29 agosto 2016

LIBRI: “GIUDA” di AMOS OZ

Posted in libri, politica, religione, storia tagged , , , , , , , , , , , , , a 11:14 am di marisamoles

“I libri, loro non ti abbandonano mai. Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale”. (Amos Oz)

L’AUTORE
ozAmos Oz è nato a Gerusalemme il 4 maggio 1939. Oltre ad essere autore di romanzi e saggi, Oz è giornalista e docente di letteratura alla Università Ben Gurion del Negev, a Be’er Sheva. Sin dal 1967 è un autorevole sostenitore della “soluzione dei due stati” del conflitto arabo-israeliano. Nel 2008 ha ricevuto una laurea honoris causa dall’Università di Anversa. Nel 2007 ha vinto il premio “Premio Príncipe de Asturias de las Letras” e il premio Fondazione Carical Grinzane per la cultura mediterranea. Nel 2008 ha ricevuto il premio Dan David, nello stesso anno ha vinto anche il Premio Internazionale Primo Levi.

Nel suo romanzo autobiografico Una storia di amore e di tenebra, Oz ha raccontato, attraverso la storia della sua famiglia, le vicende del nascente Stato di Israele dalla fine del protettorato britannico: la guerra di indipendenza, gli attacchi terroristici dei feddayn, la vita nei kibbutz. Dopo il suicidio della madre, avvenuto quando lo scrittore aveva appena dodici anni, inizia un contrasto con il padre, un intellettuale vicino alla destra ebraica, e decide di entrare nel kibbutz Hulda, dove viene adottato dalla famiglia Huldai. Amos cambia anche il cognome originario “Klausner” in “Oz”, che in ebraico significa “forza”.

Oz, che ha studiato filosofia e letteratura ebraica all’Università Ebraica di Gerusalemme, inizia giovanissimo a scrivere. Oltre ai suoi romanzi, l’autore pubblica regolarmente saggi di politica, di letteratura e sulla pace. Scrive per il giornale laburista israeliano Davar, soppresso negli anni Novanta e di seguito inizia la collaborazione con il quotidiano Yedioth Ahronoth. Autore di pubblicazioni in inglese, ha collaborato anche con il New York Review of Books.

Numerosissimi i romanzi pubblicati da Oz, in Italia tutti per Feltrinelli. Ricordiamo: Michael mio (1968), Una pace perfetta (1982), La scatola nera (1987), Conoscere una donna (1989), Una storia di amore e di tenebra (2003), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Una pantera in cantina (2010). L’ultimo romanzo pubblicato è Altrove, forse del 2015.
Giuda è uscito nel 2014, riedito nell’Universale Economica di Feltrinelli (cui mi riferisco nelle citazioni) nel 2016. [fonte Wikipedia]

giuda oz

IL ROMANZO
La storia è ambientata in Israele tra la fine del 1959 e i primi mesi del 1960. Protagonista è Shemuel Asch, un giovane studente che vive a Gerusalemme dopo aver lasciato la casa di famiglia ad Haifa. A causa di un improvviso dissesto economico che colpisce il padre, co-proprietario di una piccola ditta che ha appena perso una causa con l’ex socio, il giovane decide di abbandonare gli studi universitari (mentre sta scrivendo la tesi di dottorato su Gesù visto in prospettiva ebraica) e cercarsi un lavoro, senza lasciare Gerusalemme.
Lo sconforto di Shemuel è aggravato dalla fine della relazione con Yardena che l’aveva lasciato per sposare un ex fidanzato. Questa serie di vicissitudini porta il giovane a isolarsi: decide, quindi, di abbandonare anche il gruppo di amici che frequentavano il Circolo per il Rinnovamento socialista, tra i quali ha origine un conflitto per divergenza di opinioni.

In breve il ragazzo trova il lavoro che gli serve in vicolo Rav Albaz numero 17. Si tratta dell’ultima casa in fondo alla strada che sul momento al protagonista non fa una buona impressione:

Quanto alla casa, a Shemuel Asch sembrò lì per lì una mezza cantina, più bassa del piano stradale, come sprofondata nella terra greve del pendio fin quasi alle finestre. A guardarla dal vicolo, pareva un uomo tozzo e largo di spalle che con un cappello scuro in testa cercava in ginocchio nel fango qualcosa che aveva perso. (pp. 26-27 dell’edizione citata)

Il luogo è abitato da un uomo vecchio e deforme, che si muove stentatamente con l’ausilio delle stampelle e passa la maggior parte del giorno (e della notte, dato che soffre d’insonnia) nella biblioteca di casa, e da una giovane donna sui quarantanni, misteriosa e allo stesso tempo affascinante (infatti Shemuel ne è subito attratto, nonostante la differenza di età), che si scoprirà essere la nuora del vecchio.

