4 dicembre 2013

SALUTE DONNA: INVENTATO IL REGGISENO “INTELLIGENTE” CHE FA MANGIARE DI MENO

Posted in dieta, donne, salute tagged , , , , , , , , a 7:18 pm di marisamoles

reggiseno ammazzafame
Le proprietà del reggiseno sono note a tutti. Con il push-up forse pensavamo di assistere alla rivoluzione del secolo nell’ambito della lingerie. E invece dei ricercatori hanno inventato un reggiseno “intelligente” che avverte quando si sta mangiando troppo. Insomma, quando mai avremmo pensato al reggiseno come un alleato per dimagrire?

La scoperta si deve ad un team di ricercatori dell’Università di Rochester, New York, e di Southampton, Regno Unito, che cercavano un metodo efficace e immediato per aiutare chi soffre di sovrappeso per quella relazione cibo-umore che talvolta ci spinge ad abbuffarci, per giunta di cibi nemici della dieta, per consolarci un po’.

La collaborazione con il Centro di Ricerca Microsoft di Redmond ha portato gli inventori del reggiseno “ammazzafame” a crearne uno dotato di sensori che, attraverso uno smartphone, avvisa chi lo indossa quando è in corso una «mangiata emotiva».
L’indumento intimo femminile, che incorpora anche un giroscopio e un accelerometro, fornisce indicazioni sui livelli dell’umore di chi lo indossa, avvisandolo, grazie a un’app sullo smartphone, che deve rilassarsi e mangiare con più calma. I risultati ottenuti paiono buoni, anche se il reggiseno-nutrizionista è per ora solo un prototipo e richiede ulteriori studi e la soluzione di problemi quali la durata delle batterie.

A questo punto i signori uomini si sentiranno discriminati. L’equipe di ricercatori ha pensato anche a loro: i test sono stati fatti inserendo i sensori nella biancheria intima (non meglio specificata!), ma con un’efficacia minore, proprio a causa della posizione. Tuttavia, è assodato che il sesso maschile ricerchi meno l’effetto consolatorio del cibo.

A questo punto mi sento di porre una domanda alle signore donne: ma voi un reggiseno così orribile (vedi foto sotto il titolo) ve lo mettereste? Io no, decisamente.

[notizia e foto dal Corriere]

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1 agosto 2013

LA DIETA DUKAN E’ DANNOSA: UNA TESTIMONIANZA

Posted in dieta, donne, salute tagged , , , , , , , , , , a 9:09 pm di marisamoles

dieta dukanAvevo parlato della dieta Dukan in occasione delle nozze di Kate Middleton con il principe William (LINK). Infatti la duchessa di Cambridge, neomamma di George Alexander Louis principe di Cambridge ed erede al trono britannico, aveva sfoggiato un fisico invidiabile pare grazie a questa miracolosa dieta a base quasi esclusivamente proteica.

Ora, non serve essere degli esperti nutrizionisti per capire che un regime alimentare iperproteico, specie se protratto a lungo, faccia a pugni con la dieta equilibrata consigliata dai dietisti. La nostra dieta mediterranea, ad esempio, che comprende la pasta e altri carboidrati, sempre assunti in quantità limitata e senza intingoli supergrassi, è in assoluto la migliore che possa esistere. L’importante è variare i cibi, comprendendo frutta e verdura, proteine, grassi vegetali (quegli animali sono dannosi per il colesterolo) e carboidrati, pur senza eccedere nelle quantità.

La dieta Dukan, specie nella fase d’attacco, è invece costituita esclusivamente da proteine (QUI trovate un menù tipo) il cui rischio principale è costituito dall’insorgere di problemi renali. Sebbene si raccomandi di non prolungare eccessivamente questo regime alimentare, la perdita di peso importante e veloce spesso porta le persone ad allungare i tempi. Ma questo comportamento è dannoso e soprattutto bisogna evitare qualsiasi dieta fai da te e affidarsi a un dietista o nutrizionista.

Negli anni Ottanta era molto in voga la dieta Scarsedale (QUI trovate un menù tipo) che comprende, oltre ai cibi proteici e ad una moderata quantità di carboidrati (una fetta di pane integrale una o più volte al giorno), un buon apporto di vegetali, in quanto le verdure sono sempre presenti nel menù (come la frutta) e si possono assumere nella quantità desiderata, preferibilmente crude e senza condimenti. Anche sull’eliminazione dei condimenti personalmente ho delle riserve: rinunciare del tutto ai grassi è sconsigliato perché il nostro organismo ha bisogno di assimilare le vitamine, alcune delle quali sono liposolubili (A, D, E, K e F). Un cucchiaio di olio extravergine d’oliva al giorno, come condimento, dovrebbe essere ammesso in tutte le diete dimagranti, mentre da evitare assolutamente il burro e gli altri condimenti di origine animale.
La prima fase della dieta Scarsedale, essendo piuttosto rigida (800-1000 kcal al giorno), è sconsigliata per periodi più lunghi di due settimane. Nella seconda fase si possono liberamente scegliere alcune categorie di alimenti caratterizzate comunque da un basso apporto di zuccheri: vietati dolci, amidi, legumi, latticini, carni e condimenti grassi.

