13 marzo 2014

“FUORICLASSE 2, IL MINESTRONE DELL’ORTOLANO” di GIAN PAOLO POLESINI

Posted in scuola, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 2:27 pm di marisamoles

littizzetto fuoriclasse

Solo per mancanza di tempo, non d’idee, non ho scritto nulla sulla prof Littizzetto. L’altra sera ero al telefono con mio fratello e, quando l’ho avvisato che stava per iniziare la puntata di “Fuoriclasse “” e dovevo interrompere la conversazione, mi ha detto: “Una prof che guarda alla tv una fiction ambientata in una scuola: puro masochismo”. E come potrei non dargli ragione?

Ha ragione, certo, ma mi sento masochista non tanto per il motivo addotto dal fratellone quanto perché, nell’ordine:

1. Non sopporto la Littizzetto e nemmeno Starnone, l’Apollo ispiratore (non posso certo definire Starnone “Musa”) della fiction
2. La scuola delle fiction (vedi la Pivetti detective, ad esempio) è quanto mai fasulla e, nel momento in cui vorrebbe essere aderente al modello esistente, patetica
3. Quando gli attori non sono tali (la Littizzetto proviene dal cabaret e pure Macorè, che in ogni caso mi piace come recita ma non in “Fuoriclasse 2”, con quella cadenza veneta che fa rabbrividire i veneti doc) non può uscirne un prodotto di qualità. Si salverebbe Scarpati ma anche lui, frequentando la famiglia Martini che, avendo necessità di cure e il medico ce l’ha pure in casa, dimostra quanto sia poco efficace la medicina in tv, soprattutto perché fa disimparare la recitazione anche a chi ne aveva avuta in sorte almeno una qualche parvenza.

Detto questo, lascio la parola a Gian Paolo Polesini, giornalista del Messaggero Veneto, che ha fatto un’analisi lucida e dettagliata della fiction littizzettiana, di gran lunga migliore di quanto avrei potuto fare io.

Buona lettura.

Vediamo un po’ quant’è ricco il minestrone scolastico diFuoriclasse 2.

Nemmeno quello dell’ortolano, guarda.

Littizzetto. Lucianina fa Sanremo, subito dopo vince – toh il caso a volte – l’Oscar del personaggio femminile dell’anno e, ancora con in faccia il ventocontro di Arisa, è la prof Passamaglia, fiction spottata dai Premi regia televisiva. 360° perfetti. Sovraeposta.

Scuola. È il luogo con più tentativi d’imitazione televisiv/cinematografici. Impossibile glissare le ovvietà, anche chi mai volesse fare l’estroso. Ripetitiva.

Ragazze isteriche. Se il maschio più trasgressivo – 21 anni in quinta e di notte consegna le pizze – è comunque un buon diavolo, le signorine altresì fanno collezioni di scalpi. Potendo loro gestire un Girmi attaccato alla spina, vi scaraventano dentro chiunque abbia le minime sembianze di una simile. Umorali.

Sala insegnanti. Di solito mancano i “normali”. O davvero la realtà li ha geneticamente modificati o la tele insiste nel dipingerli così. Alieni.

Amorini tra prof. Sarà l’odore del gesso (ma esiste ancora nelle classi?) oppure di pennarello indelebile (più probabile), sarà che il latino ha delle affinità elettive con la matematica, sarà che l’insegnante di ginnastica ha sempre quei panta aderenti, sarà che… Banali.

Amorini fra alunni. Giustamente incontrollabili.

Bullismo. Qui si riduce al furto di un cellulare. Non fa danni. No, perché a volte l’insistere peggiora le cose. Un bel tacer… Evitabile.

Bidello. Finisce con l’essere spesso immaginato un po’ scemo e faccendiere. Quelli veri si facciano sentire.Stereotipo.

Preside. Scarpati molla la sua famiglia d’origine per diventare un preside veramente suonato. Se Lele Martini incontrasse uno così gli prescriverebbe almeno cinquanta gocce di En prima dei pasti. Lungodegenti

Lei aspetta un figlio. Ma ha 46 anni. E ne ha già uno di 17. Nella prima puntata non riesce a dirlo al suo uomo (collega, ovvio). Lo tengo o non lo tengo? Il diversivo.

Recitazione. Scricchiola come la scalinata del castello di Elsinore. Littizzetto è una cabarettista, Neri Marcorè non strappa applausi live e il tutto il resto declama da tv. Ovverosia, male. Pressapochismo.

