SCUOLA: TEST INVALSI NEGLI ISTITUTI SUPERIORI. SECONDO LA GELMINI TUTTO SI È SVOLTO REGOLARMENTE

Il grande giorno è arrivato: oggi, 10 maggio 2011, negli istituti superiori italiani si è svolta la famigerata prova InValsi, nonostante le polemiche e i tentativi di ostruzionismo portati avanti da qualche sindacato e da molti docenti avversi alla rilevazione curata dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione.

Due prove, una di Matematica e una di Italiano, più la compilazione di un Questionario personale per ogni allievo. Le prove, rigorosamente anonime, saranno corrette dal personale docente delle diverse scuole. Nessuna possibilità di sottrarsi ad un ordine di servizio che i Dirigenti Scolastici hanno diramato, sollecitati, a quanto pare, dal ministro Mariastella Gelmini.

«Sulla valutazione non si torna indietro. È il punto di partenza per avere una scuola migliore. In tutti i paesi più avanzati funziona così», ha dichiarato il ministro del MIUR, aggiungendo: «Quelli che boicottano i test sono pochi. Solo alcuni sindacati più radicali sono contrari». Insomma, la guerra dei sindacati, specialmente i Cobas, non ha prodotto alcun risultato. Un’azione di forza? Può darsi, ma chi credeva di opporsi rivendicando i propri diritti, legittimi tra l’altro, è rimasto con un palmo di naso.

Pochi, comunque, secondo il ministero, sono stati i Collegi dei Docenti particolarmente agguerriti: il 40% appartiene proprio agli istituti della Capitale tra cui i licei Mamiani, Montale, Cavour e De Chirico. Anche alcuni studenti, secondo il Collettivo Studentesco Senza tregua, si sono uniti alla protesta, la maggior parte negli istituti romani Giulio Cesare, Visconti, Virgilio, Socrate, Orazio, Albertelli, Pasteur, Aristotele e Aristofane.

A Milano, invece, tutto si è svolto con regolarità, sia nelle scuole cosiddette campione, sia in quelle dove i test sono stati somministrati dal personale docente interno. A questo proposito, c’è da precisare che, secondo le disposizioni dello stesso InValsi, la sorveglianza delle classi durante la somministrazione e la correzione dei test dovevano essere affidate a docenti non appartenenti alle classi interessate. Sarà stato così in tutte le scuola italiane?

La Gelmini ha sottolineato che con i test non c’è l’intenzione di punire alcun insegnante, ma solo la volontà di «apportare miglioramenti al sistema». L’intenzione è quella di estendere, fin dal prossimo anno scolastico, l’uso dei test «portando la prova anche alla Maturità, così come è accaduto all’esame di Terza Media. Una prova oggettiva all’esame di Stato serve anche per mettere un freno a quell’esplosione ingiustificata di 100 e lode che si registra ogni anno con distribuzione anomala sul territorio».

Un altro obiettivo che il ministero si propone è di introdurre, sempre dal 2012, all’esame di Terza una prova nazionale di Inglese e di estendere il test anche per «materie al di fuori dell’esame», a partire dalle Scienze nella scuola primaria.

È proprio il caso di dirlo: siamo nelle mani dell’InValsi … sia fatta la sua volontà.

[fonte: Il secolo XIX]

ARTICOLO CORRELATO: Le prove Invalsi s’han da fare. Sì, sì

AGGIORNAMENTO DEL POST, 14 MAGGIO 2011

L’Ufficio Stampa del MIUR rende noto che su un campione di 2.300 classi, solo 3 non hanno svolto il test Invalsi. Quindi la percentuale di classi che non hanno eseguito il test è pari allo 0,13%.

È logico quindi ritenere che, su tutto il territorio nazionale, la percentuale delle classi dove il test non è stato svolto sia dello 0,13%.

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MATURITÀ 2011: USCITE LE MATERIE DELLA SECONDA PROVA E I COMMISSARI ESTERNI

ATTENZIONE: LE COMMISSIONI SONO STATE PUBBLICATE SUL SITO DEL MIUR, OGGI 31 MAGGIO 2011. CLICCA QUI PER ULTERIORI INFORMAZIONI.

QUI potete trovare le tracce d’Italiano uscite oggi.

