16 febbraio 2017

PASSEGGIATA O BLOG?

Posted in affari miei, web tagged , , , , , , , , a 6:44 pm di marisamoles

scrivereOggi, anche se siamo solo a metà febbraio, la giornata è decisamente primaverile. Temperatura mite, il sole che scalda l’aria e asciuga l’umidità lasciata dai giorni di pioggia, giornate decisamente più lunghe… cose che scaldano il cuore e fanno venire voglia di una bella passeggiata. E invece no, invece sono nel mio studio davanti al pc e sto scrivendo questo post.

Prima di sedermi alla scrivania pensavo a quanto sia cambiata la mia vita negli ultimi mesi. Ho rallentato il ritmo e, nonostante tutto, sento una stanchezza infinita che non lascia spazio a nessuna attività in cui debba concentrarmi con la mente o che implichi uno sforzo anche minimo. Pigra? No. Demotivata, forse.

A parte ciò che è successo a casa dei miei e il rientro forzato a Trieste per tre settimane abbondanti, è proprio la routine quotidiana che non riesco a ritrovare. Complice, forse, un progetto che ho concluso ieri a scuola e che ha prosciugato tutte le mie forze, specialmente a livello intellettivo (ne parlo QUI, nella “Premessa”) ma che mi ha anche coinvolta emotivamente parecchio.

Per il resto, a scuola questo momento è tranquillo. Dalla prossima settimana inizierà la solita mitragliata di compiti, uno dietro l’altro, e la correzione non mi lascerà il tempo di respirare. Se oggi avrei potuto concedermi, dopo settimane intense di lavoro, una passeggiata in centro, dalla prossima settimana sarò agli arresti domiciliari.

E ora che sono qui davanti al monitor del pc, scrivo ma non so bene di cosa io debba parlare, cosa io abbia voglia di comunicare e soprattutto a chi.

Un tempo il blog era davvero il mio rifugio, il mio angulus, come direbbe Orazio. Ille terrarum mihi semper praeter omnes angulus ridet, scriveva in un’ode. Io il mio “angolo di terra” lo trovavo nel mio studio, 20 metri quadri di felicità.

Cercavo di dedicare alla scrittura ogni momento libero. Era il mio sfogo, un modo per rilassarmi. Qualcuno diceva “meglio andare in palestra”. Vero, ma io odio la palestra anche se so che fa tanto bene, specialmente alla mia età. E proprio questa consapevolezza mi fa odiare la palestra ancora di più. Quando ero più giovane e non ne avevo bisogno, trovavo il tempo di andare in palestra e lì trovavo la mia felicità, quello era il mio “angolo di terra”, sul materassino blu che, alla fine, arrotolavo con cura e mettevo sotto il braccio prima di recarmi nello spogliatoio. Poi, all’uscita, trovavo il mio amore ad aspettarmi e, assieme alla mia amica e il suo fidanzato, spesso rimanevamo fuori per cena. Così le calorie perse andavano a farsi benedire. Pazienza. Ero felice.

Ho aperto questo blog più di otto anni fa e, devo dire, mi ha dato molte soddisfazioni. Ricordo che qualche anno fa un lettore malevolo, mal celando un’invidia profonda, aveva insinuato che avessi qualcuno che scriveva per me. Rido pensando a Terenzio, commediografo latino, che doveva difendersi dalle accuse di essere solo un prestanome e di farsi scrivere le commedie da altri.

Scrivevo per me, ne ero convinta. Ma, come credo di aver avuto modo di dire in un altro post, sono tutte balle: nessuno scrive per se stesso, almeno non su una piattaforma pubblica. Insomma, il blog non è il diario segreto cui, da ragazza, affidavo le mie più intime confidenze, richiudendolo accuratamente con il lucchetto in attesa di riempire ancora un’altra pagina, e un’altra ancora.

Da ragazza scrivevo molte lettere, avevo tanti amici di penna, qualche amore lontano… lettere che emanavano il profumo dell’altro. E poi l’attesa della risposta, l’invio di un’altra missiva… tempi lontani, fatti di cose buone, genuine, spontanee. Adesso, pensando a chi scrive sul web, soprattutto a chi frequenta i social, realizzo che spesso i commenti sono cattivi, a volte le adulazioni sono troppo evidenti, altre l’autoreferenzialità è davvero eccessiva. Forse i blog ancora si salvano ma per essere vivi, veramente vivi, devono avere dei lettori.

Non ho mai badato ai like, non ho mai contato i commenti. Ricordo quanto un tempo mi pesasse rispondere a tutti, con puntualità, in modo tempestivo. Occupavo ogni momento libero, perfino le ore buche a scuola, quelle non pagate che ciascuno di noi è libero di passare come meglio crede. C’è chi fa un giro in centro, chi si rifugia al bar in compagnia di un cappuccino fumante e una fragrante brioche, chi approfitta del tempo libero per correggere compiti o preparare le lezioni. Io, cappuccino e brioche a parte, ora faccio questo. Prima rispondevo ai commenti o preparavo la bozza per qualche post, approfittando di una postazione libera dotata di pc e connessione.

