27 marzo 2015

GLI ALUNNI CRESCONO, LE PROF INVECCHIANO…

Posted in affari miei, scuola tagged , , , , , , a 9:19 pm di marisamoles

prof-cattiva
Ieri in segreteria a scuola, mentre stavo incollando i fogli del verbale nel quadernone (essì, dobbiamo ancora incollare…), sento una delle impiegate che parla ad un ragazzo. Al momento penso che sia un allievo del liceo ma poi, captando alcuni frammenti di conversazione, capisco che si tratta di un tirocinante.

Per i non addetti ai lavori chiarisco che i tirocinanti sono ragazzi laureati che devono frequentare il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) per poter aspirare a diventare insegnanti.
Lì per lì penso, senza staccare il viso dal quadernone dei verbali, che bisognerebbe fare un monumento a questi giovani armati di buona volontà. Mi sembra quasi impossibile che, dopo tutto quello che si sente dire sulla scuola e sulla professione di insegnante, ci siano ancora dei trentenni, o giù di lì, che hanno voglia di salire in cattedra.

Mentre sono immersa in questi pensieri e continuo il mio lavoro di incollatura, sento che l’impiegata, rivolta a qualcun altro – forse un collega – chiede: “Ma allora cosa gli devo dire?”. Capisco che si riferisce al giovanotto e replico, pur non essendo stata interpellata: “Che deve armarsi di tanto coraggio!”

Alzo gli occhi, lo guardo, abbozzo un sorriso e lui: “Salve prof!”. Rimango interdetta. Strabuzzo gli occhi, più che altro perché per fare il lavoro di concetto cui mi ero dedicata con grande zelo, devo usare gli occhiali da presbite (e che vi vuole, per incollare qualche pagina! direte. Ho bisogno degli occhiali, che ci devo fare?) e quando alzo lo sguardo al di sopra del fusto (quello degli occhiali, non intendo il giovanotto), vedo tutto sfuocato.

Lui allora mi spiega che era stato un mio allievo in un altro liceo, più di dieci anni fa. Al momento non me lo ricordo ma, non appena mi dice nome e cognome, ecco che il suo viso mi torna familiare. Non è cambiato molto, in fondo. Quella classe me la ricordo bene: tutte femmine, due soli maschi. “No, prof – mi corregge – eravamo in quattro…”. Ok, vuol dire che voi due eravate più simpatici degli altri due.

Alla fine, quando realizzo che lui è lì in veste di aspirante docente, che fra qualche tempo poterebbe essere un mio collega, esclamo: “Oddio, come sono vecchia …”. Lui sorride ma non ha il coraggio di smentirmi. Eh, sì che sono vecchia, accidenti. Però poi ci rifletto su e aggiungo: “Ma se non hai fatto fatica a riconoscermi significa che almeno sono invecchiata bene”. 🙂

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23 maggio 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: ARRIVA IL “BIGLIETTO SOSPESO” PER IL MUSEO

Posted in attualità, cultura, Friuli Venzia-Giulia, La buona notizia del venerdì, società tagged , , , , , , , , , a 10:26 pm di marisamoles

Tempietto_di_cividale_del_friuli
Quella del “caffè sospeso” è un’antica usanza napoletana. Da qualche tempo ha preso piede il “libro sospeso”, in molte librerie italiane (QUI si parla di una libreria della mia città). Un’iniziativa che si prefigge di invogliare alla lettura chi ancora pensa che i soldi spesi per un libro non siano spesi bene.

Ora a Cividale del Friuli è nato il “biglietto sospeso” per entrare gratis in alcuni musei. Il Museo cristiano e del tesoro del duomo della cittadina che mantiene ancora intatti numerosi reperti longobardi, ha lanciato una formula che coinvolge gli altri due poli culturali locali, il Museo archeologico nazionale e il monastero di Santa Maria in Valle.

L’iniziativa per il momento è riservata ai giovani fino ai 25 anni d’età, ma in un secondo momento, se il disegno produrrà i frutti sperati, il “raggio” si allargherà.