I mostri: Ricordate Ugo Tognazzi nel primo episodio de I mostri di Risi? Il suo personaggio educa il figliolo a fregare il prossimo. Resterà fregato lui. Così il vicepreside col bimbo asino. Più facile risistemare la pagellina disastrata col trucco che con lo studio. Italiani.

[LINK all’articolo originale]

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22 febbraio 2011

CHI ERA IL COGNATO DI ULISSE?

Posted in televisione, web tagged , , , , , , , , , , , a 12:04 am di marisamoles

Questa domanda si sono posti numerosissimi internauti che, in modo del tutto fortuito, si sono imbattuti nel mio blog. Questo l’ho capito sulla base dei termini ricercati nei motori di ricerca (tra parentesi i numeri corrispondenti alle persone che hanno digitato le parole in questione): cognato di ulisse (337), cognato ulisse (126), il cognato di ulisse (68), ulisse cognato (40), ulisse il cognato (4), nome cognato ulisse (4), cognato ulisse odissea (4), fratello di penelope moglie di ulisse (3), odissea cognato di ulisse (3), cognato,ulisse (3), chi è il cognato di ulisse? (2), ulisse cognato ettore (1), ulisse cognato penelope (1), il cognato di ulisse? (1), il cognato di ulisse, eneide (1), il cognato d’ulisse (1), penelope cognato ulisse (1), chi è il cognato di ulisse (1), l cognato di ulisse? (1), cognato and ulisse (1), il fratello di penelope moglie di ulisse (1), odissea, cognato di ulisse (1), odissea ulisse cognato di (1), eurilico cognato ulisse (1), cognato odisseo omero (1), cognato di ulise (1), come si chiama il cognato di ulisse?? (1), nome del cognato di ulisse (1), ulisse e il cognato (1), fratello di penolope ulisse (1), cognayo ulisse (1).

Tutto questo in una manciata di minuti, cinque al massimo. Prima di realizzare che così tante persone cercavano, tutte nello stesso tempo, notizie sul cognato di Ulisse, mi sono chiesta: come mai un mio vecchio post, Le donne di Ulisse: Penelope, l’amata sposa … ma tradita, suscita così tanto interesse? Solo dopo ho capito che tutti volevano sapere chi fosse il cognato di Ulisse e Google li ha mandati qui. Il bello è che nel mio post non hanno trovato la risposta. Spero, almeno, che qualcuno si sia fermato a leggere una delle mie Pagine d’Epica di cui sono piuttosto orgogliosa.

Insomma, in pochi minuti il post su Penelope è stato visualizzato 722 volte, su un totale di 1722 (toh! che combinazione: fino ad oggi era stato letto esattamente 1000 volte) da quando è stato pubblicato, il 13 maggio 2010.

Ma come mai tutta questa curiosità? Ho scoperto che i miei visitatori stavano guardando la fiction su Rai 1 “Fuoriclasse”, con la Littizzetto. Io avevo il televisore spento perché stavo lavorando ma, incuriosita, l’ho acceso perché ho capito, già in altre circostanze, che se c’è un’impennata nelle visite ad un determinato post, anche non recente, c’è sempre un nesso con ciò che viene trasmesso in Tv. Effettivamente nella fiction si stava parlando di questo cognato di Ulisse, ovvero … Euriloco. Ecco, dunque, la risposta.

Ma io mi chiedo: se uno guarda una fiction cosa fa? contemporaneamente cerca su Google chi è il cognato di Ulisse? Manco fosse un concorso a premi! Mah, per me è inconcepibile che si sprechi il tempo a fare ricerche in rete, perdendo di vista la trama del film o della fiction. A parte casi particolari, o tengo accesa la tv o il pc.
In ogni caso ringrazio i numerosi visitatori e spero che non me ne vogliano se solo ora ho risposto al loro quesito.

LINK per vedere (o rivedere) l’ultima puntata di Fuoriclasse.

26 gennaio 2011

LA PROF LITTIZZETTO IN UNA FICTION DAVVERO BANALE

Posted in adolescenti, scuola, televisione tagged , , , , , , , , , , , , a 2:14 pm di marisamoles

Riporto per iscritto un video-commento molto interessante di Aldo Grasso sulla fiction “Fuoriclasse“, che vede come protagonista Luciana Littizzetto, andata in onda su Rai 1 domenica scorsa, facendo il boom di ascolti: quasi ottomila spettatori per il primo episodio, con lo share del 27,41%. Un vero successo. Ma la fiction, secondo Aldo Grasso, è davvero banale. Non avrebbe ottenuto un successo così grandioso se la protagonista non fosse la “Lucianina” che anche da Fazio ottiene il massimo del gradimento.

