NAUFRAGIO CONCORDIA: L’ “EROE” DE FALCO RIMOSSO DALL’INCARICO

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E così Gregorio De Falco, colui che aveva tentato di rispedire a bordo il comandante della nave Costa Concordia, Francesco Schettino, la notte del famoso naufragio, è stato sollevato dall’incarico che aveva presso la Capitaneria di Porto di Livorno.

Non sono note le motivazioni, fatto sta che Ilarione Dell’Anna, già responsabile della Capitaneria di porto di Livorno durante il naufragio, promosso e spedito a Roma, ha firmato il documento (definito beffa) con il quale si comunica all’ufficiale il trasferimento in un ufficio amministrativo.

De Falco, famoso per la telefonata fatta a Schettino con toni accesi (ricordate quel suo “torni a bordo ca**o!), si dice amareggiato ma da militare esegue gli ordini.

Non si sa, come dicevo, se la decisione di trasferire (a fine mese) il capitano di fregata in un ufficio, sollevandolo dalla mansione operativa svolta per dieci anni presso la Capitaneria di Porto, sia direttamente riconducibile al comportamento assunto durante quella tragica notte del 13 gennaio 2012. Certamente, come ho avuto modo di dire altre volte, i toni della telefonata e l’arroganza dimostrata nei confronti del comandante Schettino sono stati inaccettabili. Si può capire la concitazione, l’ansia, la preoccupazione per le sorti degli imbarcati, ma la richiesta di far tornare a bordo Schettino ripercorrendo la biscaggina (o biscaglina che dir si voglia) mentre era ancora in corso l’evacuazione di centinaia di passeggeri, era di per sé assurda perché così facendo l’evacuazione sarebbe stata ostacolata, senza contare la pendenza che la nave aveva assunto che avrebbe reso l’impresa davvero difficile. Non lo dico io, l’hanno detto esperti “uomini di mare”.

De Falco, al di là dell’episodio che l’ha reso involontariamente protagonista, è una persona schiva e ha sempre cercato di rimanere nell’ombra una volta calato il sipario sul naufragio della Concordia, anche se la parola fine di questa brutta vicenda chissà quando verrà davvero scritta.
Tuttavia, pare che i rapporti fra lui e l’allora comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Ilarione Dell’Anna si fossero incrinati proprio a causa della notorietà riservata a De Falco quel 13 gennaio che avevano messo in secondo piano il suo ruolo di comandante della Capitaneria.

Una vendetta a scoppio ritardato? Non è dato sapere. Appare strano comunque che una “punizione” del genere, se tale si può considerare, arrivi dopo così tanto tempo. A meno che la causa della rimozione dall’incarico operativo sia dovuta all’assenza di De Falco nelle celebrazioni pubbliche come la consegna della medaglia d’oro al Giglio o alle manovre di rimozione del relitto.

Solo congetture che, però, non piacciono al diretto interessato: «nella mia posizione non servono le deduzioni o dubbi, ma fatti e certezze», dichiara e aggiunge: «In questo momento difficile – conclude – sto valutando tutto. Compreso abbandonare le stellette anche se per me sarebbe un fallimento di vita. Nonostante tutto sono pronto a valutare anche la possibilità di lasciare tutto e andarmene. Del resto, a 50 anni non capisco perché si toglie un ufficiale con la mia esperienza dai ruoli operativi per destinarlo a un altro incarico. Era così necessario per una figura come la mia un ulteriore iter formativo?».

Mentre si attendono risposte che forse non arriveranno – non credo siano dovute dichiarazioni pubbliche su ogni decisione che riguardi le mansioni lavorative, siano esse civili o militari – anche il mondo della politica si pone delle domande.
Il parlamentare Pd Federico Gelli ha annunciato un’interrogazione al ministro Maurizio Lupi per conoscere la ragione di questa scelta. «Il ministero dei Trasporti chiarisca la vicenda della rimozione del comandante Gregorio De Falco – spiega Gelli – dal settore operativo della Capitaneria di Livorno e il suo trasferimento ad un ufficio amministrativo. Nel pieno del processo sul naufragio della Costa Concordia, è opportuno chiarire se ci siano motivazioni particolari dietro questa scelta».