«La fascia – motivano i promotori del progetto – con meno risorse economiche: è giusto, anzi doveroso, stimolarla e rispettarla in qualità di… “futuro prossimo” della nostra società. Si vuole dare, in questo modo, il segnale, forte, di una città pronta a proporre alle nuove generazioni una cultura a costo zero».

Insomma, quella dei “sospesi” è una bella tradizione destinata forse ad allagarsi in futuro ad altri settori. Perché forse della tazzulella e’ cafè si può fare a meno ma della lettura, dell’arte e della cultura in generale assolutamente no. Se poi è gratis, ancora meglio e non è detto che chi ha usufruito gratuitamente di un “sospeso” non restituisca, sempre in relazione alle proprie possibilità, il favore.

(notizia dal Messaggero Veneto; nell’immagine: tempietto longobardo di Santa Maria in Valle di Cividale del Friuli]

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30 agosto 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: SCOPERTA IN AUSTRALIA UNA NUOVA LINGUA

Posted in adolescenti, La buona notizia del venerdì, lingua, stampa estera tagged , , , , , , , , , , , a 12:46 am di marisamoles

lajamanu
Questo venerdì mi dedico ad una notizia alquanto strana che riguarda la scoperta di una nuova lingua parlata in un piccolo villaggio dell’Australia.

Lajamanu, villaggio del Nord dell’Australia abitato da più o meno 700 anime, non è nuovo ai fatti di cronaca rimbalzati sui quotidiani di tutto il mondo. In qualche occasione è stata segnalata una strana pioggia di … pesci. Il singolare fenomeno si è verificato nel 1974, nel 2004 e nel 2010. Secondo i meteorologi, i pesci, piccoli pesci persici bianchi e a strisce, erano stati risucchiati verso l’alto nel corso di un temporale da mulinelli d’aria, per poi essere rigettati a terra più tardi.
Mark Kersemakers, dell’Agenzia australiana di Meteorologia, afferma: “(La tempesta) potrebbe aver trascinato in alto i pesci per più di 15 chilometri. Una volta in alto, si sono praticamente congelati. E dopo un po’ di tempo, sono stati rilasciati”. [LINK]

lajamanu people
Ma la pioggia di pesci non è l’unica curiosità che interessa questa località sperduta e sconosciuta ai più. Recentemente, infatti, un linguista americano, Carmelo O’Shannessy (dell’Università del Michigan), ha scoperto che gli abitanti più giovani di Lajamanu, che hanno un’età al di sotto dei 35 anni, hanno dato vita ad una nuova lingua. Si tratta di un idioma che nasce dalla contaminazione tra australiano, inglese e creolo, esattamente come la lingua locale, il Warlpiri.
Alla nuova lingua è stato dato il nome di Warlpiri rampaku (ovvero “veloce”) e secondo O’Shannessy può essere accostato a quegli idiomi usati dagli adolescenti in qualsiasi parte del mondo, perlopiù incomprensibili agli adulti. Con una differenza.

Si tratta, infatti, di un nuovo sistema linguistico, perché qui si incontrano gli elementi linguistici provenienti dalle lingue preesistenti ma in modo sistematico e molto tradizionale. Inoltre, i ragazzi crescendo non abbandonano l’utilizzo del Warlpiri rampaku, trasmettendolo alle generazioni future. Il fenomeno viene spiegato da O’Shannessy in questo modo: negli anni ’70 o ’80 i genitori hanno iniziato a parlare con i loro figli mescolando lingue e utilizzando questo standard per comunicare con loro in modo coerente. Per le persone bilingui è molto comune questo passaggio da una lingua all’altra nel mezzo di una conversazione. Ma quando i bambini cominciarono a parlare, l’hanno fatto seguendo lo stesso schema, e questo è diventato il modo di esprimersi dei più giovani.

