7 luglio 2009

GLI ESAMI, PER FORTUNA, SONO FINITI

Posted in adolescenti, affari miei, Esame di Stato, scuola tagged , , , , , , , , , a 8:12 pm di marisamoles

buttare i libriOggi hanno avuto inizio ufficialmente le mie vacanze. Dire che sono stanca è poco. “Esausta” è l’aggettivo che si adatta meglio al mio stato sia fisico che mentale. Il prolungamento dell’anno scolastico con gli esami di quinta ha messo a dura prova la mia salute. Se considero, poi, che la mia casa grida vendetta, dal momento che nelle ultime due settimane ho fatto un vero e proprio tour de force a scuola, posso affermare con assoluta certezza che il concetto di “vacanza” è soltanto un’immagine mentale che deve far i conti con la dura realtà: le vacanze, nel senso letterale del termine –dal verbo latino vacare, cioè “essere libero”- inizieranno forse ad agosto. Non voglio nemmeno pensare che le aule scolastiche, che ho abbandonato soltanto ieri sera, mi attendono già il primo settembre per i recuperi dei debiti.

Una cosa, però, la devo dire: sono fortunata. Insegno dal 1983 ed è la prima volta che ho fatto il commissario ad un esame di maturità. Quest’evento ha poi assunto un significato speciale perché è capitato esattamente a trent’anni dalla mia personale maturità. Non solo, ho avuto la possibilità di affacciarmi a quest’esperienza sconosciuta come insegnante, rivestendo il ruolo di commissario interno e portando all’esame i miei ragazzi di quinta che conosco da quattro anni, avendoli “presi” in seconda. Credo, quindi, di essere doppiamente fortunata.

Quando, mesi fa, pensavo all’esame, era un po’ come se lo dovessi fare io. Avevo iniziato ad essere ansiosa, a non dormire la notte –ma l’insonnia, purtroppo, continua anche dopo l’esame!-, pensando ai programmi da finire e alla preparazione dei ragazzi che, in alcuni casi, lasciava molto a desiderare. Poi loro hanno recuperato, nel senso che si sono dati da fare, ma io, invece di rassicurarmi, continuavo a vivere in uno stato ansioso costellato da mille interrogativi: saprò correggere i temi? Che domande farò all’orale? Chi avrò come colleghi esterni? E il presidente, sarà “umano”? Mi toccherà fare il verbale? Che griglie di valutazione mi faranno usare? Andranno bene? Potrò magari sceglierle io? Insomma, una paranoia completa.

Stranamente, man mano che si avvicinava il giorno fatidico, la mia ansia si attenuava. Ormai aveva preso sopravvento un altro stato d’animo: la curiosità. Le domande non me le facevo più ma attendevo gli eventi, prendendo tutto con quella filosofia che da studentessa non ho mai amato. Forse per questo, dunque, non ho mai preso la vita con filosofia.

Il giorno in cui si è insediata la commissione è stato felice: il presidente, che avevo già incontrato a maggio, sembrava una persona accomodante; i commissari esterni davano l’idea di essere persone tranquille, un po’ scocciate, forse, ma chi non lo sarebbe alla sola idea di dover fare esami. I colleghi interni ovviamente li conoscevo, quindi non avevo nulla da temere. Il clima appariva sereno e lasciava intendere che si poteva lavorare in pace. Il mio primo pensiero è stato quello di dimostrarmi disponibile nei confronti dei colleghi sconosciuti, non per opportunismo, certamente, piuttosto per dimostrare di essere una persona accogliente. Negli ultimi dieci anni, infatti, ho rivalutato la questione dell’accoglienza nei confronti degli allievi; perché mai dei docenti che per la prima volta varcano il portone della mia scuola non dovrebbero essere accolti come dio comanda?

Confesso, però, che il mio entusiasmo ha avuto breve durata. Già la mattina del primo scritto, il tema d’italiano, mi sono chiesta come mai dovessi stare tutto il tempo a fare la sorveglianza quando per tutti gli anni da docente non commissario è stata un’incombenza cui non mi sono mai potuta sottrarre. Insomma, non capivo per quale misteriosa ragione non mi fosse concesso di godere del privilegio di essere commissario all’esame, quel privilegio di cui altri commissari avevano goduto visto che io, da non commissario, avevo sempre sorvegliato gli allievi al posto loro. Sono arrivata, quindi, alla conclusione che dovevo fare sempre la sorveglianza, che fossi o non fossi in commissione d’esame. Il fatto è che essere là mi creava un notevole disagio, primo fra tutti quello di non poter rispondere alle domande degli allievi. D’altra parte, loro erano stati così bene istruiti sul fatto che non potevano chiedermi nulla, che poi effettivamente solo pochi mi hanno interpellata.

La prima giornata davvero stressante è stata sabato 27 giugno: venticinque compiti d’italiano corretti tutti d’un fiato, dalla mattina al pomeriggio inoltrato. Considerando che normalmente correggo i temi in due settimane, in pratica li “prendo a piccole dosi” come i medicinali, il mio è stato davvero un atto di coraggio, quasi d’eroismo. Ma la correzione in compagnia è senz’altro più gradevole; oddio, non che facessi i salti di gioia, e nemmeno i miei colleghi, ma tutto sommato leggendo gli elaborati ad alta voce e non dovendo apportare le correzioni ma solo segnalare gli errori, l’operazione si è rivelata non solo più veloce, ma anche meno noiosa e faticosa. La cosa che mi ha fatto più piacere è stato il constatare che il giudizio dei colleghi non si discostava molto dal mio, anzi confesso che alle volte se mi fossi ritrovata da sola, sarei stata più severa ancora. Quando poi la collega esterna di Storia dell’Arte mi ha detto che i suoi allievi non sarebbero stati in grado di scrivere così bene, ho intimamente gioito perché un po’ di merito me lo sono riconosciuto.

Mercoledì primo luglio hanno avuto inizio, finalmente, gli orali. Al mattino ero stata assalita da un’altra ondata di inquietudine. Mi sono svegliata alle 5 e mezza e, realizzando che non avrei potuto richiudere gli occhi perché nel dormiveglia avevo già iniziato a pensare agli esami, alle domande che avrei fatto, alle risposte che avrei sentito, mi sono rassegnata ad alzarmi.
Quando sono arrivata a scuola e ho visto i primi allievi pronti per l’esame, mi sono tranquillizzata. D’altra parte, che esempio sarei stato se li avessi accolti con ansia e nervosismo, quelle stesse che sprizzavano già loro da tutti i pori, insieme al sudore che, complice l’afa, aveva iniziato a macchiare camicie e magliette? No, proprio non potevo farmi vedere preoccupata. Poi, preoccupata di che? In fondo si trattava solo di un colloquio. Già, perché l’esame orale non ha più questa obsoleta denominazione, si chiama colloquio e tale, in effetti, è stato.

