15 marzo 2014

CASO SCOTTI: RISO AMARO

Posted in attualità, politica, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , a 2:27 pm di marisamoles

renzi scotti
Il dott. Scotti, non quello del riso ma quello della tv (che poi, parlando di spot, sono la stessa cosa), ha inoltrato un’insolita richiesta al presidente del Consiglio Matteo Renzi: toglimi il vitalizio. Semplice apparentemente: uno che è stato parlamentare per 5 anni e che di mestiere fa il conduttore tv, non ha bisogno di quei soldi, non li vuole. Ma rinunciare non si può.

«Troveremo il modo di accontentarlo, – assicura Renzi – ma è il segnale di una persona che si rende conto che anche il piccolo contributo personale è giusto».

Gerry Scotti è una persona onesta e potrebbe costituire un buon esempio per tutti quelli che non hanno bisogno di vitalizi e pensioni d’oro, visto che con il loro patrimonio potrebbero garantire il futuro ad almeno un paio di generazioni.

E’ possibile che non si possa accogliere una richiesta del genere? Per risollevare le sorti economiche dell’Italia basterebbe un gesto così semplice condivisibile da molti: non li voglio questi soldi, riprenditeli.
Lo Stato che è così avaro nel dare e tanto sollecito nel ricevere, dai poveri diavoli che non riescono a pagare le tasse anche perché dello Stato sono creditori, non potrebbe essere altrettanto sollecito nel riprendersi quei soldi che persone oneste e altruiste come Gerry Scotti non vogliono?

Questa storia fa sorridere. E’ un riso amaro, però.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 16 MARZO 2014

Invito chi mi segue e i lettori di passaggio a leggere questo interessante (e spiritoso, come nello stile del critico) contributo di Aldo Grasso per il Corriere.it.

Tra le altre cose spiega che il vitalizio cui ha diritto Gerry Scotti non è al momento percepito dal conduttore televisivo ma lo sarà al compimento del 65° anno di età (ora di anni ne ha 57), come previsto dalla Legge.
Ciò si è venuto a sapere dallo scambio di cinguettii avvenuto tra Scotti e il premier Renzi. A tale proposito, Grasso chiosa:

«Una precisazione dovuta: rinuncio ad un vitalizio previsto solo al compimento dei 65 anni, quindi tra 8. A tutt’oggi non ho percepito nulla». E poi ancora: «Grazie a tutti. È solo un piccolo gesto di fronte ai sacrifici di tanti». Pare che Matteo Santo Subito gli abbia risposto: «È la tua risposta definitiva? L’accendiamo?». 🙂

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12 dicembre 2010

“TRASPARENTE”: IL NUOVO INEDITO DI MATTEO MACCHIONI A “IO CANTO”

Posted in Amici, canzoni, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , a 5:19 pm di marisamoles


Mi stavo chiedendo che fine avesse fatto. Parlo di Matteo Macchioni, rivelazione lirica della passata edizione di “Amici“, il talent di Maria De Filippi. Una partecipazione, la sua, che ha contribuito a portare della buona musica e un’interpretazione fuori dal comune in una trasmissione che quest’anno sembra improntata sulla mediocrità.

Il cantante lirico sassolese si è esibito ieri sera a “Io canto“, programma canoro – da me non troppo apprezzato, in verità – che vede come protagoniste giovani promesse, probabilmente futuri concorrenti di “Amici”.
Matteo ha presentato il suo inedito contenuto nel nuovo album la cui uscita è programmata per gennaio o febbraio dell’anno prossimo. Sempre sperando che questa volta la Sugar non ci ripensi. Infatti, sembrava che l’album dovesse uscire già in autunno e poi è slittato perché pare che il cantante volesse curarlo senza fretta.

Trasparente” è il pezzo scritto da Pacifico, A. Manganaro e musicato da Ferdinand­o Arnò, una ballata romantica, impreziosita dai virtuosismi di cui Matteo ha dato già ampia prova, che racconta l’amore in tutte le sue forme attraverso raffinate metafore. (via modoreality.com)

Macchioni, nuovo look con capelli sparati che lo fanno sembrare ancora più giovane, l’ha eseguito al pianoforte, di fronte ad una platea incantata che, tuttavia, non ha applaudito a lungo. Niente standing ovation, insomma. Forse l’intervento troppo precipitoso del conduttore, Gerry Scotti, appena finita l’esibizione, ha smorzato l’entusiasmo.