Sebbene secondo lo studioso questo fenomeno non sia così raro (anche se non sempre si viene a conoscenza della nascita di nuove lingue), la curiosità della lingua nata a Lajamanu sta nel suo essere decisamente controcorrente. Prima dell’inizio della colonizzazione britannica dell’Australia nel 1788, vi erano nel paese circa 250 lingue aborigene parlate da quasi un milione di persone. Di queste sono sopravvissute solo poche decine.

Ma questo nuovo idioma sarà in grado di sopravvivere? Per Peter Bakker, professore associato di linguistica presso l’Università della Danimarca, specializzato nello sviluppo delle lingue, il futuro del Warlpiri veloce è più promettente di quello del tradizionale Warlpiri. “Quando una nuova lingua si sviluppa, di solito rimane molto stabile, per esempio, come accadde con i creoli di Papiamento nelle Antille,” ha spiegato.
Da parte sua Carmelo O’Shannessy è dell’avviso che solo il tempo dirà se il Warlpiri rampaku sopravviverà, in primo luogo perché i residenti di Lajamanu vengono spinti a smettere di usare entrambe le lingue, privilegiando la nuova varietà.

[fonti: Affaritaliani; bbc.co.uk e nytimes.com]

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24 ottobre 2012

RINCORRI I TUOI SOGNI? NON ESSERE CHOOSY!

Posted in famiglia, figli, lavoro tagged , , , , , , , , , , , , a 8:54 pm di marisamoles


Vita dura per i nostri giovani. Il mondo del lavoro è sempre meno aperto a tutti, figuriamoci nei confronti dei giovani che hanno speso anni della propria vita a studiare, si sono sacrificati, hanno rincorso i loro sogni e poi? Poi, qualcuno si permette di dire che se non accettano qualsiasi lavoro sono choosy (schizzinosi, visto che siamo in Italia è del tutto inutile fare i saputelli usando una parola inglese che è conosciuta forse dal 10% degli Italiani mentre il 100% sa che cosa significhi “schizzinoso“).

Non entro nel merito dello straparlare della signora (mi scuserà se non la chiamo ministro?) Fornero. Mi permetto, però, di osservare che i suoi figli certamente non hanno mai avuto bisogno di essere schizzinosi. Andrea fa il regista e credo che abbia proprio realizzato un sogno, visto che fare il regista non è come fare il salumiere, il commesso o l’ambulante al mercato ortofrutticolo. Uno fa il regista perché gli piace. La figlia Silvia è Professore Associato in genetica medica presso l’Università di Torino (dove, guarda caso, insegnano mamma e papà) e responsabile della ricerca alla HuGeF (Istituto di ricerca scientifica fondato dalla Compagnia di San Paolo, di cui, guarda caso, era vicepresidente la signora Elsa Fornero).

Vabbè, non tutti hanno la fortuna di realizzare i propri sogni e di godere di corsie preferenziali. Ma credo che in un momento di crisi come questo, sia difficile anche per un piccolo imprenditore sistemare un figlio. La situazione è così drammatica che non solo i giovani non riescono ad ottenere un lavoro (non dico realizzare un sogno) ma a volte i loro genitori si trovano disoccupati da un giorno all’altro o in cassa integrazione o esodati. E vi pare che di fronte alla crisi generale un giovane possa fare lo schizzinoso?

Da leggere la testimonianza di Giovanna, ventottenne laureata in Lettere, riportata dal Corriere nel blog Solferino28: uno stipendio di 600 euro al mese e un sogno realizzato a metà. Da leggere anche i commenti, soprattutto quelli di chi ritiene inutile laurearsi in Lettere, inutile rincorrere un sogno, scegliendo di studiare ciò che piace. Perché, evidentemente, si rischia di passare per choosy se non si studia ciò che conviene. E cosa potrebbe essere conveniente studiare oggigiorno? E poi, come ricorda anche Vecchioni nello spot, coperto di polemiche, sulla scuola pubblica (ma girato in una scuola privata tedesca a Milano): studio deriva da studium latino che significa anche “amore“. Aggiungerei che significa pure “impegno” e come si fa ad impegnarsi al meglio facendo ciò che non piace ma è conveniente?

