30 maggio 2012

2 GIUGNO: PARATA SÌ, PARATA NO … EPPURE NEL 1976

Posted in attualità, politica tagged , , , , , , , , , , , a 5:00 pm di marisamoles


La festa della Repubblica si sta avvicinando. Il 2 giugno 1946 è una data importante che merita certamente una giornata speciale di festeggiamenti: gli Italiani, per la prima volta a suffragio universale, vennero chiamati alla urne per scegliere, attraverso il referendum, tra monarchia e repubblica. I risultati, comunicati una settimana dopo, manifestarono inequivocabilmente la volontà del popolo di trasformare lo Stato italiano in una Repubblica parlamentare. La proclamazione del nuovo Stato repubblicano ebbe luogo il 18 giugno da parte della Corte di Cassazione.

Da quel lontano dì ogni anno il 2 giugno si festeggia questo evento. Associate a questa data sono le classiche parate militari che anche quest’anno non ci faranno mancare. Eppure, in un momento come questo, dopo gli eventi tragici che hanno interessato, e continuano ad interessare, l’Emilia, specialmente le province messe in ginocchio dal recente sisma, ci si chiede se davvero abbia senso festeggiare un evento lontano, cui nessuno forse partecipa con sentimento patriottico ma piuttosto con spirito vacanziero, quando i fatti attuali, in aggiunta alla già problematica situazione economica in cui versa il Paese, dovrebbero imporre non solo rispetto per le vittime del terremoto ma anche un risparmio di denaro, in vista dei fondi che dovranno essere messi a disposizione della popolazione emiliana. E invece la parata ci sarà. In compenso aumenterà la benzina. Questa è l’Italia!

Il presidente Giorgio Napolitano, in visita proprio in quella terra friulana martoriata dal sisma del 1976, ha orgogliosamente dichiarato: «Mi auguro che, nelle prove che attendono le popolazioni colpite dal terremoto, sia presente l’esempio di come il Friuli si sia risollevato da quella tragedia. È stato un modello che spero possa essere raccolto anche altrove». Però, di fronte alla richiesta di sospendere la parata militare del 2 giugno, il presidente ha risposto che si farà, in ricordo delle vittime del recente sisma e in tono minore. La Repubblica, dunque, va celebrata, in modo sobrio ma la festa non verrà cancellata.

Pare strano davvero che Napolitano abbia, solo ieri, ricordato lo spirito combattivo dei friulani che, senza piangersi addosso ma versando lacrime di dolore per i quasi mille morti, si sono rimboccati le maniche e hanno ricostruito ciò che la natura aveva loro tolto. Pare strano soprattutto che il nostro Presidente non ricordi che, proprio in occasione del sisma del 1976 l’allora ministro della Difesa, Arnaldo Forlani, aveva annullato le celebrazioni del 2 giugno, con la seguente motivazione:

La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.

Oggi Forlani ottiene un trionfo postumo e viene preso a modello, nonostante il suo passato politico non sia stato limpido. Addirittura il povero Forlani ha il merito, oggi, di mettere d’accordo un po’ tutti, al di là degli schieramenti politici. La Lega e l’UdV che la pensano allo stesso modo era, come direbbe il buon Alessandro Manzoni, follia sperar.

Peccato che il presidente Napolitano sia “sordo”, e non certo per motivi d’età.

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29 dicembre 2010

CARO 2011 …

Posted in economia, famiglia tagged , , , , , , a 10:41 am di marisamoles

Non è una letterina indirizzata al nuovo anno che sta per arrivare. No. Il 2011 sarà un anno caro, in tutti i sensi. Se qualcuno aveva delle previsioni ottimistiche (compresa la sottoscritta), è meglio che non s’illuda, almeno per quanto riguarda le spese che si andranno ad affrontare.

Quando si dice “Felice anno nuovo” magari si pensa alla salute, agli affetti, al lavoro … di certo non si pensa alle spese. Quindi, da questo punto di vista, il prossimo sarà a tutti gli effetti un anno infelice.

Secondo le stime dell’Adusbef e Federconsumatori, su ogni famiglia italiana graverà una stangata di oltre 1000 euro di spese in più. Per la precisione, tra rincari di alimentari, benzina, tariffe, assicurazioni e servizi bancari, ci sarà un aumento di spesa pari a 1.016 euro annui a famiglia. Ad incidere maggiormente sul bilancio familiare sarà la voce alimentare, con aumenti annui di 267 euro, ovvero del 6%.

Ma anche i trasporti saranno più salati; grazie al rincaro del carburante, dovremo sborsare 131 euro in più per i trasporti con propri mezzi; se vorremo viaggiare in treno, spenderemo 120 euro in più; l’autostrada aumenterà del 2% e anche l’assicurazione RcAuto graverà sulle spese familiari con una maggiorazione del 10-12% (pari a 105 euro).
Non andrà meglio a chi si sposta in autobus: è previsto addirittura un aumento del 25-30% .

Secondo Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef «si prospetta un anno infelice: sia per la crisi economica, che, se non adeguatamente affrontata, non permetterà di raggiungere nemmeno l’1% di crescita del Pil, sia per i rincari che contribuiranno a ridurre ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie».

È necessaria, quindi, una politica che rilanci l’economia «attraverso investimenti in settori innovativi, sia con processi di detassazione esclusivamente a favore delle famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati.» Ovviamente non è così semplice arrivare a ciò ed io, personalmente, non ho grande fiducia in questo rilancio economico. Sempre secondo Trefiletti e Lannutti, «in mancanza di ciò si consoliderà sempre di più il circolo vizioso tra contrazione dei consumi, cassa integrazione e licenziamenti e produzione industriale, non potendo sperare nella ripresa della nostra economia solo attraverso le esportazioni».

Non mi resta che dire: Caro 2011, siamo nelle tue mani … e, date le premesse, non mi sembrano così generose.

[Fonte: Il Corriere; l’immagine è tratta da questo sito]

16 maggio 2010

A “DOMENICA 5” LA SANTANCHÈ REGALA LO STIPENDIO AD UNA DISOCCUPATA

Posted in attualità, lavoro, legalità, politica, televisione tagged , , , , , , a 2:41 pm di marisamoles

Ennesima performance di Daniela Santanchè a “Domenica 5”: di fronte alla disperazione, più che giustificata, di una giovane donna disoccupata, vittima di violenze ripetute da parte del compagno con 26 condanne a carico, s’impegna solennemente a pagare lo stipendio, sulla base di un’ipotetica media, alla donna e di trovarle un lavoro. Perché, dice la Santanché, le istituzioni non possono abbandonare i cittadini in difficoltà. Pagherà, quindi, lo stipendio alla donna finché non troverà un lavoro.

Nobile esempio, non c’è che dire. Tuttavia mi permetto di fare un’osservazione: di persone in difficoltà ce ne sono tante in Italia, tanto più con i tempi che corrono. Qualche giorno fa, non dimentichiamolo, un’infermiera si è dissanguata, non metaforicamente ma nel vero senso della parola, perché da mesi non percepiva lo stipendio. Certo, ad un gesto estremo come quello, è preferibile la comparsata in Tv per sensibilizzare l’opinione pubblica. Se poi un politico, uno a caso, si offre di pagare lo stipendio, è anche meglio.

Due casi estremi, è vero, ma il secondo crea discriminazione, nonostante la situazione della donna sia particolarissima e su questo non discuto. Da domani la Santanchè avrà la fila sotto casa? Non credo, soprattutto perché c’è chi soffre in silenzio e con dignità.
E poi, queste istituzioni così premurose, come fa credere la Santanchè, perché hanno appena annunciato il taglio delle pensioni, lo stop agli aumenti per gli statali ed il rinvio del pagamento delle liquidazioni che spetterebbero legittimamente a chi va in pensione e che sono state regolarmente pagate dai diretti interessati?

Eh, sì, non solo la Santanchè ma tutti i politici si meriterebbero davvero di trovarsi la fila davanti al portone.

8 gennaio 2010

VENI, VIDI … VISA: VENNI, VIDI … COMPRAI!

Posted in affari miei, saldi di fine stagione, shopping tagged , , , , a 4:37 pm di marisamoles

Ormai quasi in tutta Italia è iniziata la corsa ai saldi. A guardare i servizi dei vari Tg, con le code interminabili di fronte ai negozi, anche quelli “in”, mi parrebbe di dover dar ragione al nostro attuale governo e all’ “uomo dell’anno”, Mr Tremonti, secondo i quali la crisi sarebbe ormai un lontano ricordo. Però, quando poi mi fanno vedere i cortei di protesta dei lavoratori che rischiano di perdere il posto o quando sento le lamentele dei portavoce della Confesercenti secondo i quali i consumi sarebbero sempre in ribasso e più di 30mila (o 300mila?!?) esercizi commerciali hanno chiuso, è il caso di dire, bottega, allora non ci capisco più nulla. Cosa fare, quindi? Un giro in città per vedere la realtà con i miei occhi.

Detto, fatto. Da casa mia al centro cittadino ci sono più o meno due chilometri. Già passando dalla via principale, piuttosto trafficata, mi rendo conto che i pochi negozi rimasti – gli altri, infatti, hanno chiuso – sono pressoché vuoti. Allora mi convinco che in centro la situazione possa essere diversa. Ebbene, anche lì nessun assalto e molti esercizi stanno sì svendendo tutta la merce, ma non per i saldi, per “cessata attività”. In compenso stanno crescendo come funghi i bar; non i bar normali, quelli di una volta, bensì i bar per “giovani”, quelli che tengono le porte (generalmente porte-finestre che ricoprono l’intera facciata) spalancate e i tavolini all’aperto in tutte le stagioni, giusto per non far perdere il vizio ai fumatori, e soprattutto tengono la musica a tutto volume per la gioia dei passanti e del vicinato, se non proprio per quella degli avventori.
Io spesso mi chiedo: ma cos’avranno ‘sti giovani che mangiano e bevono a tutte le ore del giorno e della notte? Il verme solitario? E poi, non hanno null’altro da fare? Chessò, lavorare, studiare …

Percorsa tutta la via principale, mi addentro nel cuore cittadino, quello in cui, nel medioevo, era sorto il cosiddetto “mercato nuovo”. Anche qui, negozi semideserti ma la piazza risuona del vociare gioioso dei bimbi, abituali frequentatori del posto. Decido di farmi un giro in uno di quei grandi store di abbigliamento stranieri, generalmente affollato, se non altro perché d’inverno fa caldo e d’estate c’è l’aria condizionata. In effetti qualcuno c’è: si scalda un po’ e si asciuga dalla pioggia che cade fitta fitta. Ma alla cassa non c’è fila e nemmeno ai camerini di prova. Ricordo che, appena aperto il negozio, circa due anni fa, pagare la merce richiedeva mezzora e ai camerini c’erano almeno tre commesse che avevano come unico compito quello di contare i capi da provare e di consegnare al/alla cliente un gettone su cui era contrassegnato il numero corrispondente. Ora ai camerini c’è il libero accesso e trovare una commessa a cui chiedere qualcosa è un’impresa ardua. Immagino che anche lì qualcuna abbia perso il lavoro.

Faccio ancora un giro e un posto pieno di gente lo trovo: il tabacchino. Lì c’è la coda non per acquistare le sigarette, per fortuna, ma per comprare i biglietti dei gratta e vinci e per giocare al Superenalotto o al nuovissimo WinForLife. Evidentemente c’è chi spera di vincere qualcosa per poter poi acquistare la merce in saldo, sempre che l’eventuale vincita possa essere incassata prima che il periodo delle offerte finisca. Spes ultima dea.

Io non gioco mai – lo fa mio marito, senza vincere mai nulla! – e faccio gli acquisti che devo/voglio/posso fare pagando con la carta di credito. Chissà perché crea l’illusione di non spenderli affatto quei soldi, come se si trattasse di una tessera ricaricabile che si ricarica da sola. Un po’ come quando i miei figli, da piccoli, mi chiedevano di comprare qualche stupidaggine e rispondevo che non avevo soldi: replicavano che potevo sempre usare il bancomat. Hanno anticipato i tempi: oggi non c’è la pubblicità che ti dice che, se proprio non hai sogni irrealizzabili, “per il resto c’è Mastercard”?
Io, però, uso la Visa … Venni, vidi … comprai.

P. S. Il titolo del post si rifà alla scritta che compare su un simpatico magnete che tengo attaccato sul mio cassetto in sala insegnanti: una rivisitazione del celebre detto Veni, vidi, vici di Cesare.

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