Tornando alla dieta Dukan, c’è la testimonianza di una trentenne, C. P., che racconta il fallimento della dieta, almeno nel suo caso. In cinque mesi era riuscita a perdere 10 chili. Secondo il mio parere la perdita di peso rientra nella norma: due chili al mese mi pare un risultato più che accettabile. Diffidate sempre, invece, delle diete che vi assicurano una perdita ponderale di 4 chilogrammi a settimana perché, magari danno effettivamente dei risultati, ma una volta ritornati ad un regime meno controllato si riprende peso alla velocità della luce.

dieteC. P. racconta di non aver sofferto molto all’inizio, era anche riuscita a mantenere una buona attività fisica, praticando yoga e nuoto. Poi, però, ha cominciato a sentirsi stanca, spossata, incapace non solo di fare sport ma anche semplicemente di muoversi. Dopo cinque mesi di regime alimentare controllato in modo drastico, inizia il periodo di mantenimento che prevede la reintroduzione dei cibi prima vietati. «Non dimenticherò mai la prima pizza che ho mangiato dopo 5 mesi di ‘astinenza’, sembravo una specie di drogata», racconta la ragazza. Non solo: nel piano alimentare settimanale è previsto un giorno “free” ed è in quell’occasione che i “benefici” (lo virgoletto perché effettivamente la perdita di peso, seppur importante, che mette a rischio la salute non si può proprio definire un beneficio) diventano un lontano ricordo. «In quel giorno non riuscivo a controllarmi – racconta C. P.- cercavo di magiare tutto quello a cui avevo rinunciato per mesi. Un meccanismo malsano che si instaura nel cervello».

In breve tempo non solo recupera i chili persi ma ne mette su altri cinque. «Il mio fisico non era più abituato a pane e pasta, e bastava sfiorarli per ingrassare di botto, molto più di quanto non fosse mai successo prima dell’inizio di questa dieta», conclude la trentenne. Ma non solo il peso inizia ad aumentare, per un anno le scompare il ciclo mestruale, fatto determinato, a detta degli specialisti a cui si è rivolta, dalla mancata assunzione di olii che servono a “costruire gli ormoni”.

Ora si potrebbe obiettare che questa testimonianza non abbia granché valore in quanto la ripresa con gli “interessi” dei chili persi potrebbe essere attribuita allo scarso autocontrollo della giovane. Tuttavia questo è il rischio che si corre maggiormente nei casi di regimi alimentari così severi. Continuare a mangiare un po’ di tutto – con le dovute rinunce, ad esempio i fritti e i dolci – seppur in quantità modica è senz’altro la scelta migliore.
In ogni caso consiglio caldamente di rivolgersi ad uno specialista e, nel caso di diete fai da te, non prolungarle mai oltre le due settimane.

N.B. per chi non mi conosce: non sono un’esperta anche se è tutta la vita che cerco di controllare il peso e mi sono fatta un’esperienza da autodidatta leggendo e informandomi, oltreché contattando una dietista in alcuni casi. La testimonianza di C.P. è riportata dal quotidiano Il Gazzettino nei limiti accettabili di attendibilità.
Quindi, se dovessi aver detto cose inesatte o anche delle bestialità, fatemelo notare con educazione, mantenendo un tono civile e, soprattutto, menzionando le fonti ed eventualmente la preparazione personale nell’ambito specifico. Per farla breve: evitate commenti del tipo “ma che ca***te vai dicendo” perché in quel caso cestinerò l’intervento.

22 gennaio 2013

CINGUETTII DIETETICI

Posted in affari miei, dieta, donne, salute, web tagged , , , , , , , , a 7:08 pm di marisamoles

dietaUn gruppo di ricercatori dell’Università della Carolina del Nord ha condotto uno studio su due gruppi di persone obese sottoposte a un regime alimentare sano, dotandole di uno smartphone, dotato di una app per monitorare i progressi attraverso Twitter. Ai due gruppi sono stati poi mandati ogni tre giorni dei podcast con le indicazioni su come ottimizzare la propria dieta e con alcuni obiettivi da centrare.

Brie Turner-McGrevy, la capo-ricerca, ha osservato che chi ha pubblicato più tweet ha perso più peso, fino ad arrivare alla diminuzione dello 0,5 per cento del peso corporeo ogni 10 tweet. Ovviamente il risultato dipende non, come avevo pensato leggendo l’occhiello di questo articolo pubblicato sul Corriere, dalle calorie che si disperdono cinguettando, bensì dalla motivazione che deriva dalla condivisione.

Un esperimento del genere si può fare con il blog? Pare di sì, almeno stando al tentativo fatto qualche tempo fa dall’amica Diemme. E non solo di condivisione si tratta: come lei stessa ammette, la motivazione che deriva dal condividere con delle persone che hanno il nostro stesso problema porta inevitabilmente all’assunzione della responsabilità. In altre parole, si prende un impegno, ci si impone di registrare tutti i progressi (ma anche le fasi di stallo e i regressi, perché no?) in tutta sincerità. Quindi allo stesso tempo si può pensare a un atto di fiducia.

E’ evidente, infatti, che non abbiamo dei video-blog quindi nessuno, o quasi sa, come siamo fatti. Io potrei mentire dicendo che indosso la 38 (ahahah!) ma alla fine a quale pro? La mia taglia rimane la stessa (che poi non è proprio malaccio … attualmente la 44 mi sta un po’ larga) e mentire agli altri non gioverebbe di certo alla mia linea né alla mia dieta.

Insomma, avrei preferito che l’occhiello dell’articolo non fosse ingannevole e di certo sarebbe bello poter dimagrire stando al pc. Purtroppo la vita sedentaria è nemica della dieta, quindi credo che questi cinguettii dietetici siano una specie di specchio per le allodole.

Prima di tutto bisogna credere in quello che si fa, al di là dell’impegno che si prende con altre persone, magari dei perfetti sconosciuti che si sentono in sintonia solo perché hanno un problema comune. Poi, al di là di quelli che possono essere i consigli dietetici e lo scambio di impressioni riguardo alle diverse esperienze (cosa, tra l’altro, che mi fa pensare ai corsi pre-parto in cui non ha un’importanza relativa la condivisione), sarebbe tanto meglio spegnere il pc (o lo smartphone) e andarsi a fare una bella camminata veloce per un’oretta al giorno. Meglio ancora sarebbe la palestra ma, almeno per me, diventa una tortura se la si considera un obbligo e non un piacere. Una bella passeggiata, invece, fa bene alla salute in generale, non solo alla dieta. Ancora meglio se si possiede un cane … sarà lui, in questo caso, a decidere il passo e di solito gli amici quadrupedi vanno belli spediti, anche se fanno le soste di tanto in tanto.