Luciana Littizzetto è il Creso dell’industria editoriale italiana: tutto quello che tocca diventa oro. Ha scritto un libro, “I dolori del giovane Walter“, ed è subito balzata in testa alla classifica dei libri più venduti, scalzando – accidenti! – “Cotto e mangiato” di Benedetta Parodi. Questa è la cultura letteraria italiana.
Ai “Dolori del giovane Walter” fa seguito “La Jolanda furiosa“, dove Walter e Jolanda stanno per gli organi sessuali maschile e femminile. Siamo sempre nell’alta letteratura.

Se poi uno guarda gli ascolti di Fazio, si accorge che il punto più alto è sempre quello della Littizzetto, anzi i grandi ascolti di Fazio sono poi gli ascolti della Littizzetto. Quindi anche lì appare e l’audience diventa d’oro.

Adesso è protagonista di una serie televisiva che si chiama “Fuoriclasse“, una classica serie sulla scuola, sui liceali, come se ne fanno tante, tratta da alcuni libri di Domenico Starnone. Ora, con molta onestà, questa fiction è modesta: intanto è fatta di luoghi comuni, verrebbe da dire luoghi comuni della sinistra sulla scuola, dove ci sono queste analisi dei tipi delle professoresse e dei professori, i casi umani, tutte le crisi isteriche dei professori e poi questi studenti con quel motorino incorporato che non stanno attenti, oppure sono dei caratteriali, oppure hanno le loro storie … devo dire che l’argomento non è dei più esaltanti e soprattutto, quello che è il vero difetto della fiction italiana, finisce che la recitazione diventa macchiettismo puro, insomma non c’è mai sviluppo dell’azione, non c’è mai sviluppo dei personaggi.

Eppure c’è lei, c’è lei che di professione non è propriamente un’attrice, eppure si carica sulle sue piccole spalle tutto il fardello della fiction e fa grandi ascolti.
Ora, dovremmo parlare di un caso davvero molto interessante, quello della Littizzetto, perché davvero, assieme a Checco Zalone e Antonio Albanese, rappresenta un po’ gli exploit, i passaggi di personaggi televisivi che, passati ad altri ambiti, si portano dietro il successo che hanno avuto in televisione.

E’ veramente una storia, anzi più storie tutte da studiare per capire come funziona l’industria culturale italiana.

Di mio aggiungo che non mi piacciono, in generale, le fiction ambientate nel mondo della scuola, perché riproducono dei tipi, come osserva anche Aldo Grasso, inverosimili e delle situazioni improbabili: penso, ad esempio, alla prof Veronica Pivetti (simpaticissima, tra l’altro) che piomba in casa dei suoi allievi anche in piena notte, pronta a consolarli e che si atteggia a prof-amica-mamma per fare esaltare il lato umano, come se non ci fossero altri mezzi per mettere in risalto la parte “umana” della professione dell’insegnante.

C’è un motivo in più per non apprezzare la fiction “Fuoriclasse”: è una rivisitazione, concepita per la media serialità (sono 6 puntate costituite da due episodi ciascuna), del vecchio film “La scuola“, in cui lo zampino di Starnone era più che evidente. E guardando la prima puntata della fiction con la Littizzetto mi sono anche resa conto che vi calza quasi a pennello (eccettuate le storie personali dei protagonisti, naturalmente) il famoso elenco sulla scuola che Domenico Starnone ha letto in diretta in una puntata della trasmissione di Fazio e Saviano “Vieni via con me”. Della serie: di originale e nuovo c’è ben poco.

