19 febbraio 2011

VOCE DEL VERBO BRIFFARE: DA MILANO A SANREMO, MINETTI DOCET E CANALIS DI(S)CIT

Posted in Festival di Sanremo, Satyricon, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 5:49 pm di marisamoles


La lingua italiana è in continua evoluzione, si sa. Lo è da quel lontano 1861, giusto per restare in tema, quando pare che Massimo D’Azeglio abbia detto: “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani” e la questione della lingua non era affatto un dettaglio insignificante. Fatta l’Italia, era necessario creare anche una lingua comune.

Poi nel tempo si presentò il pericolo delle invasioni barbariche a livello linguistico: in questo caso, gli Inglesi l’hanno fatta da padroni. Ma, a onor del vero, sono stati gli Italiani a saccheggiarli, non viceversa.
Nel nostro idioma i prestiti linguistici e i calchi semantici sono il risultato di questo saccheggio che, tuttavia, non ha causato danni a terzi, solo a noi stessi e alla dignità linguistica di un idioma che deriva, per la maggior parte, dalla lingua dei nostri avi: il Latino. Che ci piaccia o no, siamo eredi degli antichi Romani, anche se poi la diffusione del Latino volgare ha dato luogo a delle differenziazioni linguistiche evidenti nelle variegate parlate regionali. Tra tutte queste, poi, grazie alle cosiddette tre corone fiorentine, Dante-Petrarca-Boccaccio, il posto d’onore l’ha avuto il Toscano. Quindi, che ci piaccia o no, tutti parliamo toscano, anzi fiorentino. E se c’è qualcuno che arriccia il naso, se ne deve fare una ragione visto che anche Alessandro Manzoni, lombardissimo, scontento della lingua usata nella prima stesura del suo romanzo, I Promessi Sposi, se n’è andato umilmente a sciacquare i panni in Arno. Non a caso, proprio al noto romanziere, nominato senatore del neonato Regno d’Italia, fu affidato l’incarico di suggerire una soluzione possibile alla questione della lingua.

Tutto questo preambolo era doveroso, essendo tutto il popolo italiano, in questo periodo, immerso nelle celebrazioni dei 150 anni dall’unificazione dell’Italia. E anche questo lo dobbiamo accettare, che ci piaccia o no. Se poi anche il festival più famoso della nostra amata patria, quello di Sanremo, ha dedicato un’intera serata all’evento che tanto fa discutere i nostri politici – , festa sì festa no -, allora di un minimo di riferimenti storici, secondo il mio parere, non si può proprio fare a meno.

Sanremo, poi, c’entra in questa mia riflessione sulla lingua. Perchè? Perché Elisabetta Canalis, l’italiana più invidiata dalle italiane per aver imbrigliato il bel George Clooney, oggi in conferenza stampa, a proposito dell’intervista all’attore americano Robert De Niro, se n’è uscita con questa frase: «Io sono soddisatta di come è andata. E, comunque, sull’intervista a De Niro, con Gianni non ci siamo mai briffati». Ma che vo’ dì? Vi chiederete. Trattasi di un neologismo lanciato nel mondo dei vip, e ormai tristemente calato anche in quello dei nip, dalla consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti, balzata all’onore delle cronache, si fa per dire, nell’ambito del caso Ruby.

Il verbo briffare, così usato ed abusato dalla Minetti, almeno stando alle intercettazioni pubblicate, deriva dall’inglese briefing che significa “colloquio per dare disposizioni”. Quindi l’Elisabetta nazionale, supercriticata per l’inglese non brillante ostentato durante l’intervista a De Niro, nonostante la relazione con il bel Clooney (ma evidentemente lui, vivendo spesso sul lago di Como, conosce meglio l’italiano di quanto la sua ragazza conosca l’inglese, quindi avrà rinunciato ad insegnarglielo e useranno il nostro idioma per comunicare), dichiarandosi soddisfatta, voleva forse dire che era andata meglio di quanto si potesse sperare, dato che lei e Gianni non si erano nemmeno consultati, ovvero lui non l’aveva convocata ad un colloquio per darle istruzioni. Perché, ci sarebbe andata? Visto che non era presente nemmeno alla conferenza stampa in occasione della presentazione del festival, avrei i miei dubbi.

Insomma, una volta la Milano-Sanremo era una gara ciclistica. Ora è la strada che percorrono i neologismi per passare dalla bocca di una belloccia a quella di una bellissima. O no?

[foto by Vanity Fair.it]

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1 agosto 2010

IMPRENDITORE VENETO, EX “TAGLIATORE DI TESTE”, SI RAVVEDE E ASSUME SOLO DETENUTI

Posted in lavoro tagged , , , , , , , a 12:46 pm di marisamoles


La notizia è riportata dal quotidiano Il Giornale: Giuseppe Ongaro, veronese, è a capo di un’azienda, la Lavoro & futuro Srl, in cui non solo lavorano esclusivamente dei detenuti, ma ha anche la sede nel carcere stesso. Perché un imprenditore 68enne ha deciso di assumere solo carcerati? Perché, afferma Ongaro, sono convinto che si debba lavorare per il bene della società. Tu vivi in funzione degli altri. Una volta rinchiusi, ai detenuti nessuno ci pensa più, la galera diventa una pattumiera. Quindi dal punto di vista egoistico la scommessa era molto interessante.