Ieri, quando avevo già in mente di scrivere questo post ma ero troppo esausta per farlo, ho letto l’articolo di un collega insegnante-blogger sull’esame orale: lo scorfano – così si chiama- asserisce nel suo scritto che il “colloquio … non assomiglia affatto a un colloquio”, poi aggiunge che “i commissari interni cercano di fare alla svelta. … Ma i commissari esterni, invece, a volte prendono la faccenda molto sul serio, con pignoleria. E partono con una vera e propria interrogazione.”.
Be’, è evidente che comunque lo si chiami, colloquio o interrogazione, l’esame orale è pur sempre un esame. Il termine “colloquio” fa pensare, però, ad una chiacchierata fra docenti e allievi. Tuttavia, se l’argomento principale del colloquio è “il sapere”, cioè quello che i ragazzi hanno imparato in tanti anni di studio sulle diverse discipline, non si può dire che assomigli ad una chiacchierata fra i soliti quattro amici al bar. Però io ho potuto constatare che gli allievi sono stati messi a loro agio dai docenti e dal presidente, hanno potuto esporre la loro “tesina” con tutta calma –alcuni prendendosi anche più dei quindici minuti stabiliti dalle direttive ministeriali- e i commissari si sono tutti sforzati di rivolgere delle domande che seguissero il filo logico degli argomenti discussi. Certo, a volte il collega di matematica e fisica ha fatto i salti mortali, visto che le tesine all’80% riguardavano l’ambito umanistico. E io non ho potuto far altro che chiedermi: perché, se questo è un liceo scientifico, si sono tutti buttati sulla storia, sulla filosofa, sull’italiano, il latino, l’inglese e sulla storia dell’arte? La risposta è semplice: sono le materie sulle quali è possibile impostare un discorso pluridisciplinare. È questo è esattamente il compito che gli allevi si sono rigorosamente dati. Quei pochi che hanno presentato un lavoro scientifico, sembravano quasi avviliti per non aver risposto alle direttive ministeriali. Ma che importa? Quando il lavoro è ben fatto, nessuno si offende se non è stata inserita la propria disciplina. Quello che, invece, non ho apprezzato è stata la scelta discutibile di proporre un’accozzaglia di argomenti che non seguivano affatto un filo logico.

Tornando al colloquio, quello che mi ha particolarmente colpita è stata la serietà con cui i ragazzi, tutti, avevano preso l’esame orale. Le tesine, salvo pochi casi, erano originali e per nulla copiate da internet, o almeno, con ogni probabilità, solo parzialmente alcuni testi erano stati scaricati. L’esposizione è stata per tutti un impegno, e non solo volto a fare bella figura, ma soprattutto a dimostrare che quei collegamenti che a detta dei docenti non erano in grado di fare, li avevano fatti, eccome. Chi più, chi meno è stato pure in grado di rielaborare personalmente, di prevedere possibili collegamenti con le discipline escluse dalla tesina o fare delle congetture sulle probabili domande che i docenti delle materie incluse avrebbero potuto rivolgere, per non impostare il colloquio sullo stesso argomento trattato nella tesina.

I commissari esterni, poi, sono stati davvero corretti. Non hanno mai messo in difficoltà gli studenti, non hanno insinuato che i colleghi di materia non li avevano preparati, anche se, in qualche caso, la conoscenza di determinati argomenti è risultata lacunosa. D’altra parte io stessa, in certi casi, ho valutato il colloquio nelle mie materie con un voto inferiore a quello della pagella. È vero, comunque, come dice anche lo scorfano, che una volta fatto un percorso con gli allievi, una volta concluso lo scrutinio e valutata la loro preparazione, l’esame diventa una pura e semplice formalità. È vero che quei cinque minuti non aggiungono nulla all’idea che un docente si è fatto di un allievo o di un’allieva, che non ha senso dare un giudizio, a volte affrettato, su una prestazione che è quasi insignificante se confrontata al numero di compiti, prove, interrogazioni e domande dal posto cui gli studenti sono stati sottoposti nel corso degli anni. Ma è anche vero che talvolta ci possono essere delle sorprese, e i miei ragazzi le avranno, nel bene e nel male. Io stessa mi sono stupita nel vedere i voti d’esame: alcuni ben maggiori rispetto alla media riportata dai singoli allo scrutinio di giugno, altri minori, pochi uguali.

Io non so se sia un bene o un male mantenere l’esame di maturità. Prima di fare quest’esperienza pensavo che, una volta fatto lo scrutinio finale, non ha senso obbligare gli studenti a questa specie di supplizio che toglie ore di sonno e fa venire ogni sorta di senso di colpa. Ora, però, devo ammettere che un esame ci vuole: essere messi alla prova, anche di fronte a persone sconosciute, è una tappa obbligata del percorso di crescita. Di fronte ai volti pallidi, agli atteggiamenti ansiosi, alle voci quasi rotte dall’emozione o dalla paura, ai sospiri di sollievo di chi, superata l’ora di terrore, poteva dire “è finita, comunque sia andata”, di fronte a questo spettacolo di tante debolezze tipicamente umane che sanno anche offrire grande emozione, mi sono convinta che tutto questo ci dev’essere nella vita di un ragazzo di diciotto-diciannove anni. Non solo, vedendo l’apprensione dei familiari presenti, degli amici, degli stessi compagni, anche quelli che l’esame l’avevano già fatto ma che erano lì, ancora una volta in quell’aula in cui non avrebbero mai più voluto metter piede, e assistendo ai sorrisi rilassati di tutti, dopo che oramai l’esame era finito, mi sono convinta che è un’emozione da vivere e da condividere.

Le strette di mano e i baci che sono seguiti ad ogni singolo colloquio mi hanno riportata al mio personale esame di trent’anni fa. Io ho provato solo una grande paura, anzi quasi terrore, e nessuno dei commissari, se non la docente interna che poi era alla sua prima esperienza di insegnamento, ha fatto un sorriso, né mi ha stretto la mano, tanto meno qualcuno mi ha baciata. Ripensando alla mia esperienza di allieva posso concludere che non sono stata così fortunata né il mio esame mi ha portato alcuna soddisfazione, a partire dal voto, di gran lunga inferiore a quello che avrei potuto meritarmi. Allora penso a chi sarà rimasto deluso, ora, e so che ci sarà. Spero riesca a voltare pagina con la stessa indifferenza con cui l’ho fatto io. Non è certo un esame, né tanto meno un voto, a definire il valore di una persona. Il cammino che i miei ragazzi dovranno ancora percorrere è lungo e forse pieno d’insidie. Incontreranno altri docenti, migliori o anche peggiori, non importa. Ma ricorderanno sempre quelle facce che li hanno osservati con attenzione, gli sguardi di ammirazione, le smorfie di disappunto dei commissari, persone che li hanno giudicati senza conoscerli, altre non sconosciute ma che forse non li hanno mai capiti fino in fondo.

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30 giugno 2009

COME ARRIVARE ALL’ORALE DELL’ ESAME DI STATO IN PERFETTA FORMA

Posted in adolescenti, Esame di Stato, scuola tagged , , , , , , a 4:09 pm di marisamoles

esame oraleAvendo un’esperienza più che ventennale nell’insegnamento, so che la maggior parte degli studenti arriva all’esame stressatissima. Il perché è presto spiegato: l’ultimo anno è di certo il più impegnativo e fin da settembre noi insegnanti abbiamo la pessima abitudine di ricordarglielo. D’altra parte, è per il loro bene, no? Peccato che gli allievi si stressino più a pensare che a fare. In altre parole, all’esame pensano molto facendo molto poco, o comunque impegnandosi in modo non costante.