1 dicembre 2010

L’ELENCO DI STARNONE SULLA SCUOLA LETTO A “VIENI VIA CON ME”: IL TRIONFO DEI LUOGHI COMUNI E DELL’OVVIETÀ

Posted in adolescenti, attualità, cultura, Mariastella Gelmini, riforma della scuola, scuola, spettacolo, televisione tagged , , , , , , a 4:43 pm di marisamoles


Uno dei noiosissimi elenchi letti durante l’ultima puntata di “Vieni via con me” – programma di Fazio e Saviano vincitore di ascolti per una rete cenerentola come Rai 3 – è opera di Domenico Starnone. Ed è il trionfo dei luoghi comuni e dell’ovvietà, molto lontano dalla situazione della scuola italiana oggi. Si vede che Starnone, ex insegnante e ora giornalista, (ha collaborato e collabora a giornali come L’Unità e Il Manifesto, per cui è stato redattore per le pagine culturali), sceneggiatore (sua, ad esempio, la sceneggiatura del film La scuola, anno 1995, di Daniele Luchetti, e si vede!) e scrittore. Quest’ultima attività gli ha dato lustro ai tempi dell’uscita di Ex cattedra, pubblicato anche su Il Manifesto, in cui racconta la sua esperienza di insegnante negli anni 1985-86, seguito da un’ulteriore pubblicazione per Feltrinelli, la più recente Ex cattedra e altre storie di scuola, in cui, sulla quarta di copertina, descrive il volume come una teca, la custodia di vecchie pagine nate dal gusto di raccontare e dall’amore per la scuola pubblica, un luogo di esposizione per un’esperienza definitivamente conclusa.

Ho letto il libro di Starnone, non sono prevenuta. Per certi aspetti concordo con le sue osservazioni, per altri mi chiedo dove sia questo grande amore per la scuola pubblica e mi rallegro del fatto che quella di insegnante, per lui, sia un’esperienza definitivamente conclusa.
La cosa che mi fa più indignare è che l’elenco, letto da Starnone durante la trasmissione di Fazio, ha iniziato a girare per le scuole e rischia di diventare il vademecum dello studente contestatore, ma molto ignorante, che, pur di andare contro questo governo, impugna la lettera e la stravolge a suo modo. Ovvero, legge nell’elenco tutto ciò che di negativo si dice sulla scuola italiana come se fosse la situazione reale, e tutto ciò che di positivo si osserva come se fosse la scuola ideale, quella che gli studenti vorrebbero e che invece non hanno. Perché? Per colpa di Berlusconi, tanto è sempre e comunque colpa sua. La Gelmini è anche meglio non calcolarla, tanto non pensa con la sua testa ma esegue gli ordini del cavaliere, azzera i suoi pensieri per accogliere quelli del suo mentore. Essì, ormai questo è ciò che si pensa, è ciò che credono anche gli studenti universitari che sono in agitazione contro una riforma che nemmeno conoscono. Non vorrei essere rimproverata anch’io di non pensare con la mia testa, ma sono costretta a condividere il pensiero di Berlusconi quando ha detto: Gli studenti bravi sono quelli che studiano e non protestano. Con questo non si vuol significare che è vietato protestare ma che è doveroso informarsi, leggere, riflettere, ognuno con la propria testa, e poi concludere che non c’è motivo alcuno per protestare. La riforma dell’Università, più di quella della scuola secondaria di II grado, è davvero ottima.

Ma vediamo in che cosa consiste il famoso, e scontatissimo, elenco di Starnone.

1. La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero.
2. La scuola peggiore è quella che esclama: meno male, ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta. La scuola migliore è quella che dice: che bella classe, non ne abbiamo perso nemmeno uno.
3. La scuola peggiore è quella che dice: qui si parla solo se interrogati. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara a fare domande.
4. La scuola peggiore è quella che dice: c’è chi è nato per zappare e c’è chi è nato per studiare. La scuola migliore è quella che dimostra: questo è un concetto veramente stupido.
5. La scuola peggiore è quella che preferisce il facile al difficile. La scuola migliore è quella che alla noia del facile oppone la passione del difficile.
6. La scuola peggiore è quella che dice: ho insegnato matematica io? Sì. La sai la matematica tu? No. 3, vai a posto. La scuola migliore è quella che dice: mettiamoci comodi e vediamo dove abbiamo sbagliato.
7. La scuola peggiore è quella che dice: tutto quello che impari deve quadrare con l’unica vera religione, quella che ti insegno io. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara solo a usare la testa.
8. La scuola peggiore rispedisce in strada chi doveva essere tolto dalla strada e dalle camorre. La scuola migliore va in strada a riprendersi chi le è stato tolto.
9. La scuola peggiore dice: ah com’era bello quando i professori erano rispettati, facevano lezione in santa pace, promuovevano il figlio del dottore e bocciavano il figlio dell’operaio. La scuola migliore se li ricorda bene, quei tempi, e lavora perché non tornino più.
10. La scuola peggiore è quella in cui essere assenti è meglio che essere presenti. La scuola migliore è quella in cui essere presenti è meglio che essere assenti.
Da “Vieni via con me” del 29 novembre 2010 (elenco di Domenico Starnone)