13 febbraio 2012

L’ISTAT FOTOGRAFA L’ITALIA: UN PAESE DI VECCHI

Posted in bambini, donne, famiglia, figli, lavoro, terza età, Uomini e donne tagged , , , , , , , , , , , , , , , a 6:23 pm di marisamoles

Già lo sapevamo. Dov’è la novità?
Che l’Italia sia ormai un paese di vecchi non è affatto una novità.
L’Istat ce lo conferma, ancora una volta: ogni 144,5 anziani ci sono 100 giovani. Una cifra che incute non poco timore. Eh sì, perché se è vero che i bambini continuano a nascere (pochi e prevalentemente figli di immigrati: il numero medio di figli per donna si attesta a 1,41, con valori pari a 2,23 per le straniere e a 1,31 per le italiane), è anche vero che la popolazione invecchia anche per effetto della maggior longevità che si registra tra la popolazione adulta. Quindi, a meno che non ci sia un’impennata delle nascite (cosa da escludere a priori per questioni economiche: solo nel primo anno di vita un bambino costa migliaia di euro, figuriamoci mantenere un figlio fino a trent’anni, età in cui perlopiù avviene il “taglio del cordone ombelicale”), in Italia ci saranno sempre più nonni che nipoti. La prospettiva non è consolante: 256 vecchi ogni 100 giovani nel 2050.

Un altro dato che deve far riflettere, sempre reso noto dall’Istat, è quello relativo all’occupazione. Non ce lo doveva dire Mario Monti che il posto fisso è ormai è un’utopia, lo sapevamo già. Dallo studio Istat emerge che nel primo semestre 2011 sono stati attivati oltre 5,325 milioni di rapporti di lavoro dipendente o parasubordinato: il 67,7% delle assunzioni è stato formalizzato con contratti a tempo determinato, il 19% con contratti a tempo indeterminato e l’8,6% con contratti di collaborazione.

Non è dato sapere, dall’indagine pubblicata, a che livello si attesti la disoccupazione giovanile ma è risaputo che in Italia ci sono milioni di giovani che non lavorano né studiano (quella che viene chiamata la generazione né né). Senza contare che ci sono persone di cinquant’anni che si sono trovate di punto in bianco senza lavoro e, per sopravvivere, sono costrette ad accettare contratti capestro (i famigerati co co pro, senza ferie, senza malattia, senza contributi …) attraverso i quali è ben difficile arrivare all’età pensionabile, sempre più lontana.

Al di là dei dati diffusi dall’Istat, non va sottovalutato il rovescio della medaglia della superelogiata riforma pensionistica voluta dal governo tecnico capitanato dal premier Monti. Io non sono molto brava a fare i conti, ma semplicemente ragionando mi viene spontaneo concludere che: se è già difficile per i giovani trovare lavoro, la situazione non può che peggiorare con l’allungamento dell’età pensionabile perché i “lavori forzati”, cui saremo costretti noi che avremmo potuto andare in pensione fra otto anni e invece dovremo lavorare ancora 15 anni, precluderà ai giovani la possibilità di trovare un impiego in tempi ragionevoli.

E come sarà, in futuro, la vita di questi vecchi italiani? Con il calcolo della pensione sul contributivo anziché sul retributivo sicuramente misera. Quindi, non solo siamo costretti a lavorare più anni ma dovremo anche accontentarci di una mensilità che, nella maggior parte dei casi, ci permetterà di sbarcare il lunario.

Secondo il mio modesto parere, la riforma delle pensioni sarebbe stata anche accettabile se avesse interessato le nuove generazioni che, visti i tempi di crisi e le oggettive difficoltà di trovare un’occupazione, sono destinate ad attendere i trent’anni per entrare nel mondo lavorativo, anche senza garanzie per il futuro. Ma perché io, che ho iniziato a lavorare a 23 anni, devo continuare fino a 67?

Infine, tornando all’indagine pubblicata su Il Corriere, i dati che emergono relativamente al lavoro femminile sono sconfortanti: gli uomini guadagnano circa il 20% in più delle donne che, in aggiunta, sono gravate dal lavoro domestico per il 71,3%. Ma anche questa non è una novità (leggi QUI).

[immagine da questo sito]

12 luglio 2010

GIOVANI E ALCOOL: SBORNIA IN DISCOTECA, MA NON AL VOLANTE

Posted in attualità, Friuli Venzia-Giulia, legalità tagged , , , , , a 5:08 pm di marisamoles

Un’iniziativa meritevole di lode parte dalla discoteca Mr Charlie di Lignano Riviera (Udine): all’uscita delle discoteche verrà messa a disposizione dei giovani una postazione mobile dove potranno controllare il proprio livello alcolemico con etilotest professionali senza il coinvolgimento delle Forze dell’ordine. Se il livello dell’alcol sarà superiore a quello consentito dalla legge, i ragazzi potranno riposarsi nell’apposita zona di “ decantazione”, presente all’interno delle discoteche, e verrà offerto loro un caffè, dell’acqua o qualcosa da mangiare.

Il progetto “In sicurezza senza alcool”, coordinato da Renato Giampaoli, si propone lo scopo di impedire che i ragazzi si mettano alla guida in condizioni che potrebbero arrecare danno a loro stessi e agli altri. L’iniziativa, che partendo da Lignano sarà diffusa nelle altre discoteche della regione, giunge in perfetto tempismo: oggi, infatti, è stata resa nota l’intenzione di rivedere il Codice della Strada e di vietare l’assunzione di alcool, prima di mettersi al volante, ai giovani con meno di 21 anni.

L’assessore regionale Riccardo Riccardi ha espresso la sua soddisfazione per un’iniziativa che, oltre ad essere patrocinata dalla Regione Friuli – Venezia Giulia e dalla Provincia di Udine e sostenuta da diverse aziende locali, ha ottenuto il patrocinio anche del Ministero delle Politiche Giovanili retto da Giorgia Meloni.

«Siamo noi a dover far capire ai giovani – conclude Rccardi- che non siamo invincibili, che si deve avere paura poiché questo ci fa riflettere e riflettere ci fa capire cosa stiamo facendo».
Be’, speriamo lo capiscano.

[Fonte: Messaggero Veneto]

16 ottobre 2008

RAGAZZI DI OGGI, FAMIGLIE DI IERI

Posted in adolescenza, famiglia, società tagged , , , , , , a 4:04 pm di marisamoles

donne dell'ottocentoLa storia che sto per raccontare è vera, è realmente accaduta in questi giorni. Nel 2008, non nel1800. Eppure ha un sapore antico e agli occhi di chi, come noi tutti, vive nel 2008 appare incredibile, anzi assurda nella sua incredibilità.
È difficile per me raccontarla in modo obiettivo, da cronista super partes, ma ci proverò. Tuttavia, da narratore onnisciente quale sono, sarà quasi impossibile essere realmente oggettiva. Ho deciso di raccontarla affinché chi legge possa aiutarmi a capirla, questa storia. O forse sento la necessità di parlarne perché ripercorrendone le singole tappe, la vicenda poi mi apparirà più chiara.
È la storia di due ragazzi di oggi: Marta e Luca. I nomi, ovviamente, sono di fantasia
.

Marta è una ragazza come tante: ha 16 anni, è una liceale brava e studiosa, si divide fra lo studio e le amiche, la parrocchia e i centri giovanili ad essa connessi. La sua famiglia è apparentemente normale, di sani principi, molto religiosa, forse fin troppo.
Luca ha vent’anni. Non ha mai amato studiare, ha deciso di non continuare gli studi e passa da un lavoro all’altro, tutti contratti a termine, senza aver capito ancora cosa realmente vuol fare. Non ha ancora alcun progetto di vita. La sua famiglia è unita, cerca di seguirlo in questo suo cammino incerto, a volte lo sostiene altre cerca di scuoterlo. I genitori vorrebbero che dimostrasse una maggior maturità e che si scontrasse di meno con il fratello minore. Luca, come Marta, ha avuto una buona educazione, anche di tipo religioso, fatta di valori e principi irrinunciabili.
Marta e Luca s’incontrano; si conoscono da qualche mese ma solo da poco il loro legame è diventato più stretto. Forse entrambi mentono, forse c’è fra loro una vera e propria relazione e stanno insieme da molti mesi. Non si sa. Certo è che questa loro “probabile” relazione clandestina è venuta fuori nel peggiore dei modi e ha avuto l’epilogo più sbagliato.
Succede che una domenica, mentre Marta ripassa un po’ le lezioni prima di andare a Messa, riceve la telefonata di Luca: lui è sotto casa sua, le chiede di andare a bere un caffè insieme. Lei lo fa salire in casa: non è ancora pronta, si deve vestire. E poi c’è la Messa … ma un caffè con Luca val più di una Messa.
Luca sale ma non sa che i genitori di lei non ci sono. Sa, però, che lei ha il divieto tassativo di far entrare in casa i suoi amici – specie se maschi – quando a casa non c’è nessuno. Marta pensa che non importa, per una volta, e lascia Luca in salotto mentre si cambia d’abito per uscire. Questione di pochi minuti, in fondo. Cosa potrà mai succedere. Tutta presa dalla visita inaspettata, non ha forse guardato l’orologio, non si è accorta che è quasi l’ora del ritorno dei suoi dalla Messa – loro vanno in un’altra parrocchia. Ma l’imprevedibile accade. Mentre Marta si sta vestendo, sente arrivare la macchina dei suoi. Se non fosse per quella frenata col fischio, non se ne accorgerebbe. Presa dal panico raggiunge Luca in salotto e lo trascina via. Lui, anche perché la vede in quello stato, mezza vestita, in slip e con i jeans in mano, si rifiuta di seguirla. È meglio che tu finisca di vestirti, dice, e io rimango qua. Che mai potrà succedere? No, no, tu non li conosci, protesta lei. Lo trascina per una manica, lui prende la felpa che aveva buttato sullo schienale del divano, escono di casa e salgono sul pianerottolo del piano di sopra.

Il piano è perfetto: ora i genitori di Marta entrano in casa e loro sono liberi di scendere. Lei però non ha fatto i conti con l’udito superfino della madre. Questa, già entrata nell’atrio del condominio, sentendo la porta di casa chiudersi e non vedendo nessuno sulle scale, pensa ai ladri. Decide di salire un piano, silenziosa, quatta quatta. Ma non trova nessun ladro, solo la figlia in mutande, con i jeans in mano, e un ragazzo che si sta infilando la felpa. La scena sarebbe comica se non fosse così tragica. La madre urla, strattona, trascina, è una furia impazzita, quasi una baccante invasata. A casa iniziano gli insulti: lei ha trasgredito a un divieto, lui è un irresponsabile, a vent’anni avrebbe dovuto sapere come comportarsi. I due ragazzi sono sconvolti ma non intimiditi. Vogliono far valere le loro ragioni, raccontano come sono andate le cose, non vengono creduti. Anzi, la madre di Marta vuole denunciare Luca: la figlia è minorenne, avrebbe dovuto metterlo in conto. Il ragazzo, disperato, continua a dire che non è successo nulla, non è come crede lei. Ma la donna, ormai fuori di senno, vuole che lui chiami i genitori, vuole che loro sappiano che razza di figlio hanno messo al mondo. Luca si rifiuta di telefonare a casa, anzi se ne va. E pensare che la madre di Marta, recuperando forse un barlume di lucidità, lo ha anche invitato a pranzo. Ma sì, mangiamoci su, tanto quello che è stato è stato.
Di fronte al rifiuto di Luca, la madre di Marta decide di telefonare ai suoi genitori. La figlia non vuole darle il numero di telefono, poi cede, ormai esausta, incapace di ribellarsi, di reagire.

