2 marzo 2010

IL CROCIFISSO RIMANE IN AULA

Posted in attualità, legalità, Mariastella Gelmini, politica, religione, scuola, società tagged , , , , , , , a 11:09 pm di marisamoles


Come la maggior parte degli Italiani ricorderà, lo scorso 3 novembre la Corte Europea dei Diritti dell’uomo aveva accolto il ricorso presentato dalla signora Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dopo una battaglia legale durata anni, la signora aveva ottenuto che i crocifissi fossero tolti dalle aule scolastiche e dagli uffici pubblici.

In realtà, come aveva spiegato al tempo lo stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, la rimozione poteva avvenire solo in seguito ad una espressa richiesta da parte delle famiglie degli studenti. La sentenza europea aveva sollevato un bel po’ di polemiche e ne era nato un dibattito acceso tra i sostenitori della cosiddetta laicità dello Stato e i difensori della tradizione e della cultura occidentale. (chi volesse rispolverare la memoria, clicchi QUI)

Oggi è stata diffusa dalla stampa la notizia che la stessa Corte Europea ha accolto il ricorso presentato dall’Italia, anche se il dibattito proseguirà alla Grande Camera nei prossimi mesi. Niente di definitivo, quindi, ma le premesse sono già confortanti.

Soddisfatto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che commenta così la notizia: È con soddisfazione che constato che sono stati accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l’Italia aveva presentato alla Corte. Anche la CEI può tirare un sospiro di sollievo: il portavoce, monsignor Domenico Pompili, ritiene che l’accoglimento del ricorso presentato dal governo italiano sia un segnale interessante che dimostra come attorno al crocifisso si sia creato un consenso ben più ampio di quello che si sarebbe immaginato.

Non da meno, il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ritiene questo successo una sorta di riaffermazione del rispetto delle tradizioni cristiane e l’identità culturale del Paese e aggiunge che è anche un contributo all’integrazione che non va intesa come un appiattimento e una rinuncia alla storia e alle tradizioni italiane.

Per ora, dunque, il crocifisso rimane in aula. Ma con l’innalzamento del numero minimo di allievi per classe, non si sa mai che gli diano lo sfratto per mancanza di spazio.

[fonte: Il Corriere]

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22 gennaio 2010

IL CROCIFISSO RIMANE AL SUO POSTO, IL GIUDICE NO

Posted in attualità, Cassazione, crocifisso, cronaca, religione tagged , , , , a 8:59 pm di marisamoles


Luigi Tosti
, il giudice di Camerino (Macerata) che si era rifiutato di presenziare alle udienze perché nell’aula del tribunale era affisso il crocifisso, è stato rimosso dall’incarico. La sentenza del Csm lo incolpa di “violazione dei doveri istituzionali”.

I fatti risalgono al 2005, nel periodo intercorso tra maggio e luglio, e Tosti, nel 2006, era già stato sospeso dalle sue funzioni, non percependo nemmeno più lo stipendio. La Procura Generale della Cassazione gli aveva contestato il fatto che, nonostante fosse stata messa a disposizione del giudice un’altra aula, priva del crocifisso, lui si era astenuto dall’assolvimento dei suoi compiti, assumendo un atteggiamento che, secondo i colleghi della Cassazione, era considerato lesivo della “credibilità personale e del prestigio dell’istituzione giudiziaria”. Insomma, un esempio da non eseguire e un atteggiamento meritevole di un’ammenda.

Accogliendo la sentenza del Csm, Tosti afferma: “si è scritta una pagina nera per la laicità dello Stato italiano”. Pertanto, ha già annunciato l’intenzione di ricorrere alle sezioni unite civili della Cassazione, ed eventualmente, nel caso di una nuova conferma della condanna, alla Corte europea.

