PRECARI: UNA CLASS ACTION CONTRO LA GELMINI


Dopo che, nell’ottobre scorso, la Corte d’appello di Brescia ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione a risarcire con oltre 13 mila euro una professoressa bresciana per gli anni di sevizio prestati da precaria, senza percepire lo stipendio nei mesi estivi (ne ho scritto QUI), contro il ministro è pronta una vera e propria class action. I docenti precari, supportati da Codacons e CGIL, protestano contro i contratti atipici e chiedono l’immissione in ruolo.

Già a settembre un collega precario, da nove anni in graduatoria per le supplenze, aveva ottenuto, da un giudice senese, l’immissione in ruolo e il conteggio degli anni da precario per l’anzianità di servizio. Ora l’esercito di insegnanti senza posto fisso (secondo le stime 232mila docenti sono iscritti nelle graduatoria ad esaurimento e quasi 100mila sono gli ATA) è pronto a combattere una vera e propria guerra, considerando il fatto che i posti ci sono, eccome.

Secondo Pippo Frisone, responsabile vertenze della Flc Cgil, i posti vacanti sarebbero migliaia. E saranno sempre di più, – spiega il sindacalista – dal momento che si stimano almeno 70mila pensionamenti nel prossimo triennio. Lo Stato avrebbe molto da guadagnare nello stabilizzare i precari. Con la nostra iniziativa, dunque, facciamo anche gli interessi della Pubblica Amministrazione.

Il termine per aderire all’iniziativa è fissato per il 22 gennaio e le richieste giunte, da parte di docenti e ATA, sono già 14.886. C’è da scommetterci che il numero aumenterà di molto nei prossimi giorni. Ma ci sarà davvero posto per tutti? E il famigerato art. 64 della Legge 133?

Mah. Auguro di cuore buona fortuna a tutti questi speranzosi, non più baldi giovani, tra l’altro. Ma mi chiedo come mai i sindacati si muovano per dare lavoro ai precari e non per far ragionare il ministro Gelmini sull’inconsistenza del progetto sperimentale per il merito.

Io mi sono laureata con alle spalle già delle esperienze nell’ambito della scuola, come supplente. A diciotto mesi esatti dalla laurea sono stata nominata in ruolo, dopo aver vinto, a meno di un anno dalla discussione della tesi, un regolare pubblico concorso ordinario a cattedre.
Altri tempi! Mi sa che ora i concorsi si fanno alla CGIL.

[fonte Il Corriere; l’immagine è tratta da questo sito]

CLAMOROSO: LA GELMINI “CONDANNATA” A PAGARE LO STIPENDIO ESTIVO AI PRECARI

La notizia viene dal quotidiano Bresciaoggi, quello della città natale di Mariastella Gelmini, per intenderci. La Corte d’appello di Brescia ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione a risarcire con oltre 13 mila euro una professoressa bresciana per gli anni di servizio prestati da precaria, senza percepire lo stipendio nei mesi estivi. La docente si è rivolta al Tribunale contro un’abitudine vietata da una Direttiva della Corte di giustizia europea, recepita anche dalla legislazione italiana ma finora mai applicata. Ora avrà gli stipendi estivi degli ultimi 5 anni, con gli interessi. Tredicimila euro, mica bruscolini!

La sentenza a seguito del ricorso (numero 87/10) è stata pronunciata l’8 luglio scorso dalla sezione Lavoro della Corte d’appello, costituita dal presidente Angelo Tropeano e dai consiglieri Antonella Nuovo e Anna Luisa Terzi. Costituisce un precedente importante per migliaia di precari che ogni anno si vedono negare lo stipendio estivo, pur sapendo di essere riassunti a settembre.
«La Corte ha ristabilito un principio, e mette lo Stato di fronte all’alternativa di continuare così e pagare di più o di mettersi in regola», spiega l’avvocato dell’insegnante, Paolo Lombardi. La professoressa chiederà il risarcimento (può farlo subito e ottenerlo), anche se è prevedibile che il Ministero di Gelmini ricorrerà in Cassazione.

La docente, di cui non è stato diffuso il nome, sosteneva che i vari contratti a tempo determinato fossero illegittimi in quanto stipulati per soddisfare un fabbisogno di personale permanente, e quindi anche alla pubblica amministrazione doveva essere applicato il principio di conversione dei rapporti a termine illegittimi in rapporto a tempo indeterminato. Il Tribunale in prima istanza ha ricusato in toto le richieste, mentre la Corte d’Appello le ha in parte accolte, riferendosi a quanto stabilito dalla Corte Europea. I giudici europei, facendo riferimento alle norme nazionali (art. 36 del dl 165/2001) affermano che la sanzione risarcitoria prevista per l’illegittima stipulazione di contratti a termine nel settore pubblico «non può ritenersi a priori strumento inadeguato», come sosteneva la ricorrente, ma può perseguire gli scopi della Direttiva, che tendono a sanzionare l’uso abusivo di contratti a tempo determinato.