Una riflessione finale è d’obbligo: De Falco stesso, che di fronte a quanti lo definivano un eroe ha sempre dichiarato di aver fatto semplicemente il suo dovere, ha dato l’annuncio del suo spostamento di ruolo durante la conferenza stampa di presentazione di Liburnia 2014 che è l’annuale esercitazione di protezione civile che vede coinvolte le misericordie della Toscana e che, grazie al contributo di De Falco, quest’anno vedrà anche una prova simulata di emergenza a bordo di un traghetto.
Una rivalsa su Schettino salito in cattedra lo scorso agosto alla Sapienza di Roma per una lectio magistralis sulla “gestione del panico”?

Insomma, i riflettori accesi fanno sempre comodo.

[fonti: Corriere.it, da cui è tratta anche l’immagine; lanazione.it; corrierefiorentino; fanpage.it; repubblica.it]

LA CONCORDIA A GENOVA: RITORNO A CASA

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E così la nave Concordia, orgoglio dell’armatore Costa (sarebbe meglio dire Carnival, ma quando si parla di orgoglio un po’ di sano campanilismo ci vuole), è ritornata a casa. La lunga operazione che ha portato alla rimozione del relitto dallo specchio di mare antistante Giglio Porto e alla sua messa in sicurezza al porto di Genova Voltri si è conclusa felicemente.

Insomma, si può dire che la Concordia sia tornata nella culla. A Genova, infatti, vide la luce il 2 settembre 2005, anche se il varo ufficiale avvenne il 7 luglio 2006 nel porto di Civitavecchia cui seguì, due giorni dopo, la crociera inaugurale.
Se una nave potesse provare dei sentimenti, sarebbe forse felice di avere nella stessa città la culla e la tomba. Certo, 9 anni sono pochi e non è come con i cani che si moltiplica per sette. E se ha potuto vivere una vita spensierata, fatta di navigazioni in mari tranquilli e con un carico di allegria, l’ombra del tragico naufragio, avvenuto nella notte del 13 gennaio 2012, rimarrà sempre legato al suo nome e la seguirà nel suo ultimo e definitivo riposo. Fra due anni, se tutto va bene.

“Non c’è nulla da festeggiare”: sono le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervistato oggi al suo arrivo a Genova per assistere all’ancoraggio della Concordia. Non sono d’accordo.
Questa impresa, che molti guardavano con scetticismo, deve essere motivo di gioia ed orgoglio. Non credo che ammettere di essere felici oggi per l’esito positivo della messa in sicurezza della nave Concordia possa essere considerato un comportamento non rispettoso nei confronti delle vittime del naufragio. Le 32 persone che quella notte morirono, cui si aggiunge Israel Franco Moreno, il sub spagnolo scomparso mentre stava lavorando sotto il relitto della nave per posizionare i cassoni che le hanno permesso di ritornare in asse, rimarranno sempre legate al ricordo della Concordia, nessuno le potrà mai scordare. Quella fredda notte di gennaio le vittime avrebbero potute essere molte di più, considerato che fra passeggeri e membri dell’equipaggio, sulla nave viaggiavano più di 4000 persone. Fu un miracolo allora e oggi se ne è compiuto un altro.

Un’impresa titanica che non a caso è opera della società americana Titan Salvage, appartenente al gruppo Crowley, leader mondiale nel settore del recupero di relitti, in collaborazione con l’italianissima Micoperi (alla faccia del giornalista Rai ignorante che in un servizio l’ha più volte chiamata Maicoperi, all’inglese), una ditta di Ravenna che vanta una lunga esperienza nella costruzione e ingegneria subacquea.

Perché non dovremmo essere felici per un recupero del relitto che è stato portato avanti in sicurezza e rispettando l’ambiente, grazie alle menti e alle braccia di tanti uomini e donne, per la maggior parte italiani, che hanno compiuto un’impresa considerata impossibile? Perché non dovremmo festeggiare l’arrivo del relitto nel porto di Genova per le operazioni di smaltimento, attraverso le quali ben l’80% dei materiali potrà essere recuperato e venduto e che darà lavoro a decine, forse centinaia, di persone per due anni?

E non dovremmo forse essere orgogliosi per la realizzazione dei cassoni adoperati per il rigalleggiamento e il trasporto della Concordia ad opera dell’italiana Fincantieri?
Da parte mia, sono orgogliosa perché, nel lontano marzo 2012, la task force “salva Concordia” si era riunita nella mia Trieste per cercare di capire in che modo riportare in linea di galleggiamento lo scafo lungo 290,2 metri, largo 35,5 e con un volume complessivo di 114.500 tonnellate di una nave progettata nel capoluogo giuliano, anche se poi realizzata nel cantiere di Genova Sestri.