A questo punto, è legittimo temere che la vicenda riguardante il giudice di Camerino possa influire negativamente sul ricorso che il governo ha annunciato contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che riguarda la rimozione del crocifisso dai luoghi pubblici, scuole e tribunali compresi. A tranquillizzare gli animi ci pensa il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino che precisa: Il Csm non è né la Corte Costituzionale né la Corte Europea; non doveva risolvere, e in effetti non ha risolto, la questione della legittimità o meno di tenere il Crocifisso in un’aula giudiziaria. Il dottor Tosti è stato giudicato per essersi rifiutato di tenere comunque udienza fino a quando in tutti i Tribunali d’Italia non fossero stati rimossi i crocifissi.

Alla fine, il crocifisso è rimasto in aula, il giudice no.

[fonte: Il Giornale]

2 dicembre 2009

FRA CROCI E MINARETI: IL PARERE DI FERDINANDO CAMON

Posted in attualità, religione tagged , , , , , , a 1:56 pm di marisamoles

È uscito ieri, nella prima pagina del Messaggero Veneto, un interessante editoriale dello scrittore Ferdinando Camon sul referendum che in Svizzera ha decretato lo stop alla costruzione dei minareti. Solo oggi, però, è accessibile sul sito del quotidiano friulano e mi fa piacere condividere questo bell’articolo con i miei lettori.

Avrei voluto scrivere anch’io un post sul tema ma, per motivi di tempo, non l’ho fatto. Quando ieri mattina ho letto il pezzo di Camon ho pensato che avrei scritto più o meno le stesse cose, anche se lui, essendo scrittore di professione, ha uno stile più elevato rispetto al mio. Ma i concetti espressi sono da me condivisi al 100%. Lo stesso titolo scelto per quest’articolo esprime in modo sintetico ed efficace il suo ed al contempo il mio pensiero: “La paura di chi non sa”. Già, è vero che l’ignoranza e, soprattutto, i pregiudizi portano fuori strada. Alla fine, al di là di qualsiasi logica, generano paura. Ma quando un fenomeno viene analizzato in profondità, come ha fatto Camon, allora tutto è più chiaro e lo spettro del timore si allontana. Purtroppo, però, c’è chi resta della propria idea, senza lasciarsi influenzare, e non ammette l’errore.

Riporto l’articolo così com’è stato pubblicato, limitandomi ad evidenziare le parti in cui concordo maggiormente con le idee espresse dallo scrittore.