Il danno risarcibile «dovrà essere individuato calcolando la differenza tra quanto effettivamente percepito dai lavoratori e quanto avrebbero percepito se fossero stati da subito inquadrati a tempo indeterminato, ossia tenendo conto della retribuzione dei mesi estivi con gli interessi di legge». La professoressa li avrà per gli ultimi 5 anni, essendo gli antecedenti caduti in prescrizione.

L’avvocato è soddisfatto perché «è il principio che conta». Ora si sa che le conseguenze di un comportamento illegittimo, sono illegittime.

BRUNETTA SUI PROBLEMI DELLA SCUOLA: “I PRECARI NON SONO 200MILA E GLI INSEGNANTI NON SONO PAGATI POCO PER QUEL CHE FANNO”

Ci mancava anche il ministro della Funzione Pubblica a rincarare la dose sui problemi della scuola pubblica, nell’imminenza della ripresa delle lezioni.
Brunetta ha più volte fatto le sue esternazioni sui docenti (leggi QUA) e sarebbe sicuramente stato meglio tacesse. Tuttavia, ormai sappiamo che lui non si lascia sfuggire l’occasione per dire la sua, soprattutto in riferimento ai fannulloni contro cui lotta fin dalla sua nomina a ministro. Figuriamoci se può stare zitto in un momento come questo, quando migliaia di insegnanti precari sono in agitazione contro i “tagli” del ministro Gelmini.

In occasione della Summer School 2010, organizzata a Frascati dall’Associazione Magna Charta, il ministro Brunetta sui precari della scuola ha osservato: “Non sono 200 mila, non sono precari ed è troppo comodo leggere i titoli dei giornali e su quelli imbastire un discorso“.
Ora, i numeri esatti confesso di non conoscerli, anche perché ogni ministro dà i numeri come vuole. Che non siano precari è alquanto discutibile: non credo potrebbero disporre di tanto tempo se avessero un posto fisso, visto che in questi giorni le varie attività nelle diverse scuole sono in pieno svolgimento e ad un ritmo piuttosto serrato.
Che non si debba dar retta ai titoli dei giornali è vero: tuttavia, al contenuto degli articoli, leggendoli attentamente, qualche credito si deve pur dare.

Ma visto che non gli bastava sparlare sui precari, il ministro Brunetta approfitta dell’occasione per sparlare sulla scuola italiana in generale e sui docenti in particolare: Abbiamo un corpo insegnante forse tra i più pletorici generosi dei paesi industrializzati le performance della scuola non sono le migliori, il livello di apprendimento dei nostri scolari non è paragonabile a quello degli altri paesi. Il sistema costa tanto e rende poco. Non è neanche vero che gli insegnanti sono pagati poco, perché in altri paesi guadagnano di più perché lavorano di più.
Punto primo: che gli investimenti sulla scuola nel passato siano stati mal gestiti, sarei anche d’accordo. Che siano stati troppi, non credo. O meglio, forse ci sono stati degli sprechi in alcune zone più che in altre, senza ottenere, tuttavia, un miglioramento dell’efficienza.
Punto secondo: sui livelli di apprendimento degli scolari italiani (se parla di scolari, credo si riferisca alla scuola elementare, a meno che non sappia utilizzare il lessico in modo appropriato) i dati OCSE parlano chiaro e dovrebbero portare ad una lunga riflessione in tal senso. Tuttavia, non mi sentirei di addossare tutta la responsabilità sui docenti, ma piuttosto bisognerebbe prendere in considerazione i fattori contingenti che hanno impedito di raggiungere determinati obiettivi.
Punto terzo: non mi stancherò mai di ripetere che gli insegnanti italiani non assolvono a tutti i loro obblighi stando in classe, e presumibilmente facendo lezione, per 18 ore settimanali. Credo che nessuno si opporrebbe a far emergere tutto il lavoro sommerso, anche spendendo più ore a scuola nello svolgimento delle attività che normalmente sono “domestiche”. Da parte mia, non ci sarebbe nessun problema a timbrare il cartellino e passare otto ore nell’edificio scolastico se lo stipendio fosse davvero adeguato al titolo di studio e all’esperienza accumulata in tanti anni di lavoro serio e indefesso.