Da qualche giorno l’isola del Giglio piange, orfana del relitto cui la gente del porto si era pure affezionata. Ma piange anche perché d’ora in poi dovrà vivere di turismo, esattamente come prima della tragedia, e non potrà più contare sul volume d’affari portato dalla “scomoda” presenza della Concordia, tristemente adagiata su un fianco, semisommersa, e poi rialzata a mostrare lo sconcio della ferita dovuta all’incuria umana.

Diciamolo chiaramente: questo brutto affare ha mosso l’economia, anche se locale, e continuerà a farlo cambiando regione. Una studentessa dell’Università di Udine, Martina Rossi, che si è laureata tre giorni fa, ci ha pure scritto la tesi in Economia, accostando l’infelice esito della crociera Costa ad un altro evento tragico che riguardò l’Andrea Doria: “NAVIGARE NECESSE EST, VIVERE NON NECESSE: LE IMPLICAZIONI ECONOMICHE DEI NAUFRAGI DELL’ANDREA DORIA E DELLA COSTA CONCORDIA” (relatore prof. Andrea Cafarelli, correlatore prof. Andrea Garlatti).

Oggi, dunque, abbiamo l’obbligo di essere felici. E non illudiamoci che la Concordia, nell’attesa di trovare l’eterno riposo, non farà più parlare di sé. C’è ancora un processo in corso, a carico dell’unico indagato, come se ogni responsabilità fosse esclusivamente sua: l’ex comandante Francesco Schettino. C’è ancora un corpo da ritrovare, quello dell’indiano Russel Terence Rebello, 32 anni, indiano, cameriere di bordo. (QUI le foto di tutte le vittime)

Ne sentiremo parlare ancora per molto, finché sarà cronaca. Poi diventerà una pagina di storia, ne ricorderemo, forse, l’anniversario.

IL MEMORIALE DEL COMANDANTE SCHETTINO: “ATTACCARE ME E IL MIO COMPORTAMENTO È STATA LA COSA PIÙ FACILE FIN DALL’INIZIO”

Il gip di Grosseto ha revocato gli arresti domiciliari all’ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, che dovrà osservare solo un obbligo di dimora a Meta di Sorrento, dove risiede. Lo ha reso noto il suo difensore, l’avvocato Bruno Leporatti.

Al suo legale Schettino ha indirizzato un memoriale che stasera verrà discusso a “Quinta colonna”, la trasmissione di approfondimento curata e condotta dal giornalista Mediaset Salvo Sottile. Lo scritto, in forma integrale, è pubblicato da Il Corriere.

«Egregio avvocato, come da Lei suggerito le scrivo per mettere meglio a fuoco le mie emozioni e per approfondire le mie emozioni e sensazioni nella notte del naufragio. Ripercorrere interamente quegli istanti, per me, non è cosa semplice, ma mi rendo conto che è necessario farlo…

Subito dopo l’urto ho disposto tre ordini in successione che sono stati vitali per evitare ciò che definisco l’inimmaginabile, ovvero la catastrofe 1) Chiudere le porte stagne a poppa, ordine dato a prescindere dal fatto che dovevano essere già mantenute chiuse… 2) Il timone tutto a dritta, perchè era evidente che altrimenti, mantenendo il timone a sinistra e con la spinta (ndr la sostituisco alla parola abbrivio) ci saremmo schiantati con la prora contro l’isola.. 3) Il nostromo a prora, pronto a dare fondo all’ancora, per fermare la nave in caso iniziasse lo scarroccio incontrollato verso terra Hanno chiamato esperti dall’estero per farsi spiegare la mia manovra dopo l’urto, ma – mi chiedo – cosa c’era da capire?

L’iniziale curva a destra per evitare l’ostruzione, poi la curva a sinistra per rallentare la scodata della poppa e poi la virata a dritta che porta la nave a disimpegnarsi dall’isola… Il successivo scarroccio (cioè l’avvicinamento verso terra) non è stato interrotto gettando l’ancora ed è lì, in quel momento, che ho compiuto la scelta definitiva che oserei definire “solenne”. La scelta di effettuare la valutazione dei danni e di guadagnare nel frattempo la costa, portando la nave su un basso fondale, per evitare che affondasse. Ho creato così le condizioni ottimali per salvare tutti, indipendentemente da come si sviluppavano gli eventi. La nave è infatti la miglior scialuppa di salvataggio che possa esistere. Il comandante può prendersi il tempo che serve per valutare l’emergenza senza creare panico: il responsabile è solo lui, prima davanti a Dio e poi davanti agli uomini. C’è chi, a verbale, ha dichiarato che l’impatto con la poppa è stato causato da una mia allucinazione, un’allucinazione che mi avrebbe fatto virare a destra provocando la scodata verso sinistra… Altro che allucinazione! Piuttosto è stato il mio fiuto, il mestiere, il saper riconoscere il mare a farmi fare quella sterzata repentina a dritta.