7 giugno 2011

VORREI CHE UN UOMO MI SPIEGASSE …

Posted in dieta, donne, moda tagged , , , , , , , , , a 4:34 pm di marisamoles

Due giorni fa ho dedicato un articolo alla cover di Vogue Italia di giugno, dedicata a tre modelle curvy … insomma, taglia 46, per intenderci. E anche oltre, a giudicare dal sederotto e dalle cosciotte ostentate da almeno due delle belle fanciulle in carne immortalate da Steven Meisel.

Insomma, era ora che venisse concesso un po’ di spazio anche a delle modelle non regular. A maggior ragione se tanta attenzione è stata rivolta alle curve da parte di una delle riviste cult della moda nel mondo. Anche se, come ho scritto nell’articolo precedente, ho trovato il servizio un po’ volgare. Certamente avrebbero potuto scegliere per le tre grazie abbondanti delle pose sexy ma non volgari, anche per dimostrare che la sensualità non è un appannaggio delle magre.

A proposito di magre, sono rimasta decisamente inorridita nel leggere alcuni commenti pubblicati sul sito di Vogue Italia. La scelta della rivista, d’altra parte, voleva essere soprattutto una provocazione. Oggigiorno, infatti, i grandi stilisti fanno sfilare solo le taglia 38: ragazze magrissime, spesso insignificanti, senza forme e con uno sguardo infinitamente triste, quasi imbronciato. Sembrano il ritratto dell’infelicità, quella che probabilmente è dettata da una vita (almeno una breve parte di essa, dato che la professione di modella ha i suoi tempi ben definiti) di rinunce. E non sono per nulla attraenti né sensuali.

Io non sono una che pensa solo alla buona tavola e che non è capace di trattenersi alla vista di torte al cioccolato o manicaretti vari. Non sono nemmeno una che dà all’aspetto fisico più importanza di quella che in realtà dovrebbe avere. Insomma, è giusto curarsi, tenere alla linea nel limite del possibile, cercare di muoversi piuttosto che poltrire su un divano, mangiare cibi sani e variare molto nella scelta degli alimenti. Un po’ di tutto, evitando certamente i cibi nemici della linea, pur facendo qualche strappo, ma non tanto di tutto. Insomma, basta regolarsi un po’ …

Ma qualche volta, effettivamente, non basta. Conosco donne magrissime che mangiano tre volte me, anche se a vederle sembrerebbe che facciano la fame. Insomma, madre natura ci mette lo zampino: in altri termini, si chiama “costituzione” ed è una questione genetica. Quando, però, si esprimono giudizi senza nemmeno conoscere le persone (ciò vale anche per chi è convinto dell’equivalenza “magra = anoressica”), la cosa mi fa andare in bestia.

È il caso di una lettrice che ha lasciato più commenti sul sito di Vogue Italia e che ho già riportato nello spazio discussione del precedente post.
Questa tale M.B., modella regular, sostiene che le modelle riprese da Meisel siano grasse da far schifo. Cosa che a me non pare: anche se le foto sono state sicuramente ritoccate, non vedo pance prominenti e rotoli strabordanti, né braccia flaccide o cosce tipo prosciutti di San Daniele. Complice anche il gioco delle luci e l’abbigliamento studiato per queste forme generose, le modelle (che per la “nostra” M.B. non sono nemmeno degne di questo nome) a me personalmente non sembrano assolutamente grasse da far schifo o come quelle che “si abbuffano di dolci e di cibo, senza contegno e senza pudore…”. Ma che ne sa lei se queste sono un po’ in carne perché si abbuffano o semplicemente perché non riescono a mantenere il peso forma per la loro costituzione?

Quello che decisamente non sopporto è il fatto di trarre facili conclusioni e di pensare di essere nel giusto mentre il resto del mondo la pensa diversamente. M.B., infatti, sostiene che «Magro è bello,magro è bello! Certo,non tutte le magre sono belle..ma le grasse belle non esistono».
Intanto, le magre magre (e devono essere tali visto che la commentatrice sostiene che quelle che indossano una taglia maggiore della 42 sono grasse) non sono affatto belle: cosa c’è di affascinante in due gambe e due braccia a stecchino o in un seno da prima o seconda misura? Se tutte pensassero che il seno ideale sia quello che sta nella coppa da champagne allora i chirurghi estetici potrebbero cambiar lavoro. Non dico quei seni da esibizioniste (intendo le quinte o seste non naturali), ma una terza-quarta ci sta bene, anche su un fisico asciutto. La tabula rasa non è per nulla attraente, coppa di champagne a parte. E poi i fianchi, da che mondo è mondo, sono sempre stati associati alla maternità, all’accoglienza di una creatura che cresce dentro la donna, un luogo caldo e accogliente. Altro che quella specie di tronco di pioppo cui assomiglia il corpo delle magre magre. Non è un caso se madre natura, quando una donna in età fertile è sottopeso, sospende il ciclo. Come potrebbe una che non nutre nemmeno se stessa nutrire un feto?

Passiamo all’abbigliamento. Quando vado a fare shopping, specie nel periodo dei saldi, sono felice di trovare perlopiù le taglie small ed extrasmall. Significa che le taglie dalla 42 in giù rimangono negli scaffali, capi appesi sulle grucce negli stand, in attesa di una magra che possa indossarli. Le altre taglie, invece, vanno via come il pane. Perché? Perché le forme hanno ancora un valore e, diciamolo, vestono meglio. Quando osservo le sfilate, a parte il fatto che nessuna donna normale se ne andrebbe per strada con certi capi, mi sembra che gli abiti sfilino addosso a delle grucce. Anche in questo caso il ragionamento della “nostra” M.B. è del tutto errato: «se una è magra come un chiodo certi abiti al massimo la fanno sembrare un po’ formosa..ma se una è già formosa,la fanno sembrare obesa». Ma non è vero! Io non vedo sfilare in passerella delle modelle rese formose dagli abiti, ci vorrebbe un’imbottitura creata ad hoc. Mentre una donna un po’ in carne, con l’abbigliamento giusto, fa la sua bella figura ed è elegante, altro che manici di scopa!