Come lo scorso anno, il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha comunicato tramite il suo canale You Tube le materie della seconda prova dell’Esame di Stato, distinte per ciascuna tipologia d’istituto di Istruzione Secondaria di II grado.

Ecco le materie per i Licei: per il Liceo Classico avremo il latino; allo Scientifico matematica; il Liceo Linguistico avrà invece lingua straniera; per il Liceo Pedagogico ci sarà pedagogia; al Liceo Artistico disegno geometrico, prospettiva e architettura.

Ecco, ora, quelle degli istituti tecnici e professionali: l’istituto tecnico commerciale avrà economia aziendale, quello per geometri avrà costruzioni e l’istituto tecnico per il turismo avrà tecnica turistica; all’istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione la seconda prova verterà su alimenti e alimentazione, per l’istituto professionale per i servizi sociali ci sarà tecnica amministrativa e all’istituto professionale per tecnico delle industrie meccaniche la prova sarà su macchine a fluido.

Contestualmente alle materie della seconda prova scritta, il MIUR ha comunicato l’elenco delle materie che verranno affidate ai commissari esterni (clicca per vedere l’elenco completo) che si affiancheranno a quelli interni (ovvero i docenti della classe) nella commissione dell’Esame di Stato.

Ecco i principali:

Liceo Classico
1) Latino
2) Scienze naturali
3) Filosofia

Liceo Linguistico
1) Lingua/e straniera/e
2) Scienze naturali

Liceo Scientifico
1) Matematica
2) Scienze naturali
3) Disegno e storia dell’arte

Tecnico dell’edilizia
1) Tecnologie edilizie ed elaborazioni grafiche
2) Costruzioni e gestione di cantiere
3) Matematica

Istituto tecnico per ragionieri
1) Economia aziendale
2) Geografia economica
3) Scienza delle finanze

Istituto tecnico per programmatori
1) Informatica generale e applicazioni gestionali
2) Ragioneria ed economia aziendale
3) Matematica, calcolo delle probabilità e statistica

Istituto tecnico industriale – indirizzo chimico
1) Tecnologie chimiche industriali, principi di automazione e di organizzazione industriale
2) Economia industriale ed elementi di diritto
3) Matematica

Istituto tecnico perito agrario
1) Agronomia e coltivazioni
2) Elementi di costruzioni rurali e disegno relativo
3) industrie agrarie

[ fonti della notizia: haisentito.it e skuola.tiscali.it. IL TESTO DEL POST E’ STATO AGGIORNATO ALLE ORE 15:55]

ATTENZIONE: LE MATERIE DELLA SECONDA PROVA SCRITTA DELL’ESAME DI STATO 2012 SONO VISIBILI SU QUESTO SITO.

SCUOLA: NIENTE BONUS PER L’ACCESSO ALL’UNIVERSITÀ DEI MATURANDI NEL 2011


Una sorpresa amara per gli studenti meritevoli che si accingono a sostenere l’Esame di Stato nel 2011: il famigerato Decreto Milleproroghe stabilisce il blocco, anche per il prossimo anno, dell’assegnazione di un bonus – punteggio per l’accesso ai corsi universitari a numero chiuso.

Nel 2007 il governo Prodi aveva introdotto la norma che prevedeva la possibilità di premiare gli studenti più bravi con una dote di 25 punti attestante un curriculum studiorum particolarmente brillante. La norma, tuttavia, non è mai entrata in vigore perché la commissione ministeriale che dovrebbe applicarla non ha trovato un accordo sulla modalità di assegnazione. Questo perché le valutazioni degli studenti maturati non appaiono calibrate, nel senso che un 100 preso in un dato istituto pare non abbia ugual valore rispetto allo stesso punteggio ottenuto in un altro istituto. A questo divario, che appare abbastanza palese tra le scuole del nord e del sud Italia e sul quale il ministro Gelmini si è già espressa (leggi QUI), sembra non esserci soluzione. A ciò si aggiunge anche la valutazione dei titoli stranieri, come ad esempio il baccaloreato francese.

Il ministro, su sollecitazione dei rettori, aveva già stabilito di abbassare il bonus da 25 punti a 10. Ma, anche per quest’anno scolastico, i “problemi tecnici” impediranno agli studenti più bravi di usufruirne per l’accesso all’università.
Non è dato sapere, a tutt’oggi, se rimane valido il bonus economico di 1000 euro per i 100 e lode.

