7 febbraio 2016

PERCHE’ IL DDL SULLE UNIONI CIVILI E’ UNA BRUTTA COPIA DEL MATRIMONIO PER FAVORIRE I GAY

Posted in amore, bambini, donne, famiglia, figli, Legge, matrimonio, politica, Uomini e donne tagged , , , , , , , , , , , , a 7:48 pm di marisamoles

diritti-alle-coppie
Più di una volta ho affrontato, su questo blog, l’argomento “convivenza” dichiarando la necessità di una legge che tuteli le coppie che non sono sposate, in modo da garantire per esse dei diritti e, naturalmente, dei doveri.

Nel tempo sono state proposte e dibattute varie soluzioni al problema, dai cosiddetti PACS ai DICO, senza ottenere nulla a livello giuridico. Ora, tuttavia, sembra che l’approvazione del DDL Cirinnà (che risale al marzo 2013) sia diventata una priorità per il nostro governo. Vediamo perché.

Negli ultimi anni sempre più coppie omosessuali hanno chiesto presso i Comuni di residenza il riconoscimento legale del loro matrimonio contratto all’estero. Alcuni sindaci hanno dato il loro assenso per la registrazione all’anagrafe di questi matrimoni, altri si sono dimostrati contrari e il ministro dell’Interno Alfano ha diramato, già nel 2014, una circolare in cui chiedeva ai prefetti di cancellare le trascrizioni delle nozze celebrate all’estero tra persone dello stesso sesso.

Una vera e propria crociata malvista dalle associazioni gay che si appellano all’Europa – sì, quella che ci chiede sempre tutto in nome dell’unità – e minacciano ricorsi alla Corte di Giustizia Europea. Sicché, come già successo con la famigerata #buonascuola e le 90mila assunzioni dei docenti precari per evitare sanzioni (dato che la Corte Europea aveva già condannato l’Italia dai tempi della Gelmini), il governo italiano “cala le braghe” (scusatemi l’espressione colorita) e si affretta a far votare una Legge che garantirebbe agli omosessuali il riconoscimento giuridico della loro unione, pur non chiamandolo matrimonio.

Ma alle coppie eterosessuali che convivono chi ci pensa? Mi si dirà, a questo punto, che per gli etero c’è sempre il matrimonio. Certamente, ma ci sono anche coppie che non possono sposarsi. Molti preferiscono la convivenza per non impegnarsi, non lo nego. Tuttavia in alcuni casi la convivenza è un obbligo e sono pronta a portare due esempi.

Una mia conoscente ha convissuto per più di vent’anni con un uomo sposato che non ha potuto divorziare perché con la moglie aveva in comune affari e proprietà, naturalmente in regime di comunione di beni. Anche volendo mutare la comunione in separazione, non avrebbe potuto farlo senza il consenso della moglie, e comunque cambiare regime è costoso. Per farla breve, il compagno della mia conoscente, sapendo di essere gravemente ammalato, ha fatto in modo di garantirle almeno l’usufrutto a vita dell’appartamento in cui vivevano, soluzione osteggiata dagli eredi alla morte di lui e che è costata alla donna, oltre alle sofferenze morali, l’iter legale per ottenere il rispetto della volontà del compagno.

Un’altra mia conoscente ha convissuto per 20 anni con un uomo sposato la cui moglie si è sempre rifiutata di concedergli il divorzio. Ora, lo so che in certi casi ci sono dei mezzi legali per ottenere il divorzio comunque, ma vuoi per pigrizia vuoi perché forse l’uomo non si aspettava di morire così presto, alla fine la convivente è rimasta da sola, con due figli non ancora autonomi economicamente e senza un lavoro, visto che il compagno l’aveva praticamente obbligata a fare la casalinga.

Potrei aggiungere l’esempio di molti giovani che, comprando casa e arredandola, hanno speso tutti i risparmi e non hanno soldi a sufficienza per sposarsi. E non mi si venga a dire che, volendo, si va dal prete o dall’ufficiale di Stato Civile con due testimoni e il gioco è fatto. Ci sono delle convenzioni da rispettare e, sebbene al giorno d’oggi non sia così scontato che ci si sposi una sola volta nella vita, di quel giorno tutti vorrebbero avere un bel ricordo, potendo condividere la loro felicità con le persone vicine.