Nessuno, fino a quel momento, mi aveva avvisato che avevamo superato il punto di accostata fissato sulla rotta. Per fortuna ho visto della schiumetta bianca sulla mia sinistra. E’ stato un segno che mi ha fatto dare ordine di virare a dritta, per puro istinto. In quel momento una mano divina si è sicuramente posata sulla mia testa. Se avessi continuato su quella rotta, avremmo colpito lo scoglio con la prua. Sarebbe stata un’ecatombe. Altro che conta dei compartimenti per stabilirne la galleggiabilità! Si sarebbero trovati tutti scaraventati in aria per l’impatto. Dopo qualche minuto saremmo finiti tutti in acqua, probabilmente a testa in giù. Altro che emergenza generale in ritardo! Altro che abbandono della nave: ragionamenti di questo tipo non si sarebbero neanche potuti ipotizzare… Oggi mi fa rabbia e tristezza ascoltare il contenuto della scatola nera, osservare il radar degli attimi prima dell’incidente. Ma ogni mia pena e rammarico è in minima parte alleviato dalla consapevolezza di avere evitato, virando, una strage.

Non è mio costume biasimare gli altri, voglio solo precisare che fino all’ultimo – e anche dopo l’incidente – è stato negato che stavamo percorrendo una rotta che ci avrebbe portato direttamente sugli scogli. Subito dopo l’incidente, avrei potuto affermare: “Ma dove mi avete fatto sbattere? Cosa mi avete fatto combinare?” … ma non sono un codardo, in quel momento bisognava essere lucidi, la pirorità non era individuare i colpevoli, ma agire, senza perdere la calma. Il dilemma era: evacuare o non evacuare la nave? Evacuare oltre 4000 persone con una nave in movimento ha i sui rischi. Disporlo sarebbe stato quasi una liberazione per me, ma la coscienza non mi ha concesso di farlo a cuor leggero… Il rischio che le vittime fossero maggiori nessuno lo ha messo in conto, nessuno ne ha parlato ma era una concreta possibilità. A causa del black out, non ho potuto utilizzare il computer dedicato al calcolo dei parametri nautici in caso di falla. Non averlo, ha reso ogni scelta più gravosa e difficile. Soltanto quando mi hanno riferito la situazione di allagamento dei tre compartimenti e quando ho capito cosa realmente stava accadendo sotto i miei piedi, ho ordinato l’abbandono e, nel contempo, ho lasciato scarrocciare la nave su un fondale più basso… Se avessimo sbarcato più al largo, su un fondale più alto, il rischio era di un affondamento totale.

Mi rincuora vedere che i dati emersi dall’analisi della scatola nera confermano le mie dichiarazioni rese quando sono stato interrogato. Come Le ho sempre detto, ho applicato un piano che man mano si disegnava nella mia mente. Altrimenti non avrei potuto nè riferirlo nè ricordarlo. Attaccare me e il mio comportamento è stata la cosa più facile fin dall’inizio. Questa vicenda ha responsabilità e dinamiche molto più complesse. Io sono stato sempre sicuro delle mie dichiarazioni, tanto che ho sperato fino all’ultimo che fossero salvati i dati della scatola nera La nave si è ribaltata di colpo. Ha fatto mancare il terreno sotto i piedi a me e a tutti coloro che erano con me sul lato destro. E’ triste per un comandante dover ricorrere alle testimonianze di altri per essere creduto. Il mio cordoglio va alle famiglie colpite negli affetti più forti. Il loro dolore è anche il mio e mi sento di ribadirlo con forza, con sincera ed affranta partecipazione. La nave sarà ricostruita, le assicurazioni ci sono per questo. La Concordia è già oggetto di disputa per la ricaduta economica che crea il suo smantellamento, ma le persone non potranno purtroppo ritornare in vita e le ferite più profonde rimarranno a poche persone. E per tutta la vita. Francesco Schettino»

05 luglio 2012

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PRESTO NELLE SALE “BENVENUTI A BORDO”, FILM GIRATO CON LA CONSULENZA DI SCHETTINO

Prossima uscita nelle sale cinematografiche del film, prodotto in Francia, girato sull’ammiraglia della Costa Crociere, l’Atlantica, allora comandata da Francesco Schettino. La pellicola, che vede tra i protagonisti la nostra Luisa Ranieri con addosso la divisa di comandante della nave, è stata campione di incassi in Francia: un milione e mezzo di euro.