Insomma, lo studio non viene quasi mai premiato e rimane un obiettivo che gratifica solo a livello personale chi lo consegue. Spero che i bravi studenti comprendano che un 100 o una lode non hanno prezzo … indipendentemente dalla carta di credito posseduta.

[fonte: Tuttoscuola.com; l’immagine è tratta da questo sito]

NOVITÀ SCUOLA 2010: BOCCIATI GLI ALLIEVI “ASSENTEISTI” E PIÙ DIFFICILE ARRIVARE AL 100 ALL’ESAME DI STATO


I nuovi regolamenti per gli Istituti di Istruzione Secondaria di II Grado (leggi: scuole superiori) portano delle novità per chi si appresta a iniziare il prossimo anno scolastico.

In primis, viene finalmente messa in primo piano la questione delle assenze, spesso ingiustificate, ovvero giustificate dalle famiglie ma senza un motivo valido, e assai frequenti soprattutto per i maggiorenni che possono firmare da soli il libretto.
Come si sa, la frequenza alle lezioni è obbligatoria e lo studio è, oltre che un sacrosanto diritto, un dovere cui non ci si può sottrarre. E non parliamo soltanto di “scuola dell’obbligo”, che comprende anche il biennio delle superiori (una volta si fermava alla terza media). Infatti, chi, assolto l’obbligo scolastico, intende proseguire gli studi (la maggior parte dei giovani, ormai) ha il preciso dovere di impegnarsi nello studio e di frequentare le lezioni.
Tuttavia, in passato è capitato di promuovere persone che avevano accumulato numerose assenze, partendo dal presupposto che tali assenze erano comunque giustificate. Per un periodo, inoltre, gli studenti sono stati esonerati dall’obbligo di presentare il certificato medico per le assenze che si protraevano per più di cinque giorni, obbligo rientrato lo scorso anno. Se non altro, in questo modo si evita che i furbetti se ne approfittino, anche se effettivamente la richiesta del certificato medico serve ad attestare l’assenza di malattie che possano costituire un pericolo per la salute della comunità.

Cosa cambia, dunque, da settembre? Chi non frequenterà almeno i tre quarti dell’orario annuale, ovvero supera il limite dei 50 giorni, rischia la bocciatura. Con l’avvio della riforma delle superiori, dunque, la vita degli “assenteisti” abituali senza motivi validi si farà più dura. Ovviamente, però, in casi eccezionali sono previste deroghe, in quanto è possibile che le assenze frequenti o prolungate siano giustificate da patologie particolari che possano essere oggettivamente dimostrate. Ma, in generale, chi non rispetta il limite minimo, come si legge nel regolamento ministeriale, viene escluso dallo scrutinio finale, quindi costretto a ripetere l’anno.

Per gli studenti che dal prossimo iniziano a frequentare il triennio sarà più difficile raggiungere il voto massimo all’Esame di Stato (leggi: Maturità) che è 100.
Nel nuovo Regolamento (vedi anche il DM n° 99 del 16 dicembre 2009) si legge, infatti, che nei licei e negli istituti tecnico-professionali il punteggio “base”, ovvero il cosiddetto “credito” che dipende dal curriculum scolastico, sarà di 25 punti, cioè il massimo, solo per gli allievi che avranno una media compresa tra il 9 e il 10, non più fra l’8 e il 10, come avveniva in passato.
Per ora la nuova disposizione si applica ai ragazzi del terzo e quarto anno, nel 2011 si andrà a regime anche in quinta.