Tornando al DDL Cirinnà, la cosiddetta stepchild adoption non sarebbe aberrante di per sé (non sto qui a discutere sul fatto che i bambini hanno bisogno di una mamma e un papà quali figure di riferimento ecc. ecc.) se non costituisse una possibile premessa a maternità surrogate per le coppie di uomini. Per quanto riguarda le donne, la fecondazione assistita per le single è già possibile, compresa l’eterologa, e il DDL non sposterebbe di una virgola una situazione già in essere.

Su questo tema è nata una discussione sul blog dell’amica Diemme che vi invito a seguire, se interessati all’argomento.

In conclusione, a mio parere, questo DDL favorisce le unioni gay a scapito di quelle etero. Come al solito, dunque, si tratta di una discriminazione al contrario.

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26 marzo 2014

IL NUOVO CONCETTO DI ÈGALITÈ MADE IN FRANCE: JEAN HA DUE MAMME

Posted in adolescenza, bambini, famiglia, figli, religione tagged , , , , , , , , , , , , a 9:06 pm di marisamoles

famiglie gay
Al grido di “niente discriminazioni!” negli ultimi tempi si è sentito di tutto: l’abolizione della festa del papà a scuola perché i bambini possono avere due mamme, la scomparsa delle parole “madre” e “padre” dai moduli di iscrizione alle scuole, sostituite dai più asettici “genitore 1 e 2, la polemica contro le fiabe che inculcherebbero nelle fragili menti dei bambini un modello di famiglia tradizionale ormai superato, l’abolizione della dicitura “mamma” e “papà” sui braccialetti in dotazione nei reparti maternità, la propaganda esplicita nelle scuole attraverso opuscoli di educazione sessuale… l’ultimo è il caso scoppiato in Francia all’indomani della pubblicazione del programma governativo ABCD de l’ègalitè, dove vengono suggerite ai bambini e agli insegnanti letture come Jean a deux mamans (Jean ha due mamme), Tango a deux papas e Tous à poils (tutti nudi).

Ora, io non discuto sul fatto che i tempi siano cambiati e che la discriminazione sia una brutta bestia. Però, come ho più volte detto, il rischio che ad essere discriminate siano proprio le famiglie – non dico normali perché poi vengo fraintesa – in cui ci sono una mamma e un papà è concreto. Quello che trovo discutibile in particolar modo è qualsiasi campagna sia rivolta ai più piccoli, che non sono degli sprovveduti come sembra.

Insomma, se la maggior parte dei bambini ha due genitori di diverso sesso, è come fare 2+2 e ottenere 4 come risultato. Poi ci sono sempre le eccezioni – e le famiglie omosessuali lo sono ancora – però 2+2 non farà mai 5. Questo, a parer mio, è bene che i bambini capiscano. Non c’è nessun motivo perché pensino che i compagnetti di scuola che per caso hanno due papà o due mamme siano diversi, così come non c’è alcuna distinzione di tipo qualitativo tra chi ha i capelli biondi, rossi o castani e gli occhi blu, verdi o celesti.

La cosa che però non sopporto è che, secondo il punto di vista di molti, se si difende la famiglia tradizionale si debba essere per forza bigotti. Insomma, la religione non c’entra nulla. Io non giudico chi ha una relazione omosessuale, non ritengo che essere gay sia una sorta di depravazione, anzi, una malattia da curare. Ci mancherebbe. Non mi importa nulla, da credente, che gli omosessuali compiano un grave peccato secondo i precetti di Santa Romana Chiesa. Sono affari loro e non mi occupo degli eventuali peccati altrui, tutti hanno una coscienza con cui fare i conti, al limite. Se non ce l’hanno, cavoli loro.

Questo mio sfogo è dovuto al fatto che all’ennesima notizia, quella sul programma francese che vuole imporre a tutti i costi l’egualité (rivisitazione dell’antica rivoluzione?), c’è chi commenta tirando fuori la solita storia della religione, del bigottismo, della chiusura mentale condizionata dalla Chiesa … come se non fosse possibile ragionare con la propria testa senza condizionamenti di sorta.

