SENZA FIGLI È MEGLIO?

cullaProprio stamattina parlavo con una mia amica che, alla soglia dei cinquant’anni, non si è pentita della sua scelta: non ha voluto figli. Mai un ripensamento né la corsa alla maternità attempata solo perché va di moda. Eppure lei adora i bambini.

Quand’era adolescente impazziva per i suoi nipoti. La sorella, infatti, al contrario di lei, di figli ne ha messi al mondo due, la prima a 19 anni. La mia amica ha un attaccamento a questi nipoti che raramente ho riscontrato in donne con figli. Sarà un caso?

La nipote, ormai giovane donna, ha seguito le orme della madre, si è sposata giovanissima e ora, non ancora trentenne, è in attesa del suo terzo figlio. La mia amica impazzisce per i bambini di sua nipote. Mi ha raccontato che la primogenita, cinque anni, ha passato domenica notte con lei e tutta la giornata del lunedì. Seguivo il suo racconto guardandola negli occhi: sprizzavano di felicità. Eppure mi ha sempre detto di non avere mai sentito l’istinto materno.

Non c’è stato nemmeno bisogno di dire nulla, lei mi ha letto nel pensiero e ha detto, a proposito dei suoi pronipoti: li coccolo, li vizio, non sai quanti regali gli faccio, poi me le sento dalla madre ma per lei, quand’era piccola, ho fatto anche peggio. Però alla fine della giornata ritornano a casa loro. Sono nata per fare la zia non la mamma, mi dice sorridendo.

Io non giudico le scelte degli altri, anzi, in questo caso apprezzo moltissimo la coerenza. Mi dà fastidio, sinceramente, chi accampa mille scuse, nel frattempo fa carriera e, dopo la realizzazione di sé, sente che manca qualcosa. Così nascono i figli delle madri attempate. Ma un figlio non deve far parte delle realizzazioni personali, non deve riempire un vuoto, non può essere programmato quando è il momento, perché quel momento può non arrivare mai e poi queste donne vanno fuori di testa o si affidano alla scienza nella speranza di generare un figlio a tutti i costi.

Io, nella mia esperienza di madre, ho capito che se ci mettiamo a pensare quale sia il momento giusto per mettere al mondo un figlio, allora probabilmente quel figlio non nascerà mai. Un po’ perché più tempo passa e meno feconda è la donna, un po’ perché, quando ci si gode la vita di coppia a lungo, è difficile accettare l’arrivo di una specie di intruso che assorbe energie e tempo. In questo caso, è probabile che il figlio arrivi, ma è anche concreto il rischio che poi lo si consideri un vero e proprio tiranno.

Non dico di aver fatto le cose senza pensare, ma per me diventare madre è stata la cosa più naturale del mondo e, soprattutto, la realizzazione di un sogno. Aver deciso di dare un fratellino al primogenito senza aspettare anni, con l’idea di offrire al piccolo un compagno di giochi non mi è sembrato né un azzardo né tanto meno un gesto eroico. Per me è stata la più naturale delle cose, pur rendendomi conto delle spese che sarebbero gravate sul bilancio familiare e delle rinunce che i figli mi avrebbero imposto.

Ora leggo sul blog La 27esima Ora del Corriere, un articolo firmato da Maria Serena Natale la quale, citando la giornalista americana Lauren Sandler, asserisce che possiamo essere pienamente noi stesse anche mettendo da parte la responsabilità e la fatica della procreazione. E aggiunge che la decisione di non avere figli è già un orizzonte naturale per milioni di donne soddisfatte di una sessualità consapevole, armonicamente inserita in una vita non «childless» ma «childfree», non «senza figli» ma «libera».

Io invito i lettori a leggere l’intero articolo della Natale e mi permetto un’osservazione: sostituire il termine chldless con childfree mi sembra accettabile dal punto di vista semantico ma non condivido che si consideri un figlio come una catena che toglie la libertà. Insomma, libera dai figli non è sinonimo di libertà assoluta, semmai di una libera scelta.
E poi ‘sto childfree mi fa pensare alle caramelle: come le vuoi, con lo zucchero o sugarfree? E la tua vita come la vuoi? Senza zucchero, grazie.