Una scommessa con se stesso e con le sue capacità imprenditoriali, ma non solo. Diciamo che per quest’uomo così intraprendente si tratta anche di una sorta di redenzione: fino a qualche anno fa, infatti, di mestiere faceva il cosiddetto “tagliatore di teste”: proprio come George Clooney nel film “Tra le nuvole”, aveva l’incarico di licenziare il personale delle aziende in crisi. Nel suo passato anche dei veri e propri record: Il massimo lo toccai in un’industria elettronica del Friuli: 480 licenziati in un colpo solo. Un record di cui, però, non va fiero, dato che, nell’affermare ciò, al giornalista curatore dell’intervista pubblicata sul quotidiano, Stefano Lorenzetto, Ongaro precisa: non mi descriva come un santo, mi raccomando. Non lo sono, non lo sono mai stato. Anche se poi, in quella occasione, si adoperò per risistemare tutti quei poveretti rimasti senza lavoro, tranne due. E per questo, non si diede pace.

Santo no, ma un gran lavoratore sì: Io a 12 già ero nei campi a tirar giù mele, pere e uva e a 16, prima d’andare al liceo scientifico salesiano, all’alba scaricavo i sacchi di farina nei panifici, reclutato dalla cooperativa facchini, racconta così i suoi inizi. Una vita difficile, da figlio orfano di padre che, nonostante tutto, è riuscito a laurearsi in Scienze Statistiche all’università di Padova. Poi, quel lavoro di cui oggi non va fiero ma che era molto redditizio: per ogni “testa tagliata” Ongaro guadagnava una percentuale fino al 10% calcolata sull’aumento del margine lordo che l’azienda realizzava dopo la ristrutturazione. Una cifra che, fatti due conti, poteva arrivare anche a 7.500 euro mensili. Ma se qualcuno dubita che i soldi non facciano la felicità, quest’uomo ne è la testimonianza perché, ad un certo punto, si rende conto che quel lavoro non fa per lui: Mi sono chiesto se quello che facevo rispecchiava lo scopo per cui mi alzavo la mattina. Non lo rispecchiava. Così mi sono concesso 14 mesi sabbatici per riorganizzare la mia, di vita. Una ricerca di nuovi equilibri per giungere a una forma di armonia personale.

Attualmente nella sua ditta lavorano 68 dipendenti, ma la crisi si è insinuata anche dietro le sbarre: Ongaro e il suo socio, Edgardo Somma, da gennaio saranno costretti a turnare gli operai perché non c’è lavoro per tutti. Di buono c’è, invece, che i dipendenti non possono essere licenziati e, una volta scontata la pena, hanno la prospettiva di essere assunti da una cooperativa esterna, sempre su interessamento dell’ex datore di lavoro.
Pare che l’iniziativa sia particolarmente gradita agli ospiti del penitenziario veronese, visto che le domande di assunzione, che per ora giacciono sul tavolo di Ongaro, sono ben 350, nonostante lo stipendio sia abbastanza misero: dai 380 ai 540 euro netti per 6 ore al giorno. Ma è pur sempre un modo per “evadere” dal grigiore delle celle e per sperare in un futuro migliore una volta usciti da lì.

Ma che cosa produce quest’azienda così particolare? Di tutto: 16 milioni di pezzi l’anno. Magliette e gadget pubblicitari. Articoli promozionali per aziende, fiere ed eventi. Parti meccaniche e schede elettriche. Filtri per i forni delle autocarrozzerie. Siamo il secondo produttore europeo di profumatori per la casa, deodoranti per auto e antitarme, 1,3 milioni di pezzi l’anno. Sono nostre le rastrelliere portabiciclette che vede nei centri storici: ce le ha comprate persino il Comune di Catania. Una famosa azienda del Modenese ci ha affidato le mattonelle a mosaico, una lavorazione di grande precisione, 72 diverse composizioni di colore con tesserine in pietra o in vetro. Dall’officina meccanica, diretta da due maestri carpentieri, escono anche box per cavalli, cancelli, gazebo. Abbiamo un laboratorio d’informatica dotato di linea Adsl, una concessione assai difficile da ottenere nei penitenziari, dov’è vietata qualsiasi comunicazione con l’esterno: 12 operatori inseriscono col computer i dati per società terze, spiega Ongaro. Un’attività molto varia che non conosce crisi: se solo fiuta l’odore del fallimento, l’imprenditore si inventa qualcosa:Ora ho avviato la produzione delle bat box, le casette per i pipistrelli che mangiano le zanzare. Piuttosto complesse, devo dire. Fra meno di un mese partiremo con i pannelli solari a marchio “Casa circondariale”, racconta, rivelando delle capacità di adattamento alle richieste che non sono facili da accontentare, considerando anche che i detenuti non sempre hanno delle specifiche professionalità. Ma per loro questo lavoro rappresenta, come ho già detto, un’ancora di salvezza. Perché, se è vero che in carcere non ci vanno i santi, qualsiasi reato uno abbia commesso, l’importante è che riesca a comprendere l’errore e a ricostruirsi una vita, prima in carcere, e poi fuori dalla cella.