Insomma, secondo Brunetta, il sistema costa molto e produce poco, inoltre non c’è meritocrazia, altissimo è il livello di assenteismo degli insegnanti che implica legioni di supplenti” mentre “i concorsi funzionano poco e male.
La scuola, quindi, anche perché mal gestita in passato, non può permettersi 200mila posti in più perché si ripresenterebbe il problema delle supplenze in maniera incrementata. E su questo potrei essere anche d’accordo, visto che i soldi che lo Stato investe nella scuola sono soldi di tutti e nessuno vorrebbe che il proprio denaro venisse buttato fuori dalla finestra.

Sui precari, infine, il titolare della P.A. pone una domanda che, in effetti, mi sono posta anch’io più volte: si chiede come mai nessun giornalista si sia preoccupato di vedere chi cavolo è il supplente che non ha vinto uno straccio di concorso per 15 anni. Forse farebbe meglio a cambiare mestiere.
Una cosa, però, il ministro non mette in conto: ci sono, specie nelle scuole secondarie, delle Classi di Concorso che non hanno mai avuto moltissimi posti da titolare e che hanno dato lavoro ai supplenti senza tuttavia offrire loro la possibilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato. Per anni questi docenti si sono illusi che, maturando anzianità e punteggi da precari, avrebbero potuto entrare di ruolo. La contrazione dei posti ha, però, impedito questo passaggio, ed ecco che i precari senza cattedra si ribellano. Che siano 200mila o meno non ha importanza: certo, possono cambiar mestiere ma non bisogna dimenticare che quel mestiere l’avevano scelto e che lo Stato li aveva illusi.
Che poi i precari disoccupati non debbano avere un trattamento diverso rispetto a tutti coloro che si sono trovati improvvisamente disoccupati, magari a cinquant’anni, è un altro discorso. Meritano comunque rispetto da parte di un’istituzione pubblica che, invece di preoccuparsi per loro, nega l’evidenza.

[fonte: Quotidiano.net; l’immagine è tratta da questo sito]

AVVIO DELL’ANNO SCOLASTICO 2010/2011. GELMINI: “NESSUN GOVERNO PUÒ ASSORBIRE 200MILA PRECARI”

Ieri, in conferenza stampa, il ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, ha affrontato le problematiche relative all’avvio del prossimo anno scolastico. Il punto dolente, com’era immaginabile, è stata la “questione precari”.

Si sa che negli ultimi anni, specie con l’applicazione dell’art. 64 della legge 133 e dei Regolamenti concernenti la riforma delle scuole superiori, sono state tagliate molte cattedre in tutte le scuole di ogni ordine e grado. I tagli, necessari secondo il MIUR, hanno messo in difficoltà un gran numero di precari che si ritrovano, dopo anni di supplenza, senza lavoro. Questo numero, secondo la Gelmini, è “spaventoso” e impossibile da gestire. Nessun governo, afferma il ministro, sarebbe in grado di farlo.

Come già fatto negli anni passati, la Gelmini ribadisce che la colpa di questa situazione è da attribuirsi ai precedenti governi che per fare consenso a buon mercato ha distribuito posti di cui la scuola non aveva bisogno. Questa onerosa eredità comporta l’impossibilità di gestire il numero spaventoso di supplenti che, se consideriamo precari anche coloro che hanno fatto una sola supplenza sono 229 mila a fronte di 700 mila insegnanti già impegnati.
Sempre secondo il ministro, ingiustificata e dettata dallo strumentalismo politico è la protesta che in questi giorni interessa i precari senza lavoro, alcuni dei quali hanno iniziato uno sciopero della fame davanti al palazzo di Montecitorio. Sono disponibile al confronto, – ha osservato il ministro – non alle polemiche. Auspico un confronto nel merito di ciò che si può fare e non di ciò che si vorrebbe.

Liquidata la questione precari con i quali la Gemini non si confronterà anche perché ad oggi non sappiamo nemmeno chi ha perso realmente il posto, l’attenzione è puntata sulle risorse di cui la scuola italiana dispone per migliorare l’offerta agli studenti e la condizione dei docenti, unici in Europa, in buona compagnia dei colleghi greci, a non avere una carriera basata sul merito ma solo un avanzamento economico in relazione all’anzianità.
Dal 2012, ogni anno, la scuola pubblica avrà a disposizione un miliardo di euro per la qualità. Noi, attraverso un decreto, andremo incontro ai professori che non si vedranno pregiudicati nei loro diritti, e abbiamo aperto un tavolo per il merito coi sindacati e abbiamo proposto due strade, quella sindacale o quella legislativa […] Non vi è una disattenzione da parte di questo governo sul tema scuola, perché parlano i fatti, che avranno la meglio sulla demagogia di certe manifestazioni che rendono difficile l’inizio di questo anno scolastico, ha assicurato il ministro.

