3 giugno 2012

SIAMO TRIESTINI, NON CHIAMATECI FRIULANI

Posted in attualità, Friuli Venzia-Giulia, politica, Trieste tagged , , , , , , , , a 12:26 pm di marisamoles


Trieste, come spero si sappia in giro per lo stivale, è il capoluogo della regione, a statuto speciale, Friuli – Venezia Giulia. La doppia denominazione ha, però, nel tempo creato parecchia confusione. Forse a causa dell’eccessiva lunghezza del nome (cosa, tra l’altro, valida anche per Trentino – Alto Adige e Valle d’Aosta, se vogliamo essere puntigliosi), spesso sui quotidiani o in televisione sentiamo parlare di Friuli, quando addirittura l’accento non viene storpiato in Frìuli. Della Venezia Giulia, per cui tanti eroi irredentisti hanno lottato, ci si dimentica. E non sarebbe nemmeno un fatto grave se ci si riferisse a Udine o a parte della sua provincia (perché dire “friulano” ad un carnico, ad esempio, rasenta l’empietà). Grave è, invece, quando ci si riferisce a Trieste, città giuliana, come al capoluogo della regione Friuli. Non ha senso.

Ora, non vorrei passare per una delle tante triestine che vogliono mantenere le distanze dai friulani. Chi mi segue sa che vivo in Friuli da quasi 27 anni, quindi mi considero udinese d’adozione e nel capoluogo del Friuli vivo benissimo. Quello che mi dà fastidio è, invece, il pressapochismo dei media, in particolare, che tendono a fare di tutta l’erba un fascio. Ma dire friulano ad un triestino, al di là del fatto che per qualcuno potrebbe essere un’offesa, è semplicemente scorretto.

Tempo fa, in occasione del tragico incidente che causò la morte di un operaio che stava allestendo il palco su cui avrebbe dovuto esibirsi in concerto la cantante Laura Pausini, in un articolo de Il Corriere, lessi, inorridita, che il giornalista, parlando dell’evento e mettendolo in relazione a quello analogo accaduto, tempo prima, in occasione del concerto di Jovanotti in allestimento a Trieste, aveva definito il capoluogo di regione “città friulana“. Allora lasciai un commento in cui facevo notare l’errore e aggiunsi: sarebbe come dare dell’altoatesino ad un trentino. Apriti cielo! La svista fu immediatamente corretta.

Ora leggo sul quotidiano Il Piccolo che la confusione tra friulani e giuliani disturba anche qualche esponente politico regionale. Il consigliere triestino del Pdl Bruno Marini (mio ex compagno del liceo, tra l’altro, perso di vista dalla fine del ginnasio, se non erro), ha presentato un’interpellanza dal titolo eclatante: “Denominazione esatta del Friuli Venezia Giulia. La Regione lanci una campagna educativa e di sensibilizzazione“. Secondo Marini il governatore Renzo Tondo dovrebbe agire su due fronti: scuole e media. Nelle scuole bisognerebbe educare i bambini e i ragazzi alla corretta definizione di chi, nella nostra regione, vive al di qua e al di là del fiume Timavo; per quanto riguarda i media, specie quelli nazionali, bisognerebbe sensibilizzarli all’uso della denominazione intera e corretta della nostra regione.

Vi dirò: fra la sottoscritta e il Marini il rapporto, finché frequentavamo la stessa classe, non è mai stato idilliaco. Su questo punto, però, concordo. Non è una questione campanilistica, lo ribadisco, è solo una questione di correttezza. Diamo il giusto nome alle cose, regioni e popolazioni comprese.

[nell’immagine: il castello di Miramare, già residenza dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo e Carlotta del Belgio, situato nel golfo di Trieste]

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12 marzo 2010

DOCENTE NAPOLETANO LICENZIATO IN FRIULI

Posted in Friuli Venzia-Giulia, scuola tagged , , a 7:00 pm di marisamoles

Ha quarant’anni ed è originario di Napoli. Aveva ottenuto un incarico come insegnante di sostegno in una scuola di Pordenone, ma è stato licenziato. Perché? Perché parlava in napoletano, il suo idioma materno. Ma in Friuli, lo stesso Friuli che da sempre difende il proprio dialetto e pretende che venga elevato a dignità di lingua, non tollera che altri italiani, provenienti dal sud con enorme sacrificio, usino il proprio dialetto.

Il maestro in questione aveva tutte le carte in regola: abilitato con specializzazione all’handicap e inserito negli elenchi del sostegno agli alunni disabili nelle graduatorie permanenti provinciali a esaurimento, in coda.
Forse è stata proprio quella “coda” ad avere disturbato qualcuno. Sul Messaggero Veneto si legge: Il fatto di essere una “coda”, come dicono in gergo gli stagionali, non è un dettaglio. Nel 2009 l’inserimento in coda di supplenti in arrivo da altre regioni ha fatto tremare i precari nordestini sui sorpassi e ribaltoni in graduatoria.
Ufficialmente è stato allontanato, dopo un’indagine ispettiva partita dal MIUR, perché invece di dire siediti, piccolo, usava la più colorita e simpatica espressione settati piccirì. Eppure questa ventata solare di allegria tutta napoletana non è piaciuta ai genitori del freddo nordest. O almeno questo è ciò che si dice. E l’allontanamento del docente non è cosa di poco conto: non potrà più essere assunto da nessuna graduatoria in cui è iscritto, nel pordenonese.

Ora, sono la prima a ritenere che agli allievi ci si debba rivolgere in italiano poiché proprio il patrio idioma permette di comunicare con tutti in ogni angolo d’Italia. D’altra parte, credo che anche il maestro in questione sia in grado di esprimersi in italiano, visto le abilitazioni e tutto il resto. Poi si parla di “altre mancanze” e sarei più disposta a valutare legittimo il licenziamento proprio sulla base di una palese incompatibilità ed incompetenza.
In un’Italia in cui tutti conoscono e cantano almeno una strofa di O’ sole mio, mi pare proprio impossibile licenziare un maestro solo perché parla in napoletano.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 13 MARZO 2010

C’è un seguito alla vicenda del maestro napoletano licenziato in Friuli, apparentemente perché si esprimeva con l’idioma campano rivolto ai bambini che seguiva nella veste di insegnante di sostegno.
Oggi sul Messaggero Veneto. it si legge:

«Gli abbiamo consigliato di fare punteggio fino a gennaio per avere un risultato professionale in graduatoria – hanno detto dalla cattedra del secondo circolo con la promessa dell’anonimato – e di andarsene da questa scuola. Niente da fare: dispiace perché è una brava persona. Non parla sempre l’italiano corrente. Buon rapporto con i bambini, ma se il maestro non ha un idioma corretto che docente è?».

Avesse parlato friulano? «La “marilenghe” è un’altra cosa – dicono le esperte di lingua -. Questo non appartiene alla nostra tradizione».

Il caso ha creato qualche imbarazzo. «Il sindacato deve fare qualcosa – hanno suggerito alcuni colleghi -. Lo hanno silurato con pregiudizio. Non hanno usato lo stesso metodo in Provincia, per scegliere l’insegnante nella trasmissione “Parlare italiano si può” dedicata agli stranieri immigrati e da alfabetizzare, su TelePordenone? Il primo candidato di grande professionalità aveva una inflessione sicula: è stato silurato».

Non voglio aggiungere altro, ma ai commentatori intervenuti finora su questo blog vorrei dire: e poi sono io ad avere i pregiudizi?!?

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