In realtà la casa non appartiene all’invalido Gershom Wald ma alla donna: Atalia Abrabanel aveva sposato il figlio di Wald, Micah, morto nel 1948 durante il conflitto arabo-israeliano, e pur essendosi trattato di un matrimonio di breve durata, aveva deciso di ospitare in casa sua il suocero.
Nell’abitazione per un periodo gli abitanti avevano convissuto anche con il padre di Atalia, Shaltiel Abrabanel, già leader dell’Agenzia Ebraica che era stato rimosso da ogni incarico per divergenze di opinione con Ben Gurion che, convinto sionista, fu primo ministro dello Stato di Israele dal 1948 al 1954.

La vita di Shemuel in casa Abrabanel scorre tranquilla. Le giornate appaiono abbastanza monotone, scandite da gesti che si ripetono sempre uguali: la colazione al mattino, a volte in compagnia di Atalia, il tempo libero passato a bighellonare e talvolta occupato nelle sue ricerche o nella stesura della tesi di dottorato che non abbandona mai, anche se sa che forse non gli servirà, il pranzo in una tavola calda ungherese in via King George, dove ordina sempre il tipico goulash e la composta di frutta. Il lavoro lo tiene occupato solo qualche ora, da metà pomeriggio fino all’ora di cena, anche se nel tempo l’orario si rivelerà piuttosto elastico. In breve, il compito affidato al giovane Asch è di fare compagnia al vecchio Wald, chiacchierando ma perlopiù ascoltando i suoi lunghi discorsi sulla sorte di Israele, con l’unico obbligo di servirgli la cena, una pappina preparata dalla vicina di casa Sarah De Toledo, che spesso costituisce anche la sua cena, accontentandosi degli avanzi.

Il compenso è scarso ma gli viene offerto gratuitamente un alloggio: si tratta della mansarda della casa.

La sua mansarda era bassa e accogliente, una specie di tana invernale. Era un locale bislungo con il soffitto spiovente come teli di una tenda. L’unica finestra dava sul davanti della casa, verso il muro del giardino e il sipario di cipressi che c’era oltre, il giardino lastricato e l’ombra della vite e del vecchio fico. […]
La finestra era profonda perché i muri della casa erano molto spessi. Shemuel aveva preso la sua coperta pesante e l’aveva messa sul davanzale per farsi una specie di sedile: era bello rifugiarsi lì ogni tanto per una mezz’ora, anche un’ora, a guardare il giardino deserto. […]
Il letto di Shemuel si trovava fra l’angolo con il bricco per il caffè e il gabinetto con la doccia, separati da una tenda. Accanto al letto c’erano un tavolo, una sedia e una lampada, e di fronte una stufa e uno scaffale… (ibidem, pp. 58-59)

Nel breve periodo della sua permanenza in casa Abrabanel, Shemuel si affeziona sinceramente al vecchio Wald che si rivela molto meno burbero di quanto potesse apparire all’inizio, anzi, diventa un valido interlocutore che pian piano si apre a confidenze riguardo alla vita privata e alle idee personali sulla questione palestinese. Ghersom ritiene che in Terra di Israele non sarà possibile avere la pace e che sia un’utopia anche solo pensare che due popoli così diversi possano arrivare ad una convivenza civile senza scontri. Ciò lo distanzia dalle convinzioni del consuocero Abrabanel:

«La distanza era troppo grande,» disse Gershom Wald sorridendo mestamente sotto i baffi, «lui era rimasto arroccato sulle sue posizioni, sosteneva che era impossibile realizzare il sionismo nello scontro con gli arabi, mentre io, alla fine degli anni quaranta, avevo capito che non lo si poteva realizzare senza questo scontro.» (ibidem, pag. 223)

Un altro argomento di discussione che sembra interessare il vecchio riguarda la tesi del giovane Shemuel su Gesù visto in prospettiva ebraica. Nello studio portato avanti dall’ex studente, la questione viene affrontata sulla base del ruolo di Giuda che, secondo la teoria esposta nei vangeli gnostici, non avrebbe tradito Cristo ma sarebbe stato costretto dallo stesso Gesù a consegnarlo alle autorità. D’altronde, Giuda era ricco di famiglia e la ricompensa dei trenta denari costituiva una somma decisamente esigua, non tale da giustificare il “tradimento”. L’unica colpa dell’Iscariota, secondo le ricerche fatte da Shemuel, consisterebbe nel non aver capito che Gesù da quella croce non sarebbe sceso sulle sue gambe, vivo e vegeto, facendosi beffe di tutti. Prende forma, dunque, dalla trattazione dell’argomento, di cui il giovane a lungo discute con Wald, un concetto tutto nuovo di “tradimento”, in contrasto con quello portato avanti dalla tradizione cristiana.