Il vero problema sarà convincere i professori a usare anche il 10 come voto, che è una rarità nelle pagelle dove ci si ferma il più delle volte all’8 o al 9. Alcuni insegnanti, infatti, sono restii ad “alzare” i voti, anche in presenza di studenti meritevoli sia per capacità sia per impegno, considerando, erroneamente, un 8 già un ottimo voto.
A questo proposito, leggo sul quotidiano Il Messaggero alcune osservazioni fatte da un preside romano, Mario Rusconi, che è anche vice presidente dell’Anp, l’associazione di categoria. Sulla necessità di utilizzare tutta la gamma dei voti, Rusconi osserva: Oggi questo non avviene. I più risicati nel dare voti alti sono i docenti di italiano e latino, mentre quelli di matematica, chimica e fisica sono più disponibili. Comunque da quest’anno è vero che ci sarà una maggiore rigidità nell’attribuire i crediti e mi aspetto, proprio per questo, che i docenti usino tutti i voti a loro disposizione. Quanto alla severità crescente della scuola c’è stato un ritorno al rigore in questi anni che è positivo, ma con qualche esagerazione. Ad esempio sta maturando l’idea che il 5 in condotta si possa dare anche senza che ci siano stati 15 giorni di sospensione. Qualcuno ne sta abusando.

Per quanto mi riguarda, nelle valutazioni non sono mai stata “risicata” ma solo giusta, mettendo dei nove e dei dieci in pagella anche nel I quadrimestre, quindi fidandomi dei miei ragazzi e costringendoli a quel minimo di responsabilità che aiuta a crescere: come dire “mi fido, vi do 9 e 10, ma non deludetemi”. Al contrario sono rimasta spesso sconcertata nel vedere dei ragazzi davvero bravi, pieni di 8 e 9 nelle varie discipline, ma con delle insufficienze in matematica e, un po’ meno, in fisica. Ho anche assistito inerme alla fuga di qualche “buona testa” convinta di essere una nullità per un 4 in matematica. Evidentemente a Roma succede il contrario rispetto a Udine.

Quanto al 5 in condotta, Rusconi mi sembra poco informato: quella di attribuire l’insufficienza in condotta anche senza una sospensione di almeno 15 giorni non è un’idea, è un dato di fatto. In uno dei suoi tanti ripensamenti, il ministro Gelmini ha, infatti, tolto il vincolo della sospensione lunga, lasciando agli insegnanti la decisione di attribuire il 5 in condotta tenendo conto delle diverse situazioni, del ripetersi di episodi analoghi a quelli che hanno determinato una qualche sanzione disciplinare e, soprattutto, considerando il “pentimento” o meno degli studenti sanzionati e il loro reale impegno per migliorare il comportamento.
Detto questo, non credo proprio che se ne possa abusare.
Piuttosto, direi che sono finiti i tempi del “bravo, 7+” degli sketch di Cochi e Renato.

[LINK fonte]

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ESAME DI STATO 2010: I DATI DEFINITIVI. MA NON SAREBBE ORA DI CAMBIARE?

Il MIUR ha comunicato i dati definitivi sugli esiti dell’Esame di Stato 2010. Qualche giorno fa erano stati diffusi i dati sulle valutazioni, in particolare sui 100 e lode che sono stati assegnati con maggior generosità nelle scuole del sud Italia. (ne ho parlato QUI e QUI). Polemiche a parte, sembra che un ruolo decisivo, con un lavoro di scrematura, l’abbiano avuto i Consigli di Classe: infatti è stato registrato un sensibile aumento degli studenti non ammessi, 6,6% contro il 5,1% dello scorso anno. Ma non dobbiamo dimenticare che, al contrario dello scorso anno, agli ultimi Esami di Stato sono stati ammessi solo gli studenti che non presentavano alcuna insufficienza in pagella.

L’intenzione del ministro Mariastella Gelmini era quella di applicare la novità già lo scorso anno, ma in conseguenza delle polemiche che erano sorte, in considerazione del ritardo con cui era stato comunicato che anche una sola insufficienza avrebbe compromesso l’ammissione, gli studenti che hanno conseguito la maturità nel 2009 erano stati ammessi con la sufficienza nella media complessiva dei voti. In altre parole, potevano essere insufficienti in una o più materie a patto che avessero la media del 6, compreso il voto di condotta che comunque non doveva essere insuffciente.

I non ammessi nel 2009 erano stati 17 mila (5,1%), quest’anno (con l’introduzione della norma che prevede tutte sufficienze) sono stati oltre 23 mila (cioè il 6,6%). Accanto a questo dato, si mette in evidenza una leggera flessione della percentuale del numero degli studenti che non hanno ottenuto il diploma: dal 2,15 % dello scorso anno al 2,05 del 2010.