L’uscita del film in Italia, già programmata per febbraio, è stata rimandata dopo la tragedia in cui è incorsa la Costa Concordia, comandata da Schettino. Il comandante della nave che si è schiantata sugli scogli al largo dell’isola del Giglio, causando la morte di trentadue persone, è stato addirittura il consulente durante la realizzazione del film “Benvenuti a bordo” girato da Eric Lavaine.

Patrice Régnier, il direttore marketing per la Francia di Costa Crociere, presente durante le riprese effettuate sulla nave Atlantica (nel 2010, quando fu girata la pellicola, faceva base a Copenaghen e veniva utilizzata per crociere nel Baltico e lungo i fiordi), descrive il comandante Schettino come un uomo efficiente e scrupoloso, sempre preoccupato per la sicurezza di tutti.

«Per un film le squadre di ripresa hanno sempre richieste particolari da fare. Sistematicamente Francesco Schettino si rivolgeva ai suoi tecnici per chiedere suggerimenti», dichiara Régnier. E continua: «L’equipe di Lavaine ha domandato di poter variare il percorso originale della nave per beneficiare di una luce migliore per il film. Schettino si è rifiutato perché era troppo pericoloso. Quando ho saputo quello che è successo non ci volevo credere, sono letteralmente distrutto».

Leggendo la notizia mi sono soffermata a riflettere sul titolo e mi sono chiesta: se il consulente fosse stato Gregorio De falco, il titolo del film sarebbe stato “Benvenuti a bordo, ca**o!” ❓

[fonte: Il Corriere]

NAUFRAGIO CONCORDIA: PERCHÉ PER ME DE FALCO NON È UN EROE E SCHETTINO NON È UN CRIMINALE


A poche ore dal tragico naufragio della nave Costa Concordia, di fronte al porto dell’isola del Giglio, le conversazioni telefoniche intercorse tra il comandante della nave da crociera, Francesco Schettino, e il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno (che aveva assunto l’incarico di coordinare le operazioni di salvataggio dei 4200 naufraghi), Gregorio De Falco, hanno fatto il giro del mondo. Tradotte in tutte le lingue (compreso quel “cazzo” che, onestamente, non è stato per niente apprezzabile né tantomeno giustificabile, seguito da un poco opportuno “Cristo”, ma forse De Falco ignora il secondo Comandamento …), hanno esposto al pubblico ludibrio una persona che, avrà pure sbagliato, essendo pur sempre un essere umano, ma si trovava in un chiaro stato confusionale. Come un bambino colto in fallo, comprendendo di averla fatta proprio grossa, cercava di arrampicarsi sugli specchi e, se vogliamo, negare pure l’evidenza. Non è necessario essere degli psicologi per capire che quelle telefonate hanno messo in luce tanto la debolezza di Schettino quanto il potere esercitato da De Falco su un uomo in evidente stato di choc. Fra i due i rapporti di forza erano simili a quelli instaurati tra il curato manzoniano don Abbondio e i Bravi di don Rodrigo. E mi pare proprio il caso di supporre che il comandante della Concordia, non solo in quei concitati momenti ma anche e soprattutto dopo, possa aver pensato di essere un vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro e che il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare.

Così, mentre il mondo intero stava sospeso tra l’indignazione e la derisione, io ero letteralmente basita. Ho ascoltato molte volte quelle telefonate, letto le trascrizioni fedeli, e ogni volta lo stupore cresceva. Mentre le voci di condanna si levavano sempre più forti, io per quell’uomo, il comandante Schettino, superficiale, ingenuo e, se vogliamo, sciagurato (secondo l’etimologia, non nel senso di “scellerato” ma di “sventurato”) riuscivo a provare solo una grande pietà.