Ora che sto per concludere questo post, mi rendo conto di scrivere per me. Qualche volta capita. Per me che sono ancora l’amministratrice di un blog ormai silente. Certo, l’ho trascurato parecchio negli ultimi tempi e capisco che un blog ha bisogno di cura per mantenere i contatti, per ricordare agli altri che esiste. I lettori non mancano, ma i numeri non mi interessano. Molti ancora passano di qua però, nonostante i 457 follower, quasi più nessuno lascia traccia di sé.

Il sole è ormai tramontato da un pezzo, dalla scrivania vedo le luci della città che brillano e penso che forse avrei fatto meglio ad uscire. Una passeggiata sarebbe stata senz’altro più salutare di questo sfogo amaro che pochi leggeranno. Forse questa volta deciderò di chiudere. Anche se, in fondo, il web è pieno di luoghi abbandonati di cui nessuno quasi si accorge. Forse queste pagine rimarranno aperte, forse domani avrò già cambiato idea. Forse mi iscriverò in palestra o andrò dall’estetista a fare qualche massaggio. Mens sana in corpore sano.

Forse…

[immagine da questo blog]

1 aprile 2014

CHI HA PAURA DEGLI OMOSESSUALI?

Posted in amore, attualità, bambini, famiglia, figli, religione, società, storia, web tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 7:13 pm di marisamoles

omosessualità
Omofobia: è proprio la parola che non riesco a digerire. Se guardiamo all’etimologia, deriverebbe da due termini greci: ομοίος [homoios] (stesso, medesimo) e fobos (paura). Ne consegue che la parola dovrebbe rimandare a una “paura dello stesso”, ma non ha senso. Dovremmo, dunque, considerare il prefisso “omo” come un’abbreviazione del termine “omosessuale” e allora ci siamo: omofobia significa “paura dell’omosessuale”. Sì, ma perché paura? Chi ha paura dell’omosessualità?

 

Effettivamente è proprio quella “fobia” che porta fuori strada. Il suffisso “fobia”, infatti, rimanda a un concetto clinico (claustrofobia= paura degli ambienti chiusi, aracnofobia= paura dei ragni …) ma nel caso in questione è chiaro che la paura non c’entra nulla. Dovremmo dire piuttosto “avversione” e in effetti con questo termine si indica un comportamento avverso, di conseguenza intollerante e discriminante, nei confronti della pratica omosessuale.

 

Ma c’è, tuttavia, qualcuno che ha paura dell’omosessualità, che teme il “diverso”, ciò che si discosta dai canoni consueti. Si teme, in altre parole, che venga infranto l’equilibrio naturale delle cose. Spaventa la possibilità che i gay si sposino, che possano adottare dei bambini, spaventa, quindi, il solo concetto di “famiglia omosessuale” che pure esiste di fatto, se non per legge (almeno non qui da noi).

 

Le ricerche psicosociali evidenziano come l’omofobia sia maggiormente legata a caratteristiche personali quali: anzianità, basso livello di istruzione, idee religiose fondamentaliste, l’essere autoritari oppure avere atteggiamenti tradizionalisti rispetto ai ruoli di genere. Non è un caso, a mio avviso, che la maggior parte delle persone che nutrono avversione nei confronti del mondo gay, appartengano al genere maschile. Se ci pensate bene, dà molto più fastidio agli uomini pensare alle relazioni omosessuali piuttosto che alle donne. E questo accade, secondo me, perché i maschi, più delle femmine, sono portati a ricondurre l’omosessualità alla sfera prettamente sessuale, in altre parole a ciò che accade a una coppia gay, in tal caso di uomini, sotto le lenzuola. Tutto ciò trascurando la sfera affettiva che, sempre secondo il mio punto di vista, ha una centralità importante anche nelle relazioni omosessuali, che ci piaccia oppure no.

 

Ho sentito questa riflessione come un atto dovuto prima di affrontare, non senza imbarazzo, un discorso che in qualche modo è collegato al post precedente, in cui trattavo il programma governativo francese ABCD de l’ègalitè, a proposito del superamento del concetto di famiglia tradizionale.

Già allora ho chiarito che il mutamento sociale che ha portato a ciò non mi disturba a patto che, per non discriminare i nuovi modelli, non si demoliscano le tradizioni consolidate (poter festeggiare la festa della mamma o del papà, potersi firmare con la dicitura “mamma” e “papà” e non genitore 1 e 2 …).  Da qui a dire che “ho paura” del mondo gay ce ne vuole.

 

Il commento di un lettore, che preferisco non nominare, mi ha lasciata perplessa. Ho deciso di non pubblicarlo anche perché, se avessi voluto replicare, avrei occupato tanto spazio da superare quello concesso all’articolo. Di qui la decisione di questo nuovo post.

Ma c’è anche un altro motivo per cui ho preso la decisione di non pubblicare quel commento: il tono sprezzante con cui veniva affrontato l’argomento, con una tale sicumera da lasciare spiazzata me che pure sono una con pochi peli sulla lingua. Senza contare gli appellativi ormai desueti, anche perché, quelli sì, considerati omofobi, con cui la persona in questione si riferiva agli omosessuali.