LA PAURA DI CHI NON SA

Messaggero Veneto — 01 dicembre 2009

E’ vero che i minareti sono il simbolo più vistoso (e perfino minaccioso) della presenza musulmana, ma non puoi concedere libertà religiosa senza concedere le sedi per il culto e le sedi islamiche in Svizzera, finora, sono soltanto quattro. Quindi il referendum nel quale ha trionfato il no ai nuovi minareti non è un atto di difesa della comunità cristiana, ma un atto di repressione della comunità islamica. Il minareto ha la funzione di ricordare agli islamici le ore della preghiera. Il muezzin chiama col suo canto dal balcone più alto. Il numero di balconi è proporzionale all’autorità di chi ha costruito la moschea. Nessun minareto può avere un numero di balconi superiore a quello (sette) della moschea della Ka’ba, alla Mecca. Il sistema di chiamare i fedeli col canto vien considerato più efficace di quello cristiano, che usa le campane. Il canto del muezzin è un messaggio aperto. Dice: «Allah è il più grande – non vi è alcun dio all’infuori di Allah – e Maometto è il suo profeta – io ne sono testimonio, – affrettatevi alla preghiera». È il collante della umma, la comunità dei fedeli islamici sparsi per il mondo. Se accetti che nel tuo paese ci sia una comunità straniera che lavora, ma non accetti che pratichi la sua religione la privi della sua forza spirituale, la degradi a pura forza-lavoro, forza animale. E questo non è né costituzionale (in senso europeo) né cristiano. Già ora in Svizzera non è ammesso il canto del muezzin. Diverso è il discorso se il minareto e il canto vengono usati per marcare una prevaricazione sui simboli cristiani: un minareto accanto alla Chiesa della Natività a Betlemme sarebbe urtante per ogni cristiano. Lì è nato Gesù, sentire il muezzin che canta: «Non c’è altro dio che Allah» è uno schiaffo in faccia ai cristiani. Usare una religione per schiacciarne un’altra è un oltraggio alla civiltà. Il presidente turco Erdogan ha scritto poesie nelle quali esalta la funzione dei minareti come «baionette» (parola sua). Baionette islamiche non devono esistere né in Svizzera né altrove in Occidente, anzi nel mondo. Compresa la Turchia. Erdogan non può cantare i minareti-baionette e poi lamentarsi che l’Europa tardi ad accogliere la Turchia. La proposta della Lega di inserire la croce nella bandiera italiana è semplicemente blasfema, perché trasforma la croce in una clava da usare come arma per affrontare le baionette. Un segnale velenoso per aprire una guerra di religione nell’Europa del dopo-Duemila. Un gesto anti-cattolico (la Chiesa cattolica esprime la propria sofferenza, che ai fratelli di un’altra religione venga negato un diritto spirituale), anti-cristiano e anti-storico, in un tempo in cui la storia va verso un dialogo tra le civiltà, le culture e le religioni. La croce che la Lega vuol inserire nel tricolore è una croce senza Cristo e senza cristianesimo, un simbolo spietato e aggressivo, che nella Lega starebbe accanto ai concetti di patria come sangue e suolo, di riti pagani come il culto del dio Po, di popolo come razza, di mio come nemico del tuo e quindi di tuo che deve diventare mio. L’esito del referendum svizzero nasce da un deficit d’informazione e di cultura. Si corregge con più informazione e più cultura. I Verdi pensano di correggerlo con una sentenza da chiedere alla Corte di Strasburgo: ma è la stessa Corte che vuol togliere i crocifissi; per lei starà bene che spariscano anche i minareti. E così siamo alle solite: un sopruso non si nota quando tocca i cristiani, balza agli occhi quando tocca gli islamici.

Ferdinando Camon

8 novembre 2009

A “DOMENICA 5” PROTAGONISTA IL CROCIFISSO

Posted in attualità, religione, televisione tagged , , , , , , , , , , , , a 5:49 pm di marisamoles

barbara-d-urso-domenica-cinquePomeriggio movimentato anche quello odierno, nel salotto di Barbara d’Urso. Poteva mancare a “Domenica5”, nel talk show di inizio puntata, il dibattito sul crocifisso e la recente sentenza della Corte Europea? (per i dettagli sulla notizia vi rimando alla lettura di questo post ). Eh già, è tutta la settimana che non si fa che parlare della decisione di Strasburgo, secondo la quale il crocifisso dev’essere tolto dai luoghi pubblici. L’opinione pubblica, almeno in questo caso, sembra compatta: no, quella croce con Gesù non deve sparire. Eppure la sola voce di una famiglia padovana alquanto caparbia ha indotto i giudici europei a darle ragione.

Ospite della puntata di “Domenica 5”, in collegamento da Abano Terme, anche uno dei figli della signora italiana, di origine finlandese, Soile Lautsi Albertin, che ha fatto ricorso alla Corte Europea. Sami, oggi 19 anni, spiega che non poteva proprio sopportare quel crocifisso in classe, in quanto cresciuto in una famiglia atea. Ma dopo l’inizio dell’iter legale intrapreso dalla sua famiglia fin nel 2002, ha ricevuto lettere di insulti e persino minacce, anche da parte dei compagni di classe. Il ragazzo racconta che nemmeno la madre è stata risparmiata, come il resto della famiglia; a lei sono pervenute pure minacce gravi come quella di stupro. Sempre a detta di Sami, le minacce sono riprese in particolare ora dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

La trasmissione condotta da Barbara D’Urso propone, quindi, un servizio sul crocifisso. La maggior parte degli intervistati, gente comune, si dichiara contraria alla sentenza: quel povero Cristo in croce che male può fare? E poi, perché dobbiamo rinunciare al simbolo della cristianità che sta alla base della nostra cultura? In modo provocatorio, il servizio propone una scena tratta da uno dei film di Peppone e don Camillo: si vede, in particolare, il sindaco Peppone, convinto comunista, che si toglie il cappello di fronte alla croce, in segno di rispetto. È un messaggio chiarissimo: la croce merita rispetto, indipendentemente dalla religione professata o dal fatto di essere atei

Fra gli ospiti di Barbara, l’immancabile Daniela Santanchè, lo psichiatra Alessandro Meluzzi, la prezzemolina Alba Parietti (non fa che passare da una rete all’altra, dalla Rai a Mediaset; perché non le danno una trasmissione da condurre così almeno possiamo evitare di vederla ovunque nella veste di opinionista?), l’arbitro, si fa per dire, Vittorio Sgarbi e, in collegamento da un altro studio, il giudice Luigi Tosti, condannato tempo fa per essersi rifiutato di celebrare le udienze con il crocifisso appeso nell’aula del suo tribunale. In esterna da Abano Terme sono presenti tre sindaci particolarmente scatenati su questa questione: Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella, Riccardo Roman, di Galzignano Terme e Luca Claudio di Montegrotto. Sulla scia dell’iniziativa presa da Roman, anche gli altri sindaci hanno emesso delle ordinanze relative al “crocifisso”, prevedendo anche il pagamento di una multa. Ma su questo argomento rimando alla lettura di quest’altro post .

Sami dice che il padre aveva paura di ritorsioni. In effetti, anche in questa circostanza viene ripreso con il volto schermato, cosa che gli viene più tardi rinfacciata da Sgarbi. Sami si professa ateo e dice che la croce per lui non significa nulla, anche se il simbolo cui rimanda lo faceva sentire diverso nell’aula scolastica frequentata allora. Per lui quel crocifisso è come se marcasse il territorio: con la sua presenza l’aula diventava cattolica. Mah!

I tre sindaci hanno portato 3 croci e hanno disposto di far sistemare 500 croci nei loro paesi, anche dove attualmente non ci sono. Una chiara provocazione, ma legittima. Si stanno anche raccogliendo delle firme in favore di un simbolo in cui ci riconosciamo in quanto italiani e tali vogliamo rimanere. Giunge voce che uno dei tre sindaci (non ricordo quale di preciso) abbia predisposto l’affissione di manifesti raffiguranti la famiglia Albertin con la scritta wanted. Prima ancora che giunga la smentita, da studio salta su la Parietti che obietta: “non si scherza su questo”, ma il sindaco replica che da lei non prende lezioni. La discussione d’ora in avanti si fa ancora più accesa e devo ammettere che farne la cronaca diventa difficile. Quindi mi scuso per le eventuali inesattezze o fraintendimenti.

Prende la parola la Santanchè dichiarandosi convinta che la croce sia un simbolo culturale e non religioso. Meluzzi cerca di intervenire, nella bagarre che si è creata, e ammonisce che bisogna evitare un guerra di religione e impegnarsi invece per far entrare nella Costituzione Europea la difesa delle radici gudaico – cristiane dell’Europa, anche per il rispetto dei principi di libertà e democrazia. Il dibattito s’infervora e le voci si sovrappongono. Meluzzi e Santanchè, ormai all’unisono, ricordano i milioni di cristiani martiri e ancor oggi ammazzati nel mondo. La Parietti interviene con la parola magica “integrazione” ma gli altri si oppongono al suo intervento, non si riesce più a capire nulla solo che lei a un certo punto li definisce talebani! Santanchè ricorda che la libertà religiosa è un diritto di tutti, indipendentemente dalla fede, ma la Parietti definisce il dibattito incivile perché sembra che tutti dimentichino che prima di tutto bisogna rispettare la Costituzione Italiana, l’articolo 8 che garantisce la libertà religiosa. Ma è evidente che anche gli altri dibattano su questo punto, mettendo in rilievo il fatto che la cultura è una cosa, la religione è un’altra. Evidentemente la Parietti non capisce e io mi domando come facciano a chiamarla nella veste di opinionista!