L’esecuzione, tuttavia, mi è parsa perfetta. Sembra che Matteo abbia rinunciato ai toni lirici per preferire una voce decisamente più pop. Che sia definitivamente tramomtato il sogno di un nuovo Bocelli? Io spero di no.

[foto dal sito Sugar]

1 novembre 2010

DA “IO CANTO” A “TI LASCIO UNA CANZONE” I BAMBINI CANTERINI HANNO GIÀ STUFATO

Posted in adolescenti, bambini, canzoni, famiglia, Paolo Bonolis, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , , , , , , , a 2:09 pm di marisamoles


Audience decisamente in calo per i programmi condotti da Gerry Scotti e Antonella Clerici che vedono protagonisti dei giovanissimi talenti canori. Sulla formula di questo show ho già espresso il mio dissenso (QUI, QUI e QUI), soprattutto in considerazione del fatto che i bambini e gli adolescenti canterini sono sfruttati per ottenere qualche punto di share in più. Prova ne sia anche la decisione di riproporre i due format a nemmeno un anno dalla precedente edizione e in concomitanza fra loro.

Ho già sottolineato in uno dei post linkati il parere contrario di chi davvero se ne intende di bambini talentuosi nel canto: L’Antoniano di Bologna. Ho anche messo in risalto la diversità tra le due trasmissioni citate e il sempreverde spettacolo dell’Antoniano, “Lo zecchino d’oro”. Qui i bambini sono realmente trattati da bambini, si esibiscono con canzoni adatte alla loro età, abbigliati e acconciati in modo adeguato. Nelle trasmissioni della Clerici e di Scotti, invece, sia l’abbigliamento sia le canzoni non sono affatto adatti ai piccoli protagonisti che paiono scimmiottare i grandi.

Mi consola il fatto che la pensi come me anche un vero esperto di televisione: Aldo Grasso. Già a settembre, quando le due trasmissioni erano ai blocchi di partenza, aveva espresso la sua contrarietà ad esibire i bambini in questo tipo di show. Oggi leggo su Il Corriere, in un articolo firmato dal giornalista, che in ogni caso i due programmi della Rai e di Mediaset pare abbiano già stufato.

“Io canto”, condotto col consueto garbo da Gerry Scotti, è passato da una media del 25% di share (gennaio-marzo 2010, sabato sera), ad una del 19,8% (venerdì sera, contro «I migliori anni»), lasciando sul campo quasi un milione di spettatori nel passaggio. Per quanto riguarda “Ti lascio una canzone”, il programma passa da oltre il 33% della prima edizione (primavera 2009, in onda il sabato) all’attuale 21,7% di share, con una perdita di circa un milione e mezzo di spettatori. La Clerici resta leader di una serata che, calcio a parte (d’appeal soprattutto per gli uomini), non brilla certo per ricchezza d’offerta., osserva Grasso.

Ovviamente non si può fare a meno di osservare, a proposito del format, il suo sfruttamento decisamente eccessivo (tre edizioni in due anni, per di più su due reti, pur con alcune diversità fra i due programmi). E anche il pubblico se n’è accorto: mentre i fan di Scotti e dei “suoi” bambini hanno un’età varia –dai più piccoli ai nonni, in genere un pubblico familiare- ormai i fedelissimi della Clerici sono gli over 65, evidentemente incantati dai suoi riccioli d’oro e dalle forme generose, più che non dai piccoli cantanti, anche se è vero che sono soprattutto le donne a gradire maggiormente lo spettacolo. Forse sono le stesse che si dilettano a provare le ricette proposte da “La prova del cuoco” e che apprezzano soprattutto la frizzante conduzione di Antonella, genuina proprio come una torta appena sfornata.

Insomma, credo che questo continuo “sacrificio” dei bambini –non dimentichiamo quelli di Bonolis e del suo “Chi ha incastrato Peter Pan?”- in nome dell’audience debba finire. Restituiamo ai bambini la loro dignità di bambini e facciamoli cantare le canzoni dello Zecchino. Lasciamo Scotti e la Clerici ai loro consueti programmi di successo e magari aspettiamo che qualche nuovo conduttore si faccia strada tra il “ciarpame” della Tv, sia come conduzione sia come programmi, con qualche idea geniale. È da un po’ che non ce ne sono: a me viene in mente, ad esempio, Alessandro Greco e il suo “Furore”, un programma gradevolissimo e ben condotto che, nonostante tutto, ebbe vita breve.