Ed ecco il mio elenco:

1. La scuola migliore è quella che valuta i meriti in modo oggettivo. Finché le lodi all’Esame di Stato si sprecano laddove i risultati dell’Ocse smentiscono l’eccellenza, la valutazione non sarà mai oggettiva.
2. La scuola migliore è quella che non boccia se può garantire agli allievi un prosieguo degli studi volto a perfezionare l’apprendimento e a consolidare le conoscenze, competenze e abilità. Promuovere ragazzi con delle evidenti carenze non fa il loro bene ma solo il loro danno.
3. La scuola migliore è quella in cui si permette agli studenti di fare domande a patto che ascoltino le risposte e imparino a rispettare le opinioni altrui.
4. La scuola migliore è quella in cui anche chi sembra nato solo per zappare sia messo in condizione di imparare ad esprimere concetti elaborati, ad usare la testa per aspirare ad occupazioni future anche manuali, purché al “lavoro delle braccia” si accompagni anche quello della mente.
5. La scuola migliore è quella in cui si riesce a far apparire facile anche ciò che superficialmente e sulla base dei pregiudizi viene catalogato come difficile.
6. La scuola migliore è quella che si mette in discussione prima ancora di discutere se un allievo meriti un 3 in matematica o in qualsiasi altra materia.
7. La scuola migliore è quella che insegna sempre a pensare autonomamente, a fare delle scelte in base alle proprie attitudini. Rimane il fatto che deve dare un modello di comportamento senza per questo mortificare le aspirazioni individuali.
8. La scuola migliore è quella che non si va a riprendere chi le è stato tolto perché sarebbe un’impresa impossibile. Può, tuttavia, cercare di convincere chi non apprezza il suo operato che la strada più percorribile è quella della conoscenza, non la strada fatta di asfalto e macchiata di sangue.
9. La scuola migliore è quella in cui la serenità di giudizio è la garanzia di una valutazione in base ai meriti degli studenti e non al 730 dei genitori.
10. La scuola migliore è quella che insegna a dare un senso a quello che si fa in classe e ad apprezzarla più di qualsiasi giorno di “vacanza” rubato.

Di fronte all’elenco di Starnone, tuttavia, mi sento di fare delle osservazioni.

Prima di tutto, non si deve fare di tutta l’erba un fascio: le realtà scolastiche in Italia sono tali e tante per cui è quasi impossibile parlare di “scuola italiana”.

In secondo luogo, non capisco perché la scuola migliore debba essere quella che non boccia. Se mi rivedo nei panni di liceale, ricordo che il mio professore di Latino e Greco era temuto dai ragazzi e apprezzato tantissimo dai genitori perché “picconava”, ovvero non era di manica larga con i voti. Se non studiavamo, ci beccavamo le insufficienze e lui era bravo perché severo. Ora che sono un’insegnante, i ragazzi che hanno un profitto insufficiente sono quelli che non hanno dei bravi insegnanti perché se la classe va male non è colpa degli studenti che non si applicano, ma dei docenti che non fanno il proprio dovere. C’è qualcosa che non va: quando ero al liceo se non studiavo (è solo un’ipotesi perché in realtà ho sempre studiato) era colpa mia e il mio prof era bravo; ora se i miei allievi vanno male in Latino (anche questa è solo un’ipotesi …) è colpa mia perché non sono una brava prof (idem). Ma è sempre e solo colpa mia?

Infine, pur ammettendo che la scuola migliore sia quella che non perde per strada delle “buone teste”, rimane il fatto che se abbiamo le classi costituite da 27-30 allievi, venire incontro alle difficoltà del singolo è praticamente impossibile. Da questo punto di vista il fallimento, però, non è degli insegnanti, ma dell’istituzione. Forse si spera che con i famosi “premi al merito” annunciati dalla Gelmini la situazione possa cambiare? Se agli insegnanti sarà riconosciuto il merito in base ai risultati dei loro allievi, non sarà difficile assistere ad un miracolo: tutti diventeranno dei geni … altro che zappatori!

Visto che ne ho parlato a scuola con i miei allievi, ecco il video di una scena dal film “La scuola” di Daniele Luchetti: “Oddio è caduto Vasco!”

E per dimostrare che le idee di Starnone sulla scuola sono rimaste ferme al 1995, ecco “Nato per zappare”

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