Un dato preoccupante è quello relativo ai non ammessi all’esame a causa del 5 in condotta: lo scorso anno erano poco più di 5mila, quest’anno sono stati 8.403. Dov’è finita la “scuola del rigore e della severità”? E la lotta contro il bullismo? Pare che la bocciatura per il cattivo comportamento non costituisca uno spauracchio, come invece si era pensato.

Come ha osservato il ministro, riferendosi agli squilibri tra nord e sud nell’attribuzione delle lodi, una maggiore omogeneità nella valutazione degli studenti potrebbe derivare dalla somministrazione di una prova nazionale sulla falsa riga di quelle già sperimentate nella scuola media e in alcune scuole superiori che aderiscono al progetto pilota.
Ma io mi chiedo, sinceramente, ha ancora senso un Esame di Stato? Come ho già avuto modo di osservare, l’esperienza in sé è importante dal punto di vista formativo: è una specie di rito di iniziazione alla vita adulta. Ma, in tempi di crisi, è anche uno spreco di denaro pubblico che potrebbe essere investito nella scuola per venire incontro alle esigenze di chi al diploma non ci arriva proprio. Investire in progetti antidispersione e con lo scopo di prevenire gli abbandoni sarebbe un passo avanti verso una scuola più competitiva con altri Paesi europei, la Finlandia in testa.

Abolire del tutto l’esame forse è un po’ azzardato, ma potrebbe essere sostituito da una serie di prove, elaborate dall’InValsi, che determinerebbero il punteggio finale del diploma. E poi, sarebbe anche il caso di abolire i test di ammissione alle Facoltà universitarie sostituendoli, ad esempio, con un “credito” determinato dal punteggio ottenuto alla fine del corso di studi: so che in Egitto si può accedere alle varie facoltà a seconda del risultato ottenuto nei test d’uscita dalle scuole superiori. Ovvero, il risultato dei test finali –loro non fanno esami- orienta lo studente verso certe facoltà anziché altre.
In definitiva, non sarebbe lo studente ad orientarsi, spesso male, verso il percorso universitario ma sarebbe il suo rendimento ad “obbligarlo” a intraprendere un percorso di studi in cui avrebbe maggiori possibilità di successo. Non dimentichiamo che le percentuali di abbandono degli studi universitari sono piuttosto alte e spesso capita che i ragazzi cambino più facoltà, in seguito a degli insuccessi che magari non avevano previsto.

Insomma, è del tutto inutile pensare di rinnovare la scuola italiana, sempre più spesso bersaglio di critiche su più fronti, se le “innovazioni” si limitano a ritoccare quello che già c’è e che non funziona.

[fonte: Il Corriere]

I 100 E LODE “ESAGERATI” AL SUD E I COMMENTI DEL MINISTRO GELMINI

Ne ho parlato ieri in quest’articolo. E proprio lì, alla fine avevo fatto una riflessione sul numero esagerato di 100 e Lode elargiti al sud, chiedendomi se non fosse davvero giunto il momento di proporre, come spesso ipotizzato dal ministro del MIUR Mariastella Gelmini, un Test InValsi come terza prova -o anche quarta, volendo- agli scritti degli Esami di Stato delle Secondarie di II grado.

Ecco che la Gelmini mi ha letto nel pensiero, visto che ritengo improbabile che abbia letto proprio il mio post, e replica alle insinuazioni che ieri sulla stampa si sono rincorse: i docenti del sud sono di manica larga, troppo larga.
A tal proposito il ministro afferma che è necessario intervenire con un sistema di valutazione che sia omologo in tutto il territorio nazionale, ritenendo le valutazioni assegnate agli studenti delle regioni meridionali un tantino esagerate, anche se il fenomeno era già stato notato lo scorso anno: «Per questo il ministero – precisa la Gelmini – ha avviato un progetto pilota per sperimentare i test agli studenti della maturità. I test che abbiamo pensato sono stati strutturati un po’ come gli ‘Invalsi’ che abbiamo fatto per la scuola media».
Il primo progetto pilota citato dal ministro ha coinvolto quest’anno duemila insegnanti e cinquemila ragazzi, nelle scuole medie, nei licei e negli istituti tecnici, scelti a campione su tutto il territorio nazionale. Quali sono, dunque, le prossime mosse? «L’idea e’ di raddoppiare i numeri del progetto pilota il prossimo anno, arrivando cioè a quattromila insegnanti e diecimila ragazzi».