Quest’anno, in un primo momento, si pensava che per l’ammissione all’Esame di Stato, non ci dovesse essere nemmeno un cinque in pagella. Ecco un altro motivo di stress. Perché se razionalmente avrebbero dovuto impegnarsi di più, emotivamente il pensiero “non ce la farò mai” ha vanificato qualsiasi sforzo per migliorare. Poi il ministro Gelmini ci ha ripensato; basta che la media della pagella sia almeno 6, compreso il voto di condotta. Un sospiro di sollievo, finalmente. Ma anche questa piccola rassicurazione ha danneggiato gli allievi più sfiduciati: il pensiero da “non ce la farò mai, si è trasformato nel più ottimista “va be’ vuol dire che qualche cinque me lo posso permettere”. Ragionamento errato, in primo luogo perché le materie in cui gli allievi affrontano maggiori difficoltà sono state un po’ trascurate, non molto, in verità, perché non sarebbe stato comunque consigliabile arrivare allo scrutinio con dei 4, in secondo luogo perché spesso non si tiene nella dovuta considerazione il punteggio del credito scolastico che, in presenza delle insufficienze, viene inevitabilmente decurtato. Inoltre, gli studenti alle volte non pensano che il credito accumulato costituisce una specie di “tesoretto” che li salvaguarda nel caso di un esame non proprio meraviglioso. Il che può succedere perché, se si aggiunge alla preparazione lacunosa l’emotività e la tensione accumulata nei mesi di studio, l’esito delle prove d’esame può essere deludente anche rispetto alle proprie aspettative.

Ma veniamo al discorso iniziale: come si fa ad affrontare serenamente il colloquio d’esame.
Archiviati gli scritti, in qualunque modo siano andati, lo stress è anche aumentato, specialmente se i risultati non sono quelli sperati. Prima di tutto bisognerebbe arrivare all’orale con la coscienza tranquilla, ma viste le premesse, non sempre lo è. Poi bisogna evitare di stressarsi all’infinito e infliggersi reclusioni forzate che altro non sono che autopunizioni. Non si sa perché, ma pare che più tempo si passa a casa maggiori saranno le possibilità di fare bella figura all’esame. Ma anche questo ragionamento è errato: quella che conta è la qualità del tempo che si dedica allo studio, non la quantità. A casa ci sono mille distrazioni, tanto vale uscire per distrarsi. Una passeggiata con gli amici, un po’ di shopping –senza pensare per forza a quali abiti indossare per l’esame, perché così facendo vi rovinereste anche il piacere dello shopping!-, un salto in palestra o una corsa per mantenere il fisico in esercizio e liberare la mente dai pensieri, possono essere delle soluzioni.

Un altro problema, a parte lo stress, è l’affaticamento mentale. Se all’esame i ragazzi arrivano affaticati significa che non si sono concessi un po’ di riposo. E mi riferisco non solo alle ore di studio, ma anche alle ore sottratte al sonno per motivi vari: la televisione, il computer, i messaggini con il cellulare … Uno studente di diciotto anni dovrebbe dormire almeno otto ore per notte e so che ciò non sempre accade. L’abitudine di far tardi a tutti i costi è deleteria. Poi succede che subentra l’insonnia: più tempo si sta alzati, dedicandosi ad attività che tengono ben svegli, meno ore di sonno ci si potrà concedere. Ma c’è anche chi recupera dormendo fino alle undici o a mezzogiorno. Pure questo comportamento è sbagliato perché, visto che a scuola ci si va alla mattina, gli studenti sono abituati ad essere attivi nella prima parte della giornata. Alzarsi tardi significa “mangiarsi” una bella fetta della giornata e non riuscire ad organizzare al meglio il tempo che rimane.
Dormire bene si può e si deve, ma se ciò non fosse possibile per motivi vari, una tisana a base di camomilla e melissa può essere la soluzione. In erboristeria o in farmacia se ne trovano di svariati tipi.

Ciò che si deve evitare, se non strettamente necessario, –nel caso di un fisico debilitato per altre ragioni- è l’uso di integratori alimentari. Se l’alimentazione è corretta, non servono. Tanto meno possono essere utili gli integratori per la memoria: a diciotto anni la memoria funziona benissimo e un integratore non è una pozione magica che fa venire in mente ciò che nella testa non c’è. Vale a dire: se non si studia abbastanza, non c’è fosforo che tenga.

Ma cosa s’intende per “buona alimentazione”? Innanzitutto un buon equilibrio tra le varie componenti: proteine, vitamine e carboidrati. Bisognerebbe evitare, in particolar modo, di sovrabbondare in carboidrati e proteine, trascurando le vitamine. Ad esempio, se si mangia la carne a pranzo, è meglio non consumarla alla sera. Stesso discorso vale per i carboidrati: non si trovano esclusivamente nel pane e nella pasta, come spesso si è portati a credere. I carboidrati sono degli zuccheri e la nostra dieta ne è piena, a cominciare dalla colazione. Spesso è trascurata dagli studenti, che vanno sempre di fretta, ma è indispensabile per affrontare a giornata. Una brioche o un panino, qualche fetta biscottata con la marmellata, dei biscotti non devono mai mancare, ovviamente non tutti assieme! Se non piace il caffè o il the, il latte è un alimento che sulla tavola della colazione non può mancare. Con un po’ di cacao è delizioso, se accompagnato ai cereali è un pasto energetico quanto basta. Ma se non si tollera il latte o non piace proprio, uno jogurt è un ottimo sostituto, accompagnato da un po’ di frutta. A pranzo e a cena la frutta non è indispensabile; molti dietologi sostengono che rallenti la digestione, quindi è meglio consumarla nello spuntino pomeridiano, oltre che a colazione. Anche un buon gelato alla frutta, però, costituisce un’ottima merenda.
Per la memoria l’ideale sarebbe il pesce ma mi rendo conto che la sua cottura richiede più tempo e pazienza, nonché maggior abilità culinaria che a volte alle mamme mancano, soprattutto il primo. Tuttavia, anche i bastoncini di pesce surgelati vanno benissimo. Ovviamente, essendo fritti, è bene non esagerare.

Non entro nel merito della questione del tempo che dev’essere dedicato allo studio perché quello dipende esclusivamente dagli studenti e dalla loro capacità di concentrazione: è inutile legarsi alla sedia per sei ore di fila quando è scientificamente dimostrato che l’attenzione cala dopo i primi venti minuti. Non significa, ovviamente, che si debba studiare solo venti minuti per ora, ma che ci si debba concedere delle pause e si alternino, possibilmente, argomenti più semplici e quelli più complessi. Anche questa distinzione, tuttavia, è personale: sono i ragazzi stessi a dover distinguere le materie in cui hanno più facilità nello studio e quelle che trovano particolarmente ostiche.

Infine, un consiglio: non studiare fino all’ultimo. Vale a dire, il giorno prima del colloquio si fa solo un ripasso, tanto quello che c’è in testa ormai è esattamente ciò che ci può stare. Per questo è buona norma iniziare a studiare per tempo le materie che non si digeriscono; all’ultimo si rischierebbe solo una … indigestione.
Assolutamente vietato fare tardi la notte prima del colloquio o alzarsi all’alba. Si rischia soltanto di presentarsi davanti alla commissione mezzo addormentati. Bere dieci caffè per tenersi svegli, invece, servirà solo ad arrivare all’esame nervosi e probabilmente con qualche tic che nessuno mai aveva sospettato di possedere. Per esempio, se lo studente si siede al tavolo della commissione con le gambe che “ballano” di continuo, procurerà ai commissari un fastidioso traballamento che di certo non li metterà di buon umore. Poi, non bisogna sottovalutare il fatto che quando il candidato appare tranquillo –anche se non lo è affatto!- dà l’idea di essere preparato e di non temere nulla. Se poi nel colloquio si “perderà”, i commissari potranno pensare che l’emozione, anche se ben nascosta, ha fatto dei brutti scherzi. In certi casi, infatti, la verità non è mai quella che appare … come sosteneva il “nostro” Pirandello.