E ora, dulcis in fundo, un’altra affermazione della modella magra che disprezza le colleghe in carne: «se fossi un uomo non mi ecciterei con tutto sto grasso».

Ecco, io ora VORREI CHE UN UOMO MI SPIEGASSE CHE GUSTO C’E’ A TOCCARE SOLO PELLE E OSSA.

7 aprile 2011

È PRIMAVERA, TEMPO DI DIETA … OVVERO LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Posted in affari miei, dieta, dolci, donne, salute tagged , , , , , , , , , a 2:07 pm di marisamoles


Esilarante l’articolo di Corrado Ruggeri su Il Corriere. Una taglia 62 fiero di esserlo. Nemmeno rimanere quasi intrappolato nella “bussola” all’entrata della banca lo fa riflettere sul fatto che forse è il momento di mettersi a dieta.

Ecco come racconta l’increscioso episodio:

Le avevano sistemate da poco, queste mascelle in acciaio e cristallo antiproiettile che ti inghiottono con un rumore che sa di prigionia e poi decidono se e come restituirti alla libertà. Porte scorrevoli, a semicerchio, ormai familiari, alle quali ci si consegna senza timori. Pulsante verde e si entra. La porta scivola, dà il benvenuto, scorre: e blocca di nuovo ogni via di fuga. Scricchiolii sinistri, come un avviso di guai. Rumori strani, vibrazioni e poi parte la vocetta da astronauta, declinata al femminile ma con accento metallico. «Attenzione – dice – si prega di entrare uno alla volta». Ero solo, naturalmente.

Insomma, se è vero che le più votate alla dieta come estremo sacrificio – specialmente in primavera, pensando alla fatidica prova costume – sono le donne, quelle che ahimè si lasciano più facilmente influenzare dal modello donna perfetta, niente pancia, sedere a mandolino e seno da pin up (risultato, il più delle volte, ottenuto grazie all’abilità del chirurgo estetico) che va tanto di moda, è pure vero che sono molti gli uomini che ci tengono alla linea e al fisico asciutto, che si fiondano in palestra appena hanno un momento libero – preferibilmente in pausa pranzo così saltano anche il pasto! – per ottenere gli addominali scolpiti a mo’ di guscio di tartaruga. Ma Ruggeri no, nemmeno per scherzo, non può fare a meno di godersi la buona tavola, uno dei pochi piaceri della vita. Preferisce far suo un antico detto cinese (ma esiste davvero? magari se l’è inventato lui a suo pro) che recita: Un uomo senza pancia è come un cielo senza stelle. Io adesso non lo so se le donne siano più sensibili alle stelle piuttosto che alle tartarughe. Ho un marito magrissimo che mangia il triplo di me e non ingrassa mai. Anche se devo ammettere che, guardando lui, non vedo le stelle, fuor di metafora, ma nemmeno tartarughe.

Certo, pur godendosi la libertà di essere grasso, Ruggeri, con la sua taglia 62, deve ammettere che quelli come lui spesso sono degli incompresi, nonché bersaglio di frecciatine, anche da parte delle mogli:

Non siamo sempre compresi. Abbiamo schiere di detrattori che ci criticano: «Ma non ti vergogni? Un po’ di amor proprio, con quella pancia? E poi l’estate, sempre sudato…». Abbiamo mogli perfide e maligne capaci di dire in pubblico: «L’ho sposato 30 chili fa». Abbiamo sarti carissimi ai quali i soldi non bastano, vorrebbero anche una soddisfazione professionale: «Dotto’, comunque sembra un sacco, ma perché non se prende bell’e fatta una taglia 62? Spende la metà e je sta uguale». Abbiamo l’ironia stupida degli animatori dei villaggi vacanza in giro per il mondo: «Vuole il kajak? Se riesce ad entrarci…». Ma sai che c’è? Un bel motoscafo si trova sempre. E c’è pure il pozzetto di poppa, col tendalino per fare merenda al fresco.

Io credo che ognuno debba essere soddisfatto di se stesso, grasso o magro, non fa differenza. Sono anche del parere che sia giusto difendere il sacrosanto diritto al bel piatto di spaghetti qualora rinunciarvi procurasse un inconsolabile dispiacere. Però non sono d’accordo con Ruggeri quando afferma che la dieta è l’inizio di una malattia, porta alla perdita del peso ma pure del buon umore, conduce a una tristezza infinita, scatena facili accessi d’ira, suscettibilità. Non si ride più, si ghigna. Perché il buon cibo è come l’ossigeno, per chi ama mangiare. E la dieta è l’altitudine, dove non si riesce a respirare.

Secondo me la cosa fondamentale è piacersi ed essere coerenti nelle proprie scelte. Io, ad esempio, ho sempre lottato con la bilancia e quando l’ago sale inesorabilmente, non sono per nulla contenta. Non amo la buona tavola, diciamo che mi nutro o, come spesso mi piace dire, mangio per vivere, non vivo per mangiare. Però, come tutti, ho le mie debolezze: mi piacciono i dolci. Sono golosa e sono disposta a qualsiasi sacrificio pur di non rinunciare ai pochi piaceri della vita che mi concedo: un bel pezzo di cioccolata, una fetta di torta, un gustoso gelato, preferibilmente al bacio o comunque qualsiasi gusto abbia del cioccolato dentro, quei deliziosi biscottini da tè con tanto, troppo burro … insomma, cedere alla tentazione per me è facilissimo, peccato che poi sconti la golosità con qualche chilo in più. Allora sento il rimorso della coscienza e decido di mettermi a dieta. Così anche il mio colesterolo me ne sarà grato.