Com’è costume del ministro, le cose si fanno per gradi, c’è da sperimentare, da valutare i risultati, eventualmente procedere a qualche ritocco … così gli anni passano e, c’è da scommetterci, le lodi continueranno a meritarsele in particolar modo gli studenti del sud.

[LINK della Fonte]

MATURITÀ 2010: 100 E LODE ELARGITI AL SUD PIÙ CHE AL NORD


Dagli esiti dell’Esame di Stato (ex maturità, ma la nuova dicitura pare sconosciuta ai più) sembra che nel sud dell’Italia i ragazzi siano più preparati, o almeno le eccellenze siano più del doppio rispetto al nord. Il che smentirebbe i risultati dei test Ocse-Pisa che hanno sempre attribuito una preparazione migliore agli studenti del nord, specie a quelli del Triveneto.

Ma veniamo ai dati. Come anticipa il Corriere della Sera, sarebbero 4.037 i neodiplomati con il voto massimo e la lode: di questi 2.016, quasi la metà esatta, provengono dalle regioni meridionali e dalle isole. Più del doppio di quelli del Nord. Il record spetta alla Puglia con 631 studenti da lode ma, in percentuale sul totale, la palma d’oro va di diritto assegnata alla Calabria: 362 lodi, che però rappresentano ben il 2,1% sull’ammontare complessivo dei diplomati. La Puglia si ferma poco sotto, con l’1,8%. Anche l’Umbria e le Marche si difendono bene, rispettivamente con l’1,6 e l’1,4% (che corrispondono a 89 e 156 ragazze e ragazzi), e persino l’Emilia si attesta sull’1,4%, ovvero 336 “bravissimi”.

Per quanto riguarda il nord, invece, la situazione è la seguente: L’Emilia-Romagna è insieme alla Liguria ferma all’1%. La Lombardia con 256 lodi si aggiudica uno 0,5%; il Piemonte con 208 è allo 0,9%. E se in Piemonte, Veneto e Friuli-Venezia Giulia nessun istituto ha assegnato più di 7 lodi, in Sardegna e Toscana soltanto uno ha raggiunto quota 9. Risulatati apparentemente deludenti se si confrontano con quelli delle regioni meridionali: in Sicilia, 4 scuole hanno elargito più di 11 lodi, in Calabria 7 hanno superato il 14, e in Puglia 10 hanno oltrepassato la boa dei 10 “eccellenti”. Sono calabresi 7 istituti su 10 nella top ten dei “lodisti”: 26 bravissimi nel solo liceo Da Vinci di Reggio.

Ma al di là dei numeri, c’è da fare una considerazione: quest’anno, con i nuovi criteri di valutazione, raggiungere il 100 risultava matematicamente assai difficile, figuriamoci assegnare la lode. E allora c’è il sospetto che in qualche parte d’Italia si sia tenuto in minor conto questo cambiamento. Di tal parere è, ad esempio, il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni, che attacca: C’è uno sbilanciamento dei voti che desta più di un sospetto e rischia di infliggere un duro colpo al criterio della meritocrazia. E aggiunge: Non vorremmo infatti che le scuole di una certa parte del Paese abbiano dimostrato una maggiore indulgenza e una minore rigidità nell’attestare la preparazione dei maturandi, senza rendersi conto dei disastri causati nell’elargire a pioggia voti elevatissimi.

Be’, come dargli torto? Quanto ai disastri eventuali, se la vedranno i docenti universitari che non mancheranno di rimarcare quanto sia scadente la preparazione degli studenti ecc. ecc. Oppure quelli degli atenei meridionali sono a loro volta più indulgenti? In tal caso, i danni saranno limitati.

Sembra, infine, che la proposta del ministro Gelmini di proporre anche per l’Esame di Stato dei test uguali in tutte le scuole d’Italia, elaborati dall’InValsi (come accade per l’esame di Terza Media) sia più che mai urgente. Anche se sappiamo che si potrebbe sempre verificare il caso di docenti compiacenti che aiuterebbero i loro studenti, per far bella figura a loro volta.

[Fonte: Il Giornale]