 

Il lettore a un certo punto dice: «me ne infischio del ”politically correct” quando c’è in gioco il futuro e la dignità dei nostri figli». Ora, io sono molto aperta di fronte alle opinioni degli altri, anche se, in caso di divergenza, difendo con le unghie e con i denti le mie. C’è una cosa che, tuttavia, non sopporto: il fatto che chi scrive qui dimentichi che questa è casa mia e che sono io a stabilire le regole. Basta dare un’occhiata al disclaimer sulla homepage e si capisce che i commenti che giudico offensivi o formulati facendo uso di parole che ritengo inaccettabili non passeranno il filtro della moderazione.

Detto questo, se il lettore, persona che conosco e che ha goduto nei mesi passati della mia stima, se ne infischia del politically correct, io no.

 

adozioni-gay

Proseguendo nella sua esternazione, il lettore presagisce il futuro della società (non so se mondiale o solo italiana) basata sulle unioni tra due uomini o due donne, con la possibilità di adottare dei figli il cui destino sarebbe segnato: diventare essi stessi omosessuali.

È ovvio che non c’è nulla di scientificamente provato in ciò, anzi, sembra che al contrario i figli di coppie gay abbiano, essi sì, la fobia di diventarlo a loro volta (attenzione, non mi baso su studi specifici ma solo sul “sentito dire”).

 

Sono sincera: non sono favorevole all’adozione da parte delle coppie omosessuali, l’ho detto più volte, fidandomi del parere di chi è più esperto di me. Ho affrontato questo discorso altrove e naturalmente ognuno tira l’acqua al suo mulino quindi è logico che ci saranno sempre delle controargomentazioni da parte di chi ha interesse a difendere una legge che permetta l’adozione all’interno di una coppia gay.

Ma anche ammettendo che i bambini con i genitori dello stesso sesso crescano in perfetta sintonia con il mondo che li circonda, non subiscano traumi di sorta, non vengano derisi da chi ha una mamma e un papà e percepiti come “diversi” (si sa che i primi a discriminare sono proprio i più piccoli, anche se l’educazione ricevuta conta moltissimo), so che in Italia l’adozione è un percorso accidentato per le coppie eterosessuali. Quindi, prima di aprire alle coppie omosex sarebbe utile rendere l’adozione meno complessa per i coniugi, altrimenti sarebbero proprio le coppie etero a venir discriminate.

 

Tornando al nostro lettore, nonostante gli studi abbiano dimostrato che l’omosessualità non è una malattia né un capriccio, piuttosto una questione genetica, egli nega si tratti di disfunzioni ormonali o fisiologiche ma solo di ricercata depravazione e di triviale amoralità, confermando le ipotesi accreditate secondo le quali l’omofobia si fonda su dei preconcetti che investono la sfera etica. Stiamo attenti: l’etica è qualcosa di diverso dalla religione, nel senso che esiste una morale laica del tutto svincolata dalla fede e basata piuttosto sul pregiudizio, nel vero senso della parola: “giudicare a priori” senza, quindi, solide argomentazioni.

 

Ciò non toglie che, volenti o nolenti, la diffusione del Cristianesimo ha un ruolo predominante sui costumi di una società.

antica roma omosex

Se consideriamo, infatti, l’antica Roma, l’omosessualità, strettamente maschile (quella femminile era considerata una mostruosità) era una pratica accettata e condivisa, che poteva dare ancor più prestigio agli uomini di potere. Il padrone si prendeva ogni libertà nei confronti dello schiavo giovane, il cosiddetto puer, ed egli era onorato di prestare tali particolari servigi al padrone. Da parte sua, il padrone dimostrava il suo potere sottomettendo lo schiavo ai suoi voleri, fossero pure quelli sessuali. Ciò almeno fino al matrimonio: poi gli “amichetti” dovevano vivere nell’ombra, veri e propri concubini che attendevano pazientemente che il loro amato padrone lasciasse il talamo nuziale per passare sotto le loro lenzuola. E guai se la moglie veniva a conoscenza di questi rapporti omosessuali! Ne era profondamente gelosa, molto di più rispetto alle amanti femmine. (sull’amore nell’antica Roma suggerisco la lettura di Dammi mille baci di Eva Cantarella, Feltrinelli editore … illuminante”!)

 

Poi, come dicevo, è arrivato il Cristianesimo e con la sua morale ha fatto piazza pulita di tali turpitudini … almeno a parole. L’esempio di Sodoma e Gomorra poteva bastare per dissuadere le relazioni omosessuali che, tuttavia, continuavano ad esistere nell’ombra.

 

In conclusione mi chiedo: come si fa a considerare tutto ciò un tabù al giorno d’oggi?

E poi, se lo stesso Papa Francesco, a proposito dell’omosessualità, ha detto: “Chi sono io per giudicare?”, chi siamo noi per farlo?