Ora le mie impressioni hanno avuto conferma dalle parole del Contrammiraglio CP Salvatore Schiano Lomoriello, residente a Manfredonia, ufficiale delle Capitanerie di Porto che, analizzando le telefonate di De falco e Schettino, ha messo in luce, una dopo l’altra, le mancanze del Comandante della Capitaneria di Livorno:

Forma: di una virulenza verbale inaudita, minacciosa, blasfema, volgare che, mi si creda in coscienza, mi ha fatto VERGOGNARE di essere un Ufficiale delle Capitanerie di Porto. Istituzione quest’ultima che essendo palestra di contatti umani, ci ha insegnato di essere sempre rispettosi con TUTTI, mai saccenti, mai protagoniosti ma al servizio della Gente di Mare fermo restando tutte quelle prorogative di Polizia Giudiziaria che la legge ci affida e che vanno esercitate sempre senza alcuna forma di indugio ma con pacatezza e fermezza. Non mi pare he tutto ciò sia ricontrabile nel contesto della telefonata in questione che ha esposto una persona già vinta dalla vita a ludibrio planetario senza alcuna forma di umanità che mi avvilisce e mortifica.

Sostanza: qualcuno mi dovrà pur spiegare in quale trattato di Diritto Marittimo o altra fonte normativa in merito al Soccorso e Salvataggio in mare sia scritto che il Comandante della Nave perde la Titolarietà del Comando quando è stato dichiarato l’ordine di “abbandono nave ” e che in tal caso detta prerogativa passa all’Organo soccorritore. L’Ufficiale Capo della Sezione Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno in merito afferma : “Comandante, rivolgendosi al Com.te Schettino, lei ha dicharato l’abbandono della nave, ORA COMANDO IO ” (sic) e dopo tanti irriverenti bla bla bla “LE ORDINO DI” etc etc. In tutta questa vicenda, in ipotesi, non sarà mica stato consumato il reato di usurpazione di Comando? E’stato legittimo l’ordine dato? Trova quantomeno fondamento nella legge quanto con violenza verbale inaudita è stato fatto segno il Comandante Schettino, persona in quel momento , come ho già vuto modo di dire, VINTO DALLA VITA? A me e’ parso come sparare sulla CROCE ROSSA senza un briciolo di umanità ma con della forza verbale la cui genesi non mi va di stigmatizzare ma che lascio all’analisi di chi legge.

Eppure, le TV, gli organi di stampa hanno eletto De Falco a livello di “Eroe”, un insigne critico del Corriere della sera cosi scrive :”Grazie Capitano…… ” Ma di che vorrei chiedergli, di cosa, che cosa ha prodotto in positivo quella “sparata telefonica” se non irridere, minacciare, esporre il Comandante Schettino a ludibrio pubblico. E noi viviamo in un paese civile? Nella culla del diritto? In un paese dove la stampa sta spingendo perché quell’Ufficiale sia fatto segno di un “solenne encomio ”. Sarebbe, in tal caso, un’offesa al Diritto un’offesa a tutti quegli Ufficiali che in silenzio e con dedizione massima hanno fatto il proprio dovere senza mai salire sul palcoscenico del protagonismo ma stando sempre lontanissimi dallo stesso.

[LINK della fonte]

Sia ben chiaro: io non assolvo il comandante Schettino e riconosco le sue colpe che immagino gravino sulla sua coscienza come il macigno sradicato dalla potenza della Concordia sulla scogliera “non segnalata sulle mappe” e rimasto incastonato, come la gemma più orribile, sul fianco della nave. Non lo assolvo ma non riesco a condannarlo, almeno non riesco a condannare solo lui. Non lo faccio perché penso che questo sia il compito della Magistratura e perché trovo che i processi sommari fatti dalle televisioni, dai giornali, dalla gente comune negli uffici nei bar o sugli autobus siano poco rispettosi non del comandante – lo si può anche odiare e insultare, se si pensa che egli davvero meriti odio e insulti – ma di una famiglia che sta soffrendo, di una moglie che forse sta difendendo l’indifendibile, di una figlia esposta come il padre al pubblico ludibrio. Con la differenza che un adulto ha le spalle forti, un’adolescente no. E si sa quanto possano essere cattivi i coetanei, specie se influenzati dalle voci degli adulti.

Per me De Falco non è un eroe ma solo un uomo, un militare, che ha esercitato le sue funzioni con troppa autorità e poco rispetto.
Per me Schettino è un uomo che ha sbagliato, non sarà mai più un comandante, sarà forse un criminale – preferisco però aspettare la formale condanna da parte di un tribunale – ma non è nemmeno l’unico responsabile di ciò che è accaduto. Sulla codardia dimostrata nell’abbandono della nave preferisco non esprimermi. Forse la Costa Crociere dovrebbe selezionare meglio il personale, specie quello a cui affida posizioni di comando.