26 giugno 2009

VERSIONE DI CICERONE AL LICEO CLASSICO: ECCO LA TRADUZIONE

Posted in Esame di Stato, latino, scuola tagged , , , a 3:48 pm di marisamoles

CiceroneLa traduzione che riporto di seguito è la più letterale possibile, per questo non bellissima. Sarà utile, comunque, agli studenti per capire gli eventuali errori o per gioire … se l’hanno fatta tutta giusta.
Naturalmente il testo di Cicerone tradotto lo trovate anche nei siti per studenti come splash.it, ma la traduzione può essere un po’ libera.

CICERONE, De officiis, I, 88-89

[88] Nec vero audiendi qui graviter inimicis irascendum putabunt idque magnanimi et fortis viri esse censebunt; nihil enim laudabilius, nihil magno et praeclaro viro dignius placabilitate atque clementia. In liberis vero populis et in iuris aequabilitate exercenda etiam est facilitas et altitudo animi quae dicitur, ne si irascamur aut intempestive accedentibus aut impudenter rogantibus in morositatem inutilem et odiosam incidamus et tamen ita probanda est mansuetudo atque clementia, ut adhibeatur rei publicae causa severitas, sine qua administrari civitas non potest. omnis autem et animadversio et castigatio contumelia vacare debet neque ad eius, qui punitur aliquem aut verbis castigat, sed ad rei publicae utilitatem referri.
[89] Cavendum est etiam ne maior poena quam culpa sit et ne isdem de causis alii plectantur, alii ne appellentur quidem. prohibenda autem maxime est ira puniendo; numquam enim iratus qui accedet ad poenam mediocritatem illam tenebit, quae est inter nimium et parum, quae placet Peripateticis et recte placet, modo ne laudarent iracundiam et dicerent utiliter a natura datam. Illa vero omnibus in rebus repudianda est optandumque, ut ii, qui praesunt rei publicae, legum similes sint, quae ad puniendum non iracundia, sed aequitate ducuntur.

88. In verità non dovranno essere ascoltati coloro che riterranno che ci si debba adirare fieramente coi nostri nemici, e crederanno che ciò si addica all’uomo magnanimo e forte: per un uomo grande e illustrissimo non c’è nulla di più degno della mitezza e della clemenza. In verità, presso le popolazioni libere e nell’imparzialità della legge devono anche essere praticate l’arrendevolezza e quella che viene definita elevatezza morale, per non incappare nell’inutile e odiosa capricciosità, qualora ci si adiri con chi si rivolge a noi in modo inopportuno o con chi ci fa delle richieste con sfrontatezza. E tuttavia la pacatezza e la clemenza devono essere giudicate positivamente cosicché per il bene dello Stato si adoperi anche la severità, senza la quale lo Stato non può essere amministrato. D’altra parte, ogni punizione e ogni rimprovero devono essere privi di offesa ed essere indirizzati non verso l’interesse di colui che punisce o rimprovera, ma al vantaggio dello Stato.

89. Bisogna anche fare attenzione che la pena non sia maggiore della colpa, e che, per le medesime ragioni, alcuni siano duramente colpiti, altri neppure chiamati in causa. Soprattutto bisogna evitare la collera nell’infliggere una punizione; chi si appresta a dare una punizione in preda all’ira, non terrà mai quella giusta via di mezzo, che si colloca fra il troppo e il poco, via che piace tanto ai Peripatetici, e piace a ragione, se poi essi non si mettessero a lodare l’ira dicendo che essa è un utile dono della natura. Al contrario quella (l’ira) dev’essere tenuta lontana in ogni circostanza e bisogna augurarsi che coloro i quali stanno a capo dello Stato si attengano alle leggi che sono portate a punire non secondo l’ira ma seguendo la giustizia.

25 giugno 2009

TEMA DI MATURITÀ 2009: LE TRACCE USCITE

Posted in Esame di Stato, Mariastella Gelmini, scuola tagged , , , , a 3:53 pm di marisamoles

gelminiEccomi qui, appena tornata da scuola dove i miei allievi di quinta sono stati impegnati, fino alle tre di pomeriggio, nello svolgimento del tema d’italiano. Le tracce uscite non hanno smentito alcuni pronostici: c’era Svevo, come avevo previsto anch’io, per quanto riguarda la tipologia A (analisi del testo), l’anniversario della caduta del Muro di Berlino, mancava il Futurismo, anche se nell’ambito del saggio breve c’era una traccia sull’innovazione e la creatività. Delusione anche per chi si aspettava una traccia su Obama e sul caso di Elauna Englaro. Snobbata, per così dire, anche la crisi economica ma, onestamente, mi pare un tema assai difficile per dei diciottenni.
Gli altri argomenti erano attinenti al mondo giovanile: “Origine e sviluppi della cultura giovanile” e “Social Network, Internet, New Media”. Quest’ultimo tema deve’essere stato caldeggiato dal ministro in persona visto che si è buttata sul web, con i suoi interventi su You tube. Inaspettato il tema d’argomento storico: 150 anni dell’unità d’Italia, che però si festeggeranno nel … 2011. Per me non ha senso, però qualcuno l’ha scelto. De gustibus ….

Quando sono arrivata a scuola stamattina, prima delle otto, ho detto ai miei ragazzi: Se esce Svevo, propongo di urlare ‘Gelmini santa subito’. In effetti li ho stressati abbastanza con Svevo: mio concittadino, oltre che uno dei miei autori preferiti, non avrei potuto non “trattarlo a dovere”. Avevo anche, con un gran senso di colpa, trascurato i poeti del Novecento, compreso il “mio” Saba, ma n’è valsa la pena. Era un tema fattibilissimo, su cui erano preparatissimi … peccato che l’abbiano scelto in pochi! La maggior parte si è orientata sul Social network, tema sicuramente non tra i miei preferiti, ma in compenso qualcuno ha svolto il saggio breve sull’innamoramento e l’amore … molto romantico, non vedo l’ora di leggerli.

Naturalmente non sono mancate le solite fughe di notizie. Leggo sul Corriere.it che in un primo momento sul sito di Studenti.it erano uscite, prima delle 8 e 30, quindi in anticipo sull’apertura delle buste, delle tracce credibili ma assolutamente di fantasia. Ma dopo la “bufala” la fuga c’è stata davvero:

Alle 10 però eccoli i titoli veri: fotografati con un telefonino (rigorosamente vietato nelle aule) di ultima generazione e inviati a Skuola.net, che li pubblica sulla home page. Qualcun altro scrive direttamente ai siti. Una giovane di Caserta alle 8.44 invia un sms a Skuola.net e chiede aiuto per la prova di italiano. Anche su Studenti.it i testi per intero dei temi arrivano poco dopo le 10.«Si ripete anche quest’anno l’ormai consueta fuga di notizie dalle scuole dopo l’apertura delle buste.