I rapporti con Atalia sono, invece, molto altalenanti. A volte sembra che la donna lo eviti, altre lo invita a trascorrere la serata assieme, alimentando nel giovane ex universitario la speranza che fra i due possa nascere un’amicizia sincera o forse un sentimento più forte.

Ripensò ai capelli lunghi di Atalia che le ricadevano sulla spalla sinistra sopra il vestito ricamato. Al suo passo che aveva un che di melodioso, come una danza repressa, come se i fianchi fossero più animati di lei. Una donna decisa, piena di segreti, che ogni tanto è scostante con te e ti tratta con una dose di curiosità fredda, una donna che ti domina costantemente, che ti guarda sempre con un lieve sarcasmo frammisto forse a qualche scheggia di pietà. E quella pietà te la tieni stretta al cuore come se per lei tu fossi un cagnolino abbandonato. (ibidem, pag. 125)

Ma il vecchio Wald lo mette in guardia: stessa sorte era capitata anche ai giovani che l’avevano preceduto, i quali avevano svolto il medesimo compito, e alla fine tutti se n’erano andati perché la sola Atalia ha in mano le pedine e detta le regole del gioco.

Dopo un infortunio del giovane e un periodo di riposo in cui è accudito amorevolmente dalla donna, ma sempre senza alcuna possibilità di scelta, con l’arrivo del primo tepore primaverile le cose cambiano. Anche per Shemuel, come per gli altri, è giunta l’ora di andare?

***

Giuda è un romanzo avvincente, non tanto, e non solo, per la trama, quanto per lo scenario che apre davanti agli occhi del lettore, tutt’altro che scontato e banale. Della storia di Israele crediamo di sapere tutto, fa parte della cosiddetta attualità, con il suo passato e il suo presente, l’abbiamo studiata a scuola e ne leggiamo spesso le cronache sui quotidiani. Eppure – almeno questa è stata la mia impressione – la conosciamo poco nelle sue sfaccettature. Un po’ come studiare la storia sul Bignami e non su un testo monografico.
Amos Oz è perfettamente calato nelle vicende storiche del suo Paese, le ha vissute dall’interno di un kibbutz, per poi uscirne e arrivare a Gerusalemme, la città Santa, nelle vesti di studente prima e docente universitario poi. Pochi potrebbero parlarne meglio di lui, fosse anche dalle pagine di un romanzo dove, nella mescolanza tra fantasia e realtà, emerge una pagina di storia, con tutte le sue contraddizioni, su cui ancora non è stata scritta la parola fine, come una fiaba in cui la lotta fra il bene e male ancora non si è si conclusa con il canonico “e vissero felici e contenti”.
La particolarità di questo romanzo è, a mio modesto avviso, l’intersezione tra storia ed esegesi biblica, o per meglio dire evangelica, anche se non propriamente ortodossa, che vengono perfettamente amalgamate in una trama narrativa non scontata, dove il mistero sui protagonisti viene dipanato un po’ per volta.

Un romanzo, per essere onesti, di non facile lettura. In primo luogo per lo stile un po’ rétro, anche nelle scelte lessicali (viene ripetuto più volte, per esempio, il verbo concionare, ma questo “difetto” potrebbe essere imputato alla traduttrice) che comunque sono molto curate, e per l’alternanza tra racconto in terza e prima persona senza dei confini narrativi ben definiti. Come se narratore esterno ed interno convivessero, confondendo però un po’ i ruoli. Oz usa volentieri il discorso indiretto libero (che i veristi utilizzavano per avvicinare il linguaggio alle capacità di espressione dei personaggi, ma questo non è certamente il caso del romanzo in questione) e a volte il flusso di coscienza che consiste nel riportare per iscritto i pensieri dei personaggi così come affiorano alla mente. Espedienti, questi, che potrebbero essere scelti proprio per rendere la narrazione più “vera”, ma non ho letto altre opere di Oz quindi non so se costituiscono una caratteristica stilistica dello scrittore.