È la volta di un video in cui compare il papà di Sami: si appella alla possibilità di scelta. Dice che se nei luoghi pubblici è esposto il simbolo religioso allora non si può scegliere se entrarci o meno, come si può fare, per esempio, se si sta per entrare in un negozio. Poi riferisce che in famiglia, dopo la notizia della sentenza di Starsburgo, ci sono state telefonate di insulti da parenti lontani che non si sentivano da mesi o anni. Lui non capisce quest’accanimento: ha altri valori, come l’amicizia e tutto ciò che è esclusivamente terreno. Insomma, ateo non significa amorale o insensibile.
Un sacerdote ospite della trasmissione interviene parlando delle radici culturali e storiche del nostro Paese. Dice che allora dovremmo togliere di mezzo anche babbo natale, che non fa parte della nostra cultura ma si è ormai perfettamente integrato. Oppure togliamo anche il simbolo della repubblica perché può dar fastidio agli stranieri che non si riconoscono nella nostra bandiera.

È il turno di un’esponente di un’associazione di agnostici che, guarda caso, nel suo discorso, poche parole perché non la fanno parlare, torna sulla trita e ritrita laicità dello Stato. Sgarbi la insulta e le dice che ha fatto delle dichiarazioni da ignorante e che i giudici della Corte Europea lo sono altrettanto. Con il solito tono arrogante, anche se ha ragione, ricorda che Cristo è vittima, è stato ucciso, non è un terrorista, non mette bombe: ignoranti, urla alla fine a tutti. Precisa, quindi, che un ateo è un senza dio quindi non gliene frega niente del cristianesimo. Ad Albertin propone, poi, di togliere anche il nome alla scuola frequentata dai figli: Vittorino da Feltre era un grande umanista cristiano, potrebbe essere anche quello un simbolo fastidioso. O perché non fa cambiare i nomi ad altre scuole che portano nomi legati alla cristianità? Non si possono cancellare 2000 anni di cultura cristiana, conclude.

Il giudice Tosti, interpellato dalla D’Urso, precisa che avrebbe tenuto il crocifisso solo se gli fosse stato permesso di esporre anche la Menorah ebraica, anche perché le radici giudaico-cristianie sono comuni. Meluzzi obietta che anche nei tribunali USA si giura sulla Bibbia e osserva che l’uguaglianza in Italia è finta. Il giudice precisa che in Italia il giuramento è stato abolito in quanto incostituzionale. Meluzzi a questo punto si infervora, seguito a ruota da Sgarbi, che non perde occasione di gridare “ignorante” anche al giudice, invitandolo a studiare filosofia del diritto. Interviene la D’Urso che cerca di calmare tutti mentre Santanchè spiega che “ignorante” significa solo che “non sa”, quindi non è poi un insulto. Tosti ribatte parlando di razzismo, ma non si capisce che cosa intenda (forse dare dell’ignorante a chi non difende il crocifisso è un atto di intolleranza, secondo lui) e ribadisce che in Italia non c’è libertà. Santanchè replica che c’è poco rispetto per gli uomini in generale. E come darle torto?

Si apre, a questo punto, un collegamento con Piero Sansonetti,direttore de “Gli altri” che se ne esce con una mai sentita: dice che il crocifisso rimanda al potere temporale della Chiesa e che quella croce ha combinato tanti guai nei secoli. Meluzzi insulta anche lui e fa bene. Naturalmente il giornalista rimprovera lo spirito aggressivo del dibattito.
Da Abano, il sindaco di Galzignano Terme, Riccardo Roman , ribadisce il valore basilare dell’accettazione dell’altro e che del sacrificio dobbiamo fare uno strumento per andar contro una sentenza ingiusta.

La puntata si avvia verso la conclusione, non senza altre urla e insulti vari, con l’intervento dell’imam Ali Abu Schwaima, fedele ospite di Barbara D’urso: secondo lui il laicismo vero è quello che lascia la libertà senza che i diritti vengano calpestati. Non è favorevole alla sentenza perché limita una libertà. Si assiste, in ultimo, all’inevitabile scontro con Santanchè che ricorda all’imam la poligamia islamica e che Maometto aveva nove mogli, di cui l’ultima di nove anni appena. Era pedofilo, grida e rigrida la Santanchè e a questo punto non si capisce nulla. Per ritrovare la pace, l’imam conclude che i musulmani rispettano Gesù come i cinque profeti maggior dell’isalm, glissando sulla poligamia e la presunta pedofilia di Maometto, anche perché si era alzato poco prima un islamico presente tra il pubblico e aveva ricoperto d’insulti la Santanchè.
La puntata si chiude, per fortuna. Mi dispiace aver assistito ad un dibattito così incivile ma evidentemente se mancano gli insulti a “Domenica 5” l’audience ne risente.

7 novembre 2009

MI HANNO COPIATO IL TITOLO!!!

Posted in attualità, politica, religione tagged , , , , , , a 2:11 pm di marisamoles

alessandro_manzoniStamattina è stato pubblicato, sul sito del Corriere, un articolo intitolato Quel crocifisso non s’ha da togliere. Peccato, però, che già ieri a mia volta avevo pubblicato un post dal titolo simile (c’è solo un’appendice: “pena una multa di 500 euro”).

Ve be’ che la fantasia ha un limite e che il nostro caro Manzoni, che per quanto riguarda la sensibilità nei confronti della religione non ha pari, funge spesso da modello ed esempio per giornalisti e blogger (chi è che, almeno una volta, non si è rivolto al suo pubblico con l’ormai famosa apostrofe ai “25 lettori”?), ma qui si tratta di vero e proprio “plagio”!

Visto che ci sono, riporto pure la notizia del Corriere: Silvio Berlusconi ha assicurato che il crocifisso rimarrà appeso nelle aule scolastiche perché la sentenza di Strasburgo “non è coercitiva”. Escluso, poi, un eventuale referendum. Meno male, almeno non buttiamo via i soldi!
Piccolo dettaglio insignificante: la decisone del governo italiano sarebbe in sintonia con il parere della CEI. Potevamo nutrire dei dubbi?!?

3 novembre 2009

VIA IL CROCIFISSO DALLE AULE SCOLASTICHE. LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA

Posted in attualità, Mariastella Gelmini, politica, religione, scuola tagged , , , , , , a 4:33 pm di marisamoles

crocefissoEra prevedibile che prima o poi la questione del crocifisso nelle aule scolastiche sarebbe approdata a Strasburgo. Essere cittadini europei vuol dire anche questo. Però non significa che dobbiamo vedere calpestati i simboli della tradizione cristiana, da sempre presenti in luoghi pubblici come le scuole. Perché solo ora questa specie di protesta laica, in nome della libertà di culto o della scelta legittima di non credere affatto in nessun dio e in nessuna religione? Da sempre tra gli studenti delle scuole italiane di ogni ordine e grado ci sono stati seguaci di altre fedi o figli di famiglie che dell’ateismo hanno fatto una scelta di vita. Nessuno, mi pare, in passato ha mai protestato per essere costretto a vedere appeso alla parete dell’aula scolastica il Cristo in croce.

La notizia è questa: la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisca una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni, accogliendo il ricorso presentato dalla signora Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato.
Prima di rivolgersi alla Corte Europea, la signora aveva già visto respinta una richiesta analoga presentata alla Corte Costituzionale e al Tar del Veneto. Quest’ultimo tribunale aveva ribadito il significato del crocifisso come simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell’identità del Paese, posizione avvallata successivamente anche dal Consiglio di Stato.