27 settembre 2009

E DOPO UN ANNO, DO I NUMERI

Posted in affari miei, Compleanno blog, web tagged , , , , a 5:16 pm di marisamoles

torta 1 candelina
Un anno fa, un sabato pomeriggio, approfittando di una visita di mia nipote Sabrina –che ringrazio-, ho aperto il mio blog. Non avrei mai pensato di scrivere questo post un anno dopo. Non avrei nemmeno immaginato di potermi rivolgere ai miei numerosi lettori che, più o meno fedelmente, mi hanno seguita in questi 12 mesi. Infine, ero ben lungi dal credere che avrei continuato a scrivere su queste pagine per così tanto tempo, con una passione così grande e una dedizione tale da non farmi rimpiangere nulla di ciò che un tempo facevo nei pochi momenti liberi. Forse avrò bevuto meno caffè in compagnia delle mie amiche –ma in fondo è un bene per la salute!-, avrò fatto meno passeggiate –e il mio sederotto ne è la prova, ahimè-, avrò fatto a meno di guardare, sonnecchiando, qualche scemenza in TV, ma ne ho tratto una gioia così grande e così tante soddisfazioni da chiedermi come abbia potuto vivere così a lungo senza che minimamente mi sfiorasse l’idea di tenere un blog.

Come mai in un umido e freddo sabato di settembre ho cambiato idea? Sembrerà strano, ma l’ho fatto principalmente per i miei allievi di quinta. Era da un po’ che pensavo ad un modo per evitare di fare tante fotocopie per approfondimenti vari, con la consapevolezza che, in qualche caso, venivano gettate nel cestino alla mia uscita dall’aula. Ma sapevo che qualcun altro avrebbe gradito saperne un po’ di più su determinati argomenti e che sarebbe stato lieto di leggere dei saggi di letteratura che fino a quel momento non avevo avuto il coraggio di divulgare. Ecco che un blog faceva al caso mio e dei miei allievi volenterosi. A loro ho dedicato molti post protetti da una password che, nonostante essi si stiano apprestando a frequentare l’università, non ho ancora avuto il coraggio di rimuovere. Forse in futuro mi serviranno per altre classi, sperando che questa mia passione non si esaurisca.

Ben presto, però, anzi subito mi resi conto che pubblicare qualcosa ai fini didattici non mi sarebbe bastato. Io amo scrivere, da sempre, da quando appena quindicenne ho scritto il mio primo romanzo. Quella del blog era l’occasione giusta per condividere la mia passione fino ad allora coltivata nel segreto dei files contenuti nel mio p.c. Al primo post non didattico ne sono seguiti molti altri, sempre più numerosi, vertenti principalmente sulla scuola ma anche su argomenti di attualità, cronaca, spettacolo, televisione … insomma, le categorie sono tante e ben visibili sulla mia homepage. Da quel 27 settembre di un anno fa non ho mai smesso di scrivere e anche se il lavoro m’impegna molto, cerco di trovare il tempo per riempire queste pagine. Non solo, di tanto in tanto rileggo i post più vecchi, li modifico, li abbellisco con le immagini che in un primo momento non avevo aggiunto –anche perché, onestamente, non sapevo come si facesse!-, curo anche le pagine che sono sempre un po’ trascurate e su cui avrei mille idee ma poco tempo per realizzarle. Un lavoro a volte certosino –non sapete quanto io sia pignola!- che richiede tempo ed energie che non voglio sottrarre alla mia famiglia e al mio lavoro e che quindi si accontenta di qualche scampolo delle mie giornate superimpegnate. Ma ne vale sicuramente la pena.

Arrivata, dunque, al primo compleanno di questo mio blog, mi piace dare un po’ di numeri, sperando di trasmettere almeno un po’ della gioia che provo nel ripercorrere questi 12 mesi e scusandomi anticipatamente per il tono autocelebrativo del post. Ogni tanto ci vuole!

Ad oggi mi hanno letto in 45027

RECORD di visite in un GIORNO: giovedì 26 giugno 2009 (598)

Il MESE in cui mi hanno letto di più: GIUGNO 2009 (8979 visitatori)

Fino ad ora ho riempito il mio blog con 148134 parole (esclusi i commenti e i post protetti da password!)

MENZIONI SUL “BLOGS of the DAY” di WordPress: 2, il 12/12/2008 (43° posto nella classifica internazionale) e il 13/06/2009 (44° posto), entrambi nella catgoria GROWING BLOGS.

I POST PUBBLICATI: 153 (esclusi quelli protetti da password)

La TOP TEN dei miei post:

1. Dalla legge 137 alla riforma Gelmini: il trucco c’è l’inganno pure (pubblicato il 10/12/2008, 3134 lettori LINK)
2. Analisi e commento della poesia “Gelsomino notturno” di G. Pascoli (12/01/09, in un primo tempo protetto da password, 2443 LINK)
3. Gelmini: riordino dei licei (05/06/09, 2104 LINK)
4. Amici 8: televoto truccato? (31/03/09, 1275 LINK)
5. La “signorina” di Marco Carta … conquista il mio cuore (13/05/09, 1243 LINK)
6. “Caso Eluana Englaro”: la parola ai miei studenti (28/01/09, 981 LINK)
7. Latino: un metodo per tradurre (06/01/09, 823 LINK)
8. Latino allo scientifico si può fare …e fa bene (07/10/08, 815 LINK)
9. Approvato il Regolamento sulla valutazione degli studenti (29/05/08, 647 LINK)
10. “Tema di maturità”: possibili tracce e spunti per lo svolgimento (23/06/09, 629 LINK )