A proposito di Alessandro Greco, in queste settimane sta conducendo un programma davvero adatto ai bambini: “Il gran concerto”, in onda il sabato mattina alle 10 e 30 su Rai3. Un programma certamente innovativo, anche se non è alla sua prima edizione, in cui protagonisti sono proprio loro, i bambini dai cinque anni di età in su che si divertono con le sette note. Stanno in piedi sul podio e dirigono una vera orchestra, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Alessandro Milani. L’obiettivo è quello di avvicinare i più piccoli alla musica, seguendo i ritmi, imparando a conoscere gli strumenti musicali, il tutto sulle note delle più famose arie classiche, da Mozart a Bach. (LINK). Ma lo spettacolo, inizialmente programmato per la domenica mattina, è ora relegato al sabato, giornata in cui la maggior parte dei piccoli sono a scuola, se escludiamo quelli che frequentano le materne. Una trasmissione pensata per loro, in cui i bambini sono i veri e proprio “registi”, di cui pochi, credo, conoscono l’esistenza. Mi chiedo perché non si ritenga degno questo show della prima serata. Forse perché Alessandro Greco, pur bravissimo e simpatico, non ha il fascino di Scotti, della Clerici o di Bonolis? Eh già, perché poi quello che conta è il conduttore non la trasmissione e chi la anima.

Non mi resta che concludere con una triste riflessione: la Tv ormai ha abdicato dal ruolo educativo che un tempo aveva. Il “ciarpame”, la cronaca nera esibita nei vari talk show e i gossip, che infarciscono sempre più i telegiornali oltreché i programmi dedicati, fanno più share.

5 ottobre 2010

I BAMBINI FANNO O… DIENS

Posted in bambini, canzoni, famiglia, figli, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , , , , a 10:51 pm di marisamoles


Guardare qualcosa di originale in Tv, di questi tempi, è diventato quasi impossibile: dai talk show pomeridiani e serali, alle fiction, ai programmi di intrattenimento le trasmissioni si assomigliano un po’ tutte. Clamoroso è, in particolare, il caso di due programmi che vedono come protagonisti dei bambini canterini che si rincorrono, nei palinsesti televisivi, sfidandosi a suon di audience (letto odiens, se volete, così si capisce il titolo del post!).

Di questo tipo di spettacolo ho già parlato altrove (QUI e QUI) e ribadisco che non mi piace. Non mi piace vedere la continua competizione cui sono costretti dei bambini, a volte molto piccoli, e degli adolescenti che si affacciano al mondo dello spettacolo con chissà quali aspettative. Sia la Clerici, che presenta “Ti lascio una canzone” su Rai 1, sia Gerry Scotti, che conduce “Io canto” su Canale 5, difendono i propri show asserendo che per i bambini si tratta, innanzitutto, di un gran divertimento. Io non ci credo. Dietro questi bambini così divertiti ci sono dei genitori che li spingono a mettere in luce il loro talento e, applaudendo dalla platea con tanto di lacrime agli occhi, coltivano l’intima speranza che il proprio pargolo ce la faccia perché è in assoluto il più bravo. Al confronto, Anna Magnani di “Bellissima” appare una dilettante.

Ma non bastavano, evidentemente, ben due trasmissioni clonate trasmesse in prima serata nell’arco della stessa settimana (fortunatamente non nella medesima giornata). No, non era sufficiente esibire i piccoli campioni alle prese con le gare canore. Da giovedì, infatti, parte lo show di Paolo Bonolis, “Chi ha incastrato Peter pan?”.
Nella trasmissione di Bonolis i bambini non devono dimostrare altra dote che la spontaneità. Almeno, così pare. Ma chi ha visto le passate edizioni, si sarà reso conto che anche in questo caso, benché non esista una gara tra i fanciullini, tutto sa di costruito. Come in “Io canto” e “Ti lascio una canzone” i concorrenti scimmiottano i grandi, nel modo di atteggiarsi e di vestirsi (senza parlare dei testi delle canzoni, per nulla adatti a dei bambini), in “Chi ha incastrato Peter Pan?” i piccoli protagonisti sono abilmente guidati a fare e dire ciò che viene loro suggerito. Ai limiti della decenza, talvolta. Mi vengono in mente, ad esempio, le domande rivolte dai piccoli intervistatori a Ilary Blasi, la dolce metà di Francesco Totti: decisamente maliziose. Troppo per essere farina del loro sacco.