A parte questo fenomeno che pare si ripeta ogni anno, si può dire che agli studenti non sia andata poi così male. Stamattina la Gelmini, ai microfoni dei vari TG, aveva promesso: tracce più semplici e brevi. Beh, almeno ha mantenuto la promessa. Però, quando ho letto la prima traccia e ho visto che trattava Svevo non ho urlato “Santa subito”, anche se ho fatto un gesto eloquente che voleva significare “e vai!!!!”. Credo che il ministro dovrà lavorare ancora molto per la beatificazione, soprattutto perché molti anziché con un’aureola sulla testa la vorrebbero vedere … su un rogo.

23 giugno 2009

“TEMA DI MATURITÀ”: POSSIBILI TRACCE E SPUNTI PER LO SVOLGIMENTO

Posted in Esame di Stato, scuola tagged , , , , a 5:46 pm di marisamoles

studentiDa qualche tempo sul web è iniziato il toto-tema. Sulle possibili tracce si fanno delle congetture, alla ricerca degli argomenti più probabili. È chiaro che nulla è dato sapere fino all’apertura delle fatidiche “buste ministeriali”, che avverrà solo giovedì 25 giugno, pochi minuti prima dell’inizio della prova d’Italiano, tuttavia, dando uno sguardo alle tracce del passato e agli avvenimenti più rilevanti accaduti nel corso dell’anno, qualcosina si può ipotizzare.

Per quanto riguarda la Letteratura Italiana, negli ultimi dieci anni sono “usciti” soprattutto dei poeti: Ungaretti, Saba, Montale, Quasimodo, Cardarelli, Penna, Carducci, Sbarbaro, D’Annunzio, Dante, alcuni dei quali più volte e alcuni testi compresi anche nella tipologia B (ambito letterario). Altri autori, nei vari generi, sono stati Pavese, Foscolo, Manzoni, Pirandello. Insomma, facendo un calcolo, ci sono degli intellettuali che non sono mai “usciti”. Uno di questi è Italo Svevo.
Una plausibile traccia potrebbe riguardare Le donne di Svevo. In questo caso, l’analisi dovrebbe partire dall’Annetta di Una vita, passando attraverso Angiolina di Senilità (ma uno sguardo andrebbe dato anche ad Amalia), per arrivare alle donne di Zeno, Ada e Augusta in primis, ma senza dimenticare Carla.

Il teatro di Pirandello è talmente vasto che, anche se già nel passato una traccia è stata dedicata a Il piacere dell’onestà, è probabile che qualche altro pezzo capiti. Quello che bisogna mettere in risalto, parlando dell’autore siciliano, è il topos della follia e il confronto tra maschera e volto, binomio che compare praticamente in tutte le sue opere, romanzi compresi. Poco studiato, invece, è il Pirandello poeta. Una poesia che si sposa bene con il tema della “maschera e il volto” è La maschera, appunto. La poesia offre anche uno spunto per la trattazione dell’Umorismo, fondamentale per comprendere fino in fondo l’autore.

Un altro poeta che potrebbe “uscire” è D’Annunzio, ma la traccia potrebbe vertere sulla narrativa dannunziana, sempre un po’ trascurata. Fondamentale è il confronto tra il protagonista de Il piacere e i personaggi che animano i romanzi veristi. Parlando, in particolare, delle donne di D’Annunzio non si può scindere la sua opera dalla vita del poeta, caratterizzata da numerosi incontri con donne bellissime … d’altra parte era un esteta!

Considerando il centenario del Futurismo, è probabile anche che ci sia una traccia sull’argomento, inglobando sia la storia della letteratura sia quella dell’arte. Trattando l’argomento letterario, potrebbe essere richiesto il confronto con le altre poetiche del Novecento, seguendo il percorso che dai poeti decadenti porta ai crepuscolari e quindi ai futuristi.

Passando al tema di ordine generale, sono molti gli argomenti probabili. Vediamone alcuni.

1. Il caso di Eluana Englaro. Io onestamente non credo che possa “uscire” una traccia sul caso specifico; sono portata a pensare che possa essere trattato, piuttosto, l’argomento testamento biologico. In primo luogo bisogna sapere che cos’è, in secondo luogo, si deve conoscere la legge, ad esempio l’articolo 32 della Costituzione Italiana e informarsi sull’attuale stato dei lavori del Parlamento sulla legge ad hoc.
Come si sa, la proposta di legge esclude la possibilità di interrompere l’alimentazione e l’idratazione forzate, in quanto non ritenute “terapie”. Quindi, una morte come quella di Eluana Englaro non sarebbe legalmente possibile, qualora la proposta passasse. Questa considerazione potrebbe dare uno spunto alla riflessione sulla legittimazione, attraverso la Cassazione, di una morte che un’eventuale legge sul testamento biologico non renderebbe possibile.

2. Molte sono le ricorrenze che si festeggiano nel 2009: lo sbarco sulla luna, tema che potrebbe essere impostato sulle frontiere della scienza o sullo sviluppo delle tecnologie aerospaziali, che aprono la discussione sul turismo spaziale e sulla possibile colonizzazione dello spazio, non più in un’ottica puramente fantascientifica; i duecento anni dalla nascita di Darwin potrebbe ispirare una traccia sull’evoluzione della specie e quindi la trattazione potrebbe essere impostata sulla teoria darwiniana confrontata con la posizione della Chiesa, l’eterna diatriba tra fides et ratio di cui trattò anche papa Giovanni Paolo II nella sua famosa enciclica.

3. Uno degli eventi più importanti dell’ultimo anno è stata l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti d’America. L’argomento potrebbe offrire l’occasione per fare delle considerazioni sulla popolazione di colore per secoli discriminata. La traccia comporterebbe la necessità di avere delle conoscenze sulla storia americana che non sempre nelle nostre scuole viene approfondita.
Direttamente collegato con Obama è il discorso della crisi economica mondiale che potrebbe essere impostato sul confronto con il ’29 e la politica del New Deal. È evidente che l’argomento è complesso e richiede delle conoscenze specifiche, per di più aggiornate, che non sempre dei diciottenni possiedono. Ma con l’ausilio della documentazione, nell’ambito del “saggio breve”, direi che è fattibile.

Spero di avere dato degli spunti utili. Non mi resta che aggiungere un “in bocca al lupo” a tutti gli studenti.

Articolo correlato: un altro buon consiglio, anche se un po’ datato, qui .

9 giugno 2009

“6 ROSSO”: UN NO SECCO DAL MIUR

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, valutazione studenti tagged , , , , , , , a 9:40 pm di marisamoles

In questi giorni sulla stampa e sul web si è molto dibattuto sulla possibilità di ammettere gli alunni della Secondaria di I grado (scuola media) alla classe successiva anche in presenza di insufficienze. Il “Regolamento sulla valutazione degli studenti” del 28 maggio scorso, infatti, stabilisce che gli alunni possono essere bocciati anche con una sola insufficienza. Lo scrupolo, giustissimo in linea di principio, degli insegnanti era: ma se parliamo della scuola dell’obbligo, dove fino a poco tempo fa era difficilissimo respingere gli alunni, come facciamo ora a non ammetterli alla classe successiva anche con una sola insufficienza in pagella? Ecco, allora, pronto l’escamotage: si promuovono ma si evidenziano le lacune ancora persistenti in alcune discipline con un “6 rosso”.