Un’altra particolarità, che potrebbe non essere apprezzata da tutti, è la presenza di tante descrizioni, anche molto efficaci (ne sono esempio i passi riportati, scelti proprio per questo), sia dell’ambiente sia dei personaggi, che a volte si ripetono nel corso dello svolgimento della trama. Questa peculiarità era tipica del romanzo ottocentesco, in particolare del periodo del Naturalismo francese, e serviva in un certo senso a comprendere meglio i personaggi e le loro scelte a volte condizionate dall’ambiente in cui si muovevano. Il soffermarsi su certi dettagli fisici o relativi all’abbigliamento, ad esempio, oppure sulle caratteristiche dei luoghi, dal punto di vista narrativo provoca, però, un rallentamento del ritmo del racconto.
Anche le digressioni in cui l’attenzione si sposta sulla storia di Israele o sulla figura di Gesù visto in prospettiva ebraica, interrompendo lo svolgersi della trama, per lo stesso motivo potrebbero risultare noiose o pesanti. Secondo me, invece, nel momento in cui Oz si sofferma a trattare questi argomenti, lo fa in modo così affascinante che il lettore mette da parte la curiosità di sapere come le vicende di Shemuel proseguiranno, per concentrare la sua attenzione su ciò che di certo non è scontato né prevedibile.

Annunci

1 novembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: ANCHE LE DONNE POTRANNO PREGARE (COME GLI UOMINI) DAVANTI AL MURO DEL PIANTO

Posted in donne, La buona notizia del venerdì, religione, Uomini e donne tagged , , , , , , , , , , , , , , a 2:22 pm di marisamoles

donne muro del pianto
Questa forse non è proprio una buona notizia, o almeno lo è a metà perché parla, in un certo senso, di discriminazioni e posizioni tanto rigide quanto irrazionali dell’ortodossia religiosa. Ma se non altro apre uno spiraglio alla speranza che qualcosa cambi, che discriminazioni di genere siano superate in nome di un’uguaglianza che lo stesso Creatore ha applicato nel dare uno spazio nel mondo all’Uomo, prima di tutto e solo secondariamente all’uomo e alla donna. E non stiamo qui a discutere sul fatto che Adamo fu creato per primo. Senza Eva la razza umana non sarebbe semplicemente esistita. Questo è l’unico fatto che conta.

A Gerusalemme c’è un movimento che si batte per superare le discriminazioni di genere: si tratta di Women of the Wall (Neshot HaKotel in ebraico). Anat Hoffman, leader del gruppo ed ex campionessa di nuoto, sta portando avanti una protesta che, tuttavia preferisce definire definisce preghiera. Una preghiera rivolta agli ultra-ortodossi che, gravati dal pregiudizio, non ammettono che davanti al Muro del Pianto, le donne, come gli uomini, preghino a voce alta, indossando il tallit (lo scialle da preghiera tradizionale), i tefillin (piccoli astucci quadrati contenenti quattro brani della Torah) e portando con sé i rotoli della Bibbia. Alle donne, cui è destinata una parte del Muro, era persino proibito pregare ad alta voce.

Nel 2010 la stessa Anat era stata imprigionata con l’accusa di aver portato illegalmente al Muro un rotolo della Torah. Ora le donne possono pregare come gli uomini, però vengono insultate dagli ultra-ortodossi che non approvano questa concessione. In prima linea lo stesso rabbino Shmuel Rabinowitz, che governa il luogo su mandato dello Stato.

Non deve stupire il fatto che davanti al Muro si trovino il settore femminile e quello maschile ben distanziati. Questa separazione esiste da sempre nella sinagoga, il luogo di culto per gli ebrei. Nell’epoca palestinese sono stati istituiti i cosiddetti i matronei (Cafarnao), nel Medioevo alle donne era riservato un ambiente (Frauenschul) diviso da fitte grate dalla sala di preghiera accessibile ai soli uomini (Männerschul). In età rinascimentale viene adottato generalmente l’uso dei matronei.
Attualmente nelle sinagoghe riformiste questa divisione non è più effettuata o è limitata a una semplice separazione delle panche fra uomini e donne.

Chissà, forse un giorno questa posizione “riformista” sarà adottata anche per quanto riguarda la preghiera davanti al Muro del Pianto. Per il momento, le conquiste di Anat costituiscono un bel passo avanti.