A casa di Luca sua madre ha appena preso un cachet per il mal di testa. Una domenica bestiale, davvero. Ha ricevuto un sms del figlio che non sarebbe venuto a pranzo. Ok, tutto normale. Ma mentre è sul divano in cerca di un riposo ristoratore, arriva una telefonata. Accidenti, si è dimenticata di alzare la cornetta. Pazienza. Risponde e a mala pena comprende chi dall’altro capo del filo le sta urlando qualcosa sul figlio: irresponsabile, degenere, che educazione gli avete dato …. La mamma di Luca cerca di obiettare, dice che forse è meglio vedersi di persona. Ha un gran mal di testa, ha appena preso l’analgesico, magari tra un’ora … No, no, non si può aspettare e la donna sconosciuta all’altro capo del filo le vomita addosso tutta la rabbia, il rancore, la delusione. Sua figlia, una figlia perfetta traviata da un irresponsabile; lui, un degenere che non ha saputo dare un buon consiglio alla figlia. E i valori trasmessi, la verginità, i sani principi morali … tutto inutile, tutto perduto forse per sempre. Che fallimento di madre si sente ora.
La madre di Luca ascolta, crede di aver capito, non è scandalizzata ma rimane scioccata dalla reazione inconsulta di quella donna. Capisce che è lontana anni luce dal mondo della figlia se pretende che una ragazzina di sedici anni sappia stare al suo posto, senza trasgredire mai. Gli adolescenti proprio non li conosce. Poi pensa a suo figlio, un vero imbecille, eppure tante volte gli aveva consigliato di lasciar perdere le minorenni … Poi questa ragazza chi è? Mai sentito parlare di lei, perché tanti misteri? A Luca aveva sempre detto di confidarsi. Lui è tanto immaturo. Che cosa ci si può aspettare da uno che guarda Dragon Ball in TV? Ecco, forse questo è il motivo per cui va in cerca delle ragazzine: le sue coetanee lo snobbano, quelle vanno in cerca di uomini vissuti.

Quando Luca, più tardi, le spiega come realmente sono andate le cose, la mamma sorride. Caspita, tutto qua! Chissà cosa mi credevo! Quando la mamma di Marta aveva detto di averli trovati al piano di sopra, lei credeva in camera da letto. Tutto chiaro, adesso. Certo, pensa la mamma di Luca, quella figlia dev’essere davvero terrorizzata se, piuttosto che farsi trovare in casa, ognuno in una stanza diversa, ha preferito escogitare un piano così infantile, così maldestro … E quella mamma di problemi ne deve avere parecchi se la figlia la teme così tanto. Mah, affari loro. La domenica bestiale continua tranquilla anche se il mal di testa ora è triplicato.

Da quella domenica nulla di nuovo. La mamma chiede a Luca se vede ancora Marta, lui bofonchia qualcosa, sì, no, ni … Mah? Meglio lasciar perdere, non indagare, sperando che ‘sta volta le prediche siano servite. Ma quando ci si libera di un mostro, un altro immancabilmente è in agguato. Succede due settimane dopo, di martedì. Sempre alla stessa ora, cioè quella in cui la madre di Luca cerca di riposare sul divano, arriva un’altra telefonata. Dal salotto intuisce che qualcosa non va; sente Luca rispondere in modo molto seccato: non so nulla, non so dov’è. Poco dopo, conclusa la telefonata, scaglia lontano il cordless che per fortuna atterra sul divano. Che c’è? chiede la mamma. Marta è scappata di casa, risponde secco il figlio. Oddio, come, perché … La mamma si agita ma quando sente che i genitori di lei ritengono Luca responsabile e lo vogliono denunciare – addirittura per pedofilia – rimane sconvolta. Deve fare qualcosa.
Da quel momento il pomeriggio scorre in modo alquanto concitato. Prima mamma e figlio vanno dai carabinieri: lui vuole denunciare i genitori di Marta a sua volta per calunnia, la madre vuole sapere solo se ci sono novità sulla ragazza. Dai carabinieri niente, quindi decidono di andare a casa di Marta ma non trovano né padre né madre, solo il fratello che scende – non li fa mica salire, che abbia anche lui qualche divieto? – si parla un po’, si fa una specie di ballottaggio delle responsabilità, ognuno si difende e difende le proprie ragioni, ma in modo assolutamente civile. Possibile, pensa la madre di Luca, che questo sia figlio della stessa madre? Sembra una persona tranquilla, equilibrata, quasi saggia.