La nota diffusa ieri, 8 giugno, firmata dal Direttore Generale del MIUR Mario Dutto, ammette la possibilità di promuovere gli allievi che non hanno raggiunto gli obiettivi disciplinari qualora il Consiglio di Classe lo ritenga opportuno, ma nega la possibilità di evidenziare le carenze con il “6 rosso”, in passato usato solo nella Secondaria di II grado, nel caso in cui gli allievi fossero promossi con i Debiti Formativi. In alternativa viene raccomandata una comunicazione alle famiglie in cui sia dato risalto alle lacune ancora presenti nella preparazione degli alunni.

Ecco il testo della nota ministeriale:

In risposta a quesiti pervenuti alla scrivente relativamente alle forme e alle modalità da impiegare nella valutazione degli alunni del primo ciclo di istruzione si forniscono i seguenti chiarimenti.

L’articolo 3 del decreto legge 1.09.2008, n. 137, convertito con modificazioni dalla legge 30.10.2008, n. 169, dispone che “Sono ammessi alla classe successiva ovvero all’esame di Stato conclusivo del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto, con decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe, un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline”.
La normativa in questione prevede, dunque, che i voti relativi allo scrutinio finale per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato siano sempre deliberati a maggioranza dal consiglio di classe, su proposta, non vincolante, del docente della singola disciplina. Ciò ovviamente anche nel caso in cui il giudizio di sufficienza venga formulato, con adeguata motivazione, in presenza di carenze in una o più discipline.

In tale ultimo caso il consiglio di classe, prima dell’approvazione dei voti, procede ad una valutazione che tenga conto, oltre che del livello di preparazione raggiunto, anche del percorso compiuto dall’alunno nel corso dell’anno e della possibilità dell’alunno stesso di raggiungere gli obiettivi formativi e di contenuto propri delle discipline interessate, nel corso dell’anno scolastico successivo. Naturalmente, ai fini dell’ammissione, tutti i voti relativi agli apprendimenti devono avere un valore non inferiore a sei decimi. E’ da ricordare, inoltre, che l’articolo 4 (autonomia didattica) del Regolamento dell’autonomia scolastica (DPR 275/1999) prevede che le istituzioni scolastiche “Individuano inoltre le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale…”.

Sono, dunque, rimesse direttamente alle scuole, nella loro autonoma e responsabile determinazione, le modalità e le forme per la comunicazione alle famiglie e allo studente relativa alla preparazione raggiunta, inclusa la eventuale situazione di carenze formative, e all’ammissione o alla non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato.

Pertanto nel caso in cui l’ammissione alla classe successiva sia comunque deliberata in presenza di carenze relativamente al raggiungimento degli obiettivi di apprendimento, la scuola può inserire una specifica nota al riguardo nel documento individuale di valutazione da trasmettere alla famiglia dell’alunno.

In questo contesto, è del tutto improprio il riferimento al “sei rosso”, dicitura utilizzata solo in passato nella scuola secondaria di secondo grado e collegata al recupero del “debito scolastico”. Tale previsione non corrisponde all’attuale quadro normativo. Nella scuola secondaria di primo grado l’ammissione all’anno successivo e all’esame di Stato non è, infatti, condizionata; viene deliberata dal consiglio di classe e determina il proseguimento del percorso dello studente nell’ambito del ciclo di istruzione.

Ciò non esclude, ovviamente, che la scuola, nell’ambito della propria autonomia didattica e organizzativa, possa programmare, rispetto agli alunni per i quali siano emerse carenze, tutti gli interventi didattici e formativi opportuni per il recupero di tali carenze, sin dalla fase di avvio del successivo anno scolastico.

Il Direttore Generale
f.to Mario G. Dutto

30 maggio 2009

CENA DI MATURA

Posted in affari miei, poesia, scuola tagged , , , a 3:16 pm di marisamoles

dafneOre otto: sono a scuola, come tutti i giorni, anche il sabato, ma stamattina la mia quinta non c’è. Ho lezione con loro la prima ora ma tanto è inutile che salga al terzo piano. Firmo il registro in portineria e scrivo “TUTTI ASSENTI”. Poi uno scrupolo mi assale: salgo le scale, mi affaccio alla porta dell’aula che, com’era ovvio, è deserta. Le aule vuote hanno sempre un qualcosa di inquietante, danno il senso di abbandono. Eh, già, i miei ragazzi stamattina mi hanno abbandonata. Fuori ne ho visti alcuni: sorridenti e allegri, come se avessero passato una notte di tutto riposo e invece a letto non ci sono proprio andati e ora si divertono, quei pochi che non hanno ceduto al sonno e alla stanchezza, a lanciare palloncini pieni d’acqua ai compagni delle altre classi.

Oggi si usa così: la mattina dopo la “cena di matura” ci si presenta a scuola con i gavettoni pronti ad essere lanciati sulle vittime di turno. Quest’ultime non se la prendono più di tanto perché sanno che, prima o poi, arriverà il loro turno. Gli insegnanti vengono risparmiati, specie quelli che, come me, saranno i loro commissari interni. Meglio non rischiare, dunque. D’altra parte sono certa che mi avrebbero risparmiata comunque; sono decisamente altri i docenti cui vorrebbero tirare i gavettoni.

È da ieri che, inevitabilmente, ripenso alla mia cena di matura. Allora io e i miei compagni avevamo atteso l’alba sulla spiaggia, umidissima, di Grado. Bello spettacolo: la mia prima alba in assoluto. Anche in seguito, però, non è che di albe ne abbia viste tante. Non sono una a cui piace tirar tardi. Poi, il mattino dopo, tutti, o quasi, a messa, perché allora la cena di matura si faceva l’ultimo giorno di scuola e la mattina successiva si andava in chiesa. Si usava così, quasi a consacrare quell’esperienza durata nove mesi, la gestazione di una nuova vita, un’ulteriore tappa del percorso di crescita. Altri tempi, decisamente. Ma anche se il tempo passa, e anche se oggi l’esame finale della scuola superiore si chiama “esame di stato” e non più “di maturità”, la cena non ha cambiato appellativo. In effetti, chiamarla “cena dell’esame di stato” sa tanto di burocratese. È tutto l’anno, poi, che ai miei allievi di quinta continuo a ripetere che, osservando i comportamenti di alcuni di loro, mi sono convinta sempre più del perché abbiano cambiato appellativo all’esame: “maturità” è un concetto ancora del tutto estraneo a molti diciottenni-diciannovenni di oggi. Ahimé.