Bonolis, tuttavia, garantisce che i bambini non recitano a copione: Siamo riusciti a trovare bambini spontanei e non bambini che recitano giocando a fare i bambini. Ma non è facile. La cultura dominante è quella dell’immagine, dell’apparire, e i bambini non sono esenti da questo gioco al massacro. Di conseguenza è più difficile rintracciarne di spontanei, dichiara a TV Sorrisi e Canzoni (numero 41/2010, pagina 15; si può leggere parzialmente l’intervista a questo LINK ).
A me, sinceramente, sembra che anche lui non sia esente dal gioco al massacro, di quella guerra all’audience in cui se perdi, ti cancellano il programma, E Bonolis questo non se lo può permettere. Quindi, si prepara pure lui a questa guerra il cui trofeo è costituito dalle percentuali di share, proprio in questo periodo, proprio in concomitanza con alte due trasmissioni animate da piccoli protagonisti.

Evidentemente sono i bambini a confezionare una trasmissione vincente. Scopro con piacere di essere nuovamente d’accordo con Alfonso Signorini, direttore di TV Sorrisi e Canzoni, che nel suo editoriale (LINK ), osserva: «facendo zapping in queste settimane mi sono accorto di quanti bambini ci siano in tv. Bambini canterini a «Io canto» e a «Ti lascio una canzone». Bambini attori, da «I Cesaroni» a «Ho sposato uno sbirro». Tra poco ci saranno anche i bambini involontari filosofi di ‘Chi ha incastrato Peter Pan?’. Strana considerazione: a una progressiva diminuzione del tasso delle nascite, assistiamo alla proliferazione del bambino come personaggio del piccolo schermo». Prosegue, quindi, la riflessione sulla mancanza di giovani conduttori e quasi per compensare questa lacuna, ecco che «in una tv di questo tipo i bambini rappresentano indubbiamente una ventata di aria fresca.».

Aria fresca, sì. Ma alla fine, con queste trasmissioni sempre uguali che si ripetono negli anni, mi sa che l’aria è anche un po’ fritta.
Io, sinceramente, sento la mancanza dei bei quiz del giovedì sera condotti dal mitico Mike Bongiorno. Ma oramai i quiz sono relegati al preserale e fanno da aperitivo. Mentre le trasmissioni delle Clerici, di Scotti e di Bonolis, venendo dopo cena, potrebbero essere considerate un digestivo. A me, però, fanno sentire il bisogno di un buon Alcaselzer.

16 settembre 2010

L’ANTONIANO CONTRO “IO CANTO” E “TI LASCIO UNA CANZONE”: I BAMBINI VERI SONO QUELLI DELLO ZECCHINO D’ORO

Posted in bambini, canzoni, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , , , , , , , a 6:41 pm di marisamoles

Con grandissima soddisfazione leggo sull’ultimo numero di TV Sorrisi e Canzoni (n° 38, pagine 16 e 18, servizio di Maria Giulia Comolli) che anche i frati dell’Antoniano di Bologna sono contrari all’esibizione dei bambini canterini in trasmissioni serali e in contesti molto lontani da quelli più adatti a loro e alla loro giovane età.

Frate Alessandro Caspoli, direttore dell’Antoniano e presidente della giuria dello Zecchino d’oro, osserva che, al contrario di ciò che accade nelle trasmissioni di Scotti e della Clerici, definite “programmi con i bambini”, lo spettacolo dell’Antoniano è il vero programma per bambini. Infatti, frate Caspoli sostiene che “le nostre canzoni sono scritte per i bambini, negli altri show i piccoli si misurano con brani da adulti”. E continua: “Cosa può capire un ragazzino di storie di amanti, tradimento o altro … probabilmente non fa caso al testo, e allora la sua è una semplice (sebbene ottima) esecuzione. Ma allora sembra passare il messaggio che conta “come” dici una cosa e non “cosa” dici”.