Riuscire a dimagrire è, prima di tutto, una questione mentale: se ci si mette a dieta senza troppa convinzione, sarà un insuccesso. Di solito ci si crea pure gli alibi. Io, per fare un esempio bastato sulla mia esperienza, cerco di convincermi che sia più facile dimagrire con la mente sgombra dai pensieri. In altre parole: per mettermi a dieta devo essere felice. Già, una parola. Una come me non è mai felice, c’è sempre qualcosa che non va, un motivo per cui lamentarsi. Questa sensazione di infelicità perenne mi fa accumulare stress e, al contrario di quanto accade di solito alle persone “normali”, a me lo stress fa ingrassare. Allora, che fare? Se decido per la dieta ma non mi sento sufficientemente felice per poter evitare di ricercare una qualsiasi consolazione nel cibo più calorico che c’è (pare impossibile, ma la felicità è inversamente proporzionale alle calorie contenute nei cibi), desisto. Ma se non mi metto a dieta, l’immagine che vedo riflessa nello specchio mi rende ancora più infelice. Insomma, è un circolo vizioso da cui pare non ci sia via d’uscita.

Come dicevo, la dieta è più che altro una questione mentale. Se l’immagine che vedo di me non mi piace e mi procura un’ulteriore infelicità, è giunto il momento di superare l’impasse e di guardare avanti. In altre parole, per non sommare infelicità ad infelicità, è meglio che mi concentri su ciò che maggiormente mi rende infelice, ovvero l’immagine di me. Ecco che tutti gli altri motivi d’infelicità passano in secondo piano per lasciare spazio, soprattutto mentale, ad un percorso difficile, certo, ma che può essere superato facilmente se ci si crede. Il periodo più arduo per la dieta sono le prime due settimane: in quei quattrodici giorni si gioca il destino di una dieta. Se i risultati sono incoraggianti, si prosegue con determinazione e anche l’umore migliora; altrimenti ci si demoralizza ulteriormente e si è costretti a gettare la spugna, con il risultato che altri chili si accumulano e dopo sarà ancora più difficile smaltirli.

Insomma, mi dispiace non essere d’accordo con Ruggeri. Se lui è felice così, nulla gli può impedire di godersi la buona tavola e di infischiarsene delle critiche. Lui, evidentemente si piace così com’è e nessuno potrà mai condizionare le sue scelte.
Stamattina a scuola ho casualmente accennato alla mia dieta. Un’allieva mi ha detto che non ho bisogno di dimagrire, tanto non devo trovare nessuno, essendo già accasata. Le ho risposto che prima di tutto bisogna piacersi, se poi piacciamo anche agli altri, tanto meglio.

11 novembre 2010

DIETA: SALTARE LA PRIMA COLAZIONE È SBAGLIATO E DANNOSO

Posted in adolescenti, bambini, dieta, famiglia, figli, salute tagged , , , , , , , , , , , , a 7:18 pm di marisamoles


Chi ha dei figli adolescenti lo sa: i ragazzi, per guadagnare qualche minuto di sonno in più al mattino, si alzano all’ultimo momento e saltano la colazione. Io non mi stanco mai di ripetere, a casa e a scuola, che non fare la prima colazione è un comportamento errato perché le calorie che si inglobano appena svegli costituiscono il carburante per l’intera mattinata. Non solo, consideriamo che dalla cena al momento di alzarsi dal letto passano, generalmente, almeno dieci o undici ore. Quindi non è ammissibile rimanere a digiuno per così lungo tempo, mentre al pomeriggio i ragazzi, più per noia che per “fame”, si rimpinzano di ogni schifezza, anche a distanza di una o due ore dal pranzo.

Chi salta la colazione perché vuole dimagrire, sbaglia di grosso: arriverà affamato al pranzo e mangerà di più. Chi pensa di rifarsi con la merenda di metà mattina, in ufficio o a scuola, sbaglia comunque perché il cibo che si acquista al bar o si preleva dai distributori non è mai sano come quello che si può consumare a casa. Il caffè stesso, giusto per fare un esempio, al bar è più buono ma anche leggermente più forte. Non parliamo delle brioches: molto meglio qualche fetta biscottata con la marmellata, uno yogurt o della frutta fresca, cose che generalmente fuori casa è difficile trovare.

Quello di cui non ho mai tenuto conto, fino ad oggi, è che saltare la colazione potesse essere anche nocivo per la salute. Sul Corriere leggo che questa insana, è il caso di dirlo, abitudine metterebbe a rischio il benessere del nostro cuore. E, cosa su cui riflettere maggiormente, non si limiterebbe all’età adulta, ma, a quanto pare, se la consuetudine di saltare la colazione si prolunga nel tempo, fin dalla giovane età, i rischi si aggravano. Ma quali sarebbero questi rischi? Attacchi di cuore e diabete, secondo una ricerca condotta in Tasmania dal Menzies Research Institute e pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition.

Riporto dal Corriere:

Gli studiosi hanno analizzato circa duemila persone, indagando sulle loro abitudini alimentari a partire dalla giovane età e raccogliendo i dati rilasciati da varie ricerche australiane e della Tasmania negli ultimi 20 anni. I risultati mostrano come chi ha saltato il pasto sia da bambino sia da adulto, corra rischi maggiori rispetto invece a chi la colazione abbondante l’ha sempre fatta, già nei primi anni di vita. […]
Nel caso di chi non fa colazione e non l’ha fatta a lungo sarebbero percentualmente più alti i livelli di insulina monitorati a digiuno; la circonferenza della vita risulterebbe più estesa; aumenterebbero anche i livelli di colesterolo Ldl (quello comunemente chiamato “colesterolo cattivo”) e del colesterolo totale nel sangue, tutti fattori che insieme tracciano il profilo di pazienti ad alto rischio di infarti o di diabete.

Insomma, non c’è da stare allegri. Meglio un buon caffelatte, uno yogurt e un frutto, per cominciare la giornata e … mantenersi sani più a lungo.