Una riflessione sulla Top Ten: fino ad oggi non avevo mai stilato una classifica e solo ora mi sono resa conto dell’eterogeneità dei post che hanno avuto il maggior numero di visite. Si va dai post di servizio, sulla Gelmini e le sue innovazioni nell’ambito della scuola, agli scritti esclusivamente didattici, passando attraverso lo spettacolo e la cronaca. Devo dire che sono soddisfatta di questi piccoli “successi” che mi incoraggiano a continuare a scrivere di tutto e di più, senza fossilizzarmi su un unico genere e argomento.

Il numero totale dei COMMENTI: 747 (una buona metà, comunque, sono costituiti dalla mie repliche!)

Il post che ha avuto il maggior numero di COMMENTI: Amici 8: televoto truccato? (83) …
e quello che ne ha avuti di meno: ce ne sono molti che ne hanno 0 😦

Il post che preferisco. Veramente sono due, a pari merito, e per ovvi motivi: quello che ho scritto per il compleanno del mio Matteo (25 aprile: l’anniversario della mia liberazione LINK ) e quello che ho dedicato al mio Maurizio (L’uomo della mia vita LINK)

Il post che, ripensandoci, non riscriverei: Lapsus freudiano del TG1 su Marco Carta” [LINK]: veramente trash!

Il post che mi è piaciuto scrivere e rileggere più volte, ma solo a me visto lo scarso numero di visitatori: Veronica, povero soldatino sotto assedio [LINK]

Il commento più tenero. Quello di “gullo” che mi immagino essere un giovane studente visto che, a proposito del post Infanzia rubata: e le stelle stanno a guardare? [LINK] scrive: e [sic] bellissimo questo scritto..mi ha colpito mi ha fatto capire molte cose e mi ha aiutato tanto a fare la mia ricerca!

Il commento più simpatico. La replica che “frz40” ha scritto a “lupo solitario” che, in un precedente commento, aveva detto che si deve lavorare con il cuore e non con il c*lo: Mi piace che sia orgoglioso del suo mestiere, pur se, anche questa volta, le virgole non son state il suo forte; a lui comunque servono poco in quel mestiere. E’ bello sentire che lo fa col cuore e con tanto entusiasmo. Bravo. Gli raccomando però di farlo anche col c…o, che per un autista è strumento indispensabile per saper guidare bene. (il post è Ricomincio da tre LINK )

Il commento più antipatico. Quello di una sedicente “collega”; non l’ho pubblicato, ma ne ho scritto il post Questione di punti (e virgola) di vista [LINK]

Lo scambio di commenti che mi ha maggiormente coinvolta: quello sul post Le accuse di Crisafulli a papà Englaro (LINK )

Il lettore e commentatore più assiduo. Non ho dubbi: è frz40 che, tra l’altro, deve sopportare anche i miei commenti sul suo blog!

Il lettore più assiduo ma “silenzioso”, nel senso che so che mi legge, ma non commenta mai: Alessandro B. Spero che un giorno prenda coraggio e mi scriva qualcosa … e non solo sms!

Per ora basta. Spero di aggiornare i dati il prossimo anno …

Lo so che quello che considero il successo del mio blog è ben poca cosa se paragonato ai blogger che vengono letti anche in un solo giorno dal numero di visitatori che ho collezionato in un anno. Ma a me basta così, anzi va al di là delle mie più rosee aspettative. Ho iniziato confidando nell’assiduità dei “miei 25 lettori” (esattamente il numero di allievi frequentanti la mia classe lo scorso anno); contarne più di 45mila in 12 mesi è davvero una grande soddisfazione.

Ai miei lettori, dunque, chiedo di continuare a seguirmi e, a quelli più assidui, di inserirmi nell’elenco dei Preferiti, possibilmente, per avermi sempre a portata di … mouse!

A tutti dico: GRAZIE DI CUORE! 🙂 🙂 🙂

23 dicembre 2008

BUON NATALE AI MIEI LETTORI

Posted in auguri, Natale tagged , , , , a 10:17 pm di marisamoles

natale_notteMeno di tre mesi fa, quando ho deciso di aprire un blog, non avrei mai pensato di scrivere un post come questo. Non sapevo, infatti, cosa volesse dire avere un blog; mi sembrava solo uno strumento utile per passare dei materiali ai miei studenti, evitando così di fare un mare di fotocopie che, poi, pochi tengono con cura e molti cestinano appena esco dall’aula.

Ricordo che, dopo aver atteso invano un commento per qualche settimana, ho pregato mia nipote Sabrina di inviarmene uno, tanto per vedere l’effetto che faceva.
Ancora non avevo capito che dalla mia dashboard potevo controllare le visite e sapere, in questo modo, quanti leggevano i miei articoli. Per curiosità e per vedere come funzionavano gli altri, ho iniziato a farmi un “giro per blog” e a commentare gli articoli. Così mi si è aperto un mondo fino ad allora sconosciuto e ho iniziato ad avere i primi “amici”. Ho approfittato, insomma, dei commenti per farmi un po’ di pubblicità, lasciando qui e là il link del mio sito. E i primi commenti finalmente sono arrivati.