D’accordo con il direttore dell’Antoniano è anche Sabrina Simoni che dirige il celebre coro intitolato a Mariele Ventre, che lo fondò nel 1963 e lo diresse fino a pochi giorni prima di morire, nel 1995. Per la Simoni lo Zecchino d’oro è davvero un gioco: “I nostri piccoli si esercitano 20 minuti al giorno per una settimana, poi sono in tv per cinque giorni con una canzone sola; gli altri show durano molto e ogni bimbo esegue vari brani: la voce si può anche stressare …”.

Frate Caspoli non risparmia le critiche nemmeno ai conduttori dei due talent show, sostenendo che in questo tipo di programma si promuove la spettacolarizzazione della personalità e della storia dei cantanti in erba. E se la Clerici sarebbe perfetta come conduttrice dello “Zecchino d’oro”, di certo non si accontenterebbe del cachet: la spesa per lo “Zecchino” è di 800mila euro per cinque pomeriggi, probabilmente meno di quanto possa costare una sola puntata di “Ti lascio una canzone”. Considerando il costo totale, aggiungo io, il compenso per la conduttrice sarebbe di gran lunga inferiore a quanto sarebbe disposta ad intascare Antonella che ha appena rinnovato il contratto Rai per un milione e 800 mila euro per due anni.

Su Gerry Scotti il direttore dell’Antoniano osserva, con un po’ d’ironia, che visto che pare faccia parecchia beneficenza, “non ne farebbe anche venendo gratis allo “Zecchino”?

Che altro aggiungere? Le critiche mosse mi sembrano sufficientemente obiettive e per nulla dettate dall’invidia nei confronti di due trasmissioni di successo che sfruttano il talento dei bambini per fare una gara a chi conquista lo share più alto.
I bambini si devono divertire e credo che, in quel tipo di trasmissioni, oltre alla stress della voce, come osserva la maestra Simoni, accumulino anche un bel po’ di stress psicofisico che, alla loro età, sarebbe meglio evitare.

LEGGI ANCHE L’ARTICOLO CORRELATO: Dai bambini di “io canto” alle Velone …

16 maggio 2010

DAI BAMBINI DI “TI LASCIO UNA CANZONE” ALLE “VELONE”: ESTREMI GENERAZIONALI IN TV

Posted in adolescenti, attualità, bambini, canzoni, famiglia, spettacolo, talenti, televisione, terza età tagged , , , , , , , , , , , a 2:09 pm di marisamoles

Lo dico subito, senza tanti giri di parole: sono contraria all’esibizione dei bambini, o comunque minori, in Tv. Sia che cantino sia che ballino. Da “Ti lascio una canzone”, passando per “Io canto”, che poi ne è un clone, e arrivando alla gara nella gara di “Ballando con le stelline”, non trovo né spettacolare né educativo fare esibire i bambini o i ragazzini in trasmissioni serali di intrattenimento.

Una volta c’era lo Zecchino d’oro, solo lui, e andava in onda nel pomeriggio per un pubblico prevalentemente di giovanissimi. I bambini che concorrevano per la canzone più bella (non dimentichiamo che non erano mai i bambini a vincere) erano spesso piccolissimi e incoscienti. Non miravano al successo anche se forse un po’ le loro famiglie ci speravano; prova ne sia che dei bambini che hanno partecipato, e in qualche caso ottenuto la vittoria, allo Zecchino d’oro pochi sono noti. L’unica di cui mi ricordi è Cristina D’Avena che poi si è fossilizzata nel genere e non ha saputo o potuto percorrere altre strade.
La trasmissione dell’Antoniano c’è sempre, ovvio, ma non la seguo da molto tempo. Non so, quindi, quale sia il clima che si respira e quanto i bimbi siano coscienti di ciò che fanno. Spero continui ad essere per loro, come per le centinaia di bimbi che li hanno preceduti, sempre e solo un gioco che come tutti quelli belli, deve durar poco.

Ma partecipare al programma della Clerici e di Scotti è un’altra cosa: tutti bravi, naturalmente, tutti applauditi dal pubblico ma soprattutto dai genitori che tifano per i propri figli e sperano di vederli un giorno cantare nei migliori teatri e stadi del mondo. Per carità, non c’è nulla di male nel nutrire delle ambizioni per i propri pargoli talentuosi, ma questo spettacolarizzare l’infanzia non mi piace e ritengo sia scarsamente educativo. È inevitabile che questi cantanti in erba si creino delle aspettative esattamente come quei ragazzini che giocano a calcio e sognano di diventare Totti: loro, però, non vengono esibiti in Tv e la loro bravura può essere apprezzata solo da chi fa parte di quel mondo.