[LINK della fonte]

31 maggio 2010

UN ANTIPASTO FRESCO E SFIZIOSO: SPECK COTTO ALL’ACETO BALSAMICO

Posted in affari miei, dolci, Friuli Venzia-Giulia, ricette, Trieste tagged , , , , a 4:02 pm di marisamoles

Ieri ero a pranzo sul Carso triestino, in un’incantevole locanda con cucina dove mangio sempre benissimo e soprattutto digerisco! La cucina carsolina è, in effetti, un tantino pesante e il mio stomaco spesso si ribella alle ricette tipiche di quei posti. Allora cerco di non rischiare con intingoli superunti, anche se non rinuncio, ahimè, al dolce: là, ad esempio, quello tipico è la pasta crema che non è esattamente la pastina tipo diplomatica che si trova dappertutto, in ogni pasticceria; no, è una sberla da mezzo chilo che, se avessi il coraggio di mangiarla, mi sazierebbe senza bisogno di mangiar altro. Non avendo questo coraggio, mi limito a gustarmi una bella fetta di strudel (in quella locanda lo fanno buonissimo anche con i fichi!), semplice e leggera, un po’ di sfoglia e solo delle mele, al limite arricchito con un po’ d’uvetta e pinoli. Come lo faccio io, insomma.

Tornando al pranzo di ieri, per non appesantirmi ho optato per un antipasto, semplicissimo ma davvero gustoso: speck cotto all’aceto balsamico. Facilmente qualcuno si meraviglierà, conoscendo lo speck come un insaccato crudo, simile al prosciutto, solo che è affumicato. In realtà questa varietà è nota anche con il nome di “prosciutto cotto tirolese” e si trova in tutti i supermercati … almeno qui!
In definitiva il piatto che mi hanno servito era questo: su un “letto” di rucola, alcune fette di speck cotto tagliate un po’ spesse e tiepide, il tutto irrorato con del buon aceto balsamico. C’est tout! Nemmeno un filo d’olio, anche perché lo speck ha un po’ di grassetto e scaldandolo si scioglie quel che basta per non far sentire la mancanza di altro condimento. Lo speck scaldato, poi, cuoce un pochino la rucola.

Buonissimo e semplicissimo. Un’idea fresca per l’estate. Mi è piaciuto condividerla con i miei lettori e … BUON APPETITO!

12 aprile 2010

OBESITÀ INFANTILE, UN PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE

Posted in bambini, dieta, famiglia, figli, MIUR, salute, scuola, società tagged , , , , , , , , , , a 4:07 pm di marisamoles

Un’indagine condotta da “Okkio alla Salute”, per conto del Ministero della Salute/Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, su un campione di 45.590 bambini che frequentano la terza classe della scuola primaria (8 anni), ha messo in rilievo una situazione abbastanza preoccupante per quanto riguarda l’obesità infantile e, più in generale, il sovrappeso.

Dai dati emersi risulta che il 23,6 % dei bambini è in sovrappeso mentre il 12,3% è afflitto da obesità. Considerando, dunque, la popolazione infantile (di età compresa tra i 6 e gli 11 anni), si può ipotizzare che più di un milione di bambini in Italia sia sovrappeso., anche se ci sono delle differenze tra le varie regioni: mentre in Campania l’obesità riguarda il 49% dei bambini, in Valle d’Aosta il problema affligge “solo” il 23%. In generale è stato riscontrato un maggiore rischio di obesità infantile nelle regioni del sud.

Dati di questo tipo fanno certo riflettere, ma è ancor più allarmante ciò che dall’indagine emerge riguardo le cattive abitudini alimentari:

l’11% dei bambini non fa colazione
• il 28% la fa in maniera non adeguata
• l’82% fa una merenda a scuola qualitativamente non corretta
il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano giornalmente frutta e verdura
• solo il 2% dei bambini supera le quattro porzioni giornaliere
• il 41% dei bambini beve ogni giorno bevande zuccherate, e il 17% più di una volta al giorno

Se a ciò aggiungiamo che generalmente i piccoli fanno poca attività motoria, si fa luce sulle concause dell’obesità infantile:

• 1 bambino su 4 non ha svolto attività fisica il giorno precedente l’indagine
• solo 1 bambino su 10 ha un livello di attività fisica raccomandato per la sua età
1 bambino su 2 trascorre più di due ore al giorno davanti alla televisione o ai videogiochi
• la metà dei bambini dispone di un televisore in camera propria.

La scuola, da parte sua, non offre la possibilità di fare molta attività fisica: le ore di Educazione Motoria previste sono solo due a settimana e non sono affatto garantite: solo il 71% delle classi interessate, infatti, svolgono l’attività prevista. C’è da dire, tuttavia, che il 90% delle scuole interessate ha inserito nei propri programmi iniziative di promozione dell’attività motoria.

Allo scarso movimento e alle cattive abitudini alimentari già evidenziate, si aggiunge il fatto che molti bambini consumano il pasto di mezzogiorno a scuola, in mensa, presente solo nel 64% degli istituti. Non sempre nelle mense scolastiche la qualità e la varietà del cibo è assicurata: dall’indagine emerge che solo nel 12% delle scuole sono distribuiti alimenti sani (frutta, latte, yogurt) giornalmente.

Detto ciò, qual è la percezione che in famiglia si ha di questo problema? I dati non sono affatto confortanti: circa 4 madri su 10 di bambini con sovrappeso o obesità non ritengono che il proprio figlio abbia un peso eccessivo rispetto alla propria altezza e molti genitori sembrano non valutare correttamente la quantità di cibo assunta dai propri figli. Insomma, l’educazione alimentare dovrebbe essere, prima di tutto, impartita a casa, ma non è affatto scontato che ciò accada.

Per far fronte a questa “emergenza”, è nato un sodalizio tra Barilla, Comune di Parma, Università, Coni provinciale, Ufficio scolastico regionale e Cus Parma per promuovere corretti stili di viti per le future generazioni: si tratta del progetto GiocampusLab, un corso teorico-pratico di educazione alimentare, completamente gratuito, rivolto agli insegnanti e a ragazzi e genitori di tutte le terze classi delle scuole primarie di Parma (per maggiori informazioni questo è il LINK ). Un’iniziativa lodevole che dovrebbe essere estesa ad altre regioni, specie quelle in cui i dati dell’indagine svolta dal Ministero della Salute sono più preoccupanti.