Per gli altri argomenti trattati in conferenza stampa invito alla lettura di quest’articolo de Il Corriere.
Prima di chiudere vorrei, tuttavia, fare alcune considerazioni sulla mancanza di posti disponibili per i precari. L’art. 64 della legge 133 parla chiaro: il risparmio ci dev’essere. Questo risparmio deriva da alcuni fattori: la riforma delle superiori, sui blocchi di partenza nel prossimo anno scolastico e relativamente alle classi prime, e la reintroduzione del maestro unico alle elementari, già in vigore. La riduzione di ore voluta dalla riforma, con l’eliminazione di tutte le sperimentazioni che facevano lievitare l’orario scolastico, e la saturazione di tutte le cattedre a 18 ore sono due fattori non trascurabili. A questi si aggiunge l’elevazione del numero di studenti per classe (non meno di 27), cui sono comunque concesse delle deroghe.
È evidente, quindi, che gli insegnanti non di ruolo avranno sempre meno possibilità di aspirare ad un contratto a tempo indeterminato, considerato che la riforma delle superiori andrà a regime nell’arco di cinque anni. Questo significa che, come sostiene il ministro, non è possibile gestire un numero così spaventoso di precari, ma il malgoverno precedente ha poco peso in questo frangente. Piuttosto, negli anni passati si è creato un esercito di supplenti, temporanei e annuali, proprio perché il tempo scuola nei diversi istituti era maggiore e non tutte le cattedre raggiungevano le 18 ore di lezione effettive. La gran parte di questi docenti non avrà la possibilità di sistemarsi in futuro proprio per i tagli previsti. Anche se è vero che i tagli li ha voluti la Gelmini, è pure vero che in passato molti precari si sono illusi di poter ottenere una cattedra pur senza avere alcuna sicurezza, semplicemente basandosi sulla prassi attuata in passato. Ma nessun posto di lavoro a tempo determinato, in nessun settore, può garantire l’assunzione definitiva. I nostri giovani lo sanno benissimo e, purtroppo, anche i meno giovani.

PER VEDERE IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA CLICCA QUA.
DELLE ALTRE NOVITA’ RIGUARDANTI L’A.S. 2010/2011 HO PARLATO ANCHE IN QUEST’ALTRO POST

AGGIORNAMENTO DEL POST, 9 SETTEMBRE 2010

Da un’inchiesta condotta da ItaliaOggi, pare che, considerando ìl numero dei precari, cioé 240mila, e l’assunzione prevista di 10mila all’anno, in ventiquattro anni tutti possano avere la speranza di essere nominati in ruolo.

I precari della scuola hanno in media trentotto anni e, a conti fatti, molti di loro potrebbero andare in pensione … da precari. Stando alle parole del ministro Gelmini, ci saranno comunque dei concorsi, necessari per sopperire alla mancanza di abilitati in alcune classi di concorso ma ad essi sarà riservato il 50% delle immissioni in ruolo. Una volta ultimato il piano dei “tagli” imposto dal decreto 112/2008, si può prevedere un tasso medio di assunzioni di 20 mila l’anno (quest’anno ne sono entrati 10 mila), che dovrebbe più o meno bilanciare le uscite (quest’anno i pensionamenti sono stati 30 mila).

Il colpo di scure del ministro del MIUR colpisce in particolare le insegnanti (l’83% dei docenti precari è costituito da donne), e il Sud: il 65% degli aspiranti è nato nel Meridione e nelle graduatorie del Mezzogiorno gli abilitati “storici” raggiungono punte del 60%. Eppure ci sono classi di concorso scoperte, nel settore tecnico-scientifico e al Centro-Nord.
Le graduatorie, poi, non sono tutte superaffollate e in tutte le regioni o province: ad esempio la classe di concorso di Italiano e Storia è in linea generale molto affollata, Matematica e Fisica nella media è affollata a Napoli, Catanzaro, Cosenza e Caserta, ma è in via si esaurimento a Milano e a Torino è virtualmente esaurita.
Insomma, mentre sono moltissimi gli abilitati nelle materie caratterizzanti, la crisi colpisce le materie tecniche come meccanica, chimica, tecnologia.

Per altri dati, rimando alla lettura dell’articolo firmato da Alessandra Ricciardi e pubblicato in questo sito.