti questi anni e continuerà a farlo. Forse l’accompagnerà al cimitero, a portare dei fiori sulla tomba della madre Susy e del fratellino Gianluca. Perché non è mai troppo tardi per perdonare, non è mai troppo tardi per pentirsi e non è mai troppo tardi per cambiare vita.

Per tutti, qualunque cosa faccia in futuro, Erika rimarrà sempre e solo una feroce assassina. Un padre può perdonare, la società no.

30 novembre 2011

“IL PROF SCATTONE DEVE RIMANERE”, DICONO I GENITORI DEL CAVOUR. MA GLI STUDENTI DI LOTTA STUDENTESCA LO CHIAMANO ASSASSINO

Posted in cronaca, Legge, scuola tagged , , , , , a 3:21 pm di marisamoles


Grazie alla segnalazione della signora Luisa, mamma di un’allieva del professor Giovanni Scattone al liceo Cavour di Roma, che mi ha segnalato un articolo-intervista ad una mamma che definisce il prof un insegnante modello, ritorno sull’argomento affrontato in un post precedente.

Per un uomo che, per omicidio colposo, ha scontato la pena è possibile la riabilitazione? La Legge dice di sì: lui ha i titoli per insegnare e ha il diritto di farlo anche nel liceo frequentato da Marta Russo, la vittima. Comprendo che dal punto di vista morale ciò possa essere discutibile ma il diritto spesso non si sposa con la coscienza. Per questo mi sento di non condannare la decisione del prof Scattone di accettare la nomina come supplente temporaneo di Storia e Filosofia (solo nove ore, tra l’altro) né condividerei la sua scelta di rinunciare alla supplenza solo perché qualcuno non lo vuole, per rispetto alla famiglia Russo.

Sempre grazie alla testimonianza della signora Luisa ho appreso che in verità sono gli altri genitori a volere l’allontanamento di Scattone da quella cattedra. Infatti, a nome delle famiglie degli allievi interessati, la signora Daniela Polito, dichiara che all’unanimità i genitori delle classi IV d e V E vogliono che l’insegnante resti al suo posto.

«Basta polemiche e strumentalizzazioni. Giovanni Scattone è un professore modello, chiediamo insistentemente che resti al Cavour», si legge nell’articolo dell’Ansa che la signora Luisa mi ha segnalato.
Non solo, l’assedio da parte dei giornalisti al liceo cavour è mal tollerato: «Siamo inferociti. Sotto la scuola dei nostri figli – spiega la signora Polito – continua ad essere accampato un esercito di giornalisti ma nessuno ha chiesto il nostro parere, anzi le poche dichiarazioni dei nostri rappresentanti di classe sono state travisate. Invece i nostri figli, dopo un iniziale momento di perplessità, si sono trovati con il professor Scattone veramente molto bene al punto da considerarlo uno dei migliori insegnanti del Cavour».

Se dal punto di vista umano è ben comprensibile lo sgomento della signora Aureliana Russo, mamma della povera Marta, la signora Politi è convinta che la Legge debba prevalere: «Siamo tutti rispettosi del diritto e della legge, che può essere l’unica barra da usare in queste situazioni complicate. Se il professore non ha avuto l’interdizione dai pubblici uffici e ha il diritto di insegnare, allora qualsiasi scuola va bene. Non c’è altro criterio che la legge». (LINK dell’articolo citato)

Di tutt’altro avviso gli studenti legati a Lotta Studentesca: hanno realizzato un blitz contro il liceo esponendo uno striscione che recita “Scattone assassino” e chiedendo al professore di lasciare il suo incarico nella scuola. (vedi articolo de Il Giornale)
Questo a dimostrazione del fatto che ci sono dei ragazzi che riescono ad esprimere delle opinioni con serenità di giudizio – gli allievi del professor Scattone che lo definiscono uno dei migliori docenti del Cavour – e dei loro coetanei che non sanno far altro che sbraitare per mettersi in mostra ed esibire un moralismo tanto plateale quanto ipocrita.

Non a caso anche i genitori sono divisi. Come afferma nel suo commento la signora Luisa: il disagio lo hanno solo quelli che non studiano con il professore, tutti gli altri sono molto tranquilli e quelli che si oppongono alla permanenza di Scattone nel liceo romano sono genitori di studenti di altre classi.

Ringrazio ancora la signora Luisa per la sua testimonianza. Aggiungo solo una cosa: qualche sera fa ho sentito la telefonata della moglie del professore in diretta al Tg1 e mi sono commossa. Lei è disoccupata e il marito ha una cattedra a metà e si sa quanto guadagnano gli insegnanti. Credo che un po’ di umana pietà, in questo caso, non guasti.

DA LEGGERE: Lettera aperta ai genitori di Marta Russo

27 novembre 2011

IL PROFESSOR SCATTONE SAREBBE SCOMODO OVUNQUE

Posted in cronaca, famiglia, Legge, scuola tagged , , , , , , , , a 7:48 pm di marisamoles

Il 9 maggio 1997, all’interno della Città Universitaria, veniva uccisa con un colpo di pistola la studentessa di Giurisprudenza Marta Russo. Fu un caso che catturò l’interesse dei media e di cui si parlò per anni, anche se forse non con la stessa morbosità con cui vengono seguiti oggi, sui giornali e nelle trasmissioni televisive, i casi di cronaca nera. Le indagini furono complesse e portarono, grazie anche all’ausilio di sofisticati – per quei tempi – mezzi tecnologici, prima all’individuazione del luogo da cui il proiettile impazzito era partito, poi all’identificazione dei responsabili dell’increscioso “incidente”: Giovanni Scattone fu condannato per omicidio colposo, Salvatore Ferraro per favoreggiamento.