Nel frattempo per incrementare il consumo della frutta, poco amata dai bambini italiani, è stato promosso dal Ministero delle Politiche Agricole il Programma comunitario “Frutta nelle scuole” che prevede la collaborazione con le Regioni, le Province Autonome, il ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca. Il progetto prevede che vengano distribuiti agli alunni delle scuole primarie prodotti di territorio stagionali quali mele, pere, arance, kiwi, fragole, carote, pomodorini, sedani, e di qualità (I.G.P., D.O.P., Biologici e da produzione integrata) per oltre 27.000 quintali di prodotto in oltre 5.000 scuole. Le somme stanziate sono ragguardevoli: per il periodo 1. agosto 2010-31 luglio 2011, risorse comunitarie ammontano a 20,94 milioni di euro. Sommando a queste i 15,16 milioni di euro di cofinanziamento nazionale, si arriva a 36,1 milioni di euro per l’intero programma nazionale. (per altri dettagli, consultare il sito di Tuttoscuola.com ).

È un piccolo passo avanti per promuovere un’educazione alimentare a partire dai cibi meno graditi agli scolari che sono destinatari anche di un’altra iniziativa: il concorso “Dalla tavola alla cittadinanza” indetto da Coldiretti in collaborazione con il MIUR . Accanto alle attività proposte (inventare slogan per promuovere il Made in Italy, creare piatti con alimenti dello stesso colore delle bandiere, riscoprire musiche popolari legati alla tradizione rurale), il progetto ha lo scopo di sensibilizzare i bambini ad un consumo più consapevole del cibo, considerando anche il fatto che il 30% di ciò che acquistiamo finisce nella spazzatura. (per ulteriori informazioni questo è il LINK).

Tutto ciò fa ben sperare che non solo si combatta l’obesità e il sovrappeso, ma che si riesca ad educare tutti i bambini, anche quelli che non hanno problemi di peso, ad una corretta alimentazione (meno merendine e fast food, per intenderci), incentivando il movimento e il contatto con la natura attraverso le visite guidate nelle fattorie didattiche e negli agriturismi. Se magari le mamme tornassero a preparare le buone e intramontabili “torte della nonna”, le cui ricette un tempo si tramandavano di mamma in figlia, sarebbe un’ottima idea.

20 marzo 2010

È PRIMAVERA

Posted in affari miei, amore, dieta, poesia tagged , , , , , a 12:26 pm di marisamoles


Guardando fuori dalla finestra non sembrerebbe, ma la primavera ha inizio oggi (anche se tradizionalmente la data dovrebbe essere il 21 marzo). Il tempo è incerto, una lieve foschia mi impedisce di allungare, come sono solita fare, lo sguardo fino in fondo, attraversando la pianura, quasi a raggiungere il mare. Forse più tardi pioverà, ma si sa che il mese di marzo è un po’ pazzerello: ti illude che la nuova stagione sia alle porte, ma poi ti riserva delle sorprese poco gradevoli, a volte persino la neve, l’ultima della fredda stagione che ci lasciamo alle spalle.

La primavera non è la mia stagione preferita: io amo l’estate, non solo perché associo ad essa il periodo delle vacanze; amo il mare, i tuffi nell’acqua, la spiaggia con la sua sabbia dorata, il sole che brucia sulla pelle scaldando anche l’animo.
Ma la primavera da sempre è sinonimo di rinnovamento: la lunga stagione grigia, in cui la natura sembra addormentata, è terminata. A breve rivedremo gli alberi fiorire, l’erba verdeggiare sui cigli delle strade, i campi arati pronti ad accogliere i nuovi semi. Il seme della vita rinasce. I nostri pensieri si fanno meno tristi, dopo la forzata chiusura nella cupezza dell’inverno. Nuove speranze vengono accolte e cullate nei nostri cuori, e poco importa se poi irrimediabilmente l’attesa verrà delusa e la nostra vita scorrerà sempre uguale a se stessa, nel medesimo vortice frenetico di cui siamo prigionieri.

La primavera è anche la stagione dei buoni propositi, primo fra tutti quello di mettersi a dieta. Ci guardiamo allo specchio e ci chiediamo se mai troveremo il coraggio di infilare il bikini la prossima estate, a meno che non ci decidiamo a smaltire i chili di troppo, generoso e mai gradito regalo dell’inverno ormai passato. La primavera dura solo tre mesi, in fondo; i propositi non possono rimanere tali a lungo, quindi non conviene rimandare.
Quando, poi, pensiamo che con la bella stagione il movimento ci aiuterà a raggiungere con un certo successo e celerità il peso forma, ecco che l’effetto-primavera non si fa attendere. Quella incontenibile voglia di rimanere a letto più a lungo è esattamente il primo ostacolo ai buoni propositi. La sveglia suona sempre alla stessa ora ma mentre durante l’inverno eravamo pronti a scattare, ora vorremmo buttare quell’aggeggio insopportabilmente strillante fuori dalla finestra. D’altra parte, la maggior durata delle ore di luce ci consola: una passeggiata verso sera si potrà sempre fare.

La primavera è soprattutto il periodo degli amori, specie per i più giovani che confidano nella complicità del tempo favorevole allo sbocciare di sentimenti a volte ancora sconosciuti, quasi rispondendo ad un perpetuo desiderio di cambiamento. I vecchi amori rifioriscono, rallegrati da quella tavolozza multicolore che è la primavera e rinvigoriti dai raggi del sole che ritorna a splendere. Un nuovo slancio porterà i cuori sopiti a chiedere ed ottenere una nuova vita. Chi l’amore l’ha perduto può nutrire la speranza di un nuovo incontro: i battiti del cuore ritorneranno a correre veloci, dopo il lungo letargo invernale.