Io sinceramente non concepisco questo tipo di ostinazione. Ai figli si può spiegare tutto, anche il fatto che un Cristo in croce non dev’essere per forza adorato, non gli si deve rivolgere le preghiere, se non se ne sente la necessità, e che è lì perché qualcuno ci crede e non perché tutti debbano essere cristiani e cattolici per forza. Che si sbandieri in giro che la laicità sia la priorità assoluta, che solo uno Stato laico possa garantire la libertà di culto e il rispetto per ogni cultura e credenza per me è una grande baggianata. Nello stesso tempo quelli che difendono i simboli cristiani devono sopportare la loro demolizione, mentre non si può toccare il velo delle donne mussulmane. Che rispetto è? Un rispetto a senso unico? Cosa vuol dire intolleranza? Togliere un crocifisso che per sessant’anni e più è stato in un’aula scolastica mi sembra tanto intollerante quanto vietare l’ingresso a scuola di bambine e ragazze con il velo. E allora che tutto rimanga com’è perché la civiltà si basa sul rispetto reciproco e l’esempio che un genitore deve dare ad un figlio non è la lotta contro ciò in cui non si crede, bensì la lotta per garantire il rispetto di tutti, perché i diritti siano rispettati e le tradizioni pure.

Il Governo italiano ha già fatto sapere, attraverso il giudice Nicola Lettieri, che difende l’Italia davanti alla Corte di Strasburgo, che ricorrerà contro la sentenza. Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera.
Nel frattempo anche il mondo politico si schiera a favore del crocifisso, sia da destra che da sinistra. Il neo-presidente del Pd Bersani ritiene che un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno, mentre l’europarlamentare Pd Debora Serracchiani ritiene la sentenza formalmente corretta e condivisibile, ma la tradizione culturale dalla Chiesa si intreccia con la storia del nostro Paese e richiede un approccio più complesso e una maggiore profondità di coinvolgimento.
Secondo il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione, mentre il presidente della Camera Fini teme che la sentenza venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell’identità italiana.

Il crocifisso ha accompagnato il mio percorso scolastico e in parte la mia carriera di insegnante. Alle medie e al liceo avevo un compagno ebreo che non frequentava le ore di religione (allora erano obbligatorie) e non si è mai lamentato del Cristo che alle spalle del docente seduto in cattedra lo fissava da quella sua posizione privilegiata. Allora, inoltre, in ogni aula, accanto al simbolo religioso che ci ricordava le nostre origini cristiane, si trovava anche il ritratto del presidente della Repubblica di turno. Due simboli in cui noi bambini ci riconoscevamo; quello religioso e quello istituzionale. Appartenere ad uno Stato significava, per noi, riconoscerne le origini religiose e la laicità, indipendentemente dal fatto che poi la religione in casa si praticasse o che l’inno nazionale si cantasse, conoscendo perfettamente a memoria l’intero testo. Io l’ho imparato alle elementari; ora lo conoscono, credo, solo i bambini appassionati di calcio che seguono le partite della nazionale.

Nella scuola in cui attualmente insegno il crocifisso non c’è e mi sono sempre chiesta perché. Forse il motivo è semplice: l’edificio è relativamente recente e la tradizione nel frattempo si era persa per strada. Può anche darsi che, dato il numero elevato di aule, l’acquisto dei crocifissi diventasse un onere troppo gravoso per la scuola, visto che i finanziamenti statali sono sempre esigui. Non credo che il simbolo della cristianità fosse stato omesso volutamente. Fino a dieci-quindici anni fa non si era ancora così sensibili nei confronti dell’ “altro”. In ogni caso, è bene che chi non professa una determinata religione accetti e rispetti ciò che per la maggioranza ha un preciso significato. Un crocifisso non può rappresentare un’offesa per nessuno.

[fonte: Il Corriere]

LEGGI ANCHE GLI ARTICOLI CORRELATI: A PROPOSITO DI CROCIFISSI … E MADONNE , NON C’È PIÙ RELIGIONE, QUEL CROCIFISSO NON S’HA DA TOGLIERE, PENA UNA MULTA DI 500 EURO e A “DOMENICA 5” PROTAGONISTA IL CROCIFISSO.

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