ALTRE BUONE NOTIZIE

La pace arriverà nel 2050 di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

[fonte della notizia Io Donna; notizie sulla sinagoga da questo sito; immagine da questo sito]

2 febbraio 2010

ISRAELE IN EUROPA? PER BERLUSCONI SÌ, MA PER LA GEOGRAFIA …

Posted in Mariastella Gelmini, politica, scuola, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , , , , a 1:58 pm di marisamoles

Il viaggio del premier italiano Silvio Berlusconi in Israele è cosa nota. Altrettanto nota è l’esternazione di un suo sogno: Israele nell’Europa Unita. Certo, un buon proposito che trova molti sostenitori nel mondo politico. Da tempo, infatti l’idea dell’ingresso dello Stato Ebraico viene sostenuta dai Radicali, con Marco Pannella in testa. Già un anno fa, in occasione di una precedente visita di Berlusconi a Gerusalemme, il Presidente del Consiglio si era dimostrato favorevole all’ingresso di Israele nella UE e qualche anno fa, nel 2004, un sondaggio fatto dalla Commissione Europea aveva riscontrato che la grande maggioranza di israeliani sono favorevoli alla proposta (il 65%). Ma non mi addentro in questioni politiche su cui, tra l’altro, non ho una gran competenza. Piuttosto vorrei affrontare il “problema” dal punto di vista geografico e mi chiedo: ma Israele è in Europa?

La geografia, si sa, non è una delle materie preferite da noi italiani. La nostra ignoranza è davvero notevole e spesso ci troviamo in difficoltà se qualcuno ci chiede di collocare sulla carta una città, una montagna o un fiume. Quando poi ci viene chiesto qualcosa sui confini, siamo presi dal panico. Non sappiamo nemmeno quali sono i confini delle regioni italiane, figuriamoci se dobbiamo spostare il nostro orizzonte geografico in Europa o addirittura negli altri continenti. Insomma, un bel problema.

Sotto accusa per l’ignoranza geografica che affligge il popolo italiano è, naturalmente, la scuola. Di questi tempi, poi, in particolare il dito è puntato sulla Gelmini che, nella riforma della Secondaria, pare abbia relegato la Geografia a poche ore nel biennio, facendola diventare la cenerentola delle discipline scolastiche. In realtà le cose stanno un po’ diversamente, ma in questo post non mi addentro nemmeno nei meandri dei regolamenti e delle bozze di riordino gelminiane.

Fatta questa premessa generale (e non so se avete notato che, a proposito dell’ignoranza in geografia, ho usato il “noi”, includendo me stessa, nonostante insegni tale disciplina in prima al liceo scientifico!), mi rifaccio la domanda: ma Israele è in Europa? A me pareva fosse in Asia. A confortare la mia supposizione mi è venuto in soccorso il “vecchio” e caro atlante che pare nessuno usi più. Nell’era del GPS l’atlante, con il suo nome così caro alla mitologia greca, e le sue belle cartine non se li fila più nessuno. Eppure un buon atlante aggiornato dà sempre delle risposte certe. La sua risposta al mio quesito, in questo caso, è stata: Israele sta in Asia, non in Europa.

A questo punto mi faccio un’altra domanda: per i politici la geografia è un’opinione? Eh, già, perché se parlano di un eventuale ingresso dello Stato Ebraico nelle UE, dev’essere per forza così. Già il fatto che la Turchia sia nella “lista d’attesa”, potrebbe creare un certo disorientamento. Ma almeno una piccola parte della Turchia, Istanbul compresa, sta in Europa. Così come la stessa Russia è divisa tra Europa ed Asia dai monti Urali; almeno questo è ciò che, ai miei tempi, ho imparato a scuola. Poi, non so.

Ma le personali opinioni geografiche non riguardano solo i politici, bensì anche il mondo del calcio. Infatti, agli Europei di calcio partecipa anche Israele. Non solo, alla UEFA sono iscritte anche la Turchia, la Moldavia e la Russia. Insomma, pare che i confini in certi casi siano un po’ elastici. O ci sono degli interessi economici in ballo? Potrebbe anche essere. Ma entrare nella Comunità Europea non mi pare possa essere paragonato ad un campionato di calcio, nonostante gli interessi economici abbiano una certa rilevanza.

Concludendo, credo che il “sogno” di Berlusconi sia condivisibile, considerato anche il fatto che la cultura ebraica è più occidentale che orientale. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che lo Stato di Israele è nato grazie al massiccio rientro nella Terra Promessa di un popolo che, causa la diaspora, si era disperso in tutto il mondo.
Ma geograficamente Israele rimane in Asia. Almeno questo è un dato certo, anche se la maggioranza degli Israeliani “sognano” di entrare nella UE, con o senza l’appoggio di Silvio Berlusconi.

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e eterodidatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: