VAROUFAKIS HA CHIESTO 1000 EURO AL MINUTO PER UN’INTERVISTA DA FAZIO? HA FATTO BENE!

Foto Nicoloro G.  27/09/2015   Milano  Trasmissione televisiva su Rai 3 ' Che tempo che fa '. nella foto Fabio Fazio e l' ex ministro delle Finanze greco Gianis Varoufakis.
Foto Nicoloro G. 27/09/2015 Milano Trasmissione televisiva su Rai 3 ‘ Che tempo che fa ‘. nella foto Fabio Fazio e l’ ex ministro delle Finanze greco Yianis Varoufakis.
Ha fatto clamore la notizia, diffusa nei giorni scorsi su tutti i quotidiani e nei vari telegiornali, secondo la quale l’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha chiesto ben 24mila euro per farsi intervistare da Fabio Fazio su Rai3.

La trasmissione è nota: “Che tempo che fa”. La puntata è quella andata in onda lo scorso 27 settembre. Solo ora, tuttavia, è stato reso noto l’importo elargito, e si parla di 24mila euro netti, e non certo attraverso la Rai. E’ stato, infatti, lo stesso Varoufakis a divulgare la notizia sul suo blog. L’ex ministro ha pubblicato i compensi percepiti dal luglio scorso per ogni ospitata tv. Dalla lista si evince che la Rai è l’unica tv ad aver pagato una cifra così ingente. Per fare un esempio, quando Varoufakis ha partecipato al programma “Question Time” sulla Bbc inglese non ha percepito un euro e il viaggio offertogli è stato in classe Economy. Ovviamente la Rai gli ha pagato il viaggio in classe Business…

Onestamente non capisco tutto il clamore sorto da questo “caso”. Si grida allo scandalo perché si tratta di un politico e non di uno showman? Perché, invece, non si prendono in considerazione gli esosi compensi che mamma Rai, con i nostri soldi, è pronta ad elargire per gli ospiti illustri invitati a Sanremo?

Sapete cosa vi dico? Varoufakis ha fatto bene a chiedere un compenso così elevato!

Noi siamo noti per gli sprechi, per l’atavica pratica del “passo più lungo della gamba“. L’ex ministro se ne è approfittato? Buon per lui.

Finché le cose non cambieranno, noi italiani saremo sempre famosi per il denaro pubblico buttato letteralmente fuori dalla finestra.

2 GIUGNO: PARATA SÌ, PARATA NO … EPPURE NEL 1976


La festa della Repubblica si sta avvicinando. Il 2 giugno 1946 è una data importante che merita certamente una giornata speciale di festeggiamenti: gli Italiani, per la prima volta a suffragio universale, vennero chiamati alla urne per scegliere, attraverso il referendum, tra monarchia e repubblica. I risultati, comunicati una settimana dopo, manifestarono inequivocabilmente la volontà del popolo di trasformare lo Stato italiano in una Repubblica parlamentare. La proclamazione del nuovo Stato repubblicano ebbe luogo il 18 giugno da parte della Corte di Cassazione.

Da quel lontano dì ogni anno il 2 giugno si festeggia questo evento. Associate a questa data sono le classiche parate militari che anche quest’anno non ci faranno mancare. Eppure, in un momento come questo, dopo gli eventi tragici che hanno interessato, e continuano ad interessare, l’Emilia, specialmente le province messe in ginocchio dal recente sisma, ci si chiede se davvero abbia senso festeggiare un evento lontano, cui nessuno forse partecipa con sentimento patriottico ma piuttosto con spirito vacanziero, quando i fatti attuali, in aggiunta alla già problematica situazione economica in cui versa il Paese, dovrebbero imporre non solo rispetto per le vittime del terremoto ma anche un risparmio di denaro, in vista dei fondi che dovranno essere messi a disposizione della popolazione emiliana. E invece la parata ci sarà. In compenso aumenterà la benzina. Questa è l’Italia!

Il presidente Giorgio Napolitano, in visita proprio in quella terra friulana martoriata dal sisma del 1976, ha orgogliosamente dichiarato: «Mi auguro che, nelle prove che attendono le popolazioni colpite dal terremoto, sia presente l’esempio di come il Friuli si sia risollevato da quella tragedia. È stato un modello che spero possa essere raccolto anche altrove». Però, di fronte alla richiesta di sospendere la parata militare del 2 giugno, il presidente ha risposto che si farà, in ricordo delle vittime del recente sisma e in tono minore. La Repubblica, dunque, va celebrata, in modo sobrio ma la festa non verrà cancellata.

Pare strano davvero che Napolitano abbia, solo ieri, ricordato lo spirito combattivo dei friulani che, senza piangersi addosso ma versando lacrime di dolore per i quasi mille morti, si sono rimboccati le maniche e hanno ricostruito ciò che la natura aveva loro tolto. Pare strano soprattutto che il nostro Presidente non ricordi che, proprio in occasione del sisma del 1976 l’allora ministro della Difesa, Arnaldo Forlani, aveva annullato le celebrazioni del 2 giugno, con la seguente motivazione:

La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.

Oggi Forlani ottiene un trionfo postumo e viene preso a modello, nonostante il suo passato politico non sia stato limpido. Addirittura il povero Forlani ha il merito, oggi, di mettere d’accordo un po’ tutti, al di là degli schieramenti politici. La Lega e l’UdV che la pensano allo stesso modo era, come direbbe il buon Alessandro Manzoni, follia sperar.

Peccato che il presidente Napolitano sia “sordo”, e non certo per motivi d’età.