La televisione, invece, è nelle case di tutti. Quanti bambini dotati dal punto di vista canoro staranno già sognando di partecipare alla prossima edizione del programma? Quanti genitori si staranno già preparando per farli partecipare al casting? A proposito, quelle poche volte che ho visto qualche spezzone di “Io canto” o “Ti lascio una canzone”, ho avuto l’impressione di assistere al casting per “Amici”: già mi chiedo, specie quando sento cantare i più grandicelli, quante edizioni del programma di Maria De Filippi dovrò aspettare per vederli nella scuola di talenti più famosa d’Italia.

Ogni età ha le sue prerogative: ai bambini dev’essere lasciato il tempo di giocare, di crescere confrontandosi con i coetanei ma senza creare delle pericolose rivalità. Anche se poi vediamo tutti i partecipanti abbracciati e felici per la vittoria degli altri, la competizione è competizione e la mancata vittoria lascia sempre un sapore amaro in bocca. Non bisogna farli crescere con l’idea che devono essere i più bravi e ottenere un premio per dimostrare il proprio valore. La competizione esasperata già caratterizza la vita delle nuove generazioni: a scuola, nello sport … ora anche nelle trasmissioni televisive. È un impegno troppo alto e si rischia di vedere bambini stressati, grazie al carico di responsabilità, già a otto anni.

All’estremo opposto, ci sono i nonni. Le persone anziane sono, nella nostra società spesso tutt’altro che edificante, le depositarie delle tradizioni e dei valori che troppo spesso finiscono nel dimenticatoio. Devono essere un esempio per i più giovani, affinché essi possano, attraverso l’imitazione, crescere sani e moralmente integri. Ma quando vediamo in Tv degli esempi esattamente contrari al compito che dovrebbe essere affidato alle persone di una certa età, non ci resta che … piangere.
È il caso dell’annunciato programma di Antonio Ricci, che ci intratterrà presumibilmente e sfortunatamente per tutta l’estate, “Velone”. Da qualche anno non se n’era più sentito parlare e ne ero felice. Non ho mai avuto la costanza di seguire il programma di Ricci tutte le sere, ma quel che ho visto mi è bastato per farmi un’idea.
Oggi come oggi, è vero, le generazioni di over60 invecchiano meglio e resistono agli acciacchi dell’età sfoderando uno spirito invidiabile. Ma che cosa spingerà mai delle arzille vecchiette, spesso tutt’altro che “ben conservate”, ad esibirsi sul palco di “Velone” in improbabili siparietti, improvvisati spesso pur senza avere “arte né parte”? Forse lo spirito della competizione, lo stesso che anima i “loro” nipoti? Forse. O magari la voglia di sentirsi vive, non fossilizzate nel ruolo di casalinghe attempate, una volta raggiunta l’età della pensione? Magari. Può essere l’incapacità di accettare un degrado fisico cui nessun intervento di chirurgia estetica può porre rimedio e quindi riderci su? Può essere.

La molla che spinge le arzille vecchiette a mettersi in mostra davanti a milioni di telespettatori potrebbe essere semplicemente costituita dall’esibizionismo. Ma possiamo credere che siano tutte così esibizioniste, anche quando non hanno davvero nulla da esibire? No, non lo possiamo credere. E allora non c’è che una risposta: la molla è solo la magra pensione di cui dispongono e la speranza di arrotondare in qualche modo le misere entrate. Lo spot che in queste settimane annuncia la prossima messa in onda del programma ne è la conferma: la vincitrice dell’ultima edizione, ripresa nella sua cucina, forse recentemente acquistata proprio grazie al premio ottenuto, in cui è ritornata a rinchiudersi, cenerentola attempata e senza principe azzurro, invita le sue coetanee a partecipare dicendo apertamente che con i soldi “guadagnati” ha messo a posto le sue “cosette” .