Giovanni Scattone (classe 1968), di cui si ritorna a parlare in questi giorni sulla carta stampata e nei servizi dei tg, ai tempi dell’omicidio della studentessa ventiduenne era assistente di Filosofia del Diritto, giovane laureato dalle belle speranze. Oltre al conseguimento di un dottorato e all’esperienza di ricerca maturata alla Sapienza, ha svolto attività di studio e ricerca anche presso l’Istituto Benincasa di Napoli e la European Academy of Legal Theory di Bruxelles. Ha completato inoltre un Master in storia moderna e contemporanea ed è abilitato all’insegnamento della storia e della filosofia. È stato ricercatore universitario a contratto e dal 2005 insegna nei licei statali. Così si legge nel curriculum pubblicato sul suo sito.

Dopo aver scontato la pena detentiva di cinque anni e quattro mesi, Scattone è ritornato un uomo libero. Inoltre, la Cassazione ha cancellato l’interdizione dai pubblici uffici quindi è a tutti gli effetti un docente (abilitato) di Filosofia.

Qual è il problema? Da settembre insegna nello stesso liceo, il Cavour, frequentato da Marta Russo per tre anni. La madre della studentessa uccisa ora si dice scandalizzata. «All’inizio dell’anno la madre di una alunna del Cavour mi telefonò sconvolta – racconta Aureliana Russo – per dirmi la novità: Scattone insegnava lì. Mi disse che volevano fare qualcosa per protestare, ma poi non ho più sentito nessuno. Del resto con chi me la potrei prendere? Con l’ultima sentenza Scattone non è più interdetto dai pubblici uffici, quindi… Capisco che si debba guadagnare il pane ma dovrebbe fare un altro mestiere. Dopo un delitto così atroce, lui non può essere un educatore di giovani; proprio lui non può insegnare filosofia. In tutte le scuole dove è andato ad insegnare i genitori si sono ribellati ma non hanno potuto far niente. È la legge».

Pare che anche gli altri docenti si sentano alquanto a disagio ad averlo come collega. Ma lui, a tutti gli effetti, può insegnare. Se è vero che ha i titoli per farlo, se è vero che da anni lo fa senza il clamore di questi giorni, se è vero che la sua domanda di supplenza temporanea era in regola e che il dirigente l’ha accolta secondo la Legge, se è vero che anche lui ha diritto ad avere di che vivere (considerato anche il fatto che ai tempi fu condannato, assieme a Ferraro, a pagare un risarcimento di un milione di euro alla famiglia Russo), se è vero, a quanto dicono i suoi studenti – che ai tempi dell’omicidio non erano nemmeno nati – che è un docente bravo e preparato, perché gridare allo scandalo? Solo perché quest’anno è stato nominato in quel liceo? Per gli altri licei il professor Scattone era perfettamente adatto come educatore? Solo per quello in cui aveva studiato Marta Russo non lo è?

Anche Tecla Sannino, dirigente scolastico del Cavour ammette che Scattone, dal punto di vista legale, ha tutte le carte in regola: «Pur partecipando al dolore della famiglia di Marta Russo, e condividendo la perplessità dell’opinione pubblica, in qualità di dirigente scolastico e in qualità di rappresentante legale dell’istituto, sono tenuta a rispettare la sentenza della Cassazione e le normative vigenti che prevedono nomine di docenti supplenti secondo le graduatorie provinciali, curate dall’Ufficio ambito territoriale». Pur ammettendo che la presenza del professore crei un certo disagio.

Da parte sua il professore si dichiara pronto ad andarsene, qualora gli venga offerta un’altra opportunità: «Farei volentieri un altro lavoro – dichiara – sicuramente non insegnerò sempre al Cavour perché non ho nemmeno una cattedra ma soltanto piccole supplenze qua e là. Conosco le lingue, ho studiato anche in altri campi e non escludo di potermi trasferire all’estero. Ho pensato più di una volta di raggiungere mio fratello negli Stati Uniti, ma il momento non è dei migliori. Comunque non ho una posizione rigida: tutto quello che è possibile fare per la maggior tranquillità di tutti, lo farò. E se il Provveditorato è favorevole, sono disponibile a qualsiasi altra soluzione equivalente. Quando mi hanno dato la nomina, se avessi saputo che era il liceo di Marta Russo avrei rinunciato».

Poco credibile appare, tuttavia, che non fosse al corrente che in quel liceo avesse studiato Marta Russo. A quel tempo si parlò diffusamente di questo caso, entrando nei dettagli della vita privata di tutti i protagonisti. Diciamo che forse se n’è dimenticato. Ma il punto è che ovunque vada, è inevitabile che si porti appresso un fardello difficile da dimenticare. Ovunque vada, sarà sempre un docente scomodo.

Lui si è sempre dichiarato innocente ma è stato condannato. Anche se al processo non vennero mai fuori delle prove concrete, solo indizi. Si trattò, dissero, di un gioco, uno stupido gioco, una specie di prova di coraggio. Scattone aveva, allora, 29 anni, non era certo un ragazzino. Ma errare è umano, anche se quell’errore costò la vita ad una ragazza innocente che inconsapevolmente andò incontro ad un destino atroce. Se poi dobbiamo credere alla funzione riabilitativa e non solo punitiva del carcere, il professor Scattone ha tutto il diritto di insegnare. Certamente lui per primo ha la consapevolezza di essere oggetto di critiche, di dar adito a sospetti, a giudizi gratuiti sulla sua persona che, però, si basano su ciò che era e non su ciò che è adesso. Adesso è un docente di Filosofia al Liceo, sa fare il suo lavoro, i suoi allievi sono contenti – le famiglie no ma non è la prima volta che accade -, perché mai dovrebbe cambiare mestiere o emigrare?

[fonti: LINK 1 e LINK 2]

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