Non ho amici atei, però mi piacerebbe sapere se chi non ha fede sia così aperto nei confronti delle novità sociali degli ultimi anni. Forse si dichiara tale per coerenza … del resto tutti sono capaci di fingere a seconda delle situazioni e della convenienza, o no? Be’, io sono una persona sincera e dico quel che penso. Per questo motivo non sopporto chi vuole per forza dare una spiegazione ad una mia presa di posizione.

In ultimo, vorrei dire che l’educazione dei figli, specie se piccoli, è un compito che spetta alla famiglia e non alla scuola. Poi, sulla necessità di discutere con i più grandi su determinate realtà sociali non ho nulla da obiettare. Senza forzature e costrizioni, però. Anche perché sarebbe controproducente che un bambino o un preadolescente, discutendo a casa su certe questioni, sentisse un parere del tutto opposto da parte dei genitori. Ne resterebbe disorientato e basta.

[immagine da questo sito]

2 gennaio 2013

NUOVI NATI A PADOVA: SUL BRACCIALETTO AL SECONDO GENITORE LA SCRITTA “PARTNER” AL POSTO DI PAPA’

Posted in bambini, famiglia tagged , , , , , , , , , a 12:43 pm di marisamoles

cullaDa anni nella clinica ostetrica dell’ospedale di Padova viene assegnato un braccialetto identificativo a mammma e neonato. E fin qui nulla di strano. La cosa bizzarra è che, su richiesta, la clinica fornisce anche un braccialetto per il papà.

Due mesi fa, di fronte ad una coppia omosessuale, la compagna della puerpera, che come “padre” ha indicato nome e cognome dell’amica, ha rifiutato il braccialetto con la scritta “papà”. La direzione dell’ospedale, allora, ha pensato ad una soluzione che, in teoria, non dovrebbe scontentare nessuno: la scritta “papà” sul braccialetto è stata sostituita con quella di “partner”.

«Ormai non si può più ragionare in modo tradizionale – ha spiegato il primario Giovanni Battista Nardelli -, abbiamo preso questa decisione per non offendere la sensibilità di nessuno».

Ma io chiedo: vi pare che con tutti i problemi che ci sono, uno (anzi, una) si impunti per la scritta su un braccialetto?
Oltre tutto, visto che l’assegnazione al “papà” non è obbligatoria e non ha nemmeno senso (in fondo il braccialetto viene assegnato alla puerpera per evitare “scambi” di neonati in culla), non mi pare proprio il caso che i veri papà si trovino sul braccialetto la scritta neutra e per di più straniera (anche se comunemente utilizzata al posto di “compagno/a”) di “partner”. Mi pare, inoltre, incoerente con l’obiettivo prefissato di non offendere la sensibilità di nessuno. E quella dei padri veri? Mi sembra non sia tenuta in grande considerazione.

[fonte: Corrieredelveneto]

16 maggio 2012

ANCHE I GAY SI SEPARANO

Posted in amore, famiglia, matrimonio tagged , , , , , , a 5:23 pm di marisamoles


In questo le unioni tra omosessuali e quelle tra eterosessuali sono del tutto identiche: anche i gay si separano. E’ successo alla coppia Alessio De Giorgi e Christian Panicucci, i primi ad aver osato sfidare i benpensanti e gli omofobi celebrando, nel 2002 presso la sede del consolato di Francia a Roma, il loro matrimonio.

La coppia ora si è separata. Alessio già da tre anni ha formato con Lorenzo, un italo-canadese, una nuova famiglia e sta pensando ad un nuovo matrimonio. In Canada è legale fra gay. Christian è single ed è costretto sulla sedia a rotelle a causa della sclerosi multipla. Non esclude di rifarsi una vita.

Tutto normale, quindi. Anche i gay si amano, si vogliono sposare a tutti i costi, non desiderano essere disciminati sotto questo aspetto, lottano per i diritti che gli equiparino alle coppie eterosessuali ma alla fine si separano anche loro, quando l’amore finisce.

Chissà perché si è portati a pensare che chi lotta per ottenere un diritto che, almeno qui in Italia, è prerogativa delle coppie di eterossesuali, il matrimonio, lo faccia con l’intenzione di non ripensarci mai. Invece, proprio come qualsiasi coppia, i ripensamenti ci sono perché, anche tra gay, un matrimonio può finire.

Insomma, a me questa notizia procura molta tristezza. In fondo non ci siamo ancora abituati a considerare sposate le coppie omosessuali e già ci dobbiamo abituare alle separazioni. Ma è proprio questa eventualità che ci porta a ritenere che, nel bene e nel male, non ci sia alcuna distinzione tra gay ed eterosessuali.

Peccato.

Ricordo a tutti che domani, 17 maggio, si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia.

[fonte: Il Corriere]

15 marzo 2012

CASSAZIONE: ALLE COPPIE OMOSESSUALI PARI DIRITTI DEI CONIUGI. E ALLE COPPIE ETEROSESSUALI CONVIVENTI NO?

Posted in Legge, matrimonio tagged , , , , , , , a 8:00 pm di marisamoles

Mi trovo ad affrontare un argomento spinoso, lo so. Non avrei mai voluto farlo, non qui e pubblicamente almeno, ma quando si tratta di discriminazione “al contrario”, zitta non ci so stare.

La novità è questa: ad una coppia gay, sposata nel 2002 in Olanda, sono stati riconosciuti pari diritti dei coniugi, pur non potendo convalidare il matrimonio, in quanto non previsto dalla legislazione attuale. Potete leggere QUI la notizia.

Onestamente le scelte sessuali del prossimo non mi interessano. Parto dal presupposto che ognuno sia libero di fare ciò che vuole, essendo in grado di scegliere. Non sono omofoba, lo sottolineo, ma credo che ci debbano essere dei distinguo tra coppie omo e coppie etero, soprattutto per quanto riguarda il matrimonio.

La parola stessa deriva dal latino “mater”, cioé “madre”. Implicitamente si intende il fine del matrimonio: la procreazione. Nella coppia omosex, anche quando si adottino dei figli (cosa su non concordo) o ne nascano grazie ad uteri in affitto, ovodonazione o donazione dello sperma (dipende dal fatto che le coppie siano o meno due uomini, che non hanno utero ma sperma, o due donne che hanno utero e ovaie ma non sperma) potranno mai essere figli naturali di entrambi i “genitori”.

Se poi guardiamo la Legge, il Codice Civile, illustrando diritti e doveri dei coniugi, parla sempre di “marito e moglie” e “prole”. Va da sé che un matrimonio omosessuale potrà essere convalidato, in Italia, solo quando verrà modificato parzialmente il Diritto di famiglia. La Cassazione, nel caso in esame, ha fatto quello che poteva e doveva, negando la convalida del matrimonio contratto all’estero. Però i giudici, forse per non essere tacciati di omofobia, hanno commesso un grave errore, sempre secondo il mio parere, equiparando comunque questa unione a quella di qualsiasi coppia di coniugi regolarmente sposati.

Consideriamo, infatti, la situazione in cui si trovano, in Italia, le coppie di conviventi: i loro diritti non sono per nulla equiparati a quelli delle coppie sposate, tant’è che spesso, anche dopo lunghi periodi di convivenza, molti si decidono a sposarsi, pur non avendone alcuna voglia, per questioni pratiche legate, per esempio, all’eredità o all’esigenza di assistere il convivente malato in ospedale.
Certamente chi convive ha dei privilegi, a livello di reddito, sempre per fare un esempio, in quanto i redditi non si sommano e quindi le coppie conviventi possono godere delle agevolazioni negate agli sposati. Ma a parte questo, non sono equiparate ai coniugi e spesso si è parlato di leggi ah hoc (dai DICO ai PACS) ma nessun disegno di Legge è mai approdato all’approvazione delle Camere.

Allora io mi chiedo: come mai la Cassazione ha riconosciuto ad una coppia gay pari diritti dei coniugi mentre le coppie di conviventi eterosessuali non ne godono?
Io credevo che la Legge fosse uguale per tutti. Mi sbagliavo.

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