Passa quasi un’ora e Luca va al lavoro. È inutile stare ad aspettare tutti e due, resta solo la madre. Quando arriva la mamma di Marta non vuole far salire l’altra madre. Poi cede, la invita su ma, appena varcata la soglia di casa, le vomita addosso i soliti insulti. Aggiunge, però, che quel ragazzo è un fallito, uno che nemmeno studia più, un cattivo esempio per la figlia … anzi, la rovina della famiglia. La madre di Luca rimane allibita. Ecco, le ha riaperto la ferita, anzi le sta rigirando la punta del pugnale dentro. Tenta di difendere suo figlio e, quando l’altra riprende a parlare dell’episodio di due domeniche prima, sbotta: in fondo sua figlia gli aperto la porta di casa, Luca che poteva fare? Ecco, ribatte l’altra, suo figlio è un santo, mia figlia è una troia. Evidentemente non voleva dire questo, la mamma di Luca, ma è inutile obiettare.
Marta ha lasciato una lettera: parla del suo errore, della volontà di espiare la colpa, dell’amore dei suoi che non avrà più, anzi forse l’avrà ancora perché i genitori non sono capaci di non amare i figli. Ma non si devono preoccupare: si trova in un posto sicuro dove sapranno aiutarla, riusciranno ad alleviarle il peso di quella colpa.
La mamma di Luca è incredula: di che colpa sta parlando? Si riferisce ancora a quella domenica? Che mai sarà successo realmente? E intanto rilegge quelle righe: in ogni parola si percepisce un grido muto di dolore. Come avranno fatto a ridurla in quello stato? E Luca, che parte ha realmente in questa vicenda?
La madre di Marta ammette di essere dura, severa, ma bisogna pur educarli questi giovani. La mamma di Luca obietta che talvolta, per il quieto vivere, bisogna scendere a compromessi. Eh già, ribatte l’altra, meglio lasciargli fare quello che vogliono! Il tono è sarcastico. Poi continua: certo se le lasciavo fare quello che voleva, a mia figlia, non scappava di casa. Beh, anche lei l’ha capito. Negare la libertà significa non fidarsi. Forse quella ragazza vuole soltanto che i suoi si fidino di lei. Forse quella che lei chiama colpa non è la sua. Forse la riconosce come tale solo assumendo il punto di vista della madre.

La sera Marta si fa viva. La vanno a prendere. L’episodio è concluso ma ha sconvolto due famiglie. Sarà stato solo un gesto dimostrativo? Una muta protesta, muta perché la voce della madre è più forte di quella della figlia e di chiunque altro. Tant’è che del padre non si sa nulla. Lei è la virago della situazione. Per lei il bianco è bianco, il nero è nero. Del grigio che riveste la vita della figlia non si preoccupa. Quel mondo senza colori di una ragazza che non può mettersi la minigonna se non di nascosto dai suoi, che non può andare in discoteca, che deve lasciare le feste alle undici e mezza, quando tutti gli altri cominciano ad arrivare, quel mondo così opaco da spegnere anche la luce dei suoi occhi, non le piace. Questa volta si è allontanata da casa, la prossima tenterà un gesto più estremo? Speriamo di no.
Luca non risponde più ai messaggi di Marta. Pare non ne voglia più sapere. O forse mente, ancora una volta. Forse è meglio per Marta che lui la lasci perdere. È meglio anche per la madre, anzi, per tutte e due.

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CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

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...di più equivale a straparlare.

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Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

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Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

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[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

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Insegnare nell'era digitale

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Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

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Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

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ACCENDI LA VITA

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