Così Ongaro racconta l’esperienza di un detenuto tornato in libertà: Se non ha scelto di fare il delinquente abituale, cerca un lavoro. Che non troverà. Il momento peggiore è l’uscita dal carcere. Nessuno gli comunica il giorno. Un pomeriggio, all’improvviso, le guardie gli dicono: “Te ne vai”. Fuori non trova nessuno ad attenderlo. D’inverno alle 17 c’è già buio. Si trova nella nebbia, al freddo, senza sapere dove andare. Con l’associazione Redium, acronimo di Recupero dignità umana, mi sono sentito in dovere di mettergli in mano un kit: pochi euro per mangiare, una scheda per telefonare dall’ultima cabina sopravvissuta vicino alla casa circondariale, gli indirizzi dove passare la notte, i biglietti per l’autobus.

Io credo che, nonostante il passato di questo imprenditore non sia “esemplare” (nel senso che il suo precedente, per quanto redditizio, lavoro non sia uno di quelli di cui andar fieri), Ongaro sia una persona meravigliosa che, negli ultimi anni, ha fatto tanto per molte persone in difficoltà che, altrimenti, sarebbero rimaste completamente emarginate. Ha fatto tanto soprattutto per se stesso: guadagna 6mila euro di meno rispetto al “vecchio” lavoro, ma può essere fiero di ciò che ha realizzato con i suoi sforzi e può guardarsi nello specchio ogni mattina senza senso di colpa alcuno.
Grazie a lui, una mano tesa non rimane tesa inutilmente.

L’articolo è molto lungo: io ne ho fatto una sintesi, ma merita davvero di essere letto per intero. Non sono tante, infatti, le buone notizie che, di questi tempi, si possono leggere sui giornali. Questo è il LINK.

[l’immagine è tratta da questo sito]

28 agosto 2009

CLOONEY-CANALIS: LA STORIA DELL’ESTATE, ANZI DI DUE ESTATI FA

Posted in amore, attualità, Satyricon, spettacolo tagged , , , , , , , a 4:32 pm di marisamoles

clooney-canalisLeggo la notizia su ilgiornale.it e rimango di stucco. Non pensavo che un quotidiano serio, almeno rispetto a tanti altri anche se le sue pecche le ha, si occupasse di gossip, non scendendo ad un livello così basso. Infatti non avrei mai immaginato che dedicasse un articolo alla storia, vera o presunta, tra George Clooney ed Elisabetta Canalis, attraverso la “testimonianza” di un amico di lei, noto attore campano(?), tale Alessandro Siani. Costui afferma: la storia c’è. Non solo, i due si conoscono da ben due anni! Altro che invenzioni o trucchetti per rilanciare la popolarità dell’ex velina che da un po’ non dava notizie di sé e della sua Arte (?). Accantonati i calciatori lei ora pensa al cinema e alla sua carriera. Il calcio, infatti, non le avrebbe dato da vivere.

Confesso che ho dovuto ricorrere a Google per capire chi fosse questo Alessandro Siani. Ma anche dopo aver trovato il suo sito e aver visto le sue foto, il nome e la faccia di costui continuano a non dirmi nulla, tanto meno le sue battute comiche, si fa per dire, contenute nel sito. Poi ho letto sull’articolo de Il Giornale che ha recitato, sempre si fa per dire, nel film “Natale a New York”, naturalmente con la Canalis, e ho capito perché né il nome né la faccia mi dicessero qualcosa: è il genere di film che rifuggo, di certo non lo vado a vedere al cinema e anche se lo danno in TV, preferisco vedermi l’ennesima replica del commissario Montalbano.

Dice, il Siani, che Clooney lo seguiva per le strade di New York, presumo, mentre accompagnava la collega in albergo. E questo basta per azzardarsi a dire che i due avevano già una storia due anni fa? Poi, sempre il supertestimone afferma che secondo lui “si sono baciati”. Ah, se lo dice Siani, allora come facciamo a non crederci. Comunque una bella costanza quella di George se ha dovuto aspettare quest’estate per avere un bacio da Elisabetta. Credo che molti avrebbero avuto molto di più in meno tempo.

La cosa tragica, secondo me, è che il noto quotidiano pubblicizza la prossima comparsa di un articolo, contenente amenità del genere, sul settimanale Ecco in uscita il 1 settembre. Avranno lo stesso editore?
Ad ogni modo sono contenta che il gossip Clooney-Canalis abbia distolto l’attenzione dalle vacanze di altri personaggi, chessò parlamentari o ministri, e dalle spiagge della Sardegna si sia spostata sulle rive del manzoniano lago di Como. Ma una storia come quella di Lucia Mondella e Renzo Tramaglino sarebbe meglio. E riprendiamoci in mano ‘sti Promessi Sposi, va’: sempre meglio dei settimanali trash come Chi ed Ecco!

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