Sono passate di qua tante persone: alcuni hanno lasciato di sé solo fugaci segni, altri sono stati lettori e commentatori assidui per un periodo e poi sono spariti, altri ancora si mantengono in contatto con me facendosi sentire di tanto in tanto.
Non potendo ringraziare tutti i lettori che di sé non hanno lasciato traccia, pur sfogliando le mie pagine, farò cenno a quelli che, con i  commenti, hanno preso “forma” e “vita” attraverso le loro parole.

Ringrazio Franco, il più assiduo dei miei commentatori, con cui ho conversato sulla scuola, sugli studenti e le loro famiglie, sul loro modo di essere a volte così indecifrabile, sulla loro scarsa attitudine a rispettare le regole. Ha parlato della sua esperienza di padre, dichiarandosi poco disposto a rinunciare ad educare i figli anche se diventati grandi; mi sono aperta a lui facendo riferimento alla mia lotta quotidiana con gli allievi, parlando delle loro manifestazioni di dissenso riguardo la legge Gelmini, anche quando della legge non ne sapevano nulla. Non lo sento da un po’; mi piacerebbe si rifacesse vivo.

È passato di qua anche Matteo, studente ventenne assai sagace, attento osservatore del mondo che del mondo dà interpretazioni molto personali, forse non tutte condivisibili ma senz’altro apprezzabili. Forse per lui, che si definisce ateo, il Natale non ha poi molta importanza ma sarà pur sempre una festa, come tante altre, illuminata da luci inconsuete e rallegrata da variopinti regali che stanno lì, sotto l’albero, in attesa di essere scartati
Poi c’è Andrea, insegnante di latino, appassionato ma preoccupato perché rischia di perdere il posto. Un precario, come tanti, ma dotato di una rara capacità di difendere il suo punto di vista senza urlare, ragionando, sostenendo un dibattito civile. Si è affacciato al mio blog con tono formale, dandomi del Lei, tanto che ho dovuto invitarlo a darmi del tu, per non sentirmi in imbarazzo. Uno spirito critico raro, una lucidità nel ragionamento che tuttavia lascia intravedere qualche sprazzo di fragilità. È questo che lo rende umano, vicino anche se lontano, e non un prodotto “preconfezionato” come tanti, troppi, che nei commenti sanno solo ripetere quello che assai spesso si sente in giro.

Paolo è uno studente con la passione del latino. Per la verità, lui il latino al liceo non lo digeriva e ora, da universitario, si dà un gran daffare per trovare un metodo veloce per apprendere questa lingua antica che per molti è un inutile fardello. Con grande zelo e infinita pazienza sta elaborando un suo metodo, lo chiama “indicizzazione” e, secondo lui, può evitare agli studenti l’ossessionante ripetizione mnemonica delle declinazioni e delle coniugazioni. Lodo il suo impegno e apprezzo il suo sforzo: gli auguro che un giorno sui manuali scolastici si legga il suo nome.

Marko è un altro blogger, anzi per me è il Blogger con la B maiuscola perché è grazie a lui che i commenti sul mio hanno preso l’avvio. In verità lui non ha lasciato tante tracce di sé qua, ma abbiamo a lungo conversato sulla scuola, i decreti e la riforma sul suo sito. È lui che mi ha insegnato, in un certo qual senso, la gestione civile dei commenti, ad essere una padrona di casa rispettosa delle altrui opinioni ma anche energica nel difendere le mie, con un po’ di garbo è un po’ d’ironia. Ricordo che un lettore l’ha definito “blogghettaro” e Marko si è divertito un mondo. Perché è questo lo spirito giusto di un blogger: immaginate quanto diverrebbe faticoso gestire un blog se non ci fosse anche il lato gioioso e un minimo di divertimento.

Di qui è passato recentemente anche Ronbo, ma oggi stesso mi ha promesso che smetterà di commentare. Il fatto è che non riusciamo a trovare un punto d’incontro, anche se ho la vaga impressione che lo risentirò. In fondo, da buona padrona di casa, ho cercato di difendere le mie opinioni senza arroganza e presunzione. Una lezione di civiltà, di tanto in tanto, non guasta.

Un altro insegnante, questa volta di scienze, mi ha fatto visita: Antonio ha espresso la sua soddisfazione perché la sua materia con la riforma avrà più spazio al liceo scientifico. Anche se stiamo su due fronti opposti, il dibattito fra noi è stato impostato sulla condivisione di molti giudizi generali sulla scuola, a dimostrazione del fatto che se è vero che ognuno tira l’acqua al suo mulino, non è poi così scontato che ci si debba scontrare per difendere il proprio pensiero senza lasciare spazio alle opinioni altrui.