Ieri sera, quando li ho visti tutti belli ed eleganti, mi sono commossa. Mi sono sembrati delle crisalidi finalmente divenute farfalle. Messe da parte, almeno per una serata, le scarpe da ginnastica, sfilati per una volta gli inseparabili jeans, t-shirt e felpe, hanno finalmente acquisito un aspetto umano. Anzi, dirò di più, mi si sono presentati, forse per la prima volta, in tutta la loro individualità, lasciati da parte tutti quegli elementi che li rendono così stereotipati. Le ragazze finalmente con i vestitini eleganti, spalle scoperte, decoltè ben in vista, gambe nude e ai piedi sandali dai tacchi vertiginosi, i capelli variamente acconciati, quelle con i capelli più lunghi hanno rinunciato alle antiestetiche code di cavallo che, saranno pure comode, ma le rendono così tristi; i ragazzi in completo, per lo più scuro, camicia e cravatta, ben pettinati e rasati, a parte qualcuno che vuole atteggiarsi a “bel tenebroso”. Tutti sorridenti, felici di stare con gli insegnanti, quei pochi presenti, come mai, o quasi, succede nelle aule scolastiche, specie se in programma c’è un compito o un’interrogazione. Sono questi i momenti in cui ci si dimentica degli impegni scolastici –gli allievi dei “buchi” che ancora devono rimediare, i docenti delle verifiche da correggere, delle ultime interrogazioni e del programma da portare a termine- e si riesce finalmente a stare insieme per il piacere di farlo. Tutti uniti da una gioiosa condivisione, tanto da far pensare che ci vorrebbe davvero una scuola senza scuola, degli amici non compagni, dei docenti non tali ma solo adulti che accompagnano i ragazzi nelle esperienze della vita. Persone che condividono solo molti obblighi non sanno apprezzare il senso della condivisione vera, quella fatta di cose semplici, di risate o di chiacchiere inutili. Che c’è da dire, infatti, quando si parla di Pascoli o D’annunzio? Anche se chiedi loro un parere personale, non lo diranno mai perché non si azzarderebbero a dire “mi fa schifo” per timore di mettersi in cattiva luce con l’insegnante. Ecco quello che manca, in un’aula scolastica: la spontaneità. Certo ci sono alcuni momenti in cui ci si lascia andare da entrambe le parti, ma per lo più ogni atteggiamento è costruito: se dico questo faccio bene? Se faccio questo si arrabbia? Ecc. ecc.

Ma non c’è cena di matura senza omaggio-ironico per l’insegnante. Io, davvero, non avevo fatto alcuna congettura ma anche se avessi tentato di indovinare non ci sarei mai arrivata. So che di solito prendono di mira i punti deboli dei docenti, ma non mi aspettavo che rispolverassero la mia confessata attività poetica dei tempi della scuola elementare. Allora, infatti, mi dilettavo a scrivere versi e, in questi anni, ho avuto l’infelice idea di “recitare” una delle mie creazioni alla classe. Beh, quella poesia me la sono ritrovata trascritta su una “pergamena” –ottimo lavoro di Valentina- accompagnata dalla fascia, tipo quella del sindaco o di miss Italia, con la scritta: “Simply the best poeta vate”. Mi veniva da ridere pensando che in quest’ultimo periodo non faccio altro che stressarli con il “poeta vate”, specialmente trattando la poesia d’avanguardia che ne dissacra la figura. Ma la ciliegina sulla torta è stata una corona d’alloro, di quelle vere e non finte come ha insinuato una collega, la stessa corona che non ho avuto l’onore di indossare alla mia laurea perché a quei tempi non si usava. Loro lo sapevano che avevo questo rimpianto e così mi hanno formalmente nominata “poeta laureato” –il femminile evidentemente stonava, anche perché non si è mai sentita la dicitura “poetessa vate”- e mi hanno pure costretta a salire in piedi sulla sedia per declamare i versi scritti all’età di sette o otto anni. In quel momento ho rivolto il pensiero al mio “vate” preferito, Dante Alighieri, e gli ho detto: Tiè! Firenze non ti ha onorato della laurea poetica come volevi, un po’ presuntuosamente, mentre i miei allievi mi hanno fatto questo onore … alla fine la modestia premia!”.
Non poteva mancare, poi, l’omaggio floreale, questa volta “sintetico”, offertomi da un galante Giovanni che ha pure accennato un inchino … mi aspettavo anche il baciamano, ma sta ancora imparando l’arte del perfetto gentiluomo, diamogli tempo.

La cena è terminata quasi a mezzanotte e mentre per me la serata si avviava verso la fine, per loro il bello doveva ancora incominciare: tutti sul pullman e via in discoteca fino all’alba. Confesso che è stata tanta la gioia di stare insieme a loro che, se non fossi stata costretta a prendere servizio alle otto di mattina, ci sarei andata anch’io in discoteca. Hanno pure tentato di convincermi, inutilmente. Una volta arrivata a casa non avevo nemmeno sonno, io che di solito alle nove di sera dormo davanti alla TV. Mi sono decisa ad andare a letto alle due ma nelle mie orecchie risuonava l’allegro chiacchierio della serata, gli occhi, seppur chiusi, continuavano a vedersi scorrere davanti le immagini di quei ragazzi, con le neo acquisite fattezze di giovani donne e giovani uomini. Di dormire proprio non ne avevo voglia, complice anche un caffé bevuto alle undici di sera, ma pensando agli impegni mattutini alla fine ho ceduto al sonno.

Ora sono qui, senza la mia quinta e con i pacchi di compiti che attendono di essere corretti. Ma non ho saputo resistere alla tentazione di scrivere queste righe che rimarranno il perpetuo ricordo di questa serata, per me e per le giovani donne e i giovani uomini che, dopo questa specie di rito di iniziazione, guarderanno al futuro senza mai dimenticare la loro “cena di matura”. Non importa se gli anni del liceo sono stati allegri e spensierati o una vera tortura, non importa se i compagni di scuola non si sono rivelati quegli amici che tutti vorrebbero trovare, pur consapevoli che nel microcosmo racchiuso in un’aula scolastica è davvero difficile che accada, non importa se i docenti sono stati dei buoni o dei cattivi maestri … alla fine quest’esperienza, qualsiasi sia il posto che occupa nel cuore di tutti noi che l’abbiamo provata, grande, piccolo o insignificante, resterà sempre un ricordo indelebile nella nostra mente.

GRAZIE RAGAZZI! VI VOGLIO BENE. 😀

[nell’immagine “Apollo e Dafne” di Bernini]

24 maggio 2009

TRISTEZZA & DISTRAZIONI

Posted in affari miei, lavoro, scuola tagged , , , , , , a 8:36 pm di marisamoles

insegnanteChe cosa c’è di più triste di una domenica passata chiusa in casa a correggere compiti? Nulla, almeno per me. E quando fuori splende il sole, è ancora peggio. Ora, però, sta piovendo, uno di quei temporali estivi che arrivano quatti quatti, si fanno annunciare solo dalla luce che si fa via via più tenue e ti lasciano appena il tempo di ritirare il bucato steso sul terrazzo.

Quando devo rimanere a casa per forza, mi sento prigioniera, legata ad una penna rossa che deve impegnarsi tutto il tempo a segnare in modo vario, a seconda della gravità, gli errori. Tutto il tempo così. Che strazio! Praticamente mi ritrovo a fare ciò che sconsiglio ai miei allievi: distrarsi.