La primavera, insomma, è un inno alla vita. Per celebrare la nuova stagione ed il suo arrivo silenzioso, preannunciato da un venticello tiepido che ci accarezza dolcemente, mi piace ricordare i versi di un poeta lontano, Guglielmo d’Aquitania (esponente della poesia provenzale del XII secolo) che con la sua Come il ramo del biancospino celebra la dolcezza della primavera e in cuor suo si augura che l’amore ritorni a fiorire come il ramo del biancospino riprende vita allo sciogliersi del gelo, scaldato dai raggi del sole mattutino:

COME IL RAMO DEL BIANCOSPINO

Nella dolcezza della primavera
i boschi rinverdiscono, e gli uccelli
cantano, ciascheduno in sua favella,
giusta la melodia del nuovo canto.
E’ tempo, dunque, che ognuno si tragga
presso a quel che più brama.

Dall’essere che più mi giova e piace
messaggero non vedo, né sigillo:
perciò non ho riposo né allegrezza,
né ardisco farmi innanzi
finché non sappia di certo se l’esito
sarà quale domando.

Del nostro amore accade
come del ramo del biancospino,
che sta sulla pianta tremando
la notte alla pioggia e al gelo,
fino a domani, che il sole s’effonde
infra le foglie verdi sulle fronde.

Ancora mi rimembra d’un mattino
che facemmo la pace tra noi due ,
e che mi diede un dono così grande:
il suo amore e il suo anello.
Dio mi conceda ancor tanto di vita
che il suo mantello copra le mie mani
!

(traduzione di A. Roncaglia)

23 novembre 2009

A DIETA CON ALLEGRIA

Posted in dieta, salute tagged , , , , , , , , , , a 4:45 pm di marisamoles

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non si è messo a dieta! Credo che la linea sia un po’ la fissazione di tutti. Forse ne sono un po’ più sensibili le donne che gli uomini, ma i chili di troppo, confessiamolo, non fanno piacere a nessuno. Ovviamente sto parlando di quelle persone che non si piacciono se in sovrappeso. Ciò non esclude che ce ne siano molte che convivono benissimo con un po’ di ciccia e se la portano appresso con gran disinvoltura. Tuttavia, non si possono ignorare i rischi per la salute che il sovrappeso e l’obesità comportano. Quindi, avessi un serio problema di peso, e non solo la maniacale voglia di perfezione che si scatena ogni qualvolta si vedono donne magre e belle che dichiarano di non rinunciare alla buona tavola –ma chi ci crede?- sentirei la dieta come un’esigenza e avrei ben pochi motivi per stare allegra.

Ma poi, “dieta” che vuol dire? Etimologicamente parlando, deriva dal latino e significa semplicemente “regime di vita”. Ma il vocabolo è usato quasi esclusivamente per indicare un “regime alimentare controllato”, mentre, a rigore, dovrebbe rimandare alla scelta oculata di un corretto ed equilibrato regime alimentare.
Quante volte in un anno si decide di mettersi a dieta? Tantissime, pare. E tutte le volte si pensa che per smaltire i chili si debba soffrire, fare sacrifici enormi, tali da rendere la vita anche un po’ più triste. E già, perché se si è a dieta, basta uscire con un’amica per bere un caffè, rigorosamente senza zucchero, per diventare tristi vedendo quanta gente si strafoga di cioccolata densa con panna e fette di torta. Ma la tristezza deriva solo dal confronto con gli altri? Pare di no.
Sul Corriere online oggi è stata pubblicata una videointervista ad Andrea Ghiselli, nutrizionista dell’INRAN (Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione) di Roma. L’intervistatore, Luigi Ripamonti, chiede al dott. Ghiselli cosa provochi tanta tristezza nelle persone a dieta. La risposta è che spesso la dieta viene vista come punitiva e soprattutto non ci si affida a degli specialisti, come andrebbe fatto, che sanno consigliare un regime alimentare controllato ma senza troppe rinunce.

I punti focali, riguardo alla tristezza provocata dalla dieta sono:
1. la dieta “fai da te” rischia di essere monotona e povera
2. uno dei maggior ostacoli al successo è l’abbandono per scoraggiamento
3. la dieta non deve essere una punizione ma uno stile di vita
4. la varietà della dieta e la personalizzazione sono gli antidoti alla tristezza alimentare

Ma a qualsiasi dieta si deve abbinare un po’ di esercizio fisico che, come sottolinea l’intervistatore, producendo endorfine provoca allegria. Questo in teoria, perché in pratica a me l’esercizio fisico, specie se fatto in palestra, produce un’infinita stanchezza e una fame esagerata, tanto vale mangiare di meno, accontentarsi dell’umore medio –né euforico né triste- e fare a meno della palestra. Ovviamente sto parlando di me, perché so perfettamente che ad alcuni la palestra piace, mentre io quando ci entro, sono assalita immediatamente dall’istinto alla fuga. Tuttavia, ricordiamo che “attività fisica” non significa solo palestra: una passeggiata di mezzora al giorno a passo veloce fa ugualmente bene e rende, almeno a parer mio, meno tristi.

Quindi, in vista delle festività natalizie, conviene mettersi a dieta subito. Rimandando a gennaio ogni proposito di ridurre le calorie giornaliere, più che dalla tristezza saremmo assaliti dalla rabbia per non averci pensato prima. Va be’ che in quel caso avremmo passato in santa pace le feste, senza pensare che il sacrificio di metter giù un paio di chili prima avrebbe imposto una dieta meno rigida poi. Insomma, in ogni caso motivi per essere tristi ce ne sarebbero abbastanza. Per me la dieta e l’allegria sono incompatibili: ma avete mai visto quanto sono tristi le modelle scheletriche che sfilano nelle passerelle dell’alta moda? Meglio un bel sorriso su una faccia un po’ paffuta. O no?

[per vedere la videointervista clicca QUI]

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