“Velone” è la dimostrazione di quanto sia a volte difficile “tirare a campare” per i nostri vecchi. Purtroppo, però, non è un programma in cui si faccia di necessità virtù. Perché mettere in mostra rughe, doppi menti, pance prominenti, gambotte ben tornite o al contrario magre come manici di scopa, capelli bianchi che spesso contrastano con l’abbigliamento non proprio consono all’età? Perché, invece, non creare un programma in cui vengano messe in risalto delle vere doti, o quantomeno dignitose, dell’età d’argento? Chessò, l’esibizione di ex attrici o ex cantanti, la cui fama non è mai stata tale da poter essere conosciute da tutti, o di chi ha l’hobby della pittura, della scultura o della ceramica? Perché non mettere in mostra delle abilità ormai fuori moda ma che potrebbero essere d’insegnamento per le nuove generazioni, come il ricamo, ad esempio?

Non ho nulla contro la gara in sé e nemmeno contro il premio finale. Duecentocinquantamila euro non solo fanno gola ma fanno comodo a tutte. Ma non vorrei vedere uno spettacolo così degradante che non è lo specchio della realtà: per fortuna la maggior parte delle nostre nonne e bisnonne sono diverse e non hanno nulla da mettere in mostra soprattutto perché una dote in particolare è la negazione stessa dell’esibizionismo: l’umiltà.

Ma se il pubblico vuole vedere le “velone”, evidentemente sono io a sbagliare. Suggerisco, quindi, ad Antonio Ricci di creare una serie televisiva che si adatterebbe perfettamente alla situazione attuale: “Le pensionate disperate”.

21 maggio 2009

ANCHE GERRY SCOTTI DIVORZIATO PENTITO

Posted in attualità, divorzio, famiglia, televisione tagged , , , a 8:23 pm di marisamoles

scotti_milionarioPubblico la lettera che Gerry Scotti, famoso presentatore mediast, ha inviato a Il Corriere della Sera dopo la prospettata apertura della Chiesa nei confronti dei divorziati.

«Il mio divorzio come secondo peccato originale»

Caro direttore,

sono un uomo divorziato. E nella mia posizione di cattolico progressista attendevo che la Chiesa si pronunciasse sul tema dei sacramenti per chi ha un matrimonio alle spalle. Ti garantisco che questa sorta di secondo peccato originale che il divorziato deve sentirsi addosso è un peso. E se frequenti una comunità, arrivi a vergognarti nel fare la comunione. In quelle più piccole, addirittura, vieni additato, e non è bello. Per mille motivi, anche di riservatezza, non sono così presente in chiesa come mi piacerebbe. Ma lo faccio tutte le volte che ne sento un bisogno profondo, intimo, davanti al quale non mi fermo. Da poco mi è successo a un funerale e a una cresima, che non mi riguardavano direttamente: prendendo l’eucarestia, però, volevo far capire che partecipavo profondamente.

Di questo mio tormento ho parlato con diversi preti, più amici che consulenti spirituali, e loro, conoscendomi, sapendo qual è la mia storia di cristiano, mi hanno dispensato dal sentire la sofferenza. Devo confessarti, direttore, che non mi ero sposato in chiesa la prima volta, ma in Comune, per rispettare le esigenze della mia ex moglie. E adesso con la mia compagna voglio ponderare bene l’idea del matrimonio in chiesa. Soprattutto per rispetto ai figli delle nostre unioni precedenti, che vanno tutelati e protetti. Il prete e la comunità possono essere benevoli verso di me, ma cosa diranno i nostri figli? E poi se ho sbagliato una volta e il buon Dio mi ha perdonato, non posso rischiare di sbagliare ancora. Non ho mai voluto parlare dei miei fatti privati. Se adesso ho scelto di intervenire è perché questo tema mi sta davvero a cuore. Perché l’apertura nei confronti dei divorziati auspicata dal cardinale Martini mi sembra fondamentale. Arrivare a questo è un traguardo fino a pochi anni fa inimmaginabile. E non oso andare più avanti, a una sorta di benedizione sulle unioni di fatto, perché capisco che è un concetto troppo moderno. Ma accogliere nella Chiesa quanti come me hanno sbagliato è un vero atto di carità cristiana.

Gerry Scotti
21 maggio 2009

Non aggiungo nulla di mio. Sono le parole di un “pentito”, anche se mai sposato in chiesa, che accoglie la notizia di un possibile ripensamento del Vaticano sul veto imposto ai divorziati di aver accesso ai sacramenti.
A uno come Gerry che conclude ogni puntata de Il Milionario dicendo “Che Dio ci perdoni” o cose simili, non si può proprio dir di no.

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