Prima di tutto ho il pc acceso, anche se faccio finta di nulla. Nel senso che gli do ogni tanto un’occhiata fugace, una sbirciatina alla posta o al blog, mi do pure dei tempi … ogni cinque compiti. Poi, sarà il caldo, ma non faccio altro che bere; quindi ogni mezzora mi trasferisco in cucina, dove almeno la mattina fa anche più fresco perché è a nord, bevo e torno alla scrivania. Di mangiare fuori pasto non se ne parla: arriva l’estate, anzi pare sia proprio arrivata visto che in casa ho già 29°C, e si deve stare a dieta. Ma, visto che sono nervosa, mangio caramelle, rigorosamente senza zucchero. Il cellulare sta lì zitto; proprio perché oggi pare che nessuno mi fili, mando un sms ad una collega, sicura che anche lei sia segregata in casa, e attendo una risposta consolatoria che confermi anche la sua segregazione. La collega al momento è in bici -mi assale l’invidia- ma poi ha anche lei i suoi pacchi di compiti che l’aspettano. Tra un sms e l’altro si consuma un po’ di tempo ed è giunta l’ora di fumare una sigaretta. Da quando non fumo in casa, mi sento una deportata: d’estate in terrazza, ma solo se non batte il sole, d’inverno in veranda, anche quando ci sono 5°C. In quei frangenti mi convinco che il fumo faccia male: rischio ogni volta di prendermi un accidente. Nelle mezze stagioni la veranda va benissimo, né caldo né freddo, c’è pure uno sgabello, sempre che non sia occupato dalle scatole di scarpe che, non si sa perché, rimangono abbandonate finché qualcuno, la sottoscritta, non le mette a posto.

Mai come oggi sono stata distratta, ma non solo dalle azioni che ho appena descritto, soprattutto dai pensieri. Per dire la verità da un pensiero: l’esame di stato. Eh già, perché quest’anno mi tocca e non posso scappare. Se è normale un po’ di tensione negli allievi, non so quanto lo sia per gli insegnanti. Ma io sono fatta così: partecipo delle gioie e dei dolori altrui, anche dell’ansia, se è il caso. E negli ultimi tempi i “miei” ragazzi sono ansiosi e mentre cerco di consolarli, cresce la mia di ansia e non posso nemmeno farmi vedere tanto ansiosa perché allora non potrei più dire “ma come siete esagerati, cosa sarà mai! un esame, solo il primo di una lunga serie se andate all’università”. Il bello è che, ripensando ai miei studi, mi ritornano in mente vecchi ricordi di quando uscivo di casa per sostenere un esame e, guardando mia madre con occhi tristi, le dicevo “stavolta mi andrà male”; il sorriso di lei, che sapeva che sarei tornata con l’ennesimo 30 e lode, era sornione e non mi consolava affatto, anzi sembrava che si prendesse gioco di me. Ma in fondo aveva ragione: ho sempre fatto drammi per qualsiasi cosa, perché mai avrebbe dovuto credermi quando i fatti parlavano chiaro?

Alla fine del pomeriggio i compiti sono corretti, tutti. Beh, li dovrò rivedere domani, ma per oggi basta. Ho la testa fusa. Però nella “pausa pranzo” sono riuscita anche a prendermi un’oretta di sole, prima che si annuvolasse ovviamente. Il fatto è che alla fine ho perso un sacco di tempo, tra la doccia, il caffè, la sigaretta .. anche perché dovevo riprendermi visto che sono rientrata in casa dalla terrazza parecchio intontita. In quelle condizioni non avrei mai potuto correggere i compiti.

Insomma, una giornata piena, anche troppo. L’unica nota positiva è che i famigerati compiti, quelli della quinta, ovviamente, sono andati bene, almeno per ora, nel senso che domani li rivedrò e non si sa mai che abbia sbagliato a fare i conti. Magari oggi ero troppo stanca.
Una cosa, però, mi ha reso particolarmente triste la domenica: nessuna mail, nessun commento sul blog. Non c’è cosa peggiore che vedere quello “zero” che ti fa capire chiaramente che nessuno ti prende in considerazione. Però una spiegazione c’è: mi sa che a casa oggi sono rimasta solo io. E quegli allievi, esattamente quelli i cui compiti mi hanno tenuta impegnata tutto il giorno, saranno rimasti a casa anche loro a studiare per l’esame o per le ultime verifiche? Mi sa tanto di no. 😦

P.S. Ora vado a vedermi un film alla tele: “Notte prima degli esami oggi” … l’ansia mi perseguita, che incubo!

Protetto: SCARICATE QUI LE VOSTRE TESINE

Posted in scuola tagged , , a 11:19 am di marisamoles

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8 maggio 2009

IL VOTO DI CONDOTTA FA MEDIA PER L’AMMISSIONE ALL’ESAME DI STATO

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , , , a 8:31 pm di marisamoles

Il 7 maggio il MIUR ha pubblicato, a firma del Direttore Generale Mario Giacomo Dutto, la Circolare 46 sulla “Valutazione del comportamento ai fini dell’esame di Stato nella Secondaria di Secondo Grado per l’A.S. 2008/2009”.

Il testo della circolare è il seguente:

La fase degli scrutini conclusivi è uno dei momenti qualificanti dell’anno scolastico, poiché costituisce la naturale verifica collegiale degli esiti del processo di insegnamento-apprendimento.
In quanto tale la valutazione degli alunni non può non considerare con la dovuta attenzione i risultati effettivi, in termini di conoscenze e competenze, raggiunti dagli alunni. Al tempo stesso, la valutazione non può risolversi nel semplice calcolo matematico dei voti da essi conseguiti nelle singole discipline, poiché essa investe, come ben sanno dirigenti e docenti, anche una serie di variabili (da quelle personali, temporali e ambientali) che contribuiscono a definire il profilo del singolo alunno e il livello della sua preparazione.
In proposito, anche in relazione ai numerosi quesiti pervenuti dalle scuole e al fine di evitare interpretazioni non uniformi, si ribadisce che il voto di comportamento concorre alla valutazione complessiva dello studente (art. 2, comma 3, legge 30 ottobre 2008, n. 169).
Con riferimento all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, si conferma, pertanto, che il voto di comportamento, per l’anno scolastico corrente (art. 2, comma 1 dell’O.M. 8 aprile 2009, n.40), concorre alla determinazione della media dei voti ai fini sia dell’ammissione all’esame stesso sia della definizione del credito scolastico. Rimane, ovviamente, l’esclusione dall’esame finale di Stato degli studenti con un voto di comportamento inferiore a 6 decimi
.

Per chi, come me, vive nel mondo della scuola e insegna in un liceo la circolare non aggiunge nulla di nuovo. Già le precedenti comunicazioni del ministero avevano chiarito che la dicitura “il voto di condotta concorre alla valutazione complessiva dello studente” altro non voleva dire se non che FA MEDIA. Mi stupisco, dunque, che nella circolare riportata si parli di “numerosi quesiti”, visto che il ministro Mariastella Gelmini aveva già chiarito che il voto di condotta deve essere calcolato nella media dei voti attribuiti allo studente in sede di scrutinio finale. Questi tardivi dubbi mi fanno pensare solo una cosa: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E la scuola italiana, da un po’, è piena di sordi, probabilmente anche tra quelli che questo governo l’hanno votato.

scrittore vignettaA questo punto gli studenti che si preparano ad affrontare l’Esame di Stato (ex Esame di Maturità) possono stare davvero tranquilli: dopo essere stati rassicurati sul fatto che si viene ammessi all’esame anche con delle insufficienze purché la media dei voti sia almeno 6 (OM del 7 aprile scorso), ora che anche il voto di condotta fa media –ma ciò valeva anche prima; certo una conferma in più male non può fare- hanno un’ulteriore chance, a meno che non siano proprio dei “disgraziati” e si ritrovino l’insufficienza nel comportamento. Ma chi magari non si è ammazzato nello studio però si è comportato bene, si può ritrovare un bell’8 in condotta che va a compensare almeno due 5.
Ma questi giovani d’oggi quanto sono fortunati?

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