Tracce appena hanno lasciato altri lettori: Claudia, Giulio, Lavyrtuosa, Elysabetta, Doza, Gullo … qualcuno ha espresso parole di lode, altri di critica. Ma va bene così: che male c’è ad essere sinceri? Il bello del commentare sul blog è la libertà di scegliere se continuare un discorso appena iniziato o di interromperlo subito per mancanza di feeling con il proprio interlocutore.
Due parole le vorrei spendere per Marco, mio omonimo. È stato bello conoscere una persona che porta il mio stesso cognome, sapere che non è uno dei tanti … in fondo, non ci chiamiamo Rossi!
Poi vorrei citare Teresa che apprezza il mio modo di scrivere e attende di leggermi su carta stampata … quando mi deciderò a pubblicare il mio libro. Non so se mai verrà quel giorno, ma mi piacerebbe risentirla prima di allora.

Un pensiero particolare va a Luky: è passato di qua come una meteora, leggendo avidamente molti articoli, scegliendo quelli più di suo gusto e lasciando commenti a raffica. Dopo un paio di giorni, il silenzio. Mi è parso un bimbo che gioiosamente si trastulla con un giocattolo nuovo, ma ben presto se ne dimentica e lo lascia in un angolo. Spero che torni a trovarmi, anche se con lui ho un rapporto particolare, non mi è sconosciuto come gli altri: è mio nipote. Anche a lui va il mio grazie, soprattutto per aver voluto conoscere di me un lato ancora ignoto.

Infine, ringrazio i miei due allievi coraggiosi: José e Giovanni. Serio, pacato, dotato di una buona capacità di analisi l’uno; distratto e svagato, proprio come fra i banchi di scuola, l’altro. Lodevoli entrambi per aver avuto il coraggio di scrivermi e, soprattutto, di leggermi … per una volta almeno, visto che sono io quella che di solito legge i loro scritti! Spero che in futuro anche i loro compagni possano divenire miei interlocutori … non solo in un’aula scolastica.

A tutti, ma proprio a tutti, auguro un FELICE NATALE, da trascorrere con le persone amate, dimenticando almeno per un giorno la difficile lotta che, a volte, è la vita.

22 ottobre 2008

E SE CICERONE LEGGESSE I TESTI SUL WEB?

Posted in attualità, lingua, scuola, società, web tagged , , , , a 3:06 pm di marisamoles

donnacontavolettaL’idea di scrivere questo post mi è venuta leggendo vari articoli, riguardanti i più disparati argomenti, su diversi blog. Apprezzo la buona volontà di chi, per puro diletto o per una incontenibile voglia di dire la sua o anche per una sfrenata passione per il giornalismo dilettantistico, si espone scrivendo dei testi o commentando i testi altrui. D’altra parte, lo scopo primario di un blog è questo.
Quello che, invece, non apprezzo e, forse, non capisco, trincerata come sono in un purismo linguistico ed espressivo che appare quasi demodé, è la poca cura che si presta all’aspetto formale dei testi.
Ciò non significa che scrivere sul web debba essere appannaggio dei pochi che dimostrano di conoscere bene la lingua italiana. Non è questo il punto. Ci si può esprimere in modo informale ma almeno lo si faccia utilizzando delle strutture grammaticali semplici – così è più difficile sbagliare ed il messaggio risulta più chiaro – e la scrittura sia almeno ortograficamente corretta.

Qualcuno forse penserà che io abbia scambiato gli articoli che si pubblicano sui blog per “temi d’italiano” soggetti a valutazione. Assolutamente no. Credo, però, che un minimo di cura formale sia dovuta. Leggere certi strafalcioni può essere esilarante ma crea, evidentemente, un po’ d’imbarazzo in tanti docenti di italiano, come me, che si chiedono che cosa mai insegnino in tanti anni di scuola. Forse sarebbe più corretto chiedersi “che cosa mai imparano gli alunni a scuola?”. Ma in questo modo si scaricherebbe la responsabilità solo sugli allievi mentre è lecito interrogarsi anche sulla qualità del nostro insegnamento. E non parlo di chi, come me, insegna al liceo; la responsabilità maggiore ce l’hanno le maestre e gli insegnanti delle medie. Quando i ragazzi arrivano alle superiori, è già troppo tardi per rimediare: gli errori ortografici, ad esempio, se non corretti in tempo si radicano nelle loro teste e non li correggono più.
Poi ci sono anche gli errori di battitura. A questo proposito riporto la risposta ad un mio commento, che voleva essere una provocazione ma purtroppo non è stata colta, su un post pubblicato sempre in WordPress da un altro blogger:

@ marisamoles
mi permetto, se mi consente, di rivolgerLe un paio di domande molto semplici: si è resa conto che il linguaggio del web non rispetta le regole grammaticali? Che si tratta di una trasposizione, per quanto ciò sia discutibile, del “parlato”? Che lo scrivere di fretta è foriero di errori di battitura? Che la stessa fretta, purtroppo, non permette di essere precisi negli accenti e negli apostrofi?
A che pro il Suo intervento? Mi sembra lapalissiano, ad esempio, che scrivere “chiacchere” sia un errore di battitura e non una convinzione personale dettata dall’ignoranza.
Mi consenta: il Suo “show off” poteva anche risparmiaselo
.

Sono consapevole che gli errori di battitura si possono commettere e io stessa ne faccio molti. Ma quello che stupisce di più è l’affermazione che il linguaggio del web non debba essere vincolato alla correttezza espressiva e che sia una trasposizione del “parlato”. Ecco, io credo che uno scriva bene quando parla bene e si esprima correttamente sia nel parlato che nello scritto quando le regole grammaticali le conosce. Ciò non vuol dire che si debba scrivere sul web usando la stessa forma che utilizzeremmo se scrivessimo una lettera al Presidente Napolitano. Quindi, si può usare un linguaggio informale senza massacrare la grammatica e ignorare l’ortografia. O no?

Quanto al presunto errore di battitura, “chiacchere” per “chiacchiere”, visto che spesso mi capita di correggere questo errore sui temi degli studenti, rigorosamente scritti a mano, non sono affatto convinta che si tratti solo di una svista dovuta alla fretta. C’è da dire, poi, che l’autore del commento, per qualificarsi come persona colta, usa anche dei termini ricercati come “foriero” che io stessa sul web non userei.

Forse avrei dovuto fare una premessa per spiegare che non sono una che va in giro per i blog altrui a correggere i testi. Il mio commento, infatti, riguardava un post intitolato L’ignoranza non ha limiti . Lo stesso blogger prendeva in giro un “commentatore” che, in un intervento, aveva usato un linguaggio decisamente lontano da quelli che sono i canoni accettabili per una scrittura semplice ma grammaticalmente corretta. Se così non fosse stato, non mi sarei mai permessa di intervenire con alcune correzioni dei commenti. Il mio intento era di fare un po’ d’ironia; purtroppo non è stato colto.

Per fortuna l’autore del post è intervenuto in mia difesa rispondendo al commentatore che mi aveva attaccata:

risparmiati il messaggio con i termini presi a caso dal De Mauro. Non esiste un linguaggio del web ed uno non del web, esiste solo un sapersi esprimere correttamente. Punto. Che scusa è quella della battitura? Ma perché, se devi scrivere una relazione e commetti errori addossi la colpa alla fretta di scrivere? Guarda che la brutta figura la fai uguale eh. Se sei abituato ad esprimerti bene non esiste che fai strafalcioni. Il suo intervento è perfettamente attinente con l’articolo, dato che ha trovato errori e ha tenuto a precisare alcune cose. Andrebbe criticato chi scrive grondando ignoranza, non una persona colta che fornisce qualche consiglio. A me ha fatto simpatia, nonostante il tono utilizzato, ma nella società di oggi viene data alla cultura un valore molto basso.

Beh, mi è andata bene. Almeno qualcuno ammette che anche sul web bisognerebbe sapersi esprimere. Purtroppo, però, c’è gente che vuole avere a tutti costi ragione. Non so quale età abbiano gli “animatori” della discussione sul blog in questione, ma sono certamente adulti. Molto più educati sono stati alcuni ragazzi, intervenuti su un altro blog, che, al mio invito ad esprimersi meglio, così evitano anche di fare errori quando a scuola scrivono i temi, hanno dimostrato con ironia di essere d’accordo con me.

Al mio suggerimento, uno ha così risposto:

HuahuaH!!Ragaaaazzii!!Ma vi fate richiamaaare pure sul web dico ioo! .__.’
Prendete esempio da me!
! =D

A questo punto, rileggendo il titolo di questo post, potreste legittimamente chiedervi: “Ma Cicerone che c’entra?”. C’entra, c’entra. Lui stesso, sommo oratore dell’antica Roma e tormento perenne degli studenti che si applicano nella traduzione dei suoi brani, ammetteva che ci si potesse esprimere attraverso diversi sermones: tra i soldati si usava il sermo castrensis (letteralmente “dell’accampamento”), a casa ci si poteva rivolgere ai parenti attraverso il sermo familiaris (non traduco perché è chiaro), quando ci si intratteneva in una chiacchierata tra amici si poteva utilizzare il sermo cotidianus (cioè “di tutti i giorni”). Insomma, un sermo per ogni occasione.

C’è un piccolo particolare, però: Cicerone si riferiva al linguaggio parlato, non a quello scritto. Già, perché per lui, come per tutti i Romani del tempo antico, era valido il detto: verba volant, scripta manent.

Ora io mi chiedo: è davvero possibile una certa elasticità nel linguaggio usato nel web? Certamente sì, ma, essendo scritto e non orale, dovrebbe rispondere alle più elementari regole grammaticali e ortografiche. Ben vengano, comunque, le simpatiche icone quali gli smiles così usati, e talvolta abusati, che rendono allegri gli scritti e danno un po’ di umanità alla scrittura anonima di chi non conosciamo. Ma, per favore, senza lasciarsi andare, in nome dell’informalità, alle performances da semianalfabeti!

Quindi, se Cicerone leggesse i testi sul web, credo ne proverebbe orrore. Non sono dell’idea che potrebbe, in questo caso, ipotizzare un sermo webbensis, semplicemente perché non si tratta di testi orali ma scritti.

E allora, a tutti i blogger, nonché ai più o meno simpatici commentatori, rivolgo un